23
Set
2013

Ipotesi sul trionfo Merkel. Per l’Italia una buona chanche, se non ci suicidiamo

Al trionfo elettorale di Angela Merkel moltissimi masticano amaro, in Italia. A sinistra come a destra, come tra i grillini. In un Paese che stenta sempre più a riconoscere proprie responsabilità per una crisi che lo colpisce tanto duramente, avrebbe preferito tutt’altro risultato sia il più della politica italiana, sia i tanti che ormai parlano a gogo di uscita dall’euro come fosse bere un bicchier d’acqua. Eppure il trionfo della Merkel ma con un risultato aperto a diverse interpretazioni dovrebbe essere considerato come una grande chanche per l’Italia, se solo volesse giocarsi il semestre europeo di presidenza Ue nel 2014 nella condizione di “Paese in regola”, e non precipitato a disastrose elezioni.

La maggioranza assoluta dei seggi del Bundestag viene sfiorata dalla Merkel da sola. Allo stato, il conto dei seggi attribuiti a Cdu-Csu è di circa 311 su 630, contando quelli attribuiti con il secondo voto alle urne. Ciò la porta alle vette di grandi statisti come Adenauer. E’ alla Cancelliera, che viene comunque confermata la leadership della politica germanica. Rafforzandola, perché a nessuno può venire in mente di negare che la vittoria è sua e sua personale.

Il neonato movimento euroscettico “da destra”, AfD, non entra nel Bundestag. Soprattutto non è esploso raggiungendo quota 7 o 8%, e questo conta eccome. Per i liberali della FDP la débâcle è clamorosa e più prevedibile, per l’inconcludenza in questi anni, tanto al ministero dell’Economia che per le ondivaghe posizioni del partito. In ogni caso, la sconfitta della sinistra è netta. La Spd guadagna sul 2009 ma resta lontana dalla Merkel di circa 16 punti, e sia Verdi sia Linke, la sinistra estrema, perdono rispetto ad allora.

La differenza tra avere grandi partiti europei e non averli, come nel caso italiano, sta in un buon esempio: gli impegni assunti in campagna elettorale. La Merkel ha sempre escluso alleanze a destra con AfD. Mentre il leader sfidante della Spd, Steinbrück, ha sempre escluso alleanze con la sinistra estrema. Ciò che conta per loro è apparire credibili coi propri programmi di governo, non mettere insieme eterogenee alleanze che non reggono alla prova dei fatti, come da 20 anni avviene in Italia. Per questo oggi l’unica vera strada per il governo tedesco è la grande coalizione tra democristiani e socialdemocratici. Con la Merkel però in posizione di assoluta forza. Sarà una trattiva dura. Il presidente della Spd Sigmar Gabriel è uno tosto, non gli va affatto di ripetere l’esperienza 2005-09 in cui Schroeder spinse le riforme più incisive di finanza pubblica, welfare e mercato del lavoro, la Merkel ne incassò i benefici mentre la Spd perse un mare di voti a sinistra. La cancelliera può giocare la carta dell’alleanza coi Verdi, se le cose si mettessero male. ma la strada maestra è la grande coalizione. Che tenga conto  del senso generale di questo voto tedesco, ancorato a due pilastri: sì all’euro e all’Unione europea contro chi ne vuole uscire, ma sì anche a regole che evitino la messa in comune di debiti sovrani degli euromembri. Che cosa potrà cambiare nella politica economica europea, e per i Paesi eurodeboli come l’Italia? Molte cose, in realtà. L’euro non è affatto assicurato una volta per sempre. La stragrande maggioranza delle unioni monetarie sono fallite, nella storia. L’euro, una moneta diventata comune senza aver unificato davvero i mercati sottostanti e dunque con molte fortissime asimmetrie non autoequilibranti di prezzi, produttività, offerta di credito e via continuando, potrebbe benissimo anch’esso  rispettare la regola, invece di essere eccezione.

Eurobond. Richiesti da anni dall’Italia come dagli altri Paesi eurodeboli, non hanno possibilità di essere accolti. La Merkel ha chiuso la campagna elettorale escludendoli esplicitamente. Ma gli eurobond non solo l’unica soluzione possibile. Si può pensare invece ad affiancare agli euro criteri attuali – i tetti a deficit e debito ben noti, il pareggio di bilancio e il fiscal compact per il rientro dei debiti pubblici – nuove metriche che tengano in più conto la convergenza reale delle economie: a cominciare dall’andamento delle bilance di pagamenti per requilibrare l’eccessivo surplus tedesco, e la quota di investimenti pubblici e privati sul Pil. Certo, per avere i titoli per farlo magari è meglio che l’Italia sia in regola, che rischiare il commissariamento andando a nuove elezioni alla cieca.

Trattati. A Berlino sono molto freddi, sull’ipotesi di nuovi grandi accordi istituzionali. Prima vogliono vedere come gli eurodeboli applicheranno il fiscal compact -che obbliga a scendere dal 2015 ogni anno di un ventesimo dall’eccesso di debito pubblico oltre la quota del 60% di Pil – e il two pack – il criterio che abbiamo condiviso per il quale, dalla legge di stabilità da presentare in Parlamento entro poche settimane, ogni legge finanziaria degli euromembri viene esaminata a Bruxelles prima e non dopo che il parlamento lo approvi. La Bundesbank e la Corte di Karlsruhe già faticano molto a convincersi che i limiti degli attuali Trattati, dello Statuto della Bce e della GrundGesetz, la Costituzione tedesca, non siano già stati superati.

BCE. Anche per l’Eurotower, al di là dell’indifferenza ufficiale alla quale è tenuta, la grande coalizione tedesca è preferibile ad altre soluzioni. Per la Cancelliera, più che un aiuto sono state una spina nel fianco, le critiche – e le dimissioni dalla BCE – di esponenti dell’ala ortodossa della Bundesbank portate alla linea seguita da Draghi con le aste di liquidità LTRO e con lo scudo OMT – i due “capolavori” che hanno impedito all’eurocrisi di degenerare e la spingono lentamente a rientrare. Ma l’euroscetticismo alle urne comunque non ha sfondato. Il giudizio che stiamo attendendo in autunno della Corte di Karlsruhe non per questo sarà meno fermo nel porre “paletti al futuro”, per la BCE. Ma si abbassano le probabilità di bocciature su quel che è avvenuto in questi anni.

Unione bancaria. E’ il più delicato punto aperto, oggi. Il meccanismo di vigilanza unico europeo, incentrato sulla BCE, è stato deciso e votato. Ma restano da sciogliere i nodi di un fondo autonomo da mobilitare per finanziare gli eventuali interventi d’emergenza su banche “sistemiche” cioè transfrontaliere, al di là dei salvataggi eventualmente a carico delle finanze pubbliche nazionali e del coinvolgimento al loro fianco del mercato. Il ministro delle Finanze uscenti, Schauble, è notoriamente se non ostile moltop scettico su un fondo comune europeo. In realtà sarebbe necessario, per chi intende l’Unione bancaria come un passo verso l’Unione di bilancio e l’Unione politica. Senza uno strumento finanziario comune, la vigilanza comune della BCE sarebbe più forte e più omogenera di quella attuale affidata alle banche centrali dell’eurosistema a livello nazionale, ma anche meno credibile.

Il motore europeo. Nell’ultimo anno, il grande punto debole della tradizionale locomotiva europea, l’alleanza franco-tedesca, è entrato in crisi per via delle crescenti difficoltà e delusioni del presidente Hollande, a Parigi. La famiglia socialista europea si attendeva un grande ribilanciamento rispetto all’ortodossia germanica, dopo Sarkozy. Ma la prospettiva è presto sfumata. La Francia ha portato a casa uno slittamento del rientro dal suo deficit di bilancio, ma nulla per il riequilibrio di una crescita europea che – è diventato un mantra condiviso da socialisti europei e popolari “non tedeschi” – non può funzionare sul solo modello export led germanico. Londra, con il governo conservatore Cameron, si è insinuata nello spazio lasciato aperto, e recentemente ha vinto molte partite. Ecco lo spazio ideal-teorico per un’Italia coi conti in ordine a nome di tutti gli eurodeboli, se non saremo autodistruttivi come purtroppo le cronache di questi giorni lasciano credere.

La politica estera. E’ un punto debole, per la Merkel. Molti scambiano l’elasticità delle sue posizioni per non aver le idee chiare, e per questo anche da noi fiorisce una letteratura sullo “stile grigio” di Mutti Merkel. Al contrario, da grande politica ha assecondato negli anni il pensiero profondo della maggioranza dei tedeschi, dallo sposare un costosissimo mega piano di energie rinnovabili che ha tagliato l’erba sotto i piedi dei Verdi – e non credo li spingerà a collaborare con la Merkel – a un crescente isolazionismo mondiale, dopo che la Germania era stata in Afghanistan. L’Europa inesistente di questi anni nelle vicende mediorientali indebolisce tutti. Gli Usa ne sono molto delusi. E la Germania avrà bisogno fino a 200mila immigrati l’anno per reggere la sua curva demografica. Chissà se sapremo farci più intraprendenti e più furbi, invece di continuare a guardarci l’ombelico e a contare a migliaia i disperati che sbarcano sulle nostre coste.

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10 Responses

  1. Francesco_P

    Per 5 seggi sarà necessario fare la Große koalition. I tedeschi sanno fare i loro interessi e non si pongono neppure il problema di ostacolarsi e boicottarsi quando sono in coalizione; i socialdemocratici non sono neppure così allegri spendaccioni quando si tratta di altri Paesi le cui difficoltà finanziarie potrebbero mettere in difficoltà la supremazia tedesca in Europa, i bassi tassi che favoriscono le imprese e il valore dell’euro che favorisce gli investimenti fuori dall’eurozona. L’euro è fatto a modello degli interessi tedeschi: è illusorio pensare che un cambio di coalizione al governo comporterebbe un diverso rigore finanziario nei confronti dei partner europei.
    Il freno alla spesa pubblica sarebbe necessario indipendentemente dalla partecipazione dell’Italia all’euro. Con l’euro che contribuisce a mantenere bassi i tassi dei Paesi poco (o per nulla) virtuosi, l’anno prossimo pagheremo di soli interessi una cifra attorno al 6,5% del PIL, un po’ più o un po’ meno a seconda degli andamenti del PIL e dei mercati. Il conto potrebbe essere più salato se le eventuali elezioni anticipate restituissero un Parlamento ancor più ingovernabile dell’attuale.
    Io personalmente ritengo che lo Stato unitario italiano non serva più, soprattutto perché non è più in grado di esprimere una politica estera (extra UE) e neppure una politica europea. Avendo perso la sua funzione principale, l’unico collante unitario rimasto è l’interesse dei partiti a spartirsi i soldi delle tasse da spendere in favoritismi alle corporazioni ed in clientelismo. Di questo sembra non accorgersene nessuno, neppure la Lega ex Nord (ormai da tempo diventata Lega Bizantina). Eppure è sotto agli occhi di tutti.

  2. Mario45

    @ Francesco P.
    L’ultimo paragrafo l’ho riletto tre volte, pensando di aver frainteso. Invece no, ho capito bene. Per la prima volta trovo qualcuno che sostiene che lo stato unitario non serve più, ammesso che sia mai servito a qualcosa. Se se ne diventa consapevoli, potrebbe essere questa la soluzione, anche se la sua attuazione ci riserverebbe autentiche montagne da scalare. Trovare qualcuno che è arrivato a questa conclusione è già un inizio.

  3. Caio Sempronio

    Sono da sempre avverso alla moneta unica europea e penso di averne anche alcune ragioni .. per farle capire mi sono inventato questa storiella:

    Il macinino del pepe.
    Mio nonno comprò un macinino del pepe per casa, per mia nonna, dopo pochi giorni che l’aveva il macinino si ruppe, mio nonno l’aprì e nel cercare di riparalo ne comprese il funzionamento e cominciò a costruirne alcuni per gli amici, in officina mise una mensola dove allineava i sui macinini del pepe e ai clienti che entravano provava sempre a vendergli un macinino. Per farla breve mio padre organizzo una ditta tutta dedita ai macinini del pepe e 15 anni fa sono subentrato io. Ora viene il bello !!
    L’inflazione (media, ponderata) dell’Italia è sempre maggiore dell’inflazione tedesca.
    L’inflazione dell’Italia è sempre maggiore dell’inflazione media Europea.
    Questi sono dati di fatto …assodati.
    Quindici anni fa misi sul mercato un macinino del pepe (bellissimo) che costava 100.
    Anche una nostra concorrente tedesca mise sul mercato un macinino del pepe ( brutto … forse più robusto) che costava 100.
    Per facilitare i conti pongo l’inflazione tedesca uguale a 0 (zero) e l’inflazione italiana uguale a 3%.
    Dopo 10 anni il nostro macinino costava 134 e il macinino tedesco costava ancora 100.
    Dopo 15 anni il nostro macinino costa 155 e il macinino tedesco costa ancora 100.
    Domanda: come può una impresa che lavora in Italia fare concorrenza con un’impresa tedesca se i governanti delle due nazioni hanno deciso di avere la stessa moneta, – ma non la stessa inflazione -.
    Certo che la stessa inflazione non la possono avere: è un fenomeno dell’economia che ancora non si riesce a controllare… quando la si controlla si deprime il mercato … questo è quello che succede nei paesi latini !!.

    Certo le percentuali ufficiali non sono quelle del mio “raccontino”, ma in questi ultimi anni sono sorte numerose associazioni e studi, universitari e non, che hanno più volte dimostrato come l’inflazione sia sottostimata sia per errori sistematici dell’istituto di statistica che per vera volontà politica.
    Ma anche tenendo per buoni i dati ufficiali, sopra riportati, l’effetto del differenziale inflazionistico
    continua a limare la competitività delle aziende ITALIANE in modo inesorabile e continuo.
    Gli effetti sulla vita sociale dei paesi ad alta inflazione sono devastanti tutti derivanti dal fatto che le aziende sono costrette a de-localizzare se non vogliono chiudere. ( o ad acquistare materie prime e manodopera all’estero, che è poi la stessa cosa). I risultati si vedono: in Spagna la disoccupazione è del 30% in Germania non è mai stata così bassa!
    Il debito pubblico diventa un carico insostenibile, un paese con poco sviluppo e un’alta disoccupazione ha inesorabilmente dei costi sociali alti, così che le risorse non vengono impiegate nella ricerca e nell’istruzione generando un perverso carosello di cause ed effetti tutti rivolti ad aggravare la situazione. Il debito pubblico diventa incontrollabile !

    I benefici della moneta unica io non li conosco, forse li conosce lo stato … che paga gli interessi del suo debito qualche punto in meno … ma è un vantaggio momentaneo … quando diminuirà pesantemente il gettito fiscale che farà ?
    La moneta unica , dopo aver clamorosamente fallito il tentativo di arginare l’inflazione, non è stata nemmeno in grado di bloccare o arginare la speculazione.
    L’unico vantaggio che gli riconosco è la semplificazione dei cambi, con le relative piccole e grette speculazioni da parte delle banche, tutte manovrine che c’erano con le monete nazionali, nient’altro.

    Che cosa c’è di meglio che monete separate per regolare automaticamente il differenziale inflazionistico? . In caso contrario la nazione con l’inflazione più alta avrà sempre la peggio.
    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-01-09/cambio-euro-rigido-vince-122745.shtml?uuid=AbgMXdIH&fromSearch
    E neanche possiamo scatenarci in una gara deflattiva … bisogna anche vivere. Sono circa venti anni che in Italia c’è la moneta unica europea, prima sotto le mentite spoglie del serpente monetario (le unità di cambio, l’ecù ) poi l’euro, e sono 20 anni che c’è depressione e mancanza di sviluppo.

    C’è chi cita gli USA come esempio di moneta unica e forte, ma gli USA hanno avuto una guerra di secessione con il risultato di localizzare bene il potere politico e quello finanziario. Il resto del paese vive con quelle direttive e se non ti va bene ti sposti, il paese è prevalentemente nomade, le case sono di legno, … non esiste paragone con l’Europa delle nazioni, con le loro lingue il loro territori e, non ultimo, la rete degli affetti che noi europei e noi italiani, in particolare, siamo tanto legati.

    Teorie come la produzione a chilometro zero dove vanno a finire ??
    Anche l’agognato posto sicuro, mito e meta degli italiani va a farsi benedire, le imprese hanno bisogno di cambiare continuamente personale nel tentativo di trovare la soluzione più economica.

    Vi è poi il problema del signoraggio che, con una moneta locale generata dal “Governo Locale” produce indubbi vantaggi economici non dovendo pagare interessi a banche lontane e avulse dal territorio. Certo che l’inflazione che generiamo ce la cucchiamo tutta Noi se la moneta è solo la Nostra, ma questo è un problema di cultura al quale non si può porre rimedio con scorciatoie alla Cavallo (nome del ministro argentino che legò il pesos al dollaro USA nel tentativo vano di combattere l’inflazione interna e in vece costrinse l’Argentina a una vita da rospi per 11 anni ).

  4. giuseppe

    Leggo sul sito di “Fare per fermare il Declino” (che ho votato) del recente sodalizio con l’Associazione Trentatrepercento e di un convegno organizzato a Roma per il 28 Novembre. Tra i relatori, Mario Baccini. Mi sono stropicciato gli occhi (se per caso avessi letto male) Sogno, o son desto, caro Giannino?

  5. RiccardoG

    Scommetto quello che volete che ne Italia ne Spagna ne Portogallo potranno rispettare la riduzione di un ventesimo del debito pubblico. Cosa succedera? O si rompe l euro o si rompe questa assurda regola

  6. Lettore

    Il Fiscal compact è un delirio insostenibile a danno di tutti i paesi eurozona – ad esclusione della Germania- senza fondamento scientifico alcuno. Un delirio che porta dritto alla deflagrazione della moneta unica. Anche dalle parti del Chicago Blog comincia ad essere evidente; un passo nella giusta direzione.

  7. marco

    concordo
    i migliori vadano in Germania
    per loro ci sono consistenti speranze
    Gli altri imparino che gli asini non ci servono se non a consolare i mediocri…che per i furbi gli spazi si trovano

  8. Piero

    se Corte Tedesca farà cattiva Dragone ed Amici Usa faran ri-partir panico x ottener con Cattive quello che con Buone negano.. nn è escluso che prox volta nn attaccherannopiù Periferici ma il cuore cioè la DB.. Merkel è furba e lo sa.. il suo popolo no.. la Corte ed Oscar nn so..

  9. Marco

    Caro Oscar, ottimo pezzo. E’ incredibile che la Germania si appresti ad essere governata da un governo di larghe intese. Ebbene la tracotanza della Merkel è stata ben percepita dal suo popolo, percentuale degli astenuti è del 28%, un pochino più alta rispetto a quella italiana.
    Certo le magagne italiane sono tutte a carico e per colpa nostra, ma l’attuale situazione…. un po’ di autocritica, cari crucchi fatela. Un esempio negli Usa è fallita la città di Detroit,città dell’automobile da anni in declino, sarà il governo ad intervenire, ma ad esempio il Colorado (uno Stato a caso) non avrà problemi di finanziamento come è avvenuto con i paesi eurodeboli. L’Unione Americana è comunque salva (parlano inglese, hanno un unico presidente ed hanno il dollaro).

    Il sogno di una Europa Unita è oramai svanito.

    L’Italia, ad esempio, partecipa al Meccanismo Europeo Salvastati (MES) per il 17%, con 125 miliardi (siamo soci ed il terzo contributore). Amici cari non facciamo i fessi riportiamo i nostri soldi a casa, prima degli altri paesi euro deboli.

    Per concludere, la Sig. ra Merkel anche se diventerà il capo del governo tedesco più longevo della storia, non sarà mai una statista come lo fu la compianta Margaret Thatcher. Ridatemi l’ultimo penny, please.

  10. Spartaco

    @marco
    Se salta l’euro i migliori tornanano velocemente dalla Germania; cioè vengono rispediti dalle locali autorità x far posto agli autoctoni senza lavoro. Dopodichè latini e biondi popoli nordici, migliori e mediocri, asini e furbi finiscono tutti in “braghe di tela”. Un nuovo 1929.

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