8
Gen
2014

Sulla cannabis #iostoconfava

Quello sulla legalizzazione/liberalizzazione delle droghe leggere, si dice spesso, è un dibattito marginale e ideologico: la politica non ha certo tempo di pensare a queste s****zate. In realtà, l’unico modo di attirare l’attenzione della classe politica sembra essere quello di offrirle chances per ideare sigle di nuove e improbabili forme di tassazione. E allora perché non farlo anche con la marijuana? A far riemergere la questione è stato, qualche giorno fa, un tweet di Gianni Fava (l’assessore leghista secondo cui è giunta l’ora di aprire un dibattito sul tema perché “il proibizionismo ha fallito”), ritwittato da Maroni. Quando, poco dopo, sono arrivate la smentita di quest’ultimo e il fermo nein di Salvini, ho creduto che la questione sarebbe stata nuovamente spogliata di ogni serietà e relegata a oggetto di dibattiti liceali. Per ora non è successo. E meno male, perché è davvero ora di parlarne, o, come si suol dire, #iostoconfava.

La molla che ha fatto scattare il commento di Fava è stata un articolo della Stampa, a firma Federico Varese, sulla legalizzazione in Colorado. Un fatto politicamente importante, perché ha “rotto il ghiaccio” sul tema, destabilizzando le certezze della war on drugs e spronando i movimenti pro-legalizzazione degli altri Stati americani a farsi sentire. Non solo: esponenti politici democratici e repubblicani hanno già manifestato il loro consenso, richiamando argomenti noti. Primo fra tutti: togliere risorse al mercato nero e tassare la vendita di cannabis porta soldi allo Stato (si stima che il Colorado, così facendo, guadagnerà 60 milioni di dollari). Varese, pronosticando scenari forse un po’ fantascientifici (contrariamente a quanto afferma l’autore stesso), sostiene che presto la liberalizzazione potrebbe interessare tutto il continente americano (solo poche settimane prima del Colorado la via della legalizzazione era stata intrapresa dall’Uruguay), obbligando l’Europa ad adeguarsi. E constata, questo è il punto, come sia deprimente che, come sempre, l’Italia recepisca passivamente i progressi altrui, senza provare ad anticiparli. Sarà il Vaticano, sarà quello che volete, ma è deprimente. E allora, a maggior ragione, #iostoconfava, perché la Fini-Giovanardi, che disciplina la materia in Italia, è ingiusta e illiberale.

Le questioni aperte, com’è noto, sono tre: quella etica, quella relativa ai rischi per la salute e quella economica. Sulle prime due, dal mio punto di vista, il problema non si pone. O meglio, si pone esattamente alla stregua di quello sull’alcool (che, peraltro, fa molti più morti). Il dibattito sul “fanno bene-fanno male”, cioè, è totalmente vuoto: la libertà individuale finisce dove inizia quella degli altri. Aggiungerei che il fatto che chi vuole drogarsi lo faccia con prodotti aventi standard di qualità garantiti, e non con mercanzia di bassa qualità potenzialmente davvero pericolosa, è una garanzia decisamente maggiore, per la salute, della cieca repressione. E questo per un motivo molto semplice: perché la repressione non funziona. Parliamoci chiaro: chi vuole drogarsi, si droga lo stesso. E qui arriviamo al terzo punto: sembra assurdo dover discutere ancora, quasi cent’anni dopo il National Prohibition Act, degli effetti politici e sociali del proibizionismo; d’altra parte, a quanto pare, è necessario ribadire che durante gli anni ’20, negli USA, non c’è stata alcuna riduzione nel consumo di alcool, mentre si è registrato un netto aumento della criminalità. Il che non stupisce, in quanto è esattamente il contrario di quanto avvenuto per la cannabis nei Paesi Bassi dagli anni ’70 in poi (un po’ di letteratura seria sul tema la trovate qui).

Economicamente, la dinamica è chiara: il prezzo della droga, oggi, è molto alto perché chi ci lavora ha molti rischi. In primis, quello di finire in galera o di subire altre sanzioni. Ma non solo: i diritti personali e contrattuali non possono essere esercitati perché, ovviamente, non sono tutelati dalla legge, e ciò comporta ulteriori rischi. Tutto ciò si riflette nel prezzo, e l’argomento economico preferito dai proibizionisti è proprio questo: se si legalizzasse la droga, il prezzo scenderebbe e aumenterebbero di conseguenza i consumi. D’altronde, non ci vuol un genio per capire che per legalizzare la droga senza far alzare i consumi basterebbe tassarla, così da mantenere il prezzo costante. Il che, d’altra parte, è ciò che fanno tutti i governi del mondo con il tabacco e con l’alcool.

Nel 2006 Gary Becker, Kevin Murphy e Micheal Grossman del National Bureau of Economic Research hanno pubblicato una ricerca, denominata “The economic theory of illegal goods: the case of drugs”, le cui conclusioni sono state riprese da uno studio dell’Università La Sapienza che, nel 2009, ha calcolato la spesa pubblica italiana per il contrasto alla droga dal 2000 al 2005. In questo arco di tempo, per punire violazioni della legge sulla droga, sono state effettuate più di 140.000 operazioni investigative, che hanno portato a circa 226.000 denunce (di cui più di 100.000 per cannabis), 250.000 processi e 130.000 condanne. Nello stesso periodo, circa il 38% dei detenuti nelle carceri italiane scontava condanne per violazioni della legge sulla droga. La spesa pubblica destinata alla lotta anti-droga (considerando le spese dei servizi di polizia, di magistratura e carcerari, relativi a reati di droga) dal 2000 al 2005 è stata di 13 miliardi di euro, di cui il 44% concerne la proibizione della vendita della sola cannabis, che dunque è costata allo Stato più di un miliardo ogni anno.

E questo è solo il risparmio che potrebbe generarsi dalla liberalizzazione, senza contare i potenziali introiti derivanti dalla tassazione. I profitti per lo Stato, in questo caso, sarebbero enormi. Un’aliquota fiscale ottimale, cioè un livello di tassazione sufficientemente alto da ridurre il consumo di droghe rispetto a oggi ma non abbastanza da ricondurne gli scambi nel mercato nero, potrebbe essere quella applicata alle sigarette (cioè circa il 75%). Imponendo un’aliquota del 75% sui prezzi all’ingrosso registrati nel mercato nero tra il 2000 e il 2005, il prezzo d’offerta della cannabis sarebbe leggermente superiore a quello attualmente registrato nel mercato nero, mentre cocaina ed eroina costerebbero quasi il doppio. Sulla base delle stime effettuate da Becker, Murphy e Grossman circa l’elasticità della domanda di droghe rispetto al loro prezzo, il raddoppio del prezzo d’offerta di eroina e cocaina ne dimezzerebbe il consumo, mentre il consumo di cannabis rimarrebbe sostanzialmente uguale. Ebbene: con tale aliquota, e un volume del mercato della droga non difforme da quello stimato, tra il 2000 e il 2005 l’erario italiano avrebbe potuto riscuotere 47 miliardi di euro, di cui 32 miliardi solo dall’imposta sulla vendita di cannabis. Cioè cinque miliardi ogni anno. Complessivamente, quindi, il costo fiscale del proibizionismo della cannabis è, in Italia, di circa sei miliardi ogni anno. Sei. Miliardi. Ogni. Anno.

E tutto ciò senza considerare le implicazioni fiscali indirette del proibizionismo, fra cui spicca il crimine indotto. Innanzitutto, la mancata tutela giudiziaria dei diritti sui beni e sulle attività vietate implica spesso il ricorso alla tutela privata, dicasi violenza, con conseguente aumento del crimine. Le risorse utilizzate da polizia e magistratura per applicare la normativa proibizionista, inoltre, vengono sottratte al controllo e alla persecuzione di altre attività criminali, le quali, di conseguenza, sono contrastate meno efficacemente, con evidenti costi sociali, economici e fiscali.

Sul modo migliore di regolare il mercato della cannabis si può discutere. La maggioranza dei modelli visti finora (Olanda e Uruguay su tutti) è di sapore statalista ed è per questo che, anche in Italia, sono tendenzialmente le forze politiche progressiste ad abbracciarne l’applicazione. Ma la loro implementazione è comunque un traguardo di libertà che è importante perseguire, anche se per gradi e con caratteristiche (almeno inizialmente) non del tutto concorrenziali. Anche se turandomi un po’ il naso, insomma, #iostoconfava, #iostoconvendola e #iosto(perfino)conferrero, se le loro istanze vanno nella giusta direzione.

Twitter: @glmannheimer

 

 

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16 Responses

  1. Giovanni Masini

    Bell’articolo! Perchè non fare un “Tutto quello che avreste voluto sapere sulla cannabis”..?

  2. matteo barto

    io non credo che il monopolio pubblico sia qualcosa che dia libertà e non credo che trovare nuove forme di finanziamento allo stato sia una cosa intelligente
    si può essere a favore di una depenalizzazione, ma fare assimilare le droghe leggere al perimetro statale mi sembra davvero un’idea balzana
    come se poi un’aliquota al 75% non sia una cosa proibizionista, mi dispiace ma questo articolo non mi trova d’accordo
    buona giornata

  3. Per quanto mi riguarda ho sempre sostenuto la linea della legalizzazione di tutti i tipi di droga, che viene usata da animali e uomini dalla notte dei tempi, e oggi qualcuno si sente migliore della natura, dell’evoluzione, della selezione naturale, ecc una legalizzazione regolarizzata, ( non concordo sul costo doppio di coca e eroina, farebbe rinascere un sottobosco di inlegalità, di sostanze tagliate con veleni, e criminalità) legalizzate/tollerate alla stessa stregua appunto dell’alcool, è una tradizione italiana il vino, ma l’alcool proprio per questo è subdolo e più letale, di morti e di danni ne fa tantissimi, ma non vedo sulla etichetta degli alcolici a partire dalla birra ha il 5% in volume di alcool, ossia è acqua sporcata con alcool, ma gli alcolisti vedi un pò iniziano con le birrette, dicevo che sulla etichetta non c’è scritto, l’alcool nuoce alla salute,l’alcool uccide, l’alcool è il peggiore e anche il più difficile da cui liberarsi sul serio, perchè sempre per gli stessi motivi, che pare sia normale scolarsi bottigle di grappa, l’alcolista inizia ad accettare di avere un problema serio quando è tardi, quando ha la cirrosi, quando è passato troppo tempo, patologia culturale/sociale? è una tossicodipendenza severa, difficilmente combattibile, anche se la persona smette di bere, cosa che non +è altrettanto vera per altre sostanze ma insomma volevo solo fare alcune precisazioni sull’alcool, lo ho vissuto in famiglia, molto da vicino il problema, due persone, di cui una è morta,13 anni dopo avere smesso di bere, e l’altra la vedo come un tizio che cammina su un filo, in bilico che sta sempre per cadere, ci sono delle organizzazioni se pur famose non professionali che fanno solo questo, e non è il male minore come dicono, e solo la non soluzione del problema alla base. Ho visto eroinomani e cocainomani, smettere, aiutati da validi professionisti, senza mai più avere il seppur minimo desiderio, è inutile che io ripeta quello che più sopra è stato perfettamente detto, a parte il mio disaccordo con le troppe tasse, che farebbero l’effetto evasione fiscale italiana, è chiaro, tanto il problema delle dipendenze e dell’abuso, non è l’uso a scopo ludico, sperimentale che è un problema , ma l’abuso, beh partono dalla testa, non dal portafoglio.( proviamo tra l’altro a pensare nella situazione di fresca liberalizzazione, più che a pensare ad immaginarci la scena nello stesso supermercato che vende anche vini e liquori particolari e ha il suo settore drugs, che effetto farebbe un tizio che compra tre cassette con 20 bottigle di vino dentro, e un tizio che compra tre confezioni grosse di cannabis, scusate non ho resistito ad indurre questa immagina mentale, la gente come reagirebbe? : ) si girerebbe a guardare il vinarolo o il cannarolo?) Un pò perplessi, anche se d’accordo tanti, con la liberalilzzazione, gli operatori del settore , chi ci lavora con le persone che sono dipendenti da alcoll e droghe e varie, chi lavora nei sert, dove fanno recupero e prevenzione tossicodipendenti, il che non vuole dire eroinomani e cocainomani, ma alcolilsti, giocatori, fumatori,farmacodipendenti e tante altre dipendenze che non differiscono tra loro più di tanto, beh la perplessità, è questa : se si toglie il gusto del proebito a droghe come la cannabis o altre non potenzialmente così, pesanti, poi gli adolescenti, che per crescere fanno il passaggio obbligatorio del trasgredire, così mi hanno detto, già si stanno inventando cose e giochi strani e pericolosi, cosa mai inventerebbero se tutto fosse lecito, per trasgredire?!!!! io non oso immaginarlo, non si trasgredisce solo prendendo sostanze, si puoì’ fare molto peggio, anche uccidere, per provare la sensazione,questo è venuto in mente a me, ma ormai con quello che ho visto e sentito, la mente umana sopratutto dell’età evolutiva, mi spaventa molto di più di una mente cresciuta che ha ormai preso la sua via,buona o cattiva che sia. Ribadisco, anche se sono Dottoressa Nessuno, il mio consenso alla liberalizzazione di tutto, non, solo della cannabis, tutti sanno come la penso, e non è mia abitudine dire o fare le cose per avere il favore delle opinioni altrui, tutt’altro. Se c’è da votare, o organizzare qualcosa per far sapere come la pensiamo, io ci sono, tanti ci sono. Temo però la italia , gli italiani che in fondo sono tanto provinciali, nella peggiore accezione del termine
    Bisogna insistere, bisogna volerlo veramente, bisogna convincere coloro a cui devi spiegare le cose in 20 modi diversi e forse ti seguono, le persone che conosco sono tutte pro liberalizzazione, e non sono tossici, i quelli che se non ben recuperati, che scansano solo temporaneamente il problema, vedete mai nei fil o telefilm, tutti quelli che si sono rivolti solo a anonimi qui e la, rifiutano anche le anestesie, cosa che per me è esattamente il sintomo di… non ho affrontato il problema nei modo giusto, con le persone giuste avrebbero paura della liberalizzazione, perchè non liberi loro, ancora, motivo per cui non amo i vari anonimi senza supporto di professionisti, che appunto non affrontano il problema intanto singolarmente nel modo giusto, fanno una specie di cognitivo comportamentale che non funziona su tutti, le tante ricadute in quei gruppi, e la presunzione di essere solo loro il top e la soluzione, producono per la mia esperienza e opinione, degli insicuri, che sulla frase pensa anche a te, capiscono di dovere diventare i più grossi egoisti , che hanno il diritto di passare con lo schiacciasassi su tutti, per pensare a s…. va bene taglio sono andata fuori tema, scusate è stato più forte di me, attaccare finalmente questo mio pensiero in un post pubblico perchè non lo dice mai nessuno, nascondiamo tutto come sempre, e no. grazie per la opportunità e scusate gli errori

  4. LucaS

    Bellissimo articolo! Grazie.

    PS Alla fine la spinta finale alla liberalizzazione la daranno le disastrate casse pubbliche in cerca di nuove entrate… Ad un certo livello il costo politico di tassare ulteriormente redditi e patrimoni sarà cosi elevato da superare abbondantemente quello di liberalizzare la droga… e non credo che ci vorrà ancora molto tempo.

  5. Giacomo Lev Mannheimer

    @Giovanni: fa un po’ troppo blog sul reggae e sulla pace nel mondo!

    @Matteo: nemmeno io considero il monopolio pubblico la soluzione ottimale, ca va sans dire. Ma è comunque migliore del mercato nero, non crede?

    @Luca: condivido in toto la tua previsione.

    PS: mancava solo un Marco nei commenti per avere gli evangelisti al gran completo!

  6. Giorgio

    In linea di principio sono d’accordo. Però…
    Parlare di “elasticità della domanda” di eroina, sapendo che un eroinomane è un individuo totalmente dipendente dalla sostanza che lo uccide progressivamente, e calcolarci su quello l’introito fiscale… non so, non sente un po’ di disagio?

  7. Giacomo Lev Mannheimer

    @Giorgio, il punto è che l’eroinomane muore lo stesso, che i soldi vadano al suo spacciatore, allo Stato o a chiunque altro. Fra l’altro, il riferimento all’elasticità della domanda era finalizzato a sostenere che l’aumento dei prezzi ne abbasserebbe i consumi, non ci ho calcolato sopra alcun introito fiscale. Ma non mi fraintenda: comprendo benissimo la tensione che lei rileva tra la freddezza dei numeri e la fragilità e impotenza delle persone che ci stanno dietro. E a dirla tutta, un percorso di legalizzazione avrebbe probabilmente benefici anche per contrastare l’emarginazione dei tossicodipendenti, per migliorarne l’assistenza e integrarli con migliori risultati nella società.

  8. ALESSIO DI MICHELE

    Ohibò ! Questa sì che è lotta alla droga: ci mettiamo sopra un bel 75 % di tangente di stato, con i controlli, la repressione e la corruttela di questo bel paese, ed allora sì che avremo stroncato il traffico. Poi: ho una piccola serra, i tubi fluorescenti da serpentario (con luce tipo “deserto di Mojahve”), un po’ di piante e me la voglio coltivare: ed ecco la guardia di finanza, allertata da Leoniblog, che mi sequestra tutto; e che cacchio, bisogna pagare le tasse, lo dicono perfino i liberisti ! Oddio: Monti è entrato nel corpo di Mannheimer !

  9. gino

    Sono totalmente in disaccordo. Un problema di salute pubblica trattato con la sola logica, un po’ distorta, degli aspetti economici. Due probanti considerazioni su tutte: se il punto terminale è l’eroina e la cocaina, quello di partenza è sempre stato assicurato dalla cannabis; si ignorano i costi sanitari, che ritengo spaventosi, per curare milioni di individui con il cervello fuso (i costi indotti in termini ad esempio di mancata produttività li lascio valutare all’illustre professore)

  10. Giacomo Lev Mannheimer

    @Alessio: è evidente che il modello statalista non mi entusiasmi, né in questo campo né in (quasi) tutti gli altri. Però bisogna fare dei compromessi per cambiare le cose, soprattutto su temi così sensibili. L’opinione pubblica italiana non sarebbe mai disponibile nemmeno a prendere in considerazione un’ipotesi di piena liberalizzazione. E comunque tassazione sulla vendita non significa stato di polizia sulla produzione!
    La mia ipotesi non è la migliore di quelle possibili, ma credo possa comunque migliorare la situazione attuale. Non credi?

    @Gino: vari studi scientifici hanno sfatato a più riprese il mito dello “stepping stone”, dimostrando chiaramente che in Olanda la legalizzazione delle droghe leggere non ha portato ad alcun aumento nel consumo di quelle pesanti. La maggior parte degli studiosi del tema pensa che in realtà sia più l’interesse dello spacciatore a rendere sempre più dipendente il cliente a creare questo meccanismo, e non una presunta correlazione fisiologica tra l’uso/abuso di sostanze. Se vuole consultarli glieli mando per email.
    Per quanto riguarda i costi sanitari, ce ne sarebbero certamente, così come ce ne sono per l’alcool, per le sigarette e per il cibo spazzatura. Che facciamo, proibiamo tutto?
    PS: non sono illustre e non sono un professore, credo abbia sbagliato persona.

  11. Gianfranco

    Benissimo,
    allora andiamo al cuore del problema: liberalizziamo subito anche cocaina, eroina e crack.

    Visto che le parole dei magistrati sono inutili e che nessuno capisce che per il consumatore “legale” non cambia nulla mentre per il consumatore minorenne non sarebbe liberalizzata comunque, facciamo allora le cose per benino.
    Secondo: come la tracciamo? Tramite ricetta medica? O agli angoli delle strade? Mi andra’ di farmi schedare come consumatore pesante di oppiacei? E se fossi un chirurgo o un giudice o un pubblico ufficiale? Vorrei lasciare traccia del mio consumo? Probabilmente ricorrerei comunque al mercato nero.

    E una volta che lo stato aggiungera’ le accise e una dose costera’ quanto adesso, quanto costera’ combattere il contrabbando, come ora succede sulle sigarette?

    Non c’entra niente ne’ il passaggio alla droga pesante.
    C’entra il fatto che la gente, come sempre, pensa al lato divertente. Cioe’ a meta’.

  12. ALESSIO DI MICHELE

    @ Giacomo: vorrei un chiarimento sull’ impostazione di fondo di questo blog, cioè se debba essere un cenacolo proto-politico, dove si conciliano i sogni con le possibilità, oppure un posto dove si fa teoria (lecitissima e nobilissima) su cosa sarebbe ideale; perché, se parliamo di proposte realizzabili, facciamocene una ragione, in Italia non abbiamo speranze: siamo pur sempre il paese che NELLA MAGGIORANZA ASSOLUTA DEI SUOI COMPONENTI, NON SOLO DEI SUOI ELETTORI, ha voluto il “sì” ai famigerati 2 referendum “economici” del giugno 2011, e parlare di liberismo (di quello nobile, l’ altro, tipo Tremonti, non lo considero nemmeno) qui è peggio che pubblicizzare la Negroni s.p.a. a Teheran: ma allora puntiamo alto per, forse, ottenere basso. Oppure parliamo di desideri, ed allora la tassazione al 75% non si può proprio sentire, oltre al fatto che, vista la similitudine con l’ alcool e l’ aliquota in argomento, stiamo parlando di imposte di fabbricazione, assistite da sanzioni penali già da molto prima del 1982: proviamo a coltivare tabacco in economia senza autorizzazione ed andiamolo a raccontare alla Guardia di Finanza, per convincercene. Oppure, e non sai quanto mi costa dirlo, prendiamo esempio da una cosa dei 5 stelle (beh, lo aveva indirettamente previsto Gauss: a forza di dire catazze una cosa accettabile gli è uscita), quando hanno ipotizzato di erogare il “reddito di cittadinanza” facendo pagare l’ IMU (Tares ? Tasi ? … ?) alla Chiesa: io sono dell’ idea che nuovo il gettito fiscale debba andare a pagare l’ alleggerimento fiscale a chi produce, ma vabbè: cari italiani, vi liberalizziamo la maria, ve la tassiamo, ma finiscono stasera le addizionali comunali. Almeno un po’ di contrapposizione di interessi. Ah, dimenticavo: il primo che pretende di taglieggiare esigendo una fetta non arriva vivo al processo.

  13. Giacomo Lev Mannheimer

    @Gianfranco: quello relativo alle droghe “pesanti” è un discorso più complicato e necessiterebbe un’analisi più dettagliata, ma di principio non sono in disaccordo nemmeno con la loro legalizzazione.
    Per il consumatore legale non cambia nulla?! Cambia il riemergere dall’illegalità e dal mercato nero, cambia la garanzia di qualità del prodotto. Ma soprattutto cambia, per tutta la società, che la criminalità organizzata resta di colpo senza il suo core business e che il problema delle carceri improvvisamente viene risolto. Le sembra poco?
    Per quanto riguarda minorenni, chirurghi, giudici ecc. le faccio notare che tutte queste categorie possono benissimo drogarsi anche oggi. E se ricorressero al mercato nero sarebbero comunque una fetta decisamente minore di quella che vi ricorre oggi. Se su 1000 chirurghi tossicodipendenti 900 continuassero a ricorrere al mercato nero e 100 comprassero la loro dose in farmacia, sarebbe comunque meglio di oggi.
    Stesso discorso sul contrabbando di sigarette: è un fenomeno marginale e fisiologico. Fa concorrenza alla vendita legale? Neanche per idea. I costi sarebbero infinitamente minori di quelli del proibizionismo.

    @Alessio: sono d’accordissimo con l’idea di vincolare l’accisa sulla cannabis a un generale alleggerimento fiscale.

  14. Paolo

    Non me ne voglia l’estensore, che ho avuto modo di apprezzare in altre occasioni: io qui sento forte puzzo di colbertismo, con punte di Weber e, forse peggio, di Stuart Mill. Io preferisco l’eau de Bastiat!
    E si badi bene che potrei anche essere d’accordo con un’eventuale legalizzazione che porti alla luce del sole l’attuale liberalizzazione de facto.
    Tuttavia, si adducano motivazioni più convincenti, per cortesia. E che non prevedano una regolamentazione ad alto potenziale in termini di conseguenze inintenzionali. Tanto per fare un esempio: se liberalizzazione/legalizzazione deve significare maggior sicurezza, sarà pressoché inevitabile una produzione di stato.
    O comunque massimamente controllata ed organizzata. E per la distribuzione che si fa? Siamo consci che spesso i picchi di domanda si verificano in orari di chiusura delle farmacie/tabaccherie? Et cetera …
    Inoltre mi associo alle osservazioni sui referendum del 2011, lasciate da Alessio Di Michele. Aggiungendo una mia riflessione particolare: quando si adombra l’utilizzo di isotopi fissili il principio di precauzione scatta all’ennesima potenza; mentre gli stessi detrattori spesso non hanno la minima remora su altri rischi.
    Infine, concludo con una vera e propria provocazione. Se siamo al punto in cui si deve rendere legale una consuetudine malavitosa, in quanto tollerata in sostanza, e con lo scopo, tra gli altri, di sottrarre alla mafia ed ai delinquenti vari una fetta di mercato, che dire del lavoro nero, delle condizioni disumane ed incivili nei laboratori di Prato et similia? Cosa siamo al punto che le mafie aprono un business e lo stato, dopo aver girato la testa dall’altra parte per tot anni glielo sfila dalle mani? Per cosa si pagano le tasse? Rothbard, quanto avevi ragione!

  15. Gian Luigi

    Sono sostanzialmente d’accordo.E’ anche possibile finanziare, con gli introiti,
    più efficaci campagne di dissuasione, come fatto con un certo successo con il fumo.

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