Er Batman Forever e la trasparenza come soluzione

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Feste in maschera, cene goderecce e politica impazzita sono la punta della punta di un iceberg. La pittoresca vicenda di “Er Batman” ha scoperchiato un calderone di scandaletti che suscita l’indignazione di molti. Eppure, quello che vediamo è solo una piccola parte della realtà e la ragione di ciò è che ci concentriamo neppure sul dito, ma sull’unghia.

L’unghia sono i comportamenti devianti. Il consigliere regionale che utilizza i soldi del gruppo per organizzare una festa, quello che fa assumere la cognata. Il dito è la dimensione dello “spreco” – fatico a trovare parole più adeguate per descrivere questo e questo. Ma i costi della politica sono una frazione del problema, e il problema non è solo il volume delle risorse sottratte ai contribuenti in un momento di paurosa stretta fiscale. Siamo seri: che stiamo parlando di 1 o di 14 milioni di euro, stiamo parlando di una cifra enorme, la quale però, spalmata su 42 milioni di contribuenti, fanno da 2 a 33 centesimi di euro a testa. Moltiplicandolo per 20 regioni stiamo comunque parlando di 0,48-6,67 euro pro capite. Bazzecole, seppure bazzecole che fanno infuriare.

Il vero dramma, di cui pochi parlano, è che le regioni mettono a disposizione dei partiti (per cortesia: evitiamo l’ipocrisia di dire che danno i soldi ai gruppi) somme immense le quali possono essere spese senza alcuna verifica ex ante o ex post. Il problema è che, se i partiti fossero costretti a rendicontare le loro uscite, avrebbero almeno un poco di pudore in più.

Ora, se questo fosse solo un problema dei partiti e della politica in senso stretto, saremmo a cavallo. Purtroppo, non è così semplice: e non solo perché, come col finanziamento pubblico, i partiti faranno ammuina finché il polverone (ironia involontaria) non si sarò posato e potranno riprendere l’andazzo di sempre, solo con un po’ di “sobrietà” tra virgolette.

La questione è più ampia e più grave. Molto più ampia e molto più grave. L’opacità non è un’esclusiva dei partiti, ma una caratteristica fondante della nostra pubblica amministrazione (come racconta Marianna Vintiadis in un capitolo di Sudditi). L’Italia è un paese nel quale ottenere informazioni basilari sul modo in cui viene speso il denaro dei contribuenti non è un diritto ma un privilegio; un paese nel quale la richiesta di informazioni viene guardata con sospetto, come potenziale fonte di problemi; un paese nel quale le informazioni vengono fornite, quando vengono fornite, in modo difficilmente accessibile, e in formati spesso poco o per nulla inutilizzabili. Un paese nel quale i bilanci degli enti pubblici sono redatti in riguardo e senza rispettare alcun metodo o criterio. Sono scritti per assolvere un obbligo formale, con l’obiettivo sostanziale di aggirarlo.

Faccio due esempi di vita vissuta.

Il primo: assieme a Francesco Gastaldi e Lucia Quaglino ho recentemente pubblicato uno studio sul trasporto pubblico locale in Liguria. Lo studio è disponibile qui. Per ottenere i bilanci delle aziende di cui ci occupavamo abbiamo tentato di chiederli ai rispettivi indirizzi email, comportandoci come qualunque cittadino che intenda verificare il funzionamento di una società pubblica la quale vive di contributi pubblici. Abbiamo trovato un muro di gomma (con la sola eccezione della società spezzina) fino a quando non abbiamo messo in copia alla richiesta l’assessore regionale ai Trasporti. Questo deve avere smosso la sensibilità delle società, ma ha smosso ancora di più l’assessore, Enrico Vesco, il quale ha diffuso a tutti una lettera in cui si premurava di garantire che lo studio non era commissionato dalla regione e che la regione non ne sapeva nulla. Il testo della lettera è riportato in appendice allo studio. (Sullo stesso filone, Lucia qui racconta come ha ottenuto alcune informazioni sulla spesa sanitaria lombarda solo facendo pubbliche pressioni su Twitter, dopo averle invano richieste con mail formali).

L’altro esempio è ancora più clamoroso. L’anno scorso abbiamo tentato di procurarci i bilanci di alcune Asl allo scopo di verificare se fossero redatti secondo le vigenti norme civilistiche o se, come dire, fossero scritti in modo tale da torturare i dati almeno un po’. Eravamo pronti a smascherare trucchi contabili di ogni sorta ma ci siamo rapidamente resi conto che c’è un modo ancora più efficiente di nascondere la polvere sotto il tappeto: trattare i bilanci come la ricetta della Coca cola. Di fronte alla richiesta di ottenere i loro documenti contabili, le Asl hanno risposto nei modi più sgangherati. Il caso più tragicomico è la seguente replica, ricevuta in carta intestata da una Asl (del Nord) con tanto di numero di protocollo:

in relazione alla Sua richiesta del 20 aprile u.s., spiace comunicare che per motivi di opportunità non è possibile dare riscontro alla nota.

La cosa più rivoluzionaria che si possa fare, e sarebbe a costo zero, è semplicemente ob-bli-ga-re ogni ente pubblico o società pubblica o partecipata da enti pubblici a rendere disponibile il proprio bilancio sul suo sito internet. Prima ancora di certificarli, i bilanci bisogna che siano accessibili. Nascondersi – scusate l’ovvietà – è il modo migliore per non essere scoperti, e fingere che ogni mela marcia sia l’unica mela marcia è il modo migliore per accreditare l’idea che siamo di fronte a singoli casi devianti, non all’implicazione logica delle regole esistenti. Invece tutte le mele sono marce semplicemente perché nessuna mela è verificabile. Quindi per cortesia non rompete le scatole con lo slogan frustissimo “tutti colpevoli nessun colpevole”, come dire isoliamo i cattivi: tutti colpevoli, ciascuno colpevole. Punto.

In un paese del genere, non c’è da stupirsi se poi la politica partorisce Er Batman. Er Batman e i suoi comportamenti non sono una patologia. Sono la conseguenza fisiologica delle circostanze ambientali, tanto quanto le zanzare sono la normale popolazione di una palude. Sbaglia chi crede di risolvere la situazione semplicemente utilizzando l’insetticida. Le zanzare spariranno per un po’, ma alla fine torneranno. L’unico modo per sopravvivere è bonificare la palude.

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