28
Nov
2012

Servizio sanitario nazionale: meno monopolio pubblico, più sostenibilità

L’ultima dichiarazione di Monti in merito al servizio sanitario italiano ha gettato l’opinione pubblica nel caos. Secondo il presidente del Consiglio, il servizio sanitario nazionale sarebbe a rischio e in futuro potrebbe diventare insostenibile. Tuttavia, gli allarmismi sono inutili.Innanzitutto, è vero che, considerati gli aumenti futuri dell’età media (che, secondo l’Istat, potrebbe passare da 43,5 anni nel 2011 fino a 49,8 anni nel 2059) e le previsioni di crescita futura della spesa sanitaria (si veda, tra gli altri, F. Pammolli e N.C. Salerno, “Le proiezioni della spesa sanitaria Ssn. SaniMod 2011-2030”, Cerm, Working paper n. 3, 2011, http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1972865.pdf), è urgente trovare quali sono gli sprechi da eliminare e degli strumenti alternativi per finanziare la sanità (che è in realtà quanto sostenuto da Monti), i cui fondi, secondo la Manovra Tremonti 2011, la Spending Review 2012 e la Legge di stabilità 2013, saranno tagliati per un importo pari a circa 14 miliardi di euro nel triennio 2012-2014, rispetto a una spesa maggiore di 112 miliardi nel 2011.
Anche nel Rapporto 2012 “Il Sistema Sanitario in controluce” della Fondazione Farmafactoring, secondo le simulazioni di spesa nel biennio 2012-1014, si evidenzia come la dinamica tendenziale dei costi indicherebbe l’esistenza di fattori strutturali che causerebbero nei prossimi anni una crescita importante e incompatibile con i livelli di finanziamento.
Proprio questo rapporto evidenzia pure che mentre la spesa relativa ai servizi sanitari (farmaci, visite specialistiche e ricoveri ospedalieri) in termini correnti è rimasta stabile, quella complessiva (che include anche i costi di struttura e gestione), è continuamente aumentata, così che nel 2010 il differenziale tra le due voci era pari a 650 euro pro-capite per anno, quasi il doppio rispetto al 2004 (quando era pari a 350 euro pro-capite per anno): da questo si deduce che, volendo fare interventi per razionalizzare la spesa sanitaria, non è tanto sulla prestazione dei servizi sanitari che bisognerebbe intervenire – e quindi le cure ai pazienti sarebbero garantite – quanto sulle spese amministrative e di gestione, oltre che sull’organizzazione del servizio.
Quest’ultimo aspetto mette in luce come proprio una presenza preponderante del pubblico, sia nel garantire il servizio che nell’erogarlo, sia fonte di conflitti di interesse che causano inefficienze (tra le altre, si veda il caso dell’eccesso di posti letto in Lombardia o quello della discrezionalità nell’allocare i fondi). Nel cercare soluzioni alternative per consentire il futuro finanziamento del SSN, il supporto di metodi di finanziamento che responsabilizzino gli utenti facendoli pagare in base al consumo (si pensi ai ticket), piuttosto che di erogatori privati, va quindi considerata come un possibile opportunità per slegare i meccanismi politici dagli obiettivi di tutela di un servizio fondamentale come quello sanitario. L’esistenza di privati, infatti, induce anche il pubblico, tramite il meccanismo concorrenziale, a controllare gli sprechi. Già ad oggi i privati sono presenti, tuttavia in misura limitata, in quanto forniscono il 25% di tutte le prestazioni, quindi in misura insufficiente per assicurare i vantaggi di un sistema pienamente concorrenziale.
Un’alternativa alla logica del monopolio pubblico, di fatto fallimentare nella capacità di garantire un buon servizio e cure di qualità a tutti, è rappresentata dai sistemi misti pubblico-privato, grazie ai quali, tramite lo stimolo competitivo, si potrebbe mantenere maggiormente sotto controllo la spesa pubblica pur garantendo prestazioni di buon livello. Il caso tedesco rappresenta un esempio di successo di tale modello: in Germania tra il 1996 e il 2011, gli ospedali privati for profit sono aumentati del 66,6%, a fronte di una forte riduzione del numero degli ospedali pubblici (-33,4%) e degli ospedali non profit (-19,6%). La presenza di ospedali privati orientati al profitto assicura un maggior controllo dei costi, raggiungendo così l’obiettivo di contenimento anche della spesa pubblica pur a fronte dell’erogazione di servizi di buona qualità.
Se, quindi, si vuole garantire il futuro del Ssn, si inizi evitando i costi delle rendite politiche che caratterizzano il settore e non si tema la capacità dei privati di garantire un’offerta economicamente sostenibile.

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44 Responses

  1. franco miscia

    Responsabilizzare gli utenti facendoli pagare in base al consumo? Che logica è questa? Guardi che i servizi sanitari non sono un distributore di Coca Cola. Chi vi si rivolge, lo fa perchè, purtroppo, ne ha bisogno e non per suo diletto. Vorrei far notare che, ad essere fallimentari, sono gli amministratori del monopolio pubblico e non il monopolio in se. A rivelarsi fallimentari sono state le liberalizzazioni, che hanno portato soltanto aumenti e nessuna concorrenza (guardiamo ai prezzi della benzina).

  2. giuseppe 1

    Prima di tagliare i servizi o aumentare le tasse,ci sono un sacco di cose che si possono fare. Il problema è che il Ministro di turno sembra messo lì solo per limitare i danni ai dipendenti, naturalmente scaricando gli effetti negativi su tutti.
    1) Organizzazione territoriale. Abbiamo visto che con le Regioni non funziona. Meglio tornare ad una gestione centralizzata. Non possiamo dissanguarci per soddisfare lo spirito autonomista della Calabria o della Sicilia.
    2) Drastica riduzione del numero delle Asl e conseguente drastica riduzione dei Dirigenti Amministrativi,che sono migliaia e in molti casi prendono stipendi semplicemente assurdi.
    3) I medici di base guadagnano 5000 Euro circa a fronte di un impegno che decidono loro. Molti ricorrono al Pronto Soccorso. Perché non potenziare il Pronto Soccorso eliminando il medico di famiglia? La soluzione prospettata dal Ministro è la classica foglia di fico.
    4) Chi decide quale deve essere il livello? (R.: i dipendenti,non gli utenti) Perché mai dobbiamo avere un livello più altro di Germania e Francia essendo più morti di fame? Perché addirittura (il SSN non si occupa solo di Sanità in senso stretto) dobbiamo avere il Servizio Veterinario migliore (così dicono loro) ma anche più costoso d’Europa? Se Paesi più Civili ed evoluti di noi non ne sentono il bisogno, vul dire che possiamo fare un passettino indietro.

    Insomma,mi sembra che bisogni rinunciare a qualcosa per non perdere quello che c’è di buono. La Sua proposta, Gentile Lucia, va nel senso sbagliato.

  3. Giorgio

    Ma perche si cita la Germania e non i Paesi Bassi dove la spesa totale e lievitata fino al 14%? E perche non si cita la Lombardia che e’ un sistema misto, che funziona e che si trova in Italia? Eppure ha i costi piu bassi e i servizi migliori.
    Possibile che si debba essere germanofili a tutti i costi?

  4. powderfinger

    Beh, ma perche’ non considerare la soluzione piu’ semplice e meno foriera di proteste?…tassare,tassare,tassare,tassare,tassare,tassare…

  5. AndreaPM

    Parlare di “fallimento del monopolio pubblico” dopo aver citato 2 rapporti che indicano come in realtà proprio il SSN riesca a curare bene i pazienti a costi contenuti mentre la lievitazione della spesa è in gran parte imputabile ad inefficienze di legate alla governance dei sistemi regionali mi pare esagerato.
    miglior organizzazione e maggiore prevenzione. Un esempio: i bambini campani hanno un tasso di obesità che sfiora il 50%, tra 30 anni quanto ci costeranno?

    Quoto Giorgio sul caso olandese, anche se la forse è presto per giudicare gli effetti della riforma del 2006.

  6. Marco Tizzi

    Mi accodo ad altri sopra: c’è da preoccuparsi eccome perché ogni dichiarazione del nostro Caro Leader che contenga in qualche modo dubbi sulla sostenibilità di una qualsiasi cosa significa sobrio annuncio di nuove tasse.
    Il trasferimento di ricchezza del popolo a buco nero dello Stato continua.
    Purtroppo è da notare che gli applausi del popolo stesso sono scroscianti.

  7. giordano giordani

    anche nel caso della sanità, come in qualunque altro settore, la prima analisi da fare è quella socio-territoriale.
    prendere atto che ci sono due italie, confrontare i dati anche con quelli “europei” (francia e germania in testa), e cercare di capire il perché.
    mandi dal friul

  8. DDPP1953

    I ragionamenti sui costi futuri andrebbero fatti proiettando anche i costi tendenziali del Ssn in riferimento alle Regioni più virtuose. Tanto dell’aumento dei costi è dovuto a cattiva organizzazione determinata dalla malversazione politica.
    Determiniamo il finanziamento sui costi standard dell cinque regioni migliori e si finanziano tutte le Regioni con quei valori. Il plus di costo sarà pagato dai cittadini regionali che (se vogliono) chiederanno conto ai loro amministratori. La Regione Emilia Romagna sta attuando da diversi anni una riorganizzazione capillare degli ospedali e mi sembra che le cose stiano funzionando.
    La prossima volta possiamo parlare dei contratti di lavoro pubblici del personale del Ssn…..

  9. @franco miscia
    Non conosco le statistiche, ma quando vado dalla dottoressa (per ora piuttosto raramente, grazie al Cielo!) c’è sempre coda. Una volta mi disse “Eh, una volta la gente per sfogarsi andava a raccontare i suoi affari al prete, adesso viene dal medico!”

  10. claudio p

    @franco miscia
    Si può dimostrare che la concorrenza (poca) sulla benzina funziona. Sempre che Lei voglia studiare i dati senza pregiudizi e lasciare alle chiacchiere da bar il tempo che trovano.
    Si possono anche trovare decine e decine di esempi da cui si evince che il monopolio (pubblico o privato che sia) offre un rapporto tra prezzo e qualità sempre peggiore se confrontato a quello di un vero mercato concorrenziale.
    Lo spauracchio di non avere i soldi per curarsi al momento del bisogno riguarda anche me, ma i pregiudizi non aiutano…

  11. paolovet

    ITALIA: 6000 veterinari pubblici dipendenti, la Francia statalista: 900.
    I conti non possono tornare. Non credo che il sistema dei controlli veterinari sia più efficiente, bensì assai più formale. (Del resto il piano dei controlli è elaborato su indicazioni europee comuni per gli stati membri; al meglio saremo alla pari) con un impiego quintuplo di stabilizzati amici del politico.

  12. Laurent

    @giuseppe1
    … purtroppo è l’unico organo dello Stato per cui ho ancora simpatia.

    La soluzione vera per me è eliminare la sanità pubblica.
    Vendendo le strutture si fa cassa e si abbatte stock di debito.
    Al posto di esser costretti a questa mostruosa assicurazione pubblica collettiva che sono le USL, ciascuno si paga la propria assicurazione privata, come si fa con la macchina. Lo stato definisca solo i contenuti minimi ed aiuti chi non ce la fa. Come con le industie, il sostegno non deve andare ad industrie decotte (=alle USL) ma ai cittadini in difficoltà.
    La sanità costa direttamente allo stato 2000 Euro all’anno per italiano. Per pagarsi l’assicurazione questi soldi restino in tasca agli italiani.
    Sommando poi spesa dello stato, ticket e spese private si raggiungono quasi 3.000 Euro medi ad italiano all’anno. Secondo me una polizza decente la si paga.
    Senza responsabilità non c’è efficienza.

  13. Enrica

    @giuseppe1
    concordo su tutto meno che sul punto 4.

    @Marco Tizzi
    ciao Marco, anche io credo che sia così, altro che allarmismi per niente.
    Quello che dice Monti è vero, sia in senso di prestazioni sia in quello amm.vo dirigenziale, ma non avrebbe avuto senso dirlo se avesse una soluzione alternativa alle tasse, che peraltro c’è, ma ci vorrebbe il governo con le p…e per applicarlo.
    In Svizzera come si sostiene il SSN?

  14. Marco Tizzi

    @Enrica
    In Svizzera la sanità è gestita con assicurazioni obbligatorie, come la RC Auto.
    Funziona molto bene, costa pochissimo e la qualità è eccellente. Ho solo qualche dubbio che se ti succede qualcosa di serio ti schizzino in alto i premi, ma si può risolvere con qualche regoletta e soprattutto con tanta solidarietà (tra PERSONE).
    Non è perfetto, ma funziona.
    Devo dire che essendo io lombardo non posso lamentarmi della situazione sanitaria che è davvero un’eccellenza mondiale (e gestita con i privati), ma se i costi sono davvero troppo elevati, la concorrenza è un ottimo modo per abbatterli.

    C’è anche da dire che la cosa fondamentale per abbattere i costi è l’armonizzazione delle certificazioni: oggi per vendere un farmaco o un macchinario medicale in tutto il mondo devi prendere centinaia di certificazioni ed ognuna costa tantissimo. L’armonizzazione consentirebbe una riduzione di prezzi immensa.
    Ma dato che i certificatori sono statali…

  15. giuseppe 1

    @Laurent
    Io sono per il primato della Società Civile. E mi pare anche i Liberali.
    Ognuno al suo posto,senza sconfinamenti o invasioni di campo. In caso contrario prima o poi va a finire coi colonnelli.(vedi Grecia o Spagna,per non parlare del Cile) E da quello che si è visto erano un pò tragi-comici anche da quelle parti.

  16. paperino

    @Marco Tizzi
    Sei sicuro che l’assicurazione sia obbligatoria in svizzera? In olanda lo e’, e infatti la spesa sanitaria sul pil e’ una volta e mezza la nostra. L’assicurazione, quando e’ obbligatoria, ha tutti i difetti delle tasse, con in piu’degli altri. Significa privatizzare il monopolio, o oligopolio, rendendo obbligatoria la contribuzione. Abbiamo gia’ grande esperienza in italia su questo, e gia’ dato. Vedi la “privatizzazione” dei servizi municipalizzati… e’ servito solo a moltiplicare la rapina nei confronti del cittadino.

  17. Marco Tizzi

    @paperino
    Sicuro al 100%.
    E’ obbligatoria, ma puoi decidere la franchigia, quindi hai un grado di libertà molto importante. La concorrenza è serratissima (puoi scegliere tra decine di compagnie e polizze diverse) e il costo totale è assolutamente ridicolo in Svizzera, soprattutto considerando il costo della vita.

    Hai ragione, l’obbligatorietà può diventare privatizzazione del monopolio ed è peggio. Infatti deve andare in parallelo con una forte liberalizzazione.
    Non so quanto sia la spesa totale per sanità sul PIL in Svizzera, ma il fatto che puoi decidere tra polizze con prezzi diversissimi ti garantisce comunque un grado di libertà accettabile.
    Non è un sistema perfetto, ma funziona molto bene.

  18. claudio di croce

    I veri beneficiari del SSN sono i dipendenti che lavorano molto poco, in proporzione guadagnano molto e quelli più bravi hanno una loro attività privata a cui i pazienti ricorrono quando le attese sono troppo lunghe . Chi ha interesse a fare attendere i pazienti pubblici , che così optano per la visita privata , magari senza parcella ?

  19. Laurent

    giuseppe 1 :@LaurentIo sono per il primato della Società Civile. E mi pare anche i Liberali.Ognuno al suo posto,senza sconfinamenti o invasioni di campo. In caso contrario prima o poi va a finire coi colonnelli.(vedi Grecia o Spagna,per non parlare del Cile) E da quello che si è visto erano un pò tragi-comici anche da quelle parti.

    Non auspico certo la dittatura… caso mai sto rivalutando seriamente l’anarchia :-).

    Però mi sembra che sarebbe salutare distaccare ongi tanto qualche carabiniere a “comandare” qualche USL, anche alla luce dei risultati di Salerno. Semplicemente perchè sono ancora persone semplici ed oneste. Merce rara oggi.

  20. Laurent

    @paperino and Tizzi
    Confermo, funziona molto bene.
    Lo stato, ovvero i cantoni, hanno anche loro qualche struttura, soprattuto ospedali in collegamento con le università. Ma operano anche loro in concorrenza sul mercato…

  21. Marco Tizzi

    @Laurent
    Infatti, per me liberalizzare significa che anche il governo locale può stare sul mercato. Basta che sia equiparato.
    Anche in Lombardia c’è molta equiparazione tra statale e privato, sono in concorrenza tra di loro e funziona, al di là del magna magna (che comunque almeno in Lombardia emerge).

    Ma tutto questo porta sempre alla stessa conclusione: un governo piccolo funziona.
    Un governo grande è un problema.

    Noi però andiamo esattamente nella direzione opposta: vogliamo un governo grande.
    E non funzionerà.

  22. Roberto 33

    Per superare le ideologie bisogna guardare ai fatti.
    Consultando i costi della sanità nei diversi paesi del mondo si scoprono cose interessanti (vedi http://www.guardian.co.uk/news/datablog/2012/jun/30/healthcare-spending-world-country#data)
    Dalle tabelle disponibili io estrarrei due dati: il costo totale della sanità per ciascun cittadino e quanto di questo costo è a carico dello stato. Riporto qui i dati di alcuni stati, tra quelli citati spesso nei commenti:
    Italia (spesa procapite 3.022$; quota a carico dello stato 2.345$)
    Germania (4.332$; 3339$)
    Olanda (5.038$; 3.991$)
    Svizzera (5.394$; 3.184$)
    Regno Unito (3.480$; 2.919$)
    Stati Uniti (8.362$; 4.437$)
    I confronti qualitativi sono difficili, tuttavia, se guardiamo all’aspettativa di vita come misuratore del successo di un sistema sanitario, questo parametro ci vede primeggiare tra i paesi citati.
    Conclusione: sembra che il nostro sistema sia un “gioellino” che costa poco e produce tanto. Più che a riforme epocali e a salti nel buio penso si debba rimediare allo spostamento dei costi da diretti a indiretti e amministrativi evidenziati nell’articolo.
    Si tratta di riorganizzare le asl secondo criteri di efficienza (vedi i punti 1 e 2 suggeriti da Giuseppe 1), ma soprattutto si deve premiare (soldi e carriera) il lavoro di prima linea, mentre va sfavorito e ridotto il lavoro “dietro ad una scrivania”.

  23. paperino

    @Marco Tizzi e Laurent
    Sull’obbligatorieta’ dell’assicurazione volontaria (scherzo, ma siamo pur sempre il paese in cui Prodi voleva introdurre al posto dell’obiezione di coscienza, per tappare i buchi delle cooperative che perdevano la manodopera gratis, il servizio civile volontario obbligatorio) in italia, basta guardare a cosa e’ successo nell’rc-auto… era meglio quando le tariffe erano “imposte”.
    E’ il solito gatto che si morde la coda: piu’ stato e piu’ regole esplicite = meno responsabilita’ del cittadino = piu’ furbi; piu’ furbi = maggiore necessita’ di stato.
    Finora e’ sempre stato cosi’, dacche’ io ricordi.
    Storicamente, in Italia perlomeno, qualche cambiamento e’ possibile solo a seguito di enormi traumi sociali, tipo l’ultima guerra perduta ignominiosamente: poi per un ventennio abbiamo goduto di relativa liberta’, ma un po’ alla volta siamo tornati alla situazione odierna, che con l’aumento della complessita’ della societa’ e la tecnologia moderna, ci ha riprecipitati in una situazione di liberta’, checche’ ne dicano i tromboni dell’antifascismo, assai peggiore di quella di prima.
    Qualcosa, ma dal lato opposto a quello da noi credo auspicato, cioe’ in termini di ulteriore avanzamento del peso dello stato, ha ottenuto anche il periodo del terrorismo.
    La classe dirigente dell’epoca si cagava sotto, e praticava il “chiedete e vi sara’ dato” che solo l’ingresso in europa con le sue regole di maastricht ha moderato, ma dal solo lato dell’aumento delle entrate dello stato tramite massacro fiscale, non certo dal lato delle uscite (vedi governi Amato Ciampi del 1992 e Monti del 2012).

  24. paperino

    Fra parentesi, il ventennio seguito alla seconda guerra mondiale con la relativa anarchia che costitui’ il contrappasso del fascismo, ci regalo’ crescita media del 5.3 per cento l’anno… (dal 1950 al 1973). Tempi mirabolanti che nessuno di noi rivedra’ mai piu’, ci scommetto.
    I tempi che ci aspettano saranno molto piu’ simili, in termini di decrescita e oppressione economica e civile, a quelli del ventennio precedente, la seconda guerra. E il paese-guida sempre lo stesso. Peccato, tanta fatica per nulla, per tornare sempre al punto di partenza. “Eterno ritorno”, a microscala.

  25. Stefano

    …visti gli effetti della cura Monti su PIL, debito/PIL, crescita e livello tassazione cercherei di tenerlo lontano dalla sanità …

  26. Marco Tizzi

    @paperino
    Era meglio quando le tariffe erano obbligatorie? Sicuro?
    Provi a dare un occhio alle assicurazioni online, faccia due conti di quante auto in più esistono oggi in Italia rispetto a quando le tariffe erano fisse, consideri tutti i parametri e vedrà che questa affermazione non è così certa.

    Ovviamente se guardiamo il livello reale dei salari lo è, ma non perché l’assicurazione costa troppo, bensì perché il reddito disponibile è crollato (e indovinamo perché…).

    Come lei giustamente fa notare i primi anni post-fascisti furono molto prosperi per una “relativa anarchia”.
    Corretto.
    Io le aggiungo che il periodo davvero prospero fu la medievale età dei comuni e delle repubbliche marinare, un momento in cui la penisola, proprio perché non soggiogata da un unico Stato, riusciva ad esprimere il meglio di se, in termini di invenzioni tecniche, arte, cultura, commercio.
    Un altro momento di “relativa anarchia” che portò prosperità e gioia. Un caso?
    Cito da Wikipedia, versione italiana, sul “secolo XIV”, che riprende Tranfaglia Nicola, Firpo Massimo, Collana: I grandi problemi dal Medioevo all’Età contemporanea

    “Occorre una forza nuova che elimini l’anarchia delle dissuasioni interne, compia la definitiva fusione degli elementi romano e barbarico, riunisca la sovranità di ogni Stato in un uomo solo o in un potere organico, solido, ben radicato, capace di stabilire l’ordine e garantire la sicurezza di vita: sorge così il periodo delle Signorie e dei Principati.

    Naturalmente tutto ciò non avviene se non attraverso ad innumerevoli episodi drammatici, che da un lato, spesso, i capi di antiche casate ragguardevoli non accettano il giogo, cioè non si rassegnano a divenire sudditi del rappresentante di una famiglia che fu, fino a ieri, loro pari; dall’altro, il popolo trova nelle difficoltà economiche o nella nostalgia delle abolite libertà comunali l’energia della ribellione. Ma i Signori a lor volta giustificano la propria ragione d’essere estendendo il dominio dello Stato e promuovendo il progresso economico e civile, mentre, per far fronte a tutti i nemici interni, dispongono di una forza nuova di cui si erano serviti i Comuni, ma che acquista ora maggiore rilievo e potenza: le Milizie Mercenarie…”

    Capito? Gli “studiosi” (che gente orribile… e noi diamo in pasto i nostri figli a questa gentaccia?) sostengono che una forza violenta “occorra” per “eliminare l’anarchia”. E che magari “il popolo trova nelle difficoltà economiche o nella nostalgia delle abolite libertà comunali l’energia della ribellione”, ma invece va tutto bene, perché arriva lo Stato che porta il progresso!!!!!!!!!!!!!
    Chiaro?
    Fa niente se ci scappa qualche morto, se non c’è più la libertà, ma senza Stato non si può fare, perché la gente poi è libera!
    Occorre, invece, “la definitiva fusione degli elementi romano e barbarico” che “riunisca la sovranità di ogni Stato in un uomo solo o in un potere organico, solido, ben radicato, capace di stabilire l’ordine e garantire la sicurezza di vita”

    Non vi ricorda qualcosa?
    Parlate coi vostri figli: convinceteli a bigiare le lezioni di storia. Altrimenti avremo un’altra generazione di soldatini volti all’ordine e a garantire la sicurezza di vita.
    Con le armi, ovviamente.

  27. claudio di croce

    Tutto quanto sarebbe successo con l’istituzione del SSN era già stato previsto e messo in chiaro e in versione comica dal film ” IL MEDICO DELLA MUTUA ” di oltre quarantanni fa un capolavoro interpretato da Sordi . Questo film fu osteggiato dalla critica sinistrorsa – sempre anti Sordi – come disfattista e antipopolare.
    Stiamo vedendo come sta andando a finire.

  28. lorenzo

    @tizzi
    Un governo con buon senso funziona, un governo dissennato che ha dilapidato risorse da 40 anni a questa parte non funziona.

  29. Marco Tizzi

    @lorenzo
    Non ci credo a questa storia che esistono Stati buoni e Stati cattivi.
    C’è chi ruba di più e chi ruba di meno, c’è chi spende meglio e chi spende peggio, ma alla fine sempre di gente che impone il proprio volere con le armi si tratta.
    Mi spiace, non sono d’accordo.

  30. paperino

    @Marco Tizzi
    L’eta’ medioevale dei comuni era quella delle corporazioni: quando un membro tradiva, cioe’ insegnava ad altri i segreti del mestiere, veniva inseguito da sicari della sua stessa corporazione e ucciso, altro che anarchia…
    Nella mia repubblica funzionava puntualmente cosi’.
    Il retaggio di tale usanza nel nostro paese c’e’ ancora, queste cose impiegano secoli per estinguersi del tutto.
    Cerchiamo di non mitizzare troppo il passato, specialmente quando in esso sono chiaramente riconoscibili alcuni dei tratti che detestiamo di piu’ nel presente.
    Per il resto i popoli, semplicemente, in certi periodi della loro esistenza preferiscono essere ugualmente sottoposti ad un tiranno piuttosto che essere divisi al loro interno fra padroni e schiavi, che nel nostro caso presente puo’ concretizzarsi fra maggioranza e minoranza. Anche questo e’ un fatto, qualunque sia la nostra opinione in proposito (la mia ovviamente aborre entrambe le alternative).

  31. Marco Tizzi

    @paperino
    Non mi sembra il caso di cominciare una lunga polemica storiografica :), ma riportando la questione ai tempi attuali si può vedere che dei 25 Paesi con il maggiore PIL per capita a parità di livello di prezzi, secondo la classifica CIA che è l’unica a considerare tutti gli Stati fiscalmente indipendenti, gli unici paesi 3 sopra i 9 milioni di abitanti sono Canada, Australia e USA. Un caso?

  32. paperino

    Penso di si’ che sia un caso, e per sovrappiu’ non credo esista una ricetta unica per tutti i popoli, ne’ che il PIL sia indice ugualmente valido di benessere per tutti i popoli comunque organizzati.
    E’ una misurazione valida per le societa’ industriali, dove tutto cio’ che serve alla vita DEVE per forza essere acquistato tramite passaggio di moneta, perche’ tutti i beni di una persona, materiali e immateriali, con l’esasperazione della specializzazione e delle professionalita’, sono acquisiti tramite scambio.
    In altre parole, che senso ha considerare povero chi vive con due dollari al giorno, se quei due dollari gli bastano e avanzano per ottenere, nel suo paese dove magari la maggior parte dei beni di consumo e’ autoprodotta o scambiata tramite baratto fra membri della tribu’, tutto cio’ che gli serve per vivere in vera autonomia, tranquillo e felice?
    Non e’ un esempio marginale, l’umanita’ e’ vissuta per tutta la sua lunghissima storia, rispetto alla brevita’ delle nostre vite, in questo modo.
    Ecco, se immersi come siamo nel nostro modo di vita non riusciamo piu’ a concepire queste differenze elementari, diamo ragione a quelli che considerano il liberalismo solo una truffa. Perche’ in tal caso lo e’ veramente, diventa solo un modo per privare di liberta’, imponendo un modo di vita estraneo, con la forza, ad altri. Altro che liberta’. Peraltro, e’ quello che, allargando un po’ le vedute, forse stiamo sperimentando noi stessi sulla nostra stessa pelle. Forse il problema di fondo del liberalismo e’ in questo. Il mondo contemporaneo e’ fatto su misura da macchine per altre macchine. I robot, infatti, vi si trovano benissimo, diventano addirittura presidenti del consiglio.

  33. Jack Monnezza

    @Marco Tizzi

    Si ho visto anch ‘io la classifica.
    Uno non puo’ non notare una enorme preponderanze di Paesi dove c’era l’Impero Britannico e le sue istituzioni. Forse perché la democrazia liberale e il libero mercato alla fine danno i loro frutti ?
    Consiglio a tutti un bel libro dello storico inglese Niall Fergusson a riguardo.

  34. Jack Monnezza

    @paperino

    Riguardi le corporazioni non ci vedo nulla di terribilmente scandaloso…..per l’epoca.
    Era un modo dell’epoca di fare rispettare i brevetti e i copyright.
    Che sono alla base di un sistema capitalista e i nostri antenati medievali l’avevano capito….

  35. Marco Tizzi

    @paperino
    Per me il PIl non è di certo un parametro di alta qualità di vita, almeno non da solo, ma il PIL a parità di prezzi per capita è un’ottima approssimazione del tenore economico di un Paese.
    Poi, alla fine, basta starci in certi posti per capire che si sta meglio.
    D’altra parte il FIL (la felicità interna lorda) è stato inventato in Bhutan (700 000 abitanti) e anche nella classifica del Human Development Index ai primi 50 posti i Paesi molto piccoli sono una trentina. E l’indice non considera indipendenti molti microstati dell’ex impero britannico, come le isole della manica.

    Del resto è abbastanza ovvio che un Paese molto piccolo sia più facile da governare, che ci possa essere un maggiore livello di democrazia, che sia obbligatoriamente molto più pacifico, che sia molto più difficile per il potere essere arrogante, dato che il controllo è molto diretto.

    Ma si può continuare a far finta di non vedere, a dire che è tutto un caso e continuare ad aspirare alla Grande Europa che consentirà a tutti a resistere ai mille mali della globalizzazione, con un Euro forte che ci salverà dall’aggressione dei BRICS.

    Nel frattempo, però, tutti vogliono il Franco Svizzero che addirittura deve fissare il cambio al ribasso.
    Chissà perché.

  36. Riccardo

    Chi scrive l’articolo dimentica che i maggiori scandali nella Sanità sono avvenuti nella collusione fra operatori privati con le strutture e gli uomini di partito da una parte e per la fraudolenza degli stessi operatori privati. Alcuni esempi:
    1) Istituto Dermopatico dell’Immacolata- Ospedale S.Carlo-Ospedale Villa Paola: proprietà privata di un ordine religioso facente capo al Vaticano: Casse svuotate dai membri del suddetto ordine religioso, infiltrazione della ndrangheta nella compravendita di farmaci ed attrezzature.
    Soldi dirottati dalle casse degli ospedli ad investimenti petroliferi in Africa.
    Oggi centinaia di dipendenti senza stipendi da 4 mesi. Nella chiesa del S. Carlo i dipendenti hanno organizzato la raccolta e la distribuzione ai dipendenti bisognosi di generi alimentari. Villa Pini D’Abruzzo scambio di denaro fra presidenti di Regione e proprietà con scambi di favori di accuse e sperpero di denaro pubblico. Meno male che il privato detiene solo il 25% della sanità.

  37. manny

    La questione e’ molto piu’ semplice: un sistema sanitario universalistico si finanzia con la fiscalita’: in Italia molti non pagano le tasse oppure pochi le pagano e fruiscono delle cure finanziate con i soldi di quest’ultimi?
    la soluzione piu’ ovvia sarebbe ridurre la spesa pubblica (abbasaando quindi il livell di imposzione fiscale) per la sanita’ ricorrendo a finanziamenti privati integrativi (anche di categoria) cui dovrebbero concorrere in maggior parte i titolari di partita iva (i dipendenti sono gia’ ampiamente tartassati) . Dopodiche’ a tutti dovrebbe esser garantito l’attuale identico e comune standard di assistenza.

  38. mario

    @franco miscia
    sono parzialmente d’accordo con te.. ma responsabilizzate l’utente cioè il cittadino è fondamentale (non solo nel campo sanitario ma in tutta la vita civile di un paese che guarda al futuro). voglio solo farti un esempio.. un diabetico o una persona in grave sovrappeso che invece di curarsi e mantenere uno stile di vita congruo al suo problema se ne frega e fà tutto il contrario di quello che deve fare è si una persona che fà male a se stesso e non certo a me o a te direttamente, ma il suo menefreghismo incide moltissimo sul sistema.. ti dico questo xchè lavoro nell’ambito sanitario e ne vedo di tutti i colori… ho pazienti ai quali non interessa chiaramente dovendo fare delle rinunzie cambiare il loro stile di vita x migliorarne la qualità.. stessa cosa x i fumatori!!!! certo non è facile ma devi avere uno stimolo e forse quello di pagare di + x la propria negligenza non è una cattiva idea.. chiaramente con le dovute eccezzioni..

    SOLO IL SAPERE E LA CULTURA RENDE L’UOMO LIBERO DI SCEGLIERE

  39. mario

    @manny
    ma ti pare che l’attuale sistema sanitario garantisca un servizio del quale sei soddisfatto?.. ti pare che x fare una risonanza devi aspettare in media 4/6 mesi??.. ti pare che in un ospedale si possano fare solo dalle 5/8 risonanze al giorno??.. il problema non sono i pochi soldi che arrivano alla sanità ma come vengono spesi!!!

  40. Salve,
    purtroppo alla fine ci subisce gli effetti della riduzione nella sanita pubblica è ancora una volta il cittadino che vede allungarsi i tempi per l’erogazione dei servizi sanitari. Trattandosi di salute alle volte l’attesa è compatibile non lo stato di salute, mentre, nella maggior parte dei casi, ci si vede costretti ad affidarsi alla sanita privata sia esso in regime privato che in convenzione con il sistema sanitario nazionale. Per fortuna, che gli operatori privati si mettono a disposizione dei cittadini colmando con le proprie aziende un vuoto delle istituzione. Desidero esprimere un plauso ai tutti i soggetti che partecipano alla nuova iniziativa apparsa su Internet. Da qualche giorno è possibile utilizzare il portale http://www.paginesanita.it come CUP unico nazionale per la sanità privata. La sorpresa è stata scoprire che alle volte per la ricerca di un medico specialistico, di una clinica privata, oppure di un laboratorio di indagine strumentale bastano 4 click. La prenotazione può essere fatta on line ed il costo è noto immediatamente. Spesso conviene rivolgersi al privato anche per risparmiare! Grazie ai promotori dell’iniziativa http://www.paginesanita.it.

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