18
Giu
2014

I privilegi intoccabili della Kasta “green”

Dopo tanto tuonare, piovve. Sembra che l’annunciato provvedimento “taglia bollette” sia in arrivo. La disposizione più controversa – a quel che si apprende – riguarda l’allungamento dei tempi di erogazione degli incentivi al fotovoltaico, con l’obiettivo di ridurne l’entità unitaria e il peso in bolletta.

La consistenza dei sussidi all’energia “verde” può essere consultata da chiunque: si tratta di circa il 90% della componente A3 della bolletta e vale circa 12 miliardi di Euro all’anno, pagati da tutte le famiglie e diretti a poche migliaia di fortunati. Il peso degli incentivi è così elevato da rappresentare la principale ragione dell’incremento dei costi dell’energia negli ultimi anni. Ed è in quest’ottica che bisogna porre lo scontro politico che si sta consumando: da un lato i difensori degli incentivi intesi come “diritti acquisiti”, dall’altro chi invece richiama il principio della ragionevolezza del prelievo e mette in evidenza che, rispetto al momento in cui gli attuali sussidi furono introdotti, lo scenario è profondamente cambiato.

Nel caso di specie, i produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili hanno diritto agli incentivi in forza di convenzioni stipulate con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Come riportato dal sito di Assorinnovabili, Valerio Onida, commentando la misura ipotizzata, ha dichiarato che essa violerebbe le norme costituzionali in materia di retroattività delle leggi, configurandosi come “un intervento su rapporti di durata già cristallizzati in contratti di diritto privato (le convenzioni con il GSE), o comunque su decisioni già assunte dai produttori, che hanno effettuato investimenti e contratto oneri in base a previsioni economiche di cui l’aspettativa dell’incentivo è parte determinante”.

Anche il prolungamento della durata dell’incentivo, che ne ridurrebbe l’ammontare annuale, sarebbe illegittimo, in quanto “un credito non ha lo stesso valore quale che sia il tempo in cui viene soddisfatto”. Inoltre, “se l’investimento (come accade nella maggioranza dei casi) è finanziato da un credito bancario, la misura, incidendo autoritativamente su tale rapporto, potrebbe rendere impossibile per i produttori far fronte agli impegni assunti con gli istituti di credito”.

È sufficiente sostituire “incentivo” con “imposta” per rendersi conto di quanto parziali e irragionevoli siano tali affermazioni. Un semplice esempio basterà a chiarire il punto: immaginiamo che una persona, nel 2011, abbia investito buona parte nei suoi risparmi in titoli finanziari riconducibili a società impegnate nella green economy, di fatto finanziandola e, per così dire, “sussidiandola”. In tre anni, l’aliquota sul capital gain passa dal 12.5 al 26%. Si badi bene: la misura ha effetto retroattivo, colpendo anche i guadagni realizzati precedentemente agli aumenti di tassazione. Per quale motivo l’investitore dovrebbe essere colpito da una misura retroattiva, se ha investito i suoi risparmi su quello stesso business i cui sussidi sono intoccabili?

Lo stesso esempio può applicarsi a una qualunque misura di politica economica, come la detraibilità di determinate spese o l’aumento dell’IVA. Chiunque, infatti, può subire interventi legislativi su “decisioni già assunte” dopo aver “effettuato investimenti e contratto oneri in base a previsioni economiche di cui l’aspettativa è parte determinante.

Quanti imprenditori e quanti lavoratori in questi anni sono – letteralmente, purtroppo – morti di pressione fiscale? Se però nessuno mette in dubbio che di anno in anno, sulla base di considerazioni generali di finanza pubblica, il sussidio implicito in una detrazione o lo svantaggio derivante da un aumento dell’aliquota di un’imposta possano mutare, perché non dovrebbe poter mutare quello relativo a un sussidio fiscale? A ben vedere, emerge chiaramente come i diritti acquisiti, anche in campo energetico, siano il frutto non di un accordo di tipo contrattuale tra lo Stato e i cittadini, ma di scelte generali di politica economica e sociale.

Nessun investimento può essere considerato del tutto esente da rischio, e meno di ogni altro quegli investimenti che promettono rendimenti stellari. Come sempre in economia, bisogna, poi, interpretare i fenomeni anche alla luce dei loro costi occulti: dietro ogni “diritto acquisito” (in questo caso i sussidi) c’è sempre un “dovere acquisito” (in questo caso il dover pagare l’energia più del necessario), che, tuttavia, viene sistematicamente ignorato. Eppure, il primo favorisce poche migliaia di persone, il secondo colpisce l’intera collettività.

In ogni caso, ciò che si vuol mettere in discussione in questa sede non è la legittimità né l’opportunità degli incentivi a questa o a quella attività economica, bensì il fatto che il richiamo alla certezza del diritto e alla Costituzione non possano costituire una foglia di fico per la difesa a tutti i costi di privilegi anacronistici. L’effetto sostanzialmente retroattivo di un provvedimento legislativo non è giusto in sé e per sé, ma nemmeno un sistema di incentivazione pubblica lo è: si tratta di scelte che, in quanto tali, scontenteranno sempre qualcuno. È la politica, bellezza. E il richiamo ai “diritti acquisiti”, in campo energetico ma non solo, sembra spesso costruito al fine esclusivo di schermare privilegi immutabili di fronte a uno scenario che, al contrario, muta e può renderli obsoleti.

Peraltro, sarebbe opportuno che chi desidera combattere battaglie politicamente corrette a favore delle sue lobbies preferite, si astenga, perlomeno, dal farlo in nome della Costituzione, in cui i diritti acquisiti non vengono nominati, e non certo per caso: l’Assemblea costituente, infatti, si oppose duramente e bocciò la proposta dell’on. Dominedò di inserire nell’articolo 25 della Carta la non retroattività della legge nei confronti dei diritti quesiti, constatando, al di fuori del diritto penale, “la mobilità che caratterizza i diritti sociali e l’importanza di non cristallizzare situazioni presenti che nel futuro, al mutare di alcune condizioni”, sarebbero potute “risultare inique”.

Twitter: @glmannheimer

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17 Responses

  1. Paolo Esposito

    Qui non si tratta di diritti acquisiti ma di un contratto tra due parti di cui una si è impegnata a pagare un certo importo per 20 anni e improvvisamente decide, unilateralmente, di ridurre tale importo. E’ come se, nel Suo esempio, l’emittente dei titoli finanziari decidesse unilateralmente di dimezzare il loro rendimento: lo difenderebbe allo stesso modo?
    Purtroppo lo Stato ha la facoltà di imporre e modificare le imposte anche su rapporti in corso: estendergli tale facoltà anche ai rapporti contrattuali significherebbe la morte dello stato di diritto (già in precario stato di salute…)

  2. Giacomo Lev Mannheimer

    Caro Paolo,

    la mia tesi (condivisibile o meno) è proprio che, in realtà, non ci si trovi di fronte a un contratto di diritto privato, bensì a una misura autoritativa di politica economica (così come ogni sussidio o imposta). Un indizio in questo senso – nonché la differenza fondamentale con il Suo esempio – sta nella non sinallagmaticità dei sussidi. Non le pare un po’ troppo gentile, questo Stato-agente-di-diritto-privato, per concedere gli incentivi senza pretendere nulla in cambio? Direi che, piuttosto, era incapace di intendere e di volere nel momento in cui l’ha stipulato, quel contratto…

  3. Francesco B.

    Trovo – ed ho sempre trovato, anche in tempi non sospetti – che gli incentivi di cui all´articolo siano stati elargiti in modo abominevole, dimostrando scarsa capacitá di pensiero, se non vero e proprio dolo.
    Trovo anche ridicole ed intellettualmente disoneste la maggior parte delle argomentazioni che chi difende interessi di parte utilizza nel dibattito.
    Detto questo, non mi ritrovo nel parallelismo con l´aumento delle tasse sul capital gain: quelle colpiscono un “gain” appunto, mentre il taglio dei sussidi rischia di trasformare i profitti di molti operatori in perdite.
    Mi ritrovo di piú nel punto di vista del sig.Esposito, sará pur vero che si non tratta di un contratto tra privati bensí di politica economica, tuttavia non capisco come mai se lo Stato decide (per politica economica, si intende) di non onorare il pagamento degli interessi sul debito pubblico, qualcuno dica che fa default, mentre in questo caso possa fregarsene e fare un bel hair cut al proprio debito…

  4. johnny mino

    Nel 2009 avevo forti dubbi nell’investire nel FV.
    Le mie perplessità si chiamavano “Stato Italiano” e “inflazione”.
    Quando Trichet aumentò i tassi nonostante la crisi che avanzava, decisi che si poteva pensare che non ci sarebbe stata inflazione nei prossimi anni e firmai il contratto.
    Ora però lo stato Italiano decide di cambiare le carte in tavola.
    Non discuto il diritto dello stato di fare quello che fa, a patto che lo stato non pretenda di essere considerato un entità seria ed affidabile.
    E come tale verrà trattato.
    Non ho un euro investito in titoli di stato, nella cassa depositi e prestiti (via Posta) e tanto meno in strumeti finanziari che abbiano sottostanti simili.
    E siccome lo stato può anche decidere di prelevare una somma arbitraria dai conti correnti, senza violare alcuna legge, incrementerò la quota di risparmi legalmente detenuta all’estero.
    Ed anche i fondi stranieri, pesantemente investiti nei campi FV. non aumenteranno certamente il loro grado di fiducia nello stato Italiano.
    Vorrei sapere che premio verrà chiesto allo stato la prossima volta che chiederà al privato di investire in infrastrutture.

    Contestabile anche il presunto costo degli incentivi al FV.
    Vorrei farvi notare la differenza di costo dell’energia nelle fascie orarie in cui la produzione fotovoltaica è massima analizzando le tabelle fornite dal GME
    https://www.mercatoelettrico.org/It/download/DatiStorici.aspx
    Ora non trovo il link, ma l’altra estate l’energia in Puglia è arriva a costare 0 (zero). Ovviamente questi vantaggi non sono stati trasferiti all’utente finale, ma questo è un altro discorso.
    Non vi pare che questi risparmi vadano detratti dai 12 miliardi di costo?

    Se tali tagli venissero approvati, vorrei che tutti i produttori di FV. spegnessero i loro impianti un giorno d’estate in tutta Italia, ed allora sarebbe evidente a tutti quali sono i vantaggi della “controparte” e quale il sinallagma.

    Ricapitolando:
    1) Lo stato è libero di cambiare le carte in tavola, è lì per quello! Ma questo può essere considerato un piccolo default dagli investitori. E si tradurrà in costi ben maggiori, anche se non espliciti.
    2) Non è vero che i costi per la collettività sono pari a 12 miliardi.

    Infine

  5. ALESSIO DI MICHELE

    Rincarerei dicendo che, se proprio volessimo ricorrere a fumisterie privatistiche:

    1) allora le imposte non te le pago, e tu fammi una procedura esecutiva che dura 20 anni;
    2) lo stato italiano è da molto tempo tecnicamente fallito, con conseguenti revocatorie ed azioni ex art. 44 (nel RD 16/3/1942 n° 267, oggi non so nella legge novellata) ed azioni penali, tra cui quella per ricorso abusivo al credito, ad esempio.

  6. Francesco_P

    Egregio Paolo Esposito, 18 giugno 2014,
    la violazione dei principi del diritto è stata compiuta addossando alla maggioranza degli utenti il costo degli incentivi a favore di pochi soggetti privilegiati.
    Lo Stato non dovrebbe concedere privilegi. Invece ha alterato il mercato ed i contratti stipulati fra soggetti privati – vale a dire le imprese e gli utenti – applicando una una “tassa” il cui ricavato va a favore di un numero limitato di soggetti privilegiati. Il mostro giuridico è stato compiuto decidendo di far pagare in bolletta gli incentivi per le cosiddette “fonti rinnovabili”.

  7. Francesco Zanardi

    L’anomalia deriva dal fatto che i sussidi dati a chi investe nel fotovoltaico vengono prelevati forzosamente a chi non ha la possibilità economica di affrontare l’investimento.
    E’ questo che genera privilegiati e servi di tipo medievale: si è trasformato l’investimento in infrastutture, che dovrebbe giovare a tutti, in un gioco a somma zero in cui chi trae profitto lo succhia agli altri.
    Oltretutto nel nostro paese le bollette sono a scaglioni progressivi di consumo: un single che cena tutte le sere fuori paga l’energia molto meno di una famiglia numerosa costretta a rimanere in casa.

  8. umberto n.

    Ma tu guarda ! un blog di liberisti (almeno credevo) su cui si sprecano gli attacchi alle rinnovabili, ed ora si fa un distinguo tra i provvedimenti retroattivi del governo italiano a seconda dei destinatari.
    Chissà cosa direbbero se si spegnesse la luce, d’improvviso, per mancata fornitura del gas russo o algerino.

  9. ALESSIO DI MICHELE

    @Umberto: “Chissà cosa direbbero se si spegnesse la luce, d’improvviso, per mancata fornitura…”: beh, magari gioiremmo, a lume di candela di sego bovino, perché, non potendo accendere il PC, non leggeremmo le vaccate di chi esordisce spocchioso “voi liberisti”; oppure, nelle lunghe serate d’ inverno discetteremmo di chi, usando un artificio rettorico già individuato addirittura da Schopenhauer, attacca un argomento estendendo le affermazioni dell’ avversario all’ inverosimile (un attacco ai sussidi, sempre e comunque ? Naaah, è un vile attacco alla verde volontà di salvare il pianeta). Le rinnovabili sono convenienti ? Stiano sul mercato da sole ! Non lo sono ? Fuori, e magari le risorse NON SPRECATE le usiamo per far funzionare un po’ meno peggio l’ esistente; oltre al fatto che ci sono impianti fermi in Italia perché consumiamo troppo poco perché abbia senso accenderli, che E.ON se ne è andata, con tutti i sussidi, che lo Stato non può pensare di decidere quanto e come produrre, ma rendere facile, con un SI’ od un NO veloci le attività dei privati. Oppure: sei tornato a casa tardi stasera ? Beh, sappi che c’ è bonaccia ed è nuvolo da una settimana, quindi non c’ è elettricità rinnovabile per il motore del tuo ascensore, ed i verdi de noantri, che pontificano di energia senza manco sapere la differenza tra kw e kwh, hanno deciso che fossile, nucleare E RIGASSIFICATORI sono pericolosi/inquinano, quindi: fatti 8 piani a salire a piedi, e ringrazia che ti facciamo risparmiare la palestra. Poi, certo, così si inquina più che con l’ elettricità da metano, ma che vordì.

  10. Giacomo Lev Mannheimer

    @Francesco B.: la differenza è macroscopica: l’emissione di titoli di Stato comporta un’entrata e quello, sì, è uno scambio, cioè un contratto sinallagmatico. L’erogazione dei sussidi, invece, non ha controprestazione: sono soldi di tutti regalati a pochi. Ed è esattamente per questo motivo che fatico a considerarli “debiti”: debiti di cosa? Cos’hanno dato in cambio le imprese attive nel settore allo Stato?

    @johnny mino: ogni investimento è un rischio. Capisco la reazione di chi ha investito tempo, soldi, energie e – perché no – speranze nel settore, ma bisogna rendersi conto che i tempi cambiano. Il “taglio”, peraltro, non avviene dall’oggi al domani e da 100 a 0, perciò chi sarà capace di far valere il proprio business nel mercato avrà tempo e modo di dimostrarlo. La situazione non è diversa da quella di un disinvestimento, in questo caso sì, tra privati.

    @ALESSIO: io, provando l’esercizio di stile di ricondurre la vicenda a dinamiche privatistiche, avevo pensato all’eccessiva onerosità sopravvenuta del contratto ex art. 1467 cc…

    @Edoardo Beltrame: grazie dei complimenti, parlavo di questi temi e di Lei con Ludovica proprio l’altro giorno!

  11. Gaetano

    L’errore è stato l’entità degli aiuti per Kwh prodotto, un’entità superiore a quella stabilità in altri Paesi europei che ha causato una corsa al fotovoltaico positiva da un lato ma insostenibile dall’altro. Negativo inoltre il fatto che questi aiuti debbano essere pagati dagli utenti di qualsiasi categoria, se è un aiuto di Stato pagherà lo Stato non gli utenti obtorto collo. Di fatto ci troviamo con bollette super costose che comportano un costo dell’energia penalizzante sia per le famiglie che per le imprese, cosa questa che in un periodo di recessione ne incrementa la portata.

  12. umberto.n

    un altro particolare curioso: la Kasta, anzichè la Casta o semplicemente la casta.
    Chissà perchè, mi ricorda il Kossiga (boia) dei tempi andati.
    Ricordate anche voi ? sui muri ? Kossiga anzichè Cossiga.
    C’è qualche relazione ?

  13. Alberto

    Ottima risposta Alessio, complimenti!
    Vorrei proprio che accadesse quanto paventato da Umbaerto circa la mancata fornitura del gas russo o algerino: sarebbe la strada piu’ breve per tutti quanti gli italiani verso la comprensione della grande truffa e della sostanziale inutilità delle rinnovabili.

  14. Francesco B.

    Gentile sig.Mannheimer,lo Stato si e’impegnato ad essere in grado di produrre il 20% del proprio fabbisogno energetico tramite fonti rinnovabili entro il 2020 o,in caso contrario a pagare penali oppure a pagare per un trasferimento statistico da parte di paesi che abbiano produzione verde eccedente tale quota,ecco cosa hanno dato allo Stato le imprese attive nel settore.Vogliamo scriverla in modo piu’semplice?invece di indebitarsi ed usare quel denaro per realizzare impianti a rinnovabili( a causa della liberalizzazione delmercato elettrico non puo’ farlo) lo Stato ha pagato una remunerazione garantita a chi l’ha fatto per lui.E’esattamente la stessa cosa.Poi se vuol avere ragione a tutti i costi non c’e’problema,ma sta dimostrando scarsa comprensione dell’argomento calato nella realta’.

  15. basterà inoltre ricordare che il 4% degli aventi diritto ( più di mezzo milione di produttori ) incamera il 60% del monte incentivi.
    che al sud, come spiega bene Lucia Navone nel suo libro, gli impianti quando non sono in mano della criminalità organizzata sono delle banche che hanno finaziato il 100% ( bastava avere un terreno e fottersene del 1 MW, aggregando artatamente le particelle catastali. Nè le banche, mi sembra assodato, possoo fallire nè tantomeno la criminalità organizzata! In spagna gl’incentivi andavano a debito dello stato, da noi è diverso, li paghiamo noi con le bollette.
    un’ultima considerazione: il prezzo negativo dell’energia sarebbe stato un’ottima soluzione, un primo passo, sul quale tutti più o meno si sarebbero trovati d’accordo. Non lo hanno preso neppure in considerazione mentre dappertutto in europa funziona! Forse da noi non lo hanno neppure capito.
    Per approfondimenti leggetemi su linkiesta dove questi temi li tratto da anni.
    Sapete come finirà? che nessuno potrà pagare le bollette e come per incanto tutti perderanno tutto! Ciao Giacomo, tu vai avanti!

  16. Giuseppe Artizzu

    1. “rispetto al momento in cui gli attuali sussidi furono introdotti, lo scenario è profondamente cambiato”.
    Ultimo decreto è di luglio 2012, con spread 400bps e PUN 80€/MWh. Oggi spread 160bps e PUN 47€/MWh. Scenario cambiato, in meglio. Ma incentivi si tagliano nella stessa misura anche a quegli impianti, che stavano in piedi a malapena già in partenza. Verità è che non esiste uno straccio di analisi a documentare sovraincentivazione (che c’è stata, ma localizzata nel tempo e nello spazio, non generalizzata)

    2. “È sufficiente sostituire “incentivo” con “imposta” per rendersi conto di quanto parziali e irragionevoli siano tali affermazioni”.
    No, fotovoltaico già assoggettato “retroattivamente” (termine in questo caso improprio) ad IMU, RobinTax, revisione coefficienti ammortamento a fini IRES/IRAP. QUELLO è rischio d’impresa (su cui peraltro generalmente siete i primi a scagliarvi). Questo no, questo è rischio atto d’imperio da repubblica delle banane. Peraltro, se si fossero volute colpire “rendite”, xché intervento su ricavi invece che su utili? Direte: chi investe in Italia deve prezzare rischio repubblica delle banane. Infatti. Ma che proprio su questo blog si difenda diritto dello Stato di comportarsi da repubblica delle banane fa un po’ specie.

    3. Sinallagma: lo Stato dichiara opera X di pubblica utilità ed urgenza, e promette Y a chi la realizza. Vogliamo chiamarla offerta a contrarre? Tizio accetta offerta, costruisce opera, e si cristallizza rapporto in una scrittura di diritto privato in cui Stato verifica compiutezza opera e si impegna a pagare. Tre anni dopo (in realtà per ultimi impianti MESI dopo) Stato cambia idea: opera sarà pure di pubblica utilità ed urgenza, io ti avrò pure promesso Y, tu l’avrai pure costruita e io mi sarò pure impegnato a pagare, ma ora decido che ho altre priorità per cui al diavolo il contratto

    Insomma, di gerarchia di obiettivi di politica energetica ed economica si può parlare. Di dispregio dei contratti no. Il metodo di questa azione (unilaterale, orizzontale, senza uno straccio di istruttoria resa pubblica e di dibattito in merito) è indifendibile.

    Intanto vediamo cosa succede in Parlamento in piena estate (atti d’imperio si fanno x decreto legge, ovviamente…), e poi eventualmente sarà Corte Costituzionale a decidere cosa è costituzionale e cosa non lo è.

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