27
Dic
2013

Caro Anno Nuovo, prometto di fare la brava. Forse. F.to Italia

Caro Anno nuovo

ho deciso che appena arriverai tu, sempre così carico di speranze e buoni propositi, diventerò più brava.

Non sono più una bambina ormai e devo imparare a comportarmi con responsabilità. Quest’anno ho festeggiato 65 anni. Per essere una Repubblica, sono ancora giovane ma non ho ormai scuse per fare i capricci o essere irragionevole.

Anche i miei Padri lo dicevano sempre, che avrei dovuto comportarmi bene. Me lo hanno anche lasciato scritto in una specie di testamento che mi affida così tanti compiti e divieti che a volte – e va bene, lo ammetto, spesso – faccio finta che non ci sia. Eh… cosa vuoi!, caro Anno nuovo, è sempre difficile dare ascolto ai Padri, specie per figli così irrequieti come me. A proposito, sapevi che c’è una teoria secondo cui il mio nome vuol dire vulcanico? Non ti sembra che sia appropriato al mio carattere così impulsivo, geniale e fantasioso?

Ok ok, non divago… Me lo dicono in tanti che spesso vado fuori tema e perdo la bussola delle cose che dovrei fare o dire. Quindi, tornando a noi, caro Anno nuovo, ti annuncio il fermo proposito di fare meno birichinate in futuro e ti chiedo di aiutarmi a rispettarlo, accompagnandomi per mano nei prossimi 12 mesi e ricordandomi passo dopo passo di essere più disciplinata.

Anzi, faccio un proposito ancora più concreto, caso mai non mi credessi.

Mi propongo di diventare più diligente a partire dal rispetto delle regole europee.

Tu sai che i miei Padri, per farmi sentire meno sola e crescere più forte, mi hanno messo in compagnia di altri fratelli europei con i quali, come si confà appunto tra fratelli, ci diamo tutti i giorni delle regole per convivere. Ma poiché io sono un po’ indisciplinata, tante volte mi comporto come se non esistano. Pensa che ancora negli ultimi anni risulto essere la sorella più disubbidiente di tutti (vedere per credere qui, qui, qui)!

Allora, il primo passo per onorare il proposito di diventare più brava è quello di imparare a rispettare le regole che mi dò con i miei fratelli in Europa, anche perché, caro Anno nuovo, forse tu non lo sai ma, ogni volta che disubbidisco, da quelle parti minacciano di farmela pagare cara. E a volte ci riescono, come nel caso di quei 30 milioni di multa per aiuti concessi per mezzo di contratti di formazione e lavoro che non garantivano la creazione di nuovi posti di lavoro o l’assunzione di lavoratori in difficoltà di inserimento.

Forse sarebbe meglio per tutti se imparassi ad essere più rispettosa delle regole che io stessa accetto, almeno finché voglio stare con loro: meglio per me, prima di tutti, perché ogni volta rischio di essere multata e siccome i tempi sono di magra forse sarebbe opportuno evitare di disubbidire (anche se, detto tra noi, i soldi non li tiro fuori proprio io, ma li faccio cacciare ai contribuenti…).

Il fatto è, caro il mio Anno, che tante volte per me è proprio difficile onorare le regole. Tu forse non lo vedi da lì davanti, ma qui ci sono tante tentazioni che mi strattonano ora da un lato ora dall’altro. Per esempio, ora mi è venuta la tentazione di mettere una tassa sui profitti generati da imprese straniere nell’economia digitale italiana. È una cosa assolutamente contraria alle regole europee, ma io, come d’abitudine, chiudo gli occhi e mi butto, anche se so già che, se il diritto è una cosa seria, finirà male pure stavolta. Che ci posso fare se ho questo brutto carattere, così impulsivo e facile a convincersi anche delle più grandi sciocchezze?

Ti faccio un altro esempio: c’è un sacco di gente affezionata ai libri di carta. Sono una cosa meravigliosa, non c’è che dire. Quel suono delle pagine, quell’odore leggero di polvere, quel colore stinto col passare degli anni incantano anche me. Però ci sono regole europee che mi imporrebbero di non essere partigiana e aiutare questa o quella categoria di imprese, anche se facesse le cose più preziose del mondo. Ti confesso che la settimana scorsa ho deciso di far finta di nulla e ho stabilito che l’acquisto dei libri può essere in parte detratto dal reddito, ma solo per quelli di carta, non anche per gli e-book. Ecco, prometto che cose così appena arrivi tu non le farò più.

Poi c’è la vecchia storia degli aeroplani. Che belli che sono! Specie quelli con la coda dipinta di verde/bianco/rosso. Come mi inorgoglisco quando li vedo! E siccome non mi va che il tricolore sia cancellato, ho deciso di aiutare i proprietari di quegli aerei con una operazione che forse forse me la cavo, però – con te posso essere sincera – anche lì ho fatto orecchie da mercante a chi mi diceva che era un’operazione non proprio in armonia con le regole del mercato comune… Ah sì, poi sempre per gli aerei c’è quella normetta approvata pochi giorni fa che esenta dalla formazione del reddito le indennità di volo del personale aereo: una cosuccia, magari non la vedono nemmeno…

Visto che ti sto confessando le marachelle di quest’anno, ti dico l’ultima così poi mi sento liberata dal peso e appena arrivi tu posso cominciare come si deve a essere diligente.

Ti ricordi la vecchia storia sugli OGM? La Corte di giustizia mi aveva già detto che non potevo oppormi alla coltura di OGM se autorizzata dall’Unione Europea, ma io ho fatto di testa mia e avendo preso un impegno preciso ho approvato un decreto che vieta la coltivazione di mais OGM.

Caro Anno nuovo, sarà meglio che mi fermi qui con i racconti…

Spero che tu abbia capito che se sono disubbidiente è un po’ per indole, un po’ perché non hai idea di quanta gente mi chiede di essere accudita, protetta, cullata. E io, che sono ancora giovane e sensibile, non riesco a dire di no e per accontentare un po’ tutti alla fine faccio qualche pastrocchio e, come ti ho detto, rischio di pagarla cara.

Mi aiuterai ad essere più forte e ragionevole?

Ti lascio ai tuoi preparativi, immagino sarai preso dal farti bello e smagliante per tutti quelli che si aspettano così tanto da te.

Tua

Italia

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1 Response

  1. Francesco_P

    Cara (nel senso di costosa) Italia! Inizi subito con una bugia. Dici di avere 65 anni. In realtà nei hai 153, cioè da quando un manipolo di sciagurati riuscì a far collassare un regno con un vasto territorio che in realtà governava un’unica città e il suo circondario.
    Cos’è cambiato in 153 anni? La burocrazia? NO. Un Re che conta poco? Contava poco Re Vittorio Emaunele II, ancor di meno Re Umberto, e – checché ne dicano i grillini – conta ancor di meno il Re Giorgio I dei nostri giorni. La Giustizia? Neppure quella è cambiata. Basta leggere l’episodio del giudice del Paese di Acchiappacitrulli ( http://it.wikisource.org/wiki/Le_avventure_di_Pinocchio/Capitolo_19 ) per scoprire che nulla è cambiato.
    Non sarebbe ora di andare in pensione? O forse, per aver mandato in rovina il tuo sistema previdenziale, temi di non ricevere più un soldo?

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