13
Ago
2013

Tre proposte per impedire che TAR e ricorsi amministrativi siano nemici dell’economia

Il presidente del Consiglio è alle prese con una caldissima non-pausa agostana. Il termometro dei rapporti di maggioranza s’impenna giorno dopo giorno, sull’agibilità politica di Berlusconi come su temi-bandiera per il Pdl, a cominciare dall’IMU. Un modo per uscire dalle tenaglie dei tumultuosi rapporti di maggioranza ci sarebbe, alzare il livello programmatico e operativo della compagine di governo, smentire chi l’accusa – sin qui, a piena ragione – di essere più di “lunghe attese” che di “larghe intese”.

Per rilanciare l’economia, non c’è solo l’esigenza di un quadro pluriennale energico e credibile di abbattimento delle imposte su lavoro e imprese, con tagli di spesa altrettanto vigorosi. In questo quadro, una svolta profonda sul regime delle impugnative amministrative può e deve costituire una vera e propria priorità. E che partiti e dibattito pubblico diano poca attenzione alla questione, anche per i suoi delicati e complessi risvolti tecnici, potrebbe per una volta significare per il governo una facilitazione invece di un impedimento.

Il tema, rilanciato sul Messaggero dagli interventi di Romano Prodi e Paola Severino, rappresenta una vera e propria emergenza economica nazionale. Per averne una conferma nasometrica, basta formulare su Google una semplice ricerca, “ricorsi amministrativi ostacolo all’economia”: troverete elencati la bellezza di 3.970.000 casi. Da molti anni, in ogni report comparato dai maggiori fori internazionali sulle cause della scarsa attrattività dell’Italia per gli investimenti diretti esteri, l’incertezza amministrativa è in cima alle ragioni citate. Sono oltre 500, nel solo campo delle opere infrastrutturali, i progetti a vario titolo in tutta Italia rallentati o di fatto denegati, con iter temporali dagli 8 ai 12 e talora 15 anni e più. Dal 2008 ad oggi, gli esperti della Agici Finanza d’Impresa elaborano ogni anno un rapporto sui “costi del non fare”, sommando con una metodologia rigorosa gli oneri economici di minor crescita dovuti al rallentamento e alla rinuncia a progetti stradali, ferroviari, energetici, idrici e di tlc. Nell’ultima edizione, proiettando lo stallo attuale senza una riforma decisa, siamo a oltre 380 miliardi di euro stimati dal 2010 ai tre lustri successivi. Ecco, di che cosa stiamo parlando.

Quando Prodi ha parlato di “abolizione dei Tar e del Consiglio di Stato”, ha deliberatamente voluto raccogliere l’espressione rozza e semplificatrice raccolta dagli imprenditori che hanno tutte le ragioni per essere esulcerati. Ovviamente, sono i giuristi a doversi confrontarsi sul tema. Purché lo facciano tenendo a mente che una svolta profonda è necessaria, per liberare l’economia e la crescita dalle troppe incertezze oggi rappresentate dalla pluralità di impugnative a tutti concessa in ogni grado d’avanzamento di ogni progetto, in un’intreccio senza eguali al mondo tra diritto civile, prerogative societarie ed economiche assunte dal pm e dal giudice penale, e infine pluralità di giurisdizione amministrativa tra Tar e Consiglio di Stato.

Tre semplici indirizzi potrebbero essere assunti dal governo come pilastri di una svolta energica.

Il primo, senza neanche entrare nel vischio di una riforma ordinamentale sul complesso della giurisidizione, sarebbe già di suo rappresentato dall’abbracciare in materia di infrastrutture il modello del Débat Public francese, vigente e aggiornato ormai da 25 anni e garanzia sia di un esteso coinvolgimento dell’”ascolto pubblico” in relazione a ogni progetto infrastrutturale e d’impresa, sia però di tempi certi e stretti – 6 mesi – oltre i quali impugnative e ricorsi “all’italiana” nelle conferenze di servizio non sono più possibili, né si può riaprire ogni giorno l’eterno calvario italiano degli oneri accessori, che in regime di riduzione di trasferimenti pubblici dal centro alle Autonomie hanno finito per gravare ogni opera pubblica di un impossibile recupero di finanziamenti persi su altri tavoli. Segnaliamo che il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha preparato un mese fa un ddl che assume molti istituti del modello francese: sarebbe bene, una volta resolo ancor più efficace, farne una proposta centrale nell’operato governativo.

La seconda via è quella di una ponderata ma forte limitazione delle impugnative ammissibili sui progetti economici. Dove per “limitazione” va intesa non una compressione antidemocratica degli interessi legittimi coinvolti – questi devono avere solo tempi certi per esprimersi, e la non reiterabilità della loro rappresentazione giudiziale – quanto un intelligente accentramento delle competenze, secondo una logica di specializzazione presso le sezioni del Consiglio di Stato. Come il Titolo V° della Costituzione deve vedere il riaccentramento di competenze in materia di opere energetiche e infrastrutturali prioritarie e naziuonali, allo stesso modo dovrebbe avvenire per competenze e gradi del diritto amministrativo.

Infine, c’è un tema più esteso che s’inquadra in una riflessione ad ampio spettro sull’intero ordinamento giuridico italiano. Tanto per le competenze civili – su cui si è intervenuto con le sezioni speciali in materia di diritto d’impresa – quanto nel rito penale e a maggior ragione in quello amministrativo, va ripensato ab ovo il meccanismo delle garanzie personali, d’impresa e finanziarie per i soggetti economici che, oggi nel nostro Paese, si trovano esposti da soli e senza coperture alle conseguenze di defatiganti procedimenti di ogni ordine e grado. Il tempo è un fattore centrale per l’economia e per qualunque progetto d’impresa, perché è l’unità necessaria in cui si sconta il capitale, e si definisce il rendimento atteso di ciò che si mette in campo per prefiggersi un risultato. Nel diritto italiano, il tempo oggi è invece una variabile indipendente. Ed è per questo, che in un numero sempre maggiore gruppi internazionali e imprese italiane impiegano in tempo e luoghi “stranieri” le loro risorse: lì il tempo, anche giuridicamente, è tutelato come da noi non avviene.

Se il governo, com’è comprensibile, cerca più tempo per sé e per “fare”, inizi allora dalla riforma del diritto amministrativo, per dare tempo certo tutelato per far fare a tutti.

 

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10 Responses

  1. Francesco_P

    Si possono citare casi come quello di Della Valle – Colosseo o quello dell’outlet Occhiobello nel Ferrarese la cui apertura è stata ritardata di oltre un anno per un inutile ricorso al TAR (ne cito uno solo a puro titolo d’esempio). Si possono citare migliaia di simili atti di masochismo economico che toccano imprese di tutte le dimensioni. Ognuno conosce decine di casi in cui il ricorso, ancorché immotivato, finisce per ostacolare la libertà d’impresa punendo lo sviluppo economico.
    Non a caso nella classifica del Global Competitiveness Report del World Economic Forum, su 144 nazioni prese in esame l’Italia appare al:
    – 68° posto alla voce “Judicial independence”;
    – 139° alla voce “Efficiency of legal framework in settling disputes”;
    – 131° a quella “Efficiency of legal framework in challenging regsulations”.
    Siamo in pieno Terzo mondo, distanti persino dagli emergenti!
    Non possiamo lamentarci se subiamo la fuga degli investitori italiani e stranieri e il dowgrade da parte delle Agenzie di rating. Questo è il costo dell’avere un articolo uno della Costituzione che legge in modo diverso dal testo scritto: “L’Italia è una repubblica cavillocratica fondata sul ricorso”.
    Io ritengo che si debbano tradurre delle buone idee, come quelle esposte nell’articolo, in leggi di iniziativa popolare da portare avanti con campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Su questi temi si potrebbe ottenere un consenso trasversale fra le persone orientate tanto verso il CDX che verso certi settori del CSX. Magari si riesce anche a dare una mano al governo Letta, contobilanciando le pressioni che arrivano da SX e le liti strumentali fra i maggiori partiti. Ricordiamo sempre che nell’attuale scenario parlamentare tutte le alternative sono di gran lunga peggiori.

    P.S.
    Siamo anche al 142° posto per la voce “Burden of government regulation” ed 126° per quella “Wastefulness of government spending”. Che caso.

  2. Mario45

    Caro Giannino,
    La Sua è stata per lungo tempo l’unica voce a levarsi instancabile in difesa degli imprenditori contro l’arroganza dello stato. Per questo mi sento ancora in debito con Lei. Per 20 anni abbiamo creduto possibile che la politica riformasse se stessa e lo stato. Per 20 anni abbiamo visto uno dopo l’altro governi sempre uguali al precedente. Politici, professori, burocrati, tecnici, imprenditori si sono succeduti promettendo mirabilia e producendo disastri. Poiché non è possibile fossero tutti subnormali, non c’è che una spiegazione a tanta inettitudine: questo paese è irredimibile. La politica non può riformare, oltre che per la bassa qualita’ degli agenti, perché la decisione finale è appannaggio delle lobbies interne al sistema burocratico-giudiziario, così come molto ben spiegato in un fondo di Panebianco di tre settimane fa, che insabbia, rimanda, cassa. Con la politica è ingessato il paese. La situazione ricorda molto quella in essere pre rivoluzione francese, ove un re assoluto non riuscì ad imporre riforme ad una burocrazia che costrinse alle dimissioni il suo ministro. Questa mi sembra, papale papale, la cruda realtà. I giochi ormai sono fatti, il paese verrà giù, probabilmente contemporaneamente al crollo del sistema finanziario marcio, del quale noi siamo poco o nulla responsabili. Per questo mi stupisce che ancora Lei si aggrappi e propugni riforme in fondo piccole: ormai è come curare un malato terminale con l’aspirina. Forse sarebbe meglio concentrare l’attenzione sul dopo, in modo che non vengano ripetuti gli errori che hanno prodotto l’epilogo che stiamo vivendo.

  3. giuseppe

    @ Mario 45
    Magari fosse vero! Noi passeremmo un bruttissimo periodo e probabilmente non vedremmo mai la luce.
    Ma i nostri figli e nipoti avrebbero forse la speranza di vivere o nascere in un Paese Libero.

  4. Mario45

    @Giuseppe
    È vero. Non se ne esce. Non ci sono margini ne’ altre possibilità. Sarà un casino colossale e doloroso. Quello che dico ai miei figli, che probabilmente hanno la Sua età, è che fondamentali saranno le scelte del dopo: se sbaglierete quelle, come la mia generazione e quella precedente hanno colpevolmente fatto, qualcuno in un prossimo futuro si ritroverà al punto di partenza. In bocca al lupo.

  5. Dino Caliman

    D’ accordo con Francesco in merito a leggi di iniziativa popolare. Vediamo se dà l’idea comportamentale dei nostri governi nel gestire l’Italia.Non è più strutturata per assomigliare all’olmo od a una delle nostre piante autoctone. Penso che l’icona sia diventata una mangrovia. Le radici sporgenti per adattarsi ai vari cicli economici che non è in grado di controllare. Il fusto che determina il flusso delle : Comunicazioni,regolamenti,gestione del denaro ecc.affichè l’organismo Italia sopravviva e/o si sviluppi. Rami e rametti(comuni) con foglie che rappresentano il nostro operare per vivere. Oggi godiamo lo strumento telematico che ci permette di comunicare ed operare in forma completa tra noi ed in parte,purtroppo,con il nostro socio (economicamente,senza togliere nulla alle istituzioni) Stato. Noi, democraticamente, stiamo accettando che esistano ancora tutta una serie di strutture esterne al fusto. Strutture che gestiscono ancora con il mezzo cartaceo i nostri atti con lo Stato. Questà modalità non razionale,e non trasparente. è all’origine delle nostre vicissitudini, creano tutti i nostri,alla fine falsi, problemi che siamo costretti giorno per giorno a prestare attenzione e discuterne il più delle volte a vuoto, la maggioranza “sente”che non cambia nulla. Questa è una appliicazione secure.avaaz.org/it/petition/Eliminare_gli_abusi_di_potere_nelle_PMI/

  6. Luciano Pontiroli

    Ho l’impressione che i commenti abbiano frainteso il senso dell’articolo. Non si tratta di un conflitto tra impresa e burocrazia, ma tra impresa e terzi interessati. Il processo avanti i giudici amministrativi ha ad oggetto le doglianze di chi ricorre contro un atto della pubblica amministrazione, che autorizza o vieta una certa attività: nel secondo caso, per lo più, ricorre chi ha ricevuto il diniego nella speranza di ottenerne l’annullamento e, di conseguenza, l’autorizzazione. Nel primo caso, l’amministrazione ha autorizzzato l’attività ma altri soggetti ritengono che quest’autorizzazione leda un loro interesse e perseguono l’annullamento dell’autorizzazione. Per esempio: 1 – è stata autorizzata una lottizzazione a fini edilizi, contro la quale ricorrono alcuni cittadini lamentando la violazione della normativa urbanistica o ambientale, al fine di ottenere l’annullamento dell’autorizzazione; 2 – è stato concesso un appalto per la riscossione delle imposte locali ad un’impresa ma altre imprese, che pure avevano formulato la loro offerta, lamentano un’irregolarità nella decisione e la impugnano allo scopo di ottenerne l’annullamento e quindi la riapertura della gara.
    Il senso del post sembra essere: ci sono troppi ricorsi, ciò che rende incerta l’attività dell’amministrazione e di conseguenza disincentiva le attività che sono soggette ad autorizzazione amministrativa. Ora, si può ammettere che il processo avanti le giurisdizioni amministrative abbia le sue inefficienze, benché sia stato sottoposto a recenti riforme i cui effetti non sono ancora noti e si può anche mettere in discussione la stessa distinzione tra giurisdizione ordinaria e giurisdizione amministrativa: ma occorre avere le idee chiare su ciò che si vorrebbe in alternativa. Per esempio, l’eventuale soppressione della giurisdizione amministrativa comporterebbe l’attribuzione alla giurisdizione ordinaria del potere di annullare gli atti dell’amministrazione? in questa ipotesi, saremmo di fronte ad una vera modificazione del sistema? e se tale potere non fosse riconosciuto alla giurisdizione ordinaria, il risarcimento dei danni sarebbe rimedio sufficiente ed adeguato a rimuovere i pregiudizi provocati dall’azione amministrativa illegittima? Queste sono scelte di fondo, che non possono essere demandate ai soli giuristi, perché inciderebbero sui rapporti tra i cittadini e lo stato, modificando in maniera profonda l’assetto attuale dei rimedi disponibili.

  7. Micci

    Oscar Giannino,
    ti ammiro, condivido e spero che torni sull’agone politico. Forza e Coraggio. Le piccole scivolate del passato si dimenticano. Non fartene una colpa. Per me tu sei uno dei migliori ECONOMISTI PRAGMATICI esistenti in ITALIA (scusa molto meglio di Zingales, che pontifica accademicamente). Tu almeno individui i punti nodali su cui bisogna intervenire per far uscire il ns Paese da questa MORTA GORA.
    Spero che tu possa tornare a tenere le tue ottime trasmissioni su “Le 9 in Punto” sulla Radio del Sole 24 Ore (sapessi quante cose ci hai insegnato!!!,,NON PERDEVE UNA PUNTATA) o comunque sui media. Io ti seguo sempre.
    Sono un iscritto militante del PD, vivo a San Donato Milanese (ex manager ENI in pensione). Come sarebbe bello poterti invitare per una serata presso l’Aula Consigliare del Comune per una serata/dibattito. Sai quanta incoltura c’è nel PD? eppure c’è voglia di cambiare sto Paese.
    Ciao ti saluto e ti abbraccio. Spero che ci possiamo mettere in contatto (ho anche il recapito su Facebook).
    CIAO ANCORA ED A PRESTO —- FORZA FORZA FORZA = RIFORME.3x

  8. Micci

    Per me è OK. Con l’ulteriore vantaggio che una tale riforma appartiene a quel genere di RIFORME necessarie al Paese e che per giunta NON COSTANO, anzi direi -a naso- che fanno risparmiare dei soldi. Teniamo conto che l’Italia è un Paese che va RIGIRATO COME UN CALZINO, per cui è necessario cominciare da subito con tali riforme se vogliamo che fra 20 anni IL RIGIRO si sia compiuto e finalmente potremo dire di avere UN PAESE NORMALE.

  9. firmato winston diaz

    Cercando con google “ricorsi amministrativi ostacolo all’economia” fra virgolette, che vuol dire “frase intera”, a me trova ben 4 risultati, non centinaia di migliaia.
    Senza le virgolette che la racchiudono, google trova anche le singole parole della frase.
    Quindi:
    “Per averne una conferma nasometrica, basta formulare su Google una semplice ricerca, “ricorsi amministrativi ostacolo all’economia”: troverete elencati la bellezza di 3.970.000 casi.”
    molto nasometrica, fin troppo.

  10. firmato winston diaz

    Nel mio piccolo, dalla lettura a suo tempo de “La liberta’ e la legge” di bruno leoni, risultava semmai che l’anomalia italiana fosse l’esistenza di tribunali amministrativi separati da quelli ordinari, molto meno, anzi ancora meno “terzi” di essi nell’amministrazione della legge.
    Se continuiamo a richiedere la introduzione di “distinguo” nell’applicazione della legge, non lo vedrei come un progresso.
    A prescindere dalle emergenze del momento.
    A suo tempo, negli anni 60 e 70, furono introdotte mille complicazioni “mirate” alla “modernizzazione” del paese (anche e soprattutto da quel partito super moralista e cosiddetto rigoroso che fu il repubblicano, la cui storia col senno di poi andrebbe rivista – introdusse il sostituto d’imposta (visentini), la pianificazione urbanistica con relativi oneri di urbanizzazione (bucalossi), il registratore di cassa), i cui risultati portano dritto al coacervo immondo e paralizzante odierno, in cui fra l’altro la ragione e’ sempre “di stato”, del “fine che giustifica i mezzi”. L’impressione che ho e’ che il modo do affrontare l’argomento nell’articolo sopra soffra dello stesso difetto, e vada in stridente contraddizione con lo spirito che animava questo blog (e non a caso soddisfa i piddini).

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