25
Mag
2013

Platts, ovvero quell’incomprimibile bisogno di nuovo petrolio — di Angelo Spena

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Angelo Spena.

Non l’ho mai pubblicato ma, da quando per la prima volta lo presentai – in Cina al Politecnico di Harbin nell’ottobre del 2006 – lo aggiorno ogni anno con l’aiuto dei dottorandi che lo tengono d’occhio nei miei corsi universitari e di master. E’ l’andamento comparato del prezzo del petrolio, medio tra i grezzi di riferimento di area geografica (WTI, Dubai e Brent), e dell’importo cumulativo degli investimenti per ricerca ed estrazione di petrolio nel mondo. Anno per anno, dal 1979, in dollari 2010.

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Le fonti delle due famiglie di dati sono pressoché le medesime, IFP, BP e altre. Il risultato? Eloquente. Con il ritardo appena di un anno, sulla scorta dell’esercizio pregresso la spesa per ricerca e prospezioni segue le sorti del giro d’affari. Se il business va, si reinveste una parte del mol (o ebitda che dir si voglia) in nuovo petrolio (e le statistiche dicono che chi cerca trova). Se il prezzo scende, calano i profitti e si tagliano gli investimenti. Artificio contabile? Inaffidabilità delle fonti? Volatilità dei dati? Sono trend più che trentennali: dunque, da prendere sul serio: lo scenario petrolifero è reso stabile e duraturo dai prezzi alti, non dai prezzi bassi. Tanto per intenderci: automobilisti e petrolieri hanno non solo interessi, ma anche percezioni e preoccupazioni contrapposte.

Tuttavia da qualche tempo mi andavo interrogando su quella provvida ultima impennata storica del grezzo nell’estate del 2008, poche settimane prima del crollo di Lehman Brothers che avrebbe insieme disvelato al mondo e ufficialmente aperto la crisi economica più lunga degli ultimi cent’anni. Una crescita esponenziale del prezzo del petrolio iniziata nel 2005 e culminata parallelamente a quella dei mutui subprime. Quasi che a inizio 2008 gli insider allarmati intendessero premunirsi accumulando le risorse che sarebbero, in previsione dell’incombente calo non solo dei prezzi, ma anche della domanda, a lungo mancate. Se così fosse, non sarebbe la curva nera (gli investimenti) a seguire passivamente sic et simpliciter la curva blu (il prezzo del petrolio): ma sarebbe la blu a essere condizionata – oltre che dai noti fattori, certo – anche dalle oggettive esigenze cumulative a medio termine di quella nera. Possibile?

Poi la settimana scorsa arriva la notizia che la Commissione europea ha aperto un’indagine presso Shell, BP, Statoil, che mira ad accertare “pratiche concertate” ed eventuale “abuso di posizione dominante” nelle modalità (Moc, Markets on Close) con cui dal 2002 Platts, la maggiore agenzia mondiale di price reporting del petrolio e delle commodities, determina ogni giorno i benchmark utilizzati come riferimento per i prezzi di circa il 70% degli scambi mondiali dei derivati del petrolio, in primis dei carburanti.

Da più prospettive, a pensar male si fa peccato? Il buon divo Giulio sta verificando proprio in questi giorni. Chissà se lassù gliel’hanno perdonato. Noi, qui, approfittiamo del libero arbitrio e continuiamo a interrogarci …

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3 Responses

  1. VincenzoS

    Francamente non capisco cosa si voglia arrivare a dire. Forse si vuol affermare che il prezzo del petrolio è manipolato?
    Sai che scoperta, credo che lo sappia anche la casalinga di Voghera.
    Che quelli di Platts tutto siano furoché angioletti io personalmente lo so dal 1997, senza mai avere fatto trading sul petrolio o i derivati (sono un ingegnere che lavora nelle raffinerie).
    Yoannis Latsis, uno dei tycoon greci della stirpe dei Niarchos e degli Onassis, ha fatto fortuna tramite la manipolazione dei prezzi in combutta con membri della famiglia reale di uno degli stati produttori (non dico quale per non correre il rischio di scatenare incidenti diplomatici). Tutte cose che nell’ambiente si sanno e si risanno.
    D’altra parte, visti gli ingentissimi investimenti necessari per sviluppare i nuovi pozzi, ormai non basta più fare un buco nella sabbia del deserto, che le compagnie petrolifere vogliano essere ragionevolmente certe di rientrare di tali costi mi sembra del tutto naturale.
    Piuttosto mi soffermerei ad analizzare quanto sia stato l’aumento del prezzo del petrolio ad innescare la crisi economica degli ultimi anni.
    Si parla e si straparla dell’eccesso di spesa da parte degli stati, delle tasse e di tante altre cose. Ma ci si dimentica che in Occidente abbiamo un modello di vita e di consumi che, se il prezzo dell’energia è alto, è semplicemente insostenibile.

  2. Mi sembra che questo grafico racconti una piccolissima porzione di una storia molto più complessa. Vorrei vedere separati i costi di ricerca e i costi di estrazione. Vorrei vederli come dati assoluti e come percentuale sul fatturato e sui profitti.

  3. Piero from Genova

    da parecchi anni mi occupo, e vivo, di mkt finanziari.. nn sono un insider a GS&c ma una convinzione ferma l’ho maturata.. se x qualunque asset class (commodity, forex, borse, monetario) banda banche d’affati (più decina hedge funds) ci guadagna a farla salire allora salirà indipendente da fondamentali nn solo nel breve/medio ma forse anche nel medio/lungo termine.. nel lunghissimo nn mi pronuncio.. e qualunque notizia negativa verrà minimizzata.. ovviamente vale anche contrario quando prendono posizione al ribasso..

    un tipico esempio è l’oro.. prima han detto che saliva x coprirsi dal rischio defafult.. poi con le stampe hanno tamponato questo rischio (x ora) e saliva xrchè stampando rapporto oncia/base monetaria doveva rimaner kost (quindi il numeratore doveva salire).. ora da un annetto hanno accelerato stampe nn solo in USa ma pure in Jpy.. e fra un pò ripartirà anche Bce che ha stoppato dopo Ltro (salvo Omt x ora sulla carta).. eppure nonostante questa ulteriore accelerazione della base monetaria (il Fondamentale) lo han tirato giù x fregare le centinai di milioni di parco buoi che si erano riempiti di Etf x 4 anni.. la nuova motivazione “fondamentale” che adducono è che le stampe eliminano rischio default e nn faranno partire inflazione ancora x qualche anno (anzi siamo in deflazione).. quindi giù a specular al ribasso..

    per me il Wti nel 2008 andò a 150 $ semplicemente perchè GS ci guadagnava.. il driver nn è nessuna delle due curve.. il driver è la GS&c.. stop.. saluti

    PS: cmq molto bella correlazione investimenti in ricerca vs prezzo spot.. complimenti ai suoi ricercatori (spero pagati nn un tozzo di pane, spero nn selezionati tra gli amici da tirar dentro)

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