21
Set
2012

Fumo e arrosto nel programma di Renzi

Matteo Renzi spaventa i politici perché incarna una rottura: sia rispetto al passato remoto della sinistra italiana, sia rispetto al passato prossimo di un ventennio bloccato tra berlusconismo e antiberlusconismo. Ma Renzi è solo fumo o c’è anche dell’arrosto?

La domanda non è irrilevante e la risposta non è scontata. L’anno scorso, il sindaco di Firenze aveva presentato alla Leopolda un “wiki programma” che, da tanti punti di vista, appariva interessante e condivisibile. Oggi la questione del programma appare fondamentale (il che è curioso in un paese dove sono perlopiù ignote le posizioni dei principali leader politici su pressoché qualunque tema di una certa importanza).

Antonio Polito ha posto a Renzi domande precise, a cui il “rottamatore” ha replicato in modo non evasivo ma neanche esaustivo. Contemporaneamente, Franco Debenedetti ha sottolineato come a Renzi si chieda una chiarezza programmatica che da nessun altro viene pretesa, e lo stesso Luca Ricolfi, nell’esprimere un endorsement per il candidato del cambiamento, si sofferma più sulla forma del messaggio renziano, che sul messaggio stesso.

Eppure, Renzi un programma l’ha pubblicato. Vediamo cosa dice – con la consapevolezza che tale documento non è finalizzato (solo) a esprimere il profilo del Renzi-premier ma (soprattutto) a vincere le primarie del centrosinistra. Come con la Leopolda, mi soffermerò sulle proposte economiche. Intendiamoci: il programma di Renzi non contiene analisi profonde né soluzioni precise. E’ però indicativo dell’approccio culturale che il sindaco sembra voler adottare. In questo senso ha ragione Ricolfi: più ancora delle tecnicalità, contano il modo in cui egli affronta i problemi e il linguaggio che utilizza per farlo. Sicché, il programma di Renzi è un “prodotto” distante anni luce sia dagli slogan del Pdl, sia dalle mitiche 282 pagine di Romano Prodi (sui siti dei partiti non trovo né l’uno né l’altro, ma sicuramente è colpa di Google, non del fatto che se ne vergognano e li hanno sepolti e/o rimossi). Renzi non parla né la lingua del populismo né quella dell’equilibrismo: si esprime in una lingua pragmatica che, se contiene tracce sia di populismo sia di politichese, le unisce a una chiarezza di significato comunque lodevole. Una chiarezza – pur all’interno di contorni spesso labili delle sue proposte – che rende il programma di Renzi concretamente valutabile. Per chi abbia un minimo di consuetudine con le nostre prassi politiche, non è poco.

Il documento di Renzi si divide in dodici parti.

La prima “voce” s’intitola “ritrovare la democrazia” e riguarda temi di architettura istituzionale che, a me, paiono affrontati in modo razionale. Due suggerimenti, in particolare, sembrano interessanti: 1) “Il finanziamento pubblico va abolito o drasticamente ridotto” e va incanalato secondo sentieri diversi dagli attuali, cioè “favorire il finanziamento privato sia con il 5 per mille, sia attraverso donazioni private effettuate in maniera trasparente, tracciabile e pubblica” (idea che ricorda molto da vicino quella presentata da Nicola Rossi); 2) per quel che riguarda il rapporto tra i corpi della Repubblica, seppure in modo un po’ generico Renzi sembra puntare a una più efficace attuazione del federalismo, con una linearizzazione dei processi (la quale presuppone l’eliminazione degli enti “inutili”) e una migliore attribuzione di autonomia e responsabilità ai singoli soggetti istituzionali. Qui sarebbe davvero necessaria maggiore chiarezza: in principio ci siamo, ma poiché all’ombra del federalismo negli ultimi 20 anni si sono fatte le più immone porcherie (spesso con autentico spirito centralista o con l’effetto, se non l’obiettivo, di moltiplicare centri decisionali e costi in modo caotico) sarebbe davvero importante definire, con precisione, “chi fa cosa” (e soprattuto chi spende cosa e chi tassa chi).

Il secondo capitolo è dedicato all’Europa, ed è un po’ deludente. La frase “Per risolvere la crisi ci vuole più Europa non meno Europa”, oltre a essere vuota, è anche frusta (su Google  trovo 222 risultati per la citazione letterale, 53 milioni per la ricerca libera). In concreto, Renzi sposa la tesi dell’integrazione bancaria europea, col conferimento alla Bce di maggiori poteri in tema di vigilanza, e una “maggiore integrazione” dei bilanci pubblici, in particolare attraverso l’emissione di titoli di debito comuni. Sul primo punto nulla da dire, ma quest’ultimo invece va guardato con grande sospetto: non solo la concorrenza fa bene anche al fisco, ma gli eurobond sono, puramente e semplicemente, la soluzione sbagliata (non ultimo in quanto sarebbero una macchina infernale per la produzione di moral hazard). L’altra grande voce di questo capitolo s’intitola “fare gli europei” e contiene proposte che tendenzialmente non mi piacciono, con l’eccezione della spinta all’internazionalizzazione delle università (Dio sa quanto ne avrebbe bisogno l’Italia). Infatti la logica di fondo è quella di spingere il Vecchio Continente verso una crescente integrazione politica, ignorando i costi e le difficoltà di un simile processo all’interno di una realtà così eterogenea, persino nella lingua, come è l’Europa. Può essere una questione di uovo e gallina, ma nutro grande diffidenza verso qualunque tentativo di costruzione statale in generale, e in particolare di edificazione di un welfare e di un fisco comune in presenza di un mercato del lavoro sostanzialmente privo di mobilità territoriale.

Il terzo paragrafo, “Le premesse del rilancio”, è uno dei più densi, dal mio punto di vista. Al primo posto mette la riduzione del debito pubblico attraverso privatizzazioni, sia di beni mobili che immobili. Poi chiede di vincolare il gettito della lotta all’evasione alla riduzione delle imposte per i contribuenti onesti (in realtà questo è facile, perché, almeno in teoria, è già previsto dalla legge). Quindi suggerisce di “istituzionalizzare” la spending review trasformandola non solo in uno strumento di “efficientamento” della spesa pubblica, ma anche in un’occasione di suo ripensamento radicale, inclusi un taglio radicale dei sussidi alle imprese (essenzialmente quanto chiede il Piano Giavazzi) e “la riduzione dell’area del pubblico impiego” (ok, vengono esclusi esplicitamente i licenziamenti, ma almeno si fa un accenno all’esigenza di contenere il moloch). Matteo, I’m with you: questo programma è il mio programma.

La quarta area d’intervento, “Investire sugli italiani”, esordisce con la promessa un po’ prima repubblica di garantire una massiccia espansione degli asili nido (ok, bene, ma qualifichiamo meglio…), ma per il resto è del tutto condivisibile, in quanto si basa sul presupposto che la performance degli educatori – nei rispettivi settori della scuola dell’obbligo, della formazione professionale e dell’università – vada valutata e che a tale valutazione debba essere collegato un meccanismo efficace di premi e sanzioni. Debolucce le proposte per favorire l’accesso al mercato del lavoro di giovani e anziani: bene l’intenzione, poco convincente lo svolgimento.

Il quinto capitolo ha un titolo ambizioso a dire poco: “un nuovo paradigma per la crescita: partire dal basso, smantellando le rendite”. In realtà contiene proposte per lo più di buonsenso: un sostegno al reddito per le fasce sociali medio-basse (ok se alternativo al sostegno in natura che deriva dall’erogazione gratis o quasi di servizi pubblici), liberalizzazioni a gogo. Trovo molto meno condivisibile il punto sulla garanzia finanziaria parapubblica per le aziende, che è l’ennesimo modo di girare attorno al primo grande problema, cioè i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione. Molto buona l’idea di assegnare priorità agli investimenti pubblici nella manutenzione di piccole opere, piuttosto che realizzazione di grandi opere. A proposito di quest’ultime Renzi ha un’intuizione ma finisce fuori strada: istituire una commissione di esperti per valutare quali infrastrutture “servono davvero”. In realtà basterebbe prosciugare i sussidi e lasciar scegliere al mercato. Infine, molto correttamente i renziani individuano l’inefficienza della PA come maggiore ostacolo all’attrazione di investimenti stranieri. Quindi, per rendere il paese più attrattivo, non servono soldi ma riforme.

La sesta parte del programma è dedicata al welfare. L’approccio generale è assai sensato: il modo migliore per scongiurare forme di dipendenza cronica dallo Stato sociale e, contemporaneamente, garantire sufficiente flessibilità d’intervento, la sicurezza sociale deve trovare il suo alveo fondamentale al livello locale, e non deve avere dimensione puramente pubblicistica ma deve saper mobilitare associazioni, terzo settore, eccetera. Insomma: quella che, se la parola non fosse stata ampiamente sputtanata da chi ne ha fatto uso troppo disinvolto, si usava chiamare sussidiarietà. Per quel che riguarda la regolamentazione generale del mercato del lavoro, il modello è quello “alla Ichino” della flexsecurity. Sulla sanità, l’approccio è di una sostanziale razionalizzazione, legando il finanziamento del servizio alla definizione di “costi standard” e demandando la raccolta delle risorse necessarie principalmente alla fiscalità locale. Purtroppo non si parla – almeno non esplicitamente – di concorrenza tra strutture, anche se ciò non sembra essere in contraddizione con quanto viene esposto. Sulle pensioni, appoggio dichiarato e “non negoziabile” alla riforma Fornero.

Il settimo punto parla di tasse e l’esordio è una dichiarazione precisa: “La pressione fiscale ha raggiunto un livello insostenibile: uccide le imprese oneste e deprime i redditi dei lavoratori; soffoca l’economia e riduce la crescita. Al tempo stesso abbiamo un fisco che ‘fa la faccia feroce’ con gli onesti e con coloro che commettono uno sbaglio, sommerge gli italiani di norme complicate, ma ancora troppo spesso lascia i furbi indisturbati”. In che modo viene tradotta, in provvedimenti di policy, questa interpretazione (corretta)? La ricetta di Renzi inizia con la semplificazione sia per i singoli (“ciascun cittadino ha diritto di ricevere una dichiarazione dei redditi pre-compilata”) sia per le imprese, e prosegue ribadendo l’impegno di utilizzare i proventi della lotta all’evasione per l’abbattimento della pressione fiscale.

La semplificazione è anche al centro dell’ottavo capitolo del programma, che impone la trasparenza di tutti gli atti pubblici (presumibilmente inclusi i bilanci di enti e società partecipate) e l’informatizzazione della PA sia al suo interno, sia nel rapporto coi cittadini. La semplificazione viene immaginata come una prassi più che come un intervento spot, e si applica a tutti i livelli: dall’attività di produzione di norme e regolamenti all’organizzazione della giustizia.

La nona sezione è dedicata al “modello italiano: cultura, turismo, sostenibilità” e a mio avviso è la più debole. Sulla cultura la richiesta iniziale è “più risorse pubbliche”, anche se poi si riconosce l’importanza del ruolo dei privati (i cui investimenti si propone di defiscalizzare). Inoltre le varie proposte sulla promozione dell’Italia nel mondo attraverso un’agenzia unica per i musei mi sembrano naif a dire poco. Idem sul turismo: la risposta alla crisi del settore non può essere “una politica del turismo” (che vuol dire, poi?) ma affrontare i problemi che gli operatori turistici devono scontare, e che in buona parte sono coperti dagli otto punti precedenti. Anche sulla sostenibilità ambientale il programma è piuttosto generico e procede per slogan, quindi è difficile valutarlo.

Il decimo punto riguarda la sicurezza. L’undicesimo i “diritti” e al primo posto viene messo quello alla cittadinanza: “Chi nasce e cresce in Italia è italiano” (sottoscrivo). Il dodicesimo e ultimo capitolo è un invito alla partecipazione nella redazione del programma (in qualche modo questo articolo vuole essere una risposta a quell’invito).

Nel complesso, credo si possa ribadire quanto già avevo detto all’epoca della Leopolda: con tutte le sue contraddizioni, vaghezze e scelte retoriche, il programma di Renzi è, tra quelli dei candidati alle primarie del Pd e quelli degli altri partiti tradizionali, senza alcun dubbio quello più esaustivo. In questo senso è davvero bizzarro che il sindaco di Firenze venga continuamente tirato per la giacchetta per le sue reticenze programmatiche: piacciano oppure no, qui i contenuti ci sono. Possono piacere oppure no e meritano di essere valutati nel merito, non liquidati come se fossero assenti. Si poteva fare di più e meglio – che è sempre vero. Ma non v’è dubbio che, tra i papabili candidati dei partiti tradizionali, di destra e di sinistra, tutti gli altri abbiano fatto di meno e peggio.

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32 Responses

  1. Ricardo

    Pienamente d’accordo su quasi tutto, un solo appunto sul tema infrastrutture:

    “””””Molto buona l’idea di assegnare priorità agli investimenti pubblici nella manutenzione di piccole opere, piuttosto che realizzazione di grandi opere. A proposito di quest’ultime Renzi ha un’intuizione ma finisce fuori strada: istituire una commissione di esperti per valutare quali infrastrutture “servono davvero”. In realtà basterebbe prosciugare i sussidi e lasciar scegliere al mercato.”””””

    Purtroppo il mercato non è in grado di selezionare le infrastrutture in maniera efficiente, essendo queste spesso dei monopoli naturali e sono spesso anche caratterizzate da forti esternalità.

    E’ quindi inevitabile che ci sia una selezione da parte dello Stato, che deve valutare i benefici economici per la Società, non solo quelli finanziari che valuterebbe un privato.

    In questo senso, l’ipotesi della commissione di esperti è giusta, se non particolarmente originale – il difficile è fare in modo che gli esperti siano davvero tali (e non parenti di qualcuno) e in qualche misura indipendenti dai partiti.

  2. Arsem

    E’ ne più e ne meno il programma del pdl con la differenza che quest’ultimo vuole anche abolire l’imu.
    Per il resto anche il mio vicino di casa che vive di rendita poteva scrivere questa letterina prendendo spunto al bar.
    Meglio così tutto sommato almeno spariranno prima del tempo auspicato.

  3. Guest

    Una nazione che si dice democratica per prima cosa, deve pensare alla salute collettiva e al benessere collettivo. L’Italia ha un putno a proprio favore nella Costituzione: “ogni individuo ha parì dignità”, però così sembra non sia, visto come si comportano i ladri di regime! Poi si va a fare la guerra di liberazione in Libia, in Siria ed altri luoghi ove vige una questione simile, e si pretende di portare la “democrazia”… quale? Quella del “io posso rubare impunito e voi no?”.
    Lo Stato? Quello è composto di cittadini e non di politici! I politici sono delegati a guidare il paese, ma se lo portyano fuori strada (come ad ora) è necessario che se ne vadano e se non accettano di andarsene allora è legittmo iniziare l’insurrezione.
    Un disabile percepisce 270 euro/mese, un politico male che vada almeno 10.000. Il disabile si sbatte per racimolare un po’ di vita migliore, un politico si sbatte per dei vizi (coca, trans, mig***tte, auto etc).
    Ancora si vuole dare ascolto a tanti e tali pinocchi?

  4. francine

    Mi pare che visto il panorama politico(e non)italiano che ormai non possiamo definire deludente ma sinceramente inguardabile,indifendibile direi immondo,non ci si possa aspettare di piu’.Credo che non abbiamo un’alternativa migliore per ora.Non e’ certo il massimo ma dati i Fiorito i Dell’Utri i Verdini i Lusi i Lombardo & co…Comunque non illudiamoci..in Italia la maggioranza votera’ chi li fara’ sognare di piu’ e Renzi non fa sognare abbastanza.Anzi un po richiama a prendersi delle responsabilita’.Magari non tutte ma qualcuna si’..e quindi meglio un’altra bella scorciatoia!!

  5. Marco Tizzi

    Personalmente mi pare molto debole il lato “tasse”, che poi è quello fondamentale.

    Tutto il resto è noia, come diceva il Califfo.

    Piuttosto c’è da notare una curiosità: non esiste in Italia un vero partito “socialista all’europea” e quello che più ci si avvicina è forse il PDL con le proposte del Caimano di fregarsene del debito pubblico pur di rilanciare l’economia.
    Altra curiosità è che tutti accusano Renzi e il M5S di “non avere idee”, mentre sono gli unici due soggetti politici, oltre a FiD, ad avere un programma, pubblico e ben definito. Nessuno degli accusatori ha ancora fatto anche solo uno straccio di dichiarazione programmatica.
    Forse perché “vi ruberemo ancora tutto il possibile, come abbiamo sempre fatto” suona male.

  6. Carlo Galli

    con tutti i semplicismi, le approssimazioni e le zone d’ombra, e’ 100 volte meglio questo programma di tutte le vendolate e berlusconate che non solo abbiamo gia’ sentito, ma che sentiremo fra poco. Magari la sinistra italiana fosse quella di Renzi…

  7. fra

    Questo articolo con le sue critiche sarebbe già un programma migliore. Ma:
    1- la riduzione delle istituzioni pubbliche dovrebbe essere più massiccia altrimenti che vuole liberalizzare. Il federalismo può andar bene in termini di autonomia fiscale ma non regolamentare. Vi immaginate ogni comune per ogni regione con le sue leggi sull’urbanistica. Già è così e se ne vedono gli effetti. Ridurre e semplificare è l’obbiettivo.
    2- oltre a quanto detto aggiungerei rendere le banche private a tutti gli effetti e non lasciarle alle fondazioni. E creare concorrenza nel mercato bancario. Senza tirare fuori sempre la storiella della retroattività perché per certi c… va sempre bene e per altri invece mai.
    3- la domanda è: ma perché devono esserci sussidi alle imprese? O stanno sul mercato o no. Senza parlare di tutti i miliardi di euro erogati e finiti chissà dove. Il debito pubblico lo smuovete solo intervendo anche su questo.
    4- secondo me vanno rese più specialistiche le superiori. La formazione di grado superiore va completamente privatizzata dove possibile. Se servono medici ci saranno corsi di formazione in strutture completamente pubbliche e lo stesso in quelle private in base alle rispettive necessità. Visto che le aziende non apprezzano la qualità della formazione in Italia e si parla di merito a chi lasciarlo scegliere se non al mercato. Se i privati vogliono personale qualificato lascimoli liberi di formarlo come meglio credono. Senza continuare a finaziare corsi improbabili con soldi pubblici.
    5- per la gestione delle opere basterebbe ridurre al minimo gli interventi pubblici e lasciare la gestione a livello di singole regioni. A livello nazionale andrebbe gestita solo la viabilità principale, quindi autostrade e ferrovie, e le reti telematiche.
    6- io renderei la sanità completamente pubblica da un certo grado di gravità in su e per il resto al mercato. Sulle pensioni è necessario creare un sistema sostenibile, che ancora oggi non è nonostante le riforme. Io sarei per un minimo per legge garantito a tutti al raggiungimento dell’eta pensionabile, senza distinzioni e stabilito annualmente in base alle finanze dello Stato. Per poi privatizzarle completamente. Il principio è garantire un minimo e il resto dipende da quanto hai messo da parte durante la carriera lavorativa. Questo sistema può essere applicato solo alle nuove generazioni ma sarete costretti a rivedere quelle già maturate perchè saranno anche loro fuori controllo. In che modo resta da discuterne…
    7- io aggiungerei l’embargo per tutti i paradisi fiscali
    8- la giustizia… Credo che di produzione giuridica inutile ce ne sia in quantità industriale così come in materia fiscale e finanziaria. Che hanno già fatto i loro danni e continueranno a farli se non eliminate.
    9- lasciare al mercato turismo e cultura. Per le opere d’interesse nazionale si potrebbero affidare a società private al quale affidare in affitto i monumenti stessi. Spetterà a loro saperle gestire.
    10- non concordo sulla cittadinanza per motivi di giustizia sociale, e se mi accusate di razzismo è meglio che lasciate perdere.

  8. Luciano Zuffo

    Condivido l’analisi e le proposte.
    Diamo tempo al tempo, credo veramente che questo sia un punto di svolta e contribuire, oltre che stimolare, al miglioramento del programma credo sia anche compito dei cittadini (quelli che ci credono) …….. altrimenti continueremo ad avere (e meritarci) i politici attuali (nessuna eccezione!).
    Spero che ce la faccia e per quanto mi riguarda farò quanto nelle mie possibilità affinché ciò avvenga.

  9. paolo silvi

    Nasce democristiano, si accasa genericamente a sinistra (così e così !) e si lascia influenzare da Zingales. Beh non c’è male come mix. Il suo è un programma di un moderato con spunti di buon senso ma che con la “sinistra” ha poco a che fare. Se vincerà le primarie come potrà parlare con Vendola ? Ma non le vincerà !!!

  10. Alessandro S

    Sono d’accordo in pieno con il programma riveduto e corretto da “fra” tranne che sul punto n.7 .
    Io proporrei più semplicemente TRASFORMIAMO L’ITALIA IN UN PARADISO FISCALE. Sarebbe la fine di tutti i nostri problemi e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario.

  11. fra

    Alessandro S :
    Sono d’accordo in pieno con il programma riveduto e corretto da “fra” tranne che sul punto n.7 .
    Io proporrei più semplicemente TRASFORMIAMO L’ITALIA IN UN PARADISO FISCALE. Sarebbe la fine di tutti i nostri problemi e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario.

    Buona idea ma troppo tardi con i conti pubblici e i numeri che abbiamo. Siamo vicini al collasso altro che ripresa nel 2013. E questi ancora a menarla… Serve un partito d’economisti per i prossimi 10 anni almeno. Altro che la Gruber per la quale abbiamo già dato con i tecnici. Abbiamo dato solo in alcune occasioni per attappare le falle lasciate ciclicamente dalla classe politica. Poi vorrei anche parlare dello scontro tra giuristi ed economisti che addirittura lo sento ad un livello accademico relativamente basso quando dovrebbe essere l’inverso. Fino ad ora storicamente la rappresentanza parlamentare è stata sempre di giuristi, avvocati, notai. Iniziare con gli economisti sarebbe un inizio diverso finalmente.

  12. Stefano

    50 anni fa esistevano politici (vedi in rete Kennedy discorso sul PIL) che parlavano di valori e di strategie su come dovrebbe progredire la società.
    Il confronto con i politici nostrani di questo periodo è sconfortante.
    Ma ciononostante la Politica è indispensabile.
    Renzi sembra uno dei pochi che cerca di dare un taglio alle deleterie politiche e polemiche che hanno tenuto banco in questi ultimi anni.
    Ce ne fossero altri, anche negli altri schieramenti !

  13. Alessandro S

    @fra
    Naturalmente, lasciando le cose come stanno ora, la mia proposta sarebbe pura utopia, ma ricordiamoci che l’Italia il suo boom l’ha vissuto negli anni 60 quando non c’era bisogno di deregulation solo per il fatto che non c’era nemmeno la regulation.
    Non voglio tornare al far west di quegli anni, ma alla dimensione dello stato e della PA che c’erano allora, possibilmente anche meno. Partendo dal presupposto che purtroppo i nostri debiti dobbiamo pagarceli, abbassare le tasse dovrebbe quindi avere come presupposto: vendita di quasi tutto il patrimonio statale; divieto per legge per lo stato di svolgere attività economiche (cosa questa che stravolge gli equilibri del mercato a danno di chi può contare solo su sè stesso); drastico sfoltimento dei vari livelli amministrativi che negli anni si sono via via stratificati gli uni su gli altri come un tumore: stato, regioni, provincie, comuni, comunitá montane, consigli di circoscrizione; ecc. ecc. (per non parlare degli strati superiori come Unione Europea e relativa euroburocrazia).
    Una volta fatto questo, magari dando anche una sistematina allo scandalo numero uno dell’Italia ovvero la giustizia (soprattutto quella Civile che è da repubblica delle banane), potremmo farcelo il nostro paradiso fiscale e gli investimenti arriverebbero da soli.
    Lo so che che è e resterà un sogno (probabilmente per molti un incubo).

  14. Ugo Pellegri

    Condivido completamente quanto dice Stagnaro e, in conclusione, mi sembra il programma di Renzi, sia pure migliorabile, assolutamente positivo.
    La dinamicità, l’età, la determinazione e la concretezza che dimostra Renzi ne fanno l’unico candidato credibile, anche all’estero,per il dopo Monti.

  15. marco

    Io sarei propenso a firmare questa cambiale così come è formulata, se le premesse sono condivisibili questo dovrebbe garantirci che verranno selezionate tecnicalità coerenti col programma. Abbiamo di fronte tre alternative a renzi,
    farlo perdere e avere bersani, vittima designata di una evoluzione timida al contagocce
    avere berlusconi con arzille e scoppiettanyi improvvisate verbali e avanspettacoli di contorno, la mazzata finale
    avere grillo e andare a vedere un buio con una coppia di 9 Pericolosissimo

  16. Maurizio

    Liberalizzazioni. Caro Renzi gli ordni professionali vanno abiliti. Nessuna riserva di attività a nessun ordine. Neppure ai medici.

  17. Lorenzo

    @fra
    “Serve un partito d’economisti per i prossimi 10 anni almeno”
    Urca!
    Visto quello che hanno combinato finora, un altro annetto e siamo a posto.
    Visto poi che sarebbero “economisti” sia Keynes che Friedman la ricetta appare un po’ vaga.
    Sono invece d’accordo se si intendeva “gente che ne capisce di economia” e non quei professori universitari che, sopratutto, ne parlano. Poi dopo una valangata di tasse scoprono che hanno ridotto il PIL. Ci volevano anni in polverose aule per non accorgersene per quasi un anno.
    Polillo è sottosegretario all’economia. Ma dove l’hanno trovato uno così? Hanno letto la graduatoria del concorso dalla parte sbagliata?
    A questo punto meglio Renzi se qualcuno non prova a fermare il declino….

  18. fra

    Lorenzo :
    @fra
    “Serve un partito d’economisti per i prossimi 10 anni almeno”
    Urca!
    Visto quello che hanno combinato finora, un altro annetto e siamo a posto.
    Visto poi che sarebbero “economisti” sia Keynes che Friedman la ricetta appare un po’ vaga.
    Sono invece d’accordo se si intendeva “gente che ne capisce di economia” e non quei professori universitari che, sopratutto, ne parlano. Poi dopo una valangata di tasse scoprono che hanno ridotto il PIL. Ci volevano anni in polverose aule per non accorgersene per quasi un anno.
    Polillo è sottosegretario all’economia. Ma dove l’hanno trovato uno così? Hanno letto la graduatoria del concorso dalla parte sbagliata?
    A questo punto meglio Renzi se qualcuno non prova a fermare il declino….

    Si chieda perchè Polillo è li invece. Sarebbe più interessante il programma economico di Monti che la continua mediazione con la massa di ladri e cazz… in Parlamento. E comunque non ci sono alternative a questi numeri a meno che non si dichiari default.

  19. sauro

    ho letto i dodici punti.Non ho trovato una presa di posizione etica del tipo: tutti a casa, sia di destra che di sinistra, non appena sfiorati dall’accusa di aver rubato.E’ un giudizio politico.Farebbe risparmiare 60 miliardi l’anno di corruzione.
    E poi l’evasione fiscale.OK destinare il recupero alla riduzione delle tasse.Mancano i dettagli per sconfiggere l’evasione.
    Il resto è il solito elenco di buone intenzioni che tutti hanno.Dove sta la vera differenza fra i vari politici.Non si sa.Perchè Matteo Renzi non dice, in chiaro, dove sta la differenza?

  20. a

    ottimo, deve avere lo stesso ghost writer del comune visto che molti punti sono scopiazzati dal PEG (piano esecutivo di gestione) di Firenze.
    come a Firenze le parole si traducano in fatti molti ancora se lo chiedono

  21. giuseppe 1

    @fra

    Penso che la priorità sia SVECCHIARE.
    Mandare in pensione (possibilmente col minimo) le MUMMIE.
    Non è detto che se ne esca, ma è l’unica speranza.
    Per svecchiare in agricoltura occorre POTARE.
    Ben vengano RENZI e pure GRILLO se danno voce a tanti GIOVANI.
    Possono ancora decidere i VECCHI cosa serve per i prossimi dieci anni?

  22. Laurent

    Una volta bastavano le scuole elementari per capire che se le spese superano i ricavi non si va lontano. Se non te lo ricordi, te lo ricorda inesorabilmente l’aritmetica, non serve la matematica finanziaria degli economisti Bocconiani.
    Finchè si continua a spendere e spandere allegramente non c’è via d’uscita economica, economisti o non economisti. Anche vendere le riserve ti permette uno scrollone una-tantum e ti alleggerisce il conto economico con i minori interessi. Però c’è una sola cartuccia e dopo non bisogna rifare il buco altrimenti sei al punto di partenza ma ancora più disperato. Sul non rifare il buco dopo nel programma di Renzi non si vede molto chiaro.

    Oltre a questa banalità, per la ripresa servirebbero invece moltissimo (hanno costo ZERO) la decimazione delle leggi e l’annientamente della burocrazia in materia ambientale, di sicurezza sul lavoro e di diritto del lavoro. Di questo nel programma Renzi non mi pare si parli.

    Monti per altri 10 anni? Dopo la figuraccia galattica della regione Lazio si vede bene qual’è l’andazzo: presi con le mani nella marmellata fioccano i distinguo ed i non sapevo per restare. Su una nave il solo dire “non sapevo” è motivo giusto per buttarti a mare. Un dirigente non è pagato di più poer far volare gli stracci. E Monti non fa altro che alzare i ricavi per matenere le spese di questo porcaio.

    Ripresa nel 2013? Ma per favore.

  23. Giorgio Andretta

    Se prima di leggere questo post avevo un’idea fumosa di Matteo Renzi, dopo “..mi sembra di essere immerso in un bicchiere di acqua ed anice..”(P. Conte).

  24. Giorgio Andretta

    Marco Tizzi :Personalmente mi pare molto debole il lato “tasse”, che poi è quello fondamentale.
    Tutto il resto è noia, come diceva il Califfo.
    Piuttosto c’è da notare una curiosità: non esiste in Italia un vero partito “socialista all’europea” e quello che più ci si avvicina è forse il PDL con le proposte del Caimano di fregarsene del debito pubblico pur di rilanciare l’economia.Altra curiosità è che tutti accusano Renzi e il M5S di “non avere idee”, mentre sono gli unici due soggetti politici, oltre a FiD, ad avere un programma, pubblico e ben definito. Nessuno degli accusatori ha ancora fatto anche solo uno straccio di dichiarazione programmatica.Forse perché “vi ruberemo ancora tutto il possibile, come abbiamo sempre fatto” suona male.

    ,

    ne è proprio sicuro?

  25. Giorgio Andretta

    Carlo Galli :con tutti i semplicismi, le approssimazioni e le zone d’ombra, e’ 100 volte meglio questo programma di tutte le vendolate e berlusconate che non solo abbiamo gia’ sentito, ma che sentiremo fra poco. Magari la sinistra italiana fosse quella di Renzi…

    la ringrazio per essersi schierato.

  26. Giorgio Andretta

    @Marco Tizzi ,
    lei scrive:”Altra curiosità è che tutti accusano Renzi e il M5S di “non avere idee”, mentre sono gli unici due soggetti politici, oltre a FiD, ad avere un programma, pubblico e ben definito.”
    Tutti quelli che partecipano alle tornate elettorali hanno un programma pubblico, ben definito e ricco d’idee; è sufficiente informarsi ed andarli a leggere, i programmi, altra cosa è essere in grado di realizzarli.
    La filosofia popolare recita che :”Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”.

  27. @Guest Rispondo a Guest n° 3- Ha perfettamente ragione! Con quali criteri di realtà sono stabiliti i compensi dei politici? Guardando fuori dalla finestra ai tedeschi, svizzeri ecc.? Ma quelli sono persone serie! In Italia un operaio sgobba per 40 ore settimanali per meno di 1000 Euro! La pensione sociale in Italia credo si aggiri intorno ai 500 euro mensili. Questi sono parametri validi e reali! E non mi si venga a paragonare il politico al “manager”, come fece una volta un deputato molto in vista! Il dirigente si giudica dai risultati e se potessimo giudicare i politici dai loro risultati sarebbero da licenziare in tronco senza buonuscita e senza benservito!

  28. Marcus

    Renzi? E uno che non si preoccupa di gestire la città di cui è sindaco dovrebbe
    diventare un leader?
    Renzi esiste solo a livello mediatico dove tutti si prostrano davanti a lui.
    Nel concreto come amministratore locale è stato un fallimento.
    E questo venditore di macchine usate dovrebbe diventare il leader della sinistra?
    Va beh che bersani è uno zombie ma scordatevi che con renzi possa cambiare qualcosa: al massimo i conti in svizzera!

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