31
Ott
2012

Alcuni animali sono più uguali degli altri – di Massimo Famularo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Massimo Famularo.

Il sistema attuale, che impiega il modello ISEE per regolare l’elegibilità ad accedere alle prestazioni sociali crea delle distorsioni dell’allocazione di questi benefici.

Un indicatore sintetico, che approssimi in modo efficace il reddito disponibile effettivo di un nucleo familiare, consentirebbe di migliorare l’allocazione delle prestazioni sociali fornite dallo stato limitando gli effetti perversi determinati dall’evasione fiscale e dal consistente divario tra reddito nominale e reddito disponibile.

Un caso pratico

Tizio, Caio e Sempronio sono tre lavoratori dipendenti della medesima amministrazione pubblica e vivono rispettivamente a Cosenza, Roma e Milano. Lo stipendio lordo annuo dei tre è identico e si traduce in un reddito netto mensile di circa 1500€. Tutti possiedono il medesimo giardinetto di fondi comuni, consigliato da filiali diverse di uno dei tre principali gruppi bancari del paese, una casa di proprietà e un nucleo familiare paragonabile.

Dalla compilazione del modello ISEE  emerge che i tre sono in posizione assolutamente analoga per quanto concerne l’accesso alle prestazioni sociali fornite dallo stato ed altre analoge agevolazioni (es tariffe agevolate per i mezzi pubblici etc.). L’indicatore ottenibile in seguito alla compilazione di questo modello non tiene conto di vari fattori rilevanti quali

  • presenza di un mutuo sull’immobile di proprietà
  • differente potere d’acquisto dovuto all’ubicazione geografica
  • possibili integrazioni al reddito familiare derivanti da trasferimenti in moneta o in natura  (es nonni baby sitter)

e di altri tiene conto in modo limitato

  1. massimo affitto contemplabile 530€ mensili
  2. considerazione dei componenti del nucleo indipendente dall’età (neonati, studenti universitari e giovani lavoratori hanno incidenza diversa sul bilancio familiare)

Proviamo a calcolare un indicatore più realistico e vediamo le differenze.

Definiamo per comodità il reddito disponibile al netto delle spese per l’alloggio (RDNA) come il reddito netto mensile + il contributo ricevuto dalla famiglia  (inviti a pranzo, attività di baby sitter gratuita, utilizzo gratuito della casa al mare durante l’estate etc) meno le spese da sostenere per l’abitazione principale, siano esse costituite dai canoni di affitto o dalla rata di un mutuo. Si tratta di una definizione abbastanza arbitraria, priva di uno specifico significato economico, volta a isolare una variabile che in qualche modo approssimi quanto ciascuno dei tre individui ha concretamente a  disposizione per i consumi ogni mese dopo aver pagato il costo dell’abitazione principale.

Da un punto di vista strettamente economico c’è ovviamente molta differenza tra la rata che costituisce il il rimborso di un credito (per capitale e interessi) e il canone di affitto che è il prezzo pagato per l’uso di un immobile, tuttavia l’impatto che questi due pagamenti periodici hanno sulle reali possibilità di consumo di un individuo in un orizzonte temporale di breve periodo è analogo (nel lungo occorre considerare che al termine dell’ammortamento il mutuatario avrà a disposizione la proprietà di un immobile e l’affittuario no) e trascureremo l’effetto eventualmente derivante da un apprezzamento o svalutazione dell’immobile acquisito con debito.

Supponiamo che  Tizio, l’immobile di proprietà dove vive lo abbia ereditato dai genitori e che dagli stessi riceva una integrazione (inviti a pranzo, attività gratuita di baby sitter, utilizzo gratuito della casa al mare durante l’estate etc) quantificabile in circa ulteriori 1000€ al mese. Il RDNA di Tizio è quindi di 1500+1000=2500€

Caio la casa di proprietà a Roma l’ha acquistata con un mutuo per il quale paga una rata fissa di 700€ mensili e riceve un’integrazione dalla famiglia quantificabile in 300€ al mese. Pertanto il suo RDNA  è pari a 1500-700+300=1100.

L’immobile di proprietà di Sempronio si trova in Puglia e lo ha ricevuto anche lui in eredità, pertanto,f vivendo a Milano per lavoro, deve pagare un affitto pari a 600€ (supponiamo che il canone complessivo sia 1200€ e che la quota a lui attribuibile sia del 50%). Sempronio riceve integrazioni dalla famiglia quantificabili in 100€ mensili e, poiché vive in un comune diverso da quello dove si trova il suo immobile di proprietà, deve pagare una componente IMU aggiuntiva (seconda casa) pari a 50€ mensili. Pertanto avremo un RDNA pari a 1500-600+100-50=950.

In appendice ho calcolato un indice semplificato per tenere condo del diverso potere di acquisto dal quale ottengo la seguente tabella

  • Cosenza = 43%
  • Roma= 137%
  • Milano = 120%

Applicando le percentuali ai RDNA avremo che

  • Tizio =2500/43% =5843
  • Caio=1100/137%=803
  • Sempronio=950/120%=791

L’esempio è stato costruito evidentemente a bella posta,ma serve ad illustrare come, ignorando

  • la differenza tra reddito lordo e netto
  • gli oneri connessi all’abitazione principale del nucleo familiare
  • le sensibili differenze nel livello dei prezzi lungo il territorio (non solo nord sud, ma anche città vs paese)
  • il sostegno che un nucleo familiare può ottenere da soggetti esterni

L’accesso alle prestazioni sociali viene regolato in modo quantomeno iniquo producendo palesi inefficienze. Il tutto senza tenere conto dell’ovvio effetto distorsivo causato dall’evasione fiscale. Un evasore che risulta “relativamente” povero, oltre a pagare meno tasse rispetto ad un altro cittadino con pari reddito che non evade, ottiene anche prestazioni sociali spesso superiori a quelle a cui accedono altri cittadini che, sulla carta, risultano relativamente poveri.

 Una proposta

Al fine di ridurre le sperequazioni determinate da un indicatore di situazione economica troppo slegato dalla realtà propongo un indice alternativo con le seguenti caratteristiche

  1. Parte dal reddito al netto delle imposte
  2. Deduce integralmente i pagamenti periodici effettuati per canoni di affitto e/o rate di mutuo
  3. Viene moltiplicato per un fattore che tenga conto del patrimonio mobiliare e immobiliare al netto di eventuali finanziamenti in essere
  4. Viene moltiplicato per un fattore che tenga conto di Automobili e imbarcazioni possedute
  5. Viene moltiplicato per un fattore che tenga conto di figli con meno di 1 /da 2 a 5/ più di 5 anni / all’università
  6. Viene moltiplicato per un fattore che tenga conto del diverso potere di acquisto nei comuni italiani

Il punto 1 serve a tenere conto che nel nostro sistema bizantino a redditi lordi eguali corrispondono spesso netti molto differenti.

I punti 2,3 e cercano di tenere conto di come la disponibilità o meno di immobili di proprietà o di attività finanziarie, al netto delle passività,  possa influire sulla condizione economica del nucleo familiare.

Il punto 4 cerca di approssimare quelle determinanti della condizione economica di un nucleo familiare che non sono fotografate dal reddito o dal patrimonio ufficiale. Che si tratti di parenti che danno sostegno diretto o indiretto al nucleo familiare o di ricchezza in nero l’idea è che la possibilità di permettersi beni di consumo di un certo tipo  (es auto, imbarcazioni e simili) va tenuta in considerazione quando si valuta l’eleggibilità di un nucleo familiare per ricevere prestazioni assistenziali dallo stato

Il punto 5 serve a includere l’impatto della presenza di minori o di studenti universitari sul budget familiare, fattori che possono influire significativamente sul bisogno della famiglia di ottenere assistenza dallo stato

Il punto 6 tiene conto delle significative differenze nel potere d’acquisto tra i diversi comuni del paese (non solo nord sud, ma anche città piccolo centro).

Troppo complicato?

In realtà l’indicatore potrebbe essere calcolato mediante compilazione on line di due soli campi(oltre a quelli per autenticare la propria identità): codice fiscale e patrimonio detenuto presso intermediari finanziari. Per il secondo sarebbe opportuna una normativa che definisca la periodicità e le modalità di valorizzazione con le quali  tutti gli intermediari sono obbligati a comunicare il dato ai propri clienti, il valore da inserire nel form sarà la somma algebrica dei valori ricevuti da ciascun intermediario di cui si è clienti.

Dal codice fiscale il sito potrà risalire al reddito netto, agli immobili e beni mobili iscritti in pubblici registri, al comune di riferimento e ai familiari a carico.

Conclusioni

È abbastanza chiaro che nessun indice riuscirà mai a tenere in modo puntuale  del fatto che una famiglia può disporre di familiari prodighi e ben disposti a sostenerne i consumi, mentre altre possono avere all’opposto il gravame di dover provvedere anche a soggetti che non sono ufficialmente a loro carico. E’ tuttavia abbastanza ragionevole che, se una famiglia può permettersi un automobile o un’imbarcazione apparentemente sproporzionati rispetto al proprio reddito netto, se ne può dedurre che riceve qualche trasferimento dall’esterno (familiari prodighi, attività in nero, benefici derivanti dalla professione quali alloggio gratuito e rimborsi spese etc.) e che questo dovrebbe in qualche modo essere preso in considerazione all’atto di decidere quanto questo nucleo può accedere alle prestazioni sociali a carico della collettività.

Detto questo per il fattore più sfuggente e difficile da misurare, dovrebbe essere abbastanza ovvio il discorso per gli altri.

Un indicatore sintetico della condizione economica, che tenga conto di elementi più realistici quali le reali possibilità di consumo, il luogo di residenza e la presenza o meno di passività finanziarie potrebbe consentire un guadagno in termini di equità sociale in merito alle prestazioni assistenziali a carico della collettività e in generale un miglioramento dell’efficienza nell’allocazione delle risorse.

MassimoFamularo @massimofamularo

 Appendice

Per calcolare un’indicatore del diverso potere di acquisto tra le diverse città italiane ho fatto ricorso ai dati dell’agenzia del territorio in merito ai valori minimi e massimi registrati per compravendite immobiliari e locazioni. Sulla base della mia esperienza personale e professionale posso ritenere che questi dati siano mediamente attendibili. Da un punto di vista teorico limitarsi alle differenze nei valori immobiliari e nei canoni di locazione per stimare le differenze nel potere d’acquisto è sicuramente un’approssimazione piuttosto penalizzante, tuttavia si tratta della tipologia di beni per i quali sono pubblicamente e gratuitamente disponibili dati e trattandosi di beni che non è possibile trasferire da un luogo all’altro è ragionevole supporre che in qualche modo catturino una parte rilevante del differenziale nel “costo della vita”.

A titolo di esempio, per Roma ho utilizzato i valori di C1 Semicentrale/TUSCOLANO 1 (VIA TARANTO)

Compravendita  in €/mq MIN = 3600 Max = 5000

Locazione in €/mq al mese MIN=13,3 MAX = 18,3

Media Compravendita Roma = 4300

Media 3 città = 3350

A= Compravendita Media Roma/ Media 3 città =128%

Facendo la stessa operazione per la locazione ottengo

B= Locazione Media Roma / Media 3 città = 146%

C= Media (A,B)=137% valore utilizzato nell’articolo.

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11 Responses

  1. Mi pare che qui si dimentichi il fatto gravissimo che l’ISEE reintroduce surrettiziamente il cumulo dei redditi, abrogato dalla Corte Costituzionale nel 1976. Nella normativa l’ISEE fa infatti riferimento a un “reddito fiscale familiare”, per inciso grandezza sconosciuta al momento all’Agenzia delle Entrate, che si ottiene sommando i redditi dei componenti la famiglia cosiddetta anagrafica, e quindi anche quello del coniuge, se esiste. La sentenza della CC fu proprio originata dal rifiuto di un coniuge di comunicare i suoi redditi all’altro. Per compilare il modulo ISEE uno deve quindi conoscere i redditi di tutti i componenti la famiglia, e si pretende addirittura che possa autocertificarli. Si arriva poi all’assurda richiesta che uno autocertifichi non solo il suo reddito ma quello altrui. L’escamotage del legislatore e’ al momento quello di dire che presentare l’ISEE non e’ un dovere ma una facolta’ e se i tuoi familairi non ti vogliono comuniacre il loro reddito peggio per te, pagherai i servizi sociali il massimo. Questo potrebbe pure essere accettabile, ma e’ chiaro che lo Stato Ladro si sta avviando per la strada di rendere l’ISEE obbligatorio reintroducendo surrettiziamente il cumulo dei redditi e di fare pagare le tasse due volte a chi gia’ le paga.

  2. giuseppe 1

    In linea di principio posso essere d’accordo con Lei, Famularo.
    Tuttavia, bisogna stare attenti a circoscrivere il perimetro.
    Negli ultimi tempi si tende a far passare per prestazioni sociali agevolate quei servizi che negli altri Paesi sono considerate come prestazioni minime, semplice corrispettivo delle imposte versate. In Francia, per esempio, le tasse universitarie sono in assoluto molto più basse delle nostre e non c’è nessuno scaglione di reddito ( la Francia è centralista e socialista)
    Qualcuno potrebbe chiedersi per quale motivo paga le tasse, se poi deve pagare anche i servizi. L’Isee è certamente uno strumento rozzo. Meglio cambiarla totalmente che cercare di perfezionarla. Si rischia di creare un ulteriore redditometro con tutte le distorsioni del caso. (Giannino, na Befera è veramente Suo amico, come Lei ha detto in televisione?)

  3. VincenzoS

    @giovanni carboni
    La citata sentenza della CC, o forse piuttosto l’uso che ne è stato fatto, è un qualcosa di scellerato.
    Non si capisce per quale motivo, ad esempio, una famiglia in cui un coniuge gaudagni 300 e l’altro 100 paghi un ammontare totale di tasse diverso da una famiglia in cui ognuno dei due coniugi guadagni 200. Forse che nella prima famiglia il coniuge che guadagna di più va in vacanza in un 5 stelle e manda l’altro nella pensioncina familiare?
    E non è assurdo che un single con un reddito 100 paghi grosso modo le stesse tasse di un capofamiglia monoreddito con 3 figli minori a carico?
    Il dettato costituzionale dice chiaramente che le tasse vanno pagate in base alla capacità contributiva e mi sembra che nel caso in esempio la capacità contributiva sia ben diversa.
    Quindi in linea di massima il reddito andrebbe corretto con il quoziente familiare. Poi, se un coniuge non vuole comunicare i suoi redditi all’altro, ognuono pagherà per se e peggio per loro se pagheranno di più.

  4. giuseppe 1

    @VincenzoS

    Basterebbe che gli assegni familiari fossero più corposi e decenti.(questi sì,possono essere modulati in base al reddito familiare senza problemi di ordine costituzionale)
    Un conto sono le tasse,un altro i bisogni. Così si fa in tutto il mondo.
    Solo in Italia,non volendo impostare un vero welfare, si pensa di agire sempre sul fronte fiscale.

  5. giovanni carboni

    @VincenzoS Con il cumulo dei redditi, e senza il quoziente familiare, che in Italia non c’è mai stato né lo si intravede nel prossimo futuro, una famiglia che ha un reddito di 400 paga più tasse di due singoli ciascuno con 200. Quindi non vedo che ci sia di scellerato nella sentenza della Corte, che ovviamente giudica sulle leggi vigenti e non in base a quelle che potrebbero essere. L’ISEE funziona alla rovescia, in quanto penalizza la famiglia, specie quella costituita da persone sposate, dato che il reddito cumulato di due persone è diviso per 1,57 e non per due. In ogni caso non è da paese civile applicare in parallelo due diversi trattamenti fiscali fra loro inconsistenti, visto che in pratica si riduce a tassare al quadrato solo chi è già tassato. L’indice della sostenibilità economica dev’essere solo la dichiarazione dei redditi come avviene nel resto del mondo.

  6. Giorgio Andretta

    @Massimo Famularo
    viviamo in un paese dai più riconosciuto dai “piedi d’argilla” che io correggo e sostituisco con “carta”.
    Evinco leggendo la sua analisi che lei sia a digiuno di conoscenza del mercato immobiliare e di conseguenza la invito ad assumerne maggior contezza.
    Le faccio l’esempio del mio nucleo famigliare, per non andare molto lontano, e lo paragono a quello di un mio amico che vive solo.
    Mia moglie ed io(unici componenti del nucleo e senza figli) paghiamo di IMU ed IRPEF(presunta per la proprietà d’immobii) della nostra casa di residenza, dell’ufficio dove c’era la sede della nostra azienda costituita da 4ha di terreno da una stalla ed un fienile fatiscenti che non possiamo dichiarare collabenti perchè non abbiamo i soldi per pagare il professionista che li dichiarerebbe tali.
    Ognuno, sia mia moglie che il sottoscritto, riceviamo una pensione di 480€ mensili e l’unico conto corrente ce l’abbiamo congiunto alle Poste perchè ci sia accreditato l’assegno pensionistico e non possedimo alcun titolo di sorta.
    A fronte l’importo che versiamo ammonta a 4580€ per le sole IMU ed IRPEF, il nostro amico dipendente del SSN locale come impiegato di concetto riceve 42.000€ lordi all’anno paga 50€ di IMU per il suo mini appartamento però alle pareti sono appesi un Tintoretto ed un Canaletto valore di catalogo 12mil.€(avuti in eredità).
    Il nostro(mia moglie e mio) ISEE è molto superiore a quello del nostro amico.
    Faccia lei!!!!!
    Certo che ci vogliono delle menti geniali a me inimmaginabili per allestire tali arzigogoli contabili.

  7. RiccardoC

    @giovanni carboni
    Perfetto!
    Aggiungo che se vai in ospedale a farti una qualsiasi visita, l’impiegato preposto a dare istruzioni per il pagamento del tiket mediamente ignora:
    a) che si stia parlando di un reddito “familiare” (tralascio le risposte che mi son state date)
    b) rispetto a quale anno fiscale sia riferito (per l’impiegato con reddito fisso non è un problema ma per il professionista soggetto a grandi fluttuazioni del reddito si)
    c) che si possa scrivere sul foglio “senza certificazione” in modo, almeno di poter evitare di fare una dichiarazione falsa come la si farebbe certamente indicando un reddito senza sapere a quale anno si riferisce)
    Il tutto condito da una squisita esclamazione del tipo “ma suvvia è solo un’autocertificazione”, come dire, non conta un cxxxx!

  8. Lorenzo

    Ma se le tasse sono già progressive, qualcuno mi spiega perchè poi il prezzo del medesimo servizio fornito dallo stato debba essere differenziato?

    Fra poco, per andare dal medico, dovremo passare dal commercialista sperando di non morire nel frattempo.
    Qualcuno ha fatto il conto del costo materiael e sociale di queste stronzate utili solo a mascherare con un bella spruzzata di populismo ulteriori aumenti di tasse e balzelli.

  9. Lorenzo

    Per Massimo Famularo.

    La soluzione non sono altri arzigogoli e procedure più o meno professorali ma sicuramente lunghi e complicati.
    La soluzione è che ci sono già le tasse progressive col reddito. Con quello lo stato si arrangi senza altre costose ed inutili rotture al Cittadino.
    Uno dei più gravi problemi dell’Italia è proprio questo accartocciamento legislativo e procedurale inestricabile, incomprensibile ed utile solo a renderci sudditi.

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