25
Dic
2013

Il “Salva Roma”, il “mille proroghe” e gli sprechi non contestati di ATAC

Il “Salva Roma” è arrivato al capolinea. Il Governo non ha deciso per la conversione in legge e di fatto si rimanda tutto al “Mille proroghe”, il quale farà i conti con il solito “assalto alla diligenza”.

Si potrebbe pensare che la mancata conversione sia un bene, perché come ricorda la nota del Ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini “sarà contenuta la correzione, annunciata in Parlamento, alla norma relativa agli affitti di immobili da parte della pubblica amministrazione”.

Ben venga questa correzione, ma nessuno parla di un punto che costa molto di più alle tasche degli italiani, vale a dire la norma “Salva ATAC” che serve di fatto a conservare gli sprechi dell’azienda municipale romana.

Non è un caso forse che il Movimento 5 Stelle sia rimasto in silenzio su questo, forse perché avevano degli interessi da difendere, quali la salvaguardia dei posti degli autisti.

L’ATAC è l’azienda pubblica che gestisce il trasporto pubblico con quasi 12 mila dipendenti e un fatturato che sfiora 1,2 miliardi di euro.

Di questi ricavi, circa il 70 per cento arrivano dai contributi pubblici, vale a dire dalle tasse dei contribuenti italiani.

Per meglio comprendere “l’affollamento di dipendenti”, basta vedere il tasso di copertura della spesa per il personale con il ricavo da tutti i biglietti e abbonamenti venduti in un anno.

Questi ricavi coprono solo il 45 per cento delle spese per il personale.

Vuol dire che una volta utilizzati tutti i ricavi da biglietti e abbonamenti, bisogna ancora coprire il 55 per cento dei costi per il personale e inoltre, il costo del carburante e tutti gli altri costi operativi.

Nel corso degli ultimi 4 anni l’azienda ha perso in termini operativi quasi 700 milioni di euro, nonostante abbia ricevuto circa 3 miliardi di euro di contributi pubblici.

Il dato finale, che deve preoccupare alquanto la politica, più degli affitti d’oro, è che un chilometro percorso da un mezzo ATAC costa quasi 3 volte il costo in Gran Bretagna (qui non si parla dei prezzi, ma dei costi) e il doppio di quello svedese.

Questi dati sono incredibili perché un dipendente svedese costa più di quello italiano, ma evidentemente in ATAC c’è un numero spropositato di dipendenti.

Le inchieste hanno rivelato quali fossero i metodi di assunzione, non solo dei dirigenti, ma generalizzato in tutta l’azienda.

È chiaro dunque che i costi ATAC sono doppi rispetto a quelli europei e tramite una liberalizzazione del settore si potrebbero evitare sprechi per mezzo miliardo di euro l’anno.

Come fare?

Non certo introducendo una norma come quella contenuta nel “Salva Roma/ Salva ATAC” che dava la golden share ai sindacati per eventuali licenziamenti. Tale emendamento proposto dal senatore Aracri di Forza Italia è stata appoggiata trasversalmente dal Partito Democratico e dalla CGIL.

Al contrario bisognerebbe aprire liberalizzare il mercato, facendo delle gare serie per l’affidamento del servizio, magari suddividendo il mercato in aree non eccessivamente grandi.

In questo modo si introdurrebbe la concorrenza e con un risparmio di mezzo miliardo di avrebbe un servizio sicuramente di qualità superiore.

Oggi il metodo di assegnamento del servizio è ridicolo. Il Comune assegna alla sua azienda municipalizzata ATAC il servizio, senza alcuna gara (sembra lo spot, vuoi vincere facile)

In futuro, le gare non dovranno essere gestite dal Comune, ma dovrà esserci un conflitto d’interesse tra chi appalta il servizio e chi gestisce il servizio.

Chiaramente quasi nessuno il Parlamento ha alzato la voce per mezzo miliardo di sprechi di ATAC, mentre tutti si sono lanciati sul bersaglio degli affitti d’oro.

A chi fa comodo controllare migliaia di dipendenti comunali, ottimo serbatoio di voti?

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9 Responses

  1. marco Canapi

    Lavoro nel settore in un altra città ma in cosa consisteva più nel dettaglio l’intervento sulla Atac ed eventualmente sulle altre municipalizzate? Grazie e complimenti

  2. Gianluca

    Bisogna dire che grazie all’inhouse il servizio a tutt’oggi è ancora pubblico , come d’altronde è stato voluto con volere referendario , e quindi tutti possono usufruire dei trasporti anche se ciò comporta una perdita a livello economico. Diciamo che in Inghilterra il servizio sta tornando pubblico a causa di innumerevoli incidenti mortali avvenuti e che il contribuente paga il biglietto più di 4 sterline.Forse in Italia i privati hanno scoperto che si può lucrare sui servizi dedicati ai cittadini (italo docet dopo aver mangiato adesso fallisce) ….Il problema non sono gli stipendi degli autisti ma quelli della dirigenza politicizzata..forse?!

  3. victor carlos

    Dell’ATAC si può dire tutto il peggio. Non sfiorerebbe il marciume di una realtà scandalosa. Tre miliardi di perdite ripianate sinora con soldi pubblici, 700 milioni l’anno di ulteriore deficit, costi operativi non finanziati dai ricavi, spesa per il personale coperta soltanto dal 45% degli introiti d’esercizio, costi tripli o quadrupli rispetto all’Europa, livello di servizi ai limiti del Quinto Mondo. E, per citare qualcos’altro, inchieste sulla generalizzata pratica di assunzioni clientelari e, da ultimo, la produzione e vendita fuori bilancio di titoli di viaggio apocrifi per un valore di milioni. Di cui si ignora (?!) la destinazione.
    A siffatto disastro – scaricato sulle spalle dei contribuenti non soltanto romani ma di tutta Italia – la vergognosa complicità di Governo e forze politiche di supporto ripropone indecente sanatoria con il decreto salva Roma formalmente ritirato ma già nei contenuti in dirittura di rinnovo nelle prossime ore attraverso il milleproroghe. Una pratica truffaldina connaturata al metodo di governo abituale in materia di fiscalità occulta (vedi IMU). Con il salvataggio di Atac in prima linea (centinaia di milioni per il 2013) con la mafiosa connivenza istituzionale e politica nella perpetuazione del sistematico saccheggio di risorse pubbliche a beneficio di una azienda decotta, fuori mercato, fuorilegge e gestita com’è noto a tutti. Un salvataggio che, peraltro, declassa e sbiadisce alla dimensione di briciole lo scandalo montato in Parlamento sulle presunte anomalie degli affitti d’oro sottratti a più congrui criteri di gestione.
    E’ quanto,ancora una volta in queste settimane, Governo e forze politiche che lo sostengono offrono nel deprimente quotidiano spettacolo delle rispettive e coincidenti irresponsabilità. Emblematicamente rappresentate, tra l’altro, dal corrivo ricorso ai voti di fiducia che ne smascherano – come per la legge di stabilità – le intrinseche degenerazioni e la definitiva irreversibilità. Lontani da qualsiasi barlume di resipiscenza e decoro.
    V.C.

  4. Andrea giuricin

    @gianluca
    1) confondi liberalizzazione e privatizzazione
    2) confondi i costi con i prezzi
    3) Se credi di risolvere il problema #ATAC con lo stipendio di 80 dirigenti sui 12 mila dipendenti, buona fortuna

  5. massimo

    Ma perchè gli enti pubblici hanno la possibilità di chiudere reiteratamene in rosso i loro bilanci, senza dover portare i libri contabili in tribunale per fallire o chiedere il concordato preventivo?

  6. gianluca

    La liberalizzazione fino ad adesso a portato solo dumping contrattuale fra lavoratori..difatti i prezzi si abbassano a discapito del lavoratore .
    Guardiamo il nostro caro liberatore Renzi che ha tolto 200 euro dalle buste paga dei dip. ATAF.
    Se a Genova si sono tolti 2000 euro (tale è l’ammontare delle multe per dipendente) per lottare contro la privatizzazione è perché dalla liberalizzazione ci sono già passati con i francesi ed il risultato è stato licenziamenti e fallimento con il comune che ha dovuto riprendere l’azienda (forse i tedeschi con Moretti sono più bravi?).
    Il problema non sono solo gli stipendi degli 80 dirigenti ma la loro incapacità nel traghettare l’azienda ad conti virtuosi e ciò non per colpa del personale .
    Perche non si parla dei soldi buttati fino ad oggi per esternalizzazzioni “mal riuscite “forse perché come diceva Petrolini i soldi togliamoli ai poveri ne hanno pochi ma sono molti !!!
    In fine mi spiegate perché il privato dovrebbe mantenere la tratta Montelibretti ROMA per 10 persone a viaggio che con il biglietto non pagano neanche la benzina…..FORSE è PER QUESTO CHE GLI ITALIANI HANNO VOTATO PER IL TPL PUBBLICO..per continuare ad avere servizi per tutti.
    Non confondo i costi con i prezzi e che i LAVORATORI sono stanchi di essere equiparati a costi passivi , se nel resto d’europa lo stato sta reinternalizzando perché noi CONTRO IL VOLERE DEGLI ELETTORI vogliamo fare il contrario!!!!

  7. ROBERTO

    Egregi,
    la solita buffonata dei politicanti. Ormai visto il livello dei soggetti che gestiscono le cose pubbliche non mi aspettavo niente di buono.
    Tutta questa situazione come altre ha nomi e cognomi, bene si dica chi c’era o chi c’è e come pensa di risolverla mettendoci la faccia, come
    fanno le persone serie di fronte alle responsabilità….utopico vero ?
    Ps: Caro Andrea, Mi complimento con Lei e con chi tratta certi argomenti per lavoro come giornalista e non ha ancora l’ulcera . Grazie

    Saluti
    RG

  8. Federico

    Gentilissimo Gianluca, è chiaro che solo una società privata in concorrenza con altre società è interessata a produrre utili e ad offrire un servizio pubblico (cioè per il pubblico) efficiente e gradito. I dirigenti di una società privata sono responsabili del loro operato di fronte agli azionisti e se falliscono vengono mandati a casa. Le sembra che il dirigente della società pubblica possa avere lo stesso attaccamento alla qualità ed all’efficienza, sapendo di essere inamovibile, legato alla politica locale a filo doppio attraverso assunzioni e cordate?
    Basta che lo stato faccia le regole per assicurare la qualità del servizio (anche sulla Montelibretti-Roma) e metta in concorrenza gli operatori privati, sorvegli la qualità e la soddisfazione dei consumatori. Per il resto basta il mercato. Il prezzo? Sarà il migliore che è ragionevole ottenere per lo Stato.
    Se poi ricorda il desiderio degli elettori che i mezzi di produzione appartengano allo stato, converrà con me che un tal sistema economico (comunismo) non ha mai portato benessere, solo distruzione e povertà, e alla fine è miseramente fallito.
    Con i miei migliori auguri per il Santo Natale

  9. giuseppe1

    @ Gianluca

    Scusa, ma se quelli di Montelibretti vogliono andare a Roma, glielo devo pagare io il biglietto?
    Fuori dall’iperbole, per queste situazioni si trovino soluzioni alternative, in ambito locale.
    Che so, un sussidio del Comune per i pendolari che vanno a Roma. Si organizzano magari in cinque con una macchina, e gli si paga il carburante. Costerà ameno cento volte meno che un servizio pubblico!
    Che il trasporto debba costare una enormità, più del reddito prodotto da queste persone, mi sembra francamente una pazzia.

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