20
Dic
2012

La rivolta di Atlante all’europea — di Emmanuel Martin

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Emmanuel Martin.

Depardieu come Galt, eroe libertario di Ayn Rand (ma sussidiato)

In questi giorni la notizia di primo piano dei giornali francesi è stata l’esilio fiscale di Gérard Depardieu a Nechin, in Belgio. Il primo ministro Jean-Marc Ayrault ha definito “miserabile” il comportamento della stella cinematografica. Depardieu, che ha notoriamente interpretato Obelix, il grosso amico gallico di Asterix che trasportava menhir – pietre giganti – sulla schiena e che qualche volta le scagliava sui romani, ha risposto e lo ha fatto con un tono che sa di John Galt, il famoso personaggio di Ayn Rand. Gérard è in rivolta.

Depardieu inizia con il dire che ciò che è veramente “miserabile” è definire tale il suo comportamento. Anche se non intende giustificare le molte ragioni della sua scelta, egli chiarisce che se ne va dopo aver pagato l’85 per cento delle tasse sul proprio reddito quest’anno e 145 milioni di euro nella sua intera vita; se ne va perché il primo ministro francese considera che “il successo, la creatività e il talento, in pratica la differenza, vadano puniti”. Ricorda quindi al primo ministro Jean-Marc Ayrault di aver fondato aziende che danno lavoro a 80 persone.

Depardieu dice di esser pronto a riconsegnare il suo passaporto francese e la tessera della previdenza sociale (per il sistema sanitario pubblico) che sostiene di non aver mai usato. Una lettera importante. In primo luogo perché grazie a un grande attore le categorie degli incentivi e delle conseguenze involontarie (ma altamente prevedibili) di certe scelte fiscali entreranno probabilmente nella consapevolezza della classe politica francese, statalista tanto a destra quanto a sinistra. L’imposizione di una imposta sul reddito del 75 per cento sulla parte al di sopra del milione di euro ha certamente conseguenze sugli incentivi alle persone ricche e creative. Hollande e la sua squadra potrebbero dire che è “poco” perché, come notoriamente il presidente francese ha detto una volta, egli non “ama i ricchi”; il fatto è che non si promuove il progresso economico colpendo le menti creative e di successo. Queste sono politiche obsolete e collettiviste basate sull’invidia e sulla persecuzione: sono efficaci solo a creare divisione e a uccidere la gallina dalle uova d’oro e, dunque, a generare un aumento della povertà.

In secondo luogo la lettera è importante perché Depardieu sottolinea il fatto che egli è europeo, “un cittadino del mondo”, e che resta “un uomo libero”. Sta dicendo quindi che grazie alla globalizzazione siamo liberi di scappare dal pugno distruttivo di un certo governo. La concorrenza istituzionale, soprattutto quella fiscale, è una caratteristica essenziale della nostra libertà: è fondamentale che le persone possano scegliere “votare con i piedi”, di andarsene. Naturalmente i politici europei, in particolare quelli francesi, sono troppo ansiosi di sopprimere questa libertà, ancora una volta in nome della giustizia, dell’uniformità, dell’uguaglianza, della solidarietà e così via.

Ora, per essere completamente equi sulla “rivolta di Depardieu”, c’è un piccolo fatto da considerare, cioè che i sussidi statali per l’industria del cinema in Francia hanno probabilmente aiutato in maniera indiretta quest’uomo a diventare famoso e ricco, anche se nel complesso avrà pagato molto di più di quello che ha ricevuto, e alla fine deve molto al talento personale. Depardieu non è dunque un John Galt allo stato puro. Ma il suo è un buon inizio.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Il Foglio del 19 dicembre 2012

You may also like

La scuola del futuro: una scuola per tutti
L’ideologia del covidismo
Il mercato del sesso durante la pandemia
La web tax all’italiana: versione 2.0

78 Responses

  1. claudio di croce

    Miserabile è il premier francese , come miserabili sono tutti i politici che rubano con la violenza della legge soldi dalle tasche dei cittadini , da loro considerati sudditi , innanzitutto per il loro tornaconto personale e quello dei loro parenti, amici , portaborse vari , piazzati nella PA corrotta fino al midollo e in tutte quelle migliaia e migliaia di società pubbliche , corrotte , inefficienti e costosissime.
    Imbecilli sono i sudditi che credono che rubando i soldi dei ” ricchi ” loro staranno bene . D’altra parte l’abilità dei politici e la stupidità dei sudditi è alla base dell’amore di tanti sudditi verso lo Stato ladro e corrotto, visto da loro come una mamma che pensa a loro sempre , con i soldi dei ” ricchi “.

  2. Supernoise

    Cito dall’articolo:

    “Ora, per essere completamente equi sulla “rivolta di Depardieu”, c’è un piccolo fatto da considerare, cioè che i sussidi statali per l’industria del cinema in Francia hanno probabilmente aiutato in maniera indiretta quest’uomo a diventare famoso e ricco, anche se nel complesso avrà pagato molto di più di quello che ha ricevuto, e alla fine deve molto al talento personale.”

    Con questa nota di chiusura l’autore dell’articolo rimprovera (e immediatamente perdona) a Depardieu di non essere un personaggio della letteratura e della fantascienza.
    E’ infatti pura fantascienza credere che i successi e le ricchezze personali non dipendano, non si nutrano, non si fondino, non si giustifichino sul contesto sociale. Si crede che tutto il sapere venga dal soggetto, che non sia il contesto sociale a rendere possibile il successo individuale. E dopo che il soggetto si è avvalso di tutta una ricchezza, di tutta un sapere, di tutte le strutture che la società gli ha messo a disposizone se ne distacca e si proclama autonomo, creatore di se stesso, autofondato e autogiustificato.
    Il punto non è che Depardieu possa essere in contraddizione con ciò che dice, che non sia abbastanza Galt, ma che che Galt nella realtà non può esistere perchè è una astrazione empiricamente irrintracciabile, già a partire dal fatto che parla un linguaggio che non è prodotto della sua immensa creatività e di cui fin dall’inizio è debitore agli altri. Questo non è solidarsimo ma investe una questione che direi filosofica. Quale soggetto costituisce se stesso senza doverne essere debitore agli altri?
    S.

  3. Dario Civalleri

    A parte il fatto che Depardieu da’ lavoro a 80 persone e che certamente è un attivo nella bilancia commerciale francese, io non trovo scritto da nessuna parte che il governo sia più efficace di Depardieu per il welfare dei francesi. Questa gentaglia l’ha messa giù in modo tale che uno non può neppure essere John Galt.

  4. Luciano

    Il “lacerante”, “divisivo” e “grave” problema dell’aliquota marginale (francese) del 75% sul reddito personale sopra 1.000.000 di euro fa tanto pensare alla canzone di Enzo Jannacci “Ho visto un Re”.
    3 consigli a Depardieu:
    1) reinvestire da bravo imprenditore i soldi oltre il 1.000.000 di Euro in azienda (ristoranti e pescherie se non erro), si ritroverà tutto moltiplicato quando deciderà di vendere/liquidare le proprie attività. Un oculato investimento.
    2) Spalmare gli utili aziendali tra i familiari e/o soci riducendo/eliminando così l’incidenza della progressività.
    3) ridurre le “spesucce” personali; mi offro x modica parcella come “consulente” di come campare low cost.Con la metà della metà della cifra in discussione si può fare una vita da vera rock star (it’s true man!).

  5. ALESSIO DI MICHELE

    Come ben più autorevolmente che da me è stato scritto da Boldrin, un ulteriore motivo per non sussidiare le imprese/chi ci lavora, è che una volta che i beneficiari hanno incassato, non restituiscono più; nel migliore dei casi restituiscono al Regno del Belgio.

  6. Alessandro S

    Un mondo di statali! Ecco il sogno di chi ci governa e purtroppo anche di chi governa la Francia. Con un mondo di statali il fancazzismo finalmente non sará più disturbato da teste calde alla Depardieu che magari si azzardano anche a fare qualcosa di propria iniziativa. Con un mondo di statali tutti saremo felici di pagare le giuste tasse sul giusto reddito. Avremo il caro saggio Stato che amministrerá e distribuirá quello che sará giusto distribuire, naturalmente dopo aver assicurato il giusto reddito, i giusti rimborsi spese, i giusti benefits ed i giusti vitalizi a tutti gli indispensabili pubblici amministratori ed a tutti cari e giusti politici!

  7. BitaGmr

    Sono d accordo con l attore….. Non puoi strozzare il ricco per poi alla fine non dare al povero ma perdere tutto…

  8. Francesco

    Ha fatto benissimo Depardieu ad andarsene. Oramai siamo in pieno nella mani di un nuovo feudalesimo statalista, in Francia come in Italia. Infatti non si può nemmeno parlare di Comunismo, che come sistema economico era senz’altro più coerente e giusto rispetto a quello che abbiamo oggi in molti paesi Europei: un feudalesimo statalista con il peggio del socialismo nel DNA.
    Il sistema economico comunista del ‘URSS infatti ti diceva: non provare nemmeno a fare una qualche attività economica in proprio perché tutti i mezzi di produzione appartengono allo stato e solo lo stato deve fare impresa. In cambio io, stato, ti offro lavoro garantito, tassazione quasi nulla (c’era un’aliquota unica di circa il 12%), casa garantita, istruzione. E le disparità erano certe meno marcate rispetto a quanto si può vedere oggi nei paesi occidentali. Insomma se rispettavi le due regole fondamentali del “patto sociale”: nessuna idea politica diversa da qualla di regime e nessuna tentazione di iniziative economiche in proprio, al resto ci pensava lo stato. Insomma, che piaccia o no, aveva un sua coerenza e una sua equità, molto più rispetto al sistema feudale.
    Oggi invece in Itali e in Francia ti dicono: fair l’imprenditore, che l’inziativa privata viene premiata. Poi invece ti uccidono con tasse oltre ogni ragionevolezza, burocrazia e zero servizi in cambio delle tasse che paghi. Insomma i frutti del tuo lavoro (del settore privato) vanno a foraggiare la belva statale, i suoi funzionari (intoccabili e illicenziabili, spesso con doppi, tripli, quadrupli stipendi e incarichi), i suoi politici (corrotti e ladri), le clientele che portano voti (appalti, sovvenzioni alle aziende private “non sane”, assunzioni di personale inutile a spese della collettività ecc.). Poi ad un certo punto non ce fai a pagare tutte le tasse? Non c’è probema, lo stato ti toglie tutto quel pò che potresti aver guadaganto (inclusa la prima casa), rimani per strada senza alcuna protezione (chi vuole suicidarsi si accomodi pure) e avanti un’altro. Insomma, né più né meno un sistema feudale centralizzato dove la strangrande maggioranza dei “sudditi” lavora per mantenere la bestia statale e i suoi accoliti, e si può ritenere fortunata se gli avanza qualcosa. Ora, con i tagli ai servizi essenziali (sanità, scuola ecc) l’orrore che genera questo nuovo sistema che chiamerei il “feudalesimo statale è ancora più evidente: paghi e lavori per non avere nulla indietro, puoi ritenerti fortunatos e riesci a sopravvivere.
    Se Marx nascesse oggi in Italia dovrebbe riscrivere il Capitale, dove lo sfruttatore è lo stato e gli sfruttati sono color che lavorano nel settore privato, lavoratori e datori di lavoro allo stesso modo. In altre parole lo sfruttamento non è più del cosidetto “capitalista” a spese di chi presta il proprio lavoro. MA di chi non produce nulla (chi lavoro nello stato) a danno di chi produce, cioè datori di lavoro e dipendenti di aziende private sane, che non hanno nulla in cambio dallo stato, e che comunque sono la stragrande maggioranza degli Italiani.
    L’unica consolazione è che siccome lo stato non crea ricchezza ma distrugge voracemente la ricchezza prodotta dagli altri,a d un certo punto non avrà più nulla da divorare, perché le aziende sane saranno chiuse per troppe tasse oppure trasferite in paesi più accoglienti. E quindi a quel punto, ma solo a quel punto, la belva inzierà a divorare se stessa e allora finalmente vedremo centinaia di migliaia di inutili dipendenti pubblic licenziati.

  9. giuseppe 1

    @Francesco
    Hai fatto un quadro perfetto!
    Però, prima di licenziare i poveracci,vorrei vedere licenziati almeno la metà di quei sette-ottocento generali che viaggiano a più di duecentomila euro l’anno più 120.000 di indennità di funzione.(le Francia ne ha la metà)
    O quei supeburocrati da 500.000-1.000.000 di Euro.
    O quei dirigenti di Asl che stanno oltre i 10.000 (le Asl sono centinaia e ognuna ne ha a decine)

  10. “L’unica consolazione è che siccome lo stato non crea ricchezza ma distrugge voracemente la ricchezza prodotta dagli altri,a d un certo punto non avrà più nulla da divorare, perché le aziende sane saranno chiuse per troppe tasse oppure trasferite in paesi più accoglienti. E quindi a quel punto, ma solo a quel punto, la belva inzierà a divorare se stessa e allora finalmente vedremo centinaia di migliaia di inutili dipendenti pubblic licenziati.”

    Sono giunta da tempo alla stessa tragica conclusione: non potremo mandare a casa i parassiti prima di essere caduti nel baratro della miseria colletiva. Una volta mi illudevo bastasse spiegare bene le cose alle persone: ribellatevi, lo stato vi ruba il frutto del sudore della vostra fronte per darlo ad eserciti di parassiti nullafacenti! Ma tutte le volte che provavo a spiegarlo, sucitavo sguardi perplessi e attoniti. E non capivo. Poi finalmente ho capito: la gente non si ribella perché tutti ma proprio tutti aspirano ad entrare nella casta dei parassiti nullafacenti ed inoltre hanno almeno uno statale-parassita in casa che porta soldi sicuri. Ma poi c’è una ragine più profonda. La gente non si ribella perché è rosa dall’invidia verso i ricchi. Basta guardare i programmi di successo: nei talk show (Santorom Floris) la ricchezza è descritta come un furto, negli spettacoli comici (Crozza) i ricchi sono ridicolizzati. Dunque, l’uomo della strada non si ribella alle tasse perché desidera ardentemente che lo stato spogli i ricchi. Se lui è ridotto sul lastrico dell’Imu, pazienza: ma vuoi mettere la soddisfazione di vedere i ricchi ridotti sul lastrico?

  11. Francesco

    @giuseppe 1
    Siamo d’accordo, è ovvio che prima vanno licenziati i generali, ma poi uno non si dovrebbe far problemi con i tanti impiegati pubblici entrati solo per raccomadazioni (sono tanti, tantissimi, troppi), che non fanno nulla o solo funzioni inutili o che hanno il doppio lavoro; il concetto è che hanno avuto uno stipendio “gentilmente” estorto ai privati che producono 8tramite le tasse) che è un pò come rubare.

  12. Gianfranco

    Per me la scelta di GD e’ importante perche’ finalmente qualcuno dice qualcosa che non era stata detta molto chiaramente prima: “Stato, non puoi impormi una morale”.

  13. depaoli.fabrizio@libero.it

    Supernoise del 20 ore 13 22,

    “Quale soggetto costituisce se stesso senza doverne essere debitore agli altri?”

    Tutti, qualsiasi rapporto tra esseri umani è uno scambio. In uno scambio c’è un accordo tra le parti ed una volta accettato nessuna delle parti è debitrice.
    Non si può quindi essere debitori o creditori in uno scambio libero. Si diventa creditori quando lo scabio non è libero ma forzato (es. Uno stato che mi impone delle tasse), quando lo scambio non è reciproco ed una parte sostituisce temporaneamente l’aquisizione del bene con la fiducia oppure quando non vengono rispettati gli accordi (es. Un governo che non li rispetta).
    In questi casi c’è stato un’errore di valutazione di una delle parti e ne subirà le conseguenze. Il vantaggio che ne trarrà sarà l’esperienza, in futuro molto probabilmente non stipulerà più accordi con quello stesso soggetto (es. Non voterà più quel partito o quello stato).
    Un saluto .

  14. Riccardo

    Le chiacchiere sono finite. Per far saltare il banco di questo Stato coccodrillo è sufficiente promuovere un grande sciopero dei sostituti d’imposta, se l’adesione è sopra il 30% l’Agenzia delle Entrate è impossibilitata a perseguire ogni datore di lavoro e men che meno i lavoratori dipendenti che, ricevendo tutto lo stipendio lordo, si rifiuteranno di corrispondere il 60% dei loro ricavi. Solo i lavoratori dipendenti hanno la forza e i numeri per far saltare il banco. ELIMINAZIONE DEL SOSTITUTO D’IMPOSTA!.

  15. giuseppe 1

    @paperino
    Mi permetto di osservare che Intesa, almeno in teoria, è privata.
    Se decido di aprire un conto,degli utili poi facciano quel che vogliono,finché mi stufo e decido di chiuderlo. Con lo Stato il “contributo”,più che obbligatorio,è forzoso. Ma credo che Lei sia d’accordo.
    Delle sovvenzioni di Stato alle banche poi si può ampiamente discutere.

  16. Massimo

    Un’aliquota del 75% mette in fuga tutti coloro che guadagnano con il loro talento personale (artisti, avvocati, medici, scrittori etc.), che possono facilmente portare con se. Lo stesso vale, con qualche difficoltà in più per gli imprenditori: le aziende si possono delocalizzare, ma non in una giornata. I maneggioni che guadagnano trafficando con gli appalti pubblici invece rimangono: non possono portare con se la loro rete di relazioni non sempre trasparenti. Un caso evidente di “adverse selection”.

    Qui di seguito l’opinione di uno specialista: http://www.afschrift.be/fr/lettre-ouverte-parue-dans-le-soir-du-18-decembre-2012.html?cmp_id=8&news_id=1792&vID=188

  17. Mike

    “Ora, per essere completamente equi sulla “rivolta di Depardieu”, c’è un piccolo fatto da considerare, cioè che i sussidi statali per l’industria del cinema in Francia hanno probabilmente aiutato in maniera indiretta quest’uomo a diventare famoso e ricco, anche se nel complesso avrà pagato molto di più di quello che ha ricevuto, e alla fine deve molto al talento personale. Depardieu non è dunque un John Galt allo stato puro. Ma il suo è un buon inizio.”
    Francamente, ritengo che il cinema francese abbia da qualche anno successo, anche commerciale, a prescindere dai sussidi, così come il cinema italiano è da troppo tempo quello che è nonostante i sussidi. Il primo cerca di parlare al mondo, grazie anche ad attori della classe e del talento di Depardieu, il secondo è provinciale e autoreferenziale. Il primo si sforza di accettare le regole del mercato, il secondo è capace soltanto di lamentarsi del fatto che le risorse pubbliche sono sempre più scarse. Una bella differenza.

  18. Jefferson

    Sono liberale, non sopporto l’oppressione fiscale, il fascismo statalista. Preferisco il mercato e la concorrenza. Considero Monti e le sue tasse/confisca/esproprio delle immani sciagure per i cittadini. Questo perchè un prelievo medio effettivo del 65% sui redditi dei cittadini medi, dei cittadini comuni, è mostruoso. Ciò premesso e ben sottolineato, vengo al caso Depardieu. Si può discutere di soglie e di percentuali. Ma ritengo giusto che, oltre un certo livello, il prelievo sia forte. Il 75% ? Ma con un milione di euro all’anno si campa stra-benissimo. Che altro vuole dalla vita una persona che ha questo reddito? Non gli è ancora bastante? Allora è un caso patologico. Ha bisogno ancora dell’incentivo monetario? Per farne cosa? Non ha neppure tempo e modo per divorare l’enormitá che già guadagna! E allora di quali incentivi ha bisogno? Si senta libero di goderseli e di non lavorare oltre, questo sì. Ed anche di cambiare paese. Vada ove vuole. Libertá sacrosanta. Ma per piacere, niente polemiche. Nessun clamore. Nessun vittimismo. Si rifletta su quello che dice Warren Buffet. Se vogliamo evitare dittature ed il governo di pochi plutocrati su masse di poveri ( quello che stá succedendo in USA) , la tassazione ad altissimi livelli di reddito deve essere alta. È una questione di prevalenza della civiltá sulla barbarie. Libertè, Egalitè, Fraternitè : che proprio Depardieu se ne sia scordato è molto, molto grave. Per lui.

  19. Francesco_P

    @Supernoise

    Innanzitutto buon natale e lei e a tutti i lettori.

    In Italia, come al solito, troviamo il massimo dei difetti europei. De Benedetti, proprio lui l’editore de La Repubblica, si è fatto svizzero per pagare meno tasse e percepisce ingenti contributi da parte dello Stato italiano per le sue attività editoriali ed industriali (vedi Sorgenia eolico e fotovoltaico, tanto per citare un caso recente).

    E’ chiaro che ad uno svizzero non interessa proprio niente della patrimoniale e dell’inasprimento fiscale. Fin che ghe n’è (incentivi), viva’l re. Quant ga nè poeu crepa l’asen (noi italiani) e chi ghè soeu (i politici che ora incensa e finanzia).

  20. Giorgio Andretta

    @Jefferson ,
    se il suo orrizzonte è troppo limitato può salire di un gradino od inerpicarsi sulla scala od addirittura entrare in un ascensore!!

  21. claudio di croce

    @Francesco_P
    Sono decenni che Carlo De Benedetti è uno dei più importanti contribuenti svizzeri e non a caso MM – anche lui frequentatore assiduo della Svizzera – è andato a rilasciare una recentissima intervista al fondatore della Repubblica da lui poi venduta a carissimo prezzo allo svizzero CDB .Ovviamente i dipendenti di CDB non menzionano mai questo particolare fiscale del loro padrone , come anche i dipendenti Agnelli non menzionano mai sul giornale di famiglia – La Stampa- i diciamo ” accorgimenti ” fiscali svizzeri della buonanima dell’Avvocato . Sono solo i giornalisti de Il Giornale e di Libero che sono ” servi “, loro sono integerrimi , come pure i giornalisti dei banchieri e dello scarparo del Corsera , indipendenti e obbiettivi al massimo..

  22. Jefferson

    @ mario 45 e a giorgio andretta

    Chi non ha argomenti da contrapporre, raglia solo slogans e frasi prive di senso.

  23. Mario45

    @ Jefferson

    Confermo che Lei non è un liberale e quindi tanto meno un Jeffersoniano. Se Jefferson La sentisse parlare di imposta progressiva sul reddito e di esproprio della proprietà altrui, perché, caro il mio signore, di questo si tratta nel caso Depardieau, capirebbe immediatamente che gli ideali di libertà per i quali ha combattuto la rivoluzione del 1776 sono stati irrimediabilmente sconfitti. Inoltre un vero liberale non si allinea di certo al motto della Rivoluzione Francese: la Libertà, per questa si deve combattere, ma egalite’ e fraternite’ le lascio volentieri a Lei ed ai francesi, che molto liberali non sono. Ma scusi, non poteva scegliersi un altro nick ?

  24. giuseppe 1

    @Mario45
    Lasciamo stare Jefferson e gli Americani, ma la Rivoluzione Francese, nonostante i suoi eccessi, è stato l’unico evento progressivo rispetto alle Rivoluzioni degli ultimi due secoli. A parte Lafayette, una cosa mi sembra di poter rilevare.
    Le Rivoluzioni funzionano quando i veri liberali (il Terzo Stato) capiscono che devono allearsi col Popolo (il Quarto Stato) fino ad un momento prima lasciato alla mercé dei maneggi e dei raggiri dei falsi Liberali (l’Alto Clero ed i Nobili) Se ci pensa bene una situazione simile si è creata in Italia dove gli aristocratici sono trasversalmente (e “centralmente”) rappresentati. La saldatura prima evocata si sta paradossalmente realizzando con Grillo, con tutti i suoi grossi limiti, sopratutto culturali.

  25. Jefferson

    @ mario 45

    1. Le ricordo che fu proprio Jefferson a contribuire personalmente a scrivere la Carta dei Diritti dell’Uomo durante la rivoluzione francese. Mi pare che lei dovrebbe documentarsi bene prima di scrivere

    2. Nel mio commento ho premessi di escludere dal discutere di soglie e percentuali in generale ( e, a maggior ragione, degli espropri che solo lei menziona! ), ma di riferirmi solo al caso specifico in questione, cioè al prelievo del 75% oltre 1 milione di euro di guadagno netto ( Depardieu). Confermo che per me esso è giustissimo, in una societá come quella francese.

    3. Penso che lei confonda i liberali con i fascisti, il mercato con la giungla, la civiltá con la barbarie. Un liberale accetta la presenza di tasse ed anche la sua progressivitá. Si legga Von Hayek, ad esempio. Poi tutto il resto dipende dalle specifiche situazioni. Le tasse di Monti sono per me, ad esempio, profondamente illiberali.

    4. Oltre a Libertè, a me piacciono anche Fraternitè ed Egalitè, che sono due principi altamente umani e profondamente liberali. A significare, ad esempio, che la legge deve essere uguale per tutti e che, se si può aiutare qualcuno, lo si debba moralmente fare.

    La Rivoluzione Francese degenerò in modo terribile e ciò fu nefasto. Ma se oggi noi tutti possiamo vivere meglio, lo dobbiamo in larga parte anche ad essa, ed a quella Americana che la precedette, ovviamente.

  26. Mario45

    @ Jefferson
    Proprio perché mi sono letto Hayek, von Mises e Rothbard (con quest’ultimo soprattutto mi ci ritrovo), dico, con loro, che l’abbandono del sistema di tassazione proporzionale a favore di un’imposizione progressiva fa perdere il controllo del sistema fiscale, nel senso che la maggioranza tende ad espropriare la minoranza. È
    Esattamente quello che sta succedendo. Se a Lei cosi va bene, a me non può importarmene di meno, ma non mi racconti di essere un liberale. Circa gli altri due concetti – uguaglianza e fraternità – non introduciamo per favore concetti morali che centrano come i cavoli a merenda: che si sia tutti uguali NON è proprio un concetto liberale. L’aiuto dato a chi si trova in difficoltà e’ qualcosa che viene dall’interno di ciascun uomo, e come tale e’ spontaneo e non può, ripeto, non può, essere regolato da alcuna legge. La barbarie e’ evidentemente solo nella Sua testa.
    Jefferson infine copio’ gran parte della carta dei diritti dell’uomo da Mason trasferendola nella Costituzione del 1776; la prima carta dei diritti dell’uomo e del cittadino scritta fu elaborata dai francesi, ed era molto più fumosa e molto meno concreta di quella di Mason.
    La Rivoluzione Francese ci ha regalato vent’anni di guerre napoleoniche (novantamila morti di soli lombardi), spoliazione degli staterelli italioti, che ne furono
    depredati, la fine della Repubblica di Venezia, che era in piedi da 700 anni, la restaurazione, il colbertismo e, probabilmente, il socialismo.

  27. giuseppe 1

    @Jefferson
    Vada per la progressività, ma il 75% è semplicemente da pazzi.
    Cerchino di spendere un pò meno per il loro carrozzone.
    Meglio del nostro, ma pur sempre emendabile.
    I Francesi per due o tre volte nella loro Storia si sono purtroppo scordati della Bastiglia.

  28. Mario45

    @ Giuseppe 1
    Circa la Rivoluzione Francese, abbiamo visioni diverse. Una rivoluzione di successo deve avere l’appoggio del popolo in quanto massa critica che permette lo sfondamento. Poi, alla fine, il popolo non ne trae mai autentico guadagno. Dopo la RF non mi risulta che il popolo abbia sostanzialmente migliorato le sue condizioni di vita, così come dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Chi ne ha tratto effettivo guadagno dopo la prima e’ stata la borghesia a scapito della burocrazia, sostenuta ed alimentata da aristocrazia e clero, vero cancro del sistema, allora come ora. Dalla RR ha tratto vantaggio l’oligarchia del partito. Purtroppo, se si guardano le cose con disincanto, con le rivoluzioni finisce sempre allo stesso modo. Unica eccezione la rivoluzione americana. Ma li non c’era nessuna stratificazione sociale da abbattere, si doveva solo buttar fuori gli inglesi. Era tutto nuovo e si poteva costruire tutto al meglio. È così per un certo periodo e’ stato fatto. Ma alla lunga la visione Hamiltoniana ha avuto la meglio su quella degli antifederalisti, e’ arrivato Lincoln e sono state gettate le basi di uno stato sempre più simile a quelli europei. Il risultato finale non poteva che essere questo.

  29. Mario45

    @ Jefferson

    P.S. Ovviamente per Rothbard, il mio preferito, anarchico, l’abolizione dello stato si porta come conseguenza l’azzeramento delle tasse, furto legalizzato.

  30. Francesco_P

    @claudio di croce

    Ha perfettamente ragione. Qui in Italia ci siamo impoveriti di tutto meno che di ipocrisia e di menzogna. Intanto il canone Rai, di fatto un’altra tassa sulla casa, aumenta ancora. Diminuiscono le entrate pubblicitarie (persino il mercato della pubblicità si è contratto causa crisi http://iab.blogosfere.it/2012/07/nielsen-economic-and-media-outlook-landamento-delladv-e-le-previsioni-per-2012-e-2013.html ), ma non si riducono le spese: si aumenta il canone. Bisogna pur pagare i guitti di partito, i funzionari, e tutta la corte dei miracoli che vive alla grande con i nostri soldi per propinarci che cosa? Il festival di san scemo!

  31. giuseppe 1

    @Mario45
    Concordo con tutto quello che ha detto. Compreso il fatto che la R.F. è stata una Rivoluzione Borghese. Ma questa è esattamente la critica dei marxisti.
    La Rivoluzione d’Ottobre è stata invece una rivoluzione di pseudo-intellettuali che non ci hanno messo molto a trasformarsi in burocrati.
    Il Popolo sempre succube ed eterodiretto (come la folla di Manzoni,del resto) e i Borghesi (vedi Kulaki) a morte o nei Gulag. La vera forza della Rivoluzione Francese sono però le idee, che hanno attraversato gloriosamente intatte due secoli promuovendo il progresso delle democrazie. C’è qualcuno che tenta sempre di mischiare le carte, contrabbandando l’Equità con l’Uguaglianza e la Giustizia. A me piacerebbe che la parola Equità venisse cancellata dal lessico, e i suoi promotori dal panorama politico.

  32. Giorgio Andretta

    @Mario45 ,
    ma lei spreca le sue energie con gentaglia che ha già investito due euro per scegliersi ed imporci l’aguzzino?
    Forse non conosce che l’inquinamento staziona negli strati più bassi?
    La lezione del sig.Andrea Chiari non le è stata sufficiente ed ha dovuto intrattenersi anche con l’internauta che si firma Jefferson?

  33. Jefferson

    @ mario45

    Lei preferisce Rothbard? Ma allora è tutto chiaro: ho dialogato con un individualista-anarco-capitalitalista, quindi una corrente estrema dei libertari.

    I libertari sono definiti dagli economisti “in netta contrapposizione al liberalismo”. Constato pertanto che non esistono premesse per continuare il dialogo. E comunque, io mi fermo qui.

    Rimango tuttavia stupito di constatare che il sito di Giannino è un covo di anarco-capitalisti. Pensavo prevalessero i liberali, ma forse mi sono sbagliato.

  34. Marco Tizzi

    @Mario, Giorgio Andretta

    In questo covo di carbonari sediziosi durante le feste si fanno riti satanici, come è noto a chiunque si intenda un minimo di politica economica.

    Quindi perdiamoci un po’ di tempo, su! 🙂

  35. Marco Tizzi

    @Jefferson
    Caro Jefferson, la serie mi piaceva molto da piccolo, non ne perdevo una puntata, faceva davvero ridere. Non mi è molto chiaro cosa ci azzecchi il nickname con gli argomenti qui trattati, ma “Weezie!!” va sempre bene ovunque.

    Mi spieghi un po’, lei che riesce così distintamente a distinguere tra liberali e libertari (magari riesce anche a distinguere i “liberisti” e darmene una traduzione in altra lingua, che faccio sempre tanta fatica), come si può accettare il concetto stesso di tassa se si vuole difendere la libertà?
    Dato che le tasse vengono imposte con le armi, è palese che qualsiasi tassa sia contraria al concetto di libertà.

    Questa cosa delle tasse liberali mi sembra un po’ come “le convergenze parallele” o “l’austerità espansiva”, quegli ossimori che si buttano negli occhi alla gente per confonderli e farli piegare in modo da poterne meglio usufruire.

    Tornando al suo messaggio originale, le spiego un attimo come funziona il mondo di quelli che lei definisce “ricchi”: innanzitutto con quei soldi “in più” danno lavoro ad un sacco di gente. Direttamente o indirettamente, perché anche solo i soldi che restano in un conto corrente consentono alla banca di prestarli a gente che da lavoro ad altri oppure, magari, a qualcuno che vuol comprarsi una casa. E la casa va costruita, muratori, cemento, etc. etc.
    Se togliete tutti i soldi dai “ricchi” non vi lamentate poi se c’è il credit crunch.
    Inoltre quei soldi fanno un sacco di beneficienza: dato che sono soldi personali, vengono sempre spesi con un livello di attenzione leggermente diverso dal denaro “pubblico” (un par de cazzi, il mio è mio e me l’han rubato, altro che pubblico) utilizzato per lo stesso scopo.
    Dulcis in fundo, voi proprio non vi rendete conto della cosa drammatica della tassazione progressiva: scoraggia il lavoro. Se io arrivo a giugno ad aver guadagnato un milione e so che da lì in poi la tassazione è del 75%, ma chi me lo fa fare di lavorare? Prendo baracca e burattini e me ne vado al mare, caro George.
    Nel film “Vodka Lemon” un armeno spiega bene come funzionava l’Unione Sovietica: “loro facevano finta di lavorare per noi. E noi facevamo finta di lavorare per loro”.

  36. Luciano

    Cari libertari anarchici e/o iperliberisti!..per coerenza con il “tormentone” anti tasse e anti Stato (sempre e comunque):
    La prole si manda ad asili/scuole/università private e -Dio ce ne scampi- se si sta male tutti alla clinica privata.
    In caso di pericolo dimentichiamoci la polizia come, in caso di incendio, ci arrangiamo con il rubinetto di casa.
    Sganciamoci immediatamente dall’acquedotto pubblico; pulizie e cucina con privata acqua minerale. La spazzatura condominiale invece la portiamo con l’ auto direttamente in discarica.
    Alla manutenzione di manto stradale e segnaletica si provvede con collette di quartiere (magari al lavoro ci si riesce ad arrivare).
    Tribunali e carceri sono spesa inutile. Diritti di proprietà, rogiti, successioni, ipoteche, concessioni, licenze, slot, contratti di ogni tipo e grado, brevetti, ecc,ecc al macero; a regolare tutto Colt 49 e Winchester come nel Far West..forse in qualche sperduta isola della Micronesia tutto questo è possibile..

  37. Marco Tizzi

    @Luciano
    Però la proprietà, i contratti e i brevetti salviamoli…
    Lei purtroppo confonde l’ordine con la schiavitù. Anarchia significa senza leader, non senza ordine.

    “Dall’ordine involontario nasce lo scontento, padre del disordine e progenitore della ghigliottina.
    Le società autoritarie sono come chi pattina sul ghiaccio: meccanicamente abili e precise, ma precarie.
    Sotto la fragile crosta della civiltà si agita freddo il caos.
    E in certi posti il ghiaccio è pericolosamente sottile.
    Quando l’autorità si sentirà calzata dal caos, ricorrerà agli espedienti più turpi per salvaguardare il suo ordine apparente.
    Ma sarà sempre un ordine senza giustizia, senza amore ne libertà, che non potrà impedire a lungo che il mondo precipiti nel pandemonio.
    L’autorità concede solo due ruoli: torturatore o torturato. Trasforma la gente in abulici manichini pieni d’odio e di paura, mentre la cultura piomba nell’abisso.
    L’autorità distorce anche l’educazione dei loro figli, fa del loro amore una lotta.
    Il crollo dell’autorità fa tremare la chiesa, la scuola, la camera da letto e il consiglio di amministrazione. Tutto è disordine!
    Libertà ed uguaglianza non sono lussi superflui. Senza di esse, non ci vuole molto prima che l’ordine sprofondi in abissi inimagginabili.”

  38. Luciano

    @Marco Tizzi
    La schiavitù è il nemico che i laburisti -commettendo indubbiamente anche molti errori- combattono senza quartiere. La schiavitù di salari miserabili e di lavori insalubri senza diritti e dignità. La schiavitù di istruzione e sanità “privatizzate” e quindi riservate solo ai più abbienti. La schiavitù di umilianti disegualianze che costringono il 99% degli esseri umani a fare vite frugali e precarie (quando va bene!) mentre èlite sempre più ristrette accumulano denari e potere oltre ogni sensato limite.
    Detto questo l’esistenza di un potere statale -basato sulla democrazia parlamentare rappresentativa, ovviamente- è la condizione necessaria x garantire l’ordine, ovvero un ordine il più possibile equo. Nel caso contrario le regole finiscono x essere dettate dal potente di turno capace di reclutare al suo servizio il maggior numero di sicari armati fino ai denti.

  39. depaoli.fabrizio@libero.it

    @ Luciano.
    Le istituzioni di cui parla sono mantenute in ultima analisi da chi produce ricchezza.
    Sono questi che decidono se uno stato sociale debba vivere o morire e non la democrazia.
    Qualsiasi individuo produttivo, valuterà se sia conveniente o meno continuare a produrre per uno stato sociale, questa valutazione deriverà da un bilancio individuale: quanto devo dare, quanto devo produrre per lo stato, quanto ricevo, quanto sono soddisfatto, quanto rischio e quanto sono felice.
    Questi individui (fondamentali per l’esistenza dello stato) all’aumentare della coercizione e quindi al diminuire della propria soddisfazione e felicità, saranno sempre più propensi ad assumere maggiori rischi ed a rifiutare di produrre per quello stato. Il risultato è che quello stato “meraviglioso” muore grazie alla sua stessa ingordigia.
    È normale e giusto che una persona sana arrivi a pensare “a questo punto che senso ha mantenere lo stato”.
    Questo tipo di stato, per fortuna è arrivato al capolinea, si affanna per continuare ad esistere potendo far leva solo più sulla coercizione e quindi sulla paura, ma l’individuo sano si rende indipendente e si ribella.
    Per questo motivo lo stato sociale non avrà futuro. Non è più credibile né conveniente per chi lo sostiene.
    Un saluto .

  40. Giorgio Andretta

    L’ironia è un lusso che lei non può permettersi, sig.Luciano, gliela conceda a chi possiede gli’idonei strumenti per trattarla.
    Una conclusione dalle sue parole però la traggo e cioè che lei risiede in città e quindi uso a vivere in batteria come i polli d’allevamento e pensare che io gli agglomerati urbani li raderei al suolo.
    Di tutte le istituzioni da lei elencate non ce ne una che funzioni e ciò indica che non ne è mai venuto in contatto diversamente la sfido a citarmi quale ha sperimentato e ritenuta valida e per quali motivi.
    Resto in trepidante attesa di una sua risposta.

  41. giuseppe 1

    @Luciano
    Solo il piccolo dettaglio che ogni cinquanta-sessanta anni le Istituzioni anndrebbero demolite e rifondate da capo. I Rivoluzionari ci mettono anche molto meno a trasformarsi in Nuovi Nobili e le Istituzioni a trasformarsi in burocrazie oppressive. Nel Dna di molti uomini c’è la presunzione e l’arroganza (unita ad una buona dose d’ignoranza – magari mascherata da un vocabolario forbito) e fatalmente viene fuori alla distanza.

  42. Mario45

    @ Luciano (anche)
    Quello che più mi colpisce e’ la Sua incrollabile convinzione dei benefici distribuiti dallo stato. Crede veramente che, senza quest’entita’ , non si troverebbe qualche privato (più d’uno) pronto ad offrire gli stessi servizi probabilmente a prezzi migliori ?
    A parte questa considerazione, visto i fallimenti in serie dei paesi socialisti puri, a partire dall’URSS, che hanno mancato tutti gli obiettivi che si erano prefissati; visto le condizioni in cui versano i paesi occidentali, Usa inclusi, la cui economia è inguaiata dai sempre più massicci interventi non certo liberisti effettuati dagli stati negli ultimi cinquant’anni almeno, mi chiedo come sia ragionevolmente possibile difendere questo tipo di non-sviluppo. La leva che fa progredire il mondo e’ la speranza. Senza speranza di miglioramento si tira avanti e ci si ripiega su se stessi. È stato così prima delle rivoluzioni inglesi del ‘seicento e di quelle americana e francese. Lo sta ridiventando con l’URSE, che tutto pianifica per il nostro bene. Vogliamo veramente accettare questo “bene” ?

  43. Giorgio Andretta

    @Mario45
    perdoni la mia miopia ma non riesco ad individuare i benefici distribuiti dallo stato, eppure l’altro giorno sono andato a rinnovare la patente e l’occulista mi ha assicurato che non ho alcuna patologia in essere.
    Forse la licenza di laurea di detto professionista è stata conseguita col CEPU.
    Poi se i benefici distribuiti a piene mani sono quelli elargiti dalle nostre forze armate nei vari teatri d’esportazione di democrazia ed aiuti umanitari ne faccio volentieri a meno, con incommensurabile sacrificio personale.

  44. Mario45

    @Giorgio Andretta
    ha ragione Giorgio. Servizi, non benefici, distribuiti dallo stato. Ovviamente anche sulla qualità di detti servizi sono d’accordo con Lei.

  45. Marco Tizzi

    @Luciano
    Proprio no, Luciano: l’ordine imposto è ordine innaturale, è violenza di alcuni su altri. Conta davvero che gli alcuni siano la maggioranza?
    Le leggi razziali avevano ampia maggioranza a favore, sicuramente in Germania, probabilmente anche in Italia.
    La democrazia è dittatura della maggioranza ed è totalitaria tanto quanto la dittatura dell’uno. Voi volete decidere tutto della mia vita, decidete cosa è giusto e cosa è sbagliato e mi rubate la gran parte dei frutti del mio lavoro per mantenere il vostro potere e darmi in cambio servizi scadenti, inutili e, soprattutto, non richiesti.
    Lei prima si chiedeva chi ci darebbe acqua, fogne e strade se non ci fosse lo Stato. Ma sono i cittadini che lavorano per costruire e manutenere acquedotti, fogne e strade, non lo Stato. Lo Stato li ha semplicemente schiavizzati per farglielo fare. Per quale assurdo motivo senza lo Stato non potrebbero farlo ugualmemte e, anzi, meglio, in quanto LIBERI?
    Il suo amico Weber definiva lo Stato come “il monopolio della violenza”. Questo è lo Stato: guerre, coercizione e prevaricazione di alcuni su altri. Le sembra una cosa da difendere?

    Ma su una cosa ha ragione: noi possiamo (ri)cominciare solo da qualche piccola isoletta. Con un centinaio di regole, definite ed immutabili, senza parlamento, senza elezioni, senza tutte queste buffonate. Gente che lavora e si gode la vita in pace.
    In Europa ormai avete vinto voi. Forse anche in tutto il mondo.
    Ma non mi sembrano buoni i risultati, sinceramente.

  46. Mario45

    @ Marco Tizzi

    Beh Marco, ma se ci mettessimo insieme e comprassimo un’isoletta, magari greca, che dovrebbe oggi venir via con poco ?

  47. Marco Tizzi

    @Mario45
    Il problema è che se non ci concedono l’extraterritorialità appena vedono che funziona ci fan la guerra.
    Ma è da pensarci, io ci penso da un sacco di tempo. Qualcosa di simile al free state project, ma nel mediterraneo.

    http://freestateproject.org/

    In Equador mi pare stiano costruendo la prima città completamente privata, ma non ho capito come funziona dal punto di vista legislativo.

    Comunque è un’ottima idea, alla fine conviene a tutti, anche agli Stati e agli statalisti: si levano dalle palle tutte le “voci contro” in un colpo solo.

    In fondo sarebbe l’inizio di quella che penso sia l’unica forma di governo che davvero può funzionare: federazione di comuni con libera circolazione di merci e persone, in modo che la gente possa votare coi piedi.
    Dopo le feste sento un mio amico che si occupa di web e magari cominciamo a mettere su un sito. Io il modo di arrivare a qualche grande investitore ce l’ho, anche immobiliare.

  48. Marco Tizzi

    @Mario45
    che noia ‘sta moderazione… Ripeto:

    Il problema è che se non ci concedono l’extraterritorialità appena vedono che funziona ci fan la guerra.
    Ma è da pensarci, io ci penso da un sacco di tempo. Qualcosa di simile al free state project, ma nel mediterraneo.

    freestateproject.org/

    In Equador mi pare stiano costruendo la prima città completamente privata, ma non ho capito come funziona dal punto di vista legislativo.

    Comunque è un’ottima idea, alla fine conviene a tutti, anche agli Stati e agli statalisti: si levano dalle palle tutte le “voci contro” in un colpo solo.

    In fondo sarebbe l’inizio di quella che penso sia l’unica forma di governo che davvero può funzionare: federazione di comuni con libera circolazione di merci e persone, in modo che la gente possa votare coi piedi.
    Dopo le feste sento un mio amico che si occupa di web e magari cominciamo a mettere su un sito. Io il modo di arrivare a qualche grande investitore ce l’ho, anche immobiliare.

  49. Marco Tizzi

    @Mario45
    OT: se non l’hai ancora fatto, leggiti il discorso di addio al congresso di Ron Paul. Davvero illuminante.
    L’ultimo politico degno della mia attenzione si ritira.
    Ma se non altro lo fa regalandoci un gioiello.

  50. Supernoise

    @depaoli.fabrizio@libero.it
    La sua ricostruzione è prescrittiva e non descrittiva. Legga ad esempio Mauss e comprenderà che l’agire relazionale non può ridursi al solo scambio di corrispettivi nel mercato. Ma sarebbero bastati anche i soli Polanyi o Weber (e non cito Myrdal in un blog simile) a farle comprendere che lei scambia una teoria politica per una descrizione scientifica.
    Saluti,
    S.

  51. Giorgio Andretta

    @Marco Tizzi
    ha indicato il progetto del libero stato ed io quello di R.Steiner che ne parlò alla fine del 19 secolo.
    L’antropocrazia si rifà ai suggerimenti dell’antroposofia dell’autore indicato.

  52. Marco Tizzi

    @Giorgio Andretta
    Ok! Mi scusi, mi ero perso il collegamento.
    Certo, assolutamente. Steiner è un grande maestro, una mente finissima per il tempo. Anzi, forse oggi ancora più che al tempo perché incredibilmente la situazione è ampliamente peggiorata.

    Come sa ho qualche dubbio sulla concezione monetaria del progetto di Bellia, ma Steiner si era occupato anche di moneta?

  53. depaoli.fabrizio@libero.it

    @ Supernoise, no, la mia ricostruzione è descrittiva: descrive la relazione tra l’individuo e lo stato e descrive caratteristiche dell’individuo sano.
    In questo caso Mauss c’entra ben poco perché gli scambi individuo/stato non sono volontari né liberi, oltretutto mi sembrano quantitativamente asimmetrici.
    Un’individuo sano non si sentirà mai debitore verso qualcuno o qualcosa che gli cedono un bene o un servizio non richiesto, specialmente se in un rapporto individuo/stato.
    Il “trucchetto” psicologico di cui parla è alla base dell’economia basata sull’offerta ed è anche usato per giustificare e. vestire da sposa la dittatura socialista.
    Per fortuna la gente si evolve, impara a distinguere e dividere la sfera sociale da quella personale.
    Io invece ho l’impressione che lei scambi individui sani con pecoroni succubi, o forse per lei sono la stessa cosa.
    Un saluto .

  54. Supernoise

    @depaoli.fabrizio@libero.it
    Non si accorge che il suo sforzo di “descrivere” il comportamento dell’
    “individuo sano” contiene un giudizio di valore, quello relativo a ciò che lei ritiene “sano”. Complimenti per la capacità di pensiero.

  55. depaoli.fabrizio@libero.it

    @supernoise , mi sembra normale che stia dando un giudizio di valore. Gli uomini giudicano altri uomini in base a pensieri ed azioni.
    Lei sta forse giudicando il fatto che io non abbia il diritto di giudicare?
    Oppure secondo lei, dovrei essere allineato al pensiero mainstream radical-chic ed ipocritally correct?

    Comunque sia, perché non mi risponde nella sostanza?
    Lo faccia. Altrimenti potrei persuadermi che lei sia a corto di argomenti.
    Un saluto .

  56. Giorgio Andretta

    @Marco Tizzi
    il bruco striscia e dopo aver vissuto lo stato di pupa/crisalide muta in farfalla.
    Come può il primo ragionare e comportarsi come la seconda?
    Se uno non conosce approfonditamente il pensiero di un chiaroveggente come il Dottore come può posizionarsi di fronte alle sue valutazioni e proposte?
    R. Steiner ha condotto più di 6000 conferenze vale a dire 20 anni di vita, ma nel mondo e la rete non si sottrae a ciò, tutti si permettono di rilasciare giudizi sul Nostro, avendone si e no letto la biografia in Wikipedia o qualche titolo di qualche opera da altri scritta.
    Steiner, come Cristo, Socrate e tanti altri Grandi nella storia, non hanno mai usato penna e calamaio, a suo sindacabile avviso, perchè?
    Secondo lei che Rodolfo non abbia mai affrontato l’argomento moneta?
    E qualora l’avesse fatto che fosse molto lontano dal modo in cui l’ha trattato Bellia?
    Diuturnamente mi vado convincendo che per accostarsi a Steiner bisogna essere forniti di due palle come due mongolfiere, la generalità delle mezze calzette che ci attornia, compreso il nostro ospite diverso solo nell’affettazione, deve girare scrupolosamente alla larga da cotanta stella, pena l’ardere delle ali.
    Confido in una sua matura risposta.

  57. Mario45

    @ Marco Tizzi, ti ringrazio per la segnalazione. Ovviamente le considerazioni più interessanti sono nella parte non tradotta, che il traduttore invece sostiene essere quella degna di nota. La disinformazione non ha limiti. La statura dell’uomo Paul e’ fuori discussione, con buona pace dei detrattori.

  58. Marco Tizzi

    @Mario45
    Sul sito del Movimento Libertario credo ci sia la traduzione completa, cmq c’è su youtube il video integrale.
    Mancherà in questo mondo di monopensiero.

  59. Barani Umberto

    L’utopia è una brutta bestia, può arrivare ad offuscare le menti più fini. E’ da sempre, fin dall’età della pietra che l’uomo riunitosi in comunità cerca di porsi ad sopra di essa. Il fumo negli occhi è l’ordine costituito, necessario per la governabilità, qui sono d’accordo con voi, spesso però, a rendere ingiusta una società sono gli interessi particolari di minoranze a sopraffare l’uomo più in alto nella scala gerarchica, magari, pure animato dalle migliore intenzioni. Scalzare un Regime, poi un altro, ed un altro ancora e così via. Ci si ritrova che la sommatoria di tali infiniti eventi, tutti uguali e tutti differenti, ha creato la Storia. Non farebbe differenza nemmeno la vostra propugnata isoletta, la quale, se dovesse salvarsi da voi, padri fondatori, avrebbe sorte meschina dai vostri figli. Non ci sarà mai niente da fare, è insito nel Dna umano, anzi nell’intero regno animale, l’affermarsi sui propri simili. L’uccidere per non morire. Credetemi anche l’eliminazione della moneta non è risolutiva. Quando tra gli uomini usava il baratto era anche peggio. L’Italia, caro Marco, è il Paese in cui vige una dittatura delle minoranze sulla maggioranza. Basta vedere con che letamaio, che qualcuno definisce legge elettorale, andiamo a votare. A proposito Buon Anno e buona Tars.@Marco Tizzi

  60. Marco Tizzi

    @Barani Umberto
    Umbè, ma manco il sogno dell’isoletta ci vuoi lasciare?
    Sono troppo individualista per pensare alle prossime generazioni: cerco di non fare del male a nessuno e di non lasciare un mondo peggiore di quel che ho trovato, sto anche attento all’ambiente per quel poco che conto, ma finisce lì. Se dopo di me verrà il diluvio, che te devo dì, io non ci sarò più.
    Il mondo ne ha provati tanti di sistemi di gestione della vita sociale, ma la libertà l’ha provata davvero poco. Ed è davvero difficile dire che quando l’ha provata non abbia funzionato. Anche in termini monetari. Io sono favorevole alla completa libertà monetaria: ci saranno comunità che useranno l’oro, altre l’argento, altre moneta inventata e alcuni anche niente. C’è una bella differenza tra il baratto che si fa oggi, per esempio con l’open source, e quello che si faceva nella preistoria.
    In Italia ci sono 16 milioni di persone che producono ricchezza e 44 milioni che la usano. Difficile dire che sia un sistema dove comanda una qualche minoranza. O meglio: è sempre lo Stato a comandare e lo Stato non sono mai i cittadini – che invece sono solo sudditi – ma lo Stato oggi è talmente furbo da portarsi dalla sua parte la maggioranza dei cittadini. La grande farsa della democrazia è questa e ti assicuro che non è così solo in Italia: pensa solo alla Germania dove chiunque voteranno alle prossime elezioni la cancelliera si chiamerà Angela Merkel.

  61. Giorgio Andretta

    @Barani Umberto
    in linea di massima mi trova d’accordo sulle sue riflessioni, ma su una dissento perchè attualmente abbiamo a disposizione mezzi inimmaginabili all’epoca del baratto, ma si tratta solo di una convenzione definita moneta.
    Siamo usciti dalle caverne ed abbiamo munito di manopola anatomica la clava.
    Come sostiene il sig. Tizzi noi siamo responsabili esclusivamente delle nostre scelte e loro conseguenze, se ne producono nelle generazioni future, del passato e del prossimo non ne portiamo colpe.

    @Marco Tizzi
    siamo alle solite!!!
    Ma 16 mil. non sono minoranza rispetto ai 44 mil.?
    Ancora minoranza solo coloro che gestiscono lo stato. Il Silvio che ha avuto a disposizione 100 parlamentari in più(mai successo nella storia della repubblica) era in schiacciante inferiorità.
    Fatto 100 il corpo elettorale il 65% si è recato a votare, nelle ultime elezioni politiche, il 10% furono le schede bianche e nulle, quindi, in sostanza, la casa delle libertà ha governato l’Italia con la maggioranza del restante 55% e cioè con il 30%. Se si cimenta in una semplice operazione aritmetica facilmente arriverà a concludere che il 70% della massa elettorale è stata governata dal restante 30% che nelle occasioni ufficiali ha sempre dichiarato ed enunciato di parlare ed agire in nome e per conto del popolo italiano. Si, come adesso lo farà Crosetta per quello siciliano.
    Buona fine d’anno.

  62. Francesco_P

    Bello spot pubblicitario quello di Putin che offre la cittadinanza a Depardieu.

    La Russia è un Paese felice per tasse, debito pubblico (8,3% del PIL nel 2011!) e lusso per i neo-oligarchi. Infelice per tutto il resto.

    La Russia ha bisogno di tecnologia up to date e soprattutto di imprenditori perché ha un potenziale di crescita immenso. A fronte di un potenziale di crescita smisurato che Putin vorrebbe sviluppare, la Federazione Russa presenta gravissimi ed irrisolti problemi. Il Global Competitiveness Report 2012 – 2013 la pone al 67° posto (addirittura meno dell’Italia) e cita nella hit parade degli ostacoli allo sviluppo del business la corruzione, la burocrazia inefficiente e l’accesso al credito. Poi, detto francamente, che te ne fai dell’economia dai potenziali enormi senza libertà di parola e d’azione?

    Lancio un appello a Obelix: fa lo svizzero, il canadese, il belga, l’olandese, l’australiano, ma non la comparsa nello spot di Putin!

  63. Mario45

    @ Jack Monnezza
    Vedo che il sistema produttivo si sta velocemente deteriorando. Alla moria delle piccole aziende che non riescono a finanziarsi, si aggiunge ora una quantità in aumento di medie aziende sempre più in difficoltà: assottigliamento del portafoglio ordini, difficoltà di incasso crediti, riduzione dei fidi, drenaggio fiscale, che inibisce la possibilità di rinnovo impianti. La politica del governo monti ha provocato il crollo, del mercato immobiliare e, di conseguenza, il crollo delle garanzie che da sempre le banche hanno considerato idonee per la concessione di fidi. Dal settore del legno a quello della gomma la gran parte delle aziende sono entrate in difficoltà l’anno scorso ed è molto probabile che quest’anno ne vedremo l’epilogo. Potrei citare l’esempio di aziende sempre attive di medie dimensioni che dopo mezzo secolo di attività liquidano tutto: nota, chiudono, non vendono, né cercano di vendere. Vogliamo parlare dei medio piccoli che esodano verso Carinzia o Svizzera, paesi questi non certo sottosviluppati ? Il mercato Fiat e’ sceso del 20%; temo che il prossimo passo sia ritirarsi a Detroit, mantenendo in Europa lo stabilimento serbo e quello polacco: non sono un fan Fiat, ma la dipartita sarà un colpo mortale per l’indotto manifatturiero. I lombardi e i veneti lavorano di notte, se necessario, ma non basterà. Con fatturati che scendono, anche nel 2013, e costi che aumentano (spesa pubblica, tariffe ecc.) puoi solo morire o scappare.
    Circa la Francia, sul blog Johnny Cloaca’s Freedonia – articolo del 28-12 – puoi trovare tre grafici dai quali risulta abbastanza evidente che non sta meglio di noi. Se aggiungi poi le sue banche, autentici buchi senza fondo, Dexia in testa, facciamo tombola.
    A risentirti

  64. Mario45

    @ Jack Monnezza
    Vedo che il sistema produttivo si sta velocemente deteriorando. Alla moria delle piccole aziende che non riescono a finanziarsi, si aggiunge ora una quantità in aumento di medie aziende sempre più in difficoltà: assottigliamento del portafoglio ordini, difficoltà di incasso crediti, riduzione dei fidi, drenaggio fiscale, che inibisce la possibilità di rinnovo impianti. La politica del governo monti ha provocato il crollo, del mercato immobiliare e, di conseguenza, il crollo delle garanzie che da sempre le banche hanno considerato idonee per la concessione di fidi. Dal settore del legno a quello della gomma la gran parte delle aziende sono entrate in difficoltà l’anno scorso ed è molto probabile che quest’anno ne vedremo l’epilogo. Potrei citare l’esempio di aziende sempre attive di medie dimensioni che dopo mezzo secolo di attività liquidano tutto: nota, chiudono, non vendono, né cercano di vendere. Vogliamo parlare dei medio piccoli che esodano verso Carinzia o Svizzera, paesi questi non certo sottosviluppati ? Il mercato Fiat e’ sceso del 20%; temo che il prossimo passo sia ritirarsi a Detroit, mantenendo in Europa lo stabilimento serbo e quello polacco: non sono un fan Fiat, ma la dipartita sarà un colpo mortale per l’indotto manifatturiero. I lombardi e i veneti lavorano di notte, se necessario, ma non basterà. Con fatturati che scendono, anche nel 2013, e costi che aumentano (spesa pubblica, tariffe ecc.) puoi solo morire o scappare.
    Circa la Francia, sul blog Johnny Cloaca’s – articolo del 28-12 – puoi trovare tre grafici dai quali risulta abbastanza evidente che non sta meglio di noi. Se aggiungi poi le sue banche, autentici buchi senza fondo, Dexia in testa, facciamo tombola.
    A risentirti

Leave a Reply