13
Feb
2013

A scuola dagli svedesi — di Damiana Conti

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Damiana Conti.

La Svezia è nota per il suo Stato sociale, ma pochi sanno che dagli anni Novanta il suo sistema di istruzione è incentrato su una forte concorrenza fra istituti pubblici e privati.

La riforma attuata dal governo conservatore di Carl Bildt (1991-1994) – di cui approfonditamente si parla in questo studio (PDF) – riprende le idee di Milton Friedman e altri suoi contemporanei degli anni Sessanta: vale a dire un sistema basato sulla libera scelta dei genitori per la scuola dei propri figli.

La riforma della libertà di scelta in materia di istruzione ha avuto un effetto rivoluzionario in un Paese in cui l’ideologia egualitaria del partito socialdemocratico aveva effettivamente eliminato qualsiasi alternativa privata dal panorama dell’istruzione nazionale – dalla scuola materna a quella secondaria.

Contrapponendosi al monopolio pubblico in tema di istruzione, il ministro della Pubblica Istruzione Per Unckel ha introdotto il “voucher” per i genitori che vogliono scegliere un’alternativa – gratuita – per i loro figli. Il sistema dei “voucher” consiste nel destinare ad ogni studente di un determinato Comune un importo pari al costo medio di una scuola pubblica nello stesso Comune. In tal modo non è richiesto alla famiglie alcun costo di iscrizione, e il denaro “segue lo studente”. I fondi non vengono versati ai genitori ma direttamente all’istituto privato che lo studente decide di frequentare, il “voucher” è quindi del tutto virtuale.

Tale liberalizzazione ha consentito lo sviluppo di un’istruzione privata, e quello svedese resta, fino a prova contraria, il sistema educativo più libero ed efficiente del mondo sviluppato.

Sono 90 le scuole istituite dopo la riforma; da allora il dato ha fatto registrare una crescita costante, dal momento che erano 1.230 gli istituti censiti per l’anno scolastico 2010-2011.

Insegnanti: dipendenti “semplici”

Da qualche anno non ci sono più distinzioni tra insegnanti della scuola pubblica e di quella privata. Come ha affermato Tomas Andersson, ex presidente dell’associazione delle scuole libere: «Insegnanti competenti sono forse la spiegazione principale del successo di una scuola libera. Se gli insegnanti non sono adeguatamente preparati, la scuola ne risentirà e gli studenti non la sceglieranno o l’abbandoneranno».

Data la ridotta dimensione di molte scuole libere, è talvolta difficile giustificare l’assunzione di un insegnante a tempo pieno. Così dei professionisti collaborano con le scuole insegnando le materie di cui si occupano nella loro vita lavorativa; senza che per questo il loro grado di preparazione sia inferiore a quello degli insegnanti che hanno superato l’esame di Stato.

Evoluzione del numero e del costo delle scuole libere (2005-2009)

Secondo un sondaggio condotto dalla associazione delle scuole libere (2003), il motivo principale per la scelta di una scuola è proprio la sua dimensione “umana” (un terzo delle scuole libere ha meno di 50 studenti contro la media dei 600 studenti iscritti alle scuole pubbliche) e il suo approccio pedagogico. Nel periodo (2005-2009), il numero di scuole elementari e scuole comunali ha subito forti contrazioni, mentre il numero di scuole libere è salito alle stelle. Secondo l’Agenzia nazionale per l’istruzione, la metà dei nuovi impianti è stato creato da nuovi operatori apparsi sul mercato. Conseguenza di questa crescita è una significativa espansione della gamma dei corsi offerti.

Stando a statistiche nazionali, emerge come le sole scuole libere abbiano registrato l’aumento del numero di studenti, mentre le scuole comunali mostrano un numero di iscrizioni stabile. Nel 2009, il costo di uno studente nel privato è stato dell’11% inferiore a quello di uno studente nel settore pubblico. Le spese per l’istruzione pubblica sono aumentate del 13%, per le scuole libere del 4%.

Il costo per alunno (2001-2009), in un liceo municipale è aumentato da 8.650 euro a 10.625 euro (+23%). Il costo per alunno in un liceo libero, (esclusa l’IVA, cui le scuole pubbliche non sono soggette) è aumentato da 8.346 euro a 9.400 euro nello stesso periodo (+12%). A partire da 2005, il costo per alunno nei licei municipali ha cominciato ad aumentare ben più velocemente che nei licei liberi. Nel 2009, i costi per alunno di questi ultimi sono risultati inferiori dell’11% rispetto a quelli delle strutture municipali.

Il costo medio annuo per studente nel 2011 in Svezia (in migliaia di euro) è stato, per le strutture pubbliche, di 10,9 per le elementari e di 11,34 per le scuole superiori; mentre per le strutture private di 9,86 per le elementari e di 10,24 per le private. (Fonte: Agenzia nazionale per l’istruzione)

Come se questi dati non bastassero a provare il meccanismo virtuoso che la concorrenza nell’ambito dell’istruzione ha generato, basti riportare il dato secondo cui gli alunni svedesi progrediscono meglio rispetto ai loro compagni di classe francesi. La Svezia è al di sopra della media europea: su una scala determinata da un punteggio tra 475 e 565, la media europea si trova a 535 punti; la Francia è a 520, mentre la Svezia supera i 540 punti.

Forme di gestione nel mercato delle scuole libere

Il sistema giuridico delle scuole libere vede una preferenza netta nella costituzione di Società di Capitali (64% delle scuole), seguita da varie forme di associazioni senza scopo di lucro/fondazioni (33%).

Diversi gruppi che gestiscono un gran numero di istituzioni scolastiche sono presenti sia in Svezia che all’estero.

Più della metà delle aziende (54%) hanno generato utili. Di queste, il 53% prevede di investire queste risorse in attrezzature e impianti, mentre il 28% si propone di migliorare la propria gestione aumentando l’offerta e migliorando l’organizzazione interna. L’11% vuole crescere tramite l’assunzione di personale o la creazione di nuove attività. Solo il 6% ha dichiarato di voler redistribuire gli utili.

Secondo un sondaggio commissionato dall’associazione delle scuole libere, nel 2011, tra tutte le categorie (età, reddito, categoria socio-professionale) circa il 75% degli intervistati è favorevole alla libertà di scelta in materia di istruzione. Il 62% degli elettori che hanno votato per i socialdemocratici, la sinistra e i Verdi, si dichiara a favore della scelta della scuola libera.

Il continuo aumento della scolarizzazione porterà a una concorrenza più intensa nei prossimi anni, sia tra le scuole pubbliche e private, che più in generale tra tutte le scuole.

I numeri di quel che accade in Svezia suggeriscono un sistema virtuoso che i nostri politici farebbero bene a seguire da vicino.

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19 Responses

  1. Marco O.

    Inoltre la cosa migliore per aiutare l’espansione ed i genitori è un benchmark della preparazione degli studenti di ogni istituto a fine anno per consentirre di decidere la scuola più idonea per gli obbiettivi di studio di ogni studente (se uno vuol fare l’architetto architettura e disegno, storia dell’arte sono materie importanti, mentre matematica sarà importante per chi fa economia finanza, ingegneria o fisica o statistica, scienze per medicina e farmacia e avanti) infatti i mercati maturi ssi segmentano per rispondere al meglio ai bisogni dei clienti GLI STUDENTI non gli insegnanti

  2. Stefano

    Una cosa simile esiste anche in Italia e si chiama Invalsi.

    Quante sono le scuole che hanno il coraggio di pubblicare nei loro spesso inutili siti web i risultati degli esami degli scorsi anni ?

  3. Patrizio Sbardella

    Anche nel non evoluto Kenya esiste il sistema degli esami nazionali per cui ogni scuola del paese ha un proprio punteggio ed una propria posizione in classifica a livello nazionale, spesso i genitori scelgono la scuola dei figli in base dalla posizione in “classifica” in cui si trova l’istituto. Certo la scuola non è gratuita e soltanto chi può permettersi alcuni tipi di scuole riuscirà ad avere un figlio con un titolo di studio ottimo. Gli insegnanti sono sottopagati, le strutture per la maggior parte sono fatiscenti ecc… Ma le famiglie e gli stessi studenti sanno quanto sia importante raggiungere un buon risultato in una buona scuola.
    Un ultima cosa, qui in Kenya, a differenza della Svezia la valutazione minima (equivalente al nostro 6) non è E ma è C su una scala di valutazione che va da A a F

  4. stefano13

    In Italia, Lombardia, abbiamo il “nuovo” che avanza che si chiama Ambrosoli che vuole togliere il piccolo contributo buono scuola pari al 25% della retta, che la Regione Lombardia ha stanziato in passato e che è tutt’ora in vigore. Girare ad Ambrosoli questo articolo per fargli capire quanto sia antimoderno! Altro che progressista, piuttosto retrogrado, statalista e antilebertario.

  5. Giomas

    Tutto molto bello, ma -ahimè- concepito così lo vedo come un sistema più adatto ai piccoli paesi piuttosto che ad uno stato da 60 milioni d’abitanti.

  6. AlxGmb

    @Stefano
    Egr. Sig. Stefano,
    il sistema INVALSI non ha nulla a che vedere con il succo della modifica fatta in Svezia.

    In Svezia la modifica ha toccato profondamente la gestione delle risorse (danaro=tasse pagate dai cittadini), spostandole dalla mano pubblica a quella dello studente.
    In sostanza:
    S) in Svezia lo studente sceglie quale scuola frequentare e il costo di questa frequenza lo segue. La scuola più efficiente riceverà il costo per lo studente, erogherà il servizio e ne ricaverà un utile. Se lo studente svedese decidesse di non essere soddisfatto del servizio e si rivolgesse altrove, la scuola che frequentava subirà una perdita: avrà perso un cliente. E’ il concetto di servizio, si può migliorare, ma è decisamente meglio che in itaglia.
    I) in itaglia lo studente non è libero di scegliere la scuola che vuole. La quota di tasse che egli paga per il supposto servizio di scuola pubblica continuerà a pagarla anche se decidesse di rivolgersi ad una scuola privata. Rinunciando alla scuola pubblica per quella privata lo studente itagliano paga due volte. La quota di tasse pagata per il supposto servizio di scuola pubblica resta nelle mani dello stato che si guarda bene dal restituirla allo studente, ossia non è un servizio, è un costo imposto al suddito a fronte di una istruzione in sostanziale regime di monopolio (i programmi sono uguali per tutti, anche quelli delle scuole private, e li decide lo stato itagliano).

    Notare:
    in Svezia TUTTI possono beneficiare del sistema che offre diverse alternative,
    in itaglia TUTTI possono beneficiare del sistema pubblico, ma SOLO coloro che possono permettersi di pagare due volte possono rivolgersi ad una alternativa privata.

    Anche quello svedese è un sistema finanziato con le tasse, quindi non condivisibile da me che ritengo immorale qualsiasi tassa, ma almeno, in Svezia, si sono sforzati di ragionare dalla parte dello studente ed il risultato è un sistema preferibile a quello itagliano.

    Salut a tucc
    AlxGmba se frequenta o meno), per la scuola privata paga una seconda volta

  7. Stefano

    @AlxGmb:
    infatti INVALSI potrebbe servire come benchmark, è purtroppo ovvio che tra la scuola italiana e quella svedese c’è un abisso.

    È curioso rilevare che per due grandi aree, istruzione e sanità, lo Stato italiano si comporti in modo schizoide:

    nella sanità c’è libertà di scelta di professionisti (MMG/pediatra) e strutture (ospedali/cliniche/ambulatori …) purchè accreditati con una tariffa standard che rimane in carico allo stato e solo eventuali extra a carico diretto del cittadino

    nell’istruzione se il cittadino si vuole rivolgere a strutture private l’onere della sua scelta resta sostanzialmente a suo carico.

    A parte le considerazioni sul finanziamento delle strutture restano comunque tanti dubbi sui livelli qualitativi garantiti dalla ns. soluzione

  8. Il nostro sistema scolastico è attualmente sottoposto a forti critiche. Le friskolor (scuole libere) non hanno infatti portato grandi benefici educativi: la Svezia è peggiorata nei ratings internazionali (http://www.thelocal.se/16238/20081210/#.UR9e6C7fND8 e http://www.thelocal.se/44816/20121203/#.UR9cYy7fND8) e la maggior parte degli svedesi è favorevole ad un abbandono del sistema (http://en.wikipedia.org/wiki/Education_in_Sweden).
    Recenti scandali venuti alla luce hanno messo in evidenza che le friskolor, dietro a cui stanno aziende che intendono guadagnare, non mirano a dare una migliore educazione, quanto ad avere più studenti possibili: questo porta ad una concorrenza fra vari istituti che offrono computer portatili ed altri specchietti per le allodole pur di aumentare il numero dei propri iscritti. Ciò però non si traduce in maggiore qualità dell’insegnamento. Gli insegnanti ricevono spesso pressioni dalla dirigenza per dare voti più alti (scuola più facile= maggiorni studenti = più soldi dallo stato http://dagbladet.se/nyheter/sundsvall/1.2583336-flera-larare-i-hard-kritik-mot-friskola); gli studenti non ricevono il sostegno di cui hanno bisogno (gli insegnanti devono “produrre” e quindi dedicano meno tempo al singolo studente); scuole che chiudono all’improvviso lasciando gli studenti nel bel mezzo del loro corso di studi (personalizzato e non replicabile da un’altra scuola); sovraffollameneto delle calassi (più studenti per insegnante = risparmio per la scuola).

  9. loscioccoinblu

    @Maurob
    Egr. Maurob,
    non mi è chiara la logica per cui, potendo scegliere, gli studenti opterebbero per le scuole peggiori o meno affidabili.

    Nel caso lei si riferisca invece a truffe organizzate nel settore specifico, penso che il sistema giuridico serva a impedirle e reprimerle con sistemi deterrenti, come ogni tipo di truffa in ogni settore. Se queste anno comunque luogo, è il sistema giuridico generale a mostrare debolezza, non quello scolastico.

  10. Alex

    Proprio così, Mauro! Che barba questa “invidia” italiana per il sistema svedese. Almeno sapessero di cosa parlano. Io ne so qualcosa della scuola svedese avendo il sambo che ci lavora, lasciamo perdere… mille volte meglio la scuola italiana. Finiamola di mitizzare sistemi che non conosciamo neppure e di scrivere sciocchezze sui blog perché “fa fico” e tanto esterofilo.

  11. Alex

    P.S. Quando scrivete che “Il tuo commento é in attesa di essere moderato” per favore correggete l’accento sulla e. Cordiali saluti

  12. Alex

    Comunque sia mi complimento col Sig. Giannino per la figuraccia relativa al supposto master a Chicago – ha fatto bene Zingales a smascherarla, si vergogni!
    Ad majora

  13. Luigidibg

    Mettetevi d’accordo per cortesia. Secondo le ricerche dell’IFAU (Institute for Evaluation of Labour Market and Education Policy) “Having more publicly-funded, privately-managed free schools leads to better student performance in Swedish municipalities, even for children that attend regular public schools, a new study has found” (http://www.thelocal.se/44158/20121031/#.USNZL-gsF-o) e avrebbero impatto positivo anche sui livelli retributivi degli insegnanti delle scuole pubbliche (http://snipurl.com/26fb36g)

  14. Fabio

    in Italia è pieno di scuole private e per la maggior parte sono diplomifici, ossia paghi e ti danno il diploma. Inoltre la scuola italiana ha prodotto manager di altissimo livello in tutto il mondo quando era quasi solo pubblica. Un laureato in fisica in Italia, 20 anni fa poteva fare il primo anno di PH.D. in qualunque università USA senza grossi sforzi, perché la Scuola Italiana dava un preparazione molto più avanzata. Adesso siamo arrivati al ridicolo che per laureare più gente abbassiamo il livello dei corsi e degli esami. Bravi andiamo avanti così.

  15. EddyC

    Basterebbe visitare la sezione “istruzione” del sito della UE per scoprire che finanziamenti (corposissimi!) alla scuola privata esistono anche in altri paesi europei: in Olanda lo Stato paga tutti i costi, che in Danimarca vengono coperti per il 75%. Anche in Norvegia (extra UE) lo stato copre, con il sistema dei voucher, circa il 70% di tutti i costi. Morale? un corretto sistema scolastico pubblico/privato può esistere e funzionare!

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