2
Nov
2012

SEN: un nuovo Sogno Energetico Nazionale 2

di Antonio Di Martino e Antonio Sileo

Il nostro recente post SEN: un nuovo Sogno Energetico Nazionale necessita di qualche precisazione o meglio di un supplemento. Ringraziamo gli attenti lettori che subitanei ci hanno redarguito e ancor di più i tecnici del Ministero dello Sviluppo economico, che giustamente ci hanno fatto notare l’importanza del chiarimento e il nostro errore.Vorremmo però precisare le critiche mosse sulla materia, come del resto quelle fatte in passato sull’argomento, non sono e non erano rivolte alla tecnostruttura ministeriale ma al Tecnico ministro che vi è a capo e più in generale, anche qui come in passato, al governo. E non per amor di polemica, ma per l’importanza e le finalità politiche e/o di consenso date a talune iniziative tra cui riteniamo rientri appieno la Strategia Energetica sin dal suo concepimento, nell’ormai lontano 2008.

Per colpevole eccesso di sintesi, nel primo post non abbiamo adeguatamente richiamato, pur avendone al tempo più volte scritto, la maldestra conversione del decreto Omnibus e la consultazione referendaria di giugno 2011. Le cui implicazioni, a suo tempo, sono state ben spiegate da Serena Sileoni, su questo sito.

Tentiamo quindi un sommario riepilogo dei fatti.

Il governo Berlusconi nel bulimico decreto-legge Omnibus, d.l. n. 34/2011, dopo essersi affannato in tranquillizzanti dichiarazioni sul disastro giapponese, si affrettò a stoppare l’iter, già ampiamente in ritardo, della cosiddetta Strategia nucleare, a tale scopo introducendo una moratoria di un anno.

Tale frenata, però, non fu evidentemente considerata sufficiente. Si intervenne, quindi, durante la conversione in legge del decreto, abrogando l’intero castello di norme utili per la produzione di energia da fonte elettronucleare. Circostanza che, a molti, è legittimamente sembrata nulla più di un arrocco antireferendario.

Ma l’appassionante vicenda, ovviamente, non poteva finire così in fretta: l’intervento del governo volto ad anticipare il risultato abrogativo del referendum con il “decreto omnibus”, doveva passare di necessità attraverso l’esame dell’Ufficio Centrale per il Referendum presso la Corte di Cassazione.

Una cosa, sulla carta, semplice: poco più di un passaggio formale, si era immaginato. E, infatti, tale sarebbe stato se le nuove norme avessero ricalcato pedissequamente il quesito oggetto di consultazione referendaria.

Così però non è stato, o almeno non del tutto. E l’esito è stato, a dir poco, scoppiettante. I sei giudici della Cassazione ritennero superato il quesito relativamente ai commi dal 2 al 7 dell’art. 5 del decreto convertito; mentre, all’inverso, il medesimo Collegio considerò ultronei e allo stesso tempo ambigui i commi 1 e 8 del medesimo articolo, tanto da spostare su questi ultimi la consultazione.

Nonostante un ricorso dell’allora Presidenza del Consiglio alla Corte Costituzionale, subito rigettato, la consultazione referendaria si è tenuta sul nuovo quesito referendario, così come  era stato riformulato dalla Cassazione.

Se l’esito è noto a tutti, molto meno risaputo è che mentre il quesito referendario originario abrogava la sola lettera d (“realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”) dell’art. 7 del decreto-legge n. 112/2008, convertito con modificazioni, dalla legge n. 133/2008, il nuovo quesito ha inciso sul testo della legge di conversione – la n. 75/2011 – dell’Omnibus che sopprimeva, al comma 2 dell’art. 5, l’intera Strategia per riformularla nel combinato disposto dei commi 1 e 8.

Le conseguenze dovrebbero essere, a questo punto, ben chiare. Nell’attuale assetto normativo, in conseguenza della duplice abrogazione sia dell’art. 7 della legge 133/2008 (per via legislativa) sia dell’art. 5 comma 8 della legge 75/2011 (per via referendaria), manca ogni norma che espressamente si occupi della SEN. Quindi il governo, qualsiasi governo, a stretto rigore, non potrebbe intervenire nella materia o, meglio, potrebbe farlo con un atto che è da ritenersi di analisi e proposta, lungi però dall’avere qualsiasi cogenza. In tal senso, i nostri richiami puntuali alla legge del 2008 non sono, perciò, pertinenti.

Come detto, la cosa è tanto più censurabile perché lo svolgimento dei fatti era a noi ben noto. In verità, a discolpa del nostro inciampo potremmo addurre una serie di motivazioni: a cominciare dal lessico utilizzato nell’attuale impostazione della Strategia, fino a dire che alcune critiche e perplessità, peraltro non solo nostre, restino a fortiori (una per tutte il ruolo della Conferenza Nazionale). Ma quando si sbaglia, è giusto prima di tutto rimediare e fare ammenda.

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10 Responses

  1. giovanni carboni

    Grazie per la precisazione molto circostanziata. Certo sarebbe bene che si sapesse come siano stati gli ineffabili giudici della Cassazione a proporre, in pratica, il quesito di abolire la strategia energetica nazionale. Una cosa talmente assurda ragionando col buon senso che nessuno ci crederebbe ma purtroppo è così. Quindi andiamo a naso, come da tradizione.

  2. Lorenzo

    … a posto siamo …
    Serve prendere decisioni in merito alle strategie di approvvigionamento energetico o discutere di procedure legislative?
    La potenza assorbita dalla rete elettrica italiana nelle ore vuote è di 9 GW. Abbiamo già pannelli fotovoltaici per 8 GW. Non c’è più spazio per altra generazione selvaggia ed abbiamo distrutto a carissimo prezzo qualsiasi possibilità strategia di produzione elettrica razionale. L’Alcoa chiude anche per questo.
    Nel Sogno Energetico 2 c’è solo un rosario di buone intenzioni contraddittorie.
    E noi stiamo qui a discutere della “abrogazione dell’intero castello di norme utili per la produzione di energia da fonte elettronucleare” e di questioni procedurali e legislative?
    Mentre a Roma discutono Sagunto cade.
    Dai testi pubblicati su questo blog mi aspetterei anche un commento di questo tipo, visto che nei vari Ministeri hanno tempo di disquisire di queste cose invece che fare qualcosa che non sia far spendere agli italiani 6 miliardi di Euro all’anno (100 Euro per italiano, neonati e pensionati compresi) per avvelenare i pozzi e fare terra bruciata in materia energetica nei prossimi 20 anni.

    Emerge anche un altro enorme problema, che immagino caro ai curatori di questo blog: le leggi dovrebbero essere fatte per i Cittadini, quindi comprensibili ad essi. Se anche gli esperti non le capiscono (provate a leggere ed applicare l’allegato 3 al Dlgs 28/2011 per credere, un testo immondo a dir poco) vuol dire che sono diventate uno strumento per generare sudditanza.

    Fermate il mondo voglio scendere…

  3. Mike

    Comunque stiano le cose, resta, a mio avviso, il problema di fondo. A seguito della pasticciata vicenda referendaria, non è più chiaro chi debba fare cosa. E anche il Governo dei professori (non quello degli ultimi arrivati) brancola nel buio normativo. Non è, francamente, un bello spettacolo Ha proprio ragione il Sig. Lorenzo: “fermate il mondo, voglio scendere”.

  4. Marco

    A quel che mi pare a me, non sono stati i giudici ad abrogare niente, né il referendum, che si tentò cmq di non far fare con l’abrograzione preventiva del governo Berlusconi, post fukushima per tentare di evitare di cimentarsi nella solita battaglia giusta ma persa in partenza (a battagliare su un referendum che dopo fukushima sembrava di esito quasi scontato; considerando anche poi che il governo di prima era sempre a caccia di consensi, molto più di quello Monti che tanto non è stato votato da nessuno). Infine, la politica nucleare è fallita non tanto in seguito a fukushima ma ben prima: i politici sono bravi a parlare, così bravi che non hanno bisogno di dare prove con i fatti a quel che dicono. Di nucleare in Italia, prima di fukushima, non si faceva altro che parlarne, in poco più di 5 anni, non era stato individuato ancora il sito delle scorie, non erano stati selezionati i siti, non era stato fatto niente, anche per questo è stato facile mettere una pietra tombale su una cosa che era tutto fumo ma niente arrosto, nessun rimpianto ci fu da parte del governo Berlusconi che cmq ne palrava già dal lontano 2004.

  5. Marco

    e se posso aggiungere, il referendum, è stato il capro espiatorio, è stato il modo per scaricare l’incompetenza abissale e l’incapacità di anni di governo italiano e di pochi uomini che comandano, su di tutto un popolo (ignorante quanto vuoi, ma che alla fine è suddito). E quella gente in grande maggioranza sta ancora dove sta, con poche eccezioni.

  6. Pier Luigi Caffese

    Nel Sen mancano le infrastrutture rinnovabili-ibride mentre sono abbondanti quelle fossili che nessuno oggi vuol finanziare perchè hubs e gasdotti viaggiano al 30% capacità e se lo Stato non da le garanzie,nessuno investe.Cioe’ ti do il gas se ti impegni per anni a darmi le tariffe che voglio.Allora prendiamo la palla al balzo e produciamo tanto syngas con rinnovabili.Cosi’ facciamo girare in rete snam almeno il 50% di syngas made in Italy.Apriti cielo.Caffese è un pazzo,ci toglie le rendite gas.Ora 59 milioni di italiani, meno 1 milione che vive di fossile, è stufo di pagare i rentiers del gas,non chi lo produce.Nella liberalizzazione del mercato gas cosi’ ben pilotata da certi politici abbiamo creato un rentier in piu’,quello che stocca in siti metano dismessi il gas che gli da o Snam o Tag.Ora questi sono rentiers puri perchè aggiungono al gas gia’ caro di suo, i loro profitti e noi bambagioni paghiamo.Ci sono 500 operatori gas che succhiano il sangue a noi,poi ci arrivano bollette alte.Sul nucleare una precisazione molto importante.Io con altri di Genova ci interessammo alla IV generazione nucleare LFR per usarla nei biofuels ed idrogeno.Andammo da Scajola e poi Saglia ma questi non ci diedero un ghello,perchè sponsorizzavano l’EPR francese che era il piu’ grosso furto fattibile allora in Italia.Perchè 1 centrale EPR costa 9 miliardi e 4 centrali 36 miliardi.Se ti rimane attacato il 15% di provvigione sono 5,4 miliardi.Non male per chi voleva il nucleare per appena 6 GW totali cioe’ per produrre i 600 GW del mio piano hydro modulare ci volevano 40 centrali che fanno 3600 miliardi.Referendato il nucleare,a Terna, furbi come pochi, cercarono di appropriarsi dei 36 miliardi ex nucleare per fare degli accumuli acqua che copiavano il mio piano hydro modulare.Grazie a Dio a Terna sbagliarono le tecnologie e proposero un autoconsumo del 100%,quando io ho dal 17-al 19% nei miei progetti.Da tutto il mondo mi scrissero:ma come fanno a perdere il 100%?.Risposi che, oltre a copiarmi, sono anche ignoranti.

  7. Lorenzo

    E che sarebbe questo “syngas fatto con rinnovabili?”
    600 GW di piano “idromodulare”? Cosa sarebbe e a cosa servirebbe per una rete elettrica che ha un caruco massimo di circa 30 GW?

    Forse mi è sfuggito qualcosa?

  8. Pier Luigi Caffese

    Lorenzo:il piano rinnovabili tedesco si basa sul passaggio di tanto vento in windgas che poi è syngas fatto con rinnovabili.Prima bisogna passare dal vento che possiamo stoccare in acqua via hydro modulare in GWh elettrici.Da questi con vari sistemi si puo’ passare a produrre syngas.Il metodo che preferisco è lo RWGS+FTS che è valido anche per i rifiuti dove il plasma risolve tutti i problemi.
    Come si ottengono 600 GW è piu’ difficile spiegarlo ma ci provo.Se metto 40 GW di vento in mare che assisto con l’hydro modulare del Po,ad esempio,ottengo 200 GW finali,se stocco con i miei laghi di mare 600 GW.Parlo di GW annui ed i 30 GW che dici sono compatibili,anzi possiamo migliorarli perchè se uso elpipes sottoterra da 30 GW di potenza,posso trasferire dal vento in mare ai fiumi,invasi la potenza che voglio e non costruisco piu’ linee aeree inutili come Terna che disperdono min il 15% sino al 40%.Ma c’è un trucchetto che molti non vogliono fare quello di trasferire syngas dove voglio con tubi snam.Che significa che ho 2 diverse modalità di trasporto energia NO-SUD l’elettrica e la gasssosa da gas rinnovabile.Perchè mi ostacolano? Perchè faccio emergere le diseconomie od i furbetti.

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