27
Dic
2013

Nulla da perdere se non le nostre catene. Ancora su Amt e Genova

“Lo sciopero selvaggio ha creato un disagio oggettivo. La colpa è dei sindacati che hanno violato la legge. Per questo non verranno sanzionati”. Ancora su Amt e Genova.

Ricordate lo sciopero che ha paralizzato il capoluogo ligure alla fine di novembre? In quell’occasione, le più basilari norme che regolamentano l’erogazione dei servizi pubblici locali vennero violate. Il braccio di ferro tra i dipendenti e le istituzioni, nell’assenza di un management apparentemente muto e nel disinteresse del governo nazionale, si concluse con un umiliante accordo che, di fatto, sancì lo strapotere dei sindacati: il sindaco della Lanterna, Marco Doria, si impegnò formalmente a evitare la “privatizzazione” dell’azienda (che comunque non sarebbe una soluzione percorribile); Regione e Comune promisero risorse aggiuntive e garantirono che qualunque tentativo di risanamento non avrebbe sfiorato il costo del lavoro; per far tornare i conti, Palazzo Tursi accettò lo sfregio di vedere le tratte collinari (quelle meno remunerative) subappaltate a fornitori privati, concedendo implicitamente alla sua partecipata di trattenere la rendita monopolistica anziché restituirla ai contribuenti; dall’esecutivo venne solo un assordante silenzio, indifferente allo scempio che veniva fatto dell’ordine pubblico, fatto salvo un tardivo e beffardo invito a coinvolgere i privati dopo che l’accordo era stato raggiunto. In realtà il redde rationem è solo rimandato: i conti di Amt sono fuori scala rispetto a società simili e non c’è modo di ricondurli a normalità senza coinvolgere, e pesantemente, l’organizzazione del lavoro.

Per cinque giorni le strade della città risuonarono di slogan e richiami ai diritti più fantasiosi. L’unico diritto che venne sistematicamente ignorato, irriso e infine calpestato era quello dei cittadini: sia gli utenti del trasporto pubblico locale, messi nell’impossibilità di spostarsi, sia tutti gli altri, costretti a subire i disagi di una città bloccata.

Succede però che anche i genovesi nel loro piccolo s’incazzano. Succede che qualcuno chiede di essere rimborsato per i disagi subiti. Succede che tra questi c’è un conoscente, che mi gira la risposta ricevuta da Amt, che potete trovare a questo link.

Cito:

In riferimento alla richiesta pervenuta, pur rendendoci conto del disagio subito dalla nostra Utenza nella circostanza in oggetto, desideriamo precisare che l’Azienda non può essere ritenuta responsabile del danno occorso ai fruitori del trasporto pubblico poiché la mancata erogazione del servizio è dipesa unicamente da causa di forza maggiore ad essa non imputabile ovvero uno sciopero dei suoi dipendenti, non provocato da alcun comportamento antisindacale aziendale… Con tale manifestazione, agendo in violazione ed al di fuori dei limiti di legge, i dipendenti stessi hanno infatti determinato un’impossibilità sopravvenuta per AMT S.p.A. all’espletamento della propria normale prestazione contrattuale.

Non avrei nessuna obiezione a questa risposta – oggettivamente, i sindacati hanno agito di testa propria – se non ci fosse stata una parte dell’accordo che trovo particolarmente odiosa. Vale a dire che “nessun provvedimento disciplinare sarà adottato verso gli scioperanti“.

Ora, delle due l’una: o l’azienda ritiene che i dipendenti le abbiano causato un danno, e allora li sanziona; oppure ritiene di assumersene la responsabilità, e allora risarcisce i pendolari. Ma è del tutto priva di logica la contemporanea affermazione che a) i cittadini sono stati danneggiati, b) la colpa è dei sindacati che hanno violato la legge, e pertanto c) nessuno verrà sanzionato. Il risultato è che l’unica sanzione è quella che viene imputata ai genovesi: privati di un servizio che pure hanno pagato, e congedati con una pacca sulla spalla.

Amt, al pari di molte aziende simili, non è sanabile. L’unica soluzione è il fallimento e l’affidamento del servizio tramite gara, senza costruire improbabili architetture che abbiano l’unico scopo di salvare aziende tecnicamente fallite, finanziariamente irresponsabili e politicamente arroganti. Se Amt non fosse pubblica, il Comune, la Regione e il governo avrebbero chiamato i caschi blu dell’Onu pur di ottenere – giustamente – il rispetto del contratto di servizio e della legge. Essendo Amt un carrozzone pubblico, tutti fanno spallucce e pagano i cittadini.

La proprietà pubblica è strumento di oppressione. Liberandosene, i cittadini non hanno nulla da perdere, all’infuori delle loro catene.

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9 Responses

  1. Maurizio

    Egregio signor Stagnaro ho letto con attenzione il suo scritto che ritengo in tutto questo manca un filo logico che ritengo fondamentale . I sindacati non sono un entità astratta a se stante ma sono una libera espressione e rappresentanza dei lavoratori i quali sono anche loro dei cittadini, che non si sono certamente divertiti a portare la loro lotta a questo punto estremo ,anzi quei famosi cinque giorni costeranno ai lavoratori tantissimo sia in termini economici che politici.
    Inoltre quella che che io definisco la ” loro lotta” è diventata “loro” perché i lavoratori di Amt sono stati lasciati i soli a difendere un bene pubblico che nella nostra città è stato maltrattato, vilipeso, asservito, a giochi di potere, rendendo la nostra azienda uno strumento di potere, anziché uno strumento al servizio del cittadino. Io mi domando dove eravate lei e gli altri cittadini quando questa azienda veniva spolpata letteralmente da ogni risorsa materiale ed umana al solo fine di renderla appetibile ad un mercato che di fatto non è interessato al servizio se non in termini economici cosa che stride fortemente con il concetto di servizio pubblico.I lavoratori di Amt prima di arrivare a gesti estremi anno contribuito al salvataggio dell’azienda che sentono “loro” rinunciando a diritti conquistati negli anni, a giorni di ferie e a denaro sottratto alle ” buste paga ” e quindi alle loro famiglie ( altri cittadini che lavorano e che pagano le tasse ).
    Io stesso che lavoro in Amt assisto quotidianamente a quello che gli utenti/cittadini sono costretti a subire per potersi muovere/vivere nella nostra città e vedo anche una rassegnazione negli stessi che io giudico spaventosa, salgono sui nostri mezzi e accettano tutto quello che succede senza un briciolo di dignità.
    Ora dopo quello che è successo alcuni di loro sono usciti dal torpore e cosa fanno ? Chiedono all’azienda di essere risarciti, ovvero cittadini che chiedono i danni ad altri cittadini, si sa i soldi pubblici escono sempre dalle stesse tasche, invece di chiedere, di pretendere da che amministra la cosa pubblica di smettere di strumentalizzarla agli interessi privati economici e di potere propri ma di incominciare una buona volta a mettere in atto delle strategie con l’obiettivo di ottimizzare e di far funzionare i servizi , vendere a privati con l’obiettivo di cedere la responsabilità non funziona abbiamo già visto recentemente ( vedi esperienza Amt/Transdev) che comunque per funzionare le cose è necessario fare delle scelte che possono sembrare dolorose e non farle serve solo a rinviare il problema.

  2. Umberto N.

    il commento di Maurizio, che vive la vicenda dall’interno poiché lui stesso dichiara che lavora in AMT, è una tristissima conferma.
    Lui stesso afferma che assiste “quotidianamente a quello che gli utenti/cittadini sono costretti a subire per potersi muovere/vivere nella nostra città e vedo anche una rassegnazione negli stessi che io giudico spaventosa, salgono sui nostri mezzi e accettano tutto quello che succede senza un briciolo di dignità.” e ciononostante contribuisce poi a far subire ai tapini ulteriori disagi poiché sicuramente ha partecipato allo sciopero selvaggio non riuscendo a capire – o non volendo capire – ciò che Stagnaro dice nel suo articolo.
    Conferma di atteggiamenti e modi di pensare assurdi, purtroppo estesi a molti. moltissimi che lavorano dentro i carrozzoni, e che certo non saranno mai i fautori del risanamento di aziende che non possono essere risanate

  3. DDPP

    Credo che il dipendente di Amt Genova finga di ignorare che esiste la legge 146/90 che mitiga il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Per non pagare dazio preferisce buttarla in gazzarra ideologica.
    Ma a questo siamo abituati ormai da decenni.
    Mi Rivolgo ora al dott. Stagnaro: Concordo con lei sulla considerazione fatta in merito alla decisione aziendale di non procedere a contestazioni disciplinari nei confronti del personale inadempiente agli obblighi di legge.
    Mi chiedo però dove sia finita la Commissione di Garanzia. Perché non è autonomamente intervenuta? Perché non è intervenuto il Prefetto? E il Ministero degli interni?
    Dove sono le associazioni dei consumatori? Perché non presentano esposti per rifiuto e omissione di atti d’ufficio? Perché la Procura non interviene visto che non è un reato a querela?

  4. maurizio

    Vede il sig DDPP (non ha nemmeno il coraggio di scrivere il proprio nome figuriamoci il cognome) come molti altri evidentemente non conosce il significato delle parole rispetto e responsabilità. Io non ho fatto nessuna “gazzarra ideologica” ma ho semplicemente parlato di dignità, senso civico, democrazia, diritti e doveri, e responsabilità, ma chissà se lei capisce il significato anche di queste parole ? Per quanto riguarda la legge 146/90 chi lavora nei servizi pubblici ahimè la conosce fin troppo bene la cosiddetta regolamentazione dello sciopero che di fatto ha reso l’unico strumento che i lavoratori hanno per far valere i propri diritti un arma spuntata che in pratica danneggia solamente i lavoratori stessi, e i lavoratori che hanno deciso di violarla in modo così estremo si assumono totalmente le proprie responsabilità e per sua informazione oltre ad aver perso 5 giorni di lavoro verranno sanzionati dal Prefetto con multe che ammonteranno a alcune migliaia di euro a testa (ora che lo sa si sentirà appagato), ma invece la classe dirigente politica e politicizzata che attraverso scelte sciagurate protratte negli anni e che ancora continua a fare scempio di ciò che è bene pubblico non si assume mai nessuna responsabilità e no paga mai .
    D’altronde di che mi stupisco, vivo in un paese dove un terzo dell’elettorato attivo si sente rappresentato da un signore che e stato condannato per evasione fiscale, si e vantato pubblicamente (ricoprendo un carica istituzionale di primo piano)di andare con prostitute minorenni, ha insultato pubblicamente persone con importanti ruoli istituzionali e non sia italiani che stranieri, ha fatto del malaffare e della corruzione il suo vessillo. Che Tristezza.

  5. Maurizio

    Per Quanto riguarda quello che abbiamo da perdere purtroppo ci accorgeremo di quanto vale solo dopo averlo perso e leggendo i commenti di questo blog non rimane che chiamare il prete, il lavoro al massacro di chi amministra e decide continua, forse succederà, Amen.

  6. DDPP

    @maurizio (senza cognome)
    Ha ragione, che tristezza continuare a leggere ed ascoltare ragionamenti che erano vecchi negli anni ’70. Allora, almeno ci stava la contrapposizione ideologica e militare tra sistemi politici dominanti. Adesso c’è solo la prepotenza dei Pubblici Impiegati che vogliono tenersi i propri privilegi a danno dei contribuenti
    Ha ragione, che tristezza!

  7. Maurizio

    Forse perché dagli anni ’70 tutto si è fermato mentre altri paesi e popoli si sono evoluti e ci anno pure sorpassato, forse le ingiustizie sociali che esistevano nel nostro paese allora, esistono ancora oggi e in qualche caso sono aumentate , ma sicuramente la responsabilità è da attribuire a pubblici impiegati che pubblici non sono più visto che l’azienda per cui lavorano è una società di capitale , solo perché difendono un grande privilegio che è chiamato LAVORO che svolgono nella maggior parte dei casi con passione anche quando il turno inizia alle 4 del mattino o finisce alle 2 di notte , la Domenica , a Natale , Pasqua ,ecc. anche quando devono passare la notte in rimessa per chiedere un giorno di ferie sperando di essere tra i “primi” oppure quando vanno a fare la visita medica di controllo biennale e pregano di non avere nessun “valore” fuori dalla norma rischiando di finire nel “Limbo” degli inidonei alla guida e pure quando vengono gratuitamente insultati dai clienti per disservizi non imputabili a loro, tutti privilegi da difendere a denti stretti.
    Vede Sig. DDPP una delle differenze che salta agli occhi tra me e lei è che lei rimpiange le contrapposizioni ideologiche e militari ( che includevano anche il terrorismo rosso e nero) di un tempo che fu, e io lamento Qui ed Ora una mancanza di senso di appartenenza a una comunità, di senso civico, di educazione che nella nostra società a mio parere scarseggiano per non dire che mancano.

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