16
Giu
2014

Riforma PA: 3 cose che non tornano tra il tanto che manca, a cominciare dai testi

Quando il governo annunciò i 44 titoli della riforma della PA, commentai che l’intento annunciato era buono ma senza testi non si poteva giudicare. Il mio massimo rammarico è che a tre giorni dal Consiglio dei ministri che ha – meglio, “avrebbe” -varato i testi del decreto legge e del disegno di legge delega, siamo ancora più o meno nella stessa situazione.

Poiché non voglio candidarmi al ruolo di eterno bastian contrario “a prescindere”, mi limito a sottolineare – tra le tante – le tre questioni che mi paiono più preoccupanti.  Tenendo da parte l’intreccio legalità-opere pubbliche post Expo e Mose, a cui dedico una riflessione a parte.

Dalle notizie di cui disponiamo, la prima grave preoccupazione è la definizione stessa del perimetro di PA a cui si applicherebbe la riforma. In una bozza del ddl delega,c’è un elenco da far accapponare la pelle, almeno se la pelle è di un liberale. Perché nella PA si comprendono non solo le articolazioni centrali e periferiche dello Stato, enti e società controllate (non le quotate) ma anche, incredibile a dirsi, le università private, le scuole paritarie, gli ordini professionali.  Di punto in bianco, una enorme fetta di libera e autonoma espressione dei privati e della loro iniziativa finisce per diventare “Stato” a tutti gli effetti. E’ una vergogna.  Finora, solo il professor Francesco Forte ha protestato. Se davvero c’è questo nel testo, bisogna augurarsi che qualcuno in parlamento tenti di cassarlio soparanfo ad alzo zero.

La seconda preoccupazione riguarda una scomparsa: la definizione quantificata del risparmio programmatico prodotto da razionalizzazioni-accorpamenti della PA sembra del tutto uscito dall’orizzonte anche del disegno di legge delega. O meglio, se va bene resta l’obiettivo di un 1% annuale in meno sul totale della spesa. Ma quale spesa: quella pubblica complessiva – e saremmo a mezzo punto di Pil di spesa pubblica in meno, cioè 7,5 bn l’anno? Oppure un 1% delle sole spese di funzionamento generale degli apparati della PA, cosa che farebbe cadere il risparmio a qualche centinaio di milioni l’anno? Il criterio pare sia demandato a decreti del MEF a sei mesi dall’approvazione della legge delega in parlamento. Ma non doveva essere questo il punto di partenza, per fare finalmente un passo avanti serio per l’attuazione dei 30 miliardi di tagli-Cottarelli ancora da individuare e adottare nel prossimo biennio? E su che cosa tagliano, se non sull’intero perimetro organizzativo e funzionale della PA?

Tanto è vero che dai testi sarebbero saltati – secondo le indiscrezioni almeno – il più delle misure inizialmente indicate nei 44 titoli volte a contenere le spese attraverso accorpamenti. Niente unificazione non solo delle forze dell’ordine “minori” (e ci scusino i loro appartenenti per la definizione spiccia)  – polizia penitenziaria e forestali – ma neanche del procurement tra le cinque forze “maggiori”. Pare sparito l’elenco degli oltre 20 enti di ricerca pubblici da accorpare. E’ saltato l’accorpamento di Aci, Pra e Motorizzazione civile, e speriamo l’aumento annunciato del bollo auto che era stato contestualmente annunciato. Il taglio sbandierato 45 giorni fa a non oltre 40 di prefetture e sovrintendenze diventa un’indicazione nel ddl di “riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato su base regionale”, e auguri a voi se pensate che in parlamento su questa base sparirà davvero qualcosa. E le 34 mila stazioni appaltanti e di spesa pubbliche, si può sapere se nel provvedimento c’è una concreta indicazione numerica e di criterio per ridurle alle 40 che erano state infaticamente annunciate? E la riduzione delle muncipalizzate, che pare sparita anch’essa?

La terza preoccupazione riguarda i cosiddetti “esuberi”. Già la parola era sparita 45 giorni fa dal frasario governativo di Renzi e del ministro Madia.  Ma quanto si è capito delle 6 misure diverse – tra personale e dirigenti – annunciate in realtà PROPRIO per gestire gli esuberi, non offre ancora un quadro comprensibile.  Davvero per la mobilità volontaria si pensa di consentirla liberamente al dipendente pubblico senza che l’amministrazione in cui è addetto possa dire alcunché, se solo quella dal dipendente indicata come preferita ha più posti vacanti in organico di quella di provenienza? Non si rischia in questo modo un grande esodo dal Nord – che ha meno dipendenti pubblici – al Sud, che ne ha di più cioè troppi ( e non per questo non ha posti vacanti in organico…)?  E come è coperta, la possibilità di applicare il part time al dipendente pubblico a cui manchino soli 5 anni dalla pensione, garantendogli però un trattamento previdenziale pieno anche per gli ultimi 5 anni? Abbiamo capito che al ministro Madia pace molto questo “scivolamento” agevolato alla pensione perché consentirebbe di assumere circa 15 mila giovani (alcuni dicono in 5 anni, ma secondo altri s’intende invece ogni anno 15 mila per 5 anni), ma tutto ciò quanto costa e chi paga?   Dal creare risparmi, eccoci arrivati alle misure che aggravano il deficit?   Anche perché, guarda caso, i magistrati hanno ancora una volta strappato invece il diritto a restare in servizio oltre i 70 anni per altri 5 anni, a giudicare dalla conferenza stampa di Renzi…. (il bis della sentenza della Corte Costituzionale che ha stoppato il blocco degli aumenti retributivi automatici ai soli magistrati in tutta la PA, in quanto gli aumenti sarebbero “presidio di serenità indispensabile all’autonomia e all’indipendenza della magistratura”: io la considero una intollerabile vergogna corporativa).

Ottimo prevedere la riforma su base regionale e non più provinciale delle Camere di commercio, e il taglio degli oneri d’iscrizione per le imprese. Ma  l’obbligo di rendicontazione scritta e pubblica per ogni spesa sindacale, in un paese in cui le confederazioni in barba alla trasparenza non pubblicano un bilancio consolidato,  era stato annunciato 45 giorni fa e ora nella conferenza stampa di venerdì è sparito…è rimasto il taglio ai distacchi sindacali nella PA, e per questo i sindacati insorgono: altra bella prova di come siano estranei all’autodifesa corporativa, vero?

Ok ok, aspettiamo i testi. Ma è singolare davvero, un Paese in cui gli annunci contano più della sostanza. E i media tanto si abituano da riferire e scrivere come avendo testi che non hanno. O no?

You may also like

È il “miraggio crudele” dello statalismo a generare l’anti-politica
Mille giorni di Renzi: il voto sulle banche è..
Sul commercio mondiale l’Italia sta facendo autogol
Uno Stato pazzo: persino contro i tornado la PA è divisa in lotte di potere

12 Responses

  1. sottoscrivo. Delle ultime mosse stataliste di Renzi – anche a carico della società civile, quella che dallo Stato è vessata, ma che è stata inopinatamente coinvolta, nella manovra – ha appena scritto anche Robi Ronza sulla “Nuova Bussola quotidiana”:

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-con-renziunaltra-spintastatalista-9486.htm

    Comunque, se posso dire, il fin troppo facile pronostico l’avevo già fatto su “la filosofia della TAV”, non appena Renzi si fece premier:

    http://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2014/02/23/riflessione-semiseria-sul-governo-letta/

    E comunque, non so voi, ma a me di Renzi, più che lo vedo in azione, mi preoccupa la salute mentale…

  2. Francesco_P

    La vera riforma è quella legata alla revisione dei processi amministrativi, delle competenze dei vari Enti e degli Enti territoriali. Dagli annunci la riforma riguarderebbe essenzialmente il trattamento del personale, non cosa fa la pubblica amministrazione e come vengono ridistribuite le competenze al fine di snellire la macchina pubblica pletorica e inceppata da decenni. Solo attraverso questa “rivoluzione” è possibile ottenere dei significativi risparmi.
    Gli annunci sono relativi al trattamento del personale ed alle carriere, aumentando di un pochino l’efficienza di una macchina che fa cose duplicate, in modo totalmente inefficiente e – quasi sempre . a danno dei cittadini e delle imprese. Un classico “sforzo inutile”, destinato più a gettar fumo negli occhi che non a cambiare le cose.
    Come al solito il non-cambiamento viene venduto come una grande riforma. Renzi e la Madia hanno voci più fresche, ma cantano sempre la stessa canzone dei tanti predecessori di cdx e csx.

  3. Filippo

    Egregio Signor Giannino,io credevo in Renzi all’inizio,poi ho iniziato a prendere un po’ le distanze,adesso ci credo veramente poco.Non sono salito sul carro del vincitore come ho visto fare da tanti,spero di sbagliarmi per il bene del Paese ma non mi convince più di tanto tutto questo teatrino che ha messo in piedi,vorrei sapere chi o cosa c’è dietro.
    Chiaro che se Renzi si ferma è perduto,deve continuamente lanciare proclami per tenere in vita la speranza che qualcosa stia effettivamente cambiando ,qualcosa è riuscito a farlo ma non tutto quello che ha roboantemente annunciato,anzi spesso lancia grandi messaggi che o rimangono lettera morta o vengono sopravanzati da altre nuove dichiarazioni di intenti.Le riflessioni che Lei ha condiviso in questo articolo mi trovano molto d’accordo e rafforzano la mia diffidenza.Vorrei aggiungere come elemento che mi lascia ulteriormente perplesso la creazione del supercommissario anti corruzione.Non giudico la persona che è stata designatama il metodo,cioè un ulteriore nuovo componente nella macchina burocratica,allora tutte le strutture e gli organi di controllo preesistenti in pratica non sono serviti a niente?E allora xkè non iniziare da lì i tagli nella P.A.?….
    Intanto oggi pesantissima scadenza fiscale…..
    Intanto non si parla più di lotta alla mafia….
    Intanto non esiste una politica di indirizzo relativa all’immigrazione clandestina….
    Intanto non esiste una politica estera….
    Stiamo diventando il Paese dei agrandi Proclami?

  4. ALFA

    In Inghilterra Cameron ha fatto la riforma della PA.
    Morale della favola : 500 mila dipendenti della PA inglese verranno licenziati nei prossimi 5 anni.
    Forse sono molto cinici, ma non permettono che lo stato paghi stipendi con i soldi della collettività a gente che non serve.
    Per loro l’interesse nazionale viene prima di tutto.
    Quindi preferiscono ricorrere a questi drastici tagli piuttosto che ritrovarsi tra qualche anno con lo stato indebitato e allo sfascio come in Italia.

  5. MARCO

    da sempre prima si definiscono gli obbiettivi
    poi si identificano le risorse e le strutture idonee a perseguire detti obbiettivi e anche realizzarli
    ed infine si fanno i piani
    STRANO CHE MOLTI NON LO SAPPIANO TRA I POLITICI DI MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE

  6. adriano

    Non capisco cosa ci si aspetti dal sig.Renzi oltre a interventi di demagogia assistenziale.L’area di provenienza garantisce la continuità nella promozione,sviluppo e diffusione delle burocrazie e degli apparati facendo finta di riformarli.Il potere si consolida allargando l’area del bisogno e della dipendenza.Se si continua ad aspettare i giudizi del FMI come se fosse l’oracolo di Delfo e a preferire al suffragio universale le imposizioni di organismi sovranazionali che non si sa chi rappresentino,la musica non cambierà.Occorre l’orgoglio di fare da sè con chi condivide la supremazia delle nazioni sulle oligarchie dominanti.Insomma il contrario di quello che tutti dicono di voler fare.Si continuerà quindi a ripetere le stesse parole e di conseguenza si può anche gettare via il dizionario.

  7. Roberto

    Caro Giannino,
    spero che Lei abbia un buon medico per il suo fegato, perchè con questi annunci continui di grandi rivoluzioni ci si deve inca…veramente molto.
    Però il paese ha data il 40% al PD, ?!
    Un partito che ha comprato il voto europeo rimborsando i soldi degli aumenti causati da tasitisi etc. Tutto legale ovviamente…
    Lei ancora si aspetta di vedere applicate cose sensate ed efficaci ?
    Purtroppo è cambiato solo il metodo di rubare, molto più subdolo e sottile…poi per quanto riguarda l’informazioni, i giornali e la sua categoria oramai sono assolutamente inaffidabili
    salvo rarissime eccezioni !..
    Il marketing politico fà miracoli, sinceramente mi aspettavo un pò più di ” svegliezza” da parte degli Italiani.
    Saluti
    RG

  8. magolino

    Spero che Lei condivida quanto Le vado a significare: com’è possibile non comprendere che è pressochè assurdo ritenere di poter “inserire” ,in uno Stato assolutamente Centralista com’è l’Italia ma direi già a partire dal 20/ennio, ideee/progetti Liberali/Liberisti. Impossibile. In Italia nulla è cambiato dal 1922 se non l’ospite del Viminale. I disagi che siamo costretti a superare oggi perchè “costretti” da una CU del tutto liberale/liberista, per noi, sono impossibili se non cambiamo la nostra Costituzione. Lo Stato Centralista che tutto controlla e dispone si è “corroso” da solo nella pretesa di disporre su ogni cosa, non accorgendosi che, contrariamente, veniva sfruttato in ogni e come dove. Per il suo improprio essere buonista sempre e comunque concedeva tutto a tutti, così creando, sacche di privilegi che poi ne hanno logorato la struttra. Privilegi terribili per la nostra società, andando a contaminare pure quella sana dove ci si rendeva conto che, bastava chiedere e si poteva ottenere ogni cosa. I Grandi Burocrati che oggi si condannano come i “motivanti” dei ns/ malesseri, sono frutto di quel 20/ennale residuo. La ringrazio dell’attenzione, cordialmente
    Ke Linse

  9. maboba

    Egregio Giannino,
    non abbia timore ad ergersi “bastian contrario”. In un momento in cui non esiste più alcuna vera opposizione (qui dal PD, a FI, al M5S e financo la Lega di Salvini sono tutti statalisti più o meno sfrenati) l’unica speranza è che si coagulino nel paese tramite il web, visto lo stato di TV e giornali, una opinione ed un movimento antistatalisti forti e chiassosi, che facciano da controcanto all’operato di questi sciagurati che ci governano. Purtroppo anche Renzi sta rivelando sempre più di appartenere alla categoria (mi auguro davvero di sbagliarmi). Una speranza flebile purtroppo, perlomeno nei tempi brevi che la situazione richiederebbe.

  10. Fausto Orazi

    Dal candidato politico rientrato, il famoso Oscar, ai commentatori dall’incerto italiano e da valutazioni politiche sul ventennio di chi, si capisce, non conosce nulla, non si leggono che critiche dure. Date l’impressione dei non addetti ai lavori, incapaci di gestire una gelateria a Rimini in agosto, ma certi di dare indicazioni strategiche al Governo in carica. I programmi annunciati e quelli avviati non vi stanno bene, sono solo le solite parole dette da Mussolini a Letta, dai PdC degli ultimi 90 anni mai seguiti da fatti concreti. Criticare è facile quando non si sta dentro ai lavori, se poi aggiungi la calunnia significa che sei dentro il sistema sovietico: critica e calunnia, poi chiamiamo i giudici del popolo e lo mandiamo in Siberia. Questo tipico sistema del masochismo italiano è una delle cause del lento progresso. Metterei un cartello in apertura di discussione: “VIETATO L’INGRESSO AI NON ADDETTI AI LAVORI”, “VIETATO PARLARE AL MANOVRATORE”. I commenti sono graditi a opere compiute e a destinazione raggiunta. Il CDA ha dato mandato al DG, non esiste che intervenga su ogni OdS, i risultati si valutano nei tempi concordati.

  11. ALFA

    mi perdoni Fausto Orazi ma il suo post è assolutamente inutile oltre che privo di argomenti

    cordialmente

Leave a Reply