Anche Monti “ladra” col fisco retroattivo!

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Il primo bilancio della parte fiscale della legge di stabilità, comunicato tecnico e bozza di testo alla mano, è finalmente possibile. Come ho spiegato stamane a radio24 con il professor Raffaello Lupi e Giuseppe Bortolussi, è un bilancio sconfortante. Non entro nei particolari, mi limito qui a quattro ragioni di principio.Primo. Il furto retroattivo. E’ rivoltante che anche il governo Monti si adegui alla prassi incostituzionale seguita pluridecennalmente da destra e sinistra: quella del fisco retroattivo.  Il meccanismo per il quale l’abbattimento a detrazioni e deduzioni e il limite di franchigia si applica ai redditi dell’anno in corso, mentre l’abbattimento di un punto delle aliquote Irpef dei due scaglioni più bassi è riservato ai redditi 2013 che andranno in conguaglio fiscale nel 2014, è la classica riproposizione del furto di Stato a cui ci ha purtroppo abituato il fisco italiano. Mi aspettavo fosse prerogativa della pessima èplitica dei partitanti, invece è sposato e fatto proprio anche dagli augusti professori al governo. Non fa loro onore. Accresce solo la legittima incazzatura dei contribuenti italiani, purtroppo abituati loro magrado dallo Stato a constatare che il Sovrano di cui sono sudditi cambia le regole del gioco a gioco in corso, perché per lui conta solo il saldo del suo, di conto economico, di quello di cittadinie imprese se ne fotte.

Secondo. La selezione darwiniana. E’ ancor più rivoltante che lo Stato dei tecnici si arroghi il diritto di spaccare gli italiani in due:  a pensionati e lavoratori dipendenti i primi effetti dell’abbattimento Irpef si vedranno infatti da questo dicembre, mentre la botta dilazionata dei benefici al 2014 è riservata solo per scelta del Sovrano ad autonomi e professionisti. Evidentemente, il principio selettivo è quello di stabilire fattispecie di contribuenti a diritti impari perchè chi rischia in proprio è meno degno di chi ha reddito fisso. Ci volevano i tecnici, per rispolverare questo rottame ideologico della sinistra primordiale.

Terzo: il saldo ineguale. Chiunque abbia dimestichezza con il calcolo equivalente dei punti per scaglione Irpef e Iva, sa che le simulazioni al 2011 del mix Irpef-Iva deciso due notti fa dal governo comporta un saldo netto favorevole alla finanza pubblica e negativo per i contribuenti. Alla faccia dei titoli “Svolta politica: Monti abbassa le tasse”. Per serietà, occorre aggiungere naturalmente che il saldo finale si potràò verificare solo ex post, dipenderà da come scendono i redditi degli italiani – tantyo – er da come l’auemnto Iva si traslerà in minori acquisti e più inflazione.  Ma sulla base dei dati di partenza, il governo ha mentito dicendo che la manovra è a saldo zero.

Quarto: l’IVA in contrazione dei consumi. Si è detto e scritto che tassare le cose invece delle persone è un primo segnale verso un cambio di sistema. Muovendo un punticino di qui e di là, non c’è nessuna svolta. E’ solo una manovra per fare cassa. Sono personalmente favorevolissimo a una tassazione indiretta più standard – meno aliquote agevolate scelte dalla pltiica secondo il principio “amici degli amici” – e più alta, ma la seconda cosa deve avvenire in presenza di una forte riduzione dell’aliquota mediana e marginale nell’imposizioe diretta. Che qui non c’è. Alzare l’alioquota generale IVA in presenza di una forte contrazuione del prodotto e del reddito avrà il solo esito di diminuire ilteriormente la domanda interna e di alzare ulteriormente l’inflazione, come correttamente scrive oggi il Wall Street Journal. Oltre al fatto che la diminuizione Irpef lascia fuori milioni di incapienti, che invece pagheranno più IVA.

Conclusione. Viva Thomas Jefferson, che ricordava come ogni tanto sia uno dei più alti valori della democrazia, la rivolta fiscale dal basso contro governi che si comportano come sovrani assoluti.

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