8
Lug
2013

Tra il dire e il (decreto del) fare…

Cominciamo oggi una analisi, articolo per articolo, del “decreto del fare”, emanato alcuni giorni fa dal Governo. Per vedere tutti i commenti degli esperti dell’Istituto Bruno Leoni, clicca qui.

Il governo Letta ha ereditato dal precedente l’arte del “predicare” le misure urgenti di rilancio per il paese: dopo i decreti del crescere e del salvare, è arrivato il decreto del fare.

Verbi altisonanti, che narrano di governi che si sono rimboccati le maniche cercando di cavare dalla contorta legislazione di questo paese le necessarie misure per farlo riemergere dalle sabbie mobili.

Come i decreti salva-Italia e cresci-Italia, anche il decreto del fare dice tanto: 86 articoli che spaziano dalla ricerca alle PMI, dall’energia alla giustizia, dal fisco all’edilizia, per favorire – come dice – “la crescita economica”, la “semplificazione del quadro amministrativo e normativo”, “l’efficienza del sistema giudiziario e la definizione del contenzioso civile” e “dare impulso al sistema produttivo del paese”.

Ma tra il dire e il fare…

Scorrendo l’articolato, ci si trova di fronte a un insieme poco coerente di tante piccole misure che, intervenendo sulla legislazione esistente, la aggiustano, la modificano qua e là, la integrano, la prorogano. Uno di quei provvedimenti onnicomprensivi che siamo ormai abituati a decifrare con fatica e con l’indispensabile aiuto dei dossier di lettura,  per cercare di ricostruire, nelle maglie di disposizioni di rimando, il senso legislativo e il filo conduttore.

Se il verbo “fare” voleva suscitare l’impressione dell’operatività e del senso di concretezza di un governo che ha individuato le misure necessarie al rilancio del sistema produttivo, tale operatività si ferma, contrariamente al verbo suggerito, alle parole. Tante parole per toccare solo superficialmente i tasti dolenti del paese – che si chiamano spesa pubblica, tassazione e burocrazia – e per intervenire con plurime e disparate misure negli angoli del sistema produttivo.

Non saranno il fondo sblocca cantieri e manutenzione straordinaria reti e territorio, o il costo agevolato del gasolio per riscaldamento coltivazioni sottoserra, o la proroga al credito di imposta nel settore cinematografico a “fare” qualcosa per l’economia di questo paese.

Né saranno i certificati di gravidanza o i fascicoli sanitari elettronici a “fare” qualcosa per la deburocratizzazione.

Mentre IMU e aumento IVA galleggiano nell’incertezza, il decreto del fare è pieno di misure del tenore di quelle appena richiamate, lenzuolate, si sarebbero chiamate pochi anni fa. Misure anche buone ma improbabili a segnare un punto di svolta per il sistema produttivo, che – come i governi sanno meglio di noi – avrebbe bisogno di buone idee e buona volontà per metterle in atto.

Le idee non mancano. Sono anni che circolano proposte di riforme strutturali, necessarie anche ad avere una forma di governo che garantisca un indirizzo politico. Mancano la volontà e la capacità politiche. Che si nascondono dietro le parole.

Per vedere tutti i commenti degli esperti dell’Istituto Bruno Leoni, clicca qui.

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7 Responses

  1. Francesco_P

    Fare per non fare
    Sarcasmo? No, amara realtà.
    Per fare bisognerebbe incidere sulla spesa pubblica e sulla burocrazia. Tanto chiaro, ma altrettanto difficile da realizzare in Italia finché non avremo un quadro politico totalmente diverso. Interessante questo link: http://www.confartigianato.it/documentiportale/BUROCRAZIA_CORRIERE%20DELLA%20SERA_8%20LUGLIO%202013.PDF
    Oggi la scena è stata per così dire “rubata” dalla protesta dei caschi gialli e dalle 100 proposte di Confedilizia http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2013/07/caschi-gialli.pdf?uuid=90c2c54a-e7ad-11e2-98c8-9b659666dfd3
    Il problema della melma burocratica e della spesa pubblica demenziale è ormai largamente dibattuto, ma non ci possiamo aspettare nulla di nuovo e di incisivo nell’attuale quadro politico.

  2. Marco O

    illusioni, in Italia mancano le persone che abbiano una cultura ed esperienza sufficiente per proporre “visioni” di sistemi produttivi, sociali, meritocratici alternativi alla conservazione della spazzatura prodotta e stratificata dai diversi esecutivi che si sono succeduti per vivacchiare alle spalle dei contribuenti
    Tutto qui, il più evidente fallimento di classi politiche, professionali e imprenditoriali ossessionate dalla conservazione del quotidiano e quindi atterrite dalla sfida meritocratica di un qualsiasi cambiamento

  3. Massimo

    Invece di dirci loro cosa FARE si limitino a togliere burocrazia e impedimenti legislativi che ha FARE ci pensiamo da soli . Si tolgano dai piedi e la smettano di essere un freno allo sviluppo della società

  4. Roberto

    Cara Serena,
    purtroppo Lei ha perfettamente ragione ed ogni atto è una conferma costante di ciò che sostiene.
    Ma oramai tutti i commenti , le considerazioni, le analisi, sono tempo perso.
    I fatti parlano da soli: manca sia la volontà (ed è questa la cosa + grave) sia la capacità politica di cambiare gli eventi. Le proiezioni economiche, spiegate per come sono realmente senza strumentalizzazioni e convenienze , non danno scampo.
    Personalmente ritengo che vi sia in corso ,da parte della classe politica, un voler a tutt i costi mantenere i loro interessi in attesa di una ” ripresa” proveniente da chissà dove ( parole dette da tutti i vari professori alternatisi in questo periodo) , aspettando l’implosione del paese. Il mantenimento dei loro interessi ed equilibri squilibrati, avviene come in tutte le dittature della storia: preservando le forze armate , e nel nostro caso i dipendenti pubblici che quanto meno se li dovranno usare come “riservisti” sono un buon numero ed inoltre garantisco un bacino di voti affidabile. Mi scusi se non porto a sostegno delle tesi i numeri, ma Lei li conoscerà meglio di me (es: 62 generali di corpo d’armata su con 6 corpi d’armata effettivi ?!, F35, progetto assolutamente non conveniente per noi etc.).
    Vorrei tanto essere smentito ,senza magari essere preso in giro.
    Saluti
    RG

  5. elegantissimo

    Ma nessuno parla mai di una moratoria, possibilmente decennale, non riconoscendo nessun organismo internazionale, pur di vedere se uscire dalle secche che ci hanno portato?!

  6. Dino Caliman

    http://www.magellanopa.it/kms/files/Proposte.pdf E’ una ricerca fatta anni or sono. Risparmio, razionalizzazione operativa Statale e nessun abuso di potere sono 3 aspetti dello stesso fenomeno gestionale. Quando? …..
    https://secure.avaaz.org/it/petition/Eliminare_gli_abusi_di_potere_nelle_PMI/ Se ritenete possa essere utile firmatela e fatela firmare. In democrazia i politici Fanno se la massa Vuole. Come siamo messi anche i 18M di lavoratori nelle PMI seguirebbero.

  7. Piero

    nn è colpa dei politici (che pure sono mediamente incapaci e corrotti).. è colpa dell’80% degli italiani in massa sono iscritti da 50 anni ai 4 maggiori partiti (che spesso cambiano nomi e repubbliche) : quello della spesa che spesso diventa assistenziale.. quello della evasione che spesso diventa corruzione.. quello delle norme a favore della categoria di appartenenza finto-liberali (es. ordini professionali di destra e sindacali di sinistra e confindustriali/abi degli imprenditori che stanno con chi vince le elezioni).. ognuno dei 50 milioni di italioti appartenenti ad una o più delle suddette è a favore delle RIFORME STRUTTURALI.. naturalmente quelle che riguardano gli ALTRI 🙂

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