18
Dic
2013

Web tax prêt-à-porter e web tax su misura

Di una cosa va dato merito ai sostenitori della web tax, sulle cui criticità ci siamo già soffermati su Leoni Blog (clic e clic) e – più dettagliatamente – in questo Focus: della tenacia con cui si ostinano a presidiare un provvedimento troppe volte dato per morto e poi risorto. Ma i motivi di plauso si esauriscono qui.

Dopo che la scomunica di Renzi e le perplessità di Letta sembravano averne segnato il destino, oggi la web tax si ripresenta con qualche ritocco. Svanisce il primo comma, quello che faceva un confuso riferimento all’acquisto di servizi online e al commercio elettronico diretto e indiretto, mentre sopravvive l’obbligo di acquistare gli spazi pubblicitari e i link sponsorizzati «visualizzabili sul territorio italiano» da soggetti quali «editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita IVA italiana». Allo stesso modo, si circoscrive al settore dell’advertising la previsione dell’emendamento Covello, che altera le modalità di determinazione del reddito d’impresa.

Le modifiche partorite nella notte dalla commissione Bilancio della Camera intervengono solo sul perimetro del provvedimento, senza rettificarne in alcun modo l’impianto sbilenco. Si tratta ancora di una norma “illegittima, inutile, dannosa e autolesionista”, sebbene di portata più limitata. In questo senso, è naturale chiedersi se il gioco valga la candela, dal momento che la candela è diventata un moccolo. Perché persistere nella difesa di un intervento che ci esporrebbe a una sicura procedura d’infrazione e che minerebbe gli interessi del nostro ecosistema digitale a fronte di un’attesa di gettito ancor più modesta della previsione originaria?

La web tax formato mignon non risponde alle perplessità dei critici e, a ben vedere, ne aggiunge di nuove. Il riformato ambito di applicazione, infatti, indebolisce le altisonanti giustificazioni in termini di equità fiscale ed evidenzia l’assetto degli interessi sottostanti alla discussione. Raramente quanto in questo caso, è possibile identificare con chiarezza i soggetti che beneficiano di una proposta legislativa e quelli che ne sono danneggiati. L’articolato della web tax li indica chiaramente, a cominciare da quella gerarchia editori-concessionarie-motori di ricerca.

Insomma, ai problemi già sollevati si aggiunge l’impressione che il provvedimento miri espressamente a favorire alcuni soggetti economici a scapito di altri, violando un principio cardinale di civiltà tributaria. Un sospetto, per il vero, evidente sin dall’origine, ma rafforzato dall’evoluzione degli ultimi giorni, perché – con buona pace di Andrea Pezzi – l’opinione di Carlo De Benedetti ha un peso specifico ben superiore e perché l’aver cassato gli altri servizi online rende immediatamente visibile che quella che poteva apparire come una delle conseguenze della web tax è, invece, la sua principale ragion d’essere.

Ancora sul Sole di oggi, Francesco Boccia si difende dall’accusa di aver ideato una tassa ad aziendam, quando – proprio nelle ore in cui l’articolo andava in stampa – il dibattito parlamentare si spingeva in quella direzione. È ora davvero cruciale che il governo intervenga, perché se la web tax prêt-àporter era una misura profondamente sbagliata, questa versione su misura è uno scempio inaccettabile.

@masstrovato

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4 Responses

  1. Riccardo

    Carlo De Benedetti è l’ultimo legittimato a parlare di tasse “giuste”, dato che il popolo Italiano gli ha appena accordato, tramite il governo, 120 Milioni per Sorgenia, notoriamente iper-indebitata.

  2. Paolo Laires

    In realtà, la webtax, comunque configurata, è completamente illegale, secondo le regole comunitarie. Infatti l’art. 395 comma 2 della direttiva 2006/112/CE (la direttiva che attualmente regola l’imposizione iva in tutta la UE, ed ha valore cogente per tutti gli stati) recita “Lo Stato membro che desidera introdurre le misure di cui al paragrarafo 1 (che sarebbero le “misure speciali di deroga alla presente direttiva, allo scopo di semplificare la riscossione dell’imposta o di evitare talune evasioni o elusioni fiscali”, NdR) invia una domanda alla Commissione fornendole tutti i dati necessari”. E solo il Consiglio, dopo aver informato tutti gli altri stati, e dopo una appropriata istruttoria, autorizza o meno lo stato proponente all’attuazione di tale misura; e in ogni caso tale autorizzazione sarebbe a tempo determinato. Tra l’altro, questa procedura non sarebbe neanche una novità per l’Italia: infatti, nella finanziaria 2006, l’Italia decise di istituire il regime di “reverse charge” sulle vendite di telefonini e computer, per evitare il fenomeno delle cd. frodi carosello, e la relativa evasione iva. Ma tale disposizione, pur presente nella Legge, è rimasta non operativa fino al 2010, quando il Consiglio UE l’ha approvata, però modificandola e restringendo la sua applicazione, e infatti, nonostante la legge italiana dica formalmente altro, dall’aprile 2011 è in vigore il regime di reverse charge sui telefonini e solo sui processori, ma non sui computer completi, perché il Consiglio così ha deciso. Quindi, nonostante quello che decidono Boccia & C., la norma è inattuabile e senza alcuna validità legale in Italia, visto che come tutti dovrebbero sapere, ma evidentemente nelle stanze dei palazzi ci sono una marea di ignoranti, il diritto dell’Unione ha precedenza su quello nazionale, ed è immediatamente applicabile anche senza una norma nazionale attuativa.

  3. Francesco_P

    La webtax è solo un espediente per tassare
    Come si evince dal bollettino statistico della Banca d’Italia ( http://www.bancaditalia.it/statistiche/finpub/pimefp/2013/sb67_13/suppl_67_13.pdf ), nel periodo gennaio-ottobre le entrate tributarie sono diminuite di 1,442 miliardi di euro, nonostante l’inasprimento fiscale, mentre il debito delle pubbliche amministrazioni è cresciuto di 69,279 miliardi di euro, da 2.016,042 a 2.085,321.
    Anziché pensare alla riduzione della pressione fiscale ed allo snellimento burocratico, condizioni essenziali per avere un po’ di ripresa, il governo pensa a trovare nuove entrate sulla prima casa come sul web o su qualsiasi altro tema. Gli effetti di questa politica non possono che essere ferocemente recessivi. Comunque, come ricorda Riccardo, 18 dicembre 2013, lo Stato trova sempre i soldi per lo svizzero (dal 2009) De Benedetti.
    Non capisco con quale faccia tosta Letta abbia potuto parlare di un aumento del PIL italiano di un punto nel 2014 e di due nel 2015.
    Quando si arriva a tassare l’intassabile, quando si continua ad alimentare un sistema fiscale vessatorio che fa dell’incertezza per il contribuente uno stato permanente, quando si raccattano soldi dalle tasche dei contribuenti per compensare le perdite degli imprenditori”amici”, NON CI PUO’ essere altro che un’accelerazione della crisi.

  4. Mike_M

    Non sanno più cosa inventarsi. Tra poco tasseranno anche la capacità polmonare con la TASARES (“Tassa sull’aria respirata”).

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