2
Apr
2013

S’io fossi saggio

S’io fossi saggio cercherei di capire dove più declino. E anche che con troppo debito si fallisce; il che, a volte, è incompatibile col crescere.

E dunque primo punto una spending review seria, di dettaglio, e financo feroce. E lavorare ad una legge che regga al vaglio della Costituzione e ti faccia vendere un po’ di patrimonio pubblico. La Caserma Passalacqua senza certezza della volumetria utile e del cambio di destinazione d’uso non te la compra nessuno; e però se la caserma non ti serve più ed è solo un costo dovrebbe essere possibile (?) impedire che le autonomie locali ti vetino cambio e volume.

Poi rimediare alle maglie nere. Le condizioni dello sviluppo. Scuola e produttività (state tranquilli che se queste due funzionano anche l’innovazione si accoda). Dicono e certificano dentro l’OCSE che siamo in coda per entrambe. Che magari non è vero (?); ma se devi investire anche l’impressione conta.

E dunque punto secondo una riforma del lavoro che magari come primo passo defiscalizzi il lavoro dipendente in funzione della produttività; e punto terzo cominciare da una riforma dell’Università che dia autonomia vera agli Istituti, consenta l’accesso alla donazione privata, crei visibile concorrenza e disparità tra gli Atenei. Il livellamento e l’uniformità non sono amici dell’eccellenza; e se ci riflettiamo bene neanche dell’uguaglianza.

Infine se il tempo è poco e proprio vogliamo fare quattro parliamo di giustizia. Non quella penale; che sono anni che un po’ di politici e un po’ di magistrati si offrono gli uni agli altri come stampella di legittimazione gli uni degli altri, e dunque se sei saggio intervenirci non è aria. Ma quella civile? Concentrazione; immediatezza; oralità. Ricordano qualcosa? Un processo una udienza. Davvero è impossibile? Un qualche ripensamento sui tre gradi di giurisdizione, ed un maggiore disincentivo economico a percorrerli. Davvero non abbiamo per questo margini costituzionali? E poi via di seguito, che molto altro e velocemente si può fare; e che volendo e se non ti lasci mettere sotto dalle corporazioni la giustizia civile riesci in buona parte a riformarla a costo (quasi) zero.

Ridurre spesa e patrimonio pubblico. Investire in eccellenza scolastica. Coniugare defiscalizzazione e produttività. Senza sembrerebbe dura andare da qualche parte; e basterebbero 100 giorni di buon regolare e legiferare per dare il segnale che si è incominciato. Poi, è vero, c’è tanto altro che si dovrebbe fare. Ma se non si avvia questo non c’è ripresa; e neanche (in) futuro. Aggiungici un po’ di riforma della giustizia civile, e con essa del ridare diritto ai rapporti economici, e forse già basta a dar segnale che il Paese vuole svoltare.

Questo ad essere saggi. Peccato che non vi sian Saggi; ma giusto “facilitatori”. Gli tocca mettere insieme i “punti in comune” altrui. Il loro mandato è di essere misurati e ponderati , e perciò e malgré eux di dare tutto questo per ridondante. A rilanciare il Paese gli deve bastare la riforma elettorale.

You may also like

Corsi e ricorsi della legge di bilancio sulla tassazione dei tabacchi—di Marco Spallone
La lotta alla concorrenza fiscale di Margrethe Vestager
Repetita iuvant: vendere quote del tesoro alla Cassa Depositi e Prestiti non significa privatizzare.
Enav: l’ennesima finta privatizzazione (e presa in giro)

20 Responses

  1. E come potrei non essere d’accordo? Ma il punto (che sarebbe il cinque, se ben ricordo) e’ che ognuno dei punti prrecedenti per essere attuato richiede di essere voluto (contro il loro immediato interesse) da centaia di migliaia di persone e per dare frutto deve diventare carne e sangue di milioni di pesone (per il loro futuro interesse). Questo e cio che i governi dei tecninci non sanno fare, perche questo e il compito della poltica. Back to square one.
    Franco Deb

  2. Francesco_P

    Purtroppo il sogno della saggezza rimarrà tale. I 10 saggi servono solo a dar tempo al PD di trovare una soluzione alle diatribe interne non facendosi letteralmente “cannibalizzare” dalle iniziative del M5S. Pare invece che il PD preferisca l’avventura alla ricerca di soluzioni condivise con il cdx. Eppure anche il cdx è statalista.

    Purtroppo la crisi economica si avvita di giorno in giorno e sono a rischio persino le alleanze in una situazione internazionale che va degenerandosi. Si sente già puzza di guerra con l’Iran e la Nord Korea. Un’Italia fuori dal coro occidentale, come la vorrebbe e saprebbe imporre il M5S, sarebbe strangolata economicamente senza riguardo alcuno, anche se si riuscisse ad evitare lo scontro armato. Altro che Cipro!

  3. claudio p

    tutto condivisibile secondo me, l’unica cosa che mi lascia perplesso è la convinzione, anche solo teorica, che della scuola se ne dbba occupare lo Stato.
    Capisco che nella concezione novecentesca scuola e democrazia vadano a braccetto, ma oggi è venuto il momento di spalancare quell’enorme mercato della formazione dei giovani: se lasciamo che la concorrenza faccia il suo corso, le masse di adolescenti annoiati sui banchi scrostati diverranno un ricordo, i disoccupati con competenze “ministerialmente uniformate” che si accalcano disperatamente per fare i concorsi pubblici faranno parte della storia e un nuovo settore dell’economia farà da traino a nuove idee, nuovi investimenti, nuove professioni e nuovo ottimismo per il paese, e sarà d’esempio per l’intero occidente

  4. Stefano Carboni (stef.carb@Virgilio.it)

    I nostri problemi sono problemi nostri, ma è indispensabile anche guardare al contesto europeo.

    È una Unione strabica, che si ostina a fare conti da ragioniere e si trova con oltre 20 milioni di disoccupati, che ha arbitrariamente definito, sul finire dello scorso millennio, due valori soglia (il 3% per il rapporto deficit/PIL ed il 60% per quello debito/PIL) che ora si ostina a voler considerare come basilari per l’esistenza della Unione quando la crisi fa sì che, ormai da oltre 4 anni, la maggior parte dei Paesi siano al 5% circa per l’uno ed all’85% per l’altro.
    Due parametri che non hanno minimamente contribuito a capire quali fossero i Paesi più a rischio, visto che né Irlanda, né Spagna o Portogallo erano Stati che violavano tali indici.

    È indicativo riscontrare che già da anni i principali Paesi non europei dell’OCSE superano sistematicamente questi valori limite e riescono a rispondere alla crisi in modo decisamente migliore di quanto non avviene in Europa.
    Gli USA dichiarano un rapporto deficit/PIL di oltre il 105% (e se usassero gli stessi criteri di calcolo che richiede l’Europa saremmo probabilmente oltre il 130%), il Giappone viaggia oltre il 200%.

    L’insieme dei Paesi europei arriva all’85% circa.

    Il Parlamento Europeo ha appena bocciato la proposta di bilancio dell’Unione (preparata da Commissione e Consiglio, e quindi da quelli che sono gli organi che più sono legati ai suddetti assurdi parametri) perchè impostata proprio secondo questa diabolica ottica: primo contenere le spese.

    Se l’Unione accettasse di arrivare ad un rapporto debito/PIL al 95%, molto meno comunque di quello degli USA e ben al di sotto della metà di quello del Giappone, l’Europa avrebbe a disposizione una quota pari all’intero PIL dell’Italia per promuovere sviluppo, infrastrutture, tutela dell’ambiente e della salute, educazione e formazione, energia pulita, …. occupazione e lavoro.

    È criminale restare legati a questi due numeri: 3% e 60%….. non credete ???

  5. Francesco_P

    @Stefano Carboni (stef.carb@Virgilio.it)

    Le do ragione, ma solo in parte. Infatti il debito pubblico non è espandibile all’infinito, a maggior ragione da quei Paesi che non crescono o, addirittura, hanno un’economia in contrazione.

    Mi piace ricorrere alla metafora del paziente che presenta una grave discopatia. Il paziente non può più camminare ed allora il medico teutonico vuole tagliarli entrambe le gambe: paziente sente male alle gambe, allora noi tagliare gambe. Invece l’intervento da fare è un altro. Non ci sono palliativi come gli antidolorifici, non c’è chiropratica che tenga. Il paziente deve fare l’intervento per risolvere il problema e tornare a camminare. Purtroppo il paziente non si vuole curare. Quindi, con o senza cattiva cura del medico della muta tedesco, il paziente finirà su una sedia a rotelle tormentato da dolori atroci.

  6. Stefano Carboni

    ….in un periodo nel quale una crisi epocale colpisce tutto il mondo, la risposta della politica europea non può essere riferirsi ciecamente ai valori indicati dal Fiscal pack.
    L’Italia ha dei problemi strutturali che devono essere affrontati e risolti dalla politica italiana, ma il contesto in cui il nuovo governo dovrà operare (e che anzi dovrà contribuire a creare) è quello di una Europa keynessiana che sfrutta i prossimi anni per uscire da una duplice crisi di sistema: quella economica e quella politica.
    Per la prima, con una svolta a U rispetto a quanto la Commissione ed il Consiglio hanno fatto, si deve puntare a stimolare l’economia in tutti gli Stati emettendo Eurobond e finanziando così investimenti in energia pulita, infrastrutture, salute e benessere, istruzione, tutela dell’ambiente e del patrimonio storico, artistico, abitativo e produttivo.
    Per la seconda si deve smentire l’impressione che l’Europa esistente sia quella dei banchieri e non quella dei Cittadini: una politica per gli Europei e non per l’Euro.
    Solo in un contesto nel quale questi due macro trends saranno chiari sarà più facile convincere il (o meglio i vari) pazienti ……o no ??!?!

  7. Stefano Carboni

    Il prossimo anno gli Europei avranno la possibilità di eleggere i loro oltre 700 (forse un po’ troppi) rappresentanti al Parlamento europeo. Di questi la Germania ne eleggerà una novantina.
    Se nascesse un vero movimento politico continentale che puntasse a far diventare l’Europa un vero soggetto politico unitario e federale con obiettivo la pace (ad esempio eliminando le forze armate nazionali ed arrivando ad un esercito SOLO europeo) ed il benessere degli europei e non la gestione di una moneta “virtuale” e la equiparazione degli europei a merce con il medesimo diritto di circolare liberamente nei confini dell’Unione, dubito molto che i 90 eletti tedeschi riuscirebbero a mettersi di traverso.
    La palla è nel campo dei popoli, non lasciamo che i politici ed i governi facciano la loro partita senza farci nemmeno provare …

  8. Giordano

    @Stefano Carboni
    Anche nella (fortunatamente) remotissima possibilità che si arrivi ad un quadro come quello descritto da lei (Arcadia Felix in salsa teutonico-europea) quando verranno a mancare le condizioni di anestesia nazionale (e nazionalistica) necessarie alla creazione di un obbrobrio di questo genere (meno risorse, cioè soldi da distribuire) succederebbe come nella ex Jugoslavia dove popoli diversi tenuti insieme con la forza e che si detestavano si sono sbranati nonostante esercito unico, moneta unica, lingua simile, credo politico simile, religione quasi simile, storia simile.

  9. Stefano Carboni

    1. Elezione di un Parlamento che rivoluzioni la struttura istituzionale della Unione Europea in modo che sia il Parlamento a proporre e votare la Commissione e dando a questa il potere esecutivo lasciando al consiglio (espressione dei governi) un solo ruolo consultivo.
    2. Passaggio all’Europa delle competenze in ambito di difesa (un solo esercito ed un unico centro di spesa).
    3. Politiche espansive finanziando con Eurobond
    risparmio energetico
    energie alternative e rinnovabili
    Infrastrutture (comunicazioni, ferrovie, porti, fibra ottica, oleodotti, …..)
    Recupero territorio (frane, corsi d’acqua, ….)
    Istruzione e ricerca
    Salute e benessere
    Programmi di sviluppo di una economia sostenibile (favorendo la produzione di beni rispetto a quella di “merci”)
    Recupero patrimonio artistico (musei, siti storico-artistici, ….)
    Recupero patrimonio produttivo-abitativo (antisismica, riduzione spreco energetico, ….)
    ….. fino ad avere un budget del periodo 2013-2016 in grado di investire a livello europeo altri 1.500 miliardi di euro coperti da emissioni di Eurobond ed in grado di dare ai Paesi dell’Unione uno slancio tale da superare l’attuale crisi.
    ….non so se sia poco.

  10. Giorgio Andretta

    @Stefano Carboni
    se desidero un gelato e non ho i soldi per comperarlo come faccio?
    Metaforicamente lei ha risposto così, una teoria di sogni, peccato che il pianeta Terra sia il pianeta della materia e quindi della concretezza perciò le corre l’obbligo d’indicare come operare per realizzare la sua oniricità, altrimenti continuerà a camminare a pelo d’acqua.

  11. Giordano

    Ma l’europa cos’e’? Quali sono la sua lingua, il suo progetto, il suo rapporto con la fede, la sua cultura dominante, la sua costituzione ? Qual’e” la sua capitale? E la sua politica? L’europa non ESISTE, nessuno l’ha voluta, nessuno l’ha votata, nessuno ci crede, nessuno sa cos’e’. Invocarla ha lo stesso senso che auspicare peter pan come primo ministro…… L’europa e’una autostrada senza dogana….. E un bancomat senza cambio…. PUNTO. Il resto e’rimasto come prima del 2003, come e’ stato per secoli e come e’ naturale che sia. Il resto e’ contronatura.

  12. danilo dongiovanni

    Si dimentica sempre il punto zero: non rubare.
    Corruzione ed evasione non solo tolgono risorse ma uccidono le aziende sane.

  13. Stefano Carboni

    …una volta la moneta in circolazione corrispondeva al valore dell’oro detenuto da chi la emetteva.

    Emettere Eurobond per finanziare in poco meno di una trentina di Paesi attività che generano valore (infrastrutture, beni ambientali, produzione energia, istruzione della popolazione, salute e benessere, ….) fino ad arrivare ad una Europa che abbia un rapporto debito/PIL sempre inferiore a quello di USA, GB stessa e Giappone, ma che abbia per un triennio un PIL in crescita aggiuntiva dal 3% annuo vi sembra poco ???

    Ma vi togliete i paraocchi con i quali guardate il futuro …
    La politica è nelle nostre (degli Europei) mani se solo avessimo il coraggio di osare !!!

  14. Stefano Carboni

    Già nel mio primo intervento dicevo: “I nostri problemi sono nostri” ….e in Italia li dobbiamo risolvere noi, eliminando corruzione, faziosità, evasione, inefficienza….

    ….ma l’Europa sta diventando sempre più un organismo burocratico che vincola senza stimolare.
    Non è questo che dovrebbe essere, l’Europa è nata su valori: Pace, solidarietà, libertà ….ora ha solo un ideale: la partita doppia.
    Non è questo che gli Europei vogliono, e tornare a qualche ideale vero in contrapposizione al nichilismo imperante o alla fede nell’unico dio “denaro” aiuterebbe …..non credete ?

  15. Stefano Carboni

    …..oltre alle proposte per l’Italia è indispensabile che i saggi (e, spero a breve, il governo) considerino anche cosa dovrebbe fare l’Europa ….in modo da dare quelle risposte che i sigg.Giordano e Andretta aspettano non concordando con quanto ad esempio proponevo …

  16. Giorgio Andretta

    @Stefano Carboni
    guardi che le risposte le ho avanzate ilo tempore e vanno sotto il nome di antropocrazia, lei ha proposto un libro dei sogni ma non ha soluzionato nulla, questo era il senso dei miei precedenti commenti.
    Sarò più che lieto se mi e ci proporrà un protocollo da seguire.

  17. giordano

    L’europa o chi per essa non puo’ dare nessuna risposta per il semplice motivo che non sente le domande. E non le sente perché non ha le orecchie. E non ha le orecchie perché non esiste. L’ europa è i tedeschi, i francesi, gli italiani, gli spagnoli, i finlandesi. … ma ve l’immaginate voi un allevatore di renne lappone che comprende un contadino della Basilicata? Le differenze esistono, e sono una ricchezza, non un vulnus ….

Leave a Reply