11
Lug
2014

Risparmio energetico degli edifici: un obbligo giusto? — di Paolo Violi

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Paolo Violi.

La casa è un bene a cui noi italiani siamo molto legati, è un fatto culturale che affonda le radici nella nostra storia. Se la sua tassazione è un tema sensibile, perché investe questo bene in maniera diretta, i regolamenti tecnici che la riguardano tendono invece a proliferare in un cono d’ombra dell’informazione, principalmente per la difficoltà di discuterne le possibili ricadute sui nostri risparmi e sulla nostra vita. Voglio qui brevemente discutere di un caso che ritengo esemplare: il risparmio energetico degli edifici.

È un tema che viene visto con benevolenza, poiché promette di ridurre i consumi e le bollette, di contribuire a un ambiente più pulito, e di sostenere un’industria edile in grave difficoltà. In anni di crisi economica e di paure per il futuro, compresa quella per il nostro pianeta, l’argomento fa presa. Forte di quest’animo generale, l’Unione Europea sta rendendo obbligatorio il risparmio energetico nell’edilizia: ma siamo sicuri che sia giusto?

Per rispondere a questa domanda bisogna prima chiarire che cosa sia, in termini concreti, il risparmio energetico. Con ragionevole sintesi, si può dire che consiste nel sostituire i vecchi impianti con nuove tecnologie più efficienti e ristrutturare l’involucro esterno (muri, finestre, tetti) per ridurre le dispersioni termiche.

Vediamo meglio quest’ultimo punto, cioè quali caratteristiche deve avere l’involucro edilizio. Le leggi europee considerano come riferimento muri e finestre detti “a bassa trasmittanza”, la cui composizione di materiali leggeri, a minima densità di massa, gli permette di trattenere il calore molto a lungo: sono un requisito fondamentale per ottenere la famosa “classe energetica A”. In apparenza sembra trattarsi di un dettaglio tecnico da specialisti, ma poiché c’è una forte pressione sui cittadini affinché impieghino i loro risparmi per adeguarsi a questo standard, è lecito almeno chiedersi se sia così utile, e quanto costa.

Sull’utilità bisogna fare una precisazione rilevante: il sistema rende soprattutto in inverno, con convenienza tanto maggiore quanto più bassa è la temperatura. Nei mesi caldi, invece, cambia il rapporto tra involucro e condizioni climatiche, e muri e finestre dovrebbero avere caratteristiche diverse. Senza scomodare la fisica tecnica, basta pensare alla fattura delle case nella storia millenaria delle costruzioni: materiali leggeri come il legno nei climi freddi, mura massive di pietrame nel Mediterraneo.

Sul costo di queste tecnologie arrivano le note dolenti. Entrare nel club della “classe energetica A” vuol dire fare un investimento che, per un appartamento, viaggia sulle decine di migliaia di euro: ad esempio, per un infisso ad alte prestazioni in pvc (plastica) servono intorno ai 200 €/mq, se poi vogliamo un materiale diverso (alluminio, legno), allora dobbiamo prepararci a spendere anche 500 €/mq.

Non a caso lo Stato prevede incentivi generosi: il 66% dell’investimento, fino a un tetto massimo variabile ma comunque sostanzioso. Serve a invogliare tutti coloro che sono perplessi, e che giustamente si chiedono se sia così conveniente. Ma gli incentivi non sono gratis, provengono dalle tasse: in ogni caso, si chiede ai cittadini italiani di finanziare una grande (o almeno così si spera) riconversione edilizia, i cui esiti sono tutt’altro che certi. Chi poi acquista una nuova costruzione deve pagare un surplus di tecnologia che, se abita alle latitudini mediterranee, non gli serve, o almeno non nella misura prevista dalle norme.

Voglio concludere con una considerazione più generale. Questa pressione regolatoria è cresciuta con grande rapidità, e se anche si dovesse arrestare, sono già state approvate disposizioni più severe che entreranno in vigore nei prossimi anni. In tempi di crisi economica, molto sentita nell’industria edile, queste norme non solo rischiano di fallire il tentativo di rilanciare il settore, ma potrebbero penalizzarlo ulteriormente.

Infatti il livello di benessere economico necessario per possedere una casa, per abitazione o per vacanza, viene costantemente innalzato, tendenza che peraltro contribuisce a sospingere parte della popolazione verso l’abusivismo. Effetto collaterale e pericoloso di queste norme, volte a migliorare la qualità costruttiva ope legis, è di creare artificialmente delle discriminazioni per censo: bisognerebbe tenerlo presente se, come qualche esperto auspica, volessimo tassare le case sulla base della loro classe energetica – piuttosto che un incentivo a un ambiente più pulito, sarebbe una tassa sulla povertà.

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9 Responses

  1. stefano

    finalmente un commentatore fuori dal coro e dalle pressioni delle lobbies. il risparmio energetico in italia è da sempre terreno di scontro delle varie corporazioni di interessi: del gas… del gasolio… del carbone… degli installatori..dei serramentisti… dei costruttori di macchine e atrr. etc…ora predomina l’una.. ora l’altra… ma nessuno neanche i tecnici avvertiti lo comprendono perchè anche nel campo ingegneristico la politica ha snaturato il compito dei tecnici stessi che oramai sono inconsapevoli esecutori di interessi dei gruppi che predominano… chi sta vincendo ora si capisce dal potere che hanno i costruttori di materiali (v. squinzi) rispetto ad altri….. quando i tecnici torneranno a riappropriarsi del loro ruolo di calcolatori.. torneranno a smascherare i padrini delle leggi farlocco nel campo del risparmio energetico in italia…anche per paolo violi un po’ piu’ di numeri veri.. di quelli che ci insegna l’economia e la fisica tecnica sarebbero stati meglio apprezzati..i tecnologi dal pensiero liberale dovrebbero dimostrare se sussiste o meno il beneficio economico degli interventi di risparmio energetico che ci propagandano nelle attuali leggi di settore… ing. cecchi

  2. roberto kauffmann

    Ancora una volta si evidenzia come la burocrazia europea esprima la sua tendenza dirigistica e statalista e l’inutilità di una classe di politici che non sanno contrastarne gli effetti deleteri. Giusto informare i cittadini sui benefici di certe tecnologie (personalmente ho cambiato gli infissi e ne sono contento) ma le imposizioni ledono la libertà di ognuno di noi.

  3. Marco

    Tutto vero, sudditi in balia delle corporazioni. Il certificato energetico è un ulteriore tassa a favore dei professionisti. Così come i libretti d’impianto alle imprese e alle regioni. Ristrutturazioni fatte in fretta per la scadenza degli incentivi soldi buttati in quanto si usano tecnologie non collaudate.

  4. Ale

    Se fosse economicamente conveniente basterebbe fare informazione e la gente userebbe quelle tecnologie volentieri. Invece è solo l’ennesimo esempio di redistribuzione, dove i burocrati falsificano sia i prezzi (con gli incentivi) che le decisioni (con gli obblighi) prese di consumatori.

  5. Obbligo giustissimo, peccato troppo poco coercitivo!
    Nel mio palazzo ci sono persone (per modo di dire) che si sono fatte verandare il balcone e tengono la porta-finestra aperta. Altri che non si degnano nemmeno di mettere il paraspifferi alle finestre (non dico di mettere a posto gli infissi dopo 50 anni!) Intanto si paga per millesimi ! Ed io che ho messo a posto gli infissi e che non ho la veranda devo pagare per loro !
    Ben vengano le coarcizioni quando queste sono a difesa dei cittadini.

  6. Paolo

    ma vogliamo parlare di assurde leggi ? Qualcuno dovrebbe spiegarmi ad esempio perchè posso ottenere incentivi per l’adozione di una caldaia a biomassa solo se ho già gli infissi con bassa trasmittanza ? Che c’entra ? Invece gli infissi non contano per gli incentivi alle caldaie a condensazione.

    Per non parlare dei ridicoli controlli ai fumi ecc. Qualcuno dovrebbe spiegargli per esempio che la combustione del gas ha rapporti precisi e che di fatto su una caldaia non regoli nulla. Funziona o no

  7. Giorgio

    Roberto, le coercizioni non sono mai auspicabili.
    Nel suo caso sarebbe meglio battersi per installare contatori individuali, che vi permettano di pagare secondo il consumo effettivo, invece che a millesimi. Vedrà come i suoi condomini diventeranno di colpo più scrupolosi!

  8. Lorenzo

    … e infatti ciò dovrà accadere entro il 31/12/2016 come da Dlgs 102/14.

    Guardate che la legge italiana (attualmente DPR 59/09) è piuttosto ragionevole nelle prescrizioni in merito all’efficienza energetica. La classe A non è affatto un obbligo di legge.
    Una grossa distorsione è data dagli incentivi: la validità di un tecnologia è inversamente proporzionale al numero di obblighi di legge ed all’entità degli incentivi che servono per imporla. Aboliamo tutti gli incentivi e molte cose torneranno a posto.

    L’altra pazzia è la regolamentazione regionale che complica tutto inutilmente.

    Chi altera il mercato, oltre agli incentivi, è infine il Ministero dell’ambiente. L’obbligo di ricorso ad un percentuale di fonti rinnovabili negli edifici nuovi è ssai difficile da rispettare nel residenziale ed impossibile nel settore non residenziale.

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