24
Gen
2013

Il diritto di (non) voto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Silvia Pietrantuono Sarti

Questa breve riflessione scaturisce dalla lettura di numerosi articoli, in sé motivati ed argomentati, riguardo l’impossibilità da parte degli Italiani non residenti all’estero, ma semplicemente al di fuori del Paese per periodi relativamente brevi, principalmente studenti, di esercitare il proprio diritto di voto nelle prossime elezioni politiche del 24 e 25 Febbraio.

Per quanto la protesta sia giuridicamente infondata, poiché la Costituzione, essendo stata scritta in tempi in cui l’emigrazione aveva caratteri del tutto differenti, riconosce il diritto di voto ai soli cittadini regolarmente registrati presso l’AIRE, la fascinazione che ha prodotto sulle masse è stata molta, con effetti di scala sorprendenti data l’esiguità numerica dei “richiedenti diritto”. 

Ciò potrebbe essere accaduto poiché la democrazia è da più di un anno percepita come assente in Italia, ed ognuno di coloro che ha deciso di lasciare il Paese negli scorsi mesi, senza porsi al momento della partenza il problema delle elezioni, rivendica il proprio diritto, nonostante la lunga effettività della legge vigente.

Per affrontare la questione dell’imminente chiamata alle urne da un punto di vista alternativo ci si potrebbe soffermare sull’ambiguità che l’affiancamento dei concetti di “diritto” e “dovere” nell’Articolo 48 della Costituzione crea in merito al voto e sulle implicazioni pratiche che tale riflessione evidenzia nelle tendenze elettorali.

L’espressione della propria preferenza tramite il voto è una manifestazione del fondamentale diritto alla democrazia e alla libertà politica, quella che permette di scegliere i propri controllori ed in modo indiretto il proprio futuro, determinato tramite l’intervento istituzionale.

Orbene, l’intervento istituzionale italiano è stato nelle passate legislature a dir poco inefficace, ha spesso favorito delle categorie (o dei gruppi ristretti, o delle singole persone) ed ha mancato gli obiettivi caratteristici delle vere e proprie “riforme”, concludendosi in una stagnazione politica culminata nell’esperienza del Governo Tecnico, della quale l’ombra lunga aleggia anche sul prossimo mandato presidenziale.

Non s’intende con quest’analisi colpevolizzare un Primo Ministro piuttosto che un altro, ma l’abitudine squisitamente italiana di cercare il compromesso invece che la soluzione, di accomodare le richieste delle diverse forze politiche con una buona dose di sinecura delle conseguenze.

Oggi l’Italia ha innanzi tutto bisogno di una direzione costruttiva, di un senso comune che tutti i cittadini rispettino e che le Istituzioni si impegnino a realizzare, e sebbene le sfavorevoli circostanze macroenomiche rendano il concetto tristemente chiaro, non sembra svettare un sentimento di dedizione coesa da parte delle maggiori fazioni candidate, nè tantomeno una volontà tangibile di radicale rinnovamento.

Ebbene, è proprio la mancanza di credibilità dei vari partiti, come delle coalizioni venute a crearsi nella “corsa alle poltrone”, che genera la macchia grigia che si espande sull’elettorato, quella dell’astensionismo.

Si giunge dunque all’altra faccia della medaglia, ovvero alla seconda definizione costituzionale del voto come “dovere civico”. Esiste un diritto al voto, che alcuni si figurano come negato, ma esiste anche un dovere al voto, a cui molti altri si sottrarranno. Quanto labili sono i confini di un dovere che non implica punizione alcuna a colui che vi si rifiuti, se non l’accettazione implicita di un assetto istituzionale che non avrebbe in ogni caso desiderato?

Al di là della disattenzione alle esigenze del mondo globalizzato, la Costituzione contiene a seguito di tale ragionamento una principale lacuna: non ipotizza l’eventualità di un “diritto di non voto”.

E’ assai probabile che le ragioni dell’astensione risiedano oggi in un’attitudine alla coerenza, in una rivendicazione di quella libertà di scelta della quale il voto dovrebbe essere foriero, ma che proprio in questo compito fallisce, causando una reazione opposta. Si tratta di una contraddizione quasi inestricabile, eppure semplice da comprendere, specularmente a quanto lo sia un diritto inalienabile e primario.

C’è nell’elettore scontento una consapevolezza forte del peso che il suo contributo avrebbe, probabilmente un desiderio di non doversi trovare a lamentarsi poco dopo, sicuramente una memoria storica che gioca a sfavore del credito nei politici, nei partiti e nelle istituzioni che gli eletti andranno a impersonificare, forse una certa rabbia per la persecuzione che riceve, ad esempio, dalla morsa fiscale e dall’incertezza che pende sulle teste dei suoi figli, e che vede mancare nei confronti di individui macchiatisi di crimini ben maggiori, alle spalle di chi, come lui, ha contribuito a permetterglielo.

ebbene queste chiazze cupe sull’elettorato rappresentino, come fossero petrolio, grandi opportunità per le opposizioni, per i nuovi partiti, per chi cerca il consenso e l’affermazione popolare, ci potrebbe essere negli astenuti una forza maggiore di quella delle campagne elettorali, una scelta per eccellenza libera di non partecipare per rifiutare anzitempo ciò che sarà in seguito. Con una punta di incostituzionalità, forse, ma cosa succederebbe se dovessimo discernere ogni vizio di comportamento rispetto alle leggi, costituzionali e non, di chi ci ha governati e continuerà a farlo?

 

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17 Responses

  1. Giorgio Andretta

    Egr.Admin,
    la sua è una riflessione speciosa.
    Sono nato nel suolo italiano ma non ho mai scelto l’ordinamento politico che regola la società che ivi vive.
    Sono portatore (sano) di un progetto alternativo definito “antropocrazia”.
    Ho vissuto sufficientemente per assistere a varie coloriture politiche alternarsi alla guida di questo sciagurato stato, con un unico intento e con un maniacale modus operandi: aumentare vieppiù la pressione fiscale e contemporaneamente abbassare il livello dei servizi forniti fino a giungere all’attuale degrado e sfarinamento, con totale evaporazione della morale sociale.
    Le chiedo se gentilmente può propormi un valido motivo, oltre a quelli evanescenti da lei già indicati, per cui dovrei recarmi in “gabina”.

  2. Jack Monnezza

    Ma lo fa apposta Giannino per costringerci a migrare da qualche altra parte ?
    Sembra lo stile letterario di una citazione per vertenza condominiale….

  3. Marco Tizzi

    “scegliere i propri controllori ed in modo indiretto il proprio futuro”

    Mi spiace, cara signora, ma scegliere i propri seviziatori nulla ha di positivo. E’ solo una bieca manovra del seviziatore per togliersi le colpe.
    Chi controlla i controllori?
    A questa domanda che pose Alan Moore non vi è mai stata risposta ed il motivo è molto semplice: la risposta non c’è.
    Le elezioni sono solo una farsa con la quale il seviziatore si lava la coscienza.

  4. Silvia Pietrantuono Sarti

    A tutti i commentatori,

    Avete evinto che è un articolo scritto da una persona che NON si recherà alle urne?

    L’autore

  5. Luigi Maria Ventola

    In una vera “democrazia” (ma ne esiste una?), l’elettore dovrebbe poter scegliere secondo il suo orientamento, il partito cui dare il proprio assenso; ma nel caso dell’Italia non si può nemmeno scegliere il meno peggio dato che tutti i partiti ed i loro rappresentanti sono impresentabili. Dovrei soffrire di masochismo acuto se decidessi di dare a qualcuno di loro il mio voto. Dal momento che non mi sento rappresentato da nessun partito e da nessun parlamentare, visto che rappresentano solo se stessi ed i loro criminali interessi di bottega, a chi dovrei dare il mio assenso? Capisco che con l’astensione non si risolve nulla perchè altri milioni di “poveretti” andranno a votare ma almeno, mi sento a posto con la mia coscienza.

  6. Silvia Pietrantuono Sarti

    @Luigi Maria,

    Non potrei essere più concorde, e so quanto questa visione sia diffusa, sebbene durante le campagne elettorali l’attenzione venga dirottata sul favore alle diverse coalizioni in corsa.

  7. Pochi lo sanno ma la legge prevede la possibilita’ di rifiutarsi di votare e metterlo a verbale.
    Quando si va al seggio e dopo che le schede sono vidimate si dichiara che ci si rifiuta di votare e si vuole che sia messo a verbale. Le schede di rifiuto vengono CONTATE e sono VALIDE, contrariamente alle schede nulle o bianche o all’astensione dal voto. Nessun media (chiaramente) ne parla, sembra che i giochi della CASTA siano gia’ fatti, come al solito la gente andra’ a votare il ‘meno peggio’.

    Nel caso le schede di rifiuto arrivassero a un certo numero ( cosa mai successa nelle elezioni italiane)la casta avrebbe ‘qualche problema’ nell’assegnare i seggi vuoti e i media saranno obbligati a parlarne.
    Fate girare questa mail il piu’ possibile, e’ l’unica maniera per fare sentire la voce di tutti quelli che vogliono un sistema con persone veramente nuove e non un branco di professionisti della politica che rubano soldi parlando di niente.
    L’astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione.
    Quindi, se per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare e si procederebbe quindi all’attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede. Altresì le schede bianche e nulle, fanno si percentuale votanti, ma vengono ripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nel cosiddetto premio di maggioranza….(per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le suddette schede andrebbero attribuite nel premio di Forza Italia).
    Esiste però un METODO DI ASTENSIONE, che garantisce di essere percentuale votante (quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza.
    E’ infatti facoltà dell’elettore recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione;
    è possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE, UNA BREVE DICHIARAZIONE IN CUI, SE VUOLE, L’ELETTORE HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LE MOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO
    (es.: ‘Nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta’)’.

    In sintesi:

    DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA:
    1) ANDARE A VOTARE, PRESENTARSI CON I DOCUMENTI + TESSERA ELETTORALE E FARSI VIDIMARE LA SCHEDA
    2) NON TOCCARE LA SCHEDA (se si tocca la scheda viene contata come nulla e quindi rientra nel meccanismo del premio di maggioranza) E ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (DOPO VIDIMATA), dicendo: ‘Rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato!’
    3) PRETENDERE CHE VENGA VERBALIZZATO IL RIFIUTO DELLA SCHEDA
    4) ESERCITARE IL PROPRIO DIRITTO DI AGGIUGERE, IN CALCE AL VERBALE, UN COMMENTO CHE GIUSTIFICHI IL RIFIUTO (ad esempio: ‘Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta’ )(D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 – Art. 104)
    COSì FACENDO NON VOTERETE, ED EVITERETE CHE IL VOTO,NULLO O BIANCO, SIA CONTEGGIATO COME QUOTA PREMIO PER IL PARTITO CON PIù VOTI!!

    Art. 104
    1. Chiunque concorre all’ammissione al voto di chi non ne ha il diritto o alla esclusione di chi lo ha o concorre a permettere a un elettore non fisicamente impedito di farsi assistere da altri nella votazione e il medico che a tale scopo abbia rilasciato un certificato non conforme al vero, sono puniti con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa sino a lire 2.000.000.
    Se il reato è commesso da coloro che appartengono all’Ufficio elettorale, i colpevoli sono puniti con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire 4.000.000.
    2. Chiunque, appartenendo all’Ufficio elettorale, con atti od omissioni contrari alla legge, rende impossibile il compimento delle op! erazioni elettorali, o cagiona la nullità delle elezioni, o ne altera il risultato, o si astiene dalla proclamazione dell’esito delle votazioni è punito con la reclusione da tre a sette anni e con la multa da lire 2.000.000 a lire 4.000.000.
    3. Chiunque, appartenendo all’Ufficio elettorale, contravviene alle disposizioni dell’articolo 68, è punito con la reclusione da tre a sei mesi.
    4. Chiunque, appartenendo all’Ufficio elettorale, ostacola la trasmissione, prescritta dalla legge, di liste elettorali, di liste di candidati, carte, plichi, schede od urne, ritardandone o rifiutandone la consegna od operandone il trafugamento anche temporaneo, è punito con la reclusione da tre a sette anni e con la multa da lire due milioni a lire quattro milioni.
    5. Il segretario dell’Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.
    6. I rappresentanti dei candidati nei collegi uninominali e delle liste di candidati che impediscono il regolare compimento delle operazioni elettorali sono puniti con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da lire 2.000.000 a lire 4.000.000.
    7. Chiunque, al fine di votare senza averne diritto, o di votare un’altra volta, fa indebito uso del certificato elettorale è punito con la pena della reclusione da sei mesi a due anni e con la multa sino a lire 4.000.000.
    8. Chiunque, al fine di impedire il libero esercizio de! l diritto elettorale, fa incetta di certificati elettorali è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.

  8. alberto

    @Luigi Maria Ventola
    Caro Luigi, guardi bene tra i simboli… scoprirà che qualcosa di nuovo e valido c’è davvero (Oscar Giannino, per esempio). Come cittadini ed elettori dovremmo dedicare del tempo a capire veramente quali sono le alternative, è l’unico modo/momento che abbiamo di indirizzare (un pochino) il paese…

  9. Enrico

    Sinceramete, in un momento come questo, trovo a dir poco aberrante non andare a votare. Guardando la storia recente del nostro paese (gli ultimi 20 anni), risulta chiaro ed evidente che l’attuale situazione di degrado del sistema politico e istituzionale deriva proprio dall’astensione e dal menefreghismo, caratteristici dell’antipolitica. Da Tangentopoli, e il successivo sgretolarsi dei grandi partiti di massa come la DC e il PCI, negli italiani è cresciuto il malcontento nei confronti del sistema partitocratico e nei politici, creando delle voragini molto pericolose, riempite in questi anni da tanto, troppo, populismo. E i risultati li abbiamo visti tutti.
    Non è assolutamente vero che tutti i partiti, oggi, sono uguali. E’ ora di finirla con questa favoletta da quattro soldi. In questi mesi ci sono stati partiti e movimenti che hanno fatto delle primarie per scegliere i parlamentari da spedire alla camera e al senato. Dopo un decennio, finalmente, in alcuni partiti sono spariti nomi di candidati con condanne pendenti o inquisiti. Trovo altamente qualunquista, oltre che pericoloso, il dire “nessuno mi rappresenta”; c’è sempre qualcuno che ci rappresenta o che almeno ci si avvicina.
    Che poi parliamoci chiaro, quale sarebbe l’utilità di non andare a votare? Di tirare una bordata alla politica? di depotenziarla? di dequalificarla? behh il risultato, come abbiamo visto ad oggi, è l’esatto contrario. Nei suoi nuovi confini più ristretti la politica può sommare i voti che le restano dentro il cerchio magico del 100%. Chi va a votare, per quanto minoranza, pesa come una totalità. Di peggio, nel bilancio di chi non vota, si può aggiungere questo, che grazie all’astensione di massa, per vincere e governare bastano meno voti, sempre meno voti. Ovviamente chi non va a votare ha le sue rispettabili ragioni, ma perde il diritto di lamentarsi per quanto accadrà, e acquisisce il dovere di tacere e subire passivamente.
    Concludo citando Platone: “una delle punizioni che ti spettano per non aver partecipato alla politica è di essere governato da esseri inferiori.”
    Purtroppo Platone aveva visto bene, e sostanzialmente è quello che sta accadendo in questo paese da ormai troppi anni. Il voto di protesta non si esprime restando a casa, anzi questo diventa linfa vitale per la mala politica, ma lo si esprime andando a votare.

    Saluti in particolar modo all’autrice. 🙂

  10. Marco Tizzi

    @Enrico
    Quindi secondo lei andare a votare è “partecipare alla politica”?
    AAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHHAHAHHAHAHAHAHAHAHA
    Davvero simpatico.

    Se lei crede che possa esistere una rappresentanza, che possa avere anche solo senso il concetto di rappresentanza, vada pure a votare. Platone con quella frase voleva dire esattamente che la rappresentanza è sempre una scelta fallace. Dimostrava l’inutilità del voto indiretto, non il contrario.
    Quindi faccia il piacere di mostrare rispetto per chi, con coerenza, non crede nella rappresentanza e crede quindi che sia inutile recarsi alle urne.

  11. Giorgio Andretta

    @Enrico
    per prodursi in citazioni bisogna obbligatorimente conoscerne il contesto, per favore lasci in pace Platone, agitarsi quando si è nelle sabbie mobili si ottiene il risultato opposto.
    Ci sono anche i giochi innocui per bambini scemi, ma non mi sembra il caso della politica che decide della vita degli individui e quindi è da considerare con estrema attenzione, abbandonarsi con un semplice voto alle sue meliflue braccia è estremamente dannoso.

  12. B&B

    Votare o non votare, ogni scelta è legittima ovviamente. Il gioco prevede tutto anche il non voto ma sopratutto controlla tutto. Quindi votare o no non modifica il gioco e non significa neppure non stare al gioco. Questa ultima scelta richiederebbe ben altre azioni che non astenersi dal voto, azioni “vietate” e, considerate le umane debolezze e i deserti in cui ci si forma, azioni con esiti difficilmente positivi. La storia è piena di rivoluzioni tradite e sinceramente in questo momento non me ne ricordo una sola che tradita non sia stata. Ciò premesso decido di stare al gioco e di coltivare una illusione: che ci siano persone serie, che non si vendono, che non si svendono, che non scendono a patti, che non si illudono di cambiare il mondo con la verità che essi solo conoscono, che pensano che la dignità sia un valore irrinunciabile e che tradire ciò che si afferma sia esattamente questo, essere persone prive di dignità. La disillusione è amara ma molto peggio è la rassegnazione.

  13. Enrico

    @Marco Tizzi
    Non mi metta in bocca pensieri da me non detti. Andare a votare, è ANCHE partecipare alla politica, ma non basta. La storia di questo paese dal secondo dopoguerra in poi ci ha insegnato che la partecipazione alla politica, in quel cammino verso un nuovo stato democratico, non passa solo dal semplice gesto di apporre una scheda su uno scatolone, ma è cosa ben più articolata e complessa che nella nostra storia è partita dalla Resistenza, passando dall’attivismo politico all’interno dei grandi partiti di massa, per arrivare ai grandi movimenti d’opinione che hanno cambiato negli anni 70 questo paese (basti pensare ai referendum sul divorzio o aborto). Oggi manca proprio questo. Viviamo in una società completamente “rincoglionita” dalla televisione. In pochi sono in grado di informarsi in maniera corretta contribuendo così alla formazione di un’opinione pubblica o completamente menefreghista o vicina a posizioni populiste. Al giorno d’oggi “partecipare alla politica” vuol dire darsi da fare, uscire dal proprio guscio di passività e menefreghismo e riappropriarsi per esempio della cosa pubblica. Vuol dire non indignarsi e basta ma di rendere manifesta questa indignazione.
    Io rispetto chi non va a votare, ci mancherebbe altro, però allo stesso modo ho il diritto di criticare tale scelta. Che poi vorrei capire una cosa. Cosa si pretende di ottenere non andando a votare? Com’è possibile estraniarsi in questo modo da una società nella quale si vive? Se non vi ci riconoscete perchè non vi rimboccate le maniche per cambiarla?

    Per quanto riguarda il concetto di rappresentanza,…….behhh mi faccia capire…..lei aspira, oggi nel 2013, alla rappresentanza sul modello della grecia antica? Cioè a quella diretta? La prego si spieghi meglio perchè altrimenti facciamo ridere anche i polli.
    Su Platone, egli non sapeva neanche cosa fosse il voto indiretto, in quanto la società ateniese è quanto di più lontano ci sia dall’attuale società e democrazia moderna, quindi con la frase da me citata non voleva sicuramente dimostrare ciò da lei sostenuto.

  14. Marco Tizzi

    Su un muro in zona Corvetto, Milano, si legge la scritta:
    “Andare a votare è come pulirsi il culo coi coriandoli”
    Non è Platone, ma rende bene l’idea.

  15. Francesco_P

    @Marco Tizzi

    La fantasia popolare sa sempre come esorcizzare le disgrazie. Cdx è votabile: NO. Csx è votabile: solo se sei un amministratore di MPS. Centristi? Peggio che andar di notte. M5S? serve a ridurre l’Italia ad un’accozzaglia di condomini. Giustizialisti? Che credibilità può avere Ingroia che considera mafiosi gli evasori e tutti i contribuenti evasori? Però c’è un’alternativa che oggi appare piccola, quasi irrilevante nei grandi numeri della disperazione. E’ l’unico modo per non disperdere il voto nella grande massa dell’astensione o del voto tizio perché caio mi è antipatico.

    Si ricorda del “cacerolazo” in Argentina? Bisognerebbe iniziare anche da noi, percuotendo gli scolapasta per simboleggiare lo Stato che più lo riempi più si vuota.

  16. Giorgio Andretta

    @B&B
    cosa c’è di tanto difficile da capire che la repubblica italiana mi è stata imposta e che non l’ho mai riconosciuta?
    Sono nato nel suolo italiano ma non per questo devo condividere le sue istituzioni, specialmente quelle politiche, in forza anche della mia proposta alternativa: l’antropocrazia.
    Per coerenza con me stesso non vado a votare per il motivo sopra espresso, mi risulta incomprensibile che pur dichiarando di partecipare alle tornate elettorali molta gente, anche in questo blog, continui a querimoniare. Tanto è colpevole quello che ruba come quello che tiene il sacco, quest’ultimo non può recriminare sulla refurtiva, non doveva partecipare al ladrocinio, mi sembra elementare detto ragionamento.
    Quanto alle rivoluzioni, egr.BB, sono valide solo quelle attorno alla Stella, tutto il resto è progettuale, quindi è sufficiente individuarne uno più adatto.
    Qualora l’antropocrazia non lo fosse ne proponga uno più valido.

  17. Marco Tizzi

    @Francesco_P
    Sto facendo “campagna elettorale” per FiD con amici e parenti, ma personalmente ogni giorno che passa divento sempre più antieuropeista e non posso accettare che Giannino mi venga a dire che dobbiamo prendere aiuti dal ESM: per me è pura follia.
    Sull’Europa Zingales è molto più critico, qual è la posizione di FiD tutto?
    Questo è un buon esempio di quanto poco funzioni la rappresentatività in Italia: penso sia l’unico paese in Europa che non ha un movimento/partito che sia dichiaratamente anti-Euro e anti-UE.
    Eppure gli elettori non credo mancherebbero.
    Rifiuto il concetto di voto utile ancora più del concetto di obbligo al voto: ognuno faccia quel che vuole e se vuole mettere la croce la metta dove meglio aggrada.

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