12
Set
2012

La corte tedesca e la colpa italiana

Gli otto giudici della Corte Costituzionale tedesca non hanno deluso i mercati e fan dell’Europa. La Germania può dunque tranquillamente ratificare l’ESM, il fondo salva-Stati che costituisce un’evoluzione migliorata del precedente EFSF, e che era già stato approvato dal Bundestag con un’ampia maggioranza bipartisan, anche se con defezioni nelle file della CDU e della CSU. Ma la Corte di Kalrsuhe ha posto delle condizioni. Che però non sono così pesanti come si poteva temere.

Essenzialmente, viene posto un limite quantitativo di 190 miliardi di euro alla quota che la Germania può finanziare nei programmi di salvataggio.

Le domande, a questo punto, sono tre. Che cosa può significare questo limite? Che impatto può avere rispetto agli acquisiti di eurotitoli in difficoltà deliberati il 6 settembre dalla BCE? E che cosa può significare, per l’Italia?

Il limite di 190 miliardi, ha detto la Corte, può anche essere superato, ma a quel punto il Parlamento tedesco dovrà votare ogni volta che si stanziassero quote eccedenti.  Per la dottrina tedesca, è un richiamo al saggio principio per il quale la spesa pubblica va sempre giustificata agli elettori. A noi eurodeboli non piace e appare come espressione di taccagneria. Al contrario è un principio proprio allontanandosi dal quale per decenni la politica italiana ci ha condotti al bel disastro in cui siamo. Non è un caso che sia stata proprio la Corte di Karlsruhe, negli anni ’90, a obbligare di fatto la politica tedesca a tagliare in pochi anni quasi 6 punti di Pil di spesa pubblica e 5 di tasse: ciò che anche l’Italia dovrebbe fare. Su scala europea, il limite di 190 miliardi significa credere che non si andrà oltre il previsto salvataggio della Spagna, i cui termini sono ancora da chiarire, e al prosieguo del programma di sostegno alla Grecia, se la politica greca riuscirà nei tagli promessi. In altre parole, non c’è capienza per un salvataggio dell’Italia. Ed è bene e anzi meglio così: ce ne verrà uno stimolo a non perdere il controllo del bilancio pubblico, con le prossime elezioni politiche che per i mercati equivalgono a un enorme punto interrogativo sulla stabilità italiana.

Quanto al nuovo round di acquisti da parte della BCE di titoli greci, spagnoli, portoghesi e italiani, saggiamente voluti da Mario Draghi e il cui annuncio ha tenuto bassa la speculazione in agosto, la sentenza della Corte tedesca è totalmente coerente alle linee scelte da Francoforte. Anche la BCE ha chiarito che il suo sostegno può essere automatico e in quantità e per soglie non limitate all’aggravamento improvviso di crisi, ma per essere progressivo nel tempo in caso di spread che restino fuori controllo è condizionato a richieste formali di aiuto da parte dei Paesi in crisi. Vale anche per l’Italia: la politica nostrana è avvisata, non basta uno spread attualmente nella fascia 330-360 punti per evitarci lo spettro di aiuti formalmente contrattati con Bruxelles, sostanzialmente con Berlino, Parigi, e il Fondo Monetario.

Bisogna anche aggiungere che il quadro internazionale apparentemente per Roma si mette meglio, dopo le decisioni in pochi giorni dell’Eurotower e della Corte tedesca. Ma gli elementi di preoccupazione per l’economia internazionale restano alti. Oggi e domani si riunisce a Washington l’Open Market Commitee della FED e tutti si aspettano che il suo presidente Bernanke tenga fede all’annuncio che ha fatto a Jackson Hole l’ultimo giorno di agosto, e cioè vari una nuova campagna acquisti di titoli pubblici e privati sui mercati, a differenza della Bce stampando moneta mentre Francoforte quando comprerà titoli pubblici dovrà sterilizzare l’offerta monetaria, cioè vendere titoli per valore equivalente oggi da lei detenuti. Se all’America politica, in campagna elettorale ormai testa a testa tra Obama e Romney, non dispiace che la FED continui a stampare dollari per sostenere l’economia, ai mercati in realtà piace poco perché si considera che la politica monetaria iperlasca di questi anni americani abbia perso ormai ogni effetto sul Pil.

La politica monetaria del Giappone resta anch’essa molto lasca, e da sei mesi ormai si è aggiunta la Cina, preoccupata per la frenata della sua economia. Alla minima fiammata internazionale – per esempio tra Israele e Iran – i prezzi delle materie prime potrebbero schizzare verso l’alto. In un quadro in cui in realtà i prezzi dell’immobiliare risalgono per la prima volta dopo sei anni negli Usa.  Mentre devono scendere dai valori astronomici assunti nelle aree ad alto sviluppo in Cina, che oggi frenano.

In sintesi: non c’è sereno previsto, nel barometro dei mercati mondiali. E in conclusione, neanche dopo la sentenza tedesca l’Italia deve e può aspettarsi sconti. Finché non vara un piano credibile ed energico di abbattimento del suo debito statale tramite cessione di attivi pubblici invece che con più tasse ammazza-Paese, finché non riesce a tagliare spesa pubblica retrocedendola in meno imposte a lavoro e impresa per ricrescere, per le dimensioni della nostra economia e del nostro debito continueremo a essere il sospettato pubblico numero uno di euroattentato.

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42 Responses

  1. Deck

    Bah, mi sembra che anche Giannino si sia appiattito su un piano meramente finanziario lontano anni luce da quello che dovrebbe essere il proposito dell’Economia con la “E” maiuscola: il bene comune, il benessere della gente. Non si deve abbattere il debito alzando le tasse. Bisogna abbattere le tasse e poi ragionare, forse, su debito! Io non voglio vivere per il resto della mia vita in questo schifo di stagnazione/recessione è, in pratica, da quando ho coscienza di me stesso (2001/2002) che l’Italia non riesce a crescere, che declina, che si impoverisce, che sembra morire poco a poco. Il debito dello Stato Italiano non è il mio debito. E’ lo Stato che si è indebitato non io. Che venda pure il colosseo per quel che mi riguarda. Fuori dall’Euro subito! Moneta troppo forte per noi!

  2. Francesco_P

    @Deck

    Non mi sembra proprio utile in questo momento avventurarsi nell’abbandono dell’euro: avrebbe costi e genererebbe tanta inflazione da penalizzare in modo severissimo proprio le classi più deboli con l’effetto di contrarre ulteriormente il mercato interno. Inoltre i vantaggi di competitività dovuti alla svalutazione sarebbero marginali perché i maggiori problemi di competitività del nostro Paese sono dovuti ad altri fattori. L’uscita dall’euro produrrebbe ulteriori aumenti nel costo del capitale e non allevierebbe gli oneri burocratici, i tempi ed il relativismo del diritto, ecc., tutte zavorre che minano la competitività del Paese.

    La mia posizione è molto chiara: nell’euro non ci dovevamo entrare, ma adesso che il danno è stato fatto uscirne ne creerebbe uno maggiore.

  3. LiberaleDeluso

    Se non vengono varati tagli alla spesa pubblica, non si possono denunciare i dirigenti del MEF per danno all’erario? Da chi possiamo andare, basta presentarsi in Questura?

  4. Articolo ottimo, con una sola piccola imperfezione. “finché non riesce a tagliare spesa pubblica retrocedendola in meno imposte a lavoro e impresa per ricrescere”: poteva tratternersi quel “per ricrescere” poichè il tagliare la spesa pubblica può avere altre motivazioni che mi sembrano prioritarie:
    1) Assegnare la gestione di Scuola, Cultura, Santità, Assistenza e Ambiente a “privati” con vincoli sulla qualità del servizio e sua accessibilità (l’esempio del rapporto tra retta dei Salesiani e costo della scuola italiana per allievo è evidente!). Ma con questo si avrebbe anche una maggior motivazione in chi gestisce i servizi.
    2) Diminuire il peso della burocrazia nella vita del cittadino (perchè perdere tanto tempo in pratiche e non sapere mai se si è fatto correttamente?)
    3) Ridurre i costi della politica, quindi rinnovando il rapporto di fiducia tra stato e cittadino.
    Se, invece come sembra i tagli verranno fatti sull’erogazione stessa dei servizi, senza toccarne i meccanismi con cui vengono erogati… beh!

  5. Alessandro S

    @Deck
    Uscire dall’euro e dopo? Una bella svalutazione competitiva ogni 4 anni? Nel giro di poco tempo saremo alla fame tenuto conto che fondamentalmente la nostra è un’economia di trasformazione. Inoltre la nostra illuminata classe politica sarebbe libera di sbizzarrirsi in nuove release di finanza creativa. Personalmente credo paradossalmente che l’unica nostra speranza sia che quanto prima si sia costretti alla richiesta di aiuti con conseguente obbligo di profonde riforme imposte dalla Santissima troika.

  6. Maxi

    Nella situazione in cui siamo , con una politica ormai decadente che endrabbe rottamata e con sottobosco di miglioni di persone che vivono come muschio attaccato all’albero sano , Non vedo come le cose potranno mai cambiare Italia .
    non riusciamo neanche a fare operazioni di interesse nazionale senza che vengano regolarmente bloccate da un comitato nato il giorno dopo.
    Il sistema e’ troppo complesso per essere sciolto oltre al fatto che richiderebbe un tempo sproporzionato rispetto a quello disponibile .
    E’ amaro dirlo , ma un commisarimento da parte dell’Europa politica e non della finanza , potrebbe esssere l’unica strada percorribile per riuscire a fare quelle riforme di cui abbiamo tanto bisogno .

  7. mario unnia

    Il pezzo di Giannino può piacere, o no (a me piace), ma in ogni caso si merita dei commenti migliori di quelli finora comparsi. Smettetela con il bla bla bla, e firmate con nome e cognome.

  8. irene camagni

    Lacrime & sangue anche in futuro. OK, abbiamo raschiato il fondo del barile, non c’è più una lira per nessuno. Equitalia (UN PRIVATO ! VERGOGNA !) vuole soldiperchè lo sttao è a bolletta. Ragazzi, coi conti so fare a malapena 2+2. Tuttavia chi mi spiega dove li andiamo a trovare i soldi se, come Der Spiegel dice su uno degli ultimi numeri, La Francia e l’Italia devono dare il 27% del contributo del fondo salavastati?

  9. Federaiko

    Ma per riduzione della spesa cosa si intende? sarebbe bello un articolo tutto dedicato a questo argomento 🙂

  10. Federaiko

    ah aiutatemi a capire per favore 🙂 chi mi spiega che cosa si intende per sterilizzazione dell’offerta monetaria? comprando i titoli degli stati in difficoltà (operazioni di mercato aperto) non si applica una politica monetaria espansiva? non ho capito la parte in cui si parla di vendita. che qualcuno più esperto mi aiuti per favore 🙂

  11. Deck

    @Alessandro S

    Vede, io non so quale sia la sua attività. Le posso però dire qual è la mia. Sono responsabile area estero in una ditta produttrice di chiodi. Una delle tante medio-piccole aziende che ha fatto grande questo paese. Ora, come sicuramente potrà intuire, la produzione di chiodi è un importante settore anche in Cina. Molto semplicemente il problema è il seguente: i prezzi orientali sono inferiori ai nostri in una forbice che va dal 30 all’70%. La domanda che perciò le sottopongo è altrettanto semplice: io come faccio a venderli? E’ molto bello sentire commentatori, burocrati e tecnocrati decantare quanto sia fantastica una bella moneta forte. E’ altrettanto piacevole ascoltare i fiumi di parole spesi per rimarcare quanto sia importante per l’Italia migliorare la propria competitività e produttività. Ma qualcuno può veramente credere che le famose riforme strutturali (che non si faranno mai) mi faranno recuperare, in termini di prezzo, l’80%? No, nessuno lo può credere. Se lei ritiene opportuno soffocarsi con il Marco tedesco (spacciato per moneta europea) per altri 15 anni faccia pure. I Tedeschi hanno la Volkswagen, la Siemens, la BMW. Noi produciamo chiodi. Capirà che c’è una certa differenza.

  12. Sicuramente nella seduta di ieri la decisione della Corte Costituzionale tedesca ha avuto un esito positivo: gli investitori hanno spostato risorse dal potere forte (Germania) ai Paesi più deboli (Italia, Spagna e Grecia). Che ora si ragioni in termini di salvezza dell’Italia è giustissimo ma la riuscita o no dipende solo da noi! La Germania rimane ferma sulle sue idee proprio per le manovre fiscali che ha attuato nel tempo (come avremmo dovuto fare anche noi come dice Giannino); In America si rischia un ulteriore QE – ci fermeremo al 4° ?? – ma anche lì, il problema è “reale” più che “finanziario”! Futuro non molto roseo certo, ma sicuramente capace di spronare!
    Riccardo

  13. adriano q

    Tutti pazzi per Mary.Senza l’acquisto illimitato e senza condizioni cambia poco per un paese debole che pretende di mantenere una moneta forte.Il mercato deciderà il differenziale da pagare e noi ,in condizioni normali,dovremo lavorare per gli investitori esteri.Con la politica condizionata abbiamo le mani legati dalla paura per la reazione dei mercati a cui il nostro compatriota suggerisce come esercitare un obliquo controllo.In queste condizioni parlare di crescita mi pare un’utopia.L’unico sviluppo che avremo sarà quello della miseria.Per quello che vale mi associo a Deck,per confortarlo di non essere solo.C’è un proverbio dalle mie parti che perde di efficacia tradotto dal dialetto ma che riporto ugualmente perchè per me descrive bene la situazione.Chi non risica non rosica,diceva mio nonno ,che perse tutti i denti a morsicare una mezza pietra.

  14. Maxi

    @Deck
    il suo problema, che e’ poi il problema di molti noi , si puo’ risolvere solo in un modo : dazi all’ingresso .
    Dazi che dovrebbero colpire tutti quei prodotti che non rispettono minamente le regole in vigore qui in termini di tutela dei lavoratori , ambiente , ecc.
    questo non elimerebbe la sana concorrenza ma metterebbe sullo stesso piano aziende che operano in sistemi produttivi cosi’ diversi .
    Il problema : come possiamo imporre dazi al’ingresso quando il nostri potenziali finanziatori del debito pubblico sono i nostri concorrenti e quando le multinazionali che governano i nostri stati con il ricatto producono dove le regole sono molto piu ‘ blande per poter perseguire utili piu alti ?
    L’unica soluzione che trovo a questo punto , se non vogliamo tornare indietro di decenni in termini di qualita della vita avviando quindi un’era di deregolamentazione volta al ribasso , e’ quella di una politica che si aggreghi a livello sovranazionale , che adotti politiche liberiste per ridurre il propio peso nella vita economica e che si dedichi come dovrebbe , alla tutela del benessere dei propri elettori .
    L’abbandono di atteggiamenti imprenditoriali da parte del stato inoltre porterebbe a meno corruzione , meno perdite da appianare e quindi a meno debito .

  15. Francesco_P

    @Maxi

    Non credo che il problema di Deck possa essere risolto dai dazi. La questione molto seria che pone Deck è comune a moltissime produzioni made in Italy che non “tirano” più come una volta per problemi di prezzo.

    Sul prezzo saremmo comunque perdenti anche ipotizzando di non essere mai entrati nell’euro (oggi uscirne significherebbe più danni che vantaggi), di raggiungere il fatidico 30% di pressione fiscale, di non avere fra le scatole una burocrazia che ti avvolge come il ragno fa con la preda, ecc.

    Dove si può essere vincenti? Sulla specializzazione, sui prodotti che includono specifiche tecnologie, sul prodotto personalizzato, ecc., tutte cose belle che hanno il difetto di richiedere investimenti. Se le aziende sono stratassate e caricate di oneri impropri e le banche prestano il denaro col contagocce a tassi “pesanti” non si può investire. Per di più le genialate dell’IMU, delle accise, dell’IVA al 21%, ecc., contribuiscono al crollo del mercato interno assieme al crollo occupazionale. I geni credevano che i poveri continuassero a spendere: ora hanno scoperto che i poveri non comprano.

  16. Deck :
    Bah, mi sembra che anche Giannino si sia appiattito su un piano meramente finanziario lontano anni luce da quello che dovrebbe essere il proposito dell’Economia con la “E” maiuscola: il bene comune, il benessere della gente. Non si deve abbattere il debito alzando le tasse. Bisogna abbattere le tasse e poi ragionare, forse, su debito! Io non voglio vivere per il resto della mia vita in questo schifo di stagnazione/recessione è, in pratica, da quando ho coscienza di me stesso (2001/2002) che l’Italia non riesce a crescere, che declina, che si impoverisce, che sembra morire poco a poco. Il debito dello Stato Italiano non è il mio debito. E’ lo Stato che si è indebitato non io. Che venda pure il colosseo per quel che mi riguarda. Fuori dall’Euro subito! Moneta troppo forte per noi!

    Uscita dall’Euro? così poi portiamo in default tutta l’Europa e torniamo al baratto… se la crescita è stagnante adesso, uscendo dall’euro sarebbe solo peggio

  17. francine

    @Deck
    Con la nuova trovata della bce intanto prolunghiamo un po l’agonia.Naturalmente non della speculazione che si frega le mani e con i cambi guadagna a man bassa ma dell’economia reale con la quale cerchiamo di mangiare tutti i giorni.Sono molto contraria a questa nuova promessa di acquisto di bond poiche’ acquista un tempo che non possiamo piu’ permetterci.Bisogna essere sinceri:non siamo in grado(non noi che ci guadagnamo la pagnotta giorno per giorno..ma chi governa e governera’ forse dopo MM)di trovare una soluzione ai problemi enormi del paese e questo tempo in piu'(quanto sara’?6 mesi,un anno?)servira’ solo a farci arrivare piu’ prostrati alla meta.Con piu’ debito pubblico,meno forza personale di farcela e meno risorse da spendere.Purtroppo non serve a nulla dire queste cose perche’ la maggioranza vince.Ed e’ quella maggioranza di italiani che ancora credono che ne usciremo facendo il gioco delle tre carte..tanto loro lo stipendio fisso a fine mese lo ricevono ancora..finche’ noi riusciremo a tirare il carretto..!!La verita’ amara secondo me e’ che per tornare ad essere competitivi dobbiamo impoverirci a tal punto da tornare ad essere umili e accettare delle condizioni che oggi non ci sogneremmo mai di accettare.Non parlo per me che ho gia’ cambiato completamente il mio stile di vita e i miei orizzonti di lavoro ma io sono obbligata perche’ se non lo faccio non mangio tutti i giorni.Parlo di tutti coloro che danno le loro conquiste(anche quelle che io ritengo eccessive e che ci pesano addosso con le tasse)per acquisite in eterno e non calcolano che il mondo ormai e’ piccolo e non possono piu’ esserci queste enormi divaricazioni nei redditi e nella qualita’ della vita.Temo che ci dobbiamo rassegnare a questa tracimazione verso il basso.C’era la possibilita’ pero’ di uscirne prima accelerando la rottura di questo sistema non piu’emendabile.A questo punto era meglio se ci lasciavano il Berlusca cosi’ almeno nessuno ci dava piu’ bombole di ossigeno e staccavamo la spina prima!

  18. Maxi

    @Francesco_P
    sicuramente per molte aziende manufatturiere con prodotti maturi la scelta obbligata sara’ quella di riconvertirsi a prodotti di nicchia oppure affiancare al proprio prodotto qualche forma di servizio che ne renda conveniente l’acquisto .
    La decisone pero’ di Ikea di produrre in Italia e’ l’esempio piu’ evidente di come la qualita’ e l’attenzione al prodotto puo’ spostare l’ago della bilancia a nostro favore malgrado prezzi maggiori rispetto ai nostri concorrenti .
    E questo , ne sono convinto , accade sopratutto la’ dove la componente umana risulta piu coinvolta nella creazione del prodotto .
    non e’ sicuramente faciale , ma credo che se riuscissimo in qualche modo ad penalizzare l’ingresso a produttori che non rispettono le regole e riuscissimo a fare queste benedette riforme , la spiccata attitudine di noi italiani all’imprenditoria farebbe il resto .
    Abbiamo bisogno soltanto di un tedesco che insegni ai nostri governanti come si fa’.

  19. Alessandro S

    @Deck
    Io sono un ingegnere libero professionista, molte aziende con le quali lavoravo hanno giá chiuso o sono in coma. Ho avuto la fortuna in questi ultimi tempi di lavorare con aziende tedesche come prima avevo fatto con aziende americane e ho maturato la convinzione che tutte le nostre disgrazie dipendono solamente da uno stato, inteso come pubblica amministrazione, assolutamente indegno. Per questo motivo sono convinto che se c’è una speranza può essere solamente quella di un cambiamento drastico imposto da fattori esterni: la Santissima Troika appunto.

  20. Francesco_P

    @Maxi

    Purtroppo l’insegnamento tedesco produce Monti, il “tassatore scortese”, e Casini, il maggior tessitore di trame di palazzo. Loro due rappresentano le direttive del PPE in Italia, notoriamente allineato sulle posizioni tedesche. Bisogna ammettere che dal punto di vista aziendale i tedeschi sono efficienti, nonostante le ricette sbagliate.

    I nostri problemi ce li dobbiamo risolvere noi. A furia di pensare agli stranieri come governanti miracolosi, l’Italia s’è ridotta in condizioni penose. Basta fare come Tafazzi (vecchio ricordo televisivo)! Sennò finiamo di nuovo nel periodo delle dominazioni straniere come prima di 151 anni fa.

    Dobbiamo far si che le aziende estere che investono in Italia non scappino via dopo pochi anni e che le imprese italiane non abbiano troppi motivi per delocalizzare la produzione.

    Dobbiamo saper sfruttare il periodo di respiro concessoci da San Draghi con le OMT, anche se il Governatore della BCE non agisce per il nostro bene. Al contrario Draghi pensa ai bilanci delle istituzioni finanziarie che hanno in portafoglio titoli di Stato dei Paesi periferici; infatti una parziale ripresa di valore o, comunque, una minore svalutazione di questi asset avrà effetti positivi sui bilanci delle banche.

  21. sergio

    Giusto e sacrosanto risolvere da soli i problemi senza poter sperare in “salvataggi” dell’ultim’ora;forse è la volta buona che al di là di una ” parolaia spending review” si metta finalmente mano ad una vera riduzione STRUTTURALE della pubblica amministrazione centrale e locale (con relative partecipate ) e l’invadente burocrazia,inutile e dannosa per uno sviluppo economico.Chissà perchè ogni qual volta si tenti di toccare la “macchina pubblica” si ha un compattamento trasversale delle politiche ,con sinergia di veti.

  22. Qui mi sembra di essere in un circolo che non finisce mai. Le priorità della politica economica attuale sono molto lontano da quello che io intendo priorità per la società: benessere, sanità garantita, abbassamento delle tasse, ecc….e cosa succede? Giusto il contrario.
    Non capirò mai come la visione della realtà tra politici e cittadini sia tanto diversa.

    In ogni caso direi che possiamo uscire dall’euro, non riesco a vedere quanto possa essere stato utile per noi, cittadini, negli ultimi anni?

  23. Stefano Gamberoni

    Non dobbiamo uscire dall’euro, bensì uscire dall’Italia. La cessione di attivi pubblici può servire a dare una botta al monte del debito, ma dopo? Il debito c’è perchè lo stato ha speso e continua a spendere troppo. Occorre la soluzione perchè lo stato smetta di spendere, ed al contempo il debito venga rimborsato in tempi rapidi (5 lustri non 50 anni). L’unico modo è dividere l’italia. Le regioni tosco-padano-venete riconosciute confederazione sovrana si tengono le loro tasse, resettano l’organizzazione italiana, restano nell’euro e garantiscono il sistema finanziario internazionale accollandosi il servizio ed il rimborso del debito. (già oggi sono solo loro che lo pagano tutti gli interessi, di rimborsarlo non se ne parla ancora perchè comunque l’italia unita si sta ancora indebitando) Le serie storiche dei conti pubblici dicono che questi territori avrebbero un avanzo primario dell’ordine del 14% che neanche la Norvegia! Immediatamente il debito pubblico (ex)italiano non sarebbe più un problema per eurolandia perchè il nuovo stato potrebbe abbassarlo al 60% in 15 anni. Questo è il motivo per cui gli altri stati dell’area euro dovrebbero sostenere la creazione della nuova confederazione (Confederazione Serenissima, bello neh?). Per il resto d’italia? Anche là si resetta il sistema italiano e si riorganizza lo stato come Confederazione Mediterranea. L’impatto della divisione del paese: azzeramento del flusso di risorse che tutte le regioni versano a roma, significa uccidere (metaforicamente) la casta. Rimedi per la Confederazione Mediterranea? Questa sì esce dall’euro e svalutano, non avendoo più alcun debito pubblico estero, potrebbero farlo senza danneggiare il sistema finanziario internazionale. E qui mi fermo. Chi vuol saperne di più venga Domenica 16 settembre alle 11:00 a Linarolo Po (PV) – sul grande fiume presso il ponte della becca. http://www.lindipendenza.com/indicazioni/. Grazie per l’ospitalità e saluti

  24. Maxi

    @Francesco_P
    a mio parere , I colonialismi non sono mai finiti davvero , ma anzi hanno trovato solo nuove forme piu subdole per esistere di prima .
    Chi sono pero’ gli imperialisti di oggi ? le stesse organizzazioni che speculano e che vorrebero lo sfascio dell’euro e di tutte quelle forme di organizzazione politica che potrebbero ridurre in qualche modo la loro capacita di manovra .
    detto questo , ferito nell’orgoglio di italiano , non credo che mai da soli riusciremo ad uscire dal buco in cui ci siamo messi .
    Se oggi la Germania e la Francia , anche e sicuramente per i propri interessi , inistono nel tenere insieme questa Europa , forse puo’ essere l’unica occasione per noi di riuscire a riformare il nostro sistema .

  25. Stefano Gamberoni

    @Maxi
    @Maxi.
    Neppure riformare il nostro sistema in una italia unita, non è una prospettiva molto rosea. Ovvero proseguire con la linea Monti… sappiamo cosa vuol dire l’abbiamo vissuto nel 2012. Davvero si può augurare ai nostri figli (ed a noi stessi) 100 di questi 2012? L’obiettivo che DE e FR vogliono è la stabilità dell’euro, in effetti farebbe comodo anche a noi. Ma per fare questo dobbiamo riportare il debito al 60% del PIL. In valore assoluto significa rimborsare 900 Miliardi di debito. Ammesso e non concesso che con la cura 2012 l’italia chiuda l’anno con un avanzo netto pari 15 Miliardi, e si possa finalmente cominciare a restituire il debito, faccia un po’ il conto di quanto tempo ci vorrà per raggiungere il risultato voluto. Presto detto: 900 / 15 = 60 anni. Anche con le dismissioni più ottimistiche non si scende sotto i 40 anni. E’ questo un futuro auspicabile? Possiamo dire ai nostri figli, studia, fai famiglia e lavora nel prossimo mezzo secolo alle condizioni che abbiamo vissuto nel 2012? Se si divide l’italia e le regioni produttive si impegnano a rimborsare il debito, in 14 anni ne saremo fuori, e l’euro si stabilizza da subito! Poi leggeri e liberi, ma vivi. Saluti

  26. Alessio

    @Deck
    Beh, converrà che sarebbe difficile convincere un paese che ha tra le referenze (ahimè ormai tramontate) esperienze pionieristiche nella chimica, elettronica, aeronautica, cantieristica, ferroviaria e via dicendo, che dovremmo tutti attivarci per la difesa del mercato dei chiodi, o delle rondelle, o altro settore a basso contenuto tecnologico (così come appare a prima vista).
    Sarebbe complicato convincere chi ha idee e skill adatti alla competizione internazionale in mercati Hi Tech che bisogna lasciare l’Euro per l’obiettivo di cui sopra, o inserire dazi doganali a difesa della propria (non)competitività perché i settori di punta si troverebbero di fronte alle stesse ritorsioni senza peraltro alcun vantaggio, visto che i prodotti cinesi o asiatici in genere entrerebbero da altri paesi UE come la Romania o equivalenti.
    No credo che il suo argomento non sia sostenibile.
    Penso che convenga concentrarsi su due filoni principali quali l’innovazione tecnologica e sistemica (non solo IT o materiali, ma anche gestione efficiente di risorse naturali e paesaggistiche) e riduzione dei fabbisogni statali (Oscar li chiamerebbe recupero della refurtiva, trovandomi completamente d’accordo) con vendita di valuable assets (concessioni per spiagge, termali e simili) sotto forma di fondo controllato da mix pubblico/privato che ne raggruppi il valore fino a massa critica.
    Significa, in breve, fine delle signorie delle rendite e spazio al valore ed al merito.
    Ma tanti sarebbero costretti a lavorare davvero, e farebbero un gran broncio!!
    Saluti

  27. Allessio

    @Deck Beh, converrà che sarebbe difficile convincere un paese che ha tra le referenze (ahimè ormai tramontate) esperienze pionieristiche nella chimica, elettronica, aeronautica, cantieristica, ferroviaria e via dicendo, che dovremmo tutti attivarci per la difesa del mercato dei chiodi, o delle rondelle, o altro settore a basso contenuto tecnologico (così come appare a prima vista). Sarebbe complicato convincere chi ha idee e skill adatti alla competizione internazionale in mercati Hi Tech che bisogna lasciare l’Euro per l’obiettivo di cui sopra, o inserire dazi doganali a difesa della propria (non)competitività perché i settori di punta si troverebbero di fronte alle stesse ritorsioni senza peraltro alcun vantaggio, visto che i prodotti cinesi o asiatici in genere entrerebbero da altri paesi UE come la Romania o equivalenti. No credo che il suo argomento non sia sostenibile. Penso che convenga concentrarsi su due filoni principali quali l’innovazione tecnologica e sistemica (non solo IT o materiali, ma anche gestione efficiente di risorse naturali e paesaggistiche) e riduzione dei fabbisogni statali (Oscar li chiamerebbe recupero della refurtiva, trovandomi completamente d’accordo) con vendita di valuable assets (concessioni per spiagge, termali e simili) sotto forma di fondo controllato da mix pubblico/privato che ne raggruppi il valore fino a massa critica. Significa, in breve, fine delle signorie delle rendite e spazio al valore ed al merito. Ma tanti sarebbero costretti a lavorare davvero, e farebbero un gran broncio!! Saluti

  28. Alessandro F.

    Deck :
    Il debito dello Stato Italiano non è il mio debito. E’ lo Stato che si è indebitato non io.

    Il debito dello stato italiano è di TUTTI gli italiani che nel corso degli anni lo hanno generato. Se non fosse stato per l’eccessivo debito pubblico (il quale ha drogato l’economia italiana falsando il livello del tenore di vita dei cittadini) probabilmente TUTTI gli italiani avrebbero potuto godere nei decenni passati di un tenore di vita e di un benessere diffuso molto inferiore di quello del quale hanno goduto.

  29. Alessandro F.

    Alessandro S :
    @Deck
    Per questo motivo sono convinto che se c’è una speranza può essere solamente quella di un cambiamento drastico imposto da fattori esterni: la Santissima Troika appunto.

    Assolutamente d’accordo !!!!
    Anche io penso che oramai noi italiani non ce la facciamo a venirne fuori da soli.
    Siamo drogati di debito pubblico (debito pubblico che ci ha permesso un tenore di vita al di sospra delle nostre possibilità) al quale non siamo capaci di rinunciare.
    Quindi lo Stato Italiota TAssicodipendente (rubo il copyright a Oscar) il quale a sua volta ha spacciato agli italiani dosi di di debito pubblico per consentire loro una vita che altrimenti non si sarebbero potuti permettere, non ce la fà a disintossicarsi da solo e per farlo deve ricorrere per forza all’intervento della Troika/San Patrignano.

    La santissima Troika la quale, una volta commissariata l’Italia, mi auguro cominci a fare quello che gli italiani non sono stati capaci di fare (taglio della spesa pubblica in eccesso, liberalizzazioni etc.)

  30. Stefano

    ….non mi risulta che la Corte tedesca abbia dovuto deliberare per gli investimenti che la ex Repubblica Federale Tedesca ha effettuato per la riunificazione; il problema di fondo è un altro: riunire i Tedeschi era per i Tedeschi ovvio, spendere per i fratelli della vecchia DDR era scontato. Spendere per un Greco, uno Spagnolo o un Italiano (ma non dimentichioci che ci sono anche – seppure latenti – problemi con Portogallo e Irlanda) invece, non lo è !
    L’Europa, soprattutto questa Europa della finanza, dove le libertà garantite si sono tradotte nell’abbassare l’uomo al livello di merce, non è minimamente sentita come una comunità.
    Se non riusciremo a far capire a tutti gli Europei che Europa è cultura, è stile di vita, è valori (Cristiani checchè se ne dica), è terza via tra capitalismo puro (nordamericano) e “dirigismo” (asiatico) e che queste caratteristiche si perderanno se l’Europa non opererà come una unica entità (tra 10 anni la Germania, che ora è la 4a potenza economica, sarà difficilmente presente nelle prime 10) non avremo futuro: la BCE e le politiche di tecnici e politici che guidano i nostri Stati sono solo piccole tattiche di breve respiro.

  31. francine

    @Alessandro F.
    Sara’ sicuramente vero.Pero’ come l’abbiamo fatto tutti ora dobbiamo TUTTI ridurlo.E non solo alcune categorie mentre altre continuano bellamente a fare come niente fosse(casta e relativo entourage di milioni di persone che ci mangiano sopra).Sentivo ieri Giannino che parlava di un aumento di fabbisogno pubblico da 350 miliardi di euro ad inizio anni 90 fino agli 800mld di euro attuali con un aumento del 220% anziche’ del 50% come sarebbe stato rispettando l’inflazione.E cio’ nonostante il fiume di denaro derivato dalle privatizzazioni e la manna dell’abbassamento dei tassi di interesse generato dall’effetto euro(alla faccia di quegli ignoranti piu’ o meno incoscienti che continuano a dire che l’euro ci ha rovinati).E allora?ci decidiamo a rinunciare ai privilegi di stipendi da favola ai piani alti e di stipendi miseri ma pur sempre rubati visto che si tratta di persone assunte solo per motivi di conoscenze corruzione etc..ai piani bassi?Vogliamosmetterla di “mangiare” su tutto e rubare a man bassa?Visto che qui nessuno rinuncia a nulla anzi..noi ci dobbiamo rassegnare a vedere la nostra quota destinata alla pagnotta ridursi(per aumento di tasse da un lato e diminuzione delle entrate dall’altro) sempre piu’ negli anni fino a che forse arriveremo alla rivolta sociale.Anzi a dire il vero mi sembra di vedere una situazione pre rivoluzione francese dove il palazzo continuava a non rendersi conto di come il paese era allo stremo per il continuo aumento della tassazione e delle foli spese della casta reale e affini.Speriamo di sbagliare ma la vedo arrivare..e se non saranno gli oppressi saranno quelli a cui leveranno cio’ che ritengono ormai acquisito(vedi sopra casta e amici)che si ribelleranno.Con possibilita’ di frattura Nord-Sud,pubblico-privatoPurtroppo tale scenario non porta necessariamente ad un equilibrio migliore(vedi Napoleone..).

  32. Giorgio Andretta

    @Alessandro F. ,
    è lo stato che vuole spacciarlo per mio, il debito, ma lo respingo al mittente, se dipende dalla mia volontà; altra cosa è che obtorto collo lo debba pagare, come faccio a difendermi?
    Se sbaglio mi corregga, lei penserebbe che io abbia il voto a disposizione, bene, è in grado di suggerirmi una forza politica che non faccia parte del sistema del ladrocinio di stato?
    Grazie per quanto riterrà rispondermi.

  33. Alessandro F.

    Giorgio Andretta :
    @Alessandro F. ,
    è lo stato che vuole spacciarlo per mio, il debito, ma lo respingo al mittente, se dipende dalla mia volontà; altra cosa è che obtorto collo lo debba pagare, come faccio a difendermi?
    Se sbaglio mi corregga, lei penserebbe che io abbia il voto a disposizione, bene, è in grado di suggerirmi una forza politica che non faccia parte del sistema del ladrocinio di stato?
    Grazie per quanto riterrà rispondermi.

    No mi spiace…non sono d’accordo.
    Abbiamo punti di vista diversi.

    Il debito pubblico italiano ha evidentemente contribuito a creare una situazione di benessere drogato diffuso del quale la popolazione ha goduto.
    Faccio un esempio banale per rendere l’idea (non prendeteli alla lettera ovviamente) :

    i dipendenti pubblici in esubero continuano a percepire a sbafo stipendi fatti di danari dello stato, stipendi che a loro volta spendono in beni e servizi dando così lavoro ad aziende private. Se i dipendenti pubblici in esubero non fossero mai stati assunti fin dall’origine probabilmente molte aziende private non sarebbero mai sorte. Fino a quando i dipendenti pubblici in esubero continueranno a percepire il loro stipendio a sbafo continueranno a garantire la sopravvivenza a molte aziende private. Ma per continuare a pagare stipendi a sbafo ai propri dipendenti in esubero lo stato alla fine crea ogni anno deficit che poi si consolida in debito pubblico.

    Quando questa catena si interromperà allora accadrà quello che ad esempio è accaduto a Termini Imerese, dove una volta chiuso lo stabilimento FIAT (il quale era stato creato e mantenuto in vita con il sussidio pubblico) gli operai FIAT sono rimasti a casa e l’economia del paese (negozi, ristoranti, attività imprenditoriali varie) sono crollati.

    Per quanto riguarda il consiglio su una forza politica che non faccia parte del sistema del ladrocinio di stato l’unica che mi viene in mente ora è il Movimento 5 Stelle.
    Il movimento di Grillo ha un programma fatto di alcuni punti improbabili e irrealizzabili tuttavia in questo momento torna utile così come torna utile il tritolo quando devi fare piazza pulita per abbattere un vecchio edificio ormai vecchio e pericolante per ricostruirne uno nuovo

  34. Deck

    @Alessio
    Sono assolutamente d’accordo con Lei. Di più: ha totalmente ragione. Non possiamo assolutamente imporre a chi ha skill e competenze adatte alla competizione internazionale una moneta debole. Ne avrebbe un grosso svantaggio infatti la nostra grande ditta multinazionale nel settore dell’Hi-Tech, come si chiama? Ma si,quella che fa concorrenza alla Apple…ah no, non c’è. Forse ne avrebbe un grosso vantaggio l’altra ditta attiva nel settore automobilistico, ma si dai, quella che fa’ concorrenza alla BMW e alla Volkswagen, quella di Fabbrica Italia, come si chiama? Ah si…Fiat! Ecco Alessio, forse ha ragione lei, forse le nostre grandi multinazionali dell’Hi-Tech e dell’innovazione non traerebbero vantaggio. Forse però, se è vero come è vero che il nostro GDP decrescerà del 3% nel 2012, le sopraccitate multinazionali dell’innovazione e della tecnologia non hanno un impatto così decisivo sulla crescita dell’economia italiana, non crede? Non è insensata una moneta slegata dalla tipologia di tessuto produttivo del paese in cui è impiegata? Non è, perciò, folle l’Euro così com’è? Non è stato folle il percorso che ha portato all’adozione dell’Euro? Non doveva essere l’unione politica e fiscale a dover traghettare all’unione monetaria e non viceversa??? Io apprezzo il lavoro di Oscar e il suo ma, mi permetta, il vostro focus continuo sul debito, sulla competitività da ottenere solo attraverso riforme (che ribadisco, sono sacrosante!) denota uno scollamento dalla realtà italiana. Rispondendo ad Alessandro per quanto concerne il commisariamento della Santissima Troika molte semplicemente: a me mette i brividi. Il Santissimo è costato una recessione del 6% in Grecia, del 2% in Spagna e del 3% in Italia. Si è voluto cercare il risanamento, attuato spesso con ricette contrarie a quelle liberali (come ha ben sottolineato Oscar a Piazza Pulita), contrando il PIL. L’effetto ottenuto è stato grottesco, i conti pubblici appaiono infatti definitivamente scassati: da un lato infatti le nuove entrate sono state inferiori alle attese, dall’altro il rapporto tra Debito e Pil è schizzato, almeno per quanto riguarda Italia e Grecia, al 120% e al 150%. Oltre ad essere dannose per la gente le ricette della Santissima si sono dimostrati inutili. Credo che tutti abbiano capito perchè il nostro SPREAD si sia ridotto negli ultimi giorni. Le politiche messe in atto non sono servite a nulla a tale scopo. Poi per carità…se ve piasce cossì.

  35. claudio baldini

    Carissimo Dott. Giannino,
    in considerazione delle sue posizioni più volte espresse in questa e in altre sedi, spesso (ma non sempre) da me condivise, aspetto con impazienza un suo commento sulle ultime, vergognose, dichiarazioni di Silvio Berlusconi che bellamente ritenta di prendere in giro gli italiani cercando di sfruttare la loro diffusa ignoranza.
    Ovviamente da lei mi aspetto coerenza….

  36. Giorgio Andretta

    f3d3riko :Perchè l’euro è una grossa fregatura :
    http://www.goofynomics.com
    @Giorgio Andretta
    @Maxi

    ,

    perdoni i miei limiti ma non capisco il suo link a me indirizzato.
    Lo posso intendere se lei si sentisse appatenente al M5S.
    A mio avviso non lo ritengo diverso da nessun altro movimento(compreso il nostro ospite) e da nessun altro partito, sono tutti enunciativi ma scollegati completamente dal pragmatismo.
    Ognuno può dichiarare: “Andrò sulla luna!” Si, ma come? Con che mezzo? Con che soldi? Con che attrezzatura, ecc. Come attivarsi per procurarsi tutto ciò?
    Forse consultando un grimorio?
    Io gl’interpreto come uzzoli.
    Tanto le dovevo.

  37. Giorgio Andretta

    f3d3riko :Perchè l’euro è una grossa fregatura :
    http://www.goofynomics.com
    @Giorgio Andretta
    @Maxi

    perdoni i miei limiti ma non capisco il suo link a me indirizzato.
    Lo posso intendere se lei si sentisse appatenente al M5S.
    A mio avviso non lo ritengo diverso da nessun altro movimento(compreso il nostro ospite) e da nessun altro partito, sono tutti enunciativi ma scollegati completamente dal pragmatismo.
    Ognuno può dichiarare: “Andrò sulla luna!” Si, ma come? Con che mezzo? Con che soldi? Con che attrezzatura, ecc. Come attivarsi per procurarsi tutto ciò?
    Forse consultando un grimorio?
    Io gl’interpreto come uzzoli.
    Tanto le dovevo.

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