La vistosa mano della politica (2/2) – di Nicola Saporiti

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Nicola Saporiti.

La puntata di Report di domenica 2 dicembre[1] ha presentato ai telespettatori un secondo caso di come la vistosa mano della politica interferisca con le attività economiche del nostro paese, ignorando gli interessi dei contribuenti.

L’accordo bilaterale tra il nostro Ministero per lo Sviluppo Economico ed il Ministero delle Miniere e dell’Energia della Repubblica Serba prevede la realizzazione di nuovi impianti idroelettrici e l’importazione in Italia di energia da fonti rinnovabili al fine della sua contabilizzazione nell’obiettivo stabilito dalla Comunità Europea.[2]  Questo accordo, stabilisce che una società privata Italiana (SECI Energia) ed una società pubblica Serba (Elektroprivreda Srbije) costituiranno una joint venture per la realizzazione e la gestione degli impianti, da cui il nostro paese acquisterà energia per 15 anni ad un prezzo di 150 €/MWh.

I giornalisti di Report criticano l’operato del Governo Berlusconi, che viene accusato di sprecare risorse pubbliche accettando un prezzo di importazione dell’energia eccessivamente alto e di elargire favori nell’individuare arbitrariamente l’impresa privata che realizzerà l’investimento.

Il sovrapprezzo pagato dal nostro Governo viene stimato in 110 €/MWh, cioé la differenza tra la tariffa di acquisto di 150 €/MWh e l’attuale prezzo medio dell’energia in Serbia di 40 €/MWh.  Questa stima é però palesemente scorretta poiché confronta il prezzo di energia rinnovabile da impianti di nuova realizzazione, con quello di energia non rinnovabile prodotta da vecchie centrali termoelettriche ormai completamente ammortizzate, ad alto impatto ambientale e di proprietà statale. É ovvio che, nel firmare l’accordo bilaterale, il nostro Governo non fosse alla ricerca dell’energia più economica da importare, ma piuttosto di una nuova fonte di energia rinnovabile che permettesse di raggiungere l’obiettivo stabilito per l’Italia negli accordi internazionali. La tariffa di 150 €/MWh dovrebbe quindi essere paragonata con quella delle nuove fonti idroelettriche nel nostro paese, che col vecchio sistema era pari a 121 €/MWh e che il 5° Conto Energia ha addirittura aumentato a 139 €/MWh,[3] avvicinandosi ad una media europea di 154 €/MWh.  Almeno da questo punto di vista dunque, l’“affare” sembra essere stato solo marginalmente cattivo per lo Stato Italiano.

Nonostante l’incorretta valutazione quantitativa della sovvenzione pubblica pagata per l’energia verde,la conclusione di Report che queste sovvenzioni potrebbero e dovrebbero essere assegnate con maggiore efficienza, tramite processi competitivi, é comunque fortemente condivisibile.

Il 5° Conto Energia (in vigore dall’agosto 2012) introduce finalmente anche nel nostro paese procedure d’asta al ribasso su incentivo.  Altri paesi prima del nostro hanno saputo impiegare efficientemente questo meccanismo per ottenere il massimo beneficio dagli incentivi pubblici: mentre nella ricca Italia si pagavano incentivi fotovoltaici fissi di oltre 313 €/MWh,[4] in India[5] l’asta nazionale del dicembre 2011 riusciva ad ottenere dalla francese Solairedirect, il secondo produttore oltralpino, tariffe di 104 €/MWh (7,490 rupie/MWh al cambio attuale).

A differenza di impianti fotovoltaici ed eolici però, che sono tecnologie dai costi di investimento relativamente controllabili e per i quali il rischio di investimento maggiore é dato dalla stima della quantità di risorsa disponibile (ore di sole o vento), gli impianti idroelettrici di medie e grandi dimensioni sono soggetti ad un notevole rischio di lievitamento dei costi e dei tempi di realizzazione delle opere civili (dighe, ecc.),[6] principalmente a causa dell’incognita delle condizioni del terreno. Per ottenere una valutazione relativamente affidabile del rischio di costruzione di un potenziale sito idroelettrico, sono necessari dettagliati studi di fattibilità.  I costi per la realizzazione di tali studi dovrebbero essere a carico dell’autorità pubblica, visto che i corsi d’acqua, a differenza dei terreni su cui vengono costruite le centrali fotovoltaiche o i parchi eolici, non sono di proprietà privata, e che comunque nessun investitore assumerebbe questi oneri senza avere la ragionevole certezza di ottenere il contratto per lo sviluppo dell’impianto.

Come é dunque possibile conciliare questa peculiare caratteristica dei grandi impianti idroelettrici, con la necessità di introdurre un elemento di competizione per massimizzare il ritorno economico per l’autorità pubblica?

Nei casi[7] in cui l’autorità pubblica possa farsi carico dei costi di preparazione del progetto e sia in grado di mettere a disposizione dei potenziali investitori tutte le informazioni (geologiche, idrologiche, economiche, etc.) necessarie a valutare il rischio di investimento con sufficiente precisione, é possibile bandire una semplice asta in base alla quale la concessione viene assegnata all’investitore che offre la tariffa energetica minore.

Nei casi[8] in cui l’autorità pubblica non disponga dei fondi o del tempo necessario per preparare il progetto, il costo di costruzione non é determinabile con margini di rischio limitati. É quindi necessario strutturare l’asta in due fasi: in primo luogo occorre selezionare tramite una prima asta l’investitore che possieda le caratteristiche tecniche e le capacità finanziarie necessarie a portare a termine l’investimento, e che richieda la minor remunerazione sul capitale investito.  L’investitore realizzerà poi a proprie spese tutti gli studi necessari per approntare il progetto.  Completata questa fase di preparazione, l’investitore selezionerà attraverso una seconda asta pubblica il contractor in base al minor costo di costruzione e fornitura dei materiali. Solo a questo punto si potrà effettuare la prima stima del prezzo dell’energia, che terrà conto del costo del capitale e del valore del contratto di realizzazione dell’impianto. Si potranno prevedere nel contratto incentivi e sanzioni relativi a quei fattori oggettivamente sotto il controllo dell’investitore; mentre i sovraccosti causati da fattori non controllabili, come le impreviste condizioni del sottosuolo, potranno essere condivisi in parte o interamente con l’autorità pubblica, permettendo un adeguamento della tariffa finale.

Nel caso della Serbia quindi, sembra essere mancata la volontà politica di utilizzare un processo competitivo e trasparente per erogare sovvenzioni pubbliche. Il dovere fiduciario nella gestione delle risorse pubbliche di politici ed amministratori giustifica la relativa complessità ed il rischio di insuccesso[9] a cui sono soggette le aste per concessioni idroelettriche.

Note

  1. http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html?refresh_ce.
  2. Direttiva 2009/28/CE
  3. http://www.federpern.it/documenti/documenti/2012_04_16_mse.pdf
  4. Valori normalizzati a 20 anni e alle ore di producibilità italiane. http://www.federpern.it/documenti/documenti/2012_04_16_mse.pdf 
  5. http://www.bloomberg.com/news/2011-12-02/india-s-solar-power-bid-prices-sink-to-record-consultant-says.html
  6. “Financing of Private Hydropower Projects (World Bank Discussion Papers)”, Chris Head, scaricabile gratuitamente a questo link: http://www.chrishead.co.uk/pdfs/3-Financing-of-Private-HydropowerProjects.pdf
  7. Casecnan (150 MW, Filippine), Bakun (70 MW, Filippine), Ita (1450 MW, Brasile), Guilman-Amorin (140MW, Brasile), Ashta (50MW, Albania) e numerosi altri impianti in Turchia. (http://www.econ.no/stream_file.asp?iEntityId=4732).
  8. San Roque (345 MW, Filippine), Bujagali Falls (250MW, Uganda – http://www.bujagali-energy.com/default.htm).
  9. http://www.balkaninsight.com/en/article/tender-failure-leaves-moraca-dam-project-hanging, http://www.reuters.com/article/2012/09/20/macedonia-hydro-tender-idAFL5E8KKAXX20120920

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