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22
Dic
2013

L’accordo politico-sindacale per salvare gli sprechi ATAC

Siamo all’assurdo. L’emendamento al “decreto Salva Roma” in realtà salva gli sprechi delle municipalizzate. In particolare quelli di aziende quali ACEA e ATAC, non certo campioni dell’efficienza.

Un emendamento del senatore Francesco Aracri, in quota Forza Italia, votato anche dal Partito Democratico con l’appoggio della CGIL, il sindacato che è formato al 52 per cento da pensionati, di fatto danno la golden share sui licenziamenti nelle inefficienti municipalizzate romane ai sindacati.

Quegli stessi sindacati che hanno dato sempre l’appoggio per assumere personale in eccesso di ATAC che tutti gli italiani devono pagare tramite le loro tasse.

Non bisogna scordare che i problemi di ATAC, non derivano dai circa 700 milioni di euro di perdite negli ultimi quattro anni, ma dagli oltre 3 miliardi di euro di sussidi. Questi sussidi servirebbero per il servizio che l’azienda offre ai propri cittadini.

Sono sussidi enormi pari a 11 volte al costo di tutto del carburante di ATAC.

Ma dove vanno tutti questi sussidi?

I costi per vettura chilometro a Roma sono oltre i 6 euro. Un costo che è quasi 3 volte al costo in Gran Bretagna o doppio rispetto alla Svezia, dove si sono effettuate delle gare vere per decidere chi dovesse fare  il servizio.

Una liberalizzazione seria che permetterebbe un servizio di qualità con un risparmio enorme per i cittadini di Roma e per tutti i contribuenti italiani che pagano il debito della città di Roma.

Ad oggi il Comune di Roma, assegna alla propria azienda comunale il servizio, senza troppi controlli, senza una gara che faccia uscire tutte le inefficienze. Anche laddove si sono svolte delle gare, come a Milano per ATM, si è presentato solo un concorrente, quello comunale.

Senza le gare o con delle gare dove si conosce già il vincitore servono solo ad alimentare gli sprechi delle aziende governate dalla politica.

C’è un problema in ATAC per quanto riguarda il numero del personale?

Prima di rispondere con il populismo, ricordando come vi siano state assunzioni clientelari, basta guardare al numero di dipendenti.

Solo per ATAC sono circa 12 mila, vale a dire circa il 50 per cento di tutti i dipendenti di tutta la Commissione Europea sparsi per il 28 stati dell’Unione. Il personale costa il doppio per vettura chilometro (una vettura che percorre un chilometro) per ATAC rispetto alla Svezia, dove gli stipendi sono ben superiori.

Quindi la risposta alla domanda è: si, il personale è in eccesso.

Un servizio, quello di ATAC, che costa complessivamente il doppio di quanto potrebbe costare se ci fosse una liberalizzazione seria.

Cosa bisognerebbe fare?

Il senatore Aracri, che è il vincitore di questo emendamento, ricorda che “non è con il far west in tema di liberalizzazioni che si risolvono i problemi del Comune di Roma”.

Invece il tema delle liberalizzazione è da accettare, volenti o nolenti, perchè gli italiani non si possono più permettere di mantenere questi sprechi che devono pagare con le proprie tasse. Non è il costo del biglietto il problema. Biglietti e abbonamenti coprono il 21 per cento dei costi di produzione.

Questo serve a ricordare che questi sprechi si pagano tramite le tasse generali.

Tale differenza di efficienza rispetto ai casi europei, significa “in soldoni” negli ultimi quattro anni uno spreco di due miliardi di euro.

Lasciando la golden share ai sindacati, che non a caso convergono con la posizione del Senato, di fatto si blocca un minimo di efficienza nelle aziende municipalizzate.

Essere assunti per amicizia non è un criterio accettabile per un paese che ha un debito vicino a 2100 miliardi di euro, vale a dire che ogni neonato quando nasce ha un debito ben superiore a 30 mila euro.

Le famiglie italiane non hanno più la possibilità di pagare doppio il servizio di ATAC solo per fare il favore ad una classe sindacale che difende delle posizioni di rendita.

Forse la politica e i sindacati non se ne sono ancora accorti, ma i danni della recessione sono ormai evidenti da qualche anno.

Twitter: @andreagiuricin

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4 Responses

  1. Riifaccio una proposta:
    C’è un’italia legata al mercato che sta vivendo un periodo di crisi ed un’Italia “di stato” (Stato, municipalizzate, Partecipate, pensionati) che non rinunciano ai diritti acquisiti, anzi i loro stipendi aumentano secondo vecchi parametri. Questa seconda italia chiede sempre più tasse soffocando così la prima ed andando verso la catastrofe … un po dopo. L’unico modo per essere “coesi” sarebbe quello di legare lo stipendio degli “statali” alla media del PIL dei due anni precedenti.

  2. giuseppe

    Ho spesso sostenuto che i Comuni, per distribuire buoni servizzi e ottimizzare la spesa devono avere una dimensione adeguata, una “massa critica”. Ma l’inefficienza incredibile della città più grande d’Italia mi fa seriamente riflettere.

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