4
Set
2013

Omaggio a Ronald Coase, l’economista geniale. Intervista a Francesco Forte.

L’aggettivo che usa con più frequenza Francesco Forte per descrivere l’economista premio Nobel Ronald Coase – scomparso lunedì – e spiegarne teorie e intuizioni, è “geniale”. 

Il professor Forte ebbe la fortuna non solo di conoscere di persona il premio Nobel, ma anche di intrattenere con lui lunghe discussioni e dibattiti, in particolare su Pigou e Marshall, attraverso le quali ciascuno dei due ebbe un’influenza sull’altro.

I due economisti erano chiaramente legati da un reciproco rapporto di stima, dal momento che fu lo stesso premio Nobel, insieme al collega e altro premio Nobel, James Buchanan, a consigliare la nomina del professor Forte, a soli 31 anni, come full professor nel Department of Economics dell’Università di Virginia.

Forte, dunque, ricorda Ronald Coase non solo come economista, ma anche come persona e amico: “era tollerante – scherza – al punto da lasciarmi buttare la cenere nei suoi pregiati quanto rari autentici vasi cinesi, e tradizionalista: si fece regalare un ombrello, non particolarmente bello, solo perché aveva il manico di legno”.

Forte ci tiene poi a tornare sul “vero” teorema di Coase, che l’economista inglese non enunciò mai formalmente e che venne invece utilizzato dal suo collega di Chicago George Stigler. Il teorema è stato in seguito ampiamente dibattuto, sulla base di argomenti e visioni che non sempre erano in linea con il pensiero originale dell’economista. Sul tema, lo stesso Forte ha scritto un paper, “Coase theorem reviseted”.

Forte ricorda di aver conosciuto Ronald Coase alla fine degli anni ‘50, epoca in cui studiava il contributo di Pigou all’economia del benessere.

“Pigou riteneva che, in caso di un’attività che causa effetti dannosi su soggetti terzi, fosse necessario internalizzare tali costi esterni (tramite una tassa pari al costo esterno), così che il soggetto agente dovesse far rientrare nella propria analisi costi-benefici anche i costi sociali causati dalla propria attività, arrivando a una soluzione Pareto-efficiente (ossia una situazione in cui non è possibile migliorare la condizione di un soggetto senza peggiorare la condizione di un altro). Ma Pigou sosteneva anche che in certi casi è il danneggiato che deve pagare il danneggiante”.

Coase dedica il suo paper, “The Problem of Social Cost”, proprio al pensiero pigouviano. L’intuizione attorno alla quale Coase e Forte si confrontarono all’epoca riguarda la “natura simmetrica” del problema: Pigou si preoccupava di trovare il modo di frenare il soggetto agente, A, che produce un danno a B. Ma così facendo non teneva conto del fatto che, per proteggere B, si infligge un danno ad A. Coase, quindi, scrive che:

“La vera domanda da porre è: si dovrebbe permettere ad A di danneggiare B, o si dovrebbe permettere a B di danneggiare A? La questione è quella di evitare il più grave tra i danni”.

Ciò implica che può essere conveniente pagare il costo del danno o non effettuare l’attività , nel caso del danneggiante, o pagare il danneggiante perché smetta di fare il danno oppure subirlo, nel caso del danneggiato.

Si tratta, tuttavia, di un problema che cessa di esistere in assenza di costi di transazione, che Forte definisce come una delle “genialità” di Coase: secondo quello che fu poi chiamato il “teorema di Coase”, se i costi di transazione sono nulli, la contrattazione tra soggetti economici porterà a una soluzione Pareto-efficiente, consistente nello svolgere o cessare l’attività che arreca il danno, indipendentemente  dal fatto che l’obbligo di indennizzo riguardi il danneggiante o il danneggiato, ossia a prescindere da chi detenga inizialmente i diritti legali.

Tuttavia, nella realtà i costi di transazione esistono, e “possono rendere conveniente ribaltare dal danneggiante al danneggiato l’obbligo di rimuovere la diseconomia esterna, indipendentemente dalla questione – controversa – di chi sia la proprietà”.

Non solo: Forte sottolinea l’importanza di un’altra intuizione coasiana che non è stata ben chiarita. “Lo stesso ‘danno’, dipende dal comportamento dei soggetti. Se si fa pagare al danneggiato l’indennizzo, si risolve il problema del danno diversamente rispetto a come farebbe il danneggiante. In altre parole, conta anche la condotta delle parti: colui che paga un onere, avrà infatti più incentivi a cercare di ridurre i danni, così che l’equilibrio si muove automaticamente verso la migliore efficienza possibile”.

Prosegue Forte: “Dall’analisi dei casi giurisprudenziali che compie in The Problem of Social Cost, Coase evidenzia il fatto che gli ordinamenti giuridici disciplinano le attività dannose in maniera non corrispondente al meccanismo dell’internalizzazione dei costi sociali. Gli ordinamenti, infatti, normalmente autorizzano o vietano certe attività. È invece preferibile il meccanismo in forza del quale il soggetto agente può compiere o rinunciare a  una certa azione o situazione  se ne sopporta le conseguenze, conseguenze che possono consistere nel pagamento della tassa o nel risarcimento del danno”.

L’intervento pubblico non è quindi sempre desiderabile, talvolta potrebbe anche causare danni maggiori di quelli che intende curare.

Una riserva, quella per la regolamentazione e l’intervento pubblico, che condivideva con Bruno Leoni, la cui vicinanza è evidente: entrambi, infatti, – il primo economista “teorico” (non amava la matematica), il secondo filosofo del diritto – studiano intrecci e legami tra economia e diritto, analizzando l’economia delle istituzioni mediante l’analisi economica del diritto.

Forte non dimentica poi quello che fu il primo lavoro di Coase,  The Nature of the Firm (1937), dove spiega perché esistono le imprese come organizzazioni gerarchiche: “Nell’impresa esistono dei costi di transazione/decentramento, che rendono conveniente che l’azienda esista come unità produttiva, e non come organizzazione di contratti. Gli stessi costi di transazione spiegano la dimensione ottima dell’impresa: talvolta, infatti, possono essere tali da annullare le economie di scala, e rendere quindi più conveniente produrre in tante piccole-medie imprese, piuttosto che accentrare la produzione in un’unica grande impresa”.

Dopo aver ricordato l’amicizia che li legava e il fondamentale contributo economico, Forte saluta così Ronald Coase: “La sua morte è una perdita enorme, che segue a distanza di poco a tempo Buchanan, le stelle polari del pensiero economico. Un mondo che si sta disperdendo dal punto di vista umano, ma non intellettuale”.

Un augurio, quest’ultimo, che non possiamo che condividere.

 

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