9
Dic
2013

Come creare nuovo lavoro pagando le ore effettivamente lavorate—di Gian Luigi Capriz

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Gian Luigi Capriz.

Esiste nella normativa italiana uno strumento molto flessibile e pratico per gestire le attività di tipo occasionale: sono i cosiddetti “Voucher” regolati dal D.L. 276/2003 che sono tuttavia uno strumento ancora poco diffuso ed il cui utilizzo è limitato ad un numero ristretto di possibili fruitori e ad uno spazio temporale e di reddito circoscritti.

Tralasciando una serie di precisazioni tecniche, a grandi linee questo strumento consente di mettere in regola, senza complessi adempimenti burocratici, molte attività di carattere occasionale che in passato non avevano alcuna regolamentazione ed esponevano perciò sia l’utilizzatore che il prestatore a notevoli rischi anche di ordine penale, in caso di incidenti o contenzioso. Parliamo di standisti di fiera, di lavori di giardinaggio o pulizia, di camerieri o cuochi in sagre di paese, di attività agricole, di prestazioni non continuative di lavoro domestico, in genere di quelle miriadi di attività che consentono a giovani e meno giovani di godere occasionalmente di entrate a fronte di lavoretti di non lunga durata.

Il “voucher INPS” o “Buono Lavoro” si attiva abbastanza facilmente o presso gli appositi uffici, o in posta, o presso i tabaccai convenzionati, o infine su Internet.

Per ogni 10 € di valore nominale, che rappresentano il compenso minimo di un’ora di lavoro, restano al prestatore di attività 7,5 euro netti mentre 2,5 coprono tutti gli adempimenti contributivi, ivi comprese le coperture assicurative infortuni.

Questo non significa che un’ora di lavoro non possa essere pagata anche più di 10 euro lordi, ma che non può essere pagata di meno.

Gli utilizzatori , come datori di lavoro, possono essere sia aziende che singoli cittadini, ed in molti casi anche la Pubblica Amministrazione.

Per quanto riguarda invece il prestatore di lavoro, si può trattare di studenti, di pensionati, di disoccupati, di cassintegrati, ma anche di lavoratori autonomi o subordinati, italiani o stranieri in regola. Praticamente chiunque può prestare la propria attività coperta da voucher.

Rispetto ad un rapporto di lavoro tradizionale, a parità di compenso orario netto per ora di lavoro prestato, il divario è enorme, a causa delle impressionante quantità di oneri indiretti che gravano sul rapporto tradizionale e non gravano invece sui “voucher”.

In via esemplificativa non esistono né 13a né tantomeno 14a, né ferie né permessi né festività né TFR, non si paga malattia né preavviso di licenziamento, non ci sono da compilare buste paga, CUD o moduli di vario tipo.

Premesso questo, il calcolo è presto fatto: un datore di lavoro regolato dalle norme tradizionali, che voglia dare 7,5 euro netti, per ogni ora lavorata ne dovrà sborsare circa 20, considerando tutti gli oneri di cui sopra, ed ipotizzando una tassazione di prima fascia.

Almeno un altro euro per ora viene speso nella gestione burocratica di un dipendente.

Con i “voucher” ne paga 10, e non ha problemi di alcun tipo per la parte burocratica o fiscale del rapporto di lavoro.

Certo questa soluzione lascia scoperta una serie di tutele, ma quante di più ne lascia scoperte la disoccupazione?

Tantissimi datori di lavoro che potrebbero creare nuova occupazione si sentono scoraggiati da soluzioni estremamente onerose in rapporto al reddito che rimane in tasca al prestatore di lavoro, oltre al problema non trascurabile di relazioni che possono diventare più difficili da sciogliere di un matrimonio.

In un momento di particolare difficoltà come l’attuale si potrebbe lanciare al governo e alle parti sociali questa proposta: adottiamo in via sperimentale per il biennio 2014- 2015 un programma di completa apertura dei “voucher” , senza limiti di orario annuale ed entro un reddito massimo di 20.000 euro netti per lavoratore, solo per l’occupazione aggiuntiva e con il limite del 10% dei dipendenti già occupati alla data dell’1 gennaio 2014, consentendo comunque almeno 5 assunzioni ad ogni datore di lavoro.

Con ogni probabilità questo esperimento, adeguatamente pubblicizzato, moltiplicherebbe le possibilità di un lavoro che, seppur precario, darebbe in questo momento respiro a chi si trova nella necessità o di un reddito di base o di un’entrata aggiuntiva a una pensione insufficiente o a un sussidio di disoccupazione.

Sarebbe inoltre una interessante alternativa, anche perché fiscalmente deducibile per le imprese, al lavoro sommerso, irregolare e non assicurato.

Gian Luigi Capriz – consulente di organizzazione del lavoro

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10 Responses

  1. giancarlo

    Gentile sig Capriz
    Ma di che argomento ha scritto? Leggo fra i tag la parola ‘lavoro’. Ma non trovo nel testo e nelle sue tesi un riferimento al significato di quel vocabolo.
    Lei avrebbe scoperto un sistema di SFRUTTAMENTO delle persone in difficoltà in quanto licenziati o sotto-precari e dunque facilmente ‘aggredibili’. Non so se chi ha deciso di pubblicare il suo articolo nel sito si sia effettivamente ed intimamente reso conto del cinismo che pervade il suo testo.
    La voglio anche informare che in Grecia c’è qualcuno che ha già superato le sue tesi. Ho letto che in quel disgraziato paese esiste la possibilità legale di sottoscrivere un contratto di lavoro ‘a offerta’. Già! Per esempio, io la assumo con questo contratto, che non prevede in una fase iniziale alcun salario. Però, se lei fosse disoccupato, sarebbe contentissimo. Come lei scrive, avrebbe da gioire, in quanto che cosa avrebbe da pretendere? Essendo un rifiuto della società -in quanto consumatore con reddito scarso o assente- un appestato, un pezzente, sarebbe contento di incrementare la competitività del suo paese. Le vorrei dire che fa ancora in tempo a scrivere un articolo sul contratto di lavoro con salario a carico del lavoratore. Con questa tipologia di contratto la competitività resterebbe elevata come nel caso precedente ma in più si avrebbe un CLUP negativo? Che forza!
    Vabbè ora ho scherzato ma anche il suo testo alla meno peggio è sarcastico.
    Seriamente. Mi auguro che le sue idee siano il semplice frutto di un calcolo matematico e che anche lei non abbia pensato di applicarle al caso concreto, realmente per sfruttare le disgrazie dei più sfortunati. In caso avverso si rende conto che quei contratti potrebbero essere un giorno il pane quotidiano dei suoi figli? Auguri.

  2. Gian Luigi

    Egregio Giancarlo,
    premetto che io, come libero professionista, sostanzialmente lavoro in un regime in cui viene pagata solo l’effettiva prestazione.
    Lo stesso accade per una mia figlia che ha avviato una attività autonoma e non ha nessuna garanzia pubblica o privata di ricevere
    un compenso minimo per ciò che produce.
    Fatta questa doverosa premessa per rispondere al Suo augurio, io sono partito da 2 constatazioni, cui Lei col suo sarcasmo
    non dà risposta: la quantità potenziale di lavoro offerto che non si traduce in realtà per una serie impressionante di vincoli economici e normativi,
    e la contemporanea elevatissima disoccupazione che costa in termini sociali e di autoconsiderazione al disoccupato oltre che gravare pesantemente
    su tutta la collettività. Non credo che la migliore soluzione per un disoccupato, un cassintegrato, o chiunque abbia una utile attività da offrire sia
    il non lavoro o il lavoro in nero. Nè ritengo che la mia proposta debba considerarsi la normalità, bensì una risposta ragionevole ad una situazione eccezionale quale quella attuale in Italia, alla quale hanno in gran parte contribuito la burocratizzazione e la rigidità del mercato del lavoro.
    Avendo quotidianamente esperienza diretta di questa situazione, vedo che tanti preferiscono non far lavorare piuttosto che imbarcarsi nell’impazzimento
    di assumere qualcuno, cui peraltro giunge in tasca tanto ma tanto meno di quello che costa.La mia proposta non è di pagare poco una prestazione,
    ma di trovare un modo legale per cui la distanza fra il costo di un dipendente ed il reddito che ne deriva sia il minore possibile.
    Lei crede che i giovani italiani che vanno a lavorare all’estero trovino le stesse tutele che hanno i dipendenti italiani? Vanno a guadagnare di più,
    ma paradossalmente costano molto meno.

  3. maurizio

    Gentile sig Giancarlo
    Ma dove vive ? Lo sa che in Italia ci sono tre milioni di persone che lavorano in nero a salari ancora più bassi e senza contributi ? Lo sa che in Italia lavora il 38% della popolazione e in Germania il 50% ? Lo sa che ciò che impedisce l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro è uno Stato che su questo rapporto vuole un pizzo del 50%? Lo sa che il 70% dei cassintegrati fanno un doppio lavoro? Il lavoro dovrebbe essere un contratto libero tra due soggetti che ritengono di trarne benefici , le posizioni ideologiche come le sue e come tante norme vigenti, restringono l’incontro tra domanda e offerta e creano disoccupazione, è contento di questo risultato? Chi stabilisce che un accordo dove un lavoratore guadagna 1500 € al mese è sfruttamento, Lei, lo Stato ?
    Lo sa che è la produttività a far crescere i salari?
    Sui voucher di Capriz, Io li vorrei ancora più flessibili, dimezzerei il costo contributivo e integrerei questi salari con un’ integrazione di 1€ ora da parte dell’Inps che dovrebbe toglierli alle pensioni retributive. Si avrebbe che ad es. un salario di 1500 costerebbe 1600. Così si eliminerebbe quasi tutto il sommerso e si creerebbero milioni di posti di lavoro, crescerebbe il Pil, si otterrebbero risparmi per ridurre il cuneo fiscale anche sugli altri contratti e così via sino all’uscita dalla crisi.
    Ma non si farà mai finché nel Paese sono maggioranza i paladini dell’aria fritta come Lei. Lei si sente a posto con la sua coscienza e si sente il buono per aver difeso ( a parole ) i più deboli , che poi i più deboli non riescano a trovare un lavoro, un reddito per avere una vita dignitosa , sarà sempre colpa degli altri , i cattivi .
    Auguri

  4. giancarlo

    Maurizio
    Ciò che mi descrive mi è noto. Che in Italia ci sia una ridotta percentuale di occupati mi è noto. Ma se si tagliano i redditi oggi, domani si potrà immaginare una domanda interna maggiore? Quegli stessi dipendenti che si vorrebbero flessibilizzare sono gli stessi che domani esprimeranno una propensione al consumo chiaramente minore. E’ difficile saper mettere questo rovescio della moneta ull’altro piatto della bilancia? Ricordatevi che l’Italia è piccola e anche l’Europa. Se la vostra idea di crescita si fonda nella deflazione salariale quale unico e logico sfogo al vincolo esterno autocastrante che ci siamo imposti, siamo lontani anni luce dalla vera soluzione del problema. Con la vs soluzione esisteranno da qualche parte sempre e comunque poveracci disponibili ad abbassare le pretese salariali, fino a giungere al lavoro ad offerta. Ma siamo sicuri che il NS obbiettivo sia la crescita? Perché con i vs sistemi la crescita non arriverà. Sarà solo effimera. Consentirà solo di recuperare pochi punti di competitività per pochi mesi. Poi qualcuno in Romania offrirà di meno. E noi dovremmo partire con un nuovo giro di deflazione.

  5. sertin

    giancarlo,
    in romania già lavorano per meno, come in Cina, anche quella parte di cina che già ci ritroviamo in Italia (rogo recente di prato ce lo ricorda).
    Quindi tu che faresti?
    Dazi? E il rischio dei controdazi per risposta ai nostri?
    Illumina-mi/ci.

  6. maurizio

    Gentile Giancarlo e Sertin
    Tagliare i redditi ? Deflazione salariale ? Dazi? Forse non ci capiamo ( ma la cosa che mi preoccupa di più è che molti politici che contano, non capiscono) L’economia di libero mercato non è un modello superfisso dove ricchezza e occupazione sono cifre immutabili che lo Stato redistribuisce . Se lo Stato mette una barriera ( contratti nazionali ) e alza i salari minimi, il risultato sarà semplicemente che spariscono lavori marginali e la ricchezza da essi prodotta e cresce la disoccupazione ( ci sono corposi studi sugli effetti del salario minimo ), se si agevola la libera contrattazione crescono nuovi lavori marginali e quindi nuova occupazione. Se fosse vero il contrario ( come sostiene Giancarlo ), lo Stato dovrebbe stabilire che ad es. 200.000 lavoratori Fiat e indotto dovrebbero percepire 10.000 € al mese , così potrebbero spendere di più e far crescere nuova occupazione ma è così? No , Fiat andrebbe fuori mercato, fallirebbe e avremmo 200.000 disoccupati in più. Il salario non è una variabile indipendente,è più alto dove un sistema paese ha più produttività e più occupazione. Favorire un aumento dell’occupazione è quindi fondamentale per far crescere la ricchezza di un paese. Se aumentano gli occupati e il Pil , si riducono gli interessi sul debito e i costi per gli ammortizzatori e se i delinquenti che ci governano usano questa ricchezza per ridurre il mostruoso cuneo fiscale , i salari netti crescono altro che deflazione salariale. Meno disoccupati ci sono e più un’impresa dovrà pagare il lavoro qualificato . Così funziona.

  7. Pippo

    Signori
    questa gente dei modelli superfissi, dei “diritti da tutelare” – è piena di belle parole ma NON SA UN CAVOLO E NON HA NEANCHE LA PAZIENZA, L’UMILTA’ e forse neanche la capacità di leggere e pensare qualcosa di non retorico in economia.
    Pensano che il danaro cresca sugli alberi, che il datore debba sempre pagare (tutto compreso e garantito) stipendi alti e per sempre. Che lui, il datore, se non è una banca centrale che stampa o una PA che munge tasse (finchè non finiscono i danari dei cittadini, nel qual caso chiederanno di stampare) i soldi li debba anche trovare nel mercato (cioè, offrendo servizi e prodotti graditi) non ci pensano neppure. La teoria marxista del plusvalore (totalmente assurda). Il datore è ipso facto un delinquente. Allora che si diano lavoro da soli se son capaci (diventando così delinquenti anche loro, partite – iva evasori).

    Sarà anche un miglioramento il voucher. Il bel risultato, come per tutti i salari minimi, è che se implementato con uno stringentissimo controllo chi produce (rendimento marginale, etc) per un valore più basso del minimo (20 euro /h lordi ) NON VIENE ASSUNTO e dunque fa la fame. Aiuta i deboli il salario minimo ? Aiuta i poveri diavoli che non sanno che fare ? Se io voglio (e non posso di più) pagare uno spazzino 10 euro lordi all’ora, o lo trovo per 10 o non lo prendo.

    20 euro all’ora sono una cifra indecente per averne 7,5: lo stato se me mangia 12,5 che non portano a nulla (uah, uah, gli paghiamo i contributi, così da vecchio lo spazzino va alle seychelles con 3 cent /mese) . L’ennesima vergogna. Una vera schifezza, altro che. 20 euro /h è quel che prende un meccanico economico di auto, iva esclusa. Uno non paga così tanto un tizio che viene a tagliare l’erba.

    Quanto agli stipendi rumeni, etc. noi andremo in quella direzione. Gli errori si pagano. Meglio uno stipendio basso per un lavoro economicamente sano (globalmente parlando, cioè per grandi numeri: il politico o lo statale col culo parato ovviamente preferiscono grandi somme in tempi brevi) e che può crescere nel tempo che nulla.

    Quando i danari saranno stati depredati tutti dal malinteso e malimplementato “stato sociale”, per i “diritti” (malintesi) delle anime belle e stupide, ogni redistribuzione sarà impossibile. Forse a quel punto stamperanno (con l’euro finora non si può, QE) ma il risultato sarà ancora peggio.

  8. Pippo

    Ma mettiamola ancora più semplice. Come mi pare che sia in nazioni sicuramente più civili di questa (ok, confondo nazione e paese, vabbè). UK. Se non erro entro determinati limiti (addirittura!!!! 70k eur circa/annuum) di reddito una impresa (e.g.: un tizio che abbia un furgoncello e decida di aiutare la gente, dietro piccolo compenso, a traslocare) è soggetto a tassazione forfettaria (molto bassa) e semplificazioni contabili per noi impensabili. Da noi il tizio tale avrebbe: CCIAA; minimale contributi; studio di settore; acconti (lorsignori neanche sanno che sono), spesometro. Per fare dei semplici traslochi, già dal 2o anno solare. Se non è un drago finanziario rischia di fallire miseramente e indebitarsi.

    Ed il singolo che faccia lavoretti tali (come anche in Germania: minijobs) entro determinate soglie (i valori di cui stiamo discutendo) ha defiscalizzazione completa.

    QUESTA sarebbe una cosa seria (cioè, sarebbe serio sancirlo per iscritto. Non è con il preteso recupero di somme ridicole, che fa più danni che altro, che si sanano cose compromesse molto più gravemente). NON dei ridicoli, pietosi, indegni, indecenti, parto di menti bacate, voucher che uno ha bisogno del commercialista quasi per farli. Ma per carità, in un paese tale potrebbe anche essere un passetto in avanti. Ah certo, le anime belle, i pii, zelanti, col posteriore parato, dipendenti pubblici o tutelati da monopoli statali (mantenuti e inetti) faranno presto a indignarsi.

    Intanto un povero cane che volesse mettersi a fare l’imbianchino (pitturare i muri, cavolo! poi dicono che non c’è lavoro, che i giovani son choosy) o caccia 3500 euro di minimale inps a breve o si becca una cartella.

  9. luigi

    sono concorde con la proposta , altri commenti non li trovo estremamente lucidi o anche solo con proposte più interessanti .
    sfugge un conto banale e che dovrebbe saltare all occhio , vale a dire che il reddito media in Italia è di circa 1200 € \mese , per cui ipotizzando che il percettore del reddito lavori le classiche 8 ore giorno per 4 settimane al mese in reddito netto che ne deriva è esattamente il medesimo .
    certo analisi grossolana , ma è il conto che farebbe un qualsiasi disoccupato o sottoccupato italiano.
    ci si scorda altresì di come è avvenuto il boom economico del dopoguerra , con persone che avevano idee anche visionarie e che hanno avuto la possibilità di provare a sfidare il mercato fondando piccole società che davano lavoro , non strapagato e magari non continuativo .
    Ma quel poco ha permesso a tanti di lavorare e percependo un reddito dignitoso , di crearsi una professionalità da vendere sul mercato al miglior offrente e in questo modo moltiplicare il proprio reddito .
    Nel boom economico sono venuti prima i dovei poi i diritti , ora dobbiamo rimetterci in discussione far venire alla luce le genialità degli italiani e una proposta in cui togliamo le catene alle idee , che sono burocrazia , follie amministrative per avere autorizzazioni e costi indiretti sul lavoro che rendono antieconomico per i datori di lavoro assumere personale dovendo sostenere costi esorbitanti , senza sapere se l azienda crescerà grazie a quel contributo umano e se si riuscirà a pagare tali importi senza cannibalizzare l azienda .
    la proposta del voucher è una splendida opportunità se gestita nel giusto modo e capito l obbiettivo primo per uscire da questa crisi , senza continuare a tassare quel poco che è rimasto di funzionante in questo paese geniale e folle al contempo .

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