29
Nov
2012

Tasse à la carte – di Massimo Famularo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Massimo Famularo.

A prima vista, leggendo  l’intervento di Warren Buffet su Repubblica dello scorso lunedì (l’originale era stato inizialmente pubblicato sul New York Times) sembrerebbe che l’oracolo di Omaha (come talvolta viene chiamato il magnate che da molti anni è  ai primi posti nella classifica di Forbes degli uomini più ricchi del mondo) sia d’accordo con i sostenitori italici del tassa e spendi.

Nell’articolo possiamo leggere un invito a non aver paura di tassare i ricchi né di avere un bilancio pubblico in deficit e in particolare c’è  l’affermazione di fondo che, per quanto possa essere penalizzante la fiscalità, un’idea veramente valida troverà sempre qualcuno disposto a investire.

A sostegno delle proprie affermazioni, Buffet ci ricorda che tra il ’51 e il ’54, con le plusvalenze tassate al 25% e l’aliquota marginale sui dividendi che arrivava al 91% lui riusciva a vendere titoli senza problemi.

Che tra il ’56 e il ’60 lui gestiva fondi per terzi investitori e nessuno gli ha  rifiutato un investimento a causa delle imposte nonostante l’aliquota più alta fosse ancora al 70% e quella sulle plusvalenze fosse salita al 27,5% e che durante i periodi in cui le aliquote erano così alte l’occupazione e il Pil crescevano in modo sostenuto.

Che conclusioni possiamo trarne? Che dai vertici della classifica di Forbes questo simpatico e arzillo signore ci sta dicendo che le tasse sono belle?

A guardare le cose fuori dalla lente deformante dell’ideologia, non è così.

Quando Buffet parla di alzare le imposte si riferisce agli Stati Uniti e parla di portare il gettito dal 15,5% al 18,5% del Pil. Quello che lui indica come obbiettivo, dunque è meno della metà del livello in cui si trova oggi l’Italia. Quanto alle uscite, lui suggerisce di aumentarle portandole dal 21 al 22,4 anche qui siamo a meno della metà di quanto registrato in Italia (andando per difetto perché molte imprese formalmente private nel nostro paese sono sostanzialmente pubbliche). Dunque questo apparente supporter delle imposte ha in mente, come obbiettivo, uno stato grande meno della metà di quello che abbiamo noi.

Ma soprattutto, quando auspica un deficit di bilancio pubblico, Buffet ha in mente un saldo che renda nel tempo stabile il rapporto debito/pil. Volendo dunque presentare in modo appropriato il suo messaggio, non bisogna aver paura di aumentare le tasse là dove sono manifestamente troppo basse e soprattutto di alzarle sui famigerati super ricchi. Inoltre il  deficit di bilancio pubblico non deve spaventarci fintanto che non determina una crescita fuori controllo del debito.

Si tratta, pertanto di un ragionamento totalmente diverso e per certi versi opposto, al tassa e spendi nostrano dove le imposte penalizzano le classi medie e sono concepite in modo estremamente distorsivo: quando Buffet scrive che le tasse non possono scoraggiare dall’investire in una buona idea, non stava sicuramente pensando ad oggetti come l’IRAP che le imprese devono pagare anche se chiudono il bilancio in perdita. Inoltre occorre considerare che, ragionando al margine, se per assurdo tassassimo al 90% il reddito di un super-ricco (con patrimonio nell’ordine di grandezza dei miliardi di dollari), probabilmente non riusciremmo a incidere significativamente sul suo tenore di vita (da cui l’invito non aver paura di ritoccare le aliquote), mentre un contribuente che è “solo” ricco (patrimonio nell’ordine di grandezza dei milioni di dollari) potrebbe essere molto più sensibile all’argomento imposte  anche tenendo conto della facilità con cui  questi individui  possono muoversi  o sfruttare modi legali per pagare meno imposte.

In conclusione, per leggere correttamente il testo occorre considerare che l’autore

  • si riferisce agli Stati Uniti un paese con una presenza dello stato nell’economia e una pressione fiscale molto più bassi dell’Italia
  • auspica una politica di bilancio pubblico che persegua la stabilità del rapporto debito/Pil nel tempo
  • propone un sistema più equilibrato e più semplice di prelievo fiscale

@massimofamularo

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5 Responses

  1. Jack Monnezza

    Ovviamente non leggo Repubblica e anche le fesserie del New York Times non mi fanno dormire. Ascolto pero’ con estrama attenzione quello che dice Buffet, un grandissimo intelletto e personaggio.

    Concordo in pieno con sua analisi dell’articolo e cioe’ che i commenti di Buffet sono in massima parte riferiti ad una realta’ americana molto diversa dalla nostra.
    Cio’ non toglie che l’arzillo vecchietto negli ultimi anni si e’ scoperto grande tifoso di Robin Hood come solo i grandissimi miliardari a fine vita possono esserlo. Forse vuole anche farsi perdonare qualche peccatuccio di gioventu’ e una leggendaria avarizia…….

  2. paperino

    Mmmh, e’ da quando ho raggiunto l’eta’ della ragione che vedo che in Italia i suggerimenti di tassazione dei grandi capitali e di limitazione dei grandi monopoli finiscono SEMPRE e immancabilmente per essere applicati ai piccoli e piccolissimi agenti economici nostrani.

  3. Stefano

    Scendendo coi piedi per terra ricordo che a giorni scade il termine concretissimo per il saldo dell’IMU 2012.

    E’ una tassa patrimoniale che colpisce solo un particolare tipo di proprietà, peraltro in un periodo nel quale il valore di mercato di tale tipo di proprietà è in caduta libera e risulta spesso quantomeno difficile riuscire a vendere tale proprietà.

    La modalità con la quale Stato e comuni pretendono che quasi 20 milioni di cittadini calcolino l’entità del saldo è in palese contrasto con lo Statuto del Contribuente (legge 212/2000), una legge dello Stato tuttora in vigore.

    Democrazia e legalità sono diritti che non sono mai acquisiti per sempre, devono essere continuamente difesi e riconquistati dai cittadini ed in questo la “vera” stampa libera (e non quella che pure dopo la caduta del muro di Berlino si comporta oggi come era la norma per i giornali di oltre cortina) dovrebbe avere un ruolo non trascurabile.

    La forte e pacifica lotta perchè lo Stato dia applicazione alle sue (nostre) leggi dovrebbe essere una prima scintilla per incendiare questa politica lontana dai cittadini: il Medioevo è finito !!!

  4. Luciano

    Caro Famularo, l’articolo di Buffet deve però essere ulteriormente “contestualizzato” x capirne interamente il “messaggio politico”.
    Queste idee Buffet le esplicita da tempo e rientrano nel lungo dibattito USA sul problema della diseguaglianza e il tramonto delle classi medie (la famosa polemica tra gli economisti Krugman e Rajan). Dibattito decisivo nel confronto politico Obama/Romney. In sintesi è una pesante critica a un dogma centrale dell’ideologia neoliberista; cioè l’ ostinata e preconcetta avversione a politiche redistributive e alla progressività nella tassazione dei redditi.

  5. roberto alessi

    L’articolo di Warren Buffett non ha assolutamente nulla a che vedere con l’Italia; è solo uno spaccato, interessante, dell’economia USA .
    Qualcuno, sembra, voglia spacciarlo per un suggerimento ai nostri demolitori.

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