7
Set
2012

Dieta di Stato. Un altro punto di vista – di Vincenzo Atella

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Vincenzo Atella.

Il decreto sulla Sanità appena approvato dal Consiglio dei Ministri, ha rianimato non poco la discussione sulla capacità di questo governo di fare riforme e di farle in modo oculato. Le tante critiche che che sono piovute dapprima sulla bozza di decreto e che, forse, continueranno sul decreto stesso con le più diverse motivazioni lasciano aperto qualche dubbio. Provando a raggruppare le opinioni espresse, si può dire che esistono due gruppi: uno che contesta lo Stato paternalista ed etico, ed è irriducibile nel difendere la libertà dell’individuo; un secondo che non contesta lo Stato paternalista, ma contesta il modo come si cercava di intervenire (via tasse). In quel che segue proverò prima a ragionare sui motivi per cui sia giusto o sbagliato che lo Stato intervenga in tali contesti e poi mi concentrerò sugli aspetti, più tecnici, di come sia meglio intervenire e cosa si è fatto di simile all’estero.

Le ragioni dell’intervento dello Stato

Secondo Montesquieu (1750), “Nello stato di natura, gli uomini nascono, è vero, nell’eguaglianza, ma non potrebbero rimanervi. La società gliela fa perdere, ed essi non ridiventano uguali se non in grazia alle leggi.” Si suggerisce quindi che l’unico modo con il quale è possibile ripristinare livelli di eguaglianza tra i cittadini è attraverso l’imposizione di leggi e, quindi, l’intervento di uno Stato morale e paternalista. Trasportando il concetto di eguaglianza al nostro caso, è possibile dire che l’equità nella salute impone che tutti gli individui, una volta nati, abbiano uguali opportunità di migliorare e mantenere il loro livello di salute. Se queste opportunità vengono per qualche motivo a mancare è necessario imporre correttivi attraverso l’uso delle leggi. Questi principi sono stati sostenuti dal premio Nobel Amartya Sen (1999), il quale ritiene che evitare le patologie che possono essere prevenute sia strumentale per godere in pieno della libertà. Prima di lui anche Nussbaum (1992) aveva sviluppato il concetto di “capability to function”, secondo cui le società “giuste” erano quelle che riuscivano meglio a dare ai propri cittadini alcune capacità funzionali di base, tra cui “…quella di riuscire a vivere fino alla fine della loro vita, quanto più in là possibile, senza morire prematuramente . . .godere di un buono stato di salute; essere adeguatamente nutrito; ricevere protezione…”. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha adottato questi principi.

Ovviamente, esistono teorie fondate su valide motivazioni filosofiche che contestano l’intervento dello Stato (Nozick), sostenendo che se le disparità dipendono dalle libere scelte di individui liberi, lo Stato non ha alcun diritto di intervenire. Il vero problema è capire se e fino a che punto la scelta possa essere veramente libera e non condizionata dall’ambiente esterno. Pertanto, ritengo esistano forti e fondate ragioni di tipo filosofico e sociale che giustificano l’intervento dello Stato in un settore come quello della salute, al fine di ridurre le disparità che la società crea.

Come lo Stato deve intervenire

Su questo secondo punto ritengo ci sia molta meno chiarezza, sia tra i commentatori che tra gli addetti ai lavori. Nel caso specifico del decreto, sono stati utilizzati diversi strumenti: le tasse per le bevande zuccherate (poi abolite), i divieti per il video poker, disincentivi (multe) per i tabaccai che vendono sigarette ai minori, e maggiori informazioni per il trattamento di cibi quale pesce e sushi. L’idea di fondo è che esistono strumenti diversi per raggiungere obiettivi diversi, ed è giusto operare secondo questa logica.

L’intervento che aveva fatto maggiormente discutere è stato, però, quello dell’introduzione della tassazione delle bevande zuccherate, successivamente  cancellato. In buona sostanza, si metteva in evidenza come l’intervento avrebbe fatto fare solo “cassa” allo Stato senza alterare gli stili di vita degli italiani, sostenendo che la politica fiscale non è adatta per questo tipo di interventi. Esiste, invece, un’ampia letteratura sull’argomento, legata principalmente ai paesi nordici e anglosassoni (sicuramente più liberali del nostro!). Tale letteratura è stata di recente sintetizzata in un articolo pubblicato sul Bollettino del WHO (Thow et al, 2010). Il risultato che ne è venuto fuori è che, sebbene le politiche fiscali possano avere effetti potenziali sui cambiamenti delle abitudini alimentari degli individui, le evidenze a oggi disponibili non permettono di trarre delle conclusioni definitive sull’argomento. Si potrebbe quindi concludere che era buona l’intenzione (ridurre il consumo di zuccheri elaborati), ma sbagliato lo strumento.

Conclusione

Le conclusioni penso siano abbastanza facili da trarre (almeno dal mio personale punto di vista!). Innanzitutto, lo Stato può e deve intervenire se è necessario ripristinare alcune condizioni di base per garantire l’equità nella società: il totale laissez faire in questo settore può essere devastante per la società nel suo complesso. Poter intervenire impone, però, sapere in che modo funziona il sistema per evitare di aggravare la situazione con interventi poco mirati.

Ma come spesso succede nella vita e nella politica italiana, piuttosto che aggiustare di poco il tiro per migliorare le cose, si preferisce sparare a zero chiedendo che lo Stato si faccia indietro e non intervenga. Nulla di più sbagliato: lo dimostrano i successi di tante campagne di prevenzione che faticosamente si stanno portando avanti in Italia, ma i cui effetti in termini di mortalità si vedono solo negli anni (si pensi al cardiovascolare e all’oncologia). E lo dicono soprattutto gli interventi fatti in passato (molto limitanti della libertà individuale!) quali la legge sul fumo nei luoghi pubblici, l’obbligo di vaccinazione (il vaiolo è stato debellato con le vaccinazioni non con la libera iniziativa dei singoli; la poliomielite è sparita con le vaccinazioni obbligatorie), l’obbligo delle cinture di sicurezza e via dicendo. In assenza di questi interventi “coercitivi” oggi, sicuramente, saremmo in presenza di tassi di mortalità più elevati (e anche di costi sanitari più elevati). E, tornando alla tassa sulle bevande zuccherate, se qualcuno lo avesse dimenticato, l’obesità è considerata dall’OMS una “pandemia” a livello mondiale. L’Italia non è esente da questo problema: abbiamo i tassi di obesità infantile più alti d’Europa. In alcune regioni del Sud i tassi di obesità e sovrappeso dei bambini di età inferiore a 15 anni è pari a circa il 50% (vedere i dati dello Studio PASSI del ISS). Inoltre, un obeso costa più del doppio di un normopeso in termini di cure sanitarie.

Non è necessario attendere di arrivare ai tassi di obesità americani per rendersi conto che occorre trovare una soluzione al problema. A quel punto sarà troppo tardi, meglio agire subito. Ma questo forse è il vero problema: i tempi della sanità (e della salute) non coincidono con i tempi della politica: i primi sono lunghi, i secondi molto corti…a meno di non trovare dei nuovi statisti che possano sostituire i nostri politicanti miopi.

Vincenzo Atella
Dipartimento di Economia e Finanza, Università di Roma Tor Vergata
CHP – PCOR Stanford University
Fondazione Farmafactoring

Braveman P.A., et al., Health Disparities and Health Equity: The Issue Is Justice, 101 Environmental Justice S149 (2011) (citing U.N. Committee on Economic, Social and Cultural Rights (CESCR), General comment No. 20: Nondiscrimination in economic, social and cultural rights, E/C.12/GC/20 (July 2, 2009), available at: http://www2.ohchr.org/english/bodies/cescr/comments.htm

Marmot M., Achieving Health Equity: From Root Causes To Fair Outcomes, 370 LANCET 1153, 1154 (2007).

Montesquieu C, Lo spirito delle leggi, Libro VIII, Sez. 3 (1750), Trad. di Beatrice Boffito Serra, 1967, Milano, Rizzoli disponibile su http://www.montesquieu.it/biblioteca/Testi/Spirito_leggi_1967.pdf

Nussbaum M.C., Human Functioning and Social Justice: In Defense of Aristotelian Essentialism, 20 POL. THEORY 2, 221-222 (1992).

Sen A., Development as freedom, pp. 36-37 (1999).

Thow A., Jan S., Leeder S. and B. Swinburn, The effect of fiscal policy on diet, obesity and chronic disease: a systematic review. Bull World Health Organ. 2010 Aug 1; 88(8):609-14. Epub 2010 Feb 22.

WHO, Fifty-second World Health Assembly, Health in Development, Keynote Address by Professor Amartya Sen, A52/DIV/9 (May 18, 1999) available at http://apps.who.int/gb/archive/pdf_files/WHA52/ewd9.pdf

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30 Responses

  1. andrea61

    Io non sono contro a prescindere all’intervento dello Stato in materia di salute. In fondo alla fine si tratta anche di come vengono spese le risorse per la sanità. Credo peró che sulle bevande gassate ci fossero due errori di fondo. il primo errore, di carattere generale, é che non stiamo parlando di sostanze dannose, ma di alimenti il cui uso va inserito in uno stile di vita corretto. In fondo la bibita é dannosa tantp quanto la playstation o la televisione che spesso sono l’alternativa ad una vita sana ed attiva e costituiscono perció concausa di obesità infantile. E allora che cosa facciamo, le tassiamo ? E mio figlio che non vede piú di 5 ore di tv alla settimana quanto deve pagare ?
    C’é poi secondo me un secondo errore piú specifico. Siamo proprio sicuri che nel nostro paese l’obesità infantile derivi dal consumo di bevande zuccherate e non piuttosto dal forte consumo di pasta e merendine ? Non ho dati statistici, ma dalla mia esperienza quotidiana mi pare proprio che sia così.

  2. Saprinwater

    Credo che l’articolo colga nel segno segnalando come, al di là delle prospettive filosofiche di base, la questione possa essere ricondotta alla necessità di applicare gli strumenti giusti al perseguimento di determinati obiettivi e, soprattutto, alla necessità di misurare gli effetti delle scelte politiche così da poterle, eventualmente, modificare con cognizione di causa

  3. Giorgio Andretta

    Questo sig. Vincenzo Atella avrà letto molto, almeno dai link, ma è quasi digiuno circa le insorgenze delle patologie ed i sistemi e metodi di cura.

    “…esistono due gruppi: uno che contesta lo Stato paternalista ed etico, ed è irriducibile nel difendere la libertà dell’individuo; un secondo che non contesta lo Stato paternalista, ma contesta il modo come si cercava di intervenire (via tasse).”
    Il primo non chiede alcunchè al secondo perchè già corredato di io individuale, il secondo, ancora allo stadio di anima di gruppo, riconosce nella collettività il tutore, quindi citando Toto:”Siamo uomini o caporali?”.
    La vulgata recita che:”la mamma degli imbecilli è sempre gravida”, mai sentito analoga affermazione per quella degli “illuminati”.

  4. Giorgio Andretta

    Integrazione del mio precedente commento.

    Quando leggo dello “Stato” mi sembra che sia un’entità aliena, ma invece è composto da ogni cittadino più o meno dotato intellettivamente, anche da coloro che bevono bibite gassate e dolcificate, quindi come e con che diritto tutti quegli che non assumono dette bevande possono imporsi sui primi?
    Forse per lignaggio taumaturgico o cos’altro?
    Mi ricordo che in una passata dichiarazione parlamentare il sen. Giuseppe Pisanu aveva dichiarato che i politici custodiscono l’obbligo di by-passare la volontà popolare perchè non sufficientemente intellettualmente attrezzata, quindi il Nostro solone ha superato Socrate, comunque anche lui contribuisce a formare lo Stato.
    Egr. Altella, sempre parafrasando Toto, ma mi faccia il piacere!

  5. Marco Tizzi

    @Giorgio Andretta
    Lo Stato sarebbe composto dai cittadini solo in una democrazia diretta e comunque anche lì sarebbe composto dalla maggioranza dei cittadini, non da tutti.

    Ma lei non era un anarchico?
    “Anarchism is founded on the observation that since few men are wise enough to rule themselves, even fewer are wise enough to rule others.” (E. Abbey)

  6. Giorgio Andretta

    @Marco Tizzi ,
    so che corro un pericolo contraddirla ma non vedo antinomia tra anarchia e stato.
    La nazione organizzata è stato o sbaglio? Altra cosa l’ordinamento.

    Non tutti quelli che navigano in rete conoscono l’inglese, come quelli che si esibiscono in altre lingue, magari non più parlate(latino?)-fania di nozionistica?-quindi le corre l’obbligo di proporre la traduzione, per questa volta l’anticipo:”L’anarchismo è fondato sull’osservazione che, dal momento che pochi uomini sono abbastanza saggi a governare se stessi, ancora meno sono abbastanza saggi per governare gli altri.”
    Questa è l’opinione di E.Abbey non del tutto da me condivisa seppure anch’io uso l’automobile e molti degi strumenti che la modernità mi mette a disposizione.
    Ho rilevato che l’accezione del lemma “anarchia” parcheggia mediamente nell’equivoco, parafrasando R.Arbore: “Studiate gente, studiate!!”.

  7. Marco Tizzi

    @Giorgio Andretta
    Be’, il termine “anarchia”, come tutti i termini a-qualcosa che derivino dal greco, è un termine “contro” e non propositivo.
    Quindi, certo, ha ragione lei e anzi le sono MOLTO grato di quel che dice: anarchia non significa affatto “senza Stato”, ma “senza capi, senza padroni”.

    Una volta che ci siamo liberati dei padroni, s’ha da capire che organizzazione si vuole: individualista, comunitaria, liberamente sociale, etc. etc.
    Son tante le anarchie e unite solo dalla consapevolezza che l’uomo libero non può essere costretto da altro uomo a non fare ciò che fa senza ledere la libertà altrui.

    Resta il fatto, però, che lo Stato, oggi e qui, non è una libera organizzazione di una nazione, non sono liberi cittadini che decidono di mettersi insieme, stabilire pochissime regole e vivere le loro vite.

    Lo Stato, oggi e qui, è un gruppo ristretto di persone che impone con le armi alla maggioranza le proprie follie.

    Coi risultati che, moderatamente, il buon Facco esprime bene in queste parole: movimentolibertario.com/2012/09/mario-monti-tutto-quello-che-tocca-si-trasforma-in-merda/

  8. paolo silvi

    Effettivamente leggendo quanto scritto dal Sig. Andretta c’è da credergli :”la mamma degli imbecilli è sempre gravida”!!!

  9. Giorgio Andretta

    @Marco Tizzi ,
    “.. a-qualcosa che derivino dal greco, è un termine “contro” e non propositivo.”
    Non posso che essere d’accordo con lei, non lo sono, mediamente, con Facco, tranne qundo tratta del “genio” MM, qualsiasi alcolista, drogato od omni-dipendente in crisi d’astinenza saprebbe come procurarsi il denaro per risolvere la propria impellenza.
    Se l’attuale PdC ha scelto un’analoga soluzione ne risponderà al proprio karma e non ci sarà assoluzione Papale che lo sottrarrà.
    Il Cristo metaforico è stato il primo anarchico del Nuovo Testamento, infatti ha dichiarato:”Sono venuto come la spada, a dividere……”.
    Il resto del suo commento è ricevibile, anche perchè confortato da ripetute dichiarazioni di R.Regan.
    A rileggerla.

  10. Giorgio Andretta

    @Marco Tizzi ,
    maggiormente apprezzo l’impegno, di fancazzisti, di blondettiana memoria, anche quì presenti visto che si dichiarano dipendenti pubblici, ne è ridondante la rete.

  11. Marco Tizzi

    @Giorgio Andretta
    Purtroppo personalmente il fancazzismo è dovuto da un calo di lavoro quantificabile nel 50% rispetto al 2007.
    Ma si campa lo stesso e si cerca, almeno, di sfruttare al meglio l’ozio imposto.

  12. Bachisio Zuddas

    La libertà non ha alternative,. Comunque tanto sforzo “intellettuale” per concludere che seppur la tassazione non incide sulle abitudini alimentari non possiamo escludere che qualche effetto possa sortire? Mah

  13. John Gait

    Egr. Dott. Atella, pensi a quante vite si potrebbero risparmiare semplicemente riducendo il limite di velocità sulle strade a 25 km/h. In verità’, esiste un “trade-off” che ogni persona razionale compie fra’ salute e beni concorrenti, come lei ha giustamente ricordato, ma sarebbe ipocrita citare studi sul costo dell’ obesità quando questi non tengono in conto del risparmio generato dalla morte prematura di questi. Comunque, di tutti i metodi di intervento, quello preferibile e’ sicuramente l’ educazione, anche perché una tassa sui cibi e sulle bevande piu’ caloriche, andrebbe a pesare prevalentemente sulle classi meno abbienti, che paradossalmente negli USA sono anche le piu’ obese.

    Infine, dott. Atella, le ricordo che se lo stato ha il diritto di modificare il comportamento dell’ individua attraverso la leva fiscale, anche l’ individuo ha il diritto di modificare il proprio comportamento in modi che lo stato non aveva contemplato. At Chicago, “we’d rather be (W.H.) Sinners than a pile of Krugman”

  14. John Gait

    Vorrei aggiungere, dopo aver ponderato un poco sull’ argomento, che una tassa sulle bibite e/o i fast foods, sarebbe estremamente inefficiente, dato che colpirebbe tutti i consumatori mentre solo una frazione di essi e’ destinata a divenire obesa. Molto meglio allora sarebbe far pagare una tassa aggiuntiva sulle prestazioni sanitarie agli obesi, per esempio, magari escludendo casuali patologiche. Insomma, far pagare tutti per cambiare il comportamento di pochi mi sembra l’ equivalente economico di uccidere le mosche con una Colt 45….. I costi “sociali” ne supererebbero i benefici

  15. VincenzoS

    @Giorgio Andretta

    @John Gait

    A mio modesto avviso un errore che spesso si commette è quello di ritenere che se lo Stato funziona male allora lo Stato va abolito. I primi aerei costruiti dall’uomo si schiantavano con elevata frequenza; ciò nondimeno si è andati avanti e oggi gli incidenti sono rari, anche se tuttora presenti. Lo stesso vale per lo Stato, l’organizzazione che gli esseri umani hanno scelto di darsi per regolare la loro vita sociale, peraltro molto più complicata della costruzione di un aereo.
    Non è lo Stato in se che è errato, è la sua costruzione che contiene errori. Ci sono voluti millenni per passare dal re divinizzato al monarca assoluto ma umano alla democrazia rappresentativa e ancora altri millenni ci vorranno per trovare forme ancora mgigliori.
    Tentuto conto di ciò quando parliamo di sanità dobbiamo ricordarci che il SSN prima ancora che un obbligo è un contratto tra i cittadini in cui essi determinano che i costi delle cure del singolo, non ipotizzabili a priori, siamo spalmati sull’intera cittadinanza. Vi sarannno persone che camperanno cent’anni senza prendersi una malattia e passerranno altrove semplicemente una sera andando a dormire per non più svegliarsi il giorno dopo e persone che passeranno la loro vita in una trafila di medici e ospedali. Ma nessuno sa chi saranno gli uni o gli altri. Ed è questo che ci ha portato a dire “spalmiamo i costi delle cure fra tutti”.
    In un contesto in cui la cittaadinanza nel suo complesso assicura la copertura dei costi di cura per il singolo che si ammala, la cittadinanza nel suo complesso ha il pieno diritto di imporre al singlo, attraverso gli strumenti che siano stati scelti per stabilire questa imposizione quali che essi siano, che taluni comportamenti non sono accettabili in quanto comporterebbero un aggravio dei costi. Un’assicuratore farà certamente pagare molto l’assicurazione contro gli infortuni ad un paracadutista o al limite non lo assicurerà proprio. Poiché la struttura del SSN è differente, vengono accettati tutti e tutti pagano la stessa quota (a parte la progressività legata al reddito), la protezione degli assicuratori, ovvero l’intera cittadinanza, nei confronti di comportamenti a rischio da parte degli assicurati avviene quindi attraverso meccanismi che limitino i comportamenti a rischio.

  16. MBB

    Dire che lo Stato sia necessario per equlibrare le eventuali disparità nell’ambito della salute che la società crea va comunque integrato sul come lo stato deve intervenire. Che la comunità si dia delle regole che giudica più adatte per conseguire il fine, aggiustandole continuamente col variare delle situazioni mi sembra fondamentalmente corretto in comunità così grandi come sono gli stati. Il problema si pone, e qui da noi assume carratteri drammatici, quando lo stato politico-burocratico (che sostituisce e surroga il concetto di comunità quando le dimensioni divengono troppo grandi) non solo assume il ruolo di emanatore di regole e di controllore dell’efficacia delle stesse, ma si arroga anche il diritto di gestire, o meglio si appropria delle risorse necessarie a questo scopo. Per far questo “ruba” le risorse ai cittadini nella misura in cui opera palesemente con sprechi, distorsioni e crorruzione. Questo governo non fa davvero eccezione.

  17. Giorgio Andretta

    @VincenzoS ,
    sono rimasto basito dalla sua missiva, capisco il destinatario Jhon Gait, ma io che c’entro?
    Sono iconoclasta in senso lato, illico valentiniano ed anarchico sincretico, quindi aborro e rifuggo con tutte le mie forze ogni tipo di organizzazione sociale.
    In altri commenti ho dichiarato che sono favorevole all’abolizione del SSN tranne i servizi di pronto soccorso che comunque possono essere anche di vesta alternative.
    Che dirle oltre?
    Non voglio rivestire i panni del carabiniere ma sarebbe necessario che ce ne fosse uno per ogni paziente.
    Quando il medico assegna una dieta ad un ammalato, chi controlla che questi una volta giunto a casa ne osservi scrupolosamente i dettami?
    Forse lei?
    No!!! Mandiamo la Guardia di Finanza a controllare se il calzolaio ha emesso lo scontrino.
    Lei ha una vaga idea di quanto ci costa una chemioterapia? O una dialisi, o qual si voglia cura?
    Penso che la ruota delle incarnazioni riservate all’artigiano da me citato, non sarebbe sufficiente a pareggiare il conto tra la sua evasione ed il costo di una chemio.
    A rileggerla.

  18. John Gait

    @GiorgioAndreatta
    @MBB

    Vedo che nessuno usa i classici ragionamenti economici per valutare se una tassa su tutti i prodotti zuccherati sia efficiente. Dal punto di vista mio e di altri esimi economisti della scuola di Chicago, in primis Gary Becker, direi che una simile tassa si dimostrerebbe economicamente inefficiente perche’ andrebbe a colpire tutti i consumatori, anche quelli non a rischio di obesita’, che poi sono la stragrande maggioranza. Ci sono comportamenti ben piu’ pericolosi che una bibita gassata, come attraversare una strada durante l’ ora di punta… E’ giusto quindi che lo stato intervenga per vietare gli attraversamenti?

    John Gait, il mitico personaggio della novella di Rand, non e’ mai stato contro lo stato per-se, ma ha capito che per riformarlo bisognava portarlo ad un passo dallo sfascio perche’ mai e poi mai i detentori del potere avrebbero acconsentito a quelle riforme strutturali che avrebbero levato loro quegli immani privilegi che si erano accaparrati. George Stigler, eccelso economista e premio Nobel, (come del resto Gary Becker) ha avuto la brillante visione di considerare il parlamento niente meno che come un mercato, dove le leggi (regole) vengono “vendute” al miglior offerente. Ne consegue che i gruppi si coalizzeranno per avere il massimo benefico pro-capite a scanso della collettivita’, che rappresenta un’ interesse “diffuso” e “passivo”. Lo stato e gli avvenimenti di questi ultimi mesi lo hanno provato, si riforma solo con una pistola (metaforica) alla tempia, quella dei mercati per intenderci… Ecco, i mercati siamo NOI e noi possiamo provocare quella crisi di liquidita’ sistemica per forzare le riforme necessarie al buon funzionamento della Nazione

  19. Marco Maria

    Buongiorno Prof.Atella, mi permetto di dissentire su alcuni punti: 1-Lo Stato non deve essere coercitivo nelle sue funzioni verso un cittadino considerato adulto ma deve “consigliare” delle linee guida al medesimo altrimenti l’autocoscienza di se’ non sara’ mai applicata. 2- Quindi ,lo Stato,mi deve CONSIGLIARE nel non fumare, nel non avere rapporti sessuali a rischio, ad avere uno stile di vita piacevole in tutti i suoi aspetti ecc. 3- Ora iniziano le incongruenze ovvero: la cintura di sicurezza sull’auto ,in quanto strumento passivo, decido io se metterla o meno; idem per il casco moto e cosi’ via.Per quanto riguarda il costo sociale (scusa banale al limite dell’ipocrisia) mi stipulo una bella assicurazione infortuni, mentre gli obblighi sopracitati servono solo a far “cassa”.Idem per gli alimenti ,gli alcolici, le ferie in Nazioni a rischio, gli sport estremi e tutto quello che Le puo’ venire in mente.In Svizzera se precipita un’alpinista ,il medesimo o chi per lui paga il servizio di soccorso alpino e di eventuale ricovero, da noi pagano tutti i cittadini indirettamente.Educare,a partire dalla famiglia, scuola e per finire con le cosiddette “campagne informative” sui Media e’ giusto ed opportuno ma sempre nel limite personale/decisionale altrimenti si instaura un rapporto statalista/paternalista/negazionista applicato a dei maggiorenni considerati brachicefali fino alla morte con il vero intento di soggiogare la liberta’ individuale anche pecuniariamente pro domo loro.Ma scusi Le sembra normale che io obblighi i miei 4 figli, dopo la maggior eta’, a sottostare alle mie indicazioni con rappresaglie economiche o di fatto? O li considero individui maturi nel pieno delle loro facolta’mentali?Se loro non incidono con proprio comportamento a ledere il prossimo o a depauperare il bene comune perche’ dovrei reguardirli in vari modi?Per quanto riguarda la circoscrizione di Pandemie sono ovviamente d’accordo ma non accetto l’ipocrisia nel considerare solo alcune patologie ,tipo HIV, la Sclerosi Multipla ,il Parkinson ecc.prioritarie ma di fatto ed in base ai numeri elitarie con relativi cospicui finanziamenti quando si ignorano fascie di popolazione senza peso politico/economico (causa mancato riscontro nell’investimento) che ancora oggi periscono per malattie banali e facilmente curabili(morbillo,malaria,carenza vitaminica ecc.) con statistiche che dovrebbero farci vergognare di essere “persone civili”.Prima di pensare ad una futura Pandemia dell’obesita’ pensate giorno per giorno ad evitare queste morti, poi penseremo anche ai grassoni!!! L’ipocrisia e’ purtroppo una delle “basi” dell’uomo, cominciamo ad agire questa.Saluti.MM.

  20. nick1964

    @Marco Maria
    Pienamente d’accordo con te, e quasi per niente col sig. Atella.
    Io credo che il fondamento principale dell’esistenza umana sia la LIBERTA’ INDIVIDUALE.
    Tutto il resto deve venire dopo, di conseguenza e solo nel rispetto di quella.
    I suoi limiti sono pochi ma chiari e precisi: la libertà individuale di tutti gli altri individui che ci circondano e coi quali interagiamo.
    Quindi ad esempio il divieto di fumare è giusto nei luoghi pubblici solo perchè chi fuma lì mette in pericolo (oggettivo e rilevante) anche chi non lo vorrebbe; è invece assurdo in luoghi isolati o privati perchè viola la libertà individuale di chi consapevolmente decide di fumare.
    Lo Stato etico, o paternalista, o moralista, o salutista, buttiamolo nel cesso e tiriamo l’acqua.

  21. Marco Maria

    @nick1964
    Bravo! ,riprendiamoci legalmente e democraticamente la nostra liberta’ quotidiana cominciando dal voto. Io voglio votare direttamente il mio Sindaco, il mio Governatore Regionale, il mio Presidente del Governo, il mio Presidente della Repubblica DIRETTAMENTE! Poi delego loro a scegliersi i loro sottoposti che devono rispondere del loro operato al “capo” da me precedentemente scelto. Il “capo” in quanto tale deve sempre rispondere anche degli errori di altri , se per tutta la legislatura tutto va’ bene lo rivotero’ altrimenti….. Terminati gli eventuali due mandati NON DEVE piu’ riproporsi politicamente a VITA ed avremo un vero ricambio generazionale (da un punto di vista politico) .Questo il mio umile punto di vista.Saluti ,MM.

  22. Enrica Padovan

    Spett.le Prof. Atella,
    se lei è diventato professore per sostenere che per limitare l’obesità e i costi che produrebbe al SSN è giusto ed fondamentale imporre una tassa sulle bevande zuccherate allora credo di aver fatto bene a mollare l’Università e continuare a lavorare.

  23. Vincenzo Atella

    Gentile sig.ra Padoan,
    buon per lei che ha lasciato l’università e si è dedicata a qualcosa di più utile e interessante dal suo punto di vista. In ogni caso, mi preme di farle osservare che non è riuscita a capire il senso completo dell’articolo. Le ripropongo qui di seguito uno stralcio dello stesso che forse le sarà sfuggito durante la letture:

    “Esiste, invece, un’ampia letteratura sull’argomento, legata principalmente ai paesi nordici e anglosassoni (sicuramente più liberali del nostro!). Tale letteratura è stata di recente sintetizzata in un articolo pubblicato sul Bollettino del WHO (Thow et al, 2010). Il risultato che ne è venuto fuori è che, sebbene le politiche fiscali possano avere effetti potenziali sui cambiamenti delle abitudini alimentari degli individui, le evidenze a oggi disponibili non permettono di trarre delle conclusioni definitive sull’argomento. Si potrebbe quindi concludere che era buona l’intenzione (ridurre il consumo di zuccheri elaborati), ma sbagliato lo strumento.”

    Se, invece, il pezzo dell’articolo le era chiaro, allora mi permetto di dire che l’università ringrazia per il suo atto di abbandono.

    Cordialmente

    VA

  24. Enrica Padovan

    Spett.le Prof. Atella,

    le avevo scritto qualcosa di più argomentato, poi mi sono resa conto che era aria fritta in risposta ad altra aria fritta, quella del suo articolo.
    L’unica cosa che posso dirle è di aver esagerato con i termini “Fondamentale” e “giusto”, per il resto il suo punto di vista è molto chiaro: piuttosto che niente è meglio piuttosto.

    Cordialità

    EP

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