LeoniBlog Wikispesa/Sussidi alle imprese - LeoniBlog
12
Giu
2013

Wikispesa/Sussidi alle imprese

Qualche giorno fa il ministro Saccomani ha proposto di ridurre i sussidi alle imprese per abbassare la tassazione su lavoro e imprese. Il tema dei contributi pubblici alle imprese ritorna in molte voci di Wikispesa, il sito dove stiamo raccogliendo esempi che permettano di conoscere meglio la spesa pubblica e soprattutto i casi in cui viene sprecata. 

A quanto ammontano i contributi pubblici alle imprese? Durante la spending review, Francesco Giavazzi stimava i trasferimenti alle imprese pari a 36,322 miliardi di euro nel 2011, metà della quale erogata a livello centrale, l’altra metà dagli enti locali. Questa cifra non comprende però l’erosione fiscale determinata dalle agevolazioni fiscali e pari ad altri 30 miliardi di euro nel 2011. Giavazzi e Ragioneria dello Stato sono concordi nello stimare che 10 miliardi di questi sarebbero tagliabili fin da subito, in quanto “ingiustificati da un punto di vista di analisi economica”. Un altro dato impressionante riguarda i 38.070 procedimenti aperti dall’UE contro l’Italia per aiuti di Stato in contrasto con le regole comunitarie.

Su Wikispesa si trovano poi alcuni esempi specifici che raccontano come questi contributi sono stati sprecati. Il caso Selene Tess Molise, per esempio, racconta di un piano di rilancio occupazionale varato nel 1999 a favore del territorio molisano in crisi economica. L’azienda in questione ricevette più di 3 milioni di euro per coprire l’investimento iniziale pari a 6 milioni; ma lo stabilimento, che doveva essere pronto in 24 mesi e assorbire 164 lavoratori, non venne mai ultimato e si trasformò in una cattedrale nel deserto.

Il caso Myair, invece, illustra bene con quanta facilità vengano erogati i sussidi. In particolare la compagnia low-cost (fallita nel 2010) riceveva sussidi dalla Regione Puglia che in questo modo promuoveva gli operatori che aprivano voli negli aeroporti pugliesi. Non si sa se siano stati più bravi gli amministratori della compagnia a redigere in maniera fantasiosa i bilanci prima di partecipare alla gara di assegnazione dei finanziamenti, o più disattenti i controlli di chi decideva a chi erogarli; il risultato è che 18,5 milioni di euro sono stati percepiti in modo indebito, a fronte di fideiussioni neppure conformi alle norme di legge, da una società che in quel momento era piena di debiti e non pagava i contributi ai propri dipendenti. Società destinata a fallire e a lasciare un buco di 200 milioni.

Sempre su Wikispesa ci sono poi i casi delle truffe belle e buone, come nel caso di un albergo costruito nel parco del Vesuvio : per ottenere 4,8 milioni di euro di contributo il costruttore è arrivato a mettere in scena la propria zia 96enne per farsi vendere un terreno che in realtà era già di sua proprietà. Ma anche al Nord, i contributi (in questo caso comunitari, pagati comunque da cittadini europei) che coprivano il 50% del costo per le piccole e medie imprese che decidessero di crearsi un sito internet  sono risultati in gran parte dirottati. Chi realizzava il sito gonfiava così tanto la fattura al punto che l’azienda non doveva sborsare neppure un euro, e in qualche caso ne otteneva pure un piccolo guadagno.

I lettori sono invitati ad aggiungere a Wikispesa (tramite “Inserisci un nuovo articolo” sulla homepage) altri casi simili di loro conoscenza su e ad aiutarci a mappare gli sprechi pubblici. Tornando a quanto scritto sopra, resta l’impressione che le truffe e gli sprechi di contributi pubblici alle imprese non dipendano da Nord o Sud o se l’erogazione avvenga a livello centrale o dall’ente locale. Neppure il motivo di emergenza economica/occupazionale è convincente, così come il discorso della “ricaduta” generata dal sussidio, per cui il reddito generato in quel territorio ne giustificherebbe la spesa: ogni euro speso in contributo pubblico è un euro sottratto ad un contribuente che avrebbe potuto “ricadere” sull’economia in base a come lui stesso decideva di utilizzarlo e non in base a come gli amministratori pubblici decidono di distribuirli. Meglio dunque che ognuno gestisca il proprio reddito; è più facile sprecare quando si tratta di soldi altrui. E affidare alla politica la decisione di come distribuire alle imprese i soldi dei contribuenti vuol dire darli in mano a persone le cui carriere dipendono in buona misura da quanti soldi riescono a spendere a vantaggio dei propri elettori.

You may also like

“In amicorum numero”: Stato, cultura e paghette
Produttività, produttività, produttività – di Nicolò Bragazza
Ripensare i finanziamenti europei: dal più spesa al meno tasse—di Francesco Bruno
Il sistema dei trasporti in Italia tra arbitrii e segreti—di Gemma Mantovani

1 Response

  1. firmato winston diaz

    Se non sbaglio (e credo di averlo imparato su questo sito, da qualche parte) una non trascurabile fetta di quei “sussidi” se li becca il settore pubblico (5 miliardi le sole ferrovie) e molti degli altri “sussidi” sono in realta’ semplici defiscalizzazioni, tipo lo sconto sui carburanti per gli autotrasportatori. Togliere una defiscalizzazione per poter abbassare la fiscalizzazione mi pare puro gioco delle tre scatolette. Cioe’ alta economia. Ma forse mi sbaglio.

Leave a Reply