7
Giu
2013

Disastro solare — di Gerardo Coco

Riceviamo, e volontieri pubblichiamo, da Gerardo Coco.

L’EU ha accusato la Cina di sovvenzionare l’industria dei panelli solari per fare dumping sui prezzi all’esportazione e alle minacce di ritorsione sono seguiti i fatti. La ProSun, l’associazione di imprese del settore che aveva chiesto al commissario europeo per il commercio di intervenire è stata accontentata. I dazi da poco entrati  in vigore sono tuttavia temporanei in attesa di una decisione finale del consiglio dei ministri che dopo accurate indagini di qualche mese si pronuncerà in modo definitivo.

La vicenda ha aspetti grotteschi perché l’Europa, come la Cina (e come avviene dovunque) non ha fatto altro che finanziare un settore insostenibile. Infatti è dall’inizio del 2000 che l’industria della tecnologia solare, sopratutto in Germania, riceve enormi sussidi e questo è l’unico motivo per cui il settore si è sviluppato.

L’ironia ora è che dopo la crisi del 2008 quando i governi hanno cominciato a ridurre sovvenzioni e incentivi, sono state proprio le importazioni a basso costo dalla Cina a sostenere questo mercato. Ora la UE si trova di fronte a un dilemma. Da una parte il regime di austerità impone una stretta sui finanziamenti, dall’altra, i dazi ostacolando l’importazione dei prodotti a basso costo, li rende necessari. Quindi per un motivo o per l’altro il settore rischia un forte ridimensionamento e tagli a migliaia di posti di lavoro. Intendiamoci, si tratta di posti di lavoro creati dalla spesa pubblica e dal lobbismo, perché l’economia verde altrimenti non starebbe in piedi. Le grandi aziende europee del settore vorrebbero lo status quo e continuare a produrre protette da dazi e stimolate da incentivi mentre le piccole imprese sono più orientate a partnership con i cinesi per importare componenti a costi progressivamente decrescenti e accontentare così chi vuole rifornire la casa di campagna con acqua calda e riscaldamento prodotti da tecnologia solare. Questa infatti è l’unica applicazione possibile perché estenderla su vasta scala per produrre energia industriale è folle. La Germania ha i più alti costi energetici perché il 22% del fabbisogno è soddisfatto da risorse rinnovabili e questa è una causa del rallentamento del suo sviluppo e competitività.

Alla fine del 2009 proprio in Germania fu pubblicato il rapporto Economic impacts from the promotion of renewable energies: The German experience che evidentemente Frau Merkel deve aver ignorato. Devastante. Citiamo solo un fatto. Per ogni lavoratore dell’industria sono stati stanziati 175.000 euro di sussidio, raggiungendo un livello che eccede di gran lunga i salari medi e questo regime dovrebbe essere prorogato per 20 anni. E’ facile immaginare cosa succederebbe se si forzassero le economie europee ad affidarsi interamente alle energie alternative. Si sprofonderebbe nel sottosviluppo. Bastano alcune elementari osservazioni di economia industriale per capirlo.

Innanzi tutto, una più alta produttività del lavoro si basa sull’uso di più energia procapite che serve ad aumentare l’offerta di prodotti relativamente a quella di lavoro riducendo in tal modo i prezzi dei primi relativamente al secondo. Aumentando la produttività più velocemente dei prezzi o, che è lo stesso, aumentando i redditi a prezzi costanti se ne aumenta il potere d’acquisto elevando gli standard di vita. Ma chi è interessato a creare posti di lavoro nominali e non reali non fa questo ragionamento: preferisce mungere i contribuenti attraverso l’aumento della spesa pubblica per finanziare energia antieconomica come quella del sole e del vento e abbassare la produttività in tutta l’economia.

L’energia solare è estremamente diluita. La quantità di energia ottenibile per metro quadro è, nelle migliori condizioni al di sotto di 1kw per ora. (La situazione è ancora peggiore per quella eolica per la legge di Betz per la quale solo il 59.3% dell’energia prodotta dalle turbine viene convertito in energia cinetica e poiché la produzione di energia è una funzione cubica della velocità del vento, piccoli cambiamenti nella sua velocità elevati alla terza potenza producono aumenti sproporzionati di energia).

La diluizione dell’energia solare richiedendo l’impiego di più terra capitale e lavoro per produrre una frazione di energia di un impianto tradizionale porta a diseconomie di scala cioè ad aumento dei costi medi di produzione proporzionali all’aumento di dimensioni della capacità produttiva. E’ la natura stessa della tecnologia solare a rendere impossibili le economie di scala. Per cui nessun sussidio può compensare l’enorme caduta di rendimento. Non esiste, nella “letteratura scientifica” sulle rinnovabili, un riferimento a questi aspetti che sono cruciali perché lo scopo dell’energia serve ad accrescere la produttività umana non a ridurla.

Come ha illustrato Kathryn A. Lawrence, scienziata del Solar Energy Research Institute, Colorado, la costruzione di una centrale termica solare di 1000 MW di potenza richiede (senza impianti ausiliari): 35,000 ton. di alluminio; 2 milioni di ton. di cemento; 7,500 ton. di rame ; 600,000 ton.di acciaio; 75,000 ton.di vetro; 1,500 ton. di cromio e titanio;  5 ton. di pasta d’argento e occupa migliaia di metri quadri. Per contro un sistema di pale di una turbina termoelettrica convenzionale occupa (senza impianti ausiliari) circa 100 mq e tutta la costruzione di una centrale completa richiede una quantità di materiali mille volte inferiore per produrre la stessa energia!!

Un impianto fotovoltaico di uguale capacità produce 3 or 5 insignificanti kilowatt alla volta in milioni di punti distribuiti su una superficie immensa richiedendo risorse ed energia ovviamente molto superiori ad una centrale termoelettrica che produce energia in maniera concentrata, a partire da un punto. E’ come paragonare la produttività di un ristorante che usa un ettolitro di olio per friggere il pesce con quella di migliaia di casalinghe che ne usano collettivamente, nel medesimo tempo, la stessa quantità ma singolarmente pochi centilitri, impegnando però più cucine, piastre cottura, padelle e in più sono pagate dallo stato per friggere la stessa quantità di pesce.

Inoltre da dove si otterrebbe l’energia per produrre l’immensa quantità di materie prime necessarie per costruire l’impianto fotovoltaico? Da altri impianti fotovoltaici per alimentare la filiera dello spreco?

Energia rinnovabile e dissipazione di risorse sono sinonimi. Ma che importa agli economisti verdi ansiosi di promuoverla all’economia intera? Metterebbero in discussione pure il teorema di Pitagora se dovesse riuscire utile a dimostrare le loro tesi smontabili con calcoli economici da terza elementare.

Pensiamo a due tecnologie T1 e T2 per produrre P. T1 richiede, poniamo, 7 unità teoriche di capitale, 12 di terra e 3 di lavoro.

T2, invece richiede, rispettivamente 4, 2 e 1. E’ elementare che T2 sia più conveniente di T1. Tuttavia i sostenitori del fotovoltaico vorrebbero imporre T1 cioè una tecnologia che richiede più terra, capitale e lavoro per produrre meno energia. E’ evidente che con T1 la produttività si abbassa, i costi medi salgono e i prezzi dell’energia aumentano come il caso tedesco sta dimostrando. Il disastro economico è completo se si considera il costo opportunità del mancato impiego dei fattori produttivi nelle applicazioni remunerative creatrici di lavoro vero. Eppure il cavallo di battaglia dell’energia rinnovabile è “il risparmio di risorse”!!

C’è da augurarsi che la disputa tra Europa e Cina che si trascinerà per qualche tempo, invece di scatenare una stupida guerra protezionista per salvare un’industria il cui sviluppo dipende non dalla redditività ma dalle tasse e dalla distruzione di posti di lavoro in altri settori, si concluda con un negoziato e con il suo graduale smantellamento da parte europea.

Se il fotovoltaico (insieme all’eolico) costituisse la spina dorsale della produzione di energia, gli standard di vita crollerebbero a livelli primordiali.

La transizione verso un’economia sostenibile ed efficiente nell’uso delle risorse naturali significa una sola cosa: la corsa al sottosviluppo. Alias, la decrescita felice.

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63 Responses

  1. Giuseppe

    Le argomentazioni non mi convincono completamente.
    1) La Germania ha sviluppato il fotovoltaico per vendere tecnologia, non per produrre Energia.
    2) La tecnologia attuale riesce a convertire in Energia Elettrica solo il 10% dell’Energia Termica irradiata (solo nello spettro dell’ultravioletto e non dell’infrarosso) e pertanto è corretto il ragionamento che è molto più conveniente (in termini di bilancio energetico) convertire in acqua calda.
    Ma la tecnologia progredisce e presto sarà possibile ottenere rese più elevate a costi minori.Le vecchie tecnogie saranmo a quel punto obsolete e gli investimenti potranno rivelarsi inutili. Paradossalmente potrebbe essere un vantaggio arrivare con qualche anno di ritardo.
    3) L’inevitabile intermediazione di Enel rende non conveniente l’installazione.
    Ma l’utilizzo diretto per la trazione elettrica potrebbe risolvere i problemi di convenienza economica e quelli logistici dovuti allo sfasamento tra orario di produzione e orario di utilizzazione (in questo caso l’Energia deve comunque essere stoccata)
    La mia convinzione è che questa tecnologia può essere redditizia, a patto di sottrarla al monopolio statale.

  2. Francesco_P

    Una centrale fotovoltaica da 1.000 MW a latitudini medie occuperebbe con le attuali tecnologie circa 6500 ettari contro una ventina di un impianto nucleare di potenza superiore.

    Quanto CO2 assorbe un bosco in un anno? Dipende dalla fertilità, dall’esposizione, dal tipo di essenze, dalla maturità delle piante (piante molto giovani o molto vecchie hanno un rendimento inferiore), ecc. Comunque le stime si aggirano a seconda delle diverse situazioni fra 1,3 e 5,3 tonnellate / anno per ettaro. Ora consideriamo un bosco di 6500 ettari ed un assorbimento medio di sole 3 tonnellate / anno per ettaro, piuttosto pessimistico per le nostre latitudini e la nostra piovosità: 6500 ettari di bosco assorbono 19.500 tonnellate / anno di CO2.

    Teniamo conto che il vapore acqueo è il principale gas serra, responsabile per circa il 75% del fenomeno, mentre la CO2 è responsabile per circa il 10-15%. La temperatura media della Terra è stata mediamente superiore a quella attuale negli ultimi 540 milioni di anni, ma anche nel Precambriano i paleoclimatologi hanno riscontrato che la Terra ha vissuto periodi di decine di milioni di anni ben più caldi di quello attuale, nonostante la minore luminosità del Sole. Siamo in fase interglaciale per cui la temperatura media del pianeta è destinata a salire rapidamente nei prossimi millenni indipendentemente dalle azioni antropiche.

    L’energia solare ed ancor più quella eolica sono discontinue, legate alle condizioni atmosferiche ed al ciclo giorno-notte per quella solare. Questo significa che bisogna prevedere un backup termoelettrico e/o idroelettrico e pensare ad un upgrade della rete di distribuzione. Purtroppo si parla poco dei costi indotti dalla discontinuità di certe cosiddette fonti rinnovabili (non è così per il biogas, le immondizie, il micro idroelettrico che sono indipendenti dalle condizioni meteo). Andrebbero compresi nel bilancio anche questi costi e relativi impatti sul territorio.

    Sono solo piccole riflessioni che mi fanno dubitare della buona fede di certe campagne verdi per propinarci favoritismi pubblici a favore di settori NON COMPETITIVI.

    P.S.
    Ogni volta che vedo per strada un barbone, e purtroppo questo capita sempre più spesso, mi viene spontaneo pensare alla “decrescita felice”.

  3. Fabio Ghia

    Bellissimo articolo che finalizza e amplifica quanto già ribadito nel “ritiro Camaldolese”. Io aggiungerei, inoltre, che gli USA sin dal 2011 (anno in cui Obama decise per un taglio di 600 miliardi di $ alla Difesa – Sicurezza Nazionale, per meglio sviluppare la green economy) gli investimenti li hanno fatto in tutt’altro settore (Gas e energie geo-alternative). Se così è perché non sollevare un polverone “politico” a livello Europeo, attraverso il nostro Ministero dell’Ambiente?

  4. mario

    La transizione verso un’economia sostenibile ed efficiente nell’uso delle risorse naturali significa una sola cosa: la corsa al sottosviluppo. Alias, la decrescita felice.
    NO SIGNIFICA SOLO LA SOSTENIBILITA’ DELLA VITA SU QUESTO PIANETA.. X LEI FORSE E’ ESSENZIALE TRIVELLARE NEI GHIACCI DEI POLI X TROVARE NUOVI POZZI DI PETROLIO O GAS O DISBOSCARE LE FORESTE AFRICANE E L’AMAZZONIA X IL LEGNAME PREGIATO O X LASCIARE POSTO AI PASCOLI.. PRODUCIAMO COSI’ TANTO CHE POI L’ECCEDENZA DOBBIAMO BUTTARLA E CREARE ALTRI RIFIUTI ED ALLORA SPOSTIAMO LE PRODUZIONI IN PAESI DOVE QUASI NON ESISTONO DIRITTI MA IL COSTO DI PRODUZIONE E’ COSI’ BASSO CHE CI CONSENTE DI MANTENERE QUESTI LIVELLI… DEL RESTO CHE CI FREGA???

  5. giuseppe 1

    Vorrei aggiungere che questa non è materia sulla quale dividersi in tifoserie. Ognuna di queste tecnologie è stata sviluppata da Fisici e Ingegneri, non da ecologisti. E trova utile applicazione in ambiti ben specifici e circoscritti.
    Spesso l’errore che si commette è quello di generalizzare troppo. Staiamo parlando infatti di tecnologie molto diverse fra loro. Il fotovoltaico non ha niente in comune col solare termico, e per quest’ultimo si deve nettamente distinguere fra solare termico convenzionale (basse temperature) e ST a concentrazione (alte temperature, per poter superare i vincoli posti dal principio di Carnot) Il fotovoltaico è probabilmente adatto a piccoli impianti. Ho citato prima la possibilità concreta di usarlo per la ricarica di accumulatori destinati alla trazione elettrica, ma si pensi anche a tutte quelle utilizzazioni in luoghi remoti dove non è conveniente una rete (che tra l’altro ha dispersioni non confessate) Il solare termico convenzionale è ugualmente adatto a piccoli impianti casalinghi per la produzione di acqua calda. Per quello che posso vedere in giro il leader del mercato è Bosch, non i cinesi. Il solare a concentrazione (specchio parabolico lineare che riscalda oltre i 500 Gradi centigradi un tubo posto nel fuoco – nel quale sono contenuti dei sali in luogo del fluido – per poter azionare utilmente una turbina a vapore) è adatto invece a mega-impianti posizionati in luoghi desertici e a latitudini più favorevoli. Questa è probabilmente la via più promettente e tuttavia la meno praticata, per il momento.

  6. Gaetano Monaldi

    Ecco un’altro “economista”, della Bocconi per giunta, che ancora crede alla favola della crescita infinita. Semplicemente penoso.

  7. Oggi 7.000.000.000 settemiliardi di vivi.
    quando sono nato io (1953) eravamo 2.500.000.000.
    Se ciascuno dei vivi pesa mediamente 60 chili.
    Ogni giorno dobbiamo produrre energia, in più rispetto a 60 anni fa, per sfamare i nostri 270.000.000.000 duecentosettantamiliardi di chili aggiuntivi!!!!!!

  8. MARCO

    il problema è che anche in Itakia si sparano 6000 miliardi di tasse sulle spalle dei consumatori per il solare e con questo si generano opportunità per sindaci e assessori e loro elettori, come Craxi fece con Mediaset e la sanità, su cui si specializzarono ancor meglio le regioni. Abbiamo chiamato tutto questo ciarpame sviluppo e su questa base si sono alimentati i nostri sedicenti liberisti dello sviluppo del debito pubblico, che infatti languiscono a idee e soluzioni. Per ripartire dovremmo fare un po’ di cultura economica e tecnologica, ma sopratutto politica partendo dalle storie dell’auto o del software, entrambe sarebbero utili per insegnare a molti ignoranti che fanno opinione.

  9. Gaetano Monaldi :
    Ecco un’altro “economista”, della Bocconi per giunta, che ancora crede alla favola della crescita infinita. Semplicemente penoso.

    Ecco un altro nessuno qualunque, probabilmente diplomato a fatica, che ripete a pappagallo le stronzate dette da un altro diplomato a fatica, tal Peppe Krillo

  10. ALESSIO DI MICHELE

    Poche considerazioni:

    1) l’ eolico ed ancor di più il solare danno elettricità di bassa qualità: non per fare sfoggio di fisica, ma non producono certo 50 Hz sinusoidali: la loro elettricità va adeguata con circuiti costosi, delicati, e, non essendo possibile al 100%, con malfunzionamenti e costi di distribuzione/utilizzazione da non sottovalutare;

    2) ma, quand’ anche fossero la panacea, vogliamo dire che l’ intervento dello stato riesce a mandare tutto a corpivendole, sempre e comunque ?

  11. giuseppe 1

    @ALESSIO DI MICHELE
    Ciò significa solo che ci sono delle perdite che comunque esistono anche per altri motivi. Il fotovoltaico produce per definizione correnre continua, ma un inverter non ha problemi a convertirla alla frequenza e tensione desiderata. Le pale del generatore eolico sono invece solidali ad un alternatore. La perfetta sinusoidalità non è mai data, ma serve solo per applicazioni particolare (non certo per circuiti resistivi o resistivo-induttivi come i diffusissimi motori asincroni) La cattiva qualità è data dalla discontinuità dei parametri e specialmente dallo sfasamento tra corrente e tensione.
    Nel piano complesso di Argan Gauss questa condizione è individuata dalla parte reale e quella immaginaria di un numero complesso (coseno di fi è la parte “buona”) Ma per questa condizione influiscono la lungezza dei conduttori e la presenza di circuiti utilizzatori induttivi o capacitivi. Per questo si ricorre più volte lungo la linea ad un rifasamento positivo o negativo. La frequenza in sé non è un parametro di qualità (la sua instabilità sì)
    Anzi si modifica volutamente per variare la velocità dei motori.
    Del resto negli Usa 60Hz (il motore asincrono unipolare può girare fino a 3600 rpm nominali) in Europa 50Hz (3000 rpm) in molte zone dell’Africa 40 Hz. Ma forse mi sfugge qualche parametro di valutazione.

  12. DDPP1953

    Ho lavorato per alcuni anni per una multinazionale tedesca energetica. All’inizio del 2008, prima dell’inizio della crisi, pubblicò per usi interni un position paper che descriveva le linee guida degli investimenti degli anni a venire. Negli anni successivi, per le mutate condizioni economiche, gli investimenti e gli obiettivi sono mutati.
    Però la parte più interessante di quel documento era la sezione che riportava uno studio sui calcoli energetici, non economici, delle cosiddette energie rinnovabili.
    Lo studio sul fotovoltaico era illuminante e raggelante.
    Nel documento si riportavano tabelle che calcolavano tutte le quantità di energia necessarie per fabbricare, assemblare, trasportare, montare, cablare tra loro e con la rete, mantenere in esercizio e alla fine smontare, portare in discariche, e smaltire (le tabelle riportavano anche le percentuali di recupero diviso per i materiali utilizzati =metalli, semiconduttori, vetri ecc) i pannelli fotovoltaici.
    Altre tabelle riportavano quanta energia si poteva ricavare dai pannelli fotovoltaici. Calcoli divisi per latitudine, nuvolosità media, affollamento delle reti nelle ore del giorno (necessità di energia di punta, neccessità di avere sempre disponibili centrali termiche tampone ed il loro costo energetico).
    Alla fine, assumendo una efficienza media del pannello dl 9 /11 % per una vita di 15 anni, si dimostrava che l’energia necessaria per mantenere i pannelli era superiore a quella che gli stessi producevano.
    Il documento proseguiva cercando di calcolare la percentuale media di finanziamento pubblico necessaria per rendere profittevole l’intrapresa in un periodo di 15 – 20 anni.
    Vi risparmio le analisi riguardo i colli di bottiglia finanziari che si sarebbero potuti creare nel periodo di investimento. Dai dazi all’importazione del wafer di silicio sino ad arrivare ai costi di smaltimento.
    Questo documento aziendale era riservato, ma non segreto.
    In questi anni (dal 2008) che hanno visto in Italia finanziare con generosità il fotovoltaico con le nostre tasse, ho trovato stupefacente che le medesime domande non se le siano poste al Ministero dell’Industria o in quello dell’economia o in una della tante Università. Nulla, mai nulla.
    Ma chi ci governa? Di cosa è fatta la sedicente classe dirigente?

  13. Terenzio Longobardi

    Articolo troppo generico e con molte imprecisioni, mancano riferimenti quantitativi. Le incentivazioni pubbliche hanno consentito di abbattere i costi dei pannelli fotovoltaici, che oggi sono circa il 70% di quelli precedenti il Conto Energia. La grid parity non è stata ancora raggiunta, ma non è molto lontana e a livello tecnologico raggiungibile soprattutto al sud d’Italia. Il territorio da occupare dalle rinnovabili per l’autosufficienza energetica non è un problema. Il vero limite è invece quello della intermittenza di tali fonti, che solo con l’individuazione di idonei strumenti di stoccaggio dell’energia prodotta potrà essere superato. Per un approccio analitico e scientifico a tutte queste tematiche consiglio la lettura di questo articolo http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli-italiano/324-il-fotovoltaico-di-fronte-si-suoi-limiti

  14. firmato winston diaz

    1- il prezzo dei kit solari nel mercato internazionale e’ drasticamente calato, si avvicina ormai alla grid parity che e’ di circa 1$ / W di picco, vedere:
    ecobusinesslinks.com/surveys/solar-power-kits-price-survey/
    2 – la distribuzione dell’energia costa, ci sono perdite di trasporto non trascurabili, mentre il “tetto solare” distribuito sul territorio, oltre a non impegnare minimamente territorio, fornisce energia gia’ in modo distribuito.
    3 – il severo limite del solare, la discontinuita’, viene compensato dal fatto che il picco di consumo dagli ultimi anni non e’ piu’ in inverno ma in estate a causa della diffusione capillare degli impianti di condizionamento: il solare in questo caso fornisce l’energia quando serve.
    4 – se quello che si chiama NOTABILATO, pubblico e privato (bocconiani venditori di fumo compresi) si togliesse di mezzo, tutto funzionerebbe meglio.

  15. firmato winston diaz

    @DDPP1953
    “Alla fine, assumendo una efficienza media del pannello dl 9 /11 % per una vita di 15 anni,”

    Credo non sia mai stato messo in dubbio da nessuno che occorrono almeno 20 anni per rientrare dall’investimento, ma questo credo sia tipico per molte fonti energetiche. Per il solare, come per il nucleare, l’idroelettrico e l’eolico, il costo del combustibile e’ irrilevante o nullo, quello che costa e’ l’impianto. Qualche anno fa, d’altra parte, gli anni di ammortamento necessari erano una cinquantina (probabilmente gli incentivi sono stati modulati sui costi di quel periodo).
    Comunque, in effetti, ipotecare incentivi elevatissimi per vent’anni (e’ stato fatto anche in germania e in modo ancora piu’ sconsiderato per l’eolico) a fronte di costi rapidamente decrescenti e’ stata un sciocchezza sesquipedale, e probabilmente truffaldina a vantaggio di qualche lobbista ben abile a giocare le sue carte tirando l’opinione pubblica dalla sua attraverso un’informazione ignorante, pilotata e isterica.

  16. ASapienza

    Articolo molto interessante, di solito si mettono in primo piano solo le ragioni di chi vuole lo sviluppo dell’energia verde a tutti i costi, senza guardare i lati negativi.
    Secondo me la cosa più rischiosa è buttare tutte le uova in un paniere, senza guardare per altre soluzioni. Quindi i pannelli solari non devono essere l’unica soluzione, come non devono nemmeno essere esclusi a priori. Senza dubbio si tratta di un investimento a lungo termine, e c’è da dire che i pannelli cinesi, pur avendo prezzi decisamente più contenuti hanno spesso una garanzia che non va oltre i due anni, contro i venticinque di altre ditte europee. Comunque se il decrescere delle sovvenzioni può essere un modo per spingere chi si occupa di questo settore a trovare soluzioni tecnologiche più redditizie in rapporto spesa rendimento, allora non è detto che il male debba venire per nuocere.

    Alfredo Sapienza BSA Inverter

  17. Gianfranco

    Ce lo diciamo subito: vogliamo tornare ai tempi di Carlo Magno. E tagliamo la testa al toro. Cosi’ torneremo a morire di raffreddore, di pellagra, di morbillo e di fame (se un paio di raccolti vanno male e nonostante gli sforzi di Carlo di inviare derrate nelle province germaniche). Perche’ tutti si dimenticano di dirlo, che si muore facile, nei paradisi ecologici.

    Il solito articolo pulito, schietto e razionale che si puo’ solo contrastare in modo irrazionale ed ideologico. Tranne il solito paio, ovviamente.

    Signori, vi piaccia oppure non vi piaccia, le energie alternative sono un fiasco e vanno bene per una economia da quinto mondo, che e’ poi l’obiettivo di chi continua a voler incentivare a livello ideologico fotovoltaico ed eolico.

    Purtroppo, entrati in un’economia da quinto mondo, non ci sarebbe modo di ottenere servizi, a partire da quelli sanitari, da primo mondo, cosa che sfugge a chi insiste nel voler teorizzare una “crescita zero” dall’alto di una civilizzazione in espansione e godendo di servizi sconosciuti alle sane tribu’ boscimane e della foresta pluviale.

    “Se il fotovoltaico (insieme all’eolico) costituisse la spina dorsale della produzione di energia, gli standard di vita crollerebbero a livelli primordiali.”

    Il resto sono paranoie comuniste, nichiliste o falso ambientaliste, fomentate dall’ignoranza di chi non conosce alcuna delle leggi della termodinamica.

    Cordialmente.
    Gianfranco.

  18. firmato winston diaz

    Per dare una mano ad identificare il lobbysta, potremmo considerare che la forma tipica attraverso cui si esplica l’installazione del kit solare e’ attraverso la finanza, funziona pressappoco cosi’: la ditta che vi installa il tutto vi fa contrarre una specie di mutuo per cui fino al pagamento dei costi, finanziamento compreso, quanto incassato dalla produzione energetica dei pannelli incentivi inclusi va alla finanziaria, poi, dopo almeno una decina d’anni, pagati interessi e costi in cosi’ breve periodo grazie agli incentivi, cominciate ad incassare voi che i pannelli li avete sul tetto. Ho semplificato, ma piu’ o meno e’ cosi’ (tant’e’ che a fare feroce opposizione al calare degli incentivi ai tempi del governo b., c’era, alleata ai verdi, l’associazione delle banche estere in italia, tanto perche’ non ci ha tirato gia’ abbastanza a fondo, il debito estero). Al giochino hanno fatto da utili idioti, COME SEMPRE, gli ecologisti di geova.

  19. Aldus

    Letto in ritardo. Comunque tanti complimenti, sia per l’articolo sia per la chiarezza con cui emergono, anche dal blog, le paurose sproporzioni degli incentivi a queste fonti energetiche.
    Grazie a voi, autori e giornalisti di IBL e Chicago-blog.
    A da Parma

  20. claudio p

    quando l’umanità si affidava alle energie rinnovabili, morire in guerra e morire di fame erano la regola, non l’eccezione

  21. Umberto N

    Nel 2007 l’International Panel of Climate Change pubblicò un rapporto che metteva in relazione le attività antropiche ed il riscaldamento progressivo del pianeta.
    Nel 2013 un commentatore, Francesco P., favorevole all’articolo di Gerardo Coco – oggetto dei commenti di questo blog – scrive testualmente:
    “ i paleoclimatologi hanno riscontrato che la Terra ha vissuto periodi di decine di milioni di anni ben più caldi di quello attuale, nonostante la minore luminosità del Sole. Siamo in fase interglaciale per cui la temperatura media del pianeta è destinata a salire rapidamente nei prossimi millenni indipendentemente dalle azioni antropiche “.
    Chi avrà mai ragione ?
    Francesco P. e direi anche Gerardo Coco, poiché la ragione del suo articolo sembra proprio fondarsi sulla negazione del rapporto IPCC ?
    Oppure l’IPCC, che non è propriamente un gruppetto di estremisti ambientaloidi ?
    Nel frattempo, la percentuale di gas-serra anidride carbonica CO2 in atmosfera ha superato la soglia delle 400 parti per milione.
    Dato registrato all’osservatorio di Mauna Loa, oceano Pacifico, il 15 maggio 2013, pochi giorni prima dell’uscita dell’articolo in questione.
    Nel rapporto IPCC del 2007 è evidenziata la crescita di questo gas-serra, con particolare riferimento agli ultimi 60 anni, da quando l’osservatorio di Mauna Loa li ha registrati giorno per giorno.
    Le previsioni fatte cinque anni fa si sono rivelate ottimistiche: la crescita del gas-serra è avvenuta a ritmo maggiore del previsto.
    Che facciamo ?
    Aspettiamo a vedere cosa succede tra qualche anno ancora ?
    In ogni caso, si potrò mantenere il titolo “disastro solare”.
    L’articolo sarà invece da cambiare.
    Molto probabilmente.
    Ahimè.

  22. Luca Salvarani

    E il global warming dove lo mettiamo? Scommetto che non avendo più alcun rampino a cui aggrapparsi, a parte la disinformazione che attecchisce facilmente vista l’ignoranza economica e scientifica degli italiani… tireranno fuori il jolly dei disastri ambientali, del mare che inghiottirà Venezia e altre scemate simili.. il tutto ovviamente facilmente evitabile grazie al fotovoltaico…

  23. Luca Salvarani

    X Giuseppe

    1) Cosa vuol dire “La Germania ha sviluppato il fotovoltaico per vendere tecnologia, non per produrre Energia”? Gli incentivi non erano rivolti alla ricerca scientifica (che non si capisce poi perchè debba essere finanziata dallo stato) ma all’installazione! Se avessero finanziato semplicemente la ricerca avrebbero speso pochissimo e tanta gente non si sarebbe potuta arricchire senza muovere un dito e investire un euro… questo era il loro unico vero obbiettivo e l’hanno centrato in pieno. Apra gli occhi!
    2) Io non lo so se il fotovoltaico è conveniente, oppure no… o meglio lo so perfettamente ma facciamo finta che non lo sappia. Se come dice lei fosse già conveniente allora perchè dovrebbe essere sussidiato? Cosa ancora più folle dato che i costi scendono rapidamente è sussidiare la vecchia tecnologia costosa.. mi spiega la logica?
    3) E’ semmai il contrario: questa tecnologia è redditizia solo e soltanto grazie all’intervento statale. E comunque non spetta allo stato stabilire quale tecnologia va bene e quale no… Per esempio io penso che l’e-cat sarà una rivoluzione e, a Dio piacendo, spazzerà via i ladri fuffavoltaici, ma non sosterrei mai dei sussidi per il suo sviluppo. Deve essere il mercato e solo lui a decidere.

  24. Riccardo

    Del global warming parla in modo sempre piu preoccupato l’agenzia internazionale per l’energia, che non mi sembra un covo di ecologisti estremisti. Germania e Cina sono i paesi che hanno maggiormente puntato sul solare, e non mi sembrano paesi folli ed estremisti. Di piu’ non so, sinceramente

  25. Francesco_P

    @Umberto N

    I dati paleoclimatici sono chiari e verificati. Non sto a farle un lunghissimo elenco delle fonti, ma chiunque può rintracciare agevolmente la temperatura e la composizione dei gas presenti nell’atmosfera in ogni era geologica. Un classico di lettura elementare è questo diagramma http://www.scotese.com/climate.htm . Ciascuno può facilmente approfondire. Di contro non sono ancora sufficientemente comprese tutte le interazioni del complesso ciclo della CO2, essenziale per il sostegno della vita come la conosciamo.

    L’uomo può accelerare un processo naturale in atto, ma non può essere spacciata per soluzione occupare migliaia di Km quadrati da dedicare a pannelli fotovoltaici che producono energia elettrica ad alto costo ed in modo discontinuo, tanto da dover ricorrere a un backup termico di potenza equivalente, che richiedono energia e materie prime per essere costruiti e successivamente rottamati.

    Le mie semplici considerazioni riguardavano alcune fragilità logiche del sostegno al solare fotovoltaico in nome dell’ecologia. La sua risposta me lo conferma in pieno.

  26. firmato winston diaz

    @Luca Salvarani
    la logica e’ nel fatto che l’incentivazione in tutto cio’ che concerne l’immobiliare, in italia, e’ legata all’unico fine di massimizzare il prelievo fiscale: se si vuole l’incentivo non si puo’ fare in nero, e lo stato spera di incassare dall’emersione del nero, oltre che da un po’ di “stimolazione” del settore, che peraltro viene contemporaneamente preso a mazzate da tasse e normazioni, di piu’ di quanto spende di incentivo. Non credo ci sia alcun altro motivo, solo soldi, soldi e soldi.
    A questo e’ ormai ridotto il nostro stato, sfido che nessuno va piu’ a votare.

  27. Giorgio Andretta

    @Gianfranco
    assodato che sono l’unica persona di destra in Italia e l’unico anarchico sincretico, le confesso che la preferisco maggiormente quando si esercita in ironia piuttosto che in conoscenza, detto ciò scendiamo nel dettaglio.

    Più volte in questa sede ho dichiarato di essere a favore della chiusura totale delle ASL, come della cancellazione di ogni contributo incentivante l’installazione del fotovoltaico e dell’eolico e di preferire di gran lunga il sistema sociale dei boscimani a quello del primo mondo in cui siamo immersi.

    Inoltre mi sfugge, giustamente, a quale economia e servizi lei faccia riferimento, perché guardandomi attorno rilevo solo ineffabili ruberie; mi riferisco alla rapina del sistema bancario, alla iniqua tassazione, al furto della moneta ed alla burla del debito pubblico, a tal proposito le bastano 2100 mld di €?
    Se poi desidera confrontarsi sulle leggi della termodinamica sono a sua completa disposizione.

    Non mi sono mai recato al seggio elettorale per non sostenere il “sacco” ai ladri nonché malfattori che ci governano, e non mi riferisco solo alla lobby politica, ma anche a tutta la burocrazia, la magistratura ed ad ogni classe che gestisca una qualche forma di potere.

    Le suggerisce alcunché l’astensionismo verificatosi ieri alle elezioni amministrative?
    Tanto le dovevo.

  28. Giuseppe 1

    @Luca Salvarani
    Se va a leggersi bene i miei interventi (probabilmente non mi sono spiegato bene) vedrà che non siamo così distanti.
    Quando interviene il monopolista (della Rete, sopratutto, nulla più è covenidnte – tranne che per lo Stato – nemmeno l’idroelettrico o il nucleare) Al contrario, se le tecnologie – di per se’ neutre – fossero rimaste libere come sono nate, si creerebbero spazi di profitto. Del resto, anche in questa situazione, se A costa 5 e B 10, ma il monopolista mi vende A a venti, a me conviene B, se questa tecnologia è per me almeno parzialmente accessibile. Quel che volevo sottolineare è che non serve mettere in campo discutibili giustificazioni tecniche quando il problema è solo lo Stato, e non le tecnologie.

  29. Gianfranco

    Ma caro Giorgio,
    finche’ mi raffiguri col coltello tra i denti…

    Io di queste argomentazioni mi faccio un baffo.

    Dobbiamo dar soldi agli amici. Gli amici scovano il fotovoltaico.
    I due punti sopra non necessariamente nell’ordine.
    Incentiviamo il fotovoltaico avvolgendolo in una bell carta dorata di ecologia ed ambientalismo e cazzate del genere.
    Spariamo miliardi creando una bolla terrificante e scarichiamo la bolla sulle utenze domestiche.
    C’e’ altro? Io non credo.
    Ah, si’. C’e’. Gli amici si ricordano di noi ed a nostra insaputa ci comprano la casa.

    Comunque, caro mio, tante cose le dai per scontate. Come la luce domestica.
    Io ci ho fatto un po’ di settimane, senza luce, perche’ non avevo i soldi per pagarla, e ti assicuro che si vive lo stesso, ma la doccia fredda e’ una rottura di palle e andare a letto col buio, di Marzo, significa dormire troppo. Lascia perdere.

    🙂

    Ciao!
    Gianfranco.

  30. giuseppe 1

    @Luca Salvarani
    Anche io penso (spero,più che altro) che l’E-Cat possa essere la svolta. Ma finché non si capirà il meccanismo che regola il processo, dubito che possa essere con sicurezza utilizzato. Da quel che ho potuto capire la fusione fredda non c’entra nulla, perché non si ha evidenza della formazione di rame nella presunta fusione idrogeno-nichel. Secondo me è più ragionevole pensare ad un rilascio di energia contenuta nel nucleo del nichel. Una semi-fissione causata probabilmente da una frequenza tipica del legame. Il legame forte (uno dei legami) si stabilizza ad un potenziale più basso, senza tuttavia spezzarsi del tutto.
    Solo una ipotesi.

  31. DDPP1953

    @firmato winston diaz
    Il senso del mio intervento non era rivolto alla parte economica e/o finanziaria del fotovoltaico, ma a quella puramente energetica.
    Il nostro studio tendeva a dimostrare che per ottenere 1 watt di energia solare ne occorreva 1,03 da altre fonti,

  32. giuseppe

    @DDPP1953
    Il rapporto 1:1,03 mi sembra un pò esagerato. Tuttavia è proprio il modo giusto di ragionare. Si scoprirebbe, magari, che è più ecologico tenersi un’auto vecchia ed inquinante per venti anni, piuttosto che prenderne una nuova ad emissione zero ogni cinque o dieci anni.
    Mi risulta comunque che c’è un brevetto del Cnr che porta la resa del pannello fotovoltaico dal 10 al 20%, dimezzandone i costi. Il criterio sarebbe poi da applicare a tutte le fonti energetiche. Per esempio, quanto costa, in termini energetici, convertire l’Uranio 238 (se non vado errato) in esafloruro di Uranio, centrifugarlo, per poi ottenere Plutonio 239 fissile, usabile come combustibile? E via seguitando… Anche quella Nucleare (non sono antinuclerista, anzi l’argomento esercita su me un potente fascino) è una Tecnologia molto rozza, dalla quale attualmente si riesce ad ottenere solo 1/100 dell’Energia contenuta nel Nucleo e da quest’ultima solo il 30% di Energia Elettrica. Se poi consideriamo che la Rete disperde quantità enormi e non confessate di Energia, (ma il gigantismo della Rete, che ha giustificazioni tecnichesempre più labili, garantisce invece il Monopolio) ci accorgeremmo che come resa non siamo male… L’economia di scala non sempre è così conveniente, forse non quando diventa troppo grande. Negli anni Sessanta praticamente ogni Comune aveva la sua Azienda Elettrica.
    Il servizio era scadente, ma evidentemente la cosa era tecnicamente possibile. Coi mezzi di oggi tutte le difficoltà sarebbero ampiamente superate. ma ormai ci sono questi pachidermi di Enel e Terna e difficilmente ce li toglieremo dalle scatole.

  33. firmato winston diaz

    @DDPP1953
    Conoscevo piu’ o meno quelli studi, quello che intendevo dire e’ che non si puo’ pretendere di recuperare tutto l’investimento subito. Non per niente, e’ un investimento. Se un pannello dura 30 anni, il fatto che nei primi 15 si recuperi solo il costo della materia prima (che e’ il piu’ ragguardevole), non implica che nella intera durata della sua vita non sia remunerativo. Lo dico da detrattore degli incentivi, eh! e anche abbastanza da detrattore del fotovoltaico, che non per questo pero’ si sente autorizzato a raccontare balle.
    Secondo me l’incentivazione a questo punto ha senso solo dal punto di vista biecamente concorrenziale-capitalistico: rendere possibile la vendita inizialmente sottocosto per creare il bisogno e creare una filiera di produzione, vendita e installazione, per poi alla fine togliendo l’incentivazione costringere tale intera filiera alla lotta di decimazione per la sopravvivenza con conseguente crollo dei prezzi e massimizzazione dell’efficienza da parte degli agenti economici sopravvissuti darwinisticamente.
    E’ la strategia effettiva che nel mondo del software e’ stata utilizzata ripetutamente dalle grandi corporation, e continua ad esserlo.
    Un mondo che funziona cosi’ a me personalmente fa cagare e lo trovo da animali, ma il mercato, la concorrenza…

  34. marziano

    @DDPP1953

    beh questo è molto interessante ma devo dire che io, con il semplice buon senso e qualche calcolo approssimativo, me lo ero prefigurato.
    sarebbe bello se lei ne avesse una copia da divulgare.
    mi pare che molti addetti ai lavori già ben sapessero.

  35. Umberto N

    Francesco_P :
    @Umberto N
    I dati paleoclimatici sono chiari e verificati. Non sto a farle un lunghissimo elenco delle fonti, ma chiunque può rintracciare agevolmente la temperatura e la composizione dei gas presenti nell’atmosfera in ogni era geologica. Un classico di lettura elementare è questo diagramma http://www.scotese.com/climate.htm . Ciascuno può facilmente approfondire. Di contro non sono ancora sufficientemente comprese tutte le interazioni del complesso ciclo della CO2, essenziale per il sostegno della vita come la conosciamo.
    L’uomo può accelerare un processo naturale in atto, ma non può essere spacciata per soluzione occupare migliaia di Km quadrati da dedicare a pannelli fotovoltaici che producono energia elettrica ad alto costo ed in modo discontinuo, tanto da dover ricorrere a un backup termico di potenza equivalente, che richiedono energia e materie prime per essere costruiti e successivamente rottamati.
    Le mie semplici considerazioni riguardavano alcune fragilità logiche del sostegno al solare fotovoltaico in nome dell’ecologia. La sua risposta me lo conferma in pieno.

    @Francesco_P

    Il sostegno al solare fotovoltaico (e all’eolico) presenta fragilità logiche.
    Può essere.
    Ma cosa facciamo ?
    Nulla ?
    Qualcosa ?
    Cosa ?
    Intanto perché non rileggere il rapporto 2007 dell’IPCC ?
    Contiene gli stessi dati citati da http://www.scotese.com
    E allora ?
    Cosa facciamo ?
    Ci limitiamo alla lettura, ai commenti, alle esegesi ?
    Perché no ? è più comodo.

  36. Igor

    anche fare guerre che costano centinaia di miliardi di dollari per approvvigionare o calmierare i prezzi delle materie prime energetiche è aiuto pubblico al mercato energetico tradizionale … o queste spese le inseriamo nella voce ricerca e sviluppo ???
    un economista non dovrebbe mai, semplicemente, dare i numeri

  37. Giorgio Andretta

    @Gianfranco
    nel lontano 1976 ho installato nel mio terreno l’impianto d’irrigazione automatico quando il consorzio di bonifica che gestisce la zona prevedeva lo scorrimento delle acque per irrigare i campi, la tariffa era di 15.000 lire all’ettaro, nel 2006 lo stesso ente ha deciso, su legge dello stato recepita obbligatoriamente dalla regione, d’installare l’impianto a pioggia, sempre per lo stesso servizio ma la tassa è salita a 200 € all’ettaro, che sono obbligato a pagare appunto perché non è più tariffa.
    Quindi secondo questa filosofia dovrei dopo 30 anni rottamare il mio impianto essermi collegato a quello centralizzato ed usufruire dell’irrigazione ad orari fissi secondo il programma prestabilito.
    Preferisco di gran lunga non avere l’illuminazione in casa, non avere nemmeno l’acqua calda e riscaldarmi con la stufa a legna piuttosto che mantenere simili “carrozzoni” e si la vedo con il coltello tra i denti fintantoché continuerà a partorire simili “geniali” idee, come quella dell’elettricità pubblica qualunque sia il sistema adottato per produrla.
    Le posso garantire che me la produco in autonomia, l’energia, pur non utilizzando i pannelli fotovoltaici o l’eolico, ed a costo vicino allo zero, ma non devo, per ora, pagare tangenti a chicchessia.
    Sempre con simpatia, se pur armata.

  38. Gianfranco

    Ma caro Giorgio, c’e’ poco da armare.

    C’e’ invece che in uno stato socialista come il nostro, l’apparato centrale ha troppo potere.

    Culturalmente non siamo in grado di recepire un concetto banale: e’ il cittadino ad essere al centro, non lo stato.

    Non ce la possiamo fare. Cosi’ abbiamo questo dio dell’olimpo lassu’, che fa un po’ come gli gira.

    E tutto il resto, letteralmente tutto il resto, ne consegue.

    Cordialmente,
    Gianfranco.

    ps. stavo giusto dicendo la settimana scorsa che vorrei una casetta sperduta vicino ad un ruscello. ci pianto un generatore a caduta da poche migliaia di euro, e l’enel la terrei perche’ dovrei. e non e’ escluso che lo faccia, perche’, per esempio, dovro’ procurarmi la corrente in qualche modo, se qualche buontempone decide che il canone rai sara’ integrato nella bolletta della luce…

  39. Francesco_P

    @Umberto N

    Le fornisco il link ad una presentazione che ritengo molto semplice e chiara : http://www.fast.mi.it/clima/relazioni/cassitto.pdf

    L’ultimo report dell’IPCC sulle fonti energetiche (2011 – http://www.ipcc.ch/pdf/special-reports/srren/SRREN_Full_Report.pdf ) presenta la grossa lacuna di non considerare nei costi delle diverse fonti la percentuale di utilizzo degli impianti e la necessità di backup di rete e gli impatti energetici ed ambientali legati alla produzione ed alla dismissione degli impianti.

    Il recentissimo studio “A Reconstruction of Regional and Global Temperature for the Past 11,300 Years” di Shaun A. Marcott e altri pubblicato su Scienze ( http://www.sciencemag.org/content/339/6124/1198 il testo è a pagamento) ricostruisce con metodiche innovative l’andamento delle temperature nell’Olocene (da 11.300 anni fa ad oggi) mettendo in luce che le temperature attuali non rappresentano il picco massimo, ma sono comunque superiore al 75% degli anni dl periodo.

    Purtroppo si è fatta molta disinformazione quando la Comunità Europea ha spinto per finanziare il solare fotovoltaico di cui le industrie tedesche erano leader. Oggi che la leadership del mercato è in mano ai cinesi gli incentivi e l’intensità delle campagne di allarme si stanno ridimensionando. Così è il mondo. Intanto i soldi sono stati “buttati” e noi paghiamo più cara la bolletta energetica, che costituisce una delle tante zavorre per il nostro sistema economico.

    Che fare? Ci sono tantissimi settori in cui agire, dal trattamento delle immondizie all’ottimizzazione dell’efficienza energetica, ma non è certo con incentivi truffaldini che si può fare una buona politica. Alla fine l’energia deve costare a chi la usa, non gravare sulla fiscalità generale per fare un favore ad alcune industrie di una certa nazione!

  40. Giorgio Andretta

    @Gianfranco
    per niente è dio!!!

    Lo stato è il potere, l’uomo lo schiavo perché nel social/comunismo regna l’anima collettiva e non l’Io individuale, quindi non è una questione meramente culturale ma evolutiva.

    Alla prossima.

  41. ALESSIO DI MICHELE

    Ho la vaga impressione/certezza che qualunque discorso di risparmio energetico/disinquinamento sia destinato a scontrarsi con il modo di vivere degli italiani; faccio solo 3 esempi:

    1) la guida dell’ automobile: vedo continuamente gente che accelera, e per di più a marcia bassa, per arrivare ad un semaforo che già si sa sarà rosso: mi chiedo se costoro trovino benzina, pasticche dei freni e gomme dentro l’ uovo di Pasqua, ma non pensano od addirittura sembrano essere felici dello spreco di soldi LORO;
    2) ho amici architetti che si sono specializzati nelle case a basso impatto energetico: chi si propone di comprarle se ne frega dei consumi, se ne frega delle coibentazioni, vuole solo sapere la superficie e se sono più grandi di quelle del futuro probabile vicino;
    3) in un passato recente il mercato delle macchine a gpl ha avuto un breve successo dovuto agli incentivi; poi, questi finiti, è crollato, tornando al nulla di sempre. Nella mia esperienza montare il gpl sulla macchina è stato un investimento che ha reso più del 38% annuo in termini di risparmio (e quindi esentasse e senza rischio di insolvenza della controparte);
    3) probabilmente siamo e pensiamo come quel popolo di ex morti di fame che siamo sempre stato: il conte si distingueva per carrozza e castello ? Li voglio anche io grossi e sprecosi, perchè spendendo mi sento signore come lui.
    4) D’ altra parte, se c’ è qualcosa che non dovrebbe avere bisogno di incentivi, questo è proprio il risparmio energetico, vista la folle tassazione che subisce l’ energia in Italia e la mancanza di alternative credibili al mezzo privato, almeno in città.

    Non ho alternative proponibili, ma dobbiamo pensare anche a ciò, oltre al fatto che masse di persone che non sanno come funziona una pentola a pressione sono ogni tanto chiamate a dire la loro sul nucleare.

  42. Gianfranco

    @Giorgio Andretta

    Heila’ Giorgio!

    Slogan per slogan?

    In Italia i non “socialisti” saranno 10.

    Quando sento “lo stato dovrebbe”… la mano corre… ok. tutte e due le mani corrono… alle orecchie e comincio a fare “LA LA LA” ad alta voce.

    🙂

  43. firmato winston diaz

    @ALESSIO DI MICHELE
    “qualunque discorso di risparmio energetico/disinquinamento sia destinato a scontrarsi con il modo di vivere degli italiani”

    Mi par di ricordare che siamo fra quelli che consumano meno in europa in rapporto al pil, se non quelli che consumano meno in assoluto.
    Siamo ora anche quello con il massimo di energia “verde” (abbiamo fatto il 25 per cento sull’elettrico l’altr’anno (a parte i paesi con 50 per cento di idroelettrico tipo svizzera e svezia).
    Nel caso non mi sbagliassi, (se volete potete trovare i dati, io non ho voglia di cercarli), non sarebbe vero che siamo cosi’ spreconi.
    Ricordo vagamente questo fatto, e un altro ricordo che corrobora l’altro e’ questo: al tempo della firma di Prodi del 20-20-20 e dell’attribuzione delle quote di CO2 ai vari paesi europei (funzionano circa come le quote latte, chi sfora paga), chi conosceva i dati si lamentava del fatto che mentre francia e germania avendo un costo dell’energia piu’ basso si erano nel tempo preoccupate molto meno di ottimizzare i processi, per cui avevano ancora ampio spazio di manovra per ottemperare agli obblighi con bassi costi, non non avevamo piu’ niente da ottimizzare se non con, tanto per cambiare, costi marginali molto piu’ alti.
    Vi invito a verificare, potrei ricordare male e non ho i dati sottomano, ma prima di sparare come al solito sul nostro paese dando per scontato che su tutto sia il peggiore, meglio informarsi. CI pensano gia’ gli altri paesi, a pensare che siamo i peggiori, non e’ necessario che gli diamo una mano facendo lo stesso, anche perche’ queste discussioni non sono solo accademiche, quando si va in fase di negoziazione ci tagliano le gambe anche quando non lo meriteremmo, come successe ai tempi di prodi-pecoraroscanio.

  44. firmato winston diaz

    @Umberto N
    Purtroppo sapere con certezza cosa accadra’ al clima fra qualche anno o decennio e’ tutt’ora materia di indagine, dato che i modelli climatologici su cui si basavano gli studi dell’IPCC hanno senza dubbio fallito: erano SICURAMENTE SBAGLIATI, dato che sono trascorsi abbastanza anni da poter verificare sul campo l’accuratezza delle loro previsioni: se il modello sbaglia la previsione entro l’intervallo di confidenza, il modello e’ non e’ valido, la scienza su cio’ e’ spietata.
    Il carrozzone ipcc continua ad andare avanti per inerzia come tutte le organizzazioni burocratiche, e continueremo per chissa’ quanto a doverci sorbire l’allarmismo del corriere sull’agomento, ma cosi’ e’.
    Cio’ non implica pero’ che riscaldamento globale (o raffreddamento) non ci sia o non ci sara’, semplicemente bisogna ricominciare la modellizzazione daccapo, o correggere drasticamente quella che c’e’ gia’.

  45. firmato winston diaz

    Per quanto riguarda la CO2, studi di ormai molti anni fa dovrebbero aver dimostrato che c’e’ un effetto saturazione, oltre un certo livello di CO2 il suo ulteriore innalzamento non provoca ulteriore riscaldamento, e questo effetto ha gia’ cominciato ad agire.
    Non ricordo esattamente in quale delle tonnellate di documentazione che lessi c’era questa notizia, mi pare si trattasse dell’american journal of phisics o roba del genere.
    Certo che non si puo’ ricominciare daccapo la discussione ogni volta, a un certo punto dalle centinaia di universita’ che abbiamo se questo fosse un argomento di “scienza normale” per usare un termine kuhniano, arriverebbero dati certi, verificabili e verificati, e non staremmo ancora qua a dibatterci su ipotesi e notizie le piu’ diverse, con ognuna che tira l’opinione da una parte o da quella opposta…. Evidentemente non se ne sa ancora abbastanza. Chi dice il contrario, cioe’ che si sa tutto e lui sa com’e’, racconta palle.

  46. ALESSIO DI MICHELE

    @firmato winston diaz

    O consumiamo poca energia/pil in assoluto: ed allora perchè sprecare soldi sul “verde” ?
    O consumiamo poca energia verde e troppa “nera”.
    O consumiamo poca energia per produrre reddito ed un fiume per vivere: si guardino lo stato comatoso dei trasporti pubblici urbani ed il fatto che le case italiane sono in massima parte in classe “G”.
    Oppure, che so, lo stato si è indebitato per spendere in deficit e produrre reddito keynesiano: beh certo, occorre poca energia.

  47. Ed ovviamente nel bilancio energetico dei combustibili fossili tutto sembra più semplice certo…basta fare un buco per terra ed esce il petrolio.
    Peccato che che questo derivi da un’accumulo di energia per millenni…motivo per il quale “non sono rinnovabili”!!!

  48. Antonio

    Articolo incompleto, manca di molti numeri sui costi complessivi dei differenti sistemi, Ovvero, filiera di produzione e installazione delle tecnologie rinnovabili (pannelli fv, inverter, installazione, disinstallazione, smaltimento ecc. ovvero pale eoliche, torri, magneti dei generatori ecc.) rispetto alle ‘tradizionali’ incluso nucleare. In ogni caso spunto per ragionamenti. Per inciso, non so se chiaro a tutti che per produrre i pannelli FV in Cina si usa energia prodotta in gran parte con centrali a carbone, alla faccia della riduzione del CO2 …. Per quanto agli incentivi, almeno in Germania sono serviti a sviluppare tecnologie e un’industria importante a livello mondiale, in particolare per l’elettronica e la componentistica, mentre in Italia sono serviti ad alimentare una bolla finanziaria che paghiamo noi con i nostri soldi nelle bollette elettriche. Ma dai nostri governanti non ti puoi certo aspettare progetti strategici …

  49. giuseppe

    @jack Critico
    In realtà credo che ci sia poco di più rinnovabile della buona, vecchia legna da ardere (non è chiaramente la soluzione, ma quanto spreco di sottobosco, sfalcio dei prati,ecc) La Natura fa tutto da sola nel giro di pochi anni, o addirittura di una stagione!

  50. Aldo

    Interessante, ma opinabilissimo e che porta avanti una visione distruttiva. Inoltre, secondo questo punto di vista, siamo in un vicolo cieco: sempre e solo dipendenza dal petrolio, e non ci sono alternative. Tanto vale rassegnarci a concludere c he comunque nel giro di qualche generazione avremo la decrescita a causa dell’inquinamento e dell’esaurirsi dell fonti fossili. A meno che non vogliamo pensare che il fracking sia una soluzione, il fracking che tra l’altro consuma quantità spaventose di acqua e uccide, letteralmente uccide, il bestiame che pascola nelle vicinanze a causa dei prodotti inquinanti sversati nel terreno. C’è un articolo dell’Espresso su questo fatto. O le sabbie bituminose, che costeranno la distruzione di migliaia di kmq di insostituibili foreste.

    secondo me la cosa più negativa di queste analisi, che sembrano documentate, ma sono miopi, è che sbarrano la strada alla ricerca nelle energie rinnovabili, ostacolano il progresso tecnologico fissando tutto perennemente al petrolio.

    Io penso che in tutte le cose ci siano opinioni divergenti, ci sono in medicina, in fisica, in ecoonmia ecc ecc. Senti ciascuno dei fautori di ogni tesi e ognuno ha le sue buone ragioni. Ma il punto fondamentale è che dobbiamo sforzarci di cercare un’ alternativa duratura al petrolio, non c’è via d’uscita da questo che secondo me è l’unico, vero vincolo. Prima o poi, magari più prima che poi, non sarà più possibile sfruttare il petrolio per N ragioni. Non riguarderà noi, magari sarà tra 4, 5 10 generazioni. Ma quel momento arriverà, checcè ne dica Chicago blog.

    Si stanno facendo interessanti ricerche sul fotovoltaico prodotto da polimeri vari e anche da materiali organici. Se abbracciassimo il punto di vista dell’articolo fermeremmo la ricerca perchè tanto non ne vale la pena, non serve, le energie rinnovabili secondo l’autore sono una stupidaggine. Ovviamente non è affatto così.

  51. Umberto N

    @Francesco_P

    La presentazione di Cassitto termina dicendo: “comunque è bene diminuire le emissioni in atmosfera”.
    Non sono in grado di addentrarmi nella disputa pro-contro IPCC, leggerò le 1.000 e passa pagine dell’ultimo rapporto 2011 che non conoscevo (ringrazio per la segnalazione), resto tuttavia convinto che un fattore antropico di influenza sul clima, così come su molti altri aspetti dell’equilibrio naturale del pianeta Terra, ci sia.
    Più o meno marcato a seconda dei casi e dei punti di vista, comunque c’è.
    Questo fatto, e la crisi energetica che accompagna la nostra esistenza, inducono quindi a guardare con grande interesse le tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
    Ridurle a bersaglio di polemiche alquanto estemporanee (prima viva, poi abbasso) quando il punto è, caso mai, la critica ad una politica di dazi verso una produzione che ha ridotto i costi portando il settore alla grid-parity, trovo che sia deformante.
    D’altronde, lo stesso raffronto di Gerardo Coco sui costi di impianto di una “centrale termica solare” (cosa intende ? una centrale a concentrazione solare a specchi parabolici o similare ? non si direbbe una centrale fotovoltaica) e di una turbina termoelettrica convenzionale, i cui numeri sono tutti da verificare, è fatto “senza impianti ausiliari”.
    Cioè senza tutto ciò che serve ad estrarre e portare il combustibile necessario per alimentare la centrale termoelettrica convenzionale.
    E ti par poco !
    Dopodichè, una volta dimostrato che costa meno, avanti col petrolio ? nunc et semper ? se i ragionamenti “economici” portano a queste conclusioni, alla larga !

  52. Riccardo P.

    Coco for president! Esposizione perfetta di un problema che la sinistra in toto, e anche un bel pezzo di destra, continuano a spacciare come il futuro energetico. Questi credono che l’entropia sia una pianta da appartamento, misurano l’energia in Kw e la potenza in Kwh, enfatizzano la chimera della grid parity e tutte le menate sulla sostenibilità, insomma una parata di abissale ignoranza. Basterebbe guardarsi i grafici di assoelettrica per capire che gli incentivi a solare ed eolico sono puro assistenzialismo. Ma, diciamo la verità, in fondo c’è sempre il caro vecchio petrolio…..

  53. Umberto N

    @Riccardo P.

    Ma bastava dirlo all’inizio: a me piace il petrolio, a me invece no.
    E, ai fautori delle fonti di energia rinnovabili, dire senza tanti giri di parole: lasciateci stare in pace, lasciateci alle nostre vecchie care abitudini, non vogliamo cambiarle, tanto del doman non v’è certezza…
    Probabilmente reagirebbero così anche i norvegesi, il cui fabbisogno di energia elettrica è completamente soddisfatto dall’idroelettrico, se qualcuno gli proponesse di costruire centrali termoelettriche alimentate a metano o a petrolio.
    Già, tra l’altro: qualcuno non va dicendo che è impossibile pensare ad un sistema energetico interamente basato su fonti rinnovabili di energia ?

  54. Più che addentrarmi in discorsi astrusi, mi limito a dire:
    Con i miei sei pannelli solari termici produco da marzo a ottobre inoltrato 350 litri di acqua sanitaria mediamente a 55-70°C e uno stoccaggio di un puffer da 500 litri a 45-65°C.Dal puffer scambio nel sanitario in caso di maltempo. Il solare fotovoltaico,senza considerare gli incentivi è in attivo. in inverno la caldaia a legna si affianca a quella a gas,per il riscaldamento e per acqua calda sanitaria. Consumo gas per la sola cottura del cibo: pago più di tasse che di effettivo consumo. Le conclusioni le lascio a chi vuole farsi un conto.

  55. firmato winston diaz

    @ALESSIO DI MICHELE
    “il fatto che le case italiane sono in massima parte in classe “G””

    Sono ufficialmente in classe g tutte le case non “bollinate” dal professionista.
    Per il resto, mi sai dire cosa te ne fai di una casa non in classe g in un posto dove il clima e’ mite e la temperatura va sotto i dieci-quindici gradi per pochi giorni all’anno?
    Non se qualcuno qua dentro lo sa, ma a suo tempo, quando decenni fa si fecero le norme nazionali per la finestratura minima delle stanze, si copiarono pari-pari i parametri tedeschi, parametri che vennero stabiliti per condizioni di illuminazione comletamente diverse…
    A sveja!

  56. tommibolo

    Mah, sono d’accordo sul fatto che le energie rinnovabili siano diseconomiche (è un dato di fatto), e sul senso di base dell’articolo, nell’essere fedele ai principi dell’economia liberale che anche a me stanno cari; inoltre la crescita del mercato del fotovoltaico in Italia è GIA’ andata ben oltre gli obiettivi fissati per il 2020, mostrando l’importanza dell’influenza lobbistica e l’iniquità intrinseca in comparazione con gli altri settori w/out state aid.
    Tuttavia mi sento di fare un appunto: non sopporto le approssimazioni, sopratutto quando chi le fa è un ‘blogger/giornalista’.
    Nell’apparentemente cristallina spiegazione ‘economica’ del norstro Esimio Coco (mi riferisco alla parte in cui tira in mezzo il discrso su due tecnologie, diverse unità di capitale o lavoro, ecc.) manca una parte fondamentale che forse a lui all’università non hanno spiegato perche quando l’ha fatta non si sapeva ancora che l’inquinamento è una brutta cosa.
    Il concetto, o se vogliamo dare corda all’autore dell’articolo con le sue mirabolanti e complicatissime disequazioni differenziali, la variabile che è stata omessa dall’equazione e che ne cambia COMPLETAMENTE il risultato, ha un nome molto semplice che secondo me si trova anche su Wiki: negative spillovers. Negative spillovers da inquinamento, ovviamente.
    Se si quantifica (proprio in €) il valore dei danni ambientali derivanti dall’utilizzo delle fonti fossili, e lascia stare i danni agli uomini che è un altro bel discorso, mi sa che il discorso suesposto non fila più mica tanto. So….get back to school before blogging!!

  57. Marco

    L’articolo, dichiaratamente contro le rinnovabili, o meglio contro il solare presenta alcune inesattezze, non so se per malizia o per ignoranza.
    Quello che non mi piace è che per giustificare il proprio punto di vista, assolutamente condivisibile rispetto al fatto che gli incentivi sono stati troppi e che in generale ogni forma di incentivazione statale possa essere un errore, si diano informazioni sbagliate.
    Innanzitutto si fa confusione tra il solare fotovoltaico e quello termico che pur sfruttando la stessa fonte di energia hanno due finalità diverse: i grossi incentivi a cui si fa riferimento sono quelli dati al solare fotovoltaico. Nell’esempio citato di “Lawrence” si parla di centrale solare termica.
    Le uniche centrali termiche solari sono quelle con tecnologie innovative (vedi solare a concentrazione) ma che sono in via di sviluppo e di incentivi in questa tecnologia non ne sono stati praticamente dati.
    Allora, se vogliamo, possiamo parlare di solare fotovoltaico che si usa per produrre energia elettrica usando celle fotovoltaiche appunto…..ogni riferimento a impianti utili per produrre acqua calda nulla ha a che fare con gli incentivi (certo, ci sono anche per quello ma sono irrisori rispetto a fotovoltaico ed eolico).
    L’impiego di terra capitale non credo sia pertinente perchè le superfici che sono state utilizzate erano quasi esclusivamente terre incolte da molti anni il cui valore era praticamente nullo: quindi non sono state rubate superfici che davano redditi particolari (si è vero alcuni hanno sradicato gli ulivi o fatto altre nefandezze, ma erano casi isolati e non massivi).
    Non è nemmeno vero che il solare (fotovoltaico) non gode di economie di scala: a seconda delle dimensioni degli impianti si possono ridurre i costi di impianto di almeno il 40/50% (fra piccoli impianti domestici a centrali fotovoltaiche di qualche MW di potenza). Inoltre, anche lo sfruttamento del terreno viene ridotto perchè avere a disposizione grandi superfici permette di installare i pannelli in maniera ottimale per ottenere performance migliori (e non sono valori trascurabili).
    Sempre tornando all’esempio di “Lawrence”, correggendo il paragone (visto che come detto non esistono applicazioni di grosse centrali solari termodinamiche a parte qualche piccolo progetto pilota) e riportandolo fra una centrale termodinamica ed un impianto fotovoltaico da 1 GW di potenza, vi esorto a cercare su internet la centrale termodinamica di Cassano d’Adda che ha proprio una potenza di 1 GW ed è una grossa bugia dire che servono 100mq o che si usano migliaia di tonnellate di materiale in meno……vedete le foto e ve ne renderete conto.
    Nella comparazione economica fra le due tecnologie si trascura inoltre il fatto che una centrale termodinamica va alimentata con qualcosa per generare calore in grado di trasformare l’acqua in vapore e far girare la turbina: quanto costa l’approvvigionamento di, ad esempio, carbone per 20 anni (pari alla durata degli incentivi) per una centrale di tali dimensioni? Il fotovoltaico non ha bisogno di nulla per produrre energia, solo sole che non costa nulla. Inoltre, dal 21° anno in poi, gli incentivi finiscono e l’impianto continua a produrre. I primi impianti installati in italia stanno producendo energia da oltre 30 anni con delle performance ancora ottime. Al momento non sappiamo quale potrà essere la vita utile di un impianto fotovoltaico, ma sicuramente molto oltre i 20 anni di incentivi: potremmo tranquillamente arrivare a 40…..se si rifanno i conti tenendo in considerazione questi fattori i risultati saranno diversi.
    Inoltre c’è un problema non trascurabile: la rete di distribuzione. Quella italiana non è tra le migliori e nel sud italia è messa parecchio male. Gran parte della rete non può sostenere l’installazione di grosse centrali di produzione di energia perchè provocherebbero un collasso della rete stessa. L’installazione di molti impianti di dimensioni inferiori invece può risolvere bene questo problema.
    Un’ultima considerazione…..da quando in italia sono partiti gli incentivi i prezzi degli impianti fotovoltaici sono diminuiti a circa un terzo del prezzo iniziale e non solo grazie alla Cina, ma anche ai produttori europei che hanno ridotto significativamente i loro costi di produzione.
    Questo ha permesso un’accelerazione fondamentale al raggiungimento di quella che si chiama “grid parity” e che ci consentirà a breve (alcuni dicono che è già fattibile) che un impianto di grandi dimensioni che gode di economie di scala possa, se installato al sud italia dove c’è maggiore irraggiamento solare, essere economicamente sostenibile senza incentivi.
    Non voglio giustificare gli incentivi, sono stati fatti grossi errori in passato su di essi, ma non è neanche giusto demonizzarli totalmente usando argomentazioni fallaci a sostegno della propria tesi.
    Saluti,
    Marco

  58. Gianfranco

    Il nocciolo della questione e’ che qualunque “incentivo” scaricato su tutta l’utenza, e’ sbagliato.

    Io la corrente prodotta dal mio vicino non la voglio. Quindi non e’ giusto che io paghi i suoi incentivi.

    Chi dice che grazie a questi incentivi s’e’ creata un’economia di scala, faccia pagare all’economia di scala gli incentivi ancora a rendere e ci rimborsi quelli gia’ addebitati in bolletta.

    Senza incentivi il fotovoltaico non lo istalla piu’ nessuno. Questo e’ il segnale che, giusto o no, conveniente o no, verde o no, tecnicamente fattibile o no, quella degli incentivi sia stata l’ennesima bolla speculativa.

    Il punto che la gente si rifiuta di vedere e’ che non arriva abbastanza energia solare per sovrapporre la generazione di corrente fotovoltaica a quella attuale.
    Rinunciare alle fonti attuali di energia significherebbe disporre di un miliardesimo dell’energia attuale.

    Quanti chilometri quadrati di pannelli sono necessari a muovere un treno? e i tutti i treni che percorrono l’Italia in un giorno?

    Queste sono argomentazioni ineludibili tranne da chi continua a vivere nella sua felice bolla, senza guardare alla realta’ dei fatti che e’ troppo banale per essere interessante.

    Ciao.

  59. Marco

    @Gianfranco
    Se leggi bene il mio intervento non faccio riferimento al concetto degli incentivi statali, e sinceramente mi interessa poco. Neanche io sono favorevole e li ritengo generalmente sbagliati.
    Quello che però non mi piace vedere e non trovo intellettualmente corretto è scrivere delle falsità per dare supporto e provare le proprie tesi. Inesattezze che oltretutto non servono a nulla perchè, anche senza di esse, chi è contro gli incentivi ha abbastanza armi per provarlo.
    Inoltre non ho minimamente accennato al fatto che le rinnovabili devono sostituire tutta la produzione di energia, sarebbe una pazzia: la scelta giusta è un giusto mix di fonti diverse (ovviamente sui pesi delle varie tecnologie ciascuno la penserà diversamente, ma non è questo il punto).
    Mi piacerebbe che ci si dedicasse alla lettura degli interventi per quelli che sono, senza leggere fra le righe cose non scritte.
    Ciao

  60. Marco

    Tra l’altro l’affermazione “io pago l’energia del mio vicino” non è corretta: numerosi studi dimostrano che gli incentivi dati alle rinnovabili, ed al fotovoltaico in particolare, daranno dei benefici economici. L’aspetto che più incide su queste valutazioni è il cosiddetto “peak shaving” che, permette di ridurre il prezzo medio zonale dell’energia grazie al fatto che il fotovoltaico ha il picco di produzione proprio quando la domanda di energia è maggiore (ovvero durante le giornate estive). Ciò ha consentito di ridurre il prezzo medio dell’energia che senza la produzione da rinnovabili sarebbe stato ancora più alto dell’attuale (ovviamente parlo SOLO del prezzo energia non delle componenti varie che compongono la bolletta). E’ sempre stato lo sport preferito dai giornali dire che l’aumento delle bollette era causato dai costi degli incentivi spesso per ignoranza o per lobbismo.
    Sicuramente i detrattori degli incentivi diranno che gli studi non sono corretti: io non mi permetto di fare valutazioni di questo tipo. Lo potrei fare solo se mi mettessi a leggere perfettamente lo studio e rifare i conti passo passo per trovare l’errore (come fa la comunità matematica mondiale quando si annuncia la dimostrazione di un nuovo teorema/teoria). Fatevi un giro presso questa pagina web
    http://www.regionieambiente.it/energia/fonti-rinnovabili/697-rapporto-irex-2013-da-rinnovabili-piu-guadagni-che-costi.html

    Posso affermare con certezza, essendo stato un player del settore per parecchio tempo, che le attività di lobby (a cui si fa riferimento nei post precedenti senza sapere di cosa si parla) sono state nel verso contrario: quando alcune istituzioni hanno visto che la massiccia produzione di energia da rinnovabili gli stava creando qualche problema, sono nati tutti i casini (vogliamo parlare di ENEL che aveva cominciato a ritardare gli allacci pur di non far entrare in esercizio gli impianti? Che grazie alle rinnovabili sono nati una serie di importanti competitor che producevano energia rubando quote a mamma ENEL?) Anzi, la mancanza dei player del settore delle rinnovabili è stato proprio il fatto di non essere riusciti a fare lobby presso il governo come invece ENEL, Terna, associazioni petrolifere, etc. hanno fatto grazie a relazioni ben più solide e collaudate riuscendo a ridurre fino ad eliminare gli incentivi.

    Tutto questo al netto del fatto che dare gli incentivi sia una cosa giusta o sbagliata, su cui, come detto prima, non mi esprimo perchè è un discorso troppo complesso.
    Saluti

  61. marco

    Mai letto niente di più ignorante in materia. Lei confronta il costo o la massa (non si capisce bene ma transeat) dei beni per costruire una centrale termolelettrica con i beni per costruire un impianto fotovoltaico di pari potenza. Ne deduce che che la prima è mille volte inferiore e quindi più efficiente. E i costi variabili? Le tonnellate di gas necessarie per produrre la medesima quantità di energia negli anni a venire? Il costo dell’energia si confronta con il parametro LCOE che considera l’intero ciclo di vita della centrale. vada sul sito dell’ministero dell’energia ESA – senz’altro non di parte verso le rinnovabili – e legga i valori. Ad oggi sono confrontabili, fra quanlche anno saranno nettamente a favore di eolico e solare: http://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=5&cad=rja&ved=0CEoQFjAE&url=http%3A%2F%2Fwww.nrel.gov%2Fanalysis%2Ftech_lcoe.html&ei=WPNbUqHnE8bCswb394DQCg&usg=AFQjCNFBTsF8BTwEujnghyvstCLdeb_wTg&bvm=bv.53899372,d.Yms. Peccato che IBL non faccia un lavoro di editing / fact-checking prima di pubblicare manifesti chiaramente misleading.

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