3
Lug
2014

Taxi! Siamo nel 21esimo secolo!—di Fred Roeder

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Atlas Network.

Le nuove tecnologie e lo spirito imprenditoriale migliorano la nostra vita giorno dopo giorno. Tra le ultime e più importanti innovazioni per chi abita in città, troviamo le app di servizi peer-to-peer per condividere i viaggi in auto, come Uber o Lyft. Queste app abbassano i costi di transazione tra passeggeri e autisti perché li connettono direttamente attraverso i loro smartphone.

La repentina ascesa globale di Uber ha diffuso il panico tra gli operatori del settore dei taxi convenzionali, i quali stanno facendo pressione sui legislatori di tutto il mondo affinché si proibiscano questi servizi di mobilità “senza licenza”. Questi operatori, che a lungo hanno tratto beneficio dalle autorizzazioni statali concesse in regime monopolistico, sostengono che vietare tali servizi sia necessario “per proteggere il cliente”, ma in realtà vogliono proteggere solo se stessi. Da cosa, poi? Dalla libertà di scelta dei clienti stessi.

È una vecchia storia. La concessione di licenze è sempre stato presentata come un beneficio per i consumatori, quando in realtà avvantaggia solo i pochi provider del servizio, i quali possono chiedere prezzi più alti, nel momento in cui la competizione è limitata artificialmente.

La reazione a questa nuova competizione è stata vergognosa. In alcune città, come Milano o Madrid, i tassisti hanno fatto ricorso alla violenza e al vandalismo contro i collaboratori e le auto di Uber. All’inizio di giugno, i tassisti europei hanno orchestrato un sciopero in tutto il continente – davvero un modo strano per colpire i loro concorrenti.

La loro pretesa di protezione dalla concorrenza è stata sfidata dagli attivisti di Students for Liberty (SFL) di Berlino, che sostengono il libero mercato e l’imprenditorialità. Esponendo cartelli che dicevano “Il monopolio dei taxi è passato di moda!”, i manifestanti, in modo pacifico, ripetevano slogan pro-concorrenza. La contro-protesta evidentemente è stata accolta in modo favorevole dai giornalisti presenti, che pensavano di dover passare ore sotto la pioggia ad occuparsi ancora una volta della solita noiosa manifestazione. Molti media tedeschi, infatti, hanno riportato la notizia di questa contro-dimostrazione a favore della concorrenza.

Alcuni tassisti, invece, non hanno condiviso l’entusiasmo dei giornalisti e hanno rivolto offese agli attivisti di SFL, lanciato monete e strappato dalle loro mani i cartelli. In tutto ciò, gli organizzatori della protesta sono rimasti a guardare in modo passivo sul loro palco improvvisato.

Il settore dei taxi dovrebbe capire che il modo migliore per combattere i nuovi concorrenti sarebbe quello di migliorare il servizio e abbassare i prezzi. Sta, invece, facendo proprio il contrario. L’associazione dei taxi di Berlino ha recentemente alzato la quota fissa sulla tariffa di circa il 7%. Chiedono più protezione e lottano contro la competizione nei tribunali, non sul mercato.

Che strano! Forse Burger King smetterebbe di vendere per un giorno il suo Whopper per protestare contro un nuovo panino con il pollo di McDonald’s? O ancora, i commercianti di scarpe chiuderebbero il proprio negozio per una settimana per protestare contro lo store online di Amazon?

Il modello di business del settore dei taxi è terribilmente obsoleto (posto che sia mai stato adeguato ai tempi) e dovrebbe adattarsi al 21esimo secolo, anziché impuntarsi sulle licenze per escludere eventuali competitor.

Se dovessimo usare ancora questa strategia anti-concorrenziale come si è fatto largamente in passato, dovremmo anche viaggiare in carrozze trainate da cavalli e illuminare le nostre case con le candele, mentre i monaci trascrivono i libri a mano.

Fred Roeder è Vice Presidente per Marketing e Comunicazione per Students For Liberty. Ringraziamo Atlas Network per la gentile concessione alla pubblicazione di questo articolo.

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23 Responses

  1. Giovanni Bravin

    Certi paragono tra catene fast food oppure di vendita on line sono fuori luogo e contesto. I tassisti italiani, ottengono la licenza dopo averla pagata moltissimo, al proprio Comune, ma non vengono protetti, loro e clienti, dai taxi abusivi che stazionano negli aereoporti. Inoltre, il regime assicurativo e di revisione è molto diverso verso un’auto privata ed un taxi. Inoltre quel poco di conoscenza della toponomastica italiana, da parte di un taxista, è nulla in un autista Uber.
    Molto diversa la situazione a Londra, dove per ottenere la licenza, si deve dimostrare di conoscere a memoria tutte le strade, lavoro in corso, viabilità entro un raggio di SEI miglia da Charing Cross. Questa si chiama “Knowledge”. La licenza costa poco, ma ci vogliono circa 2/3 anni per ottenerla, con intensi studi e prove di percorsi fatti personalmente dall’aspirante. Troverà pochi veicoli stranieri, oltre ai cabs, perché tutti devono superare norme molto severe dettate dal “Carriage” come raggio di sterzata, possibilità di caricare una carrozzella non ripiegata, etc. A bordo dei taxi londinesi NON c’è GPS, perché la mappatura e percorsi devono essere stati memorizzati dall’autista. In Italia, molti tassisti, anche se muniti di GPS, allungano il tragitto così il tassametro segnerà di più. Inoltre un autista Uber non potrà rilasciare ricevute per l’importo incassato!

  2. ALFA

    In un precedente articolo pubblicato il mese scorso su Leoniblog riguardo liberalizzazione di taxi, Uber, car-sharing etc. sono stato protagonista di un confronto con un tassista (credo fosse di Milano) il quale ovviamente interveniva per difendere a spada tratta la sua categoria.

    L’articolo qui sopra dice delle cose sacrosante : il servizio taxi è obsoleto e le tariffe ormai sono troppo alte.
    Io credo che di tutto questo ne siano ormai consapevoli i tassisti stessi (o perlomeno una parte di loro) i quali riconoscono la necessità di cambiare il modo di lavorare, dell’inserimento nel mercato di qualche operatore che entri in concorrenza e di un adeguamento delle tariffe alla realtà moderna del nostro paese (fatta di deflazione, riduzione dei consumi sia di beni che di servizi). Soprattutto su quest’ultimo punto (le tariffe) io stesso ho avuto modo di parlare con un paio di tassisti milanesi i quali in via confidenziale hanno ammesso che oramai i rezzi richiesti per le loro corse sono alti ed il lavoro cala di mese in mese, costringendoli ad attese sempre più lunghe prima di riuscire a caricare un cliente.

    Il nodo però è il seguente : i tassisti hanno investito decine e decine di migliaia di euro per acquistare la propria licenza (a Milano i prezzi oscillano tra 170-200 mila euro) e molti di loro per farlo si sono indebitati contraendo mutui o altro. E’ evidente che adesso, accettare compromessi del tipo riduzione delle tariffe o concorrenza di nuovi operatori tipo Uber, significa per loro vedere svalutarsi il proprio asset che consiste appunto nella licenza, quindi vedere andare in fumo il proprio investimento.
    Quello che non capiscono è che comunque la loro licenza è destinata a svalutarsi nel tempo, poichè sempre meno gente prenderà il taxi cercando di affidarsi a servizi alternativi. Senza tenere conto poi che in città come MIlano recentemente sono stati potenziati i mezzi pubblici.

  3. ALFA

    Scrive Atlas :

    “Il settore dei taxi dovrebbe capire che il modo migliore per combattere i nuovi concorrenti sarebbe quello di migliorare il servizio e abbassare i prezzi. Sta, invece, facendo proprio il contrario. L’associazione dei taxi di Berlino ha recentemente alzato la quota fissa sulla tariffa di circa il 7%. Chiedono più protezione e lottano contro la competizione nei tribunali, non sul mercato.”

    Lei ha ragione.

    Il problema purtroppo è che i tassisti hanno investito molti soldi per acquistare la licenza taxi (a Milano i prezzi vanno da 170 a 200 mila euro a seconda dei periodi) e per loro accettare una riduzione delle tariffe significherebbe accettare una conseguente svalutazione del proprio asset patrimoniale (la licenza appunto).

    Una delle proposte avanzata da alcuni (tra i quali Oscar Giannino) per favorire maggiore concorrenza nel settore taxi era quella di regalare ad ogni tassista titolare di licenza un’altra gratis da poter rivendere. Ma anche a questa ipotesi i tassisti si sono opposti sempre per lo stesso motivo.

    Morale della favola : i tassisti sono ormai prigionieri della loro licenza e con essa moriranno. Recentemente infatti parlavo con un paio di loro qui a Milano, mi dicevano che il lavoro per i taxi cala di mese in mese, si allungano i tempi di attesa prima di riuscire a caricare un cliente e si allungano anche tempi e tragitti delle corse. Motivo di tale diminuzione è facile da intuire : crisi economica sempre meno soldi da spendere. Un mio amico che per motivi di lavoro viaggia spesso mi diceva di come, nella sua azienda, l’ufficio del personale si è raccomandato di evitare in nota spese voci superflue come quelle del taxi. Un altro mio amico mi raccontava invece di come nella azienda dove lavora alcuni clienti e rappresentati in visita di affari, i quali prima arrivavano in taxi, adesso arrivano con smart bianche o le 500 rosse dei servizi car-sharing Car2Go e Enjoy (che qui a MIlano hanno preso molto piede).

    Quindi come sempre sarà madre natura (ovvero il mercato) a decretare la fine dei tassisti-licenziatari.

  4. Damiano

    Leggo di paragoni assurdi…(carrozze e cavalli …) qualsiasi sia l’innovazione si tratta comunque di appoggiare le chiappe su un’auto …
    Quindi caro Alfa i tassisti di estingueranno quando l’innovazione sarà il teletrasporto

  5. ALFA

    Si continueranno ad appoggiare le chiappe su un auto per fare il tassista.
    Ma per farlo non ci sarà più bisogno di indebitarsi fino al collo per acquistare una inutile licenza.

    Se anche lei caro Damiano è un tassista (come il Luciano della precedente discussione sui taxi) le rinnovo lo stesso invito : venda la licenza prima di ritrovarsi tra le mani un pezzo di carta senza valore….è solo questione di tempo…..poco tempo

  6. Paolo

    Mai lette così tante idiozie concentrate in un solo articolo. Ma il Bruno Leoni ci ha abituato da tempo a queste perle. Sforna economisti dal grande pedigree (Oscar Giannino su tutti). Era un po’ che non leggevo meraviglie tali, pensavo fosse stato chiuso. Invece c’è ancora qualche buontempone che lo finanzia

  7. Pasquale

    Mi reco spesso a Roma e posso assicurare che per lo stesso tragitto dalla stazione termini ad una zona lontana circa 3 km non ho mai pagato lo stesso prezzo!!! In circa quattro anni ho pagato da un minimo di otto euro e cinquanta ad un massimo di 15 euro!! Adesso ho scoperto, quando non ho premura, che un 1,50 euro ci vado con un mezzo pubblico. Vorrei sapere, poi, perché se parto dalla stazione termini pago un sovrapprezzo, quando é li che ci sono piú passeggeri da prendere?! Ben venga Uber se fa risparmiare. Non l’ho mai provato. Penso che lo faró.

  8. Pasquale

    C’é chi dice che non ha mai letto tante idiozie concentrate in un solo articolo. La domanda che sorge spontanea é: ” ma se ci sono tante idiozie, perché le legge e, soprattutto, se sono idiozie, perché non ci illumina con le sue veritá? Ormai nel nostro Paese si parla solo per “slogan” ma in concreto pochi si avventurano a dare risposte o a controbattere nel merito. Quello , no ! Per restare nel merito evidentemente chi dice queste cose puó essere , un tassista ( e si capirebbe) o un consumatore “sui generis” che preferisce sottostare ai monopoli di fatto e pagarne i costi . Contento lui, tutti contenti. Ma se , sono idiozie quello che legge su questo blog, ci faccia il piacere. Non le legga!

  9. ALFA

    Buongiorno Paolo
    anche lei un tassista presumo 🙂
    vale lo stesso discorso che ho già fatto al suo collega…venda la licenza prima che diventi un pezzo di carta inutile

  10. Luciano

    ROEDER “SBANDA” SUI TAXI
    In pillole (due) una doverosa replica:
    1) La convenienza tariffaria (quando c’è) dei cosiddetti “servizi peer-to-peer di condivisione di viaggi in auto” nn è dovuta alla “connessione diretta” di autisti e clienti. Taxi e ncc si connettono direttamente ai clienti da sempre. Il vantaggio competitivo risiede nell’assenza totale o parziale di posizione fiscale/previdenziale e relativi obblighi da parte degli autisti di tali servizi (Europa), dal totale o parziale svincolo dalle costose assicurazioni professionali x il trasporto di terzi (Europa,USA) dal totale o parziale svincolo da obblighi di omologazione e controllo tecnico dei mezzi da parte delle autorità pubbliche preposte alla regolamentazione (Europa,USA)e dal totale o parziale svincolo dall’obbligo di una patente di guida professionale e relativi controlli amministrativi (USA,Europa). La licenza taxi/ncc nn è un inutile orpello anticoncorrenziale. Al contrario è la sintesi di tali (giusti e di buon senso) obblighi contributivi, tecnici e amministrativi.
    Il “campo da gioco” deve essere uguale x tutti; principio condiviso anche dal più intransigente tra i liberisti. Il mercato vive e prospera in un contesto di regole; altrimenti è solo Jungla a danno di tutti (clienti e operatori). Questo è -in estrema sintesi- il motivo del contendere tra taxi e (alcuni) gestori di App a livello mondiale. Contesa in pieno svolgimento in California, Chicago,Washington, Seattle, Orlando, Miami, Boston, New York (e altre città in USA) e culminata in Europa con la mobilitazione dei dell’11 giugno a cui hanno partecipato Londra, Parigi, Berlino, Amburgo, Colonia,Madrid, Barcellona, Milano (e tante altre città). Cmq il confronto/dibattito tra operatori, gestori di app e autorità -al netto di tanto clamore mediatico e di tanta inutile retorica e polemica pro-contro gli uni o gli altri- si muove verso una maggiore regolamentazione. Le “odiate” licenze taxi/ncc ci accompagneranno nel 21° Secolo; il signor Roeder se ne deve fare una ragione.
    2) La deregulation del mercato dei taxi nn funziona. Tutte le esperienze di deregulation si sono rivelate un totale disastro (VEDI Irlanda,Olanda,Svezia) costringendo le autorità a draconiane politiche di ri-regulation. Nello specifico si è ottenuto un peggioramento della qualità del servizio e delle condizioni lavoro degli autisti, abbandono del mercato da parte delle aziende più strutturate sostituite da una pletora ingovernabile di operatori marginali e part-time e aumento delle tariffe x l’utenza. L’esatto contrario di ciò che si voleva ottenere attraverso la deregulation. Una stringente regolamentazione pubblica -licenze contingentate, tariffa amministrata,obbligo di servizio- è essenziale x garantire sostenibilità economica e tutela di qualità e sicurezza del servizio (se si esclude l’alternativa di sussidi come nel caso del trasporto pubblico collettivo).Cosa risaputa da economisti,regolatori e operatori e ben presente nel dibattito -quello vero- riguardo la regolamentazione del mercato dei taxi.

  11. ALFA

    Accidenti quanti tassisti leggono questo blog.
    Si capisce chi sono leggendo i loro interventi 🙂

  12. Luciano

    Negli anni 70 si protestava contro “l’imperialismo delle multinazionali”; oggi pro “l’imperialismo delle multinazionali”..si sà, i tempi cambiano e farlo sempre nello stesso modo annoia. Manifestare poi sotto la pioggia e gridatre (alla luna) fortifica corpo e spirito e mette allegria. Se poi con le monetine lanciate dai tassisti ci si compra un panino whopper..bhè si è impiegato il tempo libero in modo costruttivo e proficuo..

  13. ALESSIO DI MICHELE

    A tutti i tassisti: state tranquilli, la vostra consorteria non verrà toccata, purtroppo; ma come si fa ad ipotizzare una liberalizzazione dal basso nel paese che vuole acqua e servizi comunali stabilmente metastatizzati dai politici (giugno 2011) ?

  14. ALFA

    Scrive Luciano :

    “La convenienza tariffaria (quando c’è) dei cosiddetti “servizi peer-to-peer di condivisione di viaggi in auto” nn è dovuta alla “connessione diretta” di autisti e clienti. Taxi e ncc si connettono direttamente ai clienti da sempre. Il vantaggio competitivo risiede nell’assenza totale o parziale di posizione fiscale/previdenziale e relativi obblighi da parte degli autisti di tali servizi (Europa)”

    Non è vero che clienti e autisti dei singoli taxi sono connessi direttamente.
    Esistono le società radiotaxi che intermediano la chiamata.
    Il cliente non chiama direttamente l’autista del taxi ma il numero della società radiotaxi (quelli che si vedono scritti sulle portiere della auto bianche) la quale gira a sua volta la chiamata all’autista affiliato presente in zona. L’abbonamento a queste inutili società radiotaxi (che sono un residuato bellico di quando ancora non esistevano internet, i dispositivi mobili ed i taxi avevano ancora a bordo le radio trasmittenti) costano al tassista un abbonamento di circa 300 euro al mese.
    300 euro al mese che il tassista ovviamente scarica sul cliente tramite la tariffa. Ci sono poi le colonnine radio delle aree di sosta le quali confesso non sò da chi vengono gestite ma presumo anche in tal caso ci sia di mezzo una società privata la quale, per tale intermediazione, vuole ottenere un profitto.
    A proposito delle colonnine dei parcheggi taxi, assistevo l’altro giorno ad una scena divertente qui a Milano : un tassista primo della fila in coda in un parcheggio scende dall’auto e và alla colonnina per rispondere alla chiamata che arriva….una scena da anni 70

    Inoltre, la tiritera che i tassisti-licenziatari ci propinano è sempre la stessa : “solo noi che abbiamo la licenza siamo sinonimo di garanzia, sicurezza e professionalità per il cliente”. Con tutto il rispetto per chi fà il tassista…non stiamo parlando di piloti di aerei ma di un mestiere che può essere svolto normalmente da qualsiasi individuo dotato di un quoziente intellettivo nella media. Ad ogni modo….tale presunta supremazia professionale rivendicata dai tassisti non è legata al possesso della licenza in sè ma ai corsi che devono frequentare per ottenere l’abilitazione a svolgere il mestiere di trasporto pubblico su auto privata (corso di toponomastica, corso di primo intervento pronto soccorso e corso sulla meccanica del veicolo). Gli ultimi due sono normali corsi di quelli che si svolgono anche a scuola guida mentre il primo è più specifico ed ha una sua effettiva utilità. Il giorno in cui nuovi operatori taxi (come Uber-Pop) dovessero affacciarsi sul mercato semplicemente basterà imporre anche a questi nuovi autisti la frequentazione di tali corsi, quindi tra loro ed un tassista-licenziatario dell’auto bianca non ci sarà alcuna differenza sotto il profilo delle competenze professionali.

    Apro una parentesi : leggevo su internet riguardo i corsi di abilitazione ai quali devono sottoporsi i tassisti londinesi, una vera e propria scuola della durata di 2 anni piuttosto severa. Se tale criterio dovesse essere adottatto anche in Italia non sò quanti degli attuali tassisti attualmente in circolazione potrebbero continuare a circolare.

    Riguardo al fatto che i tassisti di Uber sarebbero più competitivi in quanto non pagano le tasse….beh….mi metto a ridere ed evito qualsiasi commento.
    Mi limito solo ad una osservazione : vi siete mai chiesti come mai in tutte le città sono rarissimi i taxi ad avere a bordo il POS per i pagamenti elettronici ?
    Oltretutto il POS sarebbe un grande aiuto per i tassisti in quanto elimina il denaro contante funzionando da deterrente contro le rapine.

    Infine Luciano….guardi che non è il signor Fred Roeder a doversene fare una ragione.
    E’ lei a doversela fare.
    A me risulta (da informazioni avute da tassisti milanesi) che il lavoro per voi ormai cala di anno in anno.
    Uber o non Uber, sono sempre meno li clienti dei taxi a causa di tariffe troppo elevate e di un servizio che probabilmente non è più adeguato ai tempi.
    Le attese prima di caricare un cliente si allungano sempre più e conseguentemente diminuiscono i guadagni.
    Uno di questi tassisti di mia conoscenza stà tentando da diversi mesi di vendere la sua licenza a 170 mila euro…ma al momento nessun acquirente si è fatto avanti.
    Quindi Luciano……per il vostro sistema di taxi ormai la parola FINE stà per essere messa non dalle liberalizzazione o da Uber…ma dalla LEGGE DEL MERCATO

  15. Luciano

    @alfa ..le app di chiamata taxi a geolocalizzazione satellitare (lo stesso principio d funzionamento di tutti i radiotaxi da 15 anni) sono contatto diretto tra cliente e taxi?!.e cosa ci stanno a fare allora; beneficenza!?..al massimo ti permettono di contattare l’autista dopo la prenotazione (cosi ci scambi 2 ciance nell’attesa)..bhè, sui taxi poche idee mutuate da rituale chiacchiera di intrattenimento durante la corsa e tutte (credimi) altrettanto confuse.
    Riguardo la deregulation del mercato dei taxi -esame di abilitazione e todos caballeros!!- devi avere l’onesta intellettuale di documentarti x capire le ragioni strutturali dell’impossibilità di tale riorganizzazione del mercato; anche se questo incrina granitiche certezze riguardo presunte LEGGI DEL MERCATO e abitudinaria accettazione di tanta retorica liberista. Questo è il punto fondamentale di tutta la questione. Infine i taxi (e la professione di taxista) aggratiss non esistono; spiacente x il signor alfa e il signor Roeder.
    ..cmq possono sempre consolarsi passeggiando sotto la pioggia a Berlino..

  16. Giorgio

    Se è vero che la liberalizzazione produce, tra i suoi nefasti effetti, anche quello di un aumento delle tariffe, devo fare tanto di cappello all’altruismo dei tassisti che auspicano una “stringente regolamentazione pubblica” per ridurre le tariffe ed, evidentemente, i loro fatturati.
    E’ chiaro quindi che le loro manifestazioni di protesta non sono tese a difendere una situazione di privilegio, come avviene di solito per qualsiasi associazione di categoria, bensì… a evitare che le loro tariffe salgano!
    Credo che sia il primo caso al mondo.

  17. ALFA

    Luciano,

    purtroppo non continui a capire il fulcro della questione.
    Credo che tu stesso puoi confermare come ogni anno il lavoro per voi tassisti diminuisce sempre più.
    Si tratta di un fenomeno generalizzato in tutte le città.
    Le chiamate dei clienti diminuiscono e si allungano le vostre attese nelle aree di parcheggio prima di fare una corsa.
    Perfino l’istituzione dell’Area C a Milano ha causato i vostri malumori : siccome grazie all’Area C il traffico in centro è stato diminuito questo ha comportato per voi una maggiore velocità delle corse rispetto a prima ed una conseguente riduzione del tassametro.

    Dopotutto voi tassisti state subendo ciò che purtroppo avviene un pò in tutti i settori industriali e di servizi del paese.

    Quindi Luciano quello che stà accadendo (e tu credo non possa negare perchè il tuo portafoglio se ne è accorto) è che la LEGGE DEL MERCATO stà progressivamente ponendo la parola FINE al vostro servizio taxi per come lo svolgete e per le tariffe richieste.
    Ovviamente tutta la gente che prima prendeva il taxi e adesso non lo prende più non ha smesso di andare in giro.
    Ora tutta quella gente usa mezzi pubblici, và a piedi, oppure si rivolge ai nuovi servizi di car-sharing.
    Il processo quindi è già iniziato, la clientela ABBANDONA il servizio taxi delle auto bianche in quanto LO RITIENE TROPPO CARO e cerca servizi alternativi. Serviizi alternativi che si svilupperanno sempre più e prenderanno piede.

    Quindi…non sono servizi come Uber a decretare la fine dei taxi bianchi con licenza.
    Ma come sempre avviene nella storia dell’umanità E’ IL MERCATO a decidere….piaccia o non piaccia.

    Giorgio,
    lei scrive che i tassisti manifestano contro le situazioni di privilegio proprio perchè non vogliono un aumento delle tariffe.
    Forse non lo sai ma qui a MIlano a luglio di quest’anno (o del prossimo) scatterà un aumento delle tariffe taxi, anche se di minima entità.
    Funziona così : i tassisti lavorano sempre meno, ogni volta che vedono abbassarsi i guadagni corrono dal sindaco e protestano per una aumento delle tariffe. Il sindaco quasi sempre li accontenta, dopotutto anche i tassisti votano, sono uyna categoria che se ci si mette fà casino, quindi meglio tenerli buoni. Quello che i tassisti non hanno capito è che questo continuo giochino del rialzo delle tariffe significa per loro continuare a scavarsi la fossa. La gente non prende più i taxi perchè in giro ci sono sempre meno soldi.

  18. Luciano

    @giorgio
    Hai capito poco di come reagisce il mercato dei taxi alla deregulation. L’altruismo o l’empatia tra “trasportatori” e “trasportati” nn centra una cippa. Tariffa amministrata e obbligo di servizio da cui consegue NECESSARIAMENTE un contingentamento numerico (apertamente con licenze scambiate in un mercato secondario o con esami selettivi di ingresso il cui VERO SCOPO è il contingentamento) sono le condizioni necessarie x assicurare sostenibilità economica del servizio (ad esclusione di erogazione di sussidi pubblici come nel trasporto collettivo) ed evitare che l’intero sistema si trasformi in un totale caos. Per assurdo le tariffe crescono,ma i tassisti si impoveriscono, qualità e sicurezza peggiorano e le aziende più strutturate sono costrette ad abbandonare un mercato nn più sostenibile. I taxi presentano caratteristiche economiche e istituzionali singolari se valutate in un ottica neoclassica standard.
    Segnalo 2 studi -pietre angolari nel dibattito in lingua italiana riguardo la regulation dei taxi- facilmente reperibilii in rete:
    Visco Comandini, Violati, Gori “Licenze taxi, abolizione, regolazione o libero scambio di diritti?” ed Il Mulino 2004; Iaione “La questione taxi tra deregulation e ri-regulation” ed Il Cannocchiale 2008. Saggi che, pur approdando a conclusioni in parte diverse, offrono al lettore il quadro teorico generale, dati, comparazione internazionale, esperienze empiriche e bibliografia essenziale.

  19. ALFA

    Scrive Luciano :

    “Per assurdo le tariffe crescono,ma i tassisti si impoveriscono, qualità e sicurezza peggiorano e le aziende più strutturate sono costrette ad abbandonare un mercato nn più sostenibile. I taxi presentano caratteristiche economiche e istituzionali singolari se valutate in un ottica neoclassica standard.”

    Luciano perdonami ma adesso non ci capisco più nulla.
    In molti dei tuoi post scrivevi che la deregulation dei taxi sarebbe una peste la quale porterebbe miseria per i lavoratori del settore (i tassisti) e pericolo per i clienti trasportati causa abbassamento dei livelli di qualità e sicurezza.
    Ora invece scrivi che i tassisti si impoveriscono, qualità e sicurezza peggiorano.
    Ma, perdonami, adesso il servizio taxi funziona esattamente con il sistema che tu difendi a spada tratta ( non quello della deregulation ma quello delle licenze contingentate e delle tariffe amministrate).
    Quindi come mai i tassisti si impoveriscono ?

  20. Luciano

    In molti post scrivo una COSA; ora invece scrivo esattamente la STESSA COSA..ma tu dove vivi; su marte?
    Sono 6 anni che il paese affonda in una recessione senza fine (e le cose nn stanno affatto migliorando); te ne sei accorto? Cordialità.

  21. ALFA

    Assolutamente si Luciano, mi sono accorto che il paese affonda in una recessione senza fine da 6 anni.
    A quanto pare a non accorgersene è lei insieme ai colleghi della sua categoria professionale, che grazie alla posizione di monopolio della quale godete sul mercato otterrete a breve dal Comune un nuovo amento delle tariffe a Milano. Un aumento assolutamente inspiegabile e contro ogni logica, dal momento che per sua stessa ammissione anche pere voi tassisti il lavoro diminuisce e vi state impoverendo.
    Quasi tutti gli altri settori di attività, proprio a causa della crisi, hanno mantenuto i prezzi invariati se non addirittura in molti casi ribassati per tentare di sopravvivere. Voi invece vi permettete il lusso di far pagare di più mantenendo comunque tipologia e qualità del servizio invariati.

    Cordialità anche a lei
    E auguri di cuore per il valore commerciale della sua licenza da tassista, destinata ad impoverirsi anche lei.

  22. ALFA

    Credo di aver capito il ragionamento del tassista Luciano.
    Lui riconosce che i tassisti si stanno impoverendo per effetto della crisi al pari di tutto il paese.
    Nel contempo però sostiene che, comunque sia, il sistema delle licenze contingentate e delle tariffe amministrate rimane la migliore formula possibile sia per i tassisti sia per i clienti.

    Che la crisi stia colpendo duramente tutte le fasce della popolazione (tassisti inclusi) purtroppo non c’è dubbio.
    Tuttavia, Luciano, le faccio una osservazione : la crisi spinge per forza di cose all’adattamento al fine di riuscire a sopravvivere.
    Quando un ambiente muta drasticamente le sue condizioni , solo le specie animali capaci di adattarsi alle nuove condizioni riescono a sopravvivere. Si tratta di una cinica e spietata LEGGE DELLA NATURA e di fronte a questo purtroppo i neo-liberisti , i mercatisti convinti come anche il protezionismo e le LICENZE nulla possono. Alla legge della natura NON CI SI OPPONE

    Uno dei settori più colpiti dalla crisi è l’abbigliamento. Molti negozi hanno chiuso ma molti altri attraverso un adattamento alle nuove condizioni dell’ambiente (nuove strategie di mercato, promozioni, taglio dei costi e soprattutto ABBASSAMENTO DEI PREZZI) sono riusciti a sopravvivere. Stessa cosa si potrebbe dire di molte altre attività commerciali, industriali e di servizi.

    Se vado in giro per la città posso scegliere tra tanti negozi di abbigliamento diversi e confrontare tipo di vestiario offerto, prezzi etc. per scegliere quello che io considero il migliore.
    Anche i taxi in giro per la città sono tanti, ciascuno con un autista diverso, un medaglione con un numero di licenza diverso. Tuttavia per quanto riguarda tariffe e tipo di servizio offerto sono tutti esattamente uguali, alla fine è come se in giro per la città ci fosse un unico identico taxi bianco uguale per tutti.
    La domanda quindi Luciano è…come avete intenzione di fare voi tassisti-licenziatari-monopolisti per adattarvi alle nuove condizioni dell’ambiente ed evitare l’estinzione ?
    Io vedo solo due soluzioni :

    1 – abbassate le tariffe delle corse per quanto possibile sperando in una ripresa del lavoro, ma temo non sia questa la strada che volete seguire. Anzi, andate controcorrente con il nuovo aumento delle tariffe che scatterà prossimamente a MIlano.

    2- decidete di lanciare il “si salvi chi può” a tutta la nave lasciando libertà ad ogni singolo tassista di applicare la tariffa che ritiene più opportuna. Ma anche questa mossa porterà inevitabilmente ad un ribasso delle tariffe poichè negli ultimi anni queste sono cresciute di brutto motivo per il quale, con l’aumentare della crisi, sempre meno gente sale sui taxi e sempre meno ne salirà.

    Sia nel primo che nel secondo caso ci sarà comunque per voi una conseguenza inevitabile : abbassamento delle tariffe significherà abbassamento del valore commerciale della vostra licenza. Proprio quella licenza pagata a carissimo prezzo, che una volta rappresentava la vostra tessera di ingresso ad un club esclusivo dove si guadagnava molto bene, adesso si trasforma nella vostra condanna.

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