La recessione ha dissolto 43 mld. su 49 delle manovre 2011

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Cosa è rimasto delle tre manovre di finanza pubblica del 2011? Quella adottate a tamburo battente dal Parlamento italiano su proposta di Tremonti (le prime due) e di Monti  (l’ultima) per tacitare il crescente spread? Praticamente nulla. In realtà le maggiori tasse da pagare e pagate restano tutte, i tagli alla spesa pure. Quello che è scomparso è invece l’effetto atteso di quei provvedimenti sui saldi di finanza pubblica: non pervenuto, evaporato, scomparso, dissolto, volatilizzato, integralmente bruciato dalla recessione economica che ha cancellato Pil nominale e quindi le tasse che su di esso sarebbero state pagate con le precedenti aliquote, senza bisogno di manovra alcuna, oltre ad aver probabilmente accresciuto la spesa per la protezione sociale. A dirlo è lo stesso governo, seppure in maniera implicita attraverso le tabelle dei suoi documenti di finanza pubblica.

Riprovare (le manovre) per non credere

Conviene ricordare brevemente le tre manovre dello scorso anno. La prima fu presentata da Tremonti a inizio estate, in concomitanza col primo rialzo rilevante dello spread, e approvata dal Parlamento  come legge 15 luglio 2011 n. 111. Essa aveva per obiettivo il conseguimento del pareggio di bilancio nel 2014 da raggiungersi in due tappe di riduzione, sostanzialmente equivalenti, nel 2013 e 2014. Gli effetti previsti sul 2012 erano invece limitati a 5,6 miliardi dato che sull’anno già operavano le disposizioni della manovra del maggio 2010 e non si intendeva realizzare una correzione troppo brusca dai possibili esiti recessivi. Nel 2013 gli effetti della manovra salivano invece a 24 miliardi e ½ e nel 2014 a 48 miliardi, corrispondenti ad una correzione di circa tre punti di Pil.

Poiché i mercati finanziari non si accontentarono e la manovra non si rivelò in grado di fermare la crescita dello spread, Tremonti ne adottò una seconda e il governo italiano si accordò incautamente in sede europea (vi erano  segnali evidenti di rallentamento dell’economia) per l’anticipo di un anno dell’obiettivo del pareggio di bilancio che fu fissato al 2013. Il d.l. 138/2011, convertito con legge 14 settembre 2011 n. 148, aggiunse provvedimenti di maggiori entrate e minori spese per ulteriori 23 miliardi circa nel 2012, 30 circa nel 2013 e 11 nel 2014. L’effetto complessivo delle due manovre diveniva quindi di 28 miliardi per il 2012, 55 per il 2013 e 60 per il 2014. In tal modo si sarebbe dovuto conseguire un sostanziale pareggio di bilancio già dal secondo anno.

Ma neanche la seconda manovra Tremonti fu sufficiente a fermare lo spread il quale anzi nella prima metà di novembre salì a livelli preoccupanti e funse da lettera di licenziamento per il governo precedente. Arrivò quindi il governo tecnico Monti il cui primo provvedimento fu la terza manovra del semestre (d.l. 201/2011 convertito dalla legge 22 dicembre 2011 n. 214). Con essa si aggiunsero effetti per ulteriori 20 miliardi e ½ già nel 2012, e 21 ½ sia nel 2013 che nel 2014.

Sommando le tre manovre, la correzione totale dei conti pubblici diveniva di 49 miliardi nel 2012, 76 nel 2013 e 81 nel 2014. In rapporto al Pil si trattava di 3 punti di correzione nel 2012 (in pratica l’intera correzione prevista dalla prima manovra al terzo anno veniva ora attuata già al primo) e quasi 5 nei due anni successivi. Considerando che nel 2011 l’indebitamento della pubblica amministrazione (il disavanzo totale del settore pubblico) era stato del 3,9% del Pil, le tre manovre risultavano tali da assicurare il pareggio già dal 2013, compensando senza problemi il maggior onere per interessi sul debito derivante dall’aumento dello spread.

Tanto rigore per nulla

Che cosa ne è stato dei 49 miliardi di effetti previsti per il 2012? Nel precedente post ho sostenuto che sino a giugno non si è visto alcun miglioramento nei saldi di finanza pubblica, col disavanzo totale della P.A. ancora a 59 mld. nei 12 mesi tra luglio 2011 e giugno 2012, praticamente lo stesso livello dell’intero anno 2011 La recessione avrebbe quindi integralmente cancellato (almeno nel primo semestre 2012) gli effetti attesi delle manovre.

Se ne  è accorto il governo? Se leggiamo le dichiarazioni ufficiali si direbbe di no:

ll Governo di Mario Monti ha garantito che i conti pubblici del Paese venissero messi “in ordine in maniera permanente da qui al 2014”. Lo ha detto il ministro delle Finanze, Vittorio Grilli, durante la conferenza stampa a Bruxelles al termine dei lavori dell’Ecofin. Il ministro ha ricordato che tra le previsioni di autunno formulate dalla Commissione europea e quelle contenute nel Documento di economia e Finanza del Governo “c’e’ poca differenza”. “Sono scarti decimali che in questo clima di incertezza sono del tutto accettabili”, ha aggiunto Grilli. (MF Dow Jones, 13 novembre 2012).

“Negli ultimi 12 mesi il mio governo ha portato avanti le riforme per migliorare la situazione economica italiana. Ora i conti pubblici sono in salute”. E’ quanto ha detto Mario Monti durante un convegno organizzato dalla Camera di Commercio di Dubai. Il presidente del Consiglio ha fatto notare come gli investitori stranieri e i capitali siano “tornati in Italia” dopo il lavoro di risanamento dei conti pubblici. (AGI, 20 novembre 2012)

Può darsi che gli effetti della manovre 2011 sui saldi di finanza pubblica si manifestino tutti nel secondo semestre 2012, ma col ciclo persistentemente negativo è lecito dubitarne. E in ogni caso è lo stesso governo a riconoscere che la recessione ha bruciato nel 2012 gran parte degli effetti attesi dalla manovra. Lo fa non in maniera esplicita ma attraverso i numeretti inseriti nelle tabelle dell’aggiornamento al DEF presentato lo scorso 20 settembre e lo si può scoprire solo mettendo a confronto questi numeretti con i loro equivalenti inseriti nei documenti ufficiali di finanza pubblica precedenti, cosa che facciamo attraverso la tabella sottostante. Essa riepiloga tutte le previsioni ufficiali degli ultimi due governi sul Pil e i saldi di finanza pubblica del 2012, formulate  nei differenti documenti ufficiali di previsione e programmazione finanziaria che si sono succeduti nell’ultimo biennio.

43 miliardi delle manovre in fumo (grazie alla recessione prodotta dalle manovre)

La prima previsione è del settembre 2010, decisamente  radiosa dato che indica un Pil reale in crescita del 2%,una cifra che nell’ultimo decennio si è vista una sola volta. Le previsioni 2012 formulate ad aprile 2011 appaiono invece più realistiche ed interessanti: Pil in crescita dell’1,3%, indebitamento della P.A. a 45 miliardi (2,7% del Pil) e saldo al netto degli interessi, l’avanzo primario, a 39 miliardi (2,4% del Pil). Sono le ultime previsioni ufficiali prima delle manovre dell’estate 2011. Nel loro aggiornamento di settembre 2011 esse incorporano invece gli effetti delle prime due manovre e infatti l’avanzo primario è previsto di 21 miliardi più elevato rispetto ad aprile e il disavanzo totale, l’indebitamento, di 20 miliardi più basso. Queste differenze sono più piccole rispetto all’entità delle prime due manovre, che abbiamo visto pari a 28 miliardi, perché nel frattempo la previsione di Pil nominale è stata corretta al ribasso di 20 miliardi e su di essi, evidentemente, non ci può essere gettito fiscale.

Di maggiore interesse ancora sono i dati previsivi inclusi nella relazione al Parlamento presentata dall’attuale governo a fine 2011 (i valori assoluti su sfondo grigio sono desunti moltiplicando i valori in rapporto al Pil per la previsione del Pil): poiché nel frattempo vi è stata anche la terza manovra, l’avanzo primario è ora previsto più elevato di 35 miliardi rispetto all’aprile precedente pre manovre.  35 miliardi sono meno dei 49 di effetti complessivi sul 2012 indicati nelle  manovre ma i 14 miliardi di differenza sono spiegabili con la minor previsione di Pil. Poiché essa si è complessivamente ridotta di 30 miliardi rispetto ad aprile, è plausibile che quei 14 miliardi rappresentino il corrispondente mancato gettito. Ciò non toglie tuttavia che l’effetto netto delle manovre risulti sceso al 70% (35 miliardi su 49) dell’effetto previsto al momento della loro emanazione.

Ma più interessanti di tutte sone le ultime previsioni, quella di settembre scorso. Esse prevedono un calo del Pil reale del 2,4% contro un aumento dell’1.3% nell’aprile scorso, quasi quattro punti percentuali di differenza. E che fine hanno fatto i 49 miliardi di effetti totali delle tre manovre? Ahinoi l’avanzo primario è ora previsto a 45 miliardi, solo 6 in più dei 39 previsti ad aprile scorso. In sostanza i 49 miliardi di aumenti di tasse e riduzioni di spese per il 2012 delle tre manovre 2011 si sono ridotti, nelle stesse previsioni del governo, a soli 6 miliardi di miglioramento dell’avanzo primario. E gli altri 43 miliardi di cui non abbiamo più notizia? (I quali corrispondono all’88% dell’effetto atteso sul 2012 delle tre manovre)

I 43 miliardi sono evaporati con la recessione in corso: il Pil nominale è infatti previsto ora a soli 1564 miliardi, 78 in meno rispetto ai 1642 della previsione dello scorso aprile. I 43 miliardi di effetti mancanti delle manovre sono le tasse che gli italiani non stanno pagando sui 78 miliardi di Pil che non sono stati prodotti in conseguenza delle recessione (assieme a probabili maggiori spese di protezione sociale). Si conferma così, nelle stesse previsioni del governo, come la recessione abbia sostanzialmente azzerato gli effetti delle manovre attesi nel 2012 . Questa è la finanza pubblica dell’Italia al momento attuale.

La coda problematica del cane della Merkel

Ma l’Europa è contenta di tutto questo? Apparentemente si. Questa è infatti la sua posizione ufficiale:

L’Italia rispetterà gli impegni presi in sede europea sui conti pubblici. E’ quanto emerge dalle previsioni economiche d’autunno diffuse dalla Commissione Ue. ”Nel 2013 sarà raggiunto il pareggio strutturale di bilancio”, cioè al netto dell’effetto del ciclo, lo scrive Bruxelles ricordando che ”che il saldo primario di bilancio (spesa pubblica meno entrate, al netto degli interessi sul debito pubblic,ndr) e’ stimato sopra il 5% del Pil nel 2013 e ampiamente stabilizzato nel 2014”. Si tratta della migliore performance tra i 17 paesi dell’Eurozona. Nel dettaglio la Commissione prevede per il 2012 un deficit pubblico pari al 2,9% del Pil nel 2012, poi 2,1% nei due anni successivi. Depurato dell’effetto del ciclo, il deficit pubblico strutturale risulta nei fatti azzerato nel 2013 pari infatti allo 0,4% del Pil rispetto all’1,3% di quest’anno. Per quanto riguarda il debito, il rapporto debito/pil crescera’ nel 2013 al 127,6 del Pil dal 126,5% di quest’anno.(ASCA, 7 novembre 2012)

In sostanza poiché siamo in recessione, se non lo fossimo i nostri conti pubblici con queste aliquote fiscali così alte starebbero molto meglio (riferimento ai saldi ‘strutturali’ anziché effettivi). All’Ue un disavanzo pubblico italiano 2012 al 2,7% del Pil con Pil crescente non andava bene (la previsione di aprile 2012) mentre un disavanzo effettivo al 2,6% del Pil, che tuttavia l’UE prevede al 2,9%, e col Pil in profonda recessione va invece benissimo (la previsione di settembre 2012) perché il disavanzo ‘strutturale’, al netto del ciclo, risulta molto migliore. Peccato che la recessione ce la siamo prodotta in casa grazie alla manovre recessive che l’Europa ci ha imposto e noi abbiamo imprudentemente accettato di attuare.

La logica dei saldi strutturali ha senso in presenza di ciclo negativo di origine esogena, non quando è internamente prodotto dalle scelte fiscali. Altrimenti è come affermare che il cane è curvo perché si sta mordendo la coda ma se non lo facesse risulterebbe perfettamente dritto.

P.S.: Una vocina malevola mi suggerisce che quando avremo i dati definitivi sulla finanza pubblica del 2012 anche i residui 6 miliardi di effetti delle manovre 2011 si saranno volatilizzati…

(Una versione più ampia è stata pubblicata sul Sussidiario.net)

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