9
Set
2013

Tre ragioni economiche per cui è meglio evitare avventurismi politici

Oggi si riunisce la giunta per le elezioni del Senato, all’ordine del giorno le conseguenze della pena comminata a Silvio Berlusconi per evasione fiscale sui diritti tv. Tutti sanno che non c’è alcun accordo su decadenza e incandidabilità, eventuale rinvio alla Corte costituzionale della legge Severino, natura stessa delle pene interdittive – se amministrative o penali – e conseguente possibilità o meno di applicazione dei limiti di retroattività delle norme in questione. Da oggi si apre dunque un nuovo accidentato sentiero di instabilità per l’Italia. La tenuta del governo Letta è a rischio, ed è stato sinora impossibile capire quanto Berlusconi sia convinto dei possibili frutti di uno scontro assoluto, e quanto invece di quelli di un atteggiamento ragionevole.

Ma di tutto questo valuterà e deciderà Berlusconi, insieme al Pdl. Sono scelte però che hanno una ricaduta che riguarda tutti. Ed è dunque necessario dare una risposta chiara a una domanda precisa. Perché considerare un bene degno di tutela, la prosecuzione dell’attuale governo?

Un conto è se a rispondere sono i soggetti politici presenti in Parlamento, ciascuno dei quali persegue il proprio legittimo interesse. Quel che è evidente è che se il Pdl aspetta le decisioni del suo fondatore, Grillo punta a capitalizzare in nuove elezioni a breve e anche con l’esecrato Porcellum la sua irriducibile alterità rispetto a Pdl e Pd. Mentre il Pd sta approdando faticosamente alla scelta di un nuovo leader, Renzi, ma a propria volta in ampie fasce del suo elettorato e dirigenza è convinto che prima finisce la formula di emergenza Pd-Pdl-Scelta civica, meglio è.

Altro conto è se alla domanda si tenta di rispondere guardando agli interessi generali. Ovviamente, anche nella valutazione degli interessi generali pesano eccome le idee e opinioni degli osservatori, visto che nessuno è depositario della verità. Ma cerchiamo comunque di fissare almeno tre ragioni di fondo, per le quali è meglio evitare una crisi al buio, forse una rielezione del Capo dello Stato, ed elezioni con una legge che comunque non garantirebbe governabilità, né scelta degli eletti da parte dei cittadini.

La prima ragione è europea e internazionale. Negli ultimi tre giorni, al Forum Ambrosetti a Cernobbio, è stato un coro univoco tra gli ospiti internazionali: l’Italia eviti di farsi altro male. Dall’ex governatore della BCE Trichet al grande storico di imperi e mercati Niall Ferguson, da Ian Bremmer specialista della valutazione del rischio come criterio principe non solo dei mercati ma della politica estera, al commissario europeo Almunia al presidente del Consiglio europeo Van Rompuy, tutti hanno considerato nuove elezioni italiane sul caso Berlusconi come una scelta che esporrebbe l’Italia a un rischio terribile. Quello di essere il maggior Paese avanzato a frenare l’intera crescita mondiale, ora che l’Ue in quanto tale è uscita dalla crescita negativa.

Siamo usciti da pochissimo dallo status di sorvegliati speciali, perché eravamo soggetti alla procedura d’infrazione europea per il nostro deficit pubblico. Andare a nuove elezioni ci esporrebbe a risforare il 3% di PIl come deficit nel 2014. E, soprattutto, impedirebbe alla presidenza di turno italiana dell’Unione, che scatta dopo quella greca dal primo luglio 2014, di avere un qualsivoglia credibile programma di reindirizzo dell’Europa verso metriche diverse rispetto a quelle del fiscal compact, metriche su cui misurare investimenti e bilancia dei pagamenti oltre a deficit e debito pubblico.

Tornare a calcare il cappello del somaro per l’Italia è una conseguenza internazionale ed europea oggettiva e certa, in caso di elezioni. Figuriamoci poi in un quadro in cui la vicenda della Siria porta al diapason tutte le contraddizioni della politica americana in Medio Oriente, e mentre abbiamo i nostri soldati schierati sul confine tra Libano e Israele, cioè tra Hezbollah filoiraniani e l’obiettivo di ogni possibile ritorsione fondamentalista.

La seconda ragione è economica, e coincide con l’impatto per noi tutti lavoratori e contribuenti italiani degli effetti se il governo cade. Anche qui vale il criterio delle conseguenze oggettive, comunque la pensiate di ciò che il governo avrebbe dovuto potuto fare e non ha fatto, o di come ha fatto ciò che ha fatto.

Cento punti di spread in più sui titoli decennali tedeschi, per i mesi necessari a scioglimento, campagna elettorale e nuovo governo, significano un punto di Pil in più – circa 15 miliardi – di interessi da pagare sul debito pubblico italiano nel triennio successivo. Facile immaginare  che cosa capiterebbe alla legge di stabilità, da presentare entro il 15 ottobre e che va poi sottoposta  all’esame di Bruxelles entro novembre e approvata entro fine dicembre. Per l’IMU, cadrebbe la copertura della seconda rata sulla prima casa, che va disposta entro il 15 ottobre in concomitanza con la Legge di stabilità. Né ci sarebbero i termini per definire la nuova Service Tax sugli immobili per il 2014, attualmente avviata a essere un pasticcio immondo che va evitato con norme precise. L’aumento dell’IVA al 22% dal primo ottobre tornerebbe a scattare. Metà delle banche italiane quotate rischiano di vedere i loro titoli scendere sotto il livello “spazzatura”, in caso di inevitabile downgrading del rating del debito pubblico italiano. I tassi sui mutui tornerebbero a salire, la restrizione di credito per famiglie e imprese – già dura – si prolungherebbe invece di attenuarsi. Salterebbe l’ultima rata di finanziamento della CIG entro fine anno, e l’ulteriore garanzia a nuove coorti di esodati. Salterebbe il Patto per la salute appena avviato tra Stato e Regioni. E fermiamoci qui, perché l’elenco è molto più lungo.

La terza ragione investe non ciò che il governo ha fatto finora, ma ciò che ha promesso di fare nei prossimi mesi. Entriamo nell’opinabile, ma è anche vero che si tratta proprio di ciò che è più necessario, per rilanciare la crescita di un Paese che resta fanalino di coda ora che l’Europa si riprende, e persino il Portogallo nell’ultimo trimestre è tornato a un più 1,1% di Pil.

Impugnare le forbici davvero sulla spesa pubblica – ieri Saccomanni ha promesso un cambio di marcia sulla spending review, ma purtroppo ha riparlato di un commissario e di una task force ad hoc, mentre i tagli dopo anni vanno fatti e non più studiati – abbattere imposte sul lavoro e impresa cominciando da Irap e cuneo fiscale – parola di Letta, a Cernobbio – effettuare dismissioni pubbliche di mattoni di Stato e innumerevoli utilities locali, estendere il tentativo di abolire le province a una rivisitazione vera e profonda del Titolo V della Costituzione nelle competenze di impatto finanziario ed economico. Sono solo quattro dei più pesanti esempi, di ciò che si attendeva da un governo Letta più coraggiosamente proteso a orizzonti riformisti di lungo periodo, e meno condizionato dalle pesanti eredità della campagna elettorale.

Nessuno può davvero sapere, se la svolta di energia che il governo promette verrà davvero. Letta si sforza di promuoverla, ed è anche per questo che ha lanciato la palla della candidatura italiana alle Olimpiadi 2024, altra proposta della quale chi qui scrive pensa che sia una fuga in avanti rischiosa, in un paese tanto indietro su centinaia di opere infrastrutturali necessarie, e che allo stato attuale ancora non ha speso per proprie incapacità istituzionali il 60% dei fondi strutturali europei che ci erano attribuiti negli anni 2007-2013.

Ogni scetticismo è dovuto. Ma nelle condizioni in cui Italia e italiani si trovano, una cosa è sicura. Meglio rischiare nuove delusioni sul bene e sull’ottimo che forse non verrà, rispetto al male di altri nuovi colpi ai nostri redditi e portafogli, effetto certo di un ritorno all’avventurismo politico.

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6 Responses

  1. francine

    Caro Giannino,
    per una volta non sono d’accordo con Lei.La situazione italiana e’ solo apparentemente migliorata e solo grazie alla miopia dei mercati internazionali che non si accorgono o meglio fanno finta di non accorgersi che questo governo non ha fatto nulla o ben poco finora delle cose necessarie e peraltro richieste dagli enti internazionali(privatizzazioni,riduzione della spesa pubblica,del cuneo fiscale,riduzione delle rigidita’ amministrative etc).La societa’ italiana e’ sempre piu’ povera e non solo di euro ma di imprese attive,di speranza e di capacita’.Non credo che rimandare all’infinito l’inizio di un’azione finalmente incisiva sia la soluzione.Credo invece che si debba e quanto prima prendere coscienza della gravita’ della nostra deriva inarrestabile e di lunghissima data.Il tanto richiamato declino e’ tra noi piu’ potente che mai e non vedo come un proseguo di questo evanescente governo possa dare uno slancio diverso alle cose.Infine una osservazione piu’ personale:sono sempre piu’ indignata dal fatto che in questo Paese vengano da noi semplici cittadini a frugare nei conti correnti negli scontrini nella nostra privacy quando ai massimi livelli del governo ci sono persone che quelle leggi le preparano e che loro ormai con tre gradi di giudizio sono state riconosciute come evasori e non certo di piccole cifre.Mi sento presa molto in giro e sono molto arrabbiata.Ma forse mi devo rassegnare anch’io dal momento che prima avevamo dei personaggi anche peggiori e tutti si sono sempre turati il naso..

  2. Francesco_P

    Purtroppo non vedo ragionevolezza da parte di nessuno a partire dal PD che insiste su una campagna che altererebbe definitivamente gli equilibri politici mettendo fuori gioco immediatamente il leader di Forza Italia 2.0. Le parole di Epifani e certi episodi come la contestazione a Violante sono significativi: si vuole andare allo scontro.
    Se a partire da oggi pomeriggio – prima riunione della Giunta – non dovesse emergere subito la volontà di rinviare il giudizio per attendere i ricorsi alla Corte Costituzionale ed alla Corte di Bruxelles su come debba intendersi la retroattività della legge Severino, lo schieramento di Centro Destra avrebbe motivo di uscire immediatamente dal Governo. Personalmente ritengo che lo farebbe subito, giocando in contropiede per ottenere elezioni anticipate prima del Congresso dei mal pancia del PD (troppe correnti e spifferi…). M5S sicuramente non darebbe alcun appoggio ad un governo pre-elettorale di sinistra estrema perché le elezioni immediate sarebbero per lui convenienti.
    La Legge di Stabilità sarebbe presentata da un governo uscente e stravolta da un Parlamento che pensa alle prossime elezioni. Una vera gioia per lobbisti di ogni tipo. Napolitano avrebbe il suo da fare a cercare di tenere in piedi la baracca fino alla promulgazione della Legge di Stabilità, esponendosi alle critiche di varie forze politiche perché il rinvio delle elezioni a gennaio darebbe modo di arrivare al Congresso del PD.
    Con una crisi politica sarebbe possibile evitare di affrontare temi urgenti come la riduzione della spesa pubblica, lo snellimento burocratico, la riforma della Giustizia, quella del titolo V della Costituzione, la riduzione del numero del Parlamentari e la fine del bicameralismo perfetto. E’ quello che vuole una larga maggioranza trasversale delle forze politiche, a partire dal PD che in caso di riforme sostanziali potrebbe vedere ridotti i suoi spazi di penetrazione nel sistema economico del Paese e ridotto il consenso in certe aree in cui raccoglie molto seguito elettorale.
    Intanto l’Italia è scesa dal 42° al 49° posto nella classifica del “Global Competitivness Index 2013-14” ( http://www3.weforum.org/docs/WEF_GlobalCompetitivenessReport_2013-14.pdf ). Leggere la scheda dell’Italia, i vari sottoindici e confrontarli quelli dell’anno scorso mostra una fotografia in cui possiamo riconoscerci perfettamente.
    La marcia verso il default prosegue a passo spedito.
    – – – – –
    Le tattiche senza una strategia sono il clamore prima della sconfitta (Sun Tzu).

  3. Mauro

    Come spesso avviene sono d’accordo con quanto scrive.
    Il problema tuttavia è a monte. Come ci si può attendere una spinta al miglioramento dello stato quando il teorico rappresentante dell’area liberale (!?!?!?), è uno che un giorno si e l’altro pure dice (o fa dire …) che è necessario il perdono presidenziale per il suo reato. Come dovrebbero reagire quelli condannati per reati fiscali simili (e parlo di quelli impossibilitati a pagare non degli evasori totali) che ovviamente non godono dell’ombrello mediatico-servile?
    Vedo ogni giorno gli acquirenti di quotidiani come Libero/Giornale: troppo spesso si tratta di persone ultra-anziane. Questo per dire “ma che interessi rappresenta questo centro-dx?”. Non sicuramente quelli mercatisti e liberali.
    E’ questo l’assurdo di questo paese. L’assenza di un vero partito liberale

  4. Mike

    Condivido tutto. Anche se temo che, pur in presenza di un atto di generosità di Berlusconi, volto a separare definitivamente il proprio destino personale da quello del governo, la sorte di tutti noi contribuenti sia comunque segnata (v. ulteriore spremitura di redditi e risparmi per via di “fiscal compact”, fino all’impoverimento generalizzato). Del resto, l’annuncio di Letta di voler sostenere la candidatura italiana per le olimpiadi del 2024 la dice lunga sulle reali intenzioni del governo di invertire la rotta, in direzione di minore spesa pubblica per minori imposte, a cominciare da quelle su lavoro e imprese. Francamente, a me pare che siamo davvero alle tragicomiche finali.

  5. marco o.

    le considerazioni sono decentemente condivisibili
    indecente è la condizione in cui sostanzialmente un individuo riesce a porre l’intero paese dopo avergli appioppato ben 208 miliardi di aumento di costi di gestione della pubblica amministrazione con un decremento di efficienza ed un aumento di sprechi RAGIONI PER LE QUALI DOVREBBE ESSERE MESSO ALLA GOGNA SULLE DIVERSE PIAZZE D’ITALIA per la vendetta almeno verbale di TUTTI gli onesti contribuenti

  6. DDPP1953

    Se marco.o non è contento di come ha governato Berlusconi è libero (per ora) di votare per chi vuole. Mi sembra che si voglia essere liberi di incarcerare con false accuse chi non si riesce a sconfiggere democraticamente

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