Idee per la crescita. Liberiamo la scuola

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (5 voti, media: 4,60 su 5)
Loading...

Un’istruzione di qualità elevata richiede un miglioramento della sua governance, finalizzato a ridurne la burocrazia e a valorizzare il livello dell’insegnamento. La proposta Bocconi/Ente Einaudi, Idee per la crescita. Liberiamo la scuola”, unisce le esperienze delle “Charter Schools” negli USA e delle “Grant Maintaned Schools” in Gran Bretagna, per proporre una riforma del sistema scolastico improntata a garantire una spesa migliore nell’istruzione, considerati i vincoli di finanza pubblica sempre più stringenti.

L’idea di base è quella di sostituire il sistema accentrato attuale, che riflette le preferenze dei governi in gioco e non soddisfa le esigenze della domanda, con uno che lasci alle scuole maggior autonomia e, quindi, responsabilità, incentivandole così a garantire un’offerta formativa in linea con le aspettative di famiglie e studenti, per attrarne il maggior numero.

Per quanto riguarda le “Charter Schools”, si tratta di scuole gestite da gruppi “non-profit” di genitori, insegnanti o altri soggetti. Possono essere finanziate da fondi pubblici o donazioni private, ma non possono chiedere rette alle famiglie. Seppur molto autonome, sono tenute a rispettare gli obiettivi educativi contrattati con l’autorità scolastica pubblica. Hanno ottenuto successo – un aumento della performance degli studenti ai test – nei contesti urbani e più disagiati.

La riforma delle “Grant Maintaned Schools” risale al 1988, quando il governo inglese ha consentito alle scuole inglesi, sulla base di elezioni democratiche a cui partecipavano i genitori, di fare opt-out dall’autorità scolastica locale per trasformarsi in “quasi-independent, grant maintained (GM) schools”. Contestualmente il governo inglese iniziò a pubblicare una classifica delle scuole (“league tables”) basata su ispezioni e test di apprendimento. Questo sistema ha consentito un incremento del tasso di successo negli esami nazionali e delle iscrizioni e qualità degli studenti. Sono inoltre aumentati gli insegnanti e le loro assunzioni.

Sulla base di questi risultati, in “Idee per la crescita” si propone una riforma (con una fase sperimentale della durata di 5 anni, da cui ci si può tirare indietro) che consenta a genitori, presidi, docenti o enti esterni di dare origine a comitati per gestire una scuola. I programmi didattici non sono contrattati con l’autorità scolastica pubblica, ma con degli elettori facenti parte del bacino d’utenza della scuola. In caso di approvazione della maggioranza degli aventi diritto, il comitato avrà piena autonomia nella gestione della vita scolastica (assunzioni, licenziamenti, programmi, orari, stipendi ecc).

Come modalità di controllo, sono previsti gli stessi esami di stato e test standardizzati di apprendimento che affrontano anche tutti gli altri studenti. Tuttavia, l’allievo potrà scegliere un numero minimo di prove tra quelle possibili, dal momento che sarà libero di definire il suo percorso di studi in base agli obiettivi futuri che si propone.

Inizialmente le scuole riceveranno un finanziamento pari a quanto lo Stato ha speso mediamente per quella scuola negli ultimi 5 anni, oltre a una maggiorazione per coprire le spese connesse all’impossibilità di usare i servizi pubblici (ad esempio, per la gestione del personale). Inoltre potranno usufruire dei finanziamenti privati, il cui 20% dovrà essere versato in un “Fondo di solidarietà”, per garantire la presenza di scuole autonome anche in contesti disagiati. Successivamente, la scuola riceverà fondi in base al numero di iscritti.

I risultati degli istituti saranno valutati da una commissione di esperti, in collaborazione con l’Invalsi, che tenga conto di livelli e tassi di variazione di: tassi di superamento degli esami di Stato, performance nei test di apprendimento, storia successiva degli studenti, all’uscita da ogni scuola, risultato di ispezioni. Quindi, tali informazioni saranno rese pubbliche alle famiglie, per consentire loro di fare la scelta migliore.

Viene posto un limite nella libertà degli istituti di definire i criteri di ammissione, per ridurre il rischio di “scuole ghetto”, ossia per evitare che definiscano dei parametri finalizzati a selezionare gli studenti migliori, così da migliorare la loro reputazione (cream skimming).

Si tratta, quindi, di una proposta finalizzata a liberalizzare il sistema scolastico, per lasciare ampia autonomia alle scuole, sia con riferimento ai programmi scolastici che al reclutamento degli insegnanti, coerentemente con l’evidenza internazionale, secondo la quale le scuole autonome nella gestione delle risorse umane sono quelle che sanno scegliere insegnanti più capaci.

La scuola italiana, a oggi, è invece incapace di selezionare i docenti migliori: il processo che porta all’assegnazione di un insegnante (buono o cattivo che sia) a una data scuola è in larga parte casuale, o dominato da variabili quali l’anzianità. Se i figli dei ricchi possono trovare un’alternativa, i poveri invece no. La riforma sopra descritta consente quindi una maggiore equità del sistema, ma anche una maggiore efficienza: liberalizzando il reclutamento degli insegnanti,  saranno assunti solo coloro che effettivamente sapranno garantire maggiore valore aggiunto, ossia coloro che aumentano le probabilità degli studenti di frequentare le scuole migliori e, dunque, avere un reddito atteso maggiore. Gli insegnanti più bravi saranno quindi quelli che attirano più studenti, ossia che, nel modello appena descritto, consentono di aumentare i finanziamenti per le scuole: per alimentare tale circolo virtuoso, è probabile che tali finanziamenti saranno investiti proprio nel miglioramento delle risorse, umane e no, a disposizione degli studenti.

Nello stesso tempo si lascia un’ampia possibilità di scelta agli insegnanti, sia con riferimento alle scuole dove insegnare che all’offerta formativa. Anche famiglie e studenti saranno liberati dal paternalismo di Stato, sostituito con la disponibilità di informazioni necessarie a fare la scelta migliore, di scuole e programmi, per il futuro dei ragazzi.

Così facendo si premiano le scuole migliori, diversamente dal sistema centralizzato, che non sempre è in grado di individuare gli istituti peggiori e, comunque, non esistono meccanismi sanzionatori che consentano di scacciare dal mercato l’offerta peggiore, per cui i ragazzi continuano a scontrarsi con il rischio di ricevere un’educazione di basso livello. Al contrario, il modello descritto fa emergere e punisce (con la chiusura) le scuole peggiori.

Lo stesso sistema, se non dovesse funzionare, non diventerà né avrà effetti permanenti: è infatti previsto un periodo sperimentale di 5 anni, alla fine dei quali il sistema entrerà pienamente a regime solo se gli esiti saranno favorevoli. Non si tratta quindi di una proposta per una scuola gestita centralmente, che presuppone l’esistenza di uno Stato benevolente e paternalista che sa cos’è meglio per gli individui, ma di un esperimento finalizzato a scoprire e far emergere metodi di gestione migliori, ossia quelli che scacciano l’offerta peggiore e lasciano autonomia agli attori coinvolti.  Un minor paternalismo a favore di una maggiore responsabilità, indispensabile per assicurare una più efficiente gestione e allocazione delle risorse pubbliche, finalizzata a ridurre le disuguaglianze e a migliorare la qualità dell’istruzione.

Una scuola libera per dare a insegnanti e famiglie la libertà di scegliere, alle scuole la libertà di farsi scegliere e, quindi, incentivi a migliorarsi.

 

 

 

 

Commenti [16]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *