20
Ago
2014

Tre grafici sulle pensioni

Ha ragione il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a chiedere il ricalcolo contributivo delle pensioni calcolate col metodo retributivo, al di sopra di una certa soglia? In questi tre grafici ciascuno trovi la propria risposta.

pensioni pil

Figura 1. Rapporto tra spesa pensionistica e Pil (2011). Fonte.

 

pensioni spesa sociale

Figura 2. Rapporto tra spesa pensionistica e Spesa sociale (2011). Fonte

 

tasse lavoro

Figura 3. Cuneo fiscale per un lavoratore medio. Fonte.

 

Ognuno, naturalmente, è libero di ritenere che tra questi tre grafici non vi sia alcuna relazione.

Per chi fosse interessato, qui la posizione dell’Istituto Bruno Leoni.

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11 Responses

  1. Giò Batta Perasso

    Post suggestivo, ma il terzo grafico lascia intendere che l’obiettivo del governo sia utilizzare le risorse reperite con il “ricalcolo contributivo” per ridurre il cuneo fiscale. Interrogato sul tema, però, il Ministro Giuliano Poletti ha risposto al Corriere della sera di essere favorevole a un “contributo di solidarietà” sulle “pensioni alte” (mi scuso per la grezza semplificazione) a patto che le risorse così reperite vadano “prima a sostegno dei lavoratori che altrimenti rischierebbero di finire esodati. Credo cioè che le risorse eventualmente recuperate con un contributo di solidarietà o con il ricalcolo contributivo dovrebbero restare nel sistema previdenziale in una logica di solidarietà per chi soffre di più”. Mi sembra che solo una lettura oltremodo indulgente possa trovare in queste parole una proposta affine a quella riduzione di spesa pubblica _e_ carico fiscale che su questo blog è stata più e più volte presentata come l’unico modo per fermare il declino.

  2. Giuseppe Pennisi

    A me pare una proposta scombinata che è già costata all’Italia mezzo punto di pil a ragione dell’incertezza che ha creato. L’obiettivo di Poletti è di tornare ai prepensionamenti anni 70 ed 80 non di aiutare a trovare un lavoro a chi lo perde

  3. maria

    Il secondo grafico mostra bene e smaschera tutte le bugie di politici e sindacati,in Italia e’piu’ alta perche’dentro la spesa pensionistica c’e anche la spesa sociale,Che negli altri stati e’in capitolo a Parte.Possibile Che siamo tutti deficienti e nessuno apra nocca? Oppure in Italia c’e gia’ la dittatura?

  4. maurizio

    Per un corretto confronto è necessario aggiungere:
    -il grafico dei contributi versati, che in Italia sono largamente superiori agli altri paesi;
    -il grafico dell’imposizione fiscale sulle pensioni, oppure considerare come costo per lo stato solo il netto percepito.

  5. Francesco

    Caro Carlo,
    mi auguro che le recenti frequentazioni dei palazzi governativi non ti abbiano omologato alla più recente moda di fare comunicazione! Trovo francamente fuorviante ridurre il problema a tre grafici senza dare spiegazione dettagliata di cosa sia contenuto in quei dati. Sappiamo tutti (o quasi, almeno tra gli addetti ai lavori), anche se i più continuano a far finta di non saperlo, che nella cosiddetta spesa pensionistica è contenuto un po’ di tutto e in particolare che una parte considerevole di tale spesa più che essere catalogata come “previdenza” dovrebbe essere ascritta alla voce “assistenza”. La tediosa discussione sull’inasprimento della tassazione delle pensioni mi sembra del tutto fuorviante rispetto alla vera essenza del problema che si può riassumere, a mio modo di vedere, come segue:
    1) distinzione netta tra ciò che è previdenza e assistenza (rientrano in tale ultima categoria i trattamenti integrativi, intesi in senso lato comprese le pensioni baby e ciò che esorbita dal calcolo del trattamento effettuato con il metodo contributivo, le pensioni di guerra, invalidità ecc., i prepensionamenti e le varie voci come sussidi di maternità, disoccupazione ecc.);
    2) abbandono del sistema a ripartizione (che fa comodo a tutti coloro che di fatto se ne servono per giustificare una disparità di trattamento a sfavore delle future generazioni (ma che dire di quello che è stato elargito nell’ultimo trentennio e che è stato corrisposto da chi ora o nei prossimi anni raggiungerà l’età per la quiescenza?);
    3) costituzione di un sistema pubblico limitato al riconoscimento di un trattamento minimo di base, uguale per tutti, periodicamente riparametrato in base all’inflazione (diciamo 1000 euro mensili netti in termini reali) su cui calcolare il contributo da versare (con conseguente riduzione del livello contributivo attuale) e che l’Istituto pubblico incaricato dovrebbe obbligatoriamente investire, senza possibilità di alcun prelievo futuro, neanche a titolo di anticipazione o altro, da parte del nostro vorace sistema fiscale;
    4) rilancio di un sistema privato di previdenza integrativa, da rendere in parte obbligatoria (almeno fino a un livello minimo, periodicamente da rivedere, in modo da assicurare almeno ulteriori 1000 euro mensili netti in termini reali di trattamento pensionistico individuale).

    Finirebbero tutte le inutili discussioni attuali che mi pare siano ancora una volta frutto di una ideologia massificante che mal si addice ai nostri tempi e ancor meno al futuro. Ma forse vengo da Marte e vivo sulla Luna!

  6. ezio

    Contributivo serve ad aumentare le pensioni di platino quelle oltre 120000 anno penalizzate dal contributivo che redistribuiva in basso e che proteggeva pensioni basse e medie. Non vedo nessun commento sul livellamento forzoso operato su un piano pensione in lire liquidato in euro

  7. Lusacca

    Rimodulare il sistema pensionistico si può e probabilmente è scelta obbligata. Iniziare le riforme cominciando dalle pensioni è una presa in giro.
    Esattamente come chiedere lo sforamento del deficit all’Europa impegnandosi a fare le riforme dopo.
    Prima sfrondino e liberalizzino: la sanità, l’enel, le municipalizzate, … in questo contesto se bisogna chiedere una riduzione o rimodulazione delle pensioni e del welfare, la credibilità politica, l’autorevolezza il governo può giocarla.
    Ripetere il gioco già visto più volte, rischia sconquassi, la corda è già stata tirata troppe volte.

  8. Flavio

    Mi sembra logico quanto affermato da Francesco al punto 1 e da Maria.
    Che senso ha fare un grafico spesa pensionistica /Pil paragonando i diversi paesi
    Se i termini contengono prestazioni diverse nei singoli paesi?
    Il terzo grafico ci dice che la spesa sociale e’ un componente molto importante in Italia e dovrebbe quindi essere scorporata!!

  9. hidalgo36

    Più che i commenti, non assistiti da congrui elementi tecnici, occorrerebbero asettici riscontri giuridici. Trascurando – per quanto significativa ed inquinante – la fonte della proposta, notoriamente espressione d’una cultura veteromarxista e illiberale quale il “cooperatore” Poletti. Nel merito. La sistematica manomissione autoritaria di vincoli contrattuali tra Stato e cittadini in materia previdenziale è aberrante tradizione di regime in Italia. Poco vale se motivata da pretestuose esigenze di controllo e risanemto della spesa pubblica, scandalosamente smentite dalla contemporanea pratica di politiche dissipatorie delle risorse disponibili. La Corte Costituzionale ha tentato di porre un freno alle disinvolte e sconsiderate iniziative di governanti irresponsabili contro i trattamenti previdenziali legittimamente maturati e spettanti. Al riguardo, la cinica pervicacia dei fautori politici delle tentate rapine ha aggredito con volgari personalismi i giudici costituzionali accusati di interessi personali
    Il problema è e resta tutto qui. Lo Stato – nella concezione dei governanti che ne dissolvono i fondamentali cardini di diritto e libertà – può lecitamente infrangere i patti, contrattualmente stipulati con i lavoratori, aventi per oggetto i diritti previdenziali di quiescenza? La risposta categorica – nella civiltà giuridica tuttora vigente – è NO. Nè esistono presupposti e condizioni che possano prevalere sulla inviolabilità dei diritti acquisiti. Nè ipocrite professioni di solidarietà e solidarismo sociale potrebbero essere decentemente opposte. I Governi trovino altrove legittimazione di più sana azione politica se ne hanno titolo e capacità. Altrimenti, Renzi o Poletti vadano a spendere la loro ignavia altrove, fuori d’Italia. I cittadini italiani,pensionati o pensionandi, ne hanno già avuto abbastanza dei Dini, dei Maroni, delle Fornero e degil altri spregiudicati devastatori del loro futuro di lavoratori. Ancor più sono stanchi gli italiani del Governo Renzi e della cialtronesca politica intravvista nei mesi scorsi a fini demagogici ed elettoralistici. Come ribadisce la inconcludente elusione delle più urgenti e drammatiche emergenze nazionali – recessione e lavoro – disattese a vantaggio di pretese riforme istituzionali perseguite con ostinato puntiglio pari alla pessima qualità dei risultati.

  10. Giovanni Bravin

    Perché da luglio 2009, l’INPS non rende pèiù disponibili i rendimenti finanziari su investimenti fatti per contributi pensionistici per pensioni che sarebbero state pagate tra lustri o decenni. Perché il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali non rende più disponibile il rapporto “Nucleo di valutazione della Spesa Previdenziale”???
    Perchè tali dati sono disponibili solo a livello europeo, mentre in Italia e per gli Italiani, non sono più disponibili? Chiosa finale: Monti ebbe la genialata di incorporare l’INPDAP nell’INPS, nel 2012. Fino allora l’INPS aveva chiuso i propri bilanci in attivo. L’INPDAP non ha mai versato o investito i contributi pensionistici pagati dai dipendenti della P.A. Però aveva sempre bilanci in passivo! Quindi la mega INPS + INPDAP presentò un bilancio 2012, IN PASSIVO. Mastrapasqua disse di non preoccuparsi perché lo Stato sarebbe intervenuto. Cosa che fece. Ma tutti quei soldi che avrebbero fruttato interessi, se investiti a lungo termine, dove sono? L’INPSdovrà trovare in fretta una soluzione! Meno male che Mastrapasqua ha rassegnato le dimissioni nel 2014, però andrei fuori argomento….

  11. Giorgio Gragnaniellio

    Non per fare del solito “benaltrismo”-per carità (gli argomenti proposti qui da Stagnaro non saranno tutti condivisibili, ma onesti e rispettabili) , ma..queste statistiche, includono anche le migliaia di pensionabili precoci ancora in uscita ope-legis : militari, onorevoli? Non sono pochi e pertanto un certo peso l’ hanno.

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