26
Apr
2014

Volevo solo vendere la grattachecca—di Daniele Mandrioli

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Daniele Mandrioli.

Siamo tre studenti universitari di Milano; dei ragazzi normali a cui, durante una vacanza romana viene un’idea apparentemente brillante: esportare la grattachecca a Milano e renderla alcoolica, girando la città con un carretto. La nostra intenzione è realizzare una piccola attività di impresa dai costi di start-up pressoché irrilevanti e con un basso margine di rischio.  A settembre decidiamo di mettere in pratica questo progetto e iniziamo la nostra Odissea.

Per cominciare a orientarci, approfittiamo della gentilezza di un impiegato della sede Confesercenti di Milano, il quale ci spiega che, per poter vendere liberamente il nostro prodotto, è necessario svolgere un corso gestito dal CAPAC per conseguire la licenza di vendita e somministrazione di alimentari (durata 132 ore e costo pari a 552 euro di iscrizione escluso acquisto del libro di testo) e ottenere successivamente una licenza per vendita itinerante-ambulante da richiedere al Comune. Fin qui, la procedura ci sembra abbastanza semplice.

Le cose iniziano a complicarsi quando si tratta di costituire la società. Dopo aver chiesto pareri a parenti avvocati e amici commercialisti, decidiamo di  costituire una società in nome collettivo. Lo scoglio si chiama INPS. Ci rechiamo di persona nell’ufficio di Milano dell’INPS e veniamo a scoprire di essere obbligati a versare 3361,64 euro per ogni socio-amministratore più una percentuale sui guadagni che va ad alzarsi proporzionalmente al netto delle vendite. Iniziamo a vacillare: i costi stanno aumentando, ma forse siamo stati ingenui noi a non preventivarli. Continuiamo quindi il nostro giro informativo.

Consultando i disordinati siti internet di Comune e Provincia, veniamo a scoprire il divieto di somministrare alimentari in modalità itinerante-ambulante vigente in numerosissime zone della città (per intenderci, tutto il centro di Milano fino alle mura spagnole, oltre alla zona dell’Arco della Pace, etc…). Queste limitazioni, difficilmente giustificabili, ridimensionano il nostro progetto, ma teniamo duro: vogliamo informarci chiaramente sulle normative e trovare soluzioni, o per lo meno risposte, parlando direttamente con gli impiegati competenti. Oltre al problema delle limitazioni di vendita nelle zone più appetibili della città, un’altra questione rilevante è quali siano i requisiti e i vincoli in merito alla somministrazione, trasporto e possesso di materiale alcoolico. Decidiamo quindi di fare tappa all’ufficio dell’agenzia delle dogane. Qui, però, le nostre domande generano nuovi quesiti e nuove incertezze che sembrano poter trovare risposte esclusivamente in altri uffici. Gli impiegati ci avvertono della necessità di informare la Asl, di chiedere chiarimenti al Comune e addirittura di informarci dai vigili del fuoco per conoscere i requisiti necessari per la detenzione di materiale infiammabile. Storditi, visitiamo un ufficio Asl. Qui l’impiegata ci invita ad andare in un’altra sede (la sfortuna vuole che si trovi dall’altra parte di Milano) competente in materia. Peccato che questo ufficio si aperto esclusivamente la mattina, il che ci obbliga a rimandare l’incontro. Oramai convinti dell’impossibilità di rendere effettivo il nostro ambiziosissimo progetto di vendere grattachecche, ma testardi come muli, decidiamo di fare visita alla sede del Comune. Qui avviene di tutto: veniamo rimbalzati in almeno sei uffici diversi, nei quali entriamo in contatto con impiegati dalla disponibilità e competenza dubbia. Le nostre richieste di chiarimento non sono mai soddisfatte, anzi. Ogni nostro dubbio appare irrisolvibile per gli impiegati, i quali, come soluzione ad ogni problema, ci rimandano ad altri uffici confidando nelle competenze dei loro stimati colleghi.

Insomma, nel corso di questa frustrante visita, realizziamo, non senza amarezza, l’impossibilità di agire nel pieno rispetto della legalità e delle regole, perché prima di tutto non è possibile sapere quali siano queste regole e inoltre perché le poche conosciute limitano a tal punto la libertà di agire da far perdere tutto l’interesse per l’affare in questione. Le alternative possibili ci appaiono dunque solo due: intraprendere l’attività in nero e disinteressarsi delle conseguenze, oppure lasciar perdere. Noi scegliamo la seconda. L’idea non si realizza, il progetto rimane sulla carta e nelle ore di tempo buttate. Questa conclusione ha il sapore della beffa: tre giovani che agiscono attivamente per realizzare un progetto così poco rischioso e così facilmente attuabile, devono desistere e arrendersi dinnanzi a un sistema che deprime l’investimento e incoraggia la fuga. Una sconfitta amara per dei ragazzi, che si traduce in una piccola sconfitta anche per l’Italia. Piccola sicuramente, ma forse il dramma è proprio questo.

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18 Responses

  1. giuseppe

    Volete vendere le fusaglie, o le sellecche? (carrube) bene. Tutto si può fare, ma non in Italia.
    Fatevi due o trecento chilometri, e andate in Austria. La vostra salute fisica e mentale ci guadagnerà.
    Non avrete a che fare con Guardia di Finanza (non esiste) Asl, Polizia Annonaria, Nas e via compagnia cantando.
    Alla Burocrazia occorre dare un nome e un cognome. Ma qui casca l’asino.
    Quando ti accorgi che i Liberali vanno cercando i loro consensi proprio tra gli Statali.
    Che non saranno nemmeno cattivi, ma se sono troppi, qualcosa devono pur fare.
    E se non trovano niente di meglio da fare. finiscono per ostacolare il lavoro di chi gli paga lo stipendio.

  2. Consiglierei a 3 di scrivere un libro dettagliato. Chiedere l’introduzione o postfazione o presentazione ad uno tra i seguenti: Matteo Renzi, Tony Blair, Mario Calabresi. Ovviamente farne due edizioni : una in italiano ed una in inglese e venderlo su qualche sito on-line anche in formato e-book.

  3. Francesco_P

    Ragazzi, la vostra esperienza è quella che vivono quotidianamente migliaia di persone. Soprattutto i giovani e che è rimasto senza lavoro cerca di inventarsi piccole, ma utili, attività artigianali ed è costretto a desistere dalla burocrazia prima ancora che dai rifiuti delle banche. Avete fatto bene a raccontare in modo simpatico la vostra vicenda di ordinaria follia burocratica.
    Questa vera e propria emarginazione dei volonterosi finisce per aggravare la crisi economica e per ridurre la varietà ed il livello qualitativo dell’offerta.
    Proprio oggi la CGIA di Mestre pubblica un post: http://www.cgiamestre.com/2014/04/burocrazia-sulle-imprese-gravano-97-controlli/
    Non dobbiamo meravigliarci che stiamo finendo in miseria.

  4. Pietro

    La somministrazione (intesa come vendita di prodotto servito e il concetto di “servito” è soggetto alle interpretazioni locali) di alcolici in forma itinerante, è vietata dal TULPS (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza risalente agli anni ’30). Se i 3 avessero trovato una persona minimamente competente sarebbero stati stroncati sul nascere ma almeno non avrebbero girato a vuoto!

  5. Alfeo

    SERVE AZZERARE queste CIALTRONERIE di corsi, licenze e certificazioni…. serve ELIMINARE questi ruoli di “funzionari”, controllori dell sottovuoto spinto e delle carte da bollo, serve “AZZERARE” l intrusione dello stato nelle attività imprenditoriali perché semplicemente non solo no servono ASSOLUTAMENTE A NULLA tutte queste pagliacciate ma REGALANO POSTI DI LAVORO ALLA MAFIA rendendo impossibile districarsi dalle leggi e leggine CHE INVECE SONO UTILISSIME ALLE MAFIE PER TENERE FUORI LA COMPETIZIONE REALE…

  6. Daniele Mandrioli

    Uno degli aspetti più odiosi della faccenda è quello inerente all’impossibilità di svolgere attività itinerante-ambulante in moltissime zone della città. La ratio non va ricercata nel nobile intento di tutelare le zone maggiormente turistiche e tipiche di Milano da sporcizia, rumori o altro che potrebbe potenzialmente sorgere da queste attività, ma esclusivamente di garantire l’esclusiva somministrazione di alimentari agli itineranti non ambulanti, i quali la ottengono pagando al comune una licenza costosissima. Il comune infatti vende licenze onerose per far subito soldi facili, impedendo però così a nuovi soggetti di immettersi liberamente nel mercato.

  7. emanuele fabri catena

    Milano, una citta bellissima ma che odio visceralmente per I miei trascorsi di lavoro che mi hanno portato via dalla solare e scanzonata Roma, può essere paragonata a Johannesburg?
    Secondo me, almeno a livello di business direi di si.
    Bene!
    Aeroporto internazionale OR Tambo.
    Piano primo partenze nazionali, prima del varco sicurezza. Cape Town Fish Market ha aperto un punto sushi.
    I ragazzi che lo preparano NON usano, rigorosamente; ne guanti, ne cappellino, ne si lavano le mani prima di prepararlo (e chi conosce il Sud Africa sa cosa possono fare con le mani …), ne mantengono I piani di lavoro a “mo di sala chirurgica” come richiesto in Italia.
    A me piace molto il sushi e per lavoro volo spesso; ma avuto nessun problema.

    Cosa significa ciò che ho scritto?
    Anni orsono se volevi un caffè al bar prendevi lo zucchero dalla zuccheriera. Oggi la norma prevede, per la nostra “salute”, le bustine.

    Quanta carta per 1kg di zucchero e quanta per 10g per singola bustina?

    Ovvero quando le leggi, stupide e fatte, nella migliore delle ipotesi, da persone stupide (perchè invece potrebbero essere “furbette” ed allora sarebbero estorsioni e non leggi) servono a bloccare l’iniziativa imprenditoriale.

    Tanto, in Italia, di lavoro ve ne è tanto e più ve ne sarà …….. per extracomunitari sottopagati!

  8. AlxGmb

    Egr. Sig. Mandrioli,
    spiego meglio il mio precedente sintetico post.

    L’itaglia è davvero un paese bizantino e non c’è possibilità di raddrizzare la situazione, ma il problema non è solo nelle leggi e nella burocrazia, il problema sono gli itagliANI tutti.
    Ci sono tre tipi di itagliANI:
    1) quelli che vogliono fare qualcosa (sempre di meno – tax_payer)
    2) quelli che devono controllare coloro che devono fare qualcosa (sempre di più – tax_consumer)
    3) quelli che scrivono le regole (sempre quelli – parassiti),
    ma nessuna delle tre categorie ha conoscenza della reale differenza tra libertà negative e positive nella vita pratica (nello scrivere le leggi qualche volta qualcuno ci prova, raramente – cfr più avanti in questo mio post).
    Bisogna precisare che pochissime sono le leggi itagliane che aprono a libertà negative, quindi gli itagliANI sono abituati fin da piccoli a dover chiedere il permesso a qualcuno; aggiungiamo poi una profonda, quasi ancestrale, paura del mercato e dell’individualismo ed il risultato è una società statica ed una una nazione di sudditi.

    Nel suo caso, ed in quello di molti altri più complicati, esiste la possibilità di operare ai sensi dell’art. 1 del DL 24 Gennaio 2012, nr 1, che recepisce la direttiva 2006/123/CE (Bolkestein).
    Si tratta di libertà negative.
    Non faccio qui un copia-incolla del testo dell’art.1, che è consultabile sul sito http://www.normattiva.it., ma il succo è che Lei poteva risparmiarsi tutto il pellegrinaggio nella macchina burocratica amministrativa e partire a lavorare dal primo giorno, a condizione di conoscere il proprio Diritto ed essere disposto a farlo valere nelle opportune sedi; questo però è un gran brutto modo di cominciare una impresa, me ne rendo conto.
    In altre parole: Lei avrebbe potuto cominciare la sua attività, al primo controllo si trovava a dover contestare come illegittime, ai sensi della direttiva Bolkestein, tutte le richieste di autorizzazioni che gli enti pubblici le avrebbero chiesto.
    Lei mi dirà: “Per vendere grattachecca non valeva la pena di cominciare una guerra!”.
    Concordo.
    In realtà in itaglia non vale più la pena per nessun tipo di attività che deve partire ex-novo.
    Leggo nel suo post che Lei ed i suoi amici studiate all’università a Milano e avete fatto vacanze a Roma, mi permetta di darle un consiglio, anzi due:
    1) le vacanze fatele nei paesi di common law con lo scopo di prepararsi al consiglio 2)
    2) finiti gli studi andatevene dall’itaglia

    Cordialmente,
    un Libertario
    AlxGmb

  9. Daniele Mandrioli

    La ringrazio per le precisazioni, le quali appunto confermano la mia tesi: il vero dramma non sono solo le incredibili limitazioni che lo Stato Italiano pone, ma soprattutto che non è possibile conoscere precisamente tali norme. L’accavallarsi di competenze legislative (concorrenti o assolute) di enti diversi crea confusione, alla quale si aggiunge l’inefficienza e l’incapacità del personale comunale e provinciale. La ringrazio anche per i consigli, un po’ apocalittici, ma assolutamente condivisibili.

  10. Francesco_P

    @Daniele Mandrioli, AlxGmb
    I principali problemi italici sono proprio la complicazione ed il relativismo delle norme e l’ingerenza dei centri di poteri politici e burocratici. Da questi nodi irrisolti nascono tutta una serie di sprechi, il processo di de-industrializzazione e la diffidenza degli investitori stranieri, nonché il fatto che l’Italia sia considerata meno di nulla nella UE e in sede internazionale. Infatti, dopo aver cacciato il “mostro” Berlusconi le cose non sono cambiate di una virgola: eravamo considerati “pirla”, siamo considerati dei “pirla” con o senza eredi del carxismo.
    Sono gli stessi problemi che avevano causato la crisi del sistema-paese scoppiata alla fine degli anni ’80. Non vi hanno mai posto rimedio ne Amato, ne Berlusconi, ne Dini, ne D’Alema, ne Prodi… Monti ha contribuito ad aggravare questa situazione e questo blocco di riforme non fa parte neppure lontanamente del programma di Renzi. Nessuno vuole mettere rimedio perché sono la premessa per sperperare il denaro dei contribuenti.
    L’Italia è irriformabile, ma non sarà così per i nuovi Stati che nasceranno dalla inevitabile implosione dello Stato artificiale nato dal Risorgimento.

  11. Daniele Mandrioli

    Il sistema italiano rischia il collasso. Ne è una evidente prova la richiesta di secessione posta dal Veneto. Tralasciando i sintomi (burocrazia opprimente e tassazione) e le cause (Costituzione mal fatta, ordinamento italiano allo sfascio), si deve volgere lo sguardo verso le soluzioni. L’angoscia tangibile di non individuare alternative alla deriva del Sistema Italia, a parer mio va combattuta con forza. I fallimenti dei governi degli ultimi vent’anni (oserei aggiungere all’elenco anche i governi della sinistra storica degli anni ’70) lasciano una pesante eredità ai giovani italiani. La speranza è che questi possano rendersi conto che un sistema politico-economico può essere migliorato non solo grazie a riforme legislative e mediante manovre economiche, ma anche e soprattutto in maniera del tutto interna, svolgendo al meglio il proprio mestiere ed esaltando creatività ed ingegno. Questa sistuazione di crisi deve essere vista anche come un’opportunità per un rinnovamento e non soltanto come una tremenda ghigliottina.

  12. Daniele Mandrioli

    La mia denuncia non vuole essere un futile lamento, ma un tentativo di portare all’attenzione dei più questo tremendo problema italiano: l’estrema difficoltà che un cittadino incontra nel momento in cui vuole “oggettivare” la propria creatività.

  13. giuseppe

    Assodata la difficoltà di vendere la grattachecca d’inverno in montagna,(a parte la correzione) pensate un pò cosa vi sarebbe successo a Cortina…
    A proposito. Mi risulta che un certo schieramento sedicente liberale difese e difende ancora quella operazione…

  14. ALFA

    Leggendo la vicenda imprenditoriale (abortita) di questi tre ragazzi non ho potuto fare altro che consolidare ulteriormente in me l’idea che già mi sono fatto della situazione attuale dell’Italia……ovvero che l’Italia è destinata a diventare un paese di dipendenti pubblici (molti dei quali in clamoroso esubero) e di pensionati (molti dei quali non hanno maturato i requisiti contributivi e quindi percepiscono una pensione della quale in realtà non avrebbero diritto). Ovviamente bisognerà capire nel futuro prossimo dove e come lo stato rimedierà i soldi per pagare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici una volta che non ci saranno più imprese, non ci saranno più lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti i…quindi non ci sarà più gettito.

    Questi tre ragazzi costretti a vagare tra una galassia infinita di uffici pubblici, senza ottenere risposte chiare ed alla fine addirittura costretti ad abbandonare il loro progetto, rappresentano la sconfitta del lavoro, della produttività, del fare ed il trionfo del parassitismo statalista italiota.
    Il parassitismo di centinaia e migliaia di dipendenti pubblici comodamente seduti dietro le loro scrivanie il cui unico compito è quello di perpetuare una burocrazia delirante…burocrazia delirante che ha come unico scopo quello di garantire un “posto di lavoro” a loro stessi…cioè ai dipendenti pubblici.

    Io me li immagino i dipendenti pubblici seduti dietro alle loro scrivanie ai quali questi tre ragazzi si sono rivolti per avere informazioni.
    Molti di loro probabilmente li avranno derisi pensando dentro di se “poveri idioti ! ma dove volete andare voi e la vostra start-up del cazzo ??”

    Ebbene…dipendente parassita della pubblica amministrazione che siedi comodamente dietro alla scrivania e che sei lontano anni luce dai problemi della vita reale…se mi leggi voglio dirti quanto segue :
    Il tuo “posto di lavoro” altro non è che un “posto di stipendio”.
    Il posto di lavoro infatti è un qualcosa che porta un valore aggiunto all’economia di un paese.
    Il tuo “posto di lavoro” non porta nessun valore aggiunto ma porta solo un valore aggiunto a te stesso e pertanto è solo un “posto di stipendio”
    Sappi tuttavia che il giudizio dei mercati internazionali, della competitività e del lavoro sano e produttivo molto presto cadrà su di te.
    E che questi tre ragazzi potranno realizzare il sogno di iniziare la start-up…e allora sarà il trionfo dell’economia sana e produttiva…e la fine del parassitismo che stà uccidendo l’Italia.

    Scusate lo sfogo

  15. Gino Pallavicino

    Ma che discorsi poco lungimiranti… è ovvio che una società moderna pretenda dei controlli prima di far danni.
    Cioè per la questione sicurezza, ad esempio. Non è che potete mandare a fuoco i passanti e poi richiedere le relative garanzie…
    Penso che già il discorso alcolico renda l’operazione davvero difficile, ma questo è il business, chissà a queanti altri è venuta in mente l’idea ma si sono fermati per gli stessi motivi.
    Altro discorso invece,meritevole di solidarietà, è la mancanza di conoscenza delle regole da parte degli organi competenti. Questo, oggiogiorno, è davvero vergognoso, è l’incompetenza diffusa frutto di un lavoro ottenuto e gestito unicamente come fonte di reddito.

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