17
Set
2012

Il debito è mio, ma lo gestisci tu

I dati relativi all’indebitamento degli enti sanitari e allo sforamento dei tetti della spesa farmaceutica contenuti nella La Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni pubblicato dalla Corte dei Conti mettono in luce un aspetto, tra i tanti, del rapporto di squilibrio tra lo Stato e il privato.

Relativamente all’indebitamento, il problema deriva dal ritardo con cui le regioni trasferiscono la propria quota del fondo sanitario alle aziende sanitarie, che così pagano i fornitori in ritardo.

Nel 2011 i dati non sono completi, quindi si fa riferimento soprattutto a quelli degli anni precedenti: nel 2010 l’indebitamento complessivo netto degli enti era di più di 53 milioni. A parte la riduzione del 14,3% nel 2008 dopo il costante incremento negli anni precedenti il 2007, nel 2009 il debito torna ad aumentare del 6,79% e nel 2010 di poco meno del 4%.

Fonte: Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni

Nel rapporto si legge che “L’incremento delle passività a breve termine indica la difficoltà degli enti nel far fronte ai propri impegni commerciali, per insufficiente liquidità”: il 67,2% del debito è costituito proprio dalle passività verso i fornitori (35,6 miliardi di euro nel 2010), in continuo aumento dal 2007, che costringe così i venditori a una situazione di totale incertezza su quando verranno compensati per i beni forniti. Nel frattempo, dove vadano a prendere le risorse per coprire le spese e programmare eventuali investimenti, sono problemi loro.

Fonte: Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni

Per altro le situazioni di insolvenza hanno spesso dato origine a numerosi contenziosi alla fine dei quali il legislatore ha disposto “reiterate sospensioni delle azioni esecutive nei confronti di aziende sanitarie locali e ospedaliere” in quelle regioni sottoposte a piano di rientro dei disavanzi. Sebbene tale misura sia stata adottata “per dare respiro ad enti in estrema sofferenza finanziaria”, questo è nei fatti un tipico comportamento deresponsabilizzante: i sistemi sanitari regionali non solo non rispettano i vincoli di bilancio, ma godono anche di una sorta di autorizzazione da parte del legislatore che giustifica i mancati pagamenti a danno dei fornitori. Eppure questi ultimi, se non vengono pagati, vanno incontro al rischio di fallimento, al contrario di regioni ed enti locali che possono permettersi di non rispettare i vincoli di bilancio senza particolari conseguenze. Anzi, la legge stessa suggerisce che in caso di crisi i privati non debbano essere opprimenti pretendendo pagamenti che eppure gli spetterebbero.

La medesima disparità di trattamento tra pubblico e privato si riscontra nel caso della spesa farmaceutica (comprensiva di quella ospedaliera e territoriale), di cui si è parlato nel libro Sudditi: esiste, per legge, un tetto alla spesa farmaceutica che tuttavia viene costantemente sforato e il cui costo viene sostenuto dalle aziende farmaceutiche le quali, pur costrette a rifornire ospedali e farmacie dei medicinali, non vengono rimborsate. Il Rapporto della Corte dei Conti conferma che nel 2011, così come negli anni precedenti, tale limite non è stato rispettato. Più in dettaglio: il tetto per la spesa farmaceutica territoriale, ridotto dal 13,6% nel 2010 al 13,3% (meno 800 milioni di euro), è stato rispettato al limite (13,2%); la spesa farmaceutica ospedaliera è invece pari a 3,78 miliardi di euro, con un’incidenza percentuale pari al 3,56%, che supera così il tetto del 2,4%. Complessivamente la spesa farmaceutica totale è di 17,79 miliardi di euro, ossia il 16,74% del Fondo sanitario Nazionale (FSN), maggiore del tetto del 15,7 % di 1,1 miliardi di euro.

Fonte: Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni

Sono soprattutto le regioni in disavanzo a contribuire allo sforamento del tetto, reiterando il comportamento di scaricare sui privati le proprie inefficienze.

Sebbene, quindi, la spesa sanitaria italiana sia allineata alla media dei Paesi Ocse, in realtà dietro questo buon risultato si nascondono degli escamotage, per altro previsti dalla legge stessa, che consentono di spostare incertezze (relativamente all’indebitamento) e oneri (con riferimento allo sforamento dei tetti di spesa) sul mercato.

 

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11 Responses

  1. Massimo74

    Sarebbe interessante sapere cosa pensano Giannino & Co su come andrebbe riformato il SSN.Io la mia idea l’ho già espressa più volte ma mi piacerebbe conoscere cosa propone il manifesto di FID su un tema così importante,una voce che tra costi diretti e indiretti (questi ultimi riguardano il costo della macchina burucratica regionale, il cui bilancio per l’80% è assorbito proprio dalla gestione della sanità) incide per quasi il 20% del totale della spesa pubblica italiana.

  2. Marco Maria

    Esempi positivi esistono e farebbero risparmiare miliardi di euro/anno.Aprite questo link della sanita’ Svizzera facendo presente che uno stipendio medio Svizzero e’ doppio rispetto all’Italia e quindi i costi della polizza obbligatoria sono dimezzati.Il nostro problema e’ che non vogliono per vari motivi e con tutte le scuse immaginabili, no comment.Saluti.

  3. Giorgio Andretta

    In questo blog è un continuo parlarsi addosso!
    Gli amministratori, continuando a postare articoli del tono come quello di cui siamo coda, dimostrano di non leggere i commenti dei loro ospiti che hanno criticato e proposto le più disparate soluzioni al tema sanitario, come a tutti gli altri temi.
    A mio avviso sarebbe molto più utile vagliare le argomentazioni.

  4. Fra

    Io credo che sia sempre un problema di sostenibilità e priorità collettive. Mi piacerebbe un SSN che sia completamente pubblico da un certo livello di gravità in su, per il resto c’è il mercato. Ora un discorso del genere è difficile perchè generico ma credo sia la strada verso la quale orientarsi. Magari parlandone con l’intera rappresentanza del SSN. Cosa che avrebbe dovuto fare la politica già da parecchio tempo…

  5. Kamadora

    In teoria l’assicurazione per la salute sarebbe ottima. Ma di mezzo ci sono le assicurazioni. Anni fa ne avevo una per gli interventi chirurgici. Ricoverato in clinica per appendicectomia, alla visita di controllo del medico dell’assicurazione mi son sentito rispondere che la polizza non copriva l’intervento “perche’ l’appendicite era preesistente alla stipula del contratto”. Ecco quello che temo. Dal tutto al niente.

  6. Marco Maria

    @Kamadora
    Se applichiamo le “regole” Svizzere per cui le assicurazioni sono senza scopo di lucro e controllate dai Cantoni non ci sono problemi, dipende sempre dai politici che ci sceglieremo in futuro! Saluti.

  7. Giordano

    Che differenza c’è fra una assicurazione senza scopo di lucro e l’SSR/SSN attuale? Il sistema italiano, solo al nord, è ottimo e costa poco. Il problema nasce altrove per motivi noti e, in minor misura, per le rigidità legate alle garanzie sindacali, per cui se io per fare l’attività A ho bisogno della cosa B che improvvisamente si rende disponibile non più alle 8 ma alle 9, devo convocare enne sigle per chiedere se la fascia oraria stabilita in prececenza può essere cambiata. Ci mettono sei mesi e talvolta alla fine la cosa B è toranata disponibile alle 8 e tutto va a remengo.
    @Marco Maria

  8. CARLO GREZIO

    24 settembre 2012 a 20:35 | #14 Rispondi | Cita ATTENZIONE GIANNINO
    nel luglio 2010, proprio su questo blog, postavo un messaggio dedicato alla assoluta necessità di abolire le regioni per risanare l’italia.
    non mi seguirono in molti, ma evidentemente i tempi non erano ancora maturi.
    riproviamo :
    ABOLIRE LE REGIONI (sia a S.O che a S.S.)
    CONFERIRE LE DELEGHE LOCALI ALLE PROVINCIE, DOPO AVERLE RAZIONALIZZATE E NEL CASO RIDOTTE E AVER INSERITO LE GRANDI AREE METROPOLITANE.Riduzione del numero dei comuni sulla base di un minimo di 10,000 abitanti, (sparirebbero circa il 50% degli 8.000 comuni italiani).
    RITORNARE LE DELEGHE NAZIONALI AL GOVERNO CENTRALE.ISTITUIRE SOCIETA’ DI GESTIONE PER LE ASL.
    Pensateci un attimo : sparizione dei parlamentini regionali con tutte le inutili prebende a presidenti, deputati regionali, uffici regionali; espulsione dei dipendendenti regionali; chiusura delle ambasciate all’estero delle regioni: Potenziamento delle provincie e reale autonomia locale con controllo dell’operato degli eletti , possibile in un ambito provinciale, impossibile a livello regionale.OTTERREMMO EFFETTIVA DECETRAMENTO AMMINISTRATIVO , RIDUZIONE DEI COSTI, MIGLIORAMENTO DELLE PRESTAZIONI, SPARIZIONE DELLA IPOTESI FEDERALISTA COME GIUSTIFICAZIONE DI SECESSIONI O DISINTEGRAZIONE DELLO STATO UNITARIO.EFFETTIVA ALLOCAZIONE DELLE RISORSE SUI TERRITORI; costringeremmo i politici locali a non essere governatori ma gestori della cosa pubblica.Possibile riduzione delle tasse e miglioramento/abbattimento consistente della spesa pubblica per allocare dove serve (ricerca,università,istruzione etc).Possibile collegare il tutto ad una riforma elettorale e istituzionale con riduzione camere e diminuzione parlamentari.
    ATTENZIONE NON E’ FANTASCIENZA : LE REGIONI ITALIANE SONO AREE CON SCARSA POPOLAZIONE:SOLO 3 REGIONI SU 20 HANNO PIU’ DI 5 MIL.DI ABITANTI.COSTANO TANTISSIMO, NON FANNO NULLA, ACCUMULANO UN DEBITO ESORBITANTE ANNO DOPO ANNO.DOVE NEL MONDO BASTA UN SINDACO NOI ABBIAMO REGIONI, PROVINCIE, COMUNI…TUTTA FUFFA E SPESE INUTILI OLTRE CHE RIFUGIO DI CIALTRONI INEFFICIENTI.
    Questa sarebbe vero riorganizzazione dello stato su base locale se non ci fossero gli ottusi leghisti ad occuparsene, senza avere la minima cultura e competenza per farlo
    …ora i leghisti non ci sono più ma ottusi e ladri sono sempre al potere.

  9. Massimo fedeli

    Ciao Oscar , mi permetto di darti del tu , siamo coetanei, ti scrivo a proposito delle vecchie pensioni calcolate con metodo retributivo con un importo superiore ai 3500 € e alle pensioni di reversibilità verso la venticinquenne che sposa un ottantenne.
    Per me è talmente ovvio ed equo che andrebbero ricalcolate le prime con i nuovi criteri e la venticinquenne vedova dovrebbe lavorare per guadagnare la sua futura pensione. La reversibilità la prenderei in considerazione dopo almeno 20 anni di convivenza e dopo i 40 anni se ci sono dei figli minori o in minima parte figli che frequentano l’università .
    Aggiungo anche che sono immorali le pensioni cumulabili de politici che percepiscono netti anche 35000 € mensili. Ma quanto devono mangiare? Mi sembra più che giusto un ‘ importo intorno ai 5000€ e comunque determinate con lo stesso sistema oggi in vigore.
    Saluti
    Massimo Fedeli
    agente di commercio

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