8
Ago
2012

La spending review resta da fare dopo Monti

No, la prima spending review avviata dal governo Monti non basta. E non per demerito del governo tecnico, che ha comunque fatto bene a muovere tale passo. Per comprendere il fondamento della richiesta di chi, come me e i firmatari del manifesto – appello che si può leggere su fermareildeclino.it, chiede che ci si inoltri su tagli di spesa pubblica corrente nella dimensione di almeno 6 punti di Pil in 5 anni, occorrono alcune premesse.
La prima equivale alla ragione di fondo della crisi italiana. Che per alcuni si deve all’euro privo di meccanismi cooperativi o ai “cattivi” tedeschi, mentre per chi la pensa come noi si deve all’azzardo morale imperdonabile consumato dalla politica italiana, che ha dissipato i sette punti di Pil l’anno di minori interessi sul debito pubblico regalatici dall’euro per otto anni, preferendo invece alzare spesa, tasse e debito. Ergo se si parte da questo presupposto è l’Italia che deve risolvere il suo problema, vi siano o non vi siano meccanismi di più stretta solidarietà europea, perché ha gli strumenti per farlo. Per chi la pensa come me, lo strumento è una credibile, pluriennale, massiccia strategia di abbattimento del debito attraverso cessione di attivo patrimoniale pubblico, senza coinvolgere il patrimonio dei privati. L’attivo pubblico ha capienza tale da risolvere il problema, tutte le obiezioni sono affrontabili a meno di credere che la patrimoniale privata sia preferibile.La seconda premessa discende dalla prima. Abbattere il debito con gli attivi di Stato significa svincolare il conto economico pubblico dall’onere di realizzare avanzi primari pluriennali al fine di ridurre gradualmente il debito. E’ una strategia che si è rivelata fallimentare. Il debito pubblico non è sceso, al contrario realizziamo avanzi primari virtuosi sì, ma con un livello di spesa e tasse sul Pil che ha l’effetto di deprimere ulteriormente l’economia italiana. Di conseguenza, l’individuazione della spesa da tagliare va finalizzata alla retrocessione in meno imposte su lavoro e impresa, non appena pareggiato il deficit e in equilibrio di bilancio.
Terza premessa. Questo è semmai il difetto della prima spending review montiana: il suo ammontare che già è sembrato pesantissimo dopo le quattro manovre triennali del 2011 si è limitato tuttavia a reperire risorse per coprire nuove spese e per non aumentare ulteriormente l’Iva. Finché ci si limita a questo, spesa e tasse in realtà restano a livelli record sul Pil, e la crescita tanto invocata resta una chimera.
Vi è naturalmente un’osservazione pesante, per l’economista. Tagliare spesa pubblica comunque deprime ulteriormente il Pil ed è due volte sbagliato se non criminale farlo in tempi di recessione, dicono i keynesiani e ripetono tutti i giorni i Paul Krugman. Su questa obiezione si consuma da una parte in dottrina lo scontro tra ortodossi statalisti e marginalisti della scuola austriaca, dall’altra quel che più conta è che una vasta letteratura comparata accumulatasi negli ultimi decenni sui casi più o meno riusciti di turnaround pubblici mostra in maniera inequivocabile che a uscirne meglio sono stati i Paesi meglio capaci di individuare nella propria spesa pubblica i tagli meno recessivi – cioè le incisioni sulle internalità inefficienti – retrocessi in meno imposte. Soprattutto quando i livelli di partenza di spesa e tasse erano molto rilevanti rispetto alle medie: ed è esattamente il caso italiano.
Il problema italiano non è la ricetta, ormai nota da anni a chi abbia cognizione della vastissima inefficienza della spesa pubblica e delle conseguenze ammazza-paese dell’attuale pressione fiscale. Il punto vero è trovare partiti e coalizioni politiche capaci di dire la verità agli italiani sugli errori commessi, e di metter mano al tagliadebito-tagliaspesa-tagliatasse con personalità competenti e credibili agli occhi dei nostri partner internazionali e dei mercati.

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237 Responses

  1. alexzanda

    tutto giusto Giannino, e tra qualche mese vedremo in quanti la voteremo, me compreso.
    il timore è che saremo in pochi, il che significherebbe che l’Italia si meriterà quel che accadrà

  2. Diva De Pascale

    Le sue idee ed i suoi progetti mi entusiasmano… Dopo un periodo di sconforto e di disincanto ho ritrovato la fiducia in un possibile cambiamento…. Fermiamo il declino!!!

  3. erasmo67

    Tutto giusto Dott. Giannino il problema è che uno stato è fatto di individui i quali possono essere disposti a fare dei sacrific per il bene comune, magari pensando ai propri figli ma che debbono avere delle garanzie.

    Se si devono attaccare situazioni strutturali fuori controllo dove ci sono piante organiche ipertrofiche, costi correnti incommensurabilmente superiori ai costi standard, sacche di corruzione-concussione che fanno sballare qualsiasi rapporto costi/benefici della gestione pubblica queste VA FATTO.

    Ma situazioni tipo “esodati” che già dal nome rievoca una tragedia di bibliche proporzioni non devono accadere, si devono correggere le storture per garantire una sostenibilità di lungo periodo ma questo non può avvenire a scapito di chi “purtroppo”, “sfortunatamente” , “malauguratamente” passava di li in quel momento.

    Bisogna fare correzioni strutturali mettendo delle clausole di salvaguardia per chi ne verrebbe troppo danneggiato adesso.

    La prego, visto che sembra intenzionato a muovere in qualche modo lo scenario politico di questo paese , di cominciare a fare delle proposte concrete, sulla base delle quali capire se ha senso appoggiarla.

  4. Davide Rosa

    Caro Giannino, condivido appieno.
    Del resto, stretti tra un debito pubblico ormai ingestibile e una pressione fiscale a livelli record, non c’è altra exit strategy che quella sintetizzata nei 10 punti del manifesto.
    Ovviamente, e non può essere altrimenti, quando si parla di spending review, questa sarà più efficace e con meno “effetti collaterali” quanto più sarà “chirurgica”.
    Allo stesso modo, la cessione di attivi patrimoniali pubblici, sarà efficace nella misura in cui si individueranno gli strumenti corretti e propedeutici alla sua realizzazione.
    Entrambi i “punti cardine” da Lei citati, insomma, richiederanno grande competenza, grande lavoro, e sicuramente costanza nel tempo.

  5. Lorenza Largaiolli

    Penso che dire la verità agli italiani sia ancor più difficile del tagliare spesa pubblica, costo del lavoro e tasse!
    Come sempre, e da anni, concordo con lei! Giannino si candidi, gli italiano ne hanno bisogno, senza conflitti di interessi, finalmente!

  6. mick

    In linea di principio sono d’accordissimo sul taglio dello stock del debito a mezzo di cessione di attivi patrimoniali statali, resta poi da vedere come attuarlo. Da quanto ho capito mettendo insieme pezzetti di informazionio, la sua proposta, comporta il “traferimento del patrimonio a una società/istituto finanzaiario privato scelto mediante concorso/gara di appalto internazionale. Mi pare poi di aver capito che la credibilità della proposta verso i mercati, starebbe nell’irreversibilità dell’allocazione di tale patrimonio all’obiettivo della riduzione del debito. Sin qui OK. Ammettendo che il profitto per l’ente privto derivi da una percentuale sull’allienato, rimane da chiarire come questo reperisca le risorse, immediate, da traferire allo stato italiano per la riduzione del debito. Probabilemte emettendo a sua volta obbligazioni et similia. Può funzionare ma credo che in tutti questi passaggi si debba scontare un bel premio nell’ordine del 10% (?) del valore nominale del patrimonio alienato. C’è qualcuno che ha fatto due conti?

    Per quanto riguarda la spending review, le critiche forse sono un po’ ingenerose. Come più volte detto dallo stesso Monti, la revisione della spesa non si esaurisce, come ovvio, in una sola volta. Difatti a settembre è previsto un nuovo e sostanziale intervento. Sperema! Le obiezioni sull’effetto reessivo dei tagli non sembrano capire l’immane problema italiano circa l’effeiciente allocazione delle risorse.

    Infine, la distribuzione delle colpe! Sicuramente noi abbiamo le nostre colpe ma altrettanto sicurtamente l’attuale penalizzazione in termini di spread è chiarmente figlia di una macroscopica distorsione delle aspettative dovute alla stessa realtà del’euro moneta e se, mi consenta, se l’Europa non è in grado, non ha interesse o non vuole intervenire in tali situazioni a mezzo di meccanismi cooperativi quano mai dovrebbe farlo? Più in generale a che serve l’unione monetaria? Per ora a far guadagnare una montagna di soldi a disciplinatissimi tedeschi, ma per il resto?

  7. Massimo74

    Per risolvere tutti i nostri problemi bastrebbe fare due semplici (si fà per dire) cose:

    1) licenziare almeno 750.000 dipendenti pubblici e tagliare gli stipendi dei manager pubblici almeno del 30% (non è concepibile il fatto che il capo della polizia italiano guadagni quasi 6 volte il capo dell’ FBI o che il direttore dell’agenzia delle entrate Befera abbia una retribuzione superiore a quella di Barack Obama).

    2)Ricalcolare tutte le pensioni sopra i 1.500 euro (che è già una signora pensione considerato che la retribuzione media di un lavoratore dipendente si aggira sui 1.200 euro al mese) con il metodo contributivo e contestualmente abolire le tredicesime per i baby pensionati.

    Se c’è qualcuno che nel proprio programma elettorale avrà il coraggio di proporre delle soluzioni come quelle (o quantomeno non troppo dissimili) di cui sopra, avrà sicuramente il mio voto (che per inciso non esprimo dall’ormai lontano 1992).

  8. erasmo67

    @mick
    Dopo aver fatto una valutazione prudente del valore degli asset, la società creata per vendere il patrimonio pubblico deve essere divisa in quote azionarie che scontino un premio ben superiore al 10% per essere appetibili in un momento ecomonico come questo in cui in fondo si può comprere debito pubblico Italiano a 5 anni al 5%.

    Secondo me per poter fare delle dismissioni veloci il premi agli acquirenti dovrebbe essere almeno del 25%.

    considerate che una volta messe sul mercato queste quote azionarie subirebbero un immediato e significativo deprezzamento perchè socnterebberlo l’inevitabile difficoltà ed incertezza nella effettiva monteraizzazione delgi asset.

  9. erasmo67

    @Massimo74

    L’economia Italiana migliorerebbe con 750.000 disoccupati in più ?

    Se le piante organiche contemplano 750.000 in eccesso , ma ne dubito , si rivedano, ma le persone vanno protette, non è con il mors tua vita mea che si risolvono i problemi di un paese.

  10. Marco Tizzi

    Caro Oscar,

    sono tendezialmente d’accordo con la linea anche se penso si dovrebbe fare molta meno attenzione a pareggiare il budget e tagliare secco le tasse sul lavoro ANCHE per fare bumping fiscale ed attirare investimenti.
    Che in un mercato con i consumi rinati verrebero volentieri.

    Ma per ottenere questi risultati i tagli sulle aliquote da lavoro devono essere in doppia cifra, quindi i conticini della serva a livello di budget non vanno bene: ci vuole coraggio, tanto coraggio e il consuntivo arriverà.

    Sulla vendita degli attivi le faccio solo una domanda: ma compratori ce ne sono?
    Ho questa grande paura perché se le aste vanno a finire deserte siamo fottuti.
    Ma sicuramente lei ne sa più di me.

    P.S.
    Krugman quando parla di spesa pubblica parla di quella americana. Lo inviti qui un annetto e poi vedrà che taglia anche lui.
    Per una questione etica, se non altro.
    Anche perché poi alla fine anche se solo certe “inefficienze” venissero rispese in stabilizzatori automatici avremmo un mercato interno che regge il colpo e diventa anche attrattivo.

  11. Fra

    Io aggiungerei recupero di quanto rubato con effetto retroattivo. Certi crediti vengono dichiarati inesigibili e i paradisi fiscali devono essere messi all’angolo. Una manovra del genere potrebbe lasciare ampia libertà di alleggerire l’apparato statale. (es: fondi per la disoccupazione, riduzione tassazione imprese e lavoro, ecc…). Un’ultima mole da abbattere è infine composta dalla abnorme produzione legislativa, fiscale-contabile e finanziaria. L’economia ne beneficia quando l’informazione è semplice e veloce.

  12. @Erasmo 67:
    Macché mors tua vita mea! Sarebbe come dire che se impedisco al ladro di depredarmi abbiamo un ladro disoccupato in più che non alimenta la domanda aggregata, quindi meglio lasciargli e chiavi di casa: “faccia con comodo e poi con i soldi che ha cortesemente preso in casa mia vada ad alimentare la domanda aggregata, così stimola l’economia per la felicità di Krugman e di Keynes”. E quando paravo di ladro non esageravo: chiunque abbia una cognizione anche superficiale delle PA, sa benissimo che sono posti in cui si va a rubare lo stipendio. Ma rubare lo stipendio ossia passare la giornata a fare il meno possibile è brutto innanzitutto per gli stessi dipendenti pubblici. Inoltre, il loro dolce far niente diventa crisi economica per tutti gli altri, che sono costretti togliersi il sangue dalle vene per ossia pagare tasse assassine per pagare loro lo stipendio. Quindi, se li licenziamo tutti subito – ah, che sogno meraviglioso… – le tasse si abbassano; e se la tasse si abbassano, l’economia riprende a crescere; e se l’economia riprende a crescere, si creano posti di lavoro. In conclusione, se licenziamo tutti subito i parassiti delle PA, la crisi comincerebbe a finire e questi ultimi potrebbero trovare un vero posto di lavoro.

  13. Massimo74

    @erasmo67

    Se i risparmi ottenuti da un ipotetico taglio dei dipendenti statali venissero indirizzati verso il taglio delle imposte a coloro che producono vera ricchezza nel paese (cioè le PMI e i dipendenti del settore privato), allora sì, l’economia italiana ne trarrebbe sicuramente giovamento (crescita del PIL e della produttività dovuta a nuovi investimenti,calo della disoccupazione,aumento di competitività delle imprese,ecc).
    Diversamente, se l’intento fosse solo quello di reperire risorse per coprire nuove spese (un pò come sta facendo l’esecutivo Monti con la spending review), allora un provvedimento di questo tipo non solo non sortirebbe alcun effetto positivo, ma potrebbe addirittura rivelarsi dannoso.

  14. Lorenzo62

    Spero che si riesca finalmente a dare corso alla concretezza di cui il Paese ha bisogno e mi auguro che si faccia in tempo per evitare il peggio. Ma da “comune mortale” mi pongo un interrogativo (molto spicciolo, mi rendo conto, e certamente non risolutivo) riguardo a quanto il governo Monti NON ha fatto e non riesco a capire il perché. Mi spiego: molti degli interventi che si ascoltano nella preziosa rubrica radiofonica “Nove in punto” su Radio24, testimoniano l’assurdo e il grottesco delle normative vigenti che regolano la vita delle imprese; senza dilungarmi tanto, mi limito a due esempi: le decine di visti e permessi per avviare un’attività e le 1.200 pagine di istruzioni per la compilazione dei modelli di versamento delle imposte. Orbene: visti i tagli effettuati, tagliare anche un po’ di burocrazia (come proposto in “fermareildeclino.it”) non avrebbe comunque un effetto benefico sull’economia? E non sarebbe, tutto sommato, un intervento a costo zero? Non so, forse non avrebbe cambiato molto la situazione, ma non capisco perché il governo Monti ha trascurato questo aspetto del problema. Altro argomento pratico: risulta che l’Italia spende circa 1 Miliardo di Euro l’anno per illuminazione pubblica, costantemente in aumento e che costituisce, tra l’altro, anche una forma di inquinamento luminoso che danneggia l’eco-sistema; sono sicuro che una drastica riduzione sarebbe benefica sia per l’ambiente che per le casse dello Stato, che almeno 500 milioni di euro potrebbe risparmiarli (e avremmo anche più energia a disposizione). Altri 100 milioni annui si potrebbero ricavare adottando Free-Software nella Pubblica Amministrazione. Forse i miei argomenti sono futili rispetto al resto, quindi spero che il mio intervento non sia di fatto una perdita di tempo per chi mi legge, ma personalmente sono convinto che, come tante piccole imprese fanno un’Economia, così tanti piccoli risparmi possono fare una “manovra” (e non “una tantum”, ma per ogni anno). Sbaglierò?

  15. vittorio

    Caro Dottor Giannino,

    sono d’accordo su tutto quanto e, purtroppo, anche sulla Sua conclusione :

    ” Il punto vero è trovare partiti e coalizioni politiche capaci di dire la verità agli italiani sugli errori commessi, e di metter mano al tagliadebito-tagliaspesa-tagliatasse con personalità competenti e credibili agli occhi dei nostri partner internazionali e dei mercati.”

    Anni fa, osservando che il debito pubblico italiano era cresciuto dal 60% del 1981 al 101% del PIL nel 1991, nonostante che durante tale periodo il PIL crescesse a ritmi compresi tra lo 0.8 e il 4.2%, mi dissi che ciò era dovuto al consociativismo, populismo ed incapacità (tipo quella dei CEO aziendali che registrano perdite crescenti di bilancio persino mentre l’azienda cresce) dei vari governi DC e PSI.

    Smisi di votare DC ed iniziai a votare per il centrodestra non tanto per Berlusconi, che non corrisponde al mio DNA, quanto perché contavo sul fatto che un bipolarismo effettivo con forti maggioranze parlamentari avrebbe consentito di realizzare rapidamente le pesanti, e quindi impopolari, riforme necessarie a risanare l’Italia riportandola a buoni livelli di competitività, efficienza, innovazione, ecc. …. Poco importa a me se la colpa risiede nella “infedeltà” (o calcolo personal-partitico) di Bossi, Casini ed infine Fini …. ma il fatto è che il promesso liberismo non è nato e che siamo risaliti al 123% di debito pubblico; anche perché il PIL cala anziché crescere e sono drammaticamente basse la competitività (siamo al 42° posto) ed attrattività (siamo all’87° posto nella classifica del “to do business”); quindi mi fanno pena e rabbia i tanti leaders di ogni tipo e casta che chiedono a gran voce il rilancio quando in realtà lo boicottano con le loro dichiarazioni e proposte populistico-elettorali.

    Deluso anche dallo zoppo bipolarismo italico (ben diverso da quello inglese) dissi anni fa agli amici, conscio del lato paradossale, che a mio avviso ci potevamo salvare dal disastroso declino solo trovando modo di dare “pieni poteri per 4 anni” ad una personalità capace e credibile (tipo Draghi, all’epoca neo governatore Banca d’Italia) totalmente svincolata da voti, partiti, elezioni comunali-regionali-provinciali-nazionali, tessere di partito e rimborsi elettorali, ecc.

    Essendo tale sogno irrealizzabile ora non mi resta che sperare, come Le ho detto precedentemente, negli Stati Uniti d’Europa il cui Presidente e Governo potrebbero permettersi di ignorare gli specifici strilli italiani di tassisti, avvocati, padani e siciliani, docenti e studenti di corsi di laurea pateticamente inutili, giornalisti sudditi di scoop e audience più che dell’informazione, pensionati baby e d’oro, sindaci spreconi amanti delle sagre, politici e portaborse locali, farmacisti e bagnini, evasori incancreniti al punto di non accettare neppure l’idea di smettere di rubare, imprenditori che si lamentano del credit crunch facendo finta di dimenticare che la loro azienda è sotto-patrimonializzata per il troppo “nero” prelevato (e le banche lo sanno), lavoratori lavativi FIOM protetti, ecc..

    Forse anche l’Europa Unita è un sogno (antico poiché mi iscrissi alla Gioventù Federalista nel lontano 1957) ma ritengo sia l’ultima spiaggia e voterò per chi l’auspicherà sinceramente .

    Vittorio 8.8.12

  16. erasmo67

    L’associazione di idee tra i dipendenti pubblci e il ladro la dice lunga sulla malafede del ragionamento, è vero che ci sono in alcuni settori della PA piante organiche gonfiate e persone che lavorano poco, ma non è la norma, più difficle è valutare la produttività del servizio per cui lavorano perchè è più un problema di sistema.

    In ogni caso licenziare il personale della PA è uno slogan ma non è applicabile, si devono ridisegnare le funzioni e le piante organiche e convergere verso queste in un tempo che può essere di diversi anni, nel frattempo si lavora sul turn-over, si incentiva l’uscita ed eventualmente si esodano i più anziani.

    Il resto è solo ideologia liberista.

  17. erasmo67

    @Massimo74

    Chiamiamo a raccolta gli stati generali di confindustria-confcommercio e confartigianato e chiediamo a quali condizioni sono in grado di GARANTIRE investimenti in Italia che generino almeno un milione di posti di lavoro full-time a tempo indeterminato e RAL non inferiore alla media attuale a parità di livello.

    Vediamo la risposta e poi ne parliamo.

  18. @ Erasmo 67
    D’accordo: non è possibile licenziare tutti subito. Facciamolo un po’ alla volta. Ma facciamolo. Tuttavia, ho detto che una alternativa migliore: PRIVATIZZARE TUTTO IL PRIVATIZZABILE. Così non licenzi nessuno e quelli sono costretti a lavorare sul serio. E intanto la diminuzione della tasse fa aumentare l’economia e i posti di lavoro seri.

    @ Marco Tizzi

    “Krugman quando parla di spesa pubblica parla di quella americana. Lo inviti qui un annetto e poi vedrà che taglia anche lui.
    Per una questione etica, se non altro”.

    Per spiegare lo sfacelo prodotto dalla spesa pubblica, i keynesiani argmentano: in italia il settore pubblico fa schifo perché gli italiani sono degli scioperati cialtroni che rubano lo stipendio, mentre in Germania, negli Usa e nei paesi nordici il settore pubblico è meravoglioso e stimola pure l’economia perché quelli sì che sono persone serie che hanno voglia di lavorare.

    E no, mi dispiace: il settore pubblico fa schifo ovunque e ovunque rallenta l’economia. Fa scihfo anche e soprattutto negli Usa di Krugman. Volete le prove? Leggete la stampa conservatrice. Ad esempio, la neocon Ann Coulter ha scritto molti articoli sugli sprechi, gli abusi, l’assenteismo e la fannulloneria dei dipendenti pubblici americani. Esemplare il caso dei controllori profumatamente stipendiati da Obama per monitorare i mercati. Ebbene, la tempesta finanziaria arrivò senza che loro se ne fossero accorti. Obama andò su tutte le furie. E sapete che cosa venne fuori? Che i controllori profumatamente stipendiati dai contribuenti passavano le giornate a visionare film porno. Per fare posti ai film a luci rosse, avevano cancellato dai pc tutti i dati riguardanti i mercati finanziari. Ogni aggiunta è superflua.

  19. paolo

    Da tempo non vado a votare. Dato ke i nostri beneamati politici fanno disastri ed INSISTONO a rimanere attaccati alla cadrega ( vedasi BERLUSCONI WANT BACK) mi spiegate dove è il cambiamento? Ma ‘sta gente perchè non vogliono essere vicini a noi cittadini? Ma gli facciamo così skifo? Mah…se è così il sentimento mio è reciproco. Forza Giannino. Le auguro un bocca in lupo a Lei e a gente ke come Lei ama veramente l’Italia e gli Italiani.

  20. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Guardi, io sono d’accordo.
    Sono un anarchico, quindi di certo non difendo lo Stato. Ho dubbi solo sulla spesa sanitaria, ma è un discorso lungo.

    E NO, NON sono un Keynesiano, gliel’ho già ripetuto più volte, per cortesia prenda nota, altrimenti ripete sempre la stessa solfa.

    Dico solo che in un sistema monetario basato sul debito o si fanno debiti o si muore e MAI, per nessun motivo si deve aver la volontà di ridurre l’indebitamento, a meno di non voler fare la fine di Grecia e Spagna, dimostrazioni morenti che l’austerità non funziona.
    E quando il privato non riesce, non vuole o non può fare debiti, ci deve pensare qualcun altro. I paladini dell’export fanno fare debiti agli paesi. Chi non vuol morire fa fare debiti agli Stati.
    E questo si può fare sia abbassando le tasse che aumentando le spese (Obama ha più che altro tagliato le tasse).

    Riprenda pure con la prosopopea dell’ignoranza Merkeliana pro austerità, io vado a bermi una birra.

  21. Vittore

    Tutto vero e condivisibile. Se si cominciasse a fare qualche piccolo passo nella direzione da Lei indicata sarebbe gia un evento epocale….

  22. @ marco Tizzi:
    non mi riferivo alla tempesta della Lehman Brothers. Obama aveva promesso in campagna elettorale che, se fosse stato eletto, lo stato avrebbe tenuto sotto controllo Wall Street, impedendo nuovi casini tipo Lehman Brothers. Appena eletto incaricò quei funzionari di monitorare i mercati finanziari. Adesso non ricordo quale evento in particolare sfuggì a quei funzionari. Ho provato a cercare di nuovo l’articolo nel sito della Coulter, ma non lo trovo perchè non ricordo il titolo.

  23. @Marco tizzi:
    ho dimenticato do chiedere scusa se ho frainteso il suo pensiero. E’ da due mesi che manco da qui (ossia per ragioni di tempo leggo Giannino ma trascuro i commenti per non distrarmi), quindi probabilmente mi è sfuggito il commento in cui spiegava il suo pensiero anarchico.

  24. Antonio Cappa

    Purtroppo sono concorde, e so che il suo pensiero, e il nostro, è minoritario. Io sono una delle mucche produttive da mungere.

  25. claudio

    Caro Giannino,
    bisogna trovare un leader, una persona capace di tradurre (sì, tradurre, perché il suo articolo è arabo per il 90% degli elettori) queste idee per le masse, con credibilità e soprattutto con la capacità di riaccendere la speranza. Oggi chi riaccende la speranza vince le elezioni.
    Pensare che in un panorama assoluta nullità dell’offerta politica non venga fuori un nuovo soggetto, forte, convincente, è incredibile. Rompete gli indugi, trovate un leader e salvate il nostro amato paese.

  26. Francesco_P

    Cito dal mitico Oscar:

    Il problema italiano non è la ricetta, ormai nota da anni a chi abbia cognizione della vastissima inefficienza della spesa pubblica e delle conseguenze ammazza-paese dell’attuale pressione fiscale. Il punto vero è trovare partiti e coalizioni politiche capaci di dire la verità agli italiani sugli errori commessi, e di metter mano al tagliadebito-tagliaspesa-tagliatasse con personalità competenti e credibili agli occhi dei nostri partner internazionali e dei mercati.

    Purtroppo non possiamo avere speranza che alcuno degli attuali partiti voglia:
    – ridurre significativamente la spesa pubblica;
    – semplificare la legislazione e le normative;
    – togliere potere a quella pletora di organismi e corporazioni che possono interferire su ogni processo decisionale.
    Queste aberrazioni sono le fondamenta dell’attuale sistema statale e nessuna istituzione vi rinuncerà neppure di fronte all’evidenza del declino progressivo ed inesorabile.
    In entrambi gli schieramenti vi sono invece molti uomini che hanno una visione meno ristretta ed egoista della cosa pubblica. Credo che si debba incoraggiare queste “rarità”.

    P.S.
    Egregio dott. Giannino, lei cita spesso Krugman come esempio della degenerazione keynesiana. Visto l’interesse di Paul Krugman per gli alieni ( http://www.huffingtonpost.com/2012/06/19/paul-krugman-alien-invasion_n_1609805.html#slide=1116764 ), mi piacerebbe chiedere al premio nobel per quali ragioni un visitatore da un altro pianeta dovrebbe mai acquistare bond terrestri. Credo che il nostro visitatore sarebbe alquanto più severo nei suoi giudizi di Moody’s, S&P, Fitch ed anche di Dagong. Credo anche che il nostro alieno, ignaro degli usi e costumi delle scimmie abili, farebbe fatica a capacitarsi del perché il premio Nobel sia assegnato da una numerosa e costosissima commissione invece che da un economico e imparziale generatore di numeri casuali.

  27. Sandro

    spending review? Bisogna continuare al taglio degli Enti pubblici che svolgono le stesse attività. L’INAIL ne ha accorpato alcuni, con concreto risparmio di spesa con vantaggi importanti per l’utenza. Bisogna fare di più, pensiamo ai controlli sulla sicurezza del lavoro, lavoro nero/ irregolare e inquinamento ambientale. Questa triade, la possiamo chiamare così, ad oggi comporta in momenti temporalmente diversi sovrapposizione d’ interventi di vigilanza negli stessi luoghi di lavoro, perchè ci sono più Enti che si occupano della stessa cosa, sovrapponendosi e con modalità non omogenea. Gli uffici ispettivi del Ministero del lavoro, Aziende sanitarie e ARPA dovrebbero essere accorpati in un’unica struttura di valenza Nazionale, com’è negli altri Paesi Europei, recuperando di fatto efficienza, efficacia ed economicità della spesa. In questo modo si andrebbe a coprire la mancanza di personale a costo zero con veri ed importanti risparmi di spesa pubblica. Il Governo tecnico dovrebbe accelerare un processo di accorpamento degli organi ispettivi (all’interno dell’INAIL o Ministero del lavoro) senza sentir ragioni di campanilismo da parte di quelle Regioni restie ad un intervento strutturale così importante e benefico per il cittadino ed il Paese.

  28. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Nessun problema.
    Che l’amministrazione Obama non abbia fatto nulla per mettere a posto le distorsioni del mondo finanziario è un dato di fatto incontrovertibile.
    D’altra parte la domanda è: senza cambiare il sistema è possibile metterlo a posto?
    Per me no.
    La proposta di Ron Paul “Federal Reserve Transparency Act of 2012” (HR459) è una prima importantissima spallata: se gli USA mettono sotto accusa la propria banca centrale, allora gli altri dovranno per forza fare qualcosa.
    Ma saranno comunque azioni lunghe e non penso si possa uscire dall’economia debt-based in fretta. Anche perché l’unica seria proposta alternativa è la libertà monetaria e pone più di un problema.
    La scuola di Giannino propone una banca centrale che dichiari ex ante la massa monetaria, calcolata secondo una forma rispetto al target inflattivo, ma non ho ben capito se anche la qualità entra in gioco oppure se si tratta solo del M3. Perché il problema oggi sta nella base, non nella massa.
    Ma comunque anche questa sarebbe una rivoluzione di portata politica simile al ritorno ad un qualcosa-standard, quindi tempi lunghissimi e forse impossibilità democratica di ottenere risultati (ergo: serve la rivoluzione).
    Quindi per un (bel) po’ si resta col sistema attuale.

    E finché non si cambia secondo me comunque serve un po’ di deficit pubblico (meno dell’inflazione), che però NON significa per forza aumento della spesa, ma anzi è molto più efficace con una riduzione della tassazione.
    Insomma: dobbiamo uscire dall’equazione “debito pubblico = stato” che, anche se storicamente vera, non è un’identità politico-economica.
    Si può avere deficit E ridurre lo Stato, è anzi molto più facile e diventa comunque più sostenibile nel lungo periodo perché si liberano risorse.

  29. adriano q

    Le critiche velate,morbide,delicate,condizionate ad un governo il cui difetto minore è di esistere non mi piacciono.A me piace la democrazia,sempre,comunque,a qualsiasi prezzo e quando mi si toglie l’impressione di viverla la reazione di rigetto è immediata,totale,irreversibile e costante.Per il resto l’analisi è accettabile e le proposte sono fra le più convincenti sulla piazza.Rimangono alcuni interrogativi.Perchè il differenziale negli anni passati era analogo agli altri paesi?A mio avviso perchè i mercati percepivano i debiti diversi come uguali,anche sotto il profilo del rischio.Perchè il differenziale ora è diverso?A mio avviso perchè i mercati non ritengono più uguali i debiti diversi,anche sotto il profilo del rischio.Viva Lapalisse.Il risparmio sui tassi se fosse stato utilizzato correttamente e non dilapidato avrebbe consentito di evitare questo cambio di atteggiamento?A mio avviso no.Con gli interventi virtuosi taglia debito,taglia spesa,taglia tasse la diversa valutazione del rischio cambierebbe?A mio avviso no.Non serve spiegare perchè,come insegnare ai pesci a nuotare.Con l’esplosione dei debiti di tutti la scelta d’investimento comporterà per noi un onere strutturale non transitorio.Dovremo rassegnarci a pagare una tassa di permanenza che,oltre a sottrarre risorse,impedirà qualsiasi ipotesi di sviluppo.In altre parole una svalutazione competitiva cronica in favore dei paesi forti.In altre parole il mondo alla rovescia.Auguri.

  30. Gianni Milano

    Egr. Dott. Giannino,

    è indubbi che da questa situazione di stallo italico bisognerà uscirne quanto prima, prima lo si farà tanto meglio, più tardi lo si farà bhè, non saranno rose e fiori.

    Vorrei cominciare a lanciare qualche proposta concretra evitando di fare inutili ciacchiere:

    1) diminuzione immediata del 30% degli stipendi dei parlamentari
    seguita dalla riduzione del 50% dei parlamentari

    2) analoga riduzione del 30% per i Consiglieri Regionali e a seguire
    consiglieri provinciali, Sindaci, Consigli d’Amministrazione degli
    Enti Pubblici

    3) metter “FINE” allo scempio gestionale delle Regioni (ognuna ha
    un proprio regolamento dove gestisce come vuole e crede la
    cosa pubblica, un esempio su tutt: un impiegato di 3° livello in
    Sicilia percepisce 2.000 euro in più di un normale travet pari
    livello di altre amministrazioni)

    4) applicare per davvero la “conclamata riforma pensioni” prevista
    dalla vecchia “Dini” del 1995 dove era prevista
    l’uniformità dei trattamenti pensionistici rimasta a tutt’oggi
    lettera morta, ad esempio il trattamento dei deputati non è
    stato minimamente scalfito, nè quello della Banca d’Italia, nè
    quello dei militari, ecc. ecc., mentre fino ad oggi ad onta della
    Legge Dini l’unico versante su cui si è agito è solo sui lavoratori
    dipendenti pubblici/privati e sui lavoratori autonomi.

    5) per ultimo avviare per davvero e non solo a parole come
    purtroppo si continua a fare, una lotta all’evasione unita
    contestualmente ad una vera riforma fiscale introducendo
    finalmente la deducibilità totale, dove ogni cittadino a fronte
    dello scontrino/fatture, deduce il 50% delle imposte pagate ed
    allora si che si chiude definitivamente l’eterno problema “italico”
    dell’evasione fiscale. Certo, sarebbe dura per coloro che a
    tutt’oggi con l’evasione fanno oga bagoga ma sarebbe un salto
    di tutto rispetto riferito a quello che succede oggi.

  31. Io mi chiedo che senso e che utilita’ abbia questa politica di un indiscriminato “dagli allo statale”, se non quello di suscitare una guerra tra poveri che e’ quanto si va cercando per continuare a governare male e mangiare il piu’ possibile alle spalle dei poveri di cui sopra, statali o privati che siano. E’ la solita politica del divide et impera che ha sempre vessato i governati. Come si pensa ad esempio a ridimensionare le pensioni, cioe’ a calpestare totalmente i diritti acquisiti senza una reazione immediata e violenta delle pantere grigie, cui mi onoro di appartenere ?

  32. Marco Tizzi

    Cito da Corriere.it (che non è la Bibbia, sia chiaro)

    Vendite immobiliari ferme – Anche se il mercato immobiliare non appare molto ricettivo. Come sottolinea il quotidiano economico statunitense, immobili prestigiosi come il Castello Orsini di Soriano al Cimino, Palazzo Diedo a Venezia, Palazzo Bolis Gualdo di via Bagutta a Milano, hanno un fascino indiscusso ed un interesse potenziale enorme (come del resto le grandi caserme dismesse a Roma, tra le quali Forte Boccea e quella di via Guido Reni) per i grandi investitori internazionali. Ma anche prezzi apparentemente incompatibili con la davvero scarsa liquidità che c’è in giro. A Bologna l’Agenzia del Demanio ha messo in vendita l’enorme complesso immobiliare dell’ex Convento delle Carmelitane Scalze, 4 mila metri quadri coperti. Alla scadenza dell’asta non era arrivata neanche un’offerta: deserta, come le altre due svolte l’anno scorso. Dai 13 milioni di euro di partenza l’Agenzia è scesa di parecchio, ma neanche l’ultimo sconto a 9.980.000 euro (stile supermarket) ha allettato gli acquirenti. Come per l’ex Caserma Sani, che occupa quasi un intero quartiere di Bologna, invenduta a 40 milioni di euro e che ora sarà inserita nel fondo degli immobili valorizzati. Così succede un po’ ovunque con i grandi complessi immobiliari messi in asta dall’Agenzia del Demanio, che negli ultimi mesi riesce a vendere solo appartamenti, o comunque immobili di basso e medio valore. Con i quali sarà difficile abbattere il debito «monstre» dello Stato.

    Ripeto: va benissimo la vendita di asset, ma siamo certi che ci siano compratori?
    80-100 miliardi l’anno sono davvero tanti… (e no, NON è praticabile la via patrimoniale per l’abbattimento del debito, come già spiegato in altri post, perché fortemente recessiva)

  33. Francesco_P

    @Marco Tizzi

    Trovo la domanda molto pertinente. Se Governo e Parlamento volessero attirare veramente gli investitori anche in un periodo di recessione, dovrebbero agire prontamente sul fronte della semplificazione e del diritto in modo da dare certezza della fruibilità dei beni acquistati dallo Stato.

    Vicende come quelle dell’ILVA fanno fuggire gli investimenti. Ma li fanno fuggire anche gli iter burocratici contorti, l’eccesso normativo, il rischio di vedersi appioppare una bella patrimoniale da un giorno con l’altro, l’impossibilità di vedere una riduzione delle tasse a causa della spesa pubblica, ecc.

    Serve cambiamento e per cambiare servono nuovi interpreti della politica, pragmatici, un po’ tatcheriani e lontani dal coacervo di interessi corporativi.

  34. Marco Tizzi

    @Francesco_P
    Aggiungo che eventuali compratori sarebbe il caso fossero stranieri, altrimenti non facciamo altro che spostare il debito pubblico in debito privato, che di certo non è meno pericoloso soprattutto in un momento di credit crunch.
    Potrebbe essere la mannaia finale sull’industria, non credo sia un grande affare: se le banche danno credito per comprare immobili di certo non ne danno alle imprese.

  35. ARTURO

    Sono daccordo con lei Giannino vivo e sono nato in Emilia da 30 ani facio l’imprendditore (in questo momento è un tentativo fare l’imprenditore) vivo in una regione dove siamo stai politicamente i più fachisti, i più comunisti, siamo andati a destra (bologna (Geazzaloca) ora siamo di nuovo PD con un aumento notevole dei 5 stelle…ci aveva provato la lega ma conosciamo i risoltati, Abbiamo sempre lavorato e in tutti i governi siamo andati bene con l’economia… Ora però abbiamo bisogno di credere di nuovo in un progetto una Idee !!! Ma siamo pronti a non mollare. Credo che lei sia molto ben voluto in Emilia Romagna vada avanti la seguo e la seguiamo.

  36. Pivello

    Non c’è nessuna relazione logica e nessuna relazione anche empirica tra l’ammontare di debito in % del Pil e i tassi di interesse che uno stato paga. L’Olanda ha un debito in % del PIL maggiore della Spagna e la prima paga circa 0% la seconda circa 4% sui suoi titoli di stato a due anni. L’Australia paga un 3.5% con debito pubblico pari al 20% del PIL e l’Inghilterra 1.5% con debito pubblico pari al 90%. Singapore paga il 3% con debito pubblico quasi zero e il Giappone paga 0% con debito pubblico pari al 220% del PIL. Gli esempi sono infiniti…
    La capacità di pagare il debito pubblico di uno stato dipende dal fatto di avere la propria moneta, dall’andamento della sua economia e dalla ricchezza finanziaria dei suoi cittadini. Se tu
    1) imponi di indebitare lo stato in una moneta che non controlla, poi
    2) distruggi l’economia con le tasse dell’austerità e infine
    3) distruggi la ricchezza finanziaria del paese con una colossale svendita di asset nel momento peggiore degli ultimi 80 anni di storia …
    …sai cosa succede ? la capacità dell’Italia di pagare DIMINUISCE. La combinazione di austerità e svendita di beni riduce la ricchezza dell’Italia e quindi la sua solvibilità come paese. Se riduci artificialmente il reddito di qualcuno e poi gli imponi di vendere beni dopo che lo hai messo in difficoltà lo rovini
    Ma a parte questo discorso generale, uno stato non ha alcun bisogno di vendere l’ENI per 30 miliardi quando può emettere 30 miliardi.
    Riducono la quantità di mezzi pagamento, di moneta, nell’economia aumentando le tasse fino a quando lo stato incassa ogni anno, come succede ora, circa 40 miliardi di più di quanto spende (tenendo conto che oltre all’avanzo primario poi il 65% circa degli interessi pagati va a stranieri o banche italiane e quindi non ritorna in circolo nell’economia italiana). Questo in aggiunta al fatto che le banche stanno riducendo il credito e in aggiunta al fatto che sei in recessione. In questo modo dopo qualche anno stanno ora soffocando l’economia.

    Quello che è reale invece è la quantità di beni e servizi prodotti ogni anno dall’economia italiana e ovviamente i terreni, palazzi e beni immobili. Quando hai fatto fallire migliaia di aziende e attività e hai venduto i beni che hanno valore intrinseco a stranieri poi che ‘azzo fai ? Esporti manodopera come le Filippine e il Messico, fai emigrare gli italiani che poi ti mandano le rimesse.
    Se veramente provasse a vendere 400 miliardi di beni e quote di società pubbliche distruggerebbe il mercato borsistico e immobiliare italiano per la prossima generazione. Se tu nel mercato ed economia ora più depressa dal 1945 provi a vendere 400 miliardi di beni dimezzi ipso facto tutti i valori degli asset italiani di un altro -50%.

  37. “E finché non si cambia secondo me comunque serve un po’ di deficit pubblico (meno dell’inflazione), che però NON significa per forza aumento della spesa, ma anzi è molto più efficace con una riduzione della tassazione.
    Insomma: dobbiamo uscire dall’equazione “debito pubblico = stato” che, anche se storicamente vera, non è un’identità politico-economica.
    Si può avere deficit E ridurre lo Stato, è anzi molto più facile e diventa comunque più sostenibile nel lungo periodo perché si liberano risorse”.

    Una cosa è certa: qualsiasi cosa è meglio delle tasse omicide che che ci stanno uccidendo. Quindi, se il deficit può servire a tagliare le tasse, viva il deficit. Ma il deficit può essere al massimo una soluzione a breve termine: ma sul lungo termine lunica soluzione è il taglio drastico della spesa pubblica. E probabilmente è anche vero che, se si mettessero all’asta i beni pubblici, le aste andrebbero deserte. Ma allora, invece di vendere qualcosa non è meglio tagliare qualcosa: la spesa pubblica? Se io ho un negozio e le vendite vanno male, la soluzione è una soltanto: ridurre le spese ed eventualmente chiudere il negozio. Non certamente aumentare le spese a debito nella speranza sempre vana che il negozio prima o poi abbia successo. Questo nella vita reale. Perché lo stato non fa lo stesso?
    Insomma, ho maturato la rozza convinzione che la madre della decadenza della civiltà occidentale sia quell’immenso distributore automatico di nutrimento per i parassiti che ha nome di spesa pubblica. Io difendo con accanimento il rifiuto tedesco degi eurobond (e in questo sono sola, visto che anche Giannino comincia a reclamarli) non per amore dei tedeschi o per eccessiva paura dell’inflazione (siamo sopravvissuti all’inflazione da quando siamo nati e possiamo continuare a farlo) ma semplicemente perché ho capito perfettamente che, il giorno stesso in cui si emetteranno gli eurobond e la Bce comincerà a stampare, i politici italiani torneranno a fare le cose immorali che hanno sempre fatto per tenere buono il popolo e assicurarsi il potere: in un batter d’occhio verrannno assunti altri miliardi di forestali in Sicilia e altri miliardi di assenteisti nei ministeri romani. E dovremo dire addio per sempre alla speranza di qualche taglio a quell’immenso inceneritore di risorse che è la spesa pubblica. Insomma, io sono l’unica a pensare che lo spread non sia un problema ma la possible soluzione: bisogna puntare lo spread come una pistola alla tempia dello stato e costringerlo a tagliare.

  38. Pivello

    Non c’è nessuna relazione logica e nessuna relazione anche empirica tra l’ammontare di debito in % del Pil e i tassi di interesse che uno stato paga !
    L’Olanda ha un debito in % del PIL maggiore della Spagna e la prima paga circa 0% la seconda circa 4% sui suoi titoli di stato a due anni. L’Australia paga un 3.5% con debito pubblico pari al 20% del PIL e l’Inghilterra 1.5% con debito pubblico pari al 90%. Singapore paga il 3% con debito pubblico quasi zero e il Giappone paga 0% con debito pubblico pari al 220% del PIL. Gli esempi sono infiniti…
    La capacità di pagare il debito pubblico di uno stato dipende dal fatto di avere la propria moneta, dall’andamento della sua economia e dalla ricchezza finanziaria dei suoi cittadini. Se tu
    1) imponi di indebitare lo stato in una moneta che non controlla, poi
    2) distruggi l’economia con le tasse dell’austerità e infine
    3) distruggi la ricchezza finanziaria del paese con una colossale svendita di asset nel momento peggiore degli ultimi 80 anni di storia
    ……sai cosa succede ?
    la capacità dell’Italia di pagare DIMINUISCE. La combinazione di austerità e svendita di beni riduce la ricchezza dell’Italia e quindi la sua solvibilità come paese. Se riduci artificialmente il reddito di qualcuno e poi gli imponi di vendere beni dopo che lo hai messo in difficoltà lo rovini.
    Inoltre se veramente provassero a vendere 400 miliardi di beni e quote di società pubbliche distruggerebbero il mercato borsistico e immobiliare italiano per la prossima generazione. Se tu nel mercato ed economia ora più depressa dal 1945 provi a vendere 400 miliardi di beni dimezzi ipso facto tutti i valori degli asset italiani di un altro -50%.
    Ma a parte questo discorso generale, uno stato non ha alcun bisogno di vendere l’ENI per 30 miliardi quando può emettere 30 miliardi.
    Hanno ridotto la quantità di mezzi pagamento, di moneta, nell’economia aumentando le tasse fino a quando lo stato incassa ogni anno, come succede ora, circa 40 miliardi di più di quanto spende (tenendo conto che oltre all’avanzo primario poi il 65% circa degli interessi pagati va a stranieri o banche italiane e quindi non ritorna in circolo nell’economia italiana). Questo in aggiunta al fatto che le banche stanno riducendo il credito e in aggiunta al fatto che sei in recessione. In questo modo dopo qualche anno stanno ora soffocando l’economia.
    Quello che è reale invece è la quantità di beni e servizi prodotti ogni anno dall’economia italiana e ovviamente i terreni, palazzi e beni immobili. Quando hai fatto fallire migliaia di aziende e attività e hai venduto i beni che hanno valore intrinseco a stranieri poi che “razzo” fai ? Esporti manodopera come le Filippine e il Messico, fai emigrare gli italiani che poi ti mandano le rimesse.

  39. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Come ho scritto altrove, purtroppo l’Europa, in particolare l’Eurozona, si basa su fondamenta sbagliate.
    Queste fondamenta sono due maledettissimi numeri: deficit/PIL e debito/PIL.
    Nessuno Stato al mondo che non sia nella zona Euro ha dei limiti legali invalicabili posti per legge su questi numeri. Anche i limiti del debito USA sono facilmente scavalcabili da un voto parlamentare. Perché?
    Perché IN QUESTO SISTEMA MONETARIO (che mi fa schifo, per inciso, ma non riesco a trovarne uno sicuramente migliore) non si può rinunciare ai debiti e quindi uno dei 5 settori (Stato, Privati, Banche, Imprese, Estero) deve fare debito o crolla tutto.
    E vietarne uno dei 5, che anzi si obbliga a stare in surplus, è la via maestra epr la bancarotta globale, che stiamo vedendo in diretta per Grecia e Spagna, con un occhio preoccupato alla Cina che si è presa due punti di deflazione in un mese.

    Io sono d’accordo con lei sugli eurobond, infatti penso sia preferibile dare una licenza bancaria all’ESM perché in questo modo l’abbassamento dello spread sarebbe condizionato a riforme sistemiche. Lo proponevo un anno e passa fa.
    Servono bastone E carote, bastone soltanto non basta.
    Il problema è QUALI riforme sistemiche mettere nel piatto della bilancia.
    Purtroppo finora la Cancelliera non ha per niente messo sul piatto delle riforme liberali, ma anzi ci ha messo quell’orrore economico che è il taglio della spese E L’AUMENTO delle tasse, che sono stati imposti sia alla Grecia che alla Spagna. Solo l’Irlanda, la più truffata di questa crisi, si è rifiutata mostrando un dito medio che è arrivato anche in ritardo rispetto alla truffa perpetrata da Berlino verso il suo popolo.

    Quello che non capsico di persone come lei e come Giannino è il fatto che da una parte capite che il problema sono le tasse, ma dall’altra appoggiate i tedeschi che vogliono costringerci ad aumentarle a dismisura! Come mai, me lo spiega lei?
    Forse Giannino se ne sta rendendo conto e ha capito che l’unica speranza è la vendita degli asset perché se i tagli alla spesa non vanno in tagli alle tasse non servono a nulla, ma anzi sono controproducenti perché sono sempre e comunque solo recessivi.
    La visione dello spread come “arma” per i tagli non è affatto solo sua, ma fa anzi parte del concetto di shock therapy che viene utilizzata dal FMI in tutto il mondo dalla sua nascita. E’ la tipica critica tedesca agli “””aiuti””” (che cmq non sono affatto aiuti, ma meccanismi contabili di stabilizzazione, ma pace).
    Purtroppo i risultati sono storicamente pessimi. E nel caso dell’Eurozona sono anche peggio che nel resto del mondo perché quei due maledettissimi, stupidi, inutili numeri (deficit/PIL e debito/PIL) reagiscono sempre in modo peggiorativo al taglio della spesa (debit/PIL = 120/100 se taglio 10 e ci pago il debito allora diventa 110/90=122%).

    Quindi: finché si resta con i parametri del fiscal compact, l’unica piccolissima, microscopica speranza è la vendita di asset. Se sarà un fallimento, come temo, ci resta solo la fuga dall’Euro o la rinegoziazione dei patti, che può aver successo solo in caso di pesante recessione tedesca e crollo del bund. Che avverrà, ma forse troppo tardi.

    Le ultime parole di questo articolo di Giannino, quelle anti-lira, si riferiscono ad una lira gestita dalla stessa marcissima politica che ci ha gestito fino ad oggi.
    Però bisogna essere chiari, signora o signorina, se anche dopo tutto questo macello il popolo italiano rivoterà le persone che lo hanno portato all’inferno, allora è giusto che bruci tra le fiamme, perché significa che servono fiamme purificatrici per farci aprire gli occhi.
    La responsabilità a questo giro è tutta nelle nostre mani, su quella matita dentro la cabina elettorale: per la prima volta abbiamo alternative, se non sappiamo coglierle ogni male è più che meritato.
    Un buon governo può renderci ricco con una nuova Lira tanto quanto un cattivo governo può renderci poveri con l’Euro, qualsiasi meccanismo anti-spread si inventi.

  40. “Il punto vero è trovare partiti e coalizioni politiche capaci di dire la verità agli italiani sugli errori commessi, e di metter mano al tagliadebito-tagliaspesa-tagliatasse con personalità competenti e credibili agli occhi dei nostri partner internazionali e dei mercati.”

    Eh già… francamente non credo che dalla vendita dei beni statali si possa ricavare chissà che incredibile resa.
    Potrebbe giusto risolversi in una cessione ulteriore di sovranità, mascherata da investimenti, in favore di Cina, Russia e altri amichetti, a fronte di introiti mediocri.
    Gli Stati Uniti smobilitano e loro arrivano… ok, questa è la vita.
    Anche se il gioco mi pare più rischioso che mai.
    Il problema è che se non muta l’atteggiamento sostanziale con quelle somme recuperate noi, invece di creare condizioni per la crescita ovvero agevolare l’impresa efficiente e sostenere gli start up ben fondati, andremo a coprire gli infiniti buchi che il sistema statalista, assistenzialista, clientelare, paramafioso genera ogni piè sospinto.
    E dopo che avremo venduto anche il c..o (absit iniuria verbis, ma quanno ce vò ce vo…) che smerceremo più? Chi ci pagherà il letto d’ospedale? Non rimarrà altro che la malavita a far business, realizzando finalmente il sogno del narcostato clericale.
    Pertanto il carro non va messo davanti ai buoi. E’ tutta una questione di euristica. E’ tempo che un fondo di verità inizi a comparire sulle labbra di politici e giornalisti. Perchè ciò accada è tempo che chi ha idee sane giunga a detenere un pò di potere. In democrazia ciò significa voti.
    Le elezioni prossime venture sono la chiave di tutto. Non sarà facile, ma perdere questo treno significa Kaputt:a quel punto che sia patrimoniale, avanzo primario, cessione dei beni… niente avrà più alcuna importanza.

  41. Franco Maloberti

    Io penso che si debba servire lo Stato e non servirsene. Per questo:

    Il Principio Guida per le nuove politiche è Efficacia nel Governo dello Stato (efficienza globale e a lungo termine per costruire una società basata su conoscenza, efficacia, solidarietà sociale e tecnologia avanzata).

    I pubblici dipendenti sono al servizio del cittadino e hanno come obiettivo l’efficacia nei servizi erogati e la massima semplificazione delle procedure. Sono equiparati a pubblico dipendente tutti quelli che operano in enti, istituzioni e aziende con finanziamento pubblico superiore al 25% del fatturato o con più del 25% di fatturato proveniente da pubblica amministrazione. Sono anche equiparati a pubblico dipendente i funzionari, i parlamentari e i Commissari UE, i dirigenti, gli amministratori e i dipendenti di aziende che usufruiscono di benefici fiscali, di supporto pubblico (incluso l’accesso alla cassa integrazione) o che hanno ridotto il numero di addetti per più del 5% nell’anno. Sono pubblici dipendenti il Presidente della Repubblica, i parlamentari nazionali, europei e regionali, i Governatori di Regione, i Pubblici Amministratori, i membri del CSM, i Magistrati, i Notai e i membri di Enti, Agenzie, Autority.

    La retribuzione dei pubblici dipendenti è basata sulla unità retributiva lorda URL annua il cui valore è inizialmente fissato in 20.000 Euro e aggiornato ogni due anni. La retribuzione lorda annua onnicomprensiva di un pubblico dipendente o equiparato non è superiore a 7 URL. Il numero di dipendenti pubblici con retribuzione superiore a 6 URL non può superare il 20% del totale. L’attività del dipendente pubblico è esclusiva. Eventuali incarichi aggiuntivi devono essere svolti attraverso l’amministrazione di appartenenza e compensati fino a un massimo di 1 URL per anno. Non sono ammessi rimborsi forfettari di spesa e benefici di ogni natura per la funzione. L’utilizzo di auto di rappresentanza è rigorosamente imitato a rilevanti eventi ufficiali. Ogni persona può partecipare a un solo Consiglio di Amministrazione per nomina pubblica e riceve indennità omnicomprensive non superiori a 0.25 URL annue.

    Ferie: le ferie di dipendenti pubblici sono fissate in entità uguale per tutti pari a 23 giorni lavorativi. L’orario di lavoro può essere flessibile ma svolto unicamente negli uffici pubblici. Il dipendente pubblico raggiunge il posto di lavoro a proprie spese e non può usare mezzi di servizio. La regola non si applica per Presidente della Repubblica, Camera e Senato.

    Budget per il funzionamento di organi: Il budget di ogni organo e istituzione è fissato in termini di URL. Esso vale 8.000 URL per Presidenza della Repubblica, Camera e Senato. Il budget include le retribuzioni dei dipendenti, esclusi i parlamentari. Corte Costituzionale, Agenzie e Autority hanno un budget massimo di 2.000 URL. Il Budget delle Regioni, Province e Comuni, pagato direttamente dai cittadini della Regione in base alla capacità contributiva è pari a 0.0025 URL annuo/contribuente. Le norme vengono attuate con gradualità lineare in 3 anni.

    Pensioni: le pensioni erogate a ex dipendenti pubblici o equiparati non possono superare le 6URL. Nel calcolo del limite s’includono anche pensioni del settore privato.

  42. Alessandro Comparoni

    Quando i keynesiani all’amatriciana capiranno che prima di riempire il secchio occorre tappare i buchi, sarà troppo tardi@Marco Tizzi

  43. erasmo67

    @Marco Tizzi

    Non dimenticare che gli USA supportano militarmente in modo massiccio la loro politica monetaria, l’Europa è disposta a fare altrettanto ?

  44. Marco Tizzi

    @erasmo67
    Non lo dimentico. So che non si può paragonare il debito di una valuta che in effetti è una riserva mondiale al debito europeo, ma ci sono due fondamentali punti da cui dobbiamo partire:
    1- l’austerità (intesa come taglio spese E AUMENTO delle tasse) non funziona, non può funzionare, non funzionerà mai;
    2- senza riduzione drastica della tassazione sul lavoro non abbiamo speranze né di attirare capitali, né di mantenere in Italia le aziende che ci sono, né di ricreare un mercato interno che ci salvaguardi dalle tempeste nel resto del mondo.

    Se siete d’accordo su questi punti, l’unica soluzione è un taglio drastico delle aliquote sul lavoro e incrociare le dita.

  45. Alessandro Comparoni

    Mi scusi, non ce l’avevo con lei. Per errore ho fatto una replica ad un Suo post. In effetti il cervello non era attaccato alle dita….@Marco Tizzi

  46. Marco Tizzi

    @Alessandro Comparoni
    Tranquillo, è il caldo 🙂
    E’ che uno magari fa un ragionamento articolato – che può essere sbagliatissimo ovviamente – ma gli rispondono “sei un coglione” e dopo un po’ perde anche la pazienza…

  47. francine

    Stavo facendo una lettura estiva..Candide di Voltaire.Questo splendido filosofo del settecento fa una denuncia della societa’ dei suoi tempi,corrotta e volgare,dove malaffare e ipocrisia regnano sovrane.Poiche’ sono sempre stata convinta delle tesi del Vico sul ripetersi dei cicli storici,credo che ci dobbiamo preparare ad una bella rivoluzione come quella francese del 1789.Quanto alla nostra classe dirigente politica(e non solo)sono cosi’ arrabbiata che mi sto preparando il corredo da tricoteuse(con un pc piu’ adatto ai tempi al posto della calzetta)..

  48. Marco Marinozzi

    @Giovanna Jacob

    mi trovo sempre straordinariamente d’accordo con i suoi commenti ed analisi, spinto dall’interesse per la sua completa formazione ho letto alcuni suoi pezzi che ho trovato su internet, mooolto interessanti e precisi. Ho notato che ha posizioni molto simili alla scuola austriaca, io sono un fervido seguace dai tempi dell’università. Non è che per caso si candida anche lei?

  49. Lorenzo62

    @francine

    Concordo. Più che altro mi pare che la natura umana sia e resti quella che è sempre stata. Prima di Vico e Voltaire lo diceva già l’Ecclesiaste (o Libro di Qoelet – A.T.). Noi continuiamo a progettare un futuro “ideale” ed una società “perfetta”, ma è solo un’illusione. Dovremmo essere più realisti e comprendere che qualunque cosa faremo conterrà sempre un margine di errore; l’importante è che sia un errore accettabile e che non si trasformi ancora una volta in un orrore.

    P.S. – io invece mi tengo da parte una macchina per scrivere, nel caso che il PC venga messo fuori uso per un attacco da virus o per un black-out da crisi totale……

  50. Elena

    @Giovanna Jacob
    Buonasera,
    Sono un ricercatore, dipendente da un Ente pubblico. Nel mio istituto si lavora senza controllare gli orari (e gli straordinari non ce li pagano), perché se c’è del lavoro da fare, se c’è una chiamata a progetto che scade si lavora. Che sia sabato, domenica o festa, o se si ha la febbre. Un mio collega, a cui avevano diagnosticato una forma tumorale, veniva in laboratorio anche il giorno dopo la chemio, con la mascherina alla bocca. Aveva un progetto finanziato dalla comunità europea da 250 mila euro e doveva controllare il lavoro degli assegnisti!! E tutti i ricercatori che conosco, e nell’area siamo quasi 400, lavorano come se il laboratorio fosse la loro azienda. Quello che servirebbe al nostro ente sono una buona sburocratizzazione dalle scartoffie e conseguente riduzione delle spese per amministrativi (e magari un taglio ai sindacalisti!!!) ed un coordinamento per metterci al servizio del mondo imprenditoriale. Lo sostengo da anni. Noi produciamo conoscenze nuove che un saggio imprenditore può trasformare in ricchezza. Ma in Italia questo non avviene. Io collaboro molto con l’estero ed insieme a colleghi stranieri stiamo cercando (e non siamo lontani dal risultato) di produrre nuove piante di interesse agrario più resistenti alla siccità. Con gli enormi danni che stanno seguendo al cambio climatico, questo potrà essere utile. E stiamo pensando di brevettare un kit di diagnosi precoce da attacchi di insetti, per prevenire i danni nelle serre. Ma in questo modo il frutto delle mie ricerche (i presupposti per fare il kit sono risultati miei che ho già pubblicato due anni fa), se ne andranno in un altro paese, molto più organizzato del nostro.
    Tirarci addosso offese, può forse far sfogare un attimo di rabbia, ma non porta alla crescita. Cordialmente

  51. Franco Maloberti

    Elena :
    @Giovanna Jacob
    Buonasera,
    … Nel mio istituto si lavora senza controllare gli Quello che servirebbe al nostro ente sono una buona sburocratizzazione dalle scartoffie e conseguente riduzione delle spese per amministrativi (e magari un taglio ai sindacalisti!!!) ed un coordinamento per metterci al servizio del mondo imprenditoriale. Lo sostengo da anni. Noi produciamo conoscenze nuove che un saggio imprenditore può trasformare in ricchezza. …. Ma in Italia questo non avviene. Io collaboro molto con l’estero ed insieme a colleghi stranieri stiamo cercando (e non siamo lontani dal risultato) di produrre nuove piante di interesse agrario più resistenti alla siccità. Con gli enormi danni che stanno seguendo al cambio climatico, questo potrà essere utile. E stiamo pensando di brevettare un kit di diagnosi precoce da attacchi di insetti, per prevenire i danni nelle serre. Ma in questo modo il frutto delle mie ricerche (i presupposti per fare il kit sono risultati miei che ho già pubblicato due anni fa), se ne andranno in un altro paese, molto più organizzato del nostro.
    Tirarci addosso offese, può forse far sfogare un attimo di rabbia, ma non porta alla crescita. Cordialmente

    Quello che lei indica è la base dello sviluppo: una catena virtuosa fatta da ricercatori capaci di generate conoscenza e imprenditori capaci che la trasformano in ricchezza. La frustrazione di chi sente il dovere sociale di generare conoscenza utile genera quella rabbia che fa superare le difficoltà causate da una ottusa amministrazione e da incapaci governanti.

    Io ho provato (e provo) la stessa rabbia e ho scritto e detto, inascoltato, sull’argomento (oltre che occuparmi di elettronica). Nel 2009 in una presentazione a studenti a Macao – Cina SAR, ho parlato di università del passato e di università PER il futuro. Recentemente ho dibattuto lo stesso tema a Parigi e ho sottolineato che l’università e i centri di ricerca devono creare “il terreno di coltura per l’innovazione”. Ci sono infatti ricerche buone e ricerche inadatte allo sviluppo (quelle che soddisfano solo la curiosità intellettuale). Questo tema, tra l’altro, l’ho sviluppato in L’Università e la Società della Conoscenza disponibile al sito

    http://ims.unipv.it/~franco/Miscellanea/7.pdf

    Università e centri di ricerca non devono sostituirsi però al ruolo dell’imprenditore che deve fare sviluppo (la D di R&D). Il ruolo della politica è allora far sì che le tematiche di ricerca siano prevalentemente quelle “buone”, facendo una adeguata e difficile politica per lo sviluppo. Non sono le azioni di agevolazione economica quelle che determinano sviluppo, anzi, sono spesso una maschera delle incapacità imprenditoriali o la protezione di responsabilità e di colpevole ruolo del sistema bancario. Invece sviluppo viene da un “ecosistema” fatto da aziende, università, strutture di supporto, capitale, spirito imprenditoriale e utilizzatori. Non è il brevetto la soluzione (peraltro impossibile da difendere) ma la presenza attiva delle altre componenti dell’ecosistema, in particolare di imprenditori lungimiranti che ispirano (e finanziano) i centri di ricerca (si noti che i finanziamenti Europei sono l’utilizzo di denaro italiano per favorire lo sviluppo di altri – tedeschi tra i primi). Ricercatori entusiasti che sentono quella responsabilità sociale che deve accompagnare la libertà di ricerca, come la gentile interlocutrice e i suoi colleghi, non mancano.

  52. adriano q

    @Elena Mi sembra di sognare.Se non è uno scherzo,se è vero la metà di quello che lei dice forse c’è speranza.Non osavo immaginare che realtà simili potessero esistere in questo paese antico.Complimenti.

  53. Lorenzo62

    @Marco Tizzi

    Articolo interessante. Mi ricorda di quando Berlusconi, con un’abile quanto maliziosa mistificazione annunciò che grazie al suo governo l’economia andava meglio, perché il numero di partite iva era in aumento (il cosa), oscurando il fatto che questo non dipendeva dal suo virtuoso governo (falso perché), ma dal fatto che molte imprese licenziavano parte del personale per poi riassumerlo con contratti di consulenza, motivo che costringeva i malcapitati ad aprire la partita iva (il vero perché). Altra cattiva interpretazione del “perché”, che noi cittadini siamo ormai abituati a fare, è quella di attribuire le storture legislative e burocratiche, come quelle di cui si parla nel thread “I trecentomila torti dell’ingegner Moretti”, all’ottusità, incapacità o incompetenza dei politici; non è così: questi studiano. Certe “operazioni” che a noi vengono presentate come se fossero “calamità naturali” o attraverso finzioni di simbolica “giustizia” (come, appunto, la multa da 300mila euro di cui si parla), sono frutto di strategie pianificate a tavolino, con lo scopo di sabotare l’economia, impedendo la concorrenza e castrando l’iniziativa, in modo da poter poi presentare il risultato al popolo come una “prova scientifica” che il mercato non funziona e quindi ci vuole lo Stato….

  54. Marco Tizzi

    @Lorenzo62
    Considero però molto interessante il fatto che Bernanke si allinei alla lunga coda dei critici avversatori del PIL come parametro che in qualche modo rappresenti la ricchezza.
    E’ altresì interessante che proprio lui cominci a parlare di felicità e addirittura citi il Buthan.
    Per chi, come me, da anni studia il FIL e lo contrappone, insieme al HDI, all’uso del PIL come parametro economico è davvero una vittoria.
    Forse finalmente vendicheremo la morte di Bob Kennedy, che nel 1968 scriveva:
    “Gross National Product counts air pollution and cigarette advertising, and ambulances to clear our highways of carnage. It counts special locks for our doors and the jails for the people who break them. It counts the destruction of the redwood and the loss of our natural wonder in chaotic sprawl. It counts napalm and counts nuclear warheads and armored cars for the police to fight the riots in our cities. It counts Whitman’s rifle and Speck’s knife, and the television programs which glorify violence in order to sell toys to our children. Yet the gross national product does not allow for the health of our children, the quality of their education or the joy of their play. It does not include the beauty of our poetry or the strength of our marriages, the intelligence of our public debate or the integrity of our public officials. It measures neither our wit nor our courage, neither our wisdom nor our learning, neither our compassion nor our devotion to our country, it measures everything in short, except that which makes life worthwhile. And it can tell us everything about America except why we are proud that we are Americans.”

  55. giuseppe 1

    @Elena
    Per quel che può valere,porto una testimonianza a Suo favore.
    Mia figlia è neurobiologa e fa la ricercatrice in un progetto finanziato dallo Stato. Si lavora proprio come dice Lei, senza guardare l’orologio.
    Fino a qualche tempo fa collaborava ad un progetto dell’ Istituto Superiore di Sanità. Era la stessa cosa. Anzi, mi raccontava di persone (la quasi totalità) che hanno rinunciato alla famiglia o ai figli proprio per poter essere più liberi nel lavoro. E questo è più che normale per una persona che ha dedicato dieci anni allo studio e poi ha deciso di dedicarci la vita.
    E’ la passionaccia. Accade nel settore scientifico, molto meno in quello umanistico (ed economico) Perché lì c’è veramente poco da ricercare.
    Ma ciò non deve far credere che tutto sia così e dappertutto. Di ricerche “a piffero” o doppioni presenti in cinquecento (foto)copie in tutte le Università del mondo ce ne sono a bizzeffe. Basta che uno scriva cinquanta di banalità in Power Point sulla fusione fredda che è autorizzato ad autodefinirsi Scienziato. Senza voler dire le solite banalità sul settore Pubblico, le Sue considerazioni non possono essere estese. L’informatica ha contribuito al trastullo. Basterebbe seguire i blog, sapendo l’orario di lavoro dei blogger, per capire che moltissimi chattano durante l’orario di lavoro, usando addirittura la mail istituzionale.

  56. @Marco Marinozzi
    Faccio outing: io in vita mia non ho letto uno dico un solo libro di economia. Non l’ho letto semplicemente perché ho studiato altro (storia dell’arte e filosofia estetica). Tuttavia, ho sempre frequentato ambienti cattolici liberali, dove ho potuto maturare le mie convinzioni anti-marxiste e anti-keynesiane. Comunque, da quando è scoppiato il casino nel 2008, ho sentito il bisogno di approfondire, nei limiti del possibile, anche questioni più tecniche da economia e commercio, e così per rimediare in parte alla mia ignoranza leggo tutto quello che posso sui siti liberali, specialmente Usemlab e Von Mises. E così ho scoperto con piacere che effettivamente le mie convinzioni istintive coincidono guarda caso con le convinzioni degli austriaci (stravedo per Von Hayek) ma anche con quelle degli ordo-liberali tedeschi. Tuttavia, la mia comprensione di certi meccanismi finanziari e monetari è ancora troppo limitata, e si vede. Quindi, candidarmi a che cosa? Non fa per me. Io funziono meglio come oscura scribacchina da internet.

  57. @Elena
    Gentile signora Elena, non mi pare di avere offeso i ricercatori come lei. Le mie invettive si concentrano su burocrati e impiegati nullafacenti. Nello spazio di un commento su un sito non si può esaminare tutto, e così non ho potuto dire quello che penso sui finanziamenti alla ricerca. Lo dico ora: io non sono per la distruzione dello stato ma per lo stato minimo. Io credo che lo stato debba occuparsi di poche cose: giustizia, esercito, politica e poco altro. A queste aggiungo pure la ricerca. Ho maturato questa convinzione seguendo una conferenza sul Cern di Ginevra e una sul satellite Planck. Io ho anche avuto il provilegio di parlare con Fabiola Gianotti prima che diventasse famosa come mebro dello staff che ha scoperto il bosone di Higgs. Ebbene, i ricercatori lì presenti hanno fatto notare che le loro ricerche sono talmente costose che nessun privato da solo potrebbe sostenerle, e neppure un network di privati. L’unica soluzione è una sinergia fra pubblico e privato: i privati pagano fin dove possono, e il resto lo mette lo stato. D’altra parte, pure la missione Apollo dal 1969 al 1972 aveva dietro una sinergia fra pubblico e privato.
    Pare che per finanziare il satellite Planck e il Cern, ciascun contribuente europeo debba mettere il prezzo corrispondente a due tazzine di caffé all’anno. Ebbene, io due caffé glieli pago volenteri ai ricercatori. Se necessario, anche più di due. Infatti sono soldi spesi benissimo, che andranno a vantaggio di tutti, in primo luogo, come faceva notare lei, degli imprenditori. Si pensi all missione Apollo: l’enorme mole di ricerche condotte nelle industrie coinvolte nel progetto hanno avuto delle ricadute saordinarie sull’industria. Se oggi abbiamo le tecnologie necessarie per navigare su internet, lo dobbiamo alla missione Apollo.
    Come ho scritto in molti miei articoli, il problema è la concorrenza di mercato: dove c’è concorrenza si lavora e si produce, dove non c’è concorrenza (PA) si ozia e si ruba. Perché l’essere umano è un legno storto. Ebbene, nel campo della rierca c’è competizione anche quando paga lo stato: i ricercatori sono in competizione fra loro per scoprire per primi le cose importanti.
    Ma purtroppo, anche nel campo della ricerca si annidano sacche di parassitismo: mi riferisco in primo luogo a quel contorno di impiegatume cui fa riferimento anche lei:
    “Quello che servirebbe al nostro ente sono una buona sburocratizzazione dalle scartoffie e conseguente riduzione delle spese per amministrativi (e magari un taglio ai sindacalisti!!!) ed un coordinamento per metterci al servizio del mondo imprenditoriale”.
    In secndo luogo, mi riferisco anche a certi ricercatori. Non ricordo dove, ho letto le lamentele di un ricercatore del Gran sasso, che notava come molti suoi colleghi, quando raggiungono posti di potere dagli stipendi stellari, cominciano a mettersi comodi e a fare il meno possibile.
    Quindi,in conclusione, l’ideale sarebbe che le ricerche di grande entità siano finanzite dallo sato. Ma le ricerche che possono essere finanziate tranquillamete dai privati, è meglio lasciarle ai privati.
    Quinid, preferisco di gran lnga che lo stato mandi a casa i fannulloni piuttosto che farla pagare a voi, che fate un’opera meritoria.
    I miei più siceri auguri a lei e i suoi colleghi.

  58. @Marco Tizzi
    “Purtroppo finora la Cancelliera non ha per niente messo sul piatto delle riforme liberali, ma anzi ci ha messo quell’orrore economico che è il taglio della spese E L’AUMENTO delle tasse, che sono stati imposti sia alla Grecia che alla Spagna. Solo l’Irlanda, la più truffata di questa crisi, si è rifiutata mostrando un dito medio che è arrivato anche in ritardo rispetto alla truffa perpetrata da Berlino verso il suo popolo.

    Quello che non capsico di persone come lei e come Giannino è il fatto che da una parte capite che il problema sono le tasse, ma dall’altra appoggiate i tedeschi che vogliono costringerci ad aumentarle a dismisura! Come mai, me lo spiega lei?”

    Premetto che per me, taglio ala spesa pubblica è sinonimo di taglio alle tasse. Non riesco neppure ad immaginare un taglio alla spesa che non si traduca in taglio alle tasse. E’ una questione di logica elementare. Detto questo, probabilmente mi è sfuggito qualcosa, perché, da quello che ho letto sui giornali, i tedeschi non chiedevano l’aumento delle tasse ma semplicemente la riduzione del debito pubblico. Da quello che ho capito io, è stato lo scellerato Monti a scegliere la strada dell’aumento delle tasse. Il colpevole è dunque Monti, non Merkel. Anzi, in alcune interviste rilasciate da esponenti tedeschi ho letto parole di buon senso:

    “è una grande fortuna per l’Europa che la Cancelliera, con una caprbietà quasi mostruosa, resti ancorata al primato della politica di risanamento dei bilanci sovrani. E’ bene che ella non si lasci convincere a seguire un nuovo keynesismo, che si opponga a programmi di sostegno alla congiuntura economica attraverso un nuovo indebitamento. (…) Abbiamo violato un dettame costitutivo dell’ecologia politica: abbiamo vissuto bene sulle spalle delle generazioni successive, abbiamo permesso che il presente consumasse il Futuro, si nutrisse del futuro. (…) Per questa ragione, tra l’altro, è vergognoso che la Germania stessa violi il dettame del risparmio e che, malgrado il tetto al debito sovrano iscritto nella Costituzione, l’indebitamento pubblico abbia continuato ad aumentare.

    (Thomas Schmid, “Cosa chiediamo all’Italia”, Repubblica 28 giugno 2012)

    E poi purtroppo io, ma credo tutti, non abbiamo sufficiente preparazione per capire come sia possibile che nell’attuale sistema monetario il debito sia addirittura necessario per sopravvivere. Certo, mi pare ovvio che, se l’alternativa al debito è aumentare a dismisura le tasse, allora è meglio tenerci il debito in stile giapponese. Ma non riesco a capire come il debito possa avere qualche virtù in se stesso. Non redo affatto al mito keynesiano del debito come “stimolo”.

  59. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Mi sa che c’è un po’ di confusione e un po’ di miti da sfatare. Ci provo, pur essendo un semplice cittadino e solo un ingegnere che si incuriosisce di economia, non un economista (sui quali, per inciso, ho una pessima opinione: molto meglio i cittadini).

    Innanzitutto su Merkel: tralasciando il parere personale e le dichiarazioni, dobbiamo guardare i fatti. I fatti sono che – se non vogliamo credere davvero che l’eurozona sia comandata da Junker, Van Rumpoy e Barroso – il governpo tedesco ha imposto alcune cose ai PIIGS in cambio di “aiuti”. In realtà non sono affatto aiuti perché la maggior parte dei soldi tedeschi son tornati in Germania sotto forma di pagamenti di bond alle banche esposte. Quindi semmai il governo tedesco ha aiutato le proprie banche.
    Ma vediamo cosa sono queste “cose”:
    – all’Irlanda è stato imposto di pagare (udite-udite!) con soldi pubblici le obbligazioni di banche FALLITE. Questo a casa mia è anticapitalismo: i cittadini devono pagare nemmeno per salvare le banche, ma per banche che non ci sono più! Cornuti a mazziati (vedere questo video e imbarazzarsi per il confronto coi nostri giornalisti: youtube.com/watch?v=HAf7J4a_T1g&list=PLCBFF61EF8044A764&index=2&feature=plpp_video). E’ stato poi chiesto ufficialmente di alzare la tassazione, al che l’Irlanda ha mostrato il dito medio ed infatti in Irlanda non c’è la troika, ma solo il FMI perché l’Irlanda le tasse non le alza manco morta (ode al grande popolo irlandese, alzo una Guinness in loro onore);

    – Alla Grecia è stato imposto: taglio degli stipendi (anche privati!!! Alla faccia del liberismo); vendita di asset; taglio di tutta la spesa; AUMENTO DELLE TASSE (vedasi memorandum of understanding: athensnews.gr/portal/11/53222). Oggi tutti diamo addosso ai Greci, ma voi avreste accettato?

    – alla Spagna è stato imposto (anche se figurativamente è stata una decisione autonoma, ma non ci crede nessuno): taglio drastico dei sussidi di disoccupazione (bella mossa col 25% di disoccupazione), taglio dei dipendenti pubblici (che andranno ad aumentare i disoccupati) e AUMENTI dell’IVA e di altre imposte tra cui tabacco, riviste (?!?!?) e aziende inquinanti, oltre a riduzioni di deduzioni che sono sempre aumenti di imposte.

    Tutto questo in nome di una stupidissima idea e cioé che il deficit (spesa pubblica-tasse) sia indipendente dal pil (spesa pubblica + consumi + investimenti + export – import).
    Delle due una: o sono i peggio ignoranti mai visti (e le memorie di Sarkozy propendono per questa idea) oppure stanno semplicemente cercando di impoverire tutta Europa per fare tramite le loro banche quello che non sono riusciti a fare coi carri armati.
    Da qui il titolo “Quarto Reich” de Il Giornale.

  60. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Per quanto riguarda il debito: noi viviamo in un sistema monetario basato sul debito (en.wikipedia.org/wiki/Debt-based_monetary_system).

    Il sistema finanziario crea moneta dal nulla attraverso il moltiplicatore monetario, che è un moltiplicatore di depositi (it.wikipedia.org/wiki/Moltiplicatore_monetario). Ogni singola moneta che viene creata è frutto di un debito da una parte e di un credito dall’altra.
    Piccolo problema: le banche vogliono anche un interesse. Ma chi crea il denaro per pagare gli interessi?
    Nessuno.
    Quindi il sistema è sempre alla rincorsa di nuovi debiti per pagare i debiti precedenti e gli interessi e non può mai fermarsi perché i soldi sono mantenuti artificialmente in una situazione di scarsità.
    E’ il paradigma della crescita: o si continua a crescere, facendo nuovi debiti, oppure si assiste ad una serie di bancarotte perché i debiti+interessi non si riescono a ripagare. Parte un domino che non si può fermare.
    Per capire: il debito totale mondiale è circa 200 000 miliardi di dollari, quindi pari a 30 000 $ a testa per ogni abitante del pianeta. Significa che la famigliola di 4 persone in mezzo alla savana ha 120 000$ di debito sulla testa. Può pagarlo con beni e servizi nell’arco della sua vita?
    Improbabile, non crede?
    Quindi si continuano a fare debiti per ripagare i debiti.

    Ma chi continua a fare debiti? In uno Stato possono essere fondamentalmente 4 soggetti:
    – il Governo, tramite il debito pubblico;
    – i privati cittadini, tramite il credito al consumo (o investimento);
    – le aziende;
    – oppure si sposta il problema e si cerca di esportare più di quanto si importa in modo da far fare i debiti ad altri Stati. Ma attenzione: questo è un gioco a somma-zero perché ovviamente non tutti gli Stati possono essere esportatori, a meno di un clamoroso successo della sonda Curiosity su marte (ma non è comunque data a sapersi la moneta corrente marziana)

    La “ricetta tedesca” è puntare sull’export. Ma ovviamente non può funzionare per tutti per i motivi di cui sopra.
    In realtà non funziona nemmeno per loro perché se calcolassero il debito pubblico come facciamo noi sarebbe già al 110% del PIL, Handlsblatt (tipo Sole24ore tedesco) sostiene che sono già al 180% e comunque i tedeschi hanno già detto che il fiscal compact non vale se entrano in recessione (curioso ‘sto patto, no?).
    Quindi, per capirsi: ai tedeschi il loro debito pubblico va benissimo.

    La ricetta “liberista non rivoluzionaria” dice che riducendo lo Stato al minimo ci pensano i privati a fare i debiti. Ammetto che non mi convince, soprattutto per gli Stati più avanzati dove il livello dei bisogni è molto più basso, quindi è sempre più difficile che la domanda riesca a funzionare da sola. Inoltre pensare di ridurre l’interventismo della banca centrale alla sola inflazione, intesa come aumento dei prezzi, mi sembra una stupidaggine perché i prezzi hanno un andamento ben più complesso della sola questione di quanti “soldi ci sono in giro”.

    La ricetta “liberista rivoluzionaria”, quella di Ron Paul per capirci, sposta completamente il problema, con un tipico pensiero “austriaco”, dicendo che è il sistema che è sbagliato perché se non esistesse una banca centrale e la moneta non venisse inventata dal nulla a fronte di un debito, allora non ci sarebbe problema di sorta: gli interessi rappresenterebbero solo un “rischio imprenditoriale” nel prestare denaro, ma comunque non ci sarebbe una scarsità artificiale di denaro. Propongono quindi una moneta basata su commodities, tipicamente oro, ed uno Stato minimo o assente.
    IMHO questa visione ha due problemi: 1- non considera il fatto che oggi la tecnologia ci ha spinto in una fase di sovracapacità produttiva a fronte di alta disoccupazione e che quindi è molto difficile far funzionare la “mano invisibile” del libero mercato; 2- non tiene affatto in considerazione il fatto che le materie prime sono prodotte in pochi Paesi, che diventerebbero potentissimi e che, alle fine, agirebbero molto epggio di una banca centrale.

    Curiosamente vicini agli Austriaci “Rivoluzionari” nell’analisi del problema, ma opposti nella soluzione ci sono gli ultra-keynesiani cartaristi del MMT che propongono una moneta stampata e uindi NON a debito, ma che viene accettata solo perché lo Stato la impone con la riscossione delle tasse.
    Tantissime le obiezioni a questa soluzione, ma per me quella che conta è che così lo Stato diventa un vero e proprio Moloch assoluto e assolutista che decide e fa tutto quello che vuole.

    Insomma: tanti problemi, ma di soluzioni assolutamente valide ne vedo poche.

    Su Keynes, però, bisognerebbe essere un pochino più “comprensivi”. Innanzitutto bisognerebbe ricordare che il lord inglese (e non socialista sovietico) ha perso a Breton Woods e le sue proposte sono state cassate e cancellate. Si può anche non essere d’accordo, ma non si può negare che il sistema da lui proposto non ha nulla a che fare con quello che poi è stato fatto. Prenderlo a causa di tutti i mali mi pare quindi un po’ esagerato.
    E’ anche sbagliato dire che Keynes fosse un fautore della spesa pubblica sempre e comunque: semplicemente diceva che l’obiettivo doveva essere la massima occupazione e che quindi in periodi di crisi lo Stato doveva spendere per far lavorare la gente.
    E’ un po’ diverso dal dire che è giusto che Manganelli guadagni 6 volte il capo del FBI…

  61. Franco Maloberti

    @Marco Tizzi
    E’ un po’ diverso dal dire che è giusto che Manganelli guadagni 6 volte il capo del FBI…

    per questo bisogna ribadire il concetto servire e non servirsi dello stato. La retribuzione onnicomprensiva dei servitori non può superare le 7 URL ora fissate in 20.000 Euro annue. Sono sicuro che il servitore Manganelli e i suoi simili non moriranno certo di fame!
    Lo stesso per il pensionato Amato che con 6 URL potrà godere il meritato riposo e smettere di occuparsi di enciclopedie per arrivare a fine mese.

  62. adriano q

    @Marco Tizzi Con la premessa che faccio fatica a comprendere i suoi ragionamenti per la minore attrezzatura culturale che mi porta a preferirne di più semplici ed approfittando della benevola pazienza di Giannino che tollera l’incompetenza,nel sistema da lei descritto rimane l’obbligo di restituzione del debito o la domanda non ha significato?

  63. Alberto

    Vedo che anche Giannino erra e trascura alcuni elementi fondamentali e non va bene.

    -Punto n° 1 Il risparmio per spesa per interessi è stata mediamente dal 2002 al 2009, di poco più di 1% sul PIL e non di 7 punti (ne paghiamo circa 6 oggi e ne paghevamo poco più nel 1999); vedi FIG. 4 del documento sulla spesa pubblica. In questo ultimo anno, inoltre a causa dell’ euro, siamo tornati a pagare interessi tali, per causa soprattutto di fenomeni legati alla moneta unica, da tornare ai livelli del 1999, (vedi stessa curva).

    -Punto n°2 Il risparmio di 1% di interessi, medio annuo, è stato abbondantemente superato, (circa 3% anno sempre in termini di PIL), dalla perdita di competitività del nostro Paese persi a favore di Germania, che ne ha guadagnati 7.
    Ma soprattutto, la crescita nel periodo euro, è stata mediamente dello 0,54%, contro circa l’ 1,6% annua del decennio precedente. Dato che per ogni punto di PIL di crescita, c’ è un aumento di gettito fiscale, naturale di circa il 2% in termini di PIL, in parole povere, rispetto al decennio precedente, abbiamo perso circa 2 punti percentuali di PIL di gettito medio annuo.
    Il risultato totale della permanenza nell’ area euro è stato(in termini di PIL):
    -risparmio di 1% medio di interessi;
    -perdita di 4% di competitività (+1% prima di euro -3% oggi);
    -perdita di gettito di circa 2% medio annuo;

    La situazione ad oggi, dopo 10 anni di euro, è che ci ritroviamo con un paese deindustrializzato, con una notevole disoccupazione, con un debito pubblico che a fine 2012 sarà al 126%, mentre eravamo al 105% ad inizio euro, con un indebitamento privato cresciuto di circa 55 punti % e con una situazione di generale propensione a non avere vie di scampo.

    No non credo che ce la faremo da soli, non credo che restando nell’ euro ce la faremo, nemmeno con una spending review che tagli 2 punti di spesa annui né con vendita di asset pubblici del 2% annui, e questo perchè non avremo crescite di PIL, perchè se siamo cresciuti dello 0,54% anno per i dieci anni perecedenti, non è realistico pensare di poter crescere nei prossimi 10, di almeno 2,5 punti percentuali annui, come affermo in questo intervento e cosa che servirebbe per la nostra salvezza; le pare caro Giannino?

  64. Marco Tizzi

    @adriano q
    Il fatto è che Giannino è più bravo a spiegare cose complicate con parole semplici, per questo lui fa il suo lavoro e io faccio il mio 🙂

    Il singolo può ripagare i debiti, ma per ripagarli significa che qualcuno, da qualche parte ha fatto altri debiti.
    Nel sistema, in questo sistema, i debiti complessivi possono solo e sempre aumentare.

    Le consiglio, se ha tempo e voglia, alcuni documentari di gente molto più brava di me a spiegare:

    it.wikipedia.org/wiki/Inside_Job_%28film%29

    Sulla crisi attuale, molto ben spiegato. Sono soldi spesi bene.

    E su youtube, gratuiti, i documentari del movimento Zeitgeist.
    Può essere in disaccordo con le soluzioni, ma l’analisi del problema è molto ben spiegata:

    youtube.com/watch?v=pvLZ6yl-ZhQ

    youtube.com/watch?v=olBU01q7MxU

    youtube.com/watch?v=CVkqgPaeIow

    E’ doppiato da volontari non professionisti, quindi… un po’ di pazienza.

  65. Marco Tizzi

    @Franco Maloberti
    Io preferirei che i dipendenti statali fossero assunti solo per periodi relativamente brevi, con stipendi e salari molto bassi, per poi tornare nel libero mercato.

    Insomma vedrei il lavoro statale, inclusa la politica, come un temporaneo “regalo” di tempo che il cittadino offre alla comunità.

    Ovviamente questo richiederebbe uno Stato microscopico, se esistente, ed un sistema forte di sostegno al reddito, magari gestito direttamente dai privati cittadini.

  66. fabrizio

    caro giannino la seguo da molto tempo e sono quasi sempre vicino alle sue posizioni ma qualche rilievo devo pure farlo. Vanno bene tutte le misure per ridurre ,debito pubblico spesa corrente , vendita immobili, riduzione tasse, ma io penso che la grande rivoluzione sarebbe quella federale con il controllo dalla base dello spendere. E poi siamo sicuri che i famosi poteri forti ci lascino governare e gestire quella immensa massa di denaro che da 50 anni ha arricchito sempre di più i soliti. é proprio sicuro che con il libero mercato senza regole o poche si vada meglio- tutti a € 800 al mese dipendenti-con bolle che arrivano a casa per vivere da €600- Dobbiamo mantenere tutti ,gli investimenti li fanno aumentando
    i prezzi con i soldi nostri , almeno ci scontassero una parte degli utili . Io le chiedo di parlare meno tecnico e di spiegarci quanti statali devono rimanere a casa ,senza stipendio, perchè se li sposti da un’altra parte non risolvi niente , se è possibile decurtare tutte queste super pensioni , molti di questi che ci parlano di tenere duro e ridurre prendono tutti minimo € 25000 al mese , gli immobili li regaliamo ai soliti industriali a metà prezzo altrimenti non li prendono , abbassiamo la pressione fiscale per gli imprenditori che producono in italia ma di quanto, un operaio in romania prende di base €250 e lo lasci a casa il giorno dopo se vuoi, per ultimo e poi la saluto la mia famiglia prova a vivere con € 1100 siamo in 4 ,due bambini che vanno a scuola € 500 di libri , e un mutuo da €1800 io ho perso il lavoro nel 2010 , cosa posso pensare del nostro futuro .

  67. erasmo67

    @Marco Tizzi

    il sistema bancario crea sia la moneta necessaria al funzionamento dell’economia sia la moneta che “paga” gli interessi, questo fenomeno genera una costante diluizione del valore della moneta, una inflazione strutturale che viene modulata dal ciclo economico.

    Ci si rende quindi conto che il richio più grosso non è nella fase inflazionistica ma in quella deflazionistica perchè la distruzione di ricchezza nominale genera degli scompensi nel sistema monetario che le banche fanno fatica a correggere

  68. Leone Porciani

    Caro Giannino,
    leggo ogni tanto questo blog e, soprattutto, ho letto il vostro manifesto programmatico (di Boldrin, Andrea Moro, suo ecc.). La vostra ricetta principe mi pare sia il taglio della spesa pubblica, per oltre un punto di PIL annuo da qui al 2017. Scusate, ma che cosa è stato fatto nel 2008, nel 2009, nel 2010, nel 2011, quest’anno, e più in generale negli ultimi 15 anni se non ridurre gli organici delle pubbliche amministrazioni, tagliare gli stipendi surrettiziamente con il blocco degli scatti e dell’adeguamento all’inflazione, bloccare i concorsi per l’immissione di personale più giovane? Tremonti lo ha fatto per lungo tempo, attraverso manovre pesantemente recessive che, unite alla totale mancanza di un disegno di sviluppo del Paese, sono una delle cause del disastro attuale. Ha impedito ai laureati di diventare professori o bibliotecari per poter lasciare aperte voragini di denaro tangentizio come il sistema della Protezione civile di Bertolaso. Voi penserete, immagino, che non riaprendo queste voragini e insistendo sui tagli si possa ottenere qualcosa. Temo sia rimasto ben poco da eliminare: il prosciutto è ormai spolpato. C’è da riorganizzare, da rendere efficiente il complesso, ma non c’è più niente da tagliare salvo che nel sistema regioni/province. Tutto il resto è da riorganizzare e, caso mai, da rifinanziare, almeno se vogliamo rimanere nel perimetro delle nazioni civili. Cordialmente,

    Leone Porciani
    Università di Pavia – Cremona

  69. Alberto

    Solo uscendo dall’ euro potremo tornare a crescere, non ci sono altre soluzioni per farlo.

    -una crescita netta dell’ 1,5% annua, è considerata da molti economisti, come il limite inferiore, fisiologicamente idoneo a ridurre il debito sul PIL, non soltanto perchè aumenta il denominatore, ma perchè in modo naturale, viene a diminuire il numeratore, per effetto dell’ aumento delle entrate triburarie, che determinano ovviamente condizioni di avanzo primario; tieni conto poi che crescere mediamente dell’ 1,5% annuo, non significa un totale di crescita a sola sommatoria, ma con una relazione che porterebbe ad un aumento complessivo del 116%, del PIL dopo 10 anni, considerato 100 al primo anno, cioè 100x(1,015)alla 10^; supposto di partire da inizi prossimo anno, e fatto 100 il PIL, avremmo in caso di debito in valore assoluto invariato, 123% : 116%= 106% rapporto debito PIL finale e non 110%. Ma ripeto il debito scenderebbe anche per aumento delle entrate tributarie, che potrebbero andare in parte, se la spesa pubblica non aumenta, a riduzione delle aliquote. Il risultato finale sarebbe molto migliore del 106%, anzi arriveremmo probabilmente al [(123%)-(15% delta + entrate)]:116%= 93% rapporto Debito PIL.

    Ho quindi analizzato 10 anni di andamento delle entrate in funzione del PIL ed ho trovato che dal 2000 al 2009, abbiamo avuto circa 3 % medio in termini di PIL di entrate per punto di PIL di crescita; in realtà la crescita è stata mediamente dello 0,54% di PIL annua tra 2000 e 2009 (come prima dicevo), mentre la media degli aumenti delle entrate complessive è stata del 3,27% sul monte imposte cioè circa 1,63% in termini di PIL (al netto degli aumenti della pressione media da manovre, circa 1,33%) circa ; il rapporto da appunto circa 3% in termini di ogni punto di PIL. E’ solo una estrapolazione, ma potrebbe essere addirittura inferiore alla realtà nel caso in cui si verificassero crescite nette intorno al 1,5% annue. Nell’ ipotesio da me fatta, ho supposto che 1,5% vadano a coprire riduzioni di imposta e 1,5% (15% su 10 anni) vadano a riduzione deficit e quindi a sgravare il debito.

  70. giuseppe 1

    @erasmo67
    Io invece sono quasi dell’idea di Tizzi.

    A parte alcune figure delicate e difficilmente sostituibili, come gli Insegnanti o i Medici. l’ 80% del lavoro è di basso livello e perfettamente rimpiazzabile da chiunque.

    Non un servizio quasi gratuito, ma un qualcosa che potrebbe aiutare i giovani, con contratti a termine che distribuiscano più equamente e universalmente quel poco che lo Stato può dare.

    Potrebbe essere anche un modo per selezionare il merito.
    Quando tutti avessero a rotazione fatto i loro 3-6 mesi nelle varie amministrazioni, non sarebbe difficile (volendolo fare) capire chi ha lavorato meglio.
    Con grande dispiacere dei raccomandati.

  71. erasmo67

    E’ evidente che non avete la minima idea della complessita’ della gestione di qualsiasi cosa , pubblica o privata che sia, siete solo l’altra faccia della medaglia di quello che secondo voi e’ il problema.

    All’Italia servirebbe avere persone informate che parlano e scrivono con cognizione di causa. Di qualunquismo si muore. Mi sa che finisco di nuovo sotto moderazione…

  72. D’accordo con Tizzi e con Giuseppe per quanto riguarda i posti di lavoro pubblici. Tutte le mie critiche si concentrano proprio sulla spesa pubblica, che a mio modo di vedere è improduttiva in quanto agisce fuori mercato. Il mio pensiero è che, dove non c’è competizione, c’è fannulloneria, spreco e furto.
    Per quanto riguarda l’interpretazione fornita da Tizzi sul rapporto fra sistema monetario e debito, sospendo il giudizio. Mi piacerebbe sentire il parere di Giannino in proposito. Per il momento, posso solo dire che Zeitgeist l’ho già esaminato con calma tanto tempo fa: è una emerita bufala. Basti pensare che il fondatore di Zeitgeist, Jacque Fresco, proviene dagli ambienti della sinistra estremista degli Usa. Infatti il progetto sociale di Zeitgeist non è altro che un comunismo sotto mentite spoglie, con ampie riverniciature di pseudo-misticismo New Age. Non a caso, nel documentario si condanna la proprietà privata e si propone una odiosa e collettivistica “condivisione delle risorse”: se non è socialismo reale questo, ditemi…
    Per quanto riguarda il sistema monetario, credo che l’articolo di ispirazione austriaca che di seguito vi linko vi aiuterà a capire molte cose:
    http://johnnycloaca.blogspot.it/2012/08/cosa-da-valore-al-denaro-e-la-riserva.html?spref=tw

  73. Francesco_P

    Scusate, l’O.T., ma intanto l’ILVA sta rischiando di morire per mano giudiziaria : http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/08/11/ILVA-GIP-RISANARE-IMPIANTI-MA-STOP-PRODUZIONE-_7330447.html

    Se i successivi ricorsi non dovessero avere un esito non solo favorevole, ma anche inequivocabile, si tratterebbe di una ferita gravissima al nostro sistema industriale, tale da spingerci oltre quel “punto di non ritorno” ove si aprono solo scenari inquietanti.

  74. Marco Tizzi

    @erasmo67
    Erasmo, non è vero: prenda la formula del moltiplicatore monetario e vedrà che gli interessi non ci sono.
    E’ molto semplice: parto da 100 di deposito, 1 lo do come riserva alla banca centrale, 99 li presto.
    Che diventano 99 di deposito in un’altra banca: 0,99 vanno come deposito alla banca centrale e 98,1 lo presto.
    E così via.
    I soldi per gli interessi non li crea mai nessuno.

  75. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Lasci stare la soluzione proposta dal movimento Zeitgeist.
    Guardi solo l’analisi del problema.

    Dire che una società senza moneta sia comunismo fa sinceramente un po’ sorridere, ma fa niente.
    Non è la soluzione che conta, anche perché è comunque impraticabile, è il problema che conta.
    Finché non mettiamo a fuoco il problema non riusciamo ad uscirne, perché non lo vediamo e ci concentriamo su altro: il link che ha postato coglie esattamente il problema ed è lo stesso identico problema che si pone il movimento Zeitgeist.
    Uno, quindi, è un lurido comunista e l’altro no?

  76. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Comunque sia il link che lei ha postato parla della riserva frazionaria come “possibile problema” solo in quanto possibile violazione della proprietà privata.
    L’autore giunge alla conclusione che questo problema non esiste e io sono pienamente d’accordo.
    Ma in nessun modo l’autore analizza la questione del debito, che è invece la questione chiave e il vero problema del sistema a riserva frazionaria.

    Le faccio inoltre notare che nei documentari Zeitgeist è citato direttamente Ron Paul, che ha anche un cameo in addendum, e che moltissimi degli attivisti zeitgeist sono attivi sostenitori della battaglia di Ron Paul.
    Sicura che si tratti di comunisti?
    Ci pensi su.

  77. adriano q

    Marco Tizzi :
    @adriano q

    Il singolo può ripagare i debiti, ma per ripagarli significa che qualcuno, da qualche parte ha fatto altri debiti.
    Nel sistema, in questo sistema, i debiti complessivi possono solo e sempre aumentare.

    Naturalmente mi riferivo al debito degli stati.Prima di complicare,se è possibile chiederne il rimborso,come può essere solvibile un debito denominato in una moneta di cui non si ha la sovranità?La domanda è semplice,ingenua,banale,vecchia ma senza risposta.Ogni tanto ne ho trovato traccia in dichiarazioni di Buffet e di Krugman.Altri esperti rispondono dall’alto che l’euro è una fede irreversibile.A me pare che di irreversibile ci sia solo l’ottusità.

  78. Alberto

    …dalla politica italiana, che ha dissipato i sette punti di Pil l’anno di minori interessi sul debito pubblico regalatici dall’euro per otto anni…

    .Giannino, mi scusi, non discuto sul fatto oggettivo che la politica italiana abbia “dissipato” ma dove ha visto, da quale documento ha rilevato 7 (sette) punti di PIL % regalatici dall’ euro? Le ripeto, questo documento di MEF (FIG.4 pag. 11) dice che all’ inizio del 1999 eravamo a circa 6,5 punti% di PIL, nel 2001, immediatamente prima di entrare in euro eravamo al 5,5%, da quel momento e fino al 2009, abbiamo pagato una media di 5 punti percentuali annui, oggi siamo ad oltre il 6%. Mi dice dove ha preso quei 7 punti di PIL risparmiati con l’ euro?
    Glielo chiedo con forza, perchè tutti i vantaggi spacciati dell’ euro, sono tutti lì e dato che questa informazione è falsa, ne deriva che la conseguenza è che l’ euro ci ha fatto invece perdere almeno 30 punti percentuali cumulativi di gettito fiscale, 4 punti percentuali di competitività ed almeno 11 punti di PIL per mancata competitività, cioè (1,6-0,54)x10 anni, dove 1,6 era la crescita media nel decennio pre euro e 0,54 è stata la crescita media dei 10 anni di euro. Le rammento che nel 2000 la crescita fu di + 3,7% e nel 2001 di 1,8% e di botto, dal 2002 passammo ai seguenti aumenti di PIL, anno per anno, 0,0-1,5-0,7; inoltre la Germania nel decennio pre euro, crebbe di 0,1 punti medi annui in meno di noi.

    La prego di rispondere, altrimenti mi pare ci siano problemi di suacredibilità!

  79. Marco Tizzi

    @adriano q
    In questo gigantesco macello, che comunque resta, l’Euro è ovviamente peggiorativo.
    Leggo un po’ ovunque che ormai si parla di referendum in Germania: credo sia la mossa finale per far sparire i depositi dalle banche italiane.

  80. Barani Umberto

    Dott. Giannino le ho già fatto l’obiezione, ma la ripeto, perché la ritengo di fondamentale importanza. A tal fine qualcuno potrà dissipare i miei dubbi. La sua insistenza sull’abbattere il debito attraverso il patrimonio pubblico è giustificata dal fatto che non vi sono alternative. Se non sarà la politica nostrana a farlo in parziale autonomia, lo farà il Fondo Monetario commissariandoci, come lei stesso afferma. Questa ultima ipotesi la trovo la più probabile, od almeno la più auspicabile, per il semplice motivo che la dotazione di etica morale e senso dello stato di cui sono dotati i parlamentari, in senso trasversale, che hanno caratterizzato gli ultimi 20 anni di storia politica ed economica del Bel paese, fanno rimpiangere i loro colleghi della Prima Repubblica e questo la dice lunga. In tal senso le chiedo, anche ammesso di scendere al di sotto del 100% del Pil con il Debito in un arco temporale accettabile, con tutte le conseguenze virtuose su pressione fiscale, interessi sul debito, crescita economica ecc… chi assicura, senza una adeguata riforma della Giustizia, che garantisca la certezza della pena, con processi rapidi, a chi eventualmente contribuirà, attraverso la corruzione e concussione depravata, ad un nuova e successiva esplosione del debito? Se è vero che la corsa scomposta alla piletta del mangime del denaro pubblico per ingrassare singoli Clan corporativi o privati ai danni della cittadinanza ci costa 60 Mld di Euro ogni anno, come si può insistere nel disfarsi dell’unico ABS che ancora ci tiene legati ad un filo di speranza nel non finire come l’Argentina 10 anni or sono, dove proprio lì abbiamo avuto un esempio della pirateria di denaro fresco, scomparso e finito nei conti correnti di banche off shore, successivo ad un massiccio piano di privatizzazioni, senza prima insistere, in modo martellante, che tale debito non debba essere ripristinato a certi livelli, con norme costituzionali? Almeno che la sua lista di economisti ed imprenditori non vinca straripante le prossimi elezioni ho dei dubbi che si riesca a garantire un Debito/Pil tra il 60 e l’80% in modo stabile nel tempo. Già le premesse sul piano di abbattimento del debito varato dal Pdl non sono buone (vedo uno sfregamento di mani da parte delle solite corporazioni nell’impossessarsi dei “gioielli di famiglia”). Figuriamoci se dovesse governare la prossima legislatura il partito delle patrimoniali.

  81. Marco Tizzi ha scritto:

    “Le faccio inoltre notare che nei documentari Zeitgeist è citato direttamente Ron Paul, che ha anche un cameo in addendum, e che moltissimi degli attivisti zeitgeist sono attivi sostenitori della battaglia di Ron Paul. Sicura che si tratti di comunisti? Ci pensi su”.

    Allora, mettiamo in chiaro le cose, a beneficio di tutti gli avventori di questo blog: di Zeitgeist e Zeitgeist addendum bisogna dire quello che l’amato ragioniere disse della Corazzata Potiomkin. http://www.youtube.com/watch?v=Csi4BT3CCK8. Novantadue minuti di applausi.

    Richiamo velocemente alcuni puntoìi toccati dalla Corazzata Zeitgeist:

    Nel primo filmato ti dicono che Cristo è in realtà il dio egizio Horus. E quando l’hanno sentito, gli egittologi hanno riso fino alle lacrime. Infatti, la bufala di Cristo=Horus, inventata da un dilettante di egittologia, era già stata sbufalata definitivamente nell’Ottocento. Horus era una specie di Rocco Siffredi mitologico.

    Poi ti dicono che l’attentato alle torri gemelle lo avrennero organizzato i soliti servizi segreti israelo-americani in combutta con i grandi capitalisti finanziari in uno scenario da “Protocolli dei savi di Sion”. Insomma, secondo gli autori di Z. l’Occidente ossia l’unica vera civiltà che esiste su questo pianeta non sarebbe minacciato dal fondamentalismo islamico ma dalla Casa Bianca e da Wall Street. Più avanti in Zeitgeist addendum ti dicono che i terroristi di Al Qaeda sono sul libro paga della Cia… E qui un bell’improperio alla Grillo con gesto dell’ombrello incluso ci starebbe bene. Comunque, la ripugnante calunnia secondo cui le torri le avrebbe demolite Bush è già stata demolita più volte, fra gli altri dall’infaticabile Paolo Attivissimo.

    Alla fine del primo filmato, la ciliegina sulla torta: ci vogliono fare credere che fra qualche anno i congiurati capitalisti-finanziari globali ci impianteranno un microchip sotto la pelle per controllarci meglio… Ha ha ha ha ha ha ha!!!

    E veniamo alla serie di Zeitgeist Addendum. Già dalle prime battute, ti chiedi quale cocktail micidiale di cannabinoidi, oppiacei e anfetaminici devono avere assunto gli autori per spararle così grosse. Dunque, la prima parte è sostanzialmente una requisitoria contro il sistema monetario, che a loro dire sarebbe basato sul debito. Ora, che l’abbandono del gold standard e la strapotenza delle banche centrali abbiano prodotto molti guasti ce lo insegnano da anni i seguaci della scuola austriaca. Ma da qui a dire che sotto la moneta c’è solo un enorme buco nero, ce ne corre. Ripeto, l’equivalenza moneta = debito infinito non mi convince. Grazie al cielo, ho trovato uno che conferma i miei profani dubbi:

    Zeitgeist addendum, oltre al signoraggio c’è di più 05/10/2009 – Chiunque sia interessato a farsi una bella full immersion sulle teorie più stupide della storia umana, può sedersi comodo a guardarsi per intero l’opera seconda di Peter Joseph. É in inglese, ma ce lo si può gustare coi sottotitoli in italiano di Pietro Monsurrò:

    http://www.giornalettismo.com/archives/38668/zeitgeist-addendum-oltre-al-signoraggio-ce-di-piu/

    Ma poi, veniamo al cuore della proposta di Zeitgeist addendum: il Venus Project. Ora, il Venus project è puramente e semplicemente un progetto UTOPICO. Definizione di UTOPIA: progetto della società perfetta in cui non potrebbe più esistere il male. Il paradiso in terra che renderebbe superfluo il paradiso in cielo. Ora, la storia ci ha mostrato a sufficienza che cercare di portare il paradiso in terra è la maniera migliore per trasformare la terra in un inferno. I comunisti volevano portare il paradiso dei lavoratori, i nazisti il paradiso eugenetico della super razza. Abbiamo visto come è andata a finire. Ebbene, l’ideologia del Venus project è la fronda tardiva nata sul tronco delle grandi ideologie totalitarie del secolo scorso: comunismo e nazismo.

    Sia comunismo che nazismo si fondano sull’ateismo e sulla volontà di estirpare il cristianesimo dalla faccia della terra. Dell’ateismo di stato nei paesi comunisti sanno tutti. Nessuno sa invece che anche Hitler mirava ad estirpare il cristianesimo: nei lager finirono molti religiosi tedeschi. Come Hitler e Stalin, anche Peter Joseph e Jacque Fresco vogliono estirpare il cristianesimo dalla faccia della terra: non a caso la prima parte di Z. è un offesa sanguinosa a Cristo.

    Certo, il progetto Venere ha molte differenze rispetto al progetto comunista. Ma si tratta di differenze accidentali, “sovrastrutturali”, per parlare marxista: la “struttura” è la stessa e si chiama utopia. In questo senso dicevo che Zeitgeist è diretto discendente del comunismo. Tutti quelli che sono affetti dalla malattia mentale dell’utopismo, per migliorare l’uomo uccidono l’uomo. In sostanza, l’utopista non accetta il fatto che l’uomo sia imperfetto e faccia degli errori. Per impedirgli di fare degli errori, finiscono per togliergli ogni libertà. Certo, loro non ti dicono che ti vogliono togliere la libertà, al contrario ti promettono la piena ralizzazione della libertà, ti vendono il sogno di una società totalmente libera in cui si vive “in simbiosi con la natura” e altre idiozie hippy e New age. Ma anche il comunismo prometteva la libertà assoluta: nella utopica società del comunismo realizzato non ci sarebbe stato più bisogno di coercizione, la “dittaura del proletariato” sarebbe venuta meno naturalmente. E infatti, in Urss consideravano il “socialismo reale” come una “fase di transizione” verso il comunimo realizzato. Ma poiché il comunimo è irrealizzabile, il socialismo reale col suo contoro di repressione e gulag non è mai venuto meno, fino al collasso del sistema nel 1989.

    No, grazie: preferisco una società libera in cui gli uomini sono liberi di sbagliare e di essere imperfetti. Le vostre utopie liberticide e sanguinarie ve le potete tenere. Restituiamo all’inferno il ripugnante Brave New World di Jacque Fresco.

    Se poi è vero che Ron Paul e i libertari americani aderiscono a questo progetto omicida, questo non fa che confermare quello che sostengo da tempo: l’ideologia libertaria radicale (anarco-capitalismo assoluto con totale estinzione dello stato) è una ideologia anch’essa utopica che non si contrappone al marxismo ma piuttosto ne è il contrario uguale e complementare.

    Per la cronaca. Io ho tifato per la sconfitta di Ron Paul. A uno come Ron Paul, avrei preferito perfino il socialista Obama. Il mio candidato ideale era Santorum.

    Saluti.

  82. MBB

    Riguardo al costruire una forza politica capace di tradurre in fatti i punti di “fermare il declino”, credo che l’articolo sotto offra qualche spunto di riflessione.

    Da “L’Opinione” 04 agosto 2012

    Fermare il declino, ma senza abiure

    di Andrea Mancia e Simone Bressan

    Che il liberismo sia, in tutto o in parte, “qualcosa di sinistra” ormai non lo pensano neppure Alesina e Giavazzi. La destra, invece, berlusconiana e non, ce l’ha messa tutta per dare ragione a chi nega che il liberismo possa diventare l’architrave su cui costruire un blocco liberale, conservatore e moderato in grado di modernizzare l’Italia.
    In questo vuoto pneumatico si è inserito da alcuni giorni il bel manifesto liberal-liberista “Fermare il declino”. Poche cose, ma dette con chiarezza. E dieci proposte dalle quali – con trascurabili eccezioni – è davvero difficile dissociarsi: riduzione del debito pubblico, riduzione della spesa pubblica, liberalizzazioni, federalismo, privatizzazioni, abbattimento della pressione fiscale. Sono argomenti convincenti ed è inutile ripetere che nelle coscienze di molti quel manifesto sfonda una porta aperta. Tra il dire e il fare, però, c’è la stessa differenza che passa tra un editoriale illuminato del Corsera e i disegni di legge che lo dovrebbero tradurre in realtà. Imporre un’agenda liberista (ma anche soltanto di buonsenso) a questo paese richiede uno sforzo ulteriore rispetto alla semplice testimonianza. Quello che serve all’Italia è ormai chiaro da decenni. Quello che non è chiaro è come – e con chi – trasformare quei dieci punti in qualcosa di più di una dichiarazione di principi.
    Il primo pregiudizio evidente del manifesto (e traspare da un numero consistente dei suoi firmatari) è quello anti-berlusconiano. Non è questione da poco. E dovrebbe interessare anche a chi, con Berlusconi o i berlusconiani, non ha mai avuto a che fare, o se n’è dissociato in tempi non sospetti. Il rischio, ancora una volta, è quello di rendere assolutamente impossibile ogni tentativo di scrivere un’agenda anti-statalista per l’Italia.
    Silvio Berlusconi ha rappresentato per molti, con alterne fortune, l’unico catalizzatore in grado di tenere insieme una maggioranza costruita attorno a parole d’ordine e suggestioni che, almeno fino al 2001, erano molto simili a quelle di “Fermare il declino”. Scegliere di superare il berlusconismo è idea saggia. Chiedere a tutti quelli che con Berlusconi e il centrodestra italiano hanno condiviso un pezzo di strada di accettare l’idea che il Cav sia stato solo «un brigante» è, al contrario, pura follia politica. Rasenta la mistificazione anche il tentativo di farci credere «destra, sinistra, centro sono categorie che non significano più nulla». C’è stato un elettorato che in questi anni ha scelto «meno tasse» contro «le tasse sono bellissime». E ci sono stati governi che hanno cercato di riformare il sistema dell’istruzione, del pubblico impiego o del mercato del lavoro; contrapposti a forze di opposizione che stavano in piazza con la Cgil a difendere l’esistente e a gettarsi a peso morto contro qualsiasi cambiamento. Da una parte c’è sempre (o quasi) stato il centrodestra. Dall’altra il centrosinistra. È ridicolo, poi, negare che da decenni una parte della magistratura agisce con logiche e obbiettivi da partito politico, abusando del proprio ruolo senza neppure essere sottoposta al giudizio degli elettori come capita ai partiti veri. Eppure, ci sono state forze politiche che questa anomalia del sistema l’hanno denunciata (o almeno hanno provato a farlo) e altre che hanno negato l’evidenza. Per miopia o per convenienza di parte. I liberali-liberisti del nostro paese, quelli “à la page” che scrivono sui giornali giusti e insegnano nelle università cool dell’America buona, in genere si sono sempre schierati con i secondi. Per essere credibile, insomma, un’agenda di questo tipo dovrebbe risolvere almeno due fraintendimenti.
    Il primo è che possa essere spendibile, indifferentemente, con il centrodestra, il centrosinistra o con il terzo polo perché – molto semplicemente – questo non accade e non è mai accaduto in nessuna parte del mondo. Il secondo è un problema di prospettiva: se i liberisti vogliono uscire dall’angolo dell’accademia – in cui troppo a lungo hanno deciso di rintanarsi, rifiutandosi sdegnosamente di sporcarsi le mani con la politica – per tentare di conquistare un’egemonia culturale, devono iniziare ad essere comprensibili anche alla gente comune. Si deve parlare, insomma, alla grande maggioranza silenziosa che vorrebbe poter scegliere “meno stato” perché sa benissimo che si traduce in italiano con “meno tasse”. Non si va da nessuna parte disprezzando la storia e il percorso di quel blocco sociale, culturale e politico che, nel bene e nel male, ha dato vita al centrodestra italiano negli ultimi decenni. Con la spocchia si va forse sui giornali, ma poi si finisce come Alleanza democratica.

  83. giuseppe 1

    @MBB

    Non lo dico rivolto a Lei, MMB.

    Cavolate! Distorsioni della realtà!

    In tutta Europa le forze che si richiamano al pensiero Liberale stanno da soli.

    Clegg, Bayrou, e non so come si chiami il tedesco.

    Di volta in volta si alleano con la Destra, o con la Sinistra.

    O non si alleano affatto. Non è obbligatorio.

    Su una sola cosa sono d’accordo con gli Autori.

    Non si definiscono Liberisti.

    Gli Italiani, come al solito, voglione essere originali.

    Condannandosi alla marginalità.

    Vi trovate bene con i Liberali dell’ex Msi? Tanti Auguri!

  84. Leone Porciani

    Un articolo da “L’Opinione”?? Diretta da Diaconale e da un ex sindaco di Milano tra i più corrotti della storia?

  85. MBB

    @giuseppe 1
    Senta, qui si tratta di fare in modo di cercare di far “vincere” politicamente lo spirito e le idee del manifesto di Fid, non di fare “testimonianza”. Stare da soli, piuttosto che male accompagnati, magari conforta e aumenta la propria autostima, ma temo che non ci farà fare un passo in più. Io non so se quelle scritte nell’articolo siano o no cavolate. Mi pare che il il succo del discorso non sia quello di alleanze “paertitiche” con questo o quel partito, ma di coinvolgere quanta più gente possibile. Per spiegarmi meglio mi pare opportuno sgnalare la conclusione di un articolo di Cisnetto sul Foglio, a proposito di cosa fare per il debito pubblico:
    “….Ma sono così preoccupato che alla fine non si faccia niente che, al contrario di certi tardo-thatcheriani da strapazzo che riempiono di contumelie chi la pensa diversamente da loro, sono disposto a correre il rischio di ricette non mie pur di mettere in moto il processo.”
    S prevarrà questo spirito forse si riuscirà ad attuare il programma (tutto o in larga parte) di Fid. “Mettere in moto il processo” è in effetti l’unico realisticamente possibile obiettivo politico da perseguire in un ambiente come quello italiano e non credo che lo si possa fare da soli, coll’arroganza o la presunzione di chi ha le “cose giuste” in tasca. Certo la candidatura B. è un “assist” per la sinistra statalista e ci vogliono facce nuove o perlomeno credibili (cosa difficile per quelli del PdL), ma steccati o purghe aprioristici in politica significano emarginazione e sconfitta del progetto politico (ché Fid quello è) e questo l’Italia non se lo può permettere, credo. Puri e soli, ma perdenti.

  86. Barani Umberto

    @Alberto
    Lei spara numeri come fosse un professore universitario in cattedra, ma semplicemente, si ricorda quando eravamo alla Lira quanto costava un barile di petrolio? Ritiene possibile tornarci ora, tempi in cui i rapporti di forza commerciale sono capovolti, tempi in cui sono almeno una decina i paesi che possono permettersi di pagare le materie prime 4-6 volte rispetto a dieci anni or sono, mentre la nostra economia è andata indietro a gambero? Sa cosa significa per un’azienda che non lavora con l’estero dovere, eventualmente, avere a che fare con l’acquisto di commodity da lavorare e scaricare la propria produzione sul mercato domestico governato da una nuova Lira svalutata? Senza contare dazi doganali, inflazione al 30% annuo e non poter piazzare o meglio rinnovare Titoli di Stato in scadenza per pagare pensioni, sanità, scuola, ammortizzatori sociali il cui fabbisogno crescerebbe a dismisura, con le aziende che chiudono le saracinesche. E questo sarebbe solo un antipasto. Indietro non si torna, almeno volontariamente, non se lo auguri.

  87. Massimo74

    @Alberto

    In effetti anche io mi sono posto la stessa domanda.Da dove arrivano i 7 punti di PIL di minori interessi derivanti dall’introduzione della moneta unica non si riesce proprio a capire.

  88. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Non sono certo qui per “difendere” in qualche modo il movimento zeitgeist: i documentari sono su youtube, doppiati in italiano, ognuno può farsi la sua idea.

    Di certo tra me e lei sarà molto difficile avere punti di contatto, essendo lei una fondamentalista cristiana ed io un anarchico.

    Voglio solo farle notare che il concetto di un sitema monetario basato sul debito penso sia al momento accettato da tutti, se mi porta delle testimonianze in senso contrario da parte di qualcuno che se ne occupa seriamente, numeri alla mano, e non “a sensazione” sarò molto felice di leggerle.

  89. Alberto

    Massimo mio caro polemista, mi fa piacere che anche tu ti sia posto la domanda. Forse Giannino ce lo spiegherà! E’ l’ unico che può farlo, credo! Stammi bene.@Massimo74

  90. Alberto

    Barani, vedo che l’ acidità le stà mangiando il fegato, si calmi e lasci perdere le cattedre, io non sparo, io leggo documenti ufficiali, mi informo e scopro alcune cose alla portata di tutti, credo; se ha da contestare i miei numeri lo faccia, altrimenti taccia se non sta sul punto. @Barani Umberto

  91. Marco Tizzi

    @Massimo74
    Ok, verrò probabilmente divorato vivo dopo queste parole, ma le scrivo lo stesso: OG sta in qualche modo appoggiando un movimento politico, direttamente o indirettamente, che si proporrà come alternativa liberale al panorama politico esistente ed in particolare al PdL.
    Dato che quest’ultimo farà campagna elettorale anti-Euro, OG non può essere anti-Euro, no?
    Quindi ci sarà pur da qualche parte una proiezione che dice che fuori dall’Euro avremmo speso 7 punti di PIL in interessi, no? Tanto son proiezioni, voglio dire, che senso hanno? Possiamo anche dire che se avessimo vinto la seconda guerra mondiale adesso saremmo il terzo Paese più ricco del mondo, ma ringraziando il cielo l’abbiam persa, quindi?

    Nello specifico, poi, 7 punti ce li mangiavamo a colazione se fossimo cresciuti allo stesso ritmo dei 20 anni pre-Euro, quindi… conta il giusto.

    Ma la domanda non è “cosa sarebbe successo se non fossimo entrati nell’Euro”, la domanda è “cosa succederebbe se non ci fossimo più?”.
    Domanda a cui risponderanno i tedeschi quando annunceranno il referendum, che significherà collasso totale per emigrazione di capitale.
    E tutti applaudiranno: ma come sono democratici i tedeschi!!!

  92. Barani Umberto

    @Alberto
    Non le contesto i numeri, ma se le interpretazioni che ne da la portano a configurare una situazione salvifica per il nostro paese nell’abbandonare l’Euro, sta contestando Giannino in modo sterile e semmai è stando troppo “sul punto” che perde di vista il problema principale, che Giannino sottolinea spesso, tra l’altro da Lei citato. Mi pare che parlando di mancato gettito fiscale, di minore o maggiore crescita di punti percentuali di Pil i documenti della Ragioneria Generale dello Stato non tengano conto di altri numeri come i 60 Mld derivanti dalla sola corruzione del sistema di collusione politica-imprenditoria, che rappresentano un 8% della spesa corrente, o del mancato gettito fiscale per evasione che si sposta da un 12% al nord arrivando fino a punte del 85% in Regioni del sud, e anche queste sono belle cifrette sottratte al Pil, o meglio che influenzano il DEF programmato nel successivo anno. Od il mancato utilizzo del sistema Consip a tutti i ministeri con importanti portafogli. Visto che vuole portare numeri ufficiali sul piano della competitività con paesi dell’area Euro. Non era mia intenzione spostare il baricentro della sua contestazione accademica, ma piano nel sentenziare l’uscita dall’Euro come soluzione unica per ritornare a crescere.

  93. Alberto

    Marco la domanda è improponibile; sono proponibili le analisi sui dati e sugli eventi che è possibile leggere, analizzare, comporre, confrontare ed eventualmente estrapolare. E’ possibile fare considerazioni sensate ad es. su UK, e solo per quanto concerne l’ aspetto out euro, ad esempio. L’ UK entrerebbe oggi? Ma quando mai! Ed allora, ogni altra seria considerazione è impossibile; te lo dico senza voler polemizzare, ovviamente, ma solo per amore del realismo che ci deve contraddistinguere e mi pare proprio così.
    @Marco Tizzi

  94. Barani Umberto

    @Marco Tizzi
    Il Pdl non farà campagne anti Euro, lo dimostra il fatto che Brunetta e Crosetto, con la partecipazione di economisti, hanno redatto un manifesto articolato per le dismissioni 230 240 Mld di Euro di patrimonio pubblico, proprio per rimanere, a dir loro, nell’Euro. Di questo anche Giannino ne ha trattato recentemente sul Blog. Ma ne stia certo che fra un anno l’Euro così com’è oggi non esisterà. Se posso permettermi non intestarditevi troppo su quei 7 punti percentuali di Pil tanto cari a Giannino. Ora c’è da capire come trovare una via di fuga, che passerà inevitabilmente per la vendita di parti più o meno importanti di patrimonio pubblico

  95. DDD PPP

    Buongiorno dott. Giannino.
    Vorrei cercare di unire due argomenti apparentemente diversi. La revisione della spesa pubblica e le Olimpiadi. Sono rimasto sorpreso dalla numerosità di atleti italiani partecipanti alle Olimpiadi che sono anche membri delle forze armata (allargate).
    Ho fatto una breve ricerca in internet ed ho trovato varie tracce di convenzioni ed alcuni DPR che istituiscono “Concorsi Pubblici RISERVARTI per titoli di interesse nazionale”.
    Sarei curioso di approfondire l’argomento “Convenzioni CONI vs Forze Armate” Italiane e sapere:
    a) Quanti sono i dipendenti di: Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri, Esercito, Marina, Aviazione e non so quati altri che sono stati assunti con Concorsi FARSA?
    b) Quanto ci costano? Prendono anche Premi Speciali quando vincono?
    c) Chi decide chi deve passare il concorso e con quali competenze?
    d) Qual’è il Ministero competente?

    Fatto sta che al termine dell’attività sportiva, questi “atleti” passeranno l servizio ordinario mantenendo l’eventuale grado meritato per valore sportivo.
    Questi sono atleti Professionisti a tutti gli effetti (come lo erano gli atleti della DDR) e inoltre riceveranno A VITA uno stipendio pagato dai contribuenti solo perchè in una occasione della loro vita hanno praticato con successo una attività sportiva.

    Mi chiedo: “E’ un prezzo che dobbiamo pagare alla nostra vanità nazionale per fregiarci di medaglie? Sono ncerto alla risposta da darmi.
    Cordiali saluti

    Danilo

  96. Alberto

    Barani, le cose che lei espone, hanno un impatto diretto ed indiretto su entrambi i parametri che ho analizzato, crescita e gettito, ma è molto complicato analizzare se:
    – tali variabili incidevano anche prima dell’ euro ed in quale misura;
    – tali variabili incidono ed incidevano ed in quale misura prima e dopo, ed anno per anno;
    – tali variabili, sono computabili in termini di PIL e sovrapponibili direttamente, con il realtivo segno, sui predetti parametri macroeconomici;

    Io mi sono limitato a esporre cose verificabili, le altre cose, come si vede, ad oggi non sono verificabili, e comunque Giannino deve dire dove ha preso quel dato, visto che contrasta in modo evidente con la realtà esposta da MEF, da qui non si sfugge.

    Ripeto è complicato ma non impossibile fare la verifica, però la ricerca everte dalle possibilità di Internet e va fatta anche e soprattutto con altre risorse ed io non ho tempo.
    L’ uscita dall’ euro, non so quando, ritengo sarà o traumatica o concordata, dalle mie considerazioni non credo ci siano le condizioni per proseguire. Se le va, mi faccia capire, rispondendo a queste mie domande, come potrebbe accadere il contrario, con quali condizioni di rapporti economici (tra noi e la Germania soprattutto), anche politiche, io non ne vedo e nemmeno vedo sufficienti risorse e qualità degli interventi, posti in campo per mantenere l’ euro in vita dalle istituzioni monetarie europee.

    @Barani Umberto

  97. Marco Tizzi

    @Alberto
    Concordo, Alberto.
    Il problema è che ancora una volta su questo tema i politici tedeschi si sono imposti. Fingendo (devo dire benissimo) di essere costretti dalla propria etica ad ammettere un referendum, si sono assicurati un’immensa onda di capitali che viaggerà verso Berlino.
    Già oggi il flusso è pesante, ma il giorno in cui annunceranno che vogliono tenere un referendum pro o contro Euro, chi si azzarderà a tenere i propri risparmi nel conto corrente?
    Io no, sinceramente.

  98. Marco Tizzi

    @Barani Umberto
    La dismissione di patrimonio pubblico serve con o senza Euro, a meno che non preferiamo il default.

    Il problema è se ci sono i compratori: secondo me no, a meno che non lo facciamo comprare dalle nostre banche, che significa definitivamente chiudere baracca perché già oggi di soldi non ne prestano, se li investono tutti in mattone o partecipazioni pubbliche tanti saluti.

    Oppure – e questa è la terza opzioni di cui pochi parlano, ma che invece è MOLTO realistica – si nazionalizza (o Europeizza tramite ESM) l’intero sistema finanziario.
    E da lì in poi vale praticamente tutto.

  99. A proposito di DENARO-DEBITO:

    “L’autore del filmetto propagandistico (Zeitgeist Addendum) dice che l’economia monetaria è semplice e la sua complessità non è che una maschera: per i fanatici il mondo è sempre, del resto, molto semplice, essendo fatto di parti bianchissime e parti nerissime nettamente separate. Il manicheismo, come insegna il filosofo francese André Glucksmann, è un tipico sintomo dell’integralismo, come anche i deliri di onniscienza. Il filmetto continua denunciando che il denaro sia creato dal debito, l’obiezione più stupida della storia umana: nessuno crea debito o credito, semplicemente è possibile ottenere moneta presente cedendo gli interessi su attività finanziarie cedute temporaneamente alla Fed attraverso un processo chiamato “monetizzazione”. Siccome chi ottiene moneta ottiene un servizio, è ovvio che l’interesse maturato dalla banca centrale è il prezzo che chi riceve le banconote paga per questo servizio. La confusione tra debito e moneta è spesso citata e quindi meglio essere chiari: in teoria si può monetizzare di tutto, anche le sedie di un ufficio, però monetizzare attività finanziarie è più comodo; il deficit statale dipende dalla differenza tra uscite ed entrate ed è al prim’ordine indipendente dalla base monetaria (che però, riducendo i tassi di interesse, tende a ridurre il deficit, almeno nel breve termine).

    SCAMBISTI – La frase “se non avessi debiti non avremmo moneta” è di un’idiozia unica, perché per non avere debiti bisognerebbe non avere crediti, essendo le transazioni creditizie uno scambio ed essendo gli scambi sempre tra almeno due parti. Finché ci saranno attività finanziarie, cioè finché l’economia funziona, ci sarà materiale da monetizzare e si potrà ottenere moneta; semmai dovesse sparire il credito, oltre al fatto che ovviamente l’umanità tornerebbe ai livelli del Paleolitico, potremmo cominciare comunque a monetizzare gli I-pod, cosa difficile però in un’economia paleolitica: diciamo che monetizzeremmo lance di pietra. Poi c’è la storia del fatto che, se per ottenere moneta occorre pagare interessi, allora esisterà sempre meno moneta di quanta ne serve (per pagare sia il principale, che già esiste, che gli interessi su di esso), e quindi l’inflazione è necessaria. Questa obiezione sembra realistica, ma non lo è. Se ipotizziamo un’economia con un solo fattore di produzione, il lavoro, e in cui le imprese producono 100$ di beni usando una quantità di moneta pari a 100$ per ogni periodo, e in cui la banca che emette mezzi di pagamento guadagna un interesse del 5%, abbiamo semplicemente che a inizio periodo le aziende creano pagherò per 95$ per pagare ai lavoratori 95$ (ottenuti scambiando i pagherò con 95$ in contanti); con la forza lavoro in questione i produttori creano 100$ di prodotti, i consumatori spendono 95$ per comprarli, e la banca riceve un reddito di 5$ dalla monetizzazione con cui compra i rimanenti 5$ di beni. A fine periodo la banca infatti riceve 100$ dai pagherò (ottenuti dalle aziende che venderanno 100$ di merce), e però dovrà ritirare 95$ di banconote, ricavando solo 5$. Tutto torna, senza inflazione”.

    Tratto da qui:
    http://www.giornalettismo.com/archives/38668/zeitgeist-addendum-oltre-al-signoraggio-ce-di-piu/

  100. ” Come baggianata finale, si dice infine che si potrebbe avere un mondo senza scarsità, essendo sufficiente allo scopo eliminare i profitti. Non si dice come questo possa accadere, ma da gente che non supererebbe un esame di Fondamenti di Economia per Sociologi all’università di Pyongyang non è che me ne stupisca più di tanto. In confronto, addirittura Karl Marx e Silvius Gesell sembrano economisti credibili. (…) Questo video sembra la collezione di tutte le cose più stupide che la mente umana abbia concepito nella sua storia, a partire dai Neanderthal. Per questo motivo sono stupito che il documentario duri solo due ore, ma ringrazio il cielo per questo: dura due ore in più di quanto dovrebbe. Sogni millenaristi, teorie complottiste, pseudoscienza da filmetti di serie B, teoria economica da manicomio e assoluta mancanza di senso del ridicolo lo rendono un polpettone così aberrante che non si riesce neanche a riderne. C’è anche una parte degna di un santone New Age, anche se purtroppo manca una parte sulla liberazione sessuale: almeno un po’ di gnocca, dopo due ore di cazzate, sarebbe stata utile. Le cose più patetiche concepite dal ’68, gli anni della creduloneria al potere, non sono niente in confronto a questa porcheria”.
    Pietro Monsurrò
    Ibidem:
    http://www.giornalettismo.com/archives/38668/zeitgeist-addendum-oltre-al-signoraggio-ce-di-piu/2/

  101. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Signora o signorina, col massimo rispetto, ma lei mi sta citando “Giornalettismo”?

    Se c’è qualche economista, qualche sociologo, qualche filosofo, qualcuno che abbia almeno dei dati in mano e che abbia studiato la materia che mi dice che oggi non viviamo in un sistema monetario basato sul debito, sono tutt’occhi e orecchie.

    Non sto nemmeno a rispondere alla vagonata di idiozie che ci sono qui scritte dove si confondo asset, lavoro e moneta, di tutto e di più, mischiato e frullato come un milk shake, ma soprattutto dove si spiega un MODELLO che nulla a che fare con la realtà in un pout pourri che, davvero, non merita la minima risposta e la minima attenzione.

    NON sto dicendo che non ci siano altri sistemi possibili, sto dicendo che il sistema odierno è un sistema monetario basato sul debito.
    E’ insito nel fatto che la moneta sia fiat, che ci sia un moltiplicatore monetario (che il suo Giornalettista incredibilmente dimentica, ma pace) dovuto alla riserva frazionaria.
    E’ il motivo della grande guerra tra cartaristi e metallisti, con tutti quelli in mezzo. Se mi dice che il problema non sussiste abbiamo risolto il più grande dibattito che oggi c’è tra gli economisti, dicendo semplicemente che sono tutti dei coglioni perché il problema non sussiste!

  102. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Le ripeto: ma si rende conto di cosa e chi mi sta citando?
    Rispetto per tutti, ma fino ad un certo punto.

    Capisco che lei si senta offesa perché per la prima volta nella sua vita si è trovata un ateo che fa proselitismo (secondo me sbagliando, per inciso, ma non è questo il problema), cosa che voi fate da sempre, ma ribattere con la gente di GIORNALETTISMO, suvvia, non possiamo fare di meglio?

    Ho scritto prima che si può anche non essere in accordo con le soluzioni proposte da Peter Joseph, ma che la cosa importante era l’analisi del problema.
    Se diciamo che il problema non esiste e quindi che Rothbard, per dirne uno, era solo un coglione, mi pare davvero che si stia negando l’evidenza.
    Le soluzioni, poi, possono essere tantissime e non voglio giudicarle, ma santo il vostro dio, Giornalettismo no!

    Anche perché qui è una questione di leggi, regolamenti, ed aritmetica di base.

  103. Certo, cito Giornalettismo. Perché vede, perfino la Settimana enigmistica, ma che dico, Topolino è più degno di credibilità di quella boiata galattica che è Zeitgeist, col cui movimento lisergico evidentemente lei simpatizza almeno un po’. Quel movimento morirà affogato nella sua stessa idiozia. A proposito: me lo fa vedere il microchip che i congiurati capitalisti-finanziari-ebrei ci avrebbero impiantato sotto la pelle? Sa, è questo che dice Zeitgeist…
    A parte che Giornalettismo, a dispetto del titolo volutamente ironico, è degno di tutto rispetto, io avrei potuto davvero citare Topolino. Ma la cosa importante non è chi dice una cosa o dove la dice: l’importante è quello che dice. E Monsurrò non è affatto l’unico a sbugiardare quel concentrato di idiozie che solo delle menti intossicate da tutte le droghe conosciute avrebbero potuto partorire. Ma che faccio? Perdo ancora tempo a parlare di Zeitgeist e di denaro= debito? Tanto vale disquisire della trasformazione della zucca in carrozza in Cenerentola. Buonanotte e sogni d’oro.

  104. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    Per cortesia, in mezzo ai deliri, mi faccia il favore di leggere questo Wiki del Mises institute

    wiki.mises.org/wiki/Criticism_of_fractional_reserve_banking

    Ma lei non era una fan di Hayek?

  105. Maxi

    io credo che a parte tutte le teorie , interessantissime ,ma che a mio parere rimarranno sempre tali ,
    mi pare che l’approccio al problema Italia da parte di molta informazione sia sbagliato .
    Sicuramente i tagli alla spesa pubblica e l’abbatimento del debito pubblico sono centrali .
    Altrettanto importante pero’ e’ la sostenibilita’ nel tempo e magari una sua progressiva riduzione .
    Oggi si parla molto di dismissioni , sicuramente queste hanno un effetto benfico sul debito nell’immediatezza ma che dire sulla durevolezza di questo effetto .
    Per mia sfortuna mi sono trovato negli anni passati con in portafoglio delle azioni Di una nota compagnia assicurativa che Circa un anno fa fece un aumento di capitale , mi dissi” va be’ facciamolo ” , in fodo ci credevo alla bonta della socita’ .
    Oggi mi ritrovo a doverne fare un’altro , “e i soldi di una anno fa’ dove sono finiti “mi son chiesto ?
    EVAPORATi.
    Questo per dire che , se non cambiamo le basi nulla cambiera’ a mio parere e’ solo questione di tempo .
    Chiunque lavora sa’ che serve’ soltanto una cosa , quella che mio padre chiama la ” SERIETA’ NEL LAVORO ” in essa sono racchiuse a mio parere molte delle cose dette in questi due anni .
    Fintanto che ci saranno imprenditori disonesti verso altri loro colleghi e verso i propri dipendenti , fintanto che vi saranno dipendenti sicuri della propria immunita’ al licenziamento e quindi autorizzati a qualsiasi comportamento scorretto nei confronti dei propri colleghi e della azienda , non si potra’ risolvere mai nulla .
    E chi dovrebbe essere garante di tutto questo in tempi brevi : LA GIUSTiZiA ITALIANA
    Fate voi le conclusioni .

  106. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob
    E spieghi al suo amico di Giornalettismo che i suoi “100” finiscono in un conto bancario e che la banca ne mette 1 in banca centrale e 99 li presta e che quei 99 finiscono in un altro conto bancario e così via.

    Alla fine i debiti e i crediti saranno bilanciati dai depositi, ma se ci aggiungo gli interessi l’equazione è sbilanciata.
    Ergo: non ci saranno mai depositi a sufficienza per pagare i debiti + gli interessi.

    Se volete dilettarvi con le formule le trovate ovunque in rete.

    Buonanotte, sogni d’oro e… mente aperta, mi raccomando!
    A voi seguaci di Oriana Fallaci è sempre un po’ mancata.

  107. Alberto

    Marco debbo ammettere che hai una pazienza più grande di quella di Giobbe e di qualsiasi Certosino io abbia mai conosciuto, se riesci ancora a confrontarti, per come sei rigoroso tu, con una come Giovanna Jacob.
    Per vederlo, potrei semplicemente, mettere in sequenza, evidenziandole, perle di assoluta nullità come queste (solo le ultime):

    A proposito: me lo fa vedere il microchip che i congiurati capitalisti-finanziari-ebrei ci avrebbero impiantato sotto la pelle? Sa, è questo che dice Zeitgeist…

    A parte che Giornalettismo, a dispetto del titolo volutamente ironico, è degno di tutto rispetto, io avrei potuto davvero citare Topolino.

    E Monsurrò non è affatto l’unico a sbugiardare quel concentrato di idiozie che solo delle menti intossicate da tutte le droghe conosciute avrebbero potuto partorire. Ma che faccio?

    Ecco faccia il piacere di cambiare registro e venire qui a raccontarci cose serie e dimostrate, e che servano a qualcosa e non soltanto citazioni senza nemmeno essere capace di mostrare i documenti e sunteggiarli con un suo commento per farci capire che lei l’ ha digerito.

    Io mi rifiuto di parlare con una persona che non porta un dato che è approssimativa, che ripete a pappagallo cose sentite tante volte e che non hanno nessuna possibilità di modificare la situazione; nessun contributo serio e positivo. Ho amiche e amici fanatici come lei ma almeno un po’ più stimolanti e meno trash. Comunque la tua è una funzione importante di salute pubblica@Marco Tizzi

  108. Marco Tizzi

    @Alberto
    Leggo molto Lao Tzu 🙂

    Il fatto è che l’argomento è interessante, mi piacerebbe davvero leggere altri pareri.
    Ma credo che al momento anche l’economia “mainstream” sia fondamentalmente d’accordo sullla questione.
    Voglio dire: bastano davvero due formulette, non si scappa, non c’è modo di negare l’evidenza.
    Ma quando mai ho citato Zeitgeist! Tra l’altro manco parlavo con lei!!

    Avviso a tutti: NON guardate il docuemtario Zeitgeist che diventate ciechi e rischiate la scomunica, se vi interessa una critica all’economia basata sul debito il documento del Mises è molto ben fatto.

  109. Alberto

    Capisco! Mi toccherà iniziare a leggerlo, anche se fin’ ora mi sono scaricato di brutto suonando cose tipo questa. Certo roba meno filosofica e spirituale, ma ti assicuro che dopo un paio d’ ore di chitarra con pezzi così, ne esci rinnovato nel fisico e nella mente.@Marco Tizzi

  110. Massimo74

    @Marco Tizzi

    Personalmente non sono a favore delle monete inflazionate e delle cosidette “svalutazioni competitive”(che rappresentano sempre un arma a doppio taglio),tuttavia di fronte allo scenario attuale e alla situazione economica che si è venuta a creare dopo l’introduzione dell’euro (con una crescita media del PIL dello 0,5% annuo), non posso non pormi qualche dubbio sul fatto che forse per l’italia l’adozione della moneta unica europea non sia stato quel grande affare che in tanti ci hanno voluto spacciare negli ultimi 10 anni.

  111. Claudio Di Croce

    @DDD PPP
    L’Italia ha semplicemente copiato quanto veniva fatto fino al crollo dell’URSS da tutti i paesi comunisti . Poichè lo sport veniva considerato un veicolo di propaganda politica , venivano selezionati fin da bambini coloro che si ritenevano adatti , venivano allenati e preparati molto molto severamente e venivano mantenuti dallo Stato, in moltissimi casi assunti nell forze armate, nella Polizia e cosi via
    In alcuni paesi -DDR in testa – il doping era la regola e aveva consentito vittorie favolose .Quanto sopra è rimasto in Cina e nella Corea del Nord.
    L’Italia che è il paese che in tutti i campi ha più subito e continua a subire la cultura cattocomunista continua a adottare questa politica . A questo si aggiunge la tipica propensione italiana, in particolare meridonale , del POSTO di paga pubblico
    E tutti noi paghiamo , paghiamo, paghiamo , e i risultati ? Siamo nel G8 delle medaglie olimpiche , tutte conseguite in discipline assolutamente minori . E siamo a zero nel nuoto e nell’atletica leggera , che sono le vere gare olimpiche . ma tanto non cambierà nulla e continueranno le assunzioni ” guidate ” tipiche del nostro marcio sistema .

  112. Marco Tizzi

    @Massimo74
    Concordo parola per parola.
    Ma anche tornando ad una moneta locale non ce lo ordina il dottore di inflazionare, no?
    Sempre scelte politiche sono.

  113. giuseppe 1

    @Claudio Di Croce
    D’accordo. Oltre al fenomeno del doping metterei in evidenza la milititarizzazione forzata dello Sport, specialmente dell’Atletica Leggera.
    Sono scomparse Società Storiche come la Pro Patria, che aveva sfornato fior di campioni. La libera iniziativa in Italia non funziona neanche nello Sport.
    Ma quest’anno solo il bronzo di Fabrizio Donato. Un pò pochino.
    Sarebbe però sbagliato attribuire questa iniziativa ad una sola parte politica.
    Se andiamo a vedere bene, in questa riedizione moderna del Sabato Fascista qualcuno ci ha sguazzato bene. E i Comunisti hanno fatto la parte dei fessi.

  114. GianlucaC

    Tornando al punto, mi pare che il dilemma si possa riassumere nel fatto che se da un lato tagliare rischia di deprimere la domanda, dall’altro da qualche parte bisogna reperire le risorse per abbassare le tasse. Vedo un’unica soluzione, nel brevissimo periodo, chiedo scusa se mi ripeto, ma credo sia veramente necessario: tagliare le attuali pensioni ed indennità (cumulo) al di sopra di un certo livello (indicavo i 2000 euro lordi al mese, quota esente). Taglio per scaglioni, fino a dimezzare i cumuli di superpensioni ed indennità al di sopra degli 8/10mila euro, e taglio raddoppiato per i percettori sotto i 65 anni. Il ricavato interamente devoluto alla riduzione delle imposte sul lavoro. So che non sarebbe uno scherzo dal punto di vista politico e giuridico, ma va fatto. I motivi sarebbero anche di ordine morale ed etico, e di giustizia intergenerazionale. Basta meditarci sopra per capire la necessità di un provvedimento del genere.

  115. Avete davvero uno strano concetto del fanatismo.
    Dal vostro punto di vista, se uno ti cita un documentario in cui ti dicono che Cristo è Horus, che le torri gemelle le ha buttate giù Bush, che i soldi sono una allucinazione collettiva e che i finanzieri di Wall Street ci hanno impiantato un microchip sotto pelle, è una persona che ragiona con la sua testa.
    Se invece uno anzi una cita egittologi che dimostrano che Cristo non è Horus (http://www.frontline-apologetics.com/Luxor_Inscription.html) e ti fa notare che le torri gemelle le hanno buttate i fondamentalisti islamici (http://www.undicisettembre.blogspot.it/), allora è un fanatico-trash fondmentalista peggio dei talebani, e tutti a urlare “no vatican no taleban”.
    Le critiche della scuola austriaca e di Rothbad alla fine del gold standard nonché al sistema della riserva frazionaria (senza dimenticare che, a complicare tutto, che nel 1999 è caduta ogni distinzioe fra banche d’investimento e banche d’affari) le conosciamo tutti bene, anche se non sappiamo ripeterle a parole nostre, trattandosi di questioni molto tecniche, e quindi preferiamo copia-incollare. Critiche che abbiamo letto e riletto su Usemlab e sul sito dell’Ibl (in italiano). Io stessa sto meditanto di comprare oro, visto che con la carta moneta non si sa mai e si moltiplicano voci sulla fine rovinosa dell’euro entro l’autunno. Ma c’è una distanza abissale fra le riflessioni austriache sulla fine del gold standard e il castello di deliri anti-capitalisti (sottolineo: anti-capitalisti nel senso del peggiore leninismo) di Zeitgeist. E c’è una distanza abissale fra la denuncia del “peccato monetario dell’Occidente” (Jaques Rueff) e le teorie cospirative sul “signoraggio bancario”.
    Quindi, sulla riserva frazionaria e sullo strapotere delle banche centrali eccetera nulla da ridire. Ma ho molto da ridire sulle ricostruzioni deliranti della realtà come quelle fornite da Zeitgeist. E a trovarle deliranti non sono soltanto i cattolici, sia chiaro.
    Dal momento che l’equazione denaro=debito è pubblicizzata da un filmato così delirante, che fa delle proposte utopiche deliranti, non posso non avere molti dubbi in proposito. Ne discuta direttamente con Monsurrò oppure, meglio, con Giannino. Tutto qui.

    P. S. interessante articolo in cui si spiega che le teorie cospirative a base di signoraggio bancario, sebbene in esse ci sia una parte di verità, nel complesso sono sbagliate:

    http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=374:il-falso-problema-del-signoraggio&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=177)

  116. Massimo74

    @GianlucaC

    Bè, la tua proposta non è molto dissimile dalla mia.Io personalmente propongo di fissare un tetto massimo di 1.500 euro per le pensioni calcolate con il sistema retributivo (praticamente tutte le pensioni in essere),inoltre propongo l’abolizione delle tredicesime per i baby pensionati.I risparmi ottenuti in questo modo sarebbero enormi e potrebbero essere destinati alla riduzione del cuneo fiscale a favore delle imprese private e dei loro dipendenti(escludendo i dipendenti pubblici da qualsiasi beneficio).Si tratterebbe di un provvedimento sacrosanto dal punto di vista etico e morale in quanto verrebbe garantito un minimo di equità intergenerazionale, ma sopratutto si tratterebbe di ossigeno puro per l’economia di un paese come il nostro che negli ultimi 10 anni si è classificato al terzultimo posto nel mondo per crescita della sua economia, superato solo da paesi come Haiti e Zimbabwe.

  117. Franco Maloberti

    Non sono le pensioni “ragionevoli” quelle da ridurre ma quelle irragionevoli: Chi ha percepito più di due volte il versato o chi percepisce pensioni molto alte dovrà farsene una ragione. Molto più efficace è però la ridefinizione della curva retributiva dei dipendenti pubblici ed equiparati, con un massimo assoluto a 120-140 mila Euro lordi annui (238 gg equivalenti lavorativi) o frazione proporzionale per attività inferiore all’anno. Ci sono tantissimi che percepiscono molto di più e il risparmio è miliardi di euro. Tra gli equiparati si devono mettere tutti quelli che ricevono la retribuzione o compensi professionali con fondi pubblici (inclusi regionali), quelli che dipendono da aziende con partecipazione o finanziamento pubblico (anche parziale o indiretto – RAI, ENI, Poste, Banche, ecc.) tutte le aziende che ricorrono alla cassa integrazione.

    Tanto per capirci, Celentano o Benigni a Sanremo percepirebbero 500 Euro al giorno (più spese documentate di vitto e alloggio, max 250 Euro/giorno)

    Il costo delle auto di rappresentanza, con eccezione per uso per fini istituzionali autorizzati da un comitato di cittadini, è a carico dell’utilizzatore.

  118. Sono in sintonia con l’ ottimo Dott.Giannino che seguo sempre con gran piacere e del quale condivido gran parte degli interventi. Lo dico con estrema sincerità, essendo un giovane laureato di economia a cui piacerebbe intraprendere una carriera giornalistica.

    Siamo nella crisi del debito pubblico è chiaro a tutti, ma il periodo offre una diversa interpretazione che spesso utilizzo a motivazione del momento storico/economico. L’ Italia rappresenta qualcosa in più di una sola crisi del debito ..è una grandissima espressione della crisi del “sistema”.
    Un sistema quello italiano costruito attorno spesa pubblica insostenibile per lunghi tratti inutile e improduttiva. La spending review che da poco è diventata legge, merita ulteriori approfondimenti e momenti di studio da parte del Governo attuale e quello futuro. Occorrerà operare in modo chirurgico cercando di rimuovere gli sprechi e le inefficienze, evitando appunto come sostiene l’ articolo di Giannino i tagli meno recessivi. Credo che lo si possa fare.
    Occorre riformare la pubblica amministrazione, che necessariamente deve diventare meno complessa e meno farraginosa. E’ da almeno un ventennio che se ne parla.
    Occorre introdurre la meritocrazia nel sistema, che vuol dire competenza e produttività ed è una condizione imprescindibile per la crescita e le sfide future.
    E’ fondamentale ridurre la tassazione su famiglie e imprese, a meno che non si voglia la paralisi (recessione) o il rischio di perdere ulteriormente settori della nostra economia.

    L’ Italia è un paese che può risorgere a patto che si adottino stili virtuosi, serve ritornare a crescere perchè ciò non avviene da qualche decennio, e serve anche ritornare ad avere una certa mobilità sociale perchè è un passo nevralgico per il cambiamento della classe dirigente.

    A livello europeo, mi auguro che per l’ Italia non sia necessario chiedere aiuti, perchè chiedere aiuti in Europa vuol dire accettare condizioni spesso troppo dure (vedi Grecia).
    E’ un momento di test di resistenza dell’ Euro, ma ritengo che la sostenibilità della moneta unica sia legata non solo al superamento della crisi ..ma si costruisca attorno all’ esigenza di una migliore governance europea.
    L’ Eurozona al momento è un gran cantiere.

  119. Bisognerà tagliare di molto il numero dei dei politici italiani , causa del declino dell’Italia, sono un esercito e sono troppo potenti , fanno un pò come gli pare , hanno le mani ovunque e non pagano mai, Penati docet, bisognerà imporre la trasparenza ovunque, tutto ciò che si spende deve essere reso pubblico. Oltre alle pensioni molto alte e per le quali il tetto è un obbligo morale, bisognerà mettere un tetto anche agli stipendi troppo alti di dirigenti e manager pubblici, ci sarà da fare una rivoluzione , moderata ma senza cedere di un cm , nell’interesse generale e non delle varie lobby… c’è molto lavoro di riordino e di pulizia da fare in Italia , io voterò solo un programma serio ed al momento vedo solo i dieci interventi per la crescita del manifesto di Oscar Giannino.

  120. Mario45

    @Alberto, Marco T., Massimo, Giuseppe ….
    Dopo mesi di discussioni più o meno dotte su tutti i blog specializzati, da Noisefromamerika a Phastidio, passando per Usemlab e finanzaonline, persino i ns governanti non possono non sapere cosa necessita al belpaese per almeno cercare di correggere, se non ribaltare, la situazione. Tutti voi, con una certa logica, proponete ricette, magari solo parziali. Leggo oggi che, per tutta risposta, la GdF ha rilevato i dati anagrafici di un noto ristor ante di Forte dei Marmi e che nello stesso paese si presenta ai cancelli delle ville date in affitto per uno o più mesi per verificare che sia stato emesso il contratto d’affitto. Per esperienza e per inciso non credo che gli affittuari ne fossero sprovvisti.
    Vi chiedo se pensiate veramente che verra’ realizzato alcunché di quanto proponete.

  121. Mario45

    P.s : mi correggo: ha rilevato i dati anagrafici dei singoli avventori di un noto ristorante…

  122. Marco Tizzi

    @Giovanna Jacob

    Signora o signorina, col massimo rispetto, adesso basta!

    LA VISIONE DEI DOCUMENTARI ZEITGEIST NON ERA CONSIGLIATA A LEI! NON MI RIVOLGEVO A LEI!!

    Si è inserita in una discussione tra due persone, ha detto tutte le peggio idiozie del mondo e ha tirato fuori un articolo di un idiota che scrive per GIORNALETTISMO per sbugiardare le teorie economiche di 100 e passa anni di studiosi dei sistemi monetari, da Mises a Hayek a Rothbard, ma anche Irving, Keynesiani e post-keynesiani perché è un’analisi banale di cosa sta succedendo, una mera descrizione dell’esistente!!
    E ANCORA INSISTE!!!!!

    Sinceramente penso che lei non abbia capito assolutamente nulla di cosa significhi che il sistema monetario attuale è un sistema basato sul debito, che non abbia assolutamente capito come funziona la riserva frazionaria e cosa sia il moltiplicatore monetario. Le ho postato un documento del Mises institute, se ha voglia legga, se no pace.
    Se ha voglia direttamente di leggere Msies, Hayek o Rothbard lo faccia, se no pace.
    Dicono le stesse identiche cose che dice Peter Joseph, che infatti da loro le ha prese, ma se non ci vuole credere FA NIENTE.

    Non vuole vedere i documentari di Peter Joseph? NON LI GUARDI!
    Ma non può stressare così la gente, davvero! Questo è stalking!!

  123. Marco Tizzi

    @Mario45
    Mario, io davvero penso che questa volta il pallino è in mano nostra: questa classe politica, ma direi dirigente, pare non abbia assolutamente capito nulla né di cosa sta succedendo, né di cosa può succedere se non si da una svolta secca.
    Quindi la dobbiamo cambiare.

    Non ho la soluzione in tasca, ovviamente, e sono sinceramente molto preoccupato nel leggere ovunque, da parte di chi si occupa solo di questo da mattina a sera, che di soluzioni non ce ne sono.

    Invidio, però, il fatto che nel resto del mondo se ne stia discutendo, mentre mi pare che in Italia le discussioni siano ancora di livello infimo e che “il popolo” sia passivo e rassegnato.
    Così non andiamo da nessuna parte.

  124. Fra

    Forse non vi è chiara la portata del problema debito. O si recupera quanto rubato almeno dalgi anni 80 o DEFAULT. Perchè qualsiasi altra via con l’euro è economicamente e matematicamente troppo tardi. La riforma delle pensioni già maturate con retributivo e la vendita del patrimonio pubblico sono il nulla nell’ammontare complessivo del debito. Tenendo conto di recessione in corso, tassi elevati se non crescenti, possibili nuove voragini finanziarie, ulteriore stimoli recessivi dovuti allo snellimento della struttura pubblica da fare con urgenza. Inizio con un bel suggerimento, 12 mila miliardi in paradisi fiscali. AUGURI.

  125. Leone Porciani

    @Fra
    Giustissimo. Ma la classe politica e l’élite economica del Paese sono le prime a non volere accordi di trasparenza con i paradisi fiscali, perché lì tengono al sicuro consistenti capitali. Perché sennò non avremmo fatto accordi con la Svizzera, a differenza di Germania e Regno Unito? Pagheremo cara l’illegalità diffusa anzitutto nelle nostre classi dirigenti.

  126. Leone Porciani

    @LucaG
    A mio avviso non c’è alcun cantiere in corso. Il futuro è già disegnato, e non l’abbiamo disegnato noi: lo si capisce da quello che ha detto Hollande a Monti, Grilli e Moavero il 31 luglio. “L’amicizia della Francia è fuori discussione, ma la Germania vi vuole sotto programma insieme alla Spagna”. L’altra decisione, già presa dai Tedeschi, è l’uscita della Grecia dall’euro. In discussione sono solo i tempi. I nostri problemi economici hanno alimentato un disegno politico che è rimasto latente per anni, e che per i Tedeschi è la soluzione dei problemi europei: cacciare fuori dall’euro gli Stati che non sarebbero mai dovuti entrarci. La Germania soffia sul fuoco dei mercati perché realizzino per lei ciò che, per ragioni storiche e per vincoli istituzionali, è “unsagbar” a livello di programmazione strategica: l’uscita dell’area mediterranea dal nucleo dei 17 dell’eurozona. La periferia dei 27, in questa visione, deve allargarsi anche per fornire manodopera a basso costo pronta alla mobilità verso il centro. Si pensa che l’Europa possa contrastare la Cina assomigliandole sempre di più: una grande estensione con vaste aree di depressione e riserva-lavoro e alcuni nuclei dove si concentra la ricchezza. Si può anche non vedere questa dimensione politica del problema e considerarne i soli aspetti economici, ma si rischia di sottovalutare la gravità della situazione. P.S. E’ di oggi la notizia che la Corte di Karlsruhe non deciderà il 12 settembre sulla legittimità costituzionale dei contributi tedeschi al fondo salva-stati, ma si prenderà più tempo per studiare un altro ricorso. Che sia diventata, nei fatti, la Corte costituzionale d’Europa e non della sola Germania è qualcosa che ha di per sé straordinaria significanza.

  127. Alberto

    E’ accaduto anche di peggio, migliaia di coppie sposate nel 2011, hanno ricevuto questionari,dove si chiedono informazioni molto dettagliate riguardanti, ristorante, n° di invitati, ditta per addobbi, ditta per servizio fotografico, per gli abiti, per le fedi, etc; chi dovesse omettere o dire cose false, si può beccare una multa anche di 2065 euro.
    Riguardo la sua domanda, se penso che verrà realizzato nulla di quanto proposto, io credo proprio che la cosa fondamentale, che ho tentato di analizzare e che io temo, più che auspicare, cioè la fine dell’ euro sia nelle cose che abbiamo visto e che stiamo sperimentando; per quanto riguarda invece i dettagli, cioè come migliorare i nostri conti pubblici, ma dopo l’ uscita, non mi faccio grosse illusioni.@Mario45

  128. Alberto

    Intervento ottimo, molto sagace, e che da l’ esatta dimensione dei problemi che ci attendono e soprattutto, la fedele, anche se sommaria, ma non per questo errata, descrizione della strategia tedesca, che ci riguarda, insieme ad altri paesi; però vedo una notevole differenza tra ciò che conviene loro e ciò che conviene a noi (tengo fuori la Spagna, perchè non vedo grande convenienza per loro ad uscire) ed è per questo, che il loro sporco gioco, che per la verità, a mio modesto parere, non conviene neanche alla Francia, che ci somiglia parecchio, fallirà, per conflitto di interesse, che come si sa è una delle forze più efficaci per la risoluzione delle controversie. A proposito di Cina, poi, hanno creato una forte e pericolosa testa di ponte in Grecia, e questa non è una buona notizia per nessuno in Europa, nemmeno per la Germania. @Leone Porciani

  129. Alberto

    Che per alcuni si deve all’euro privo di meccanismi cooperativi o ai “cattivi” tedeschi, mentre per chi la pensa come noi si deve all’azzardo morale imperdonabile consumato dalla politica italiana, che ha dissipato i sette punti di Pil l’anno di minori interessi sul debito pubblico regalatici dall’euro per otto anni…

    Giannino lei deve ancora rispondere, ed io non mollo! Dove ha preso questi 7 (sette) punti di PIL risparmiati per minori interessi per 8 anni. Lei deve rispondere, perchè la cifra è macroscopica, circa 100 MLD l’ anno, che fanno circa 800 MLD. Perchè se è vero quanto lei scrive, allora la politica può essere messa in stato d’ accusa per alto tradimento e va ristabilita la pena di morte per i responsabili dell’ economia e dell’ esecutivo.

  130. A.Smerieri

    Ho sottoscritto con grande piacere ed entusiasmo il manifesto “Fermare il declino” e ho inviato il mio contributo e anche un modesto apporto di idee.
    Sulla ricetta del debito pubblico ho pero’ un grande quesito: chi si compra tutti i nostri immobili pubblici nel mercato illiquido testimoniato dal crollo delle vendite e dei mutui? Temo che le vendite saranno di gran lunga inferiori alle centinaia di miliardi necessari e non basta una gara d’appalto internazionale. Ho notato poi che i miei dubbi sono anche quelli di Muchetti e di De Nicola. Quanto alle emissioni di titoli di questo fondo ho ulteriori dubbi: avendo una garanzia reale sul patrimonio pubblico rischierebbero di essre più garantite dei Btp e ne potrebbero abbassare i prezzi. io temo che Monti si tenga il patrimonio come extrema ratio in caso di break up dell’euro per dare (solo a quel punto) una garanzia reale ai Btp. Sa benissimo che la rottura dell’euro e’ (ahimè) possibile (la Germania non va demonizzata, ma nemmeno idolatrata) e non può restare senza carte in mano. Attendo, se possibile, il suo punto di vista.

  131. Marco Tizzi

    @Leone Porciani
    Non sono così sicuro che la Germania voglia un Euro senza Paesi mediterranei, il posticipo della corte di Karlsrhue è palesemente un procrastinare la fine della “manna dal cielo”, cioé la gigantesca fonte di indebitamento a tassi ridicoli per le proprie aziende.
    Il gioco ci sta.
    Ma ad un certo punto si arriverà alla resa dei conti e la SPD farà una campagna pesante pro-referendum (che è già iniziata) volta più che altro a minare definitivamente il progetto-Euro, che è un progetto CDU.
    La Germania non vuole proprio l’Euro, il Club-Med conta il giusto.

    Per noi a mio parere la salvezza sta dove è sempre è stata: sotto la sottana di mamma america.
    Tranquilli che gli USA non concederanno il Quarto Reich. E men che meno gli inglesi. E nemmeno i francesi, alla fine, penso.

    Certo che se noi rimmarremo con la lingua penzoloni ad attendere giudizi di una corte costituzionale altrui, allora abbiamo perso in partenza.

    P.S.
    Il titolo mediaset ha recuperato il 22% in pochi giorni: che sia partito il piano “se non ti ripresenti hai salva l’azienda”?

  132. Francesco_P

    @Leone Porciani

    Il piano originario della Germania, come da lei indicato, non è privo di contraddizioni. La Germania sta soffrendo per la diminuzione dell’export verso Italia, Spagna e Grecia, quest’ultima entrata nell’euro chiudendo entrambi gli occhi su un’operazione di swap mostruosa proprio perché all’epoca ai tedeschi interessava proseguirei contratti di fornitura alla Grecia, compresi quelle militari in funzione anti Turchia.

    Anche il ritorno alle monete nazionali dei Paesi periferici, se da un lato favorirebbe l’acquisto di imprese e le subforniture all’industria tedesca, dall’altro rappresenterebbe un ostacolo pesantissimo all’export.

    All’epoca del crollo del muro di Berlino il mondo cresceva ancora, l’URSS era appena collassato e gli emergenti non potevano ancora competere. E un po’ difficile fare di Italia e Spagna una nuova Polonia od una nuova Romania per dimensioni e peso specifico.

    Il modello economico tedesco che lei espone non sarebbe in grado mantenere 61 milioni di italiani e quasi 50 di Spagnoli. Con un’economia marginalizzata e ridotta come quelle dei paesi dell’est all’uscita dal comunismo, milioni di affamati rappresenterebbero un problema sociale e politico esplosivo. La Germania non è assolutamente in grado di operare un controllo poliziesco/militare fuori dai suoi confini senza l’appoggio militare ed economico degli USA (la Germania non è una superpotenza).

    Un’Europa un po’ tedesca fa comodo a tutti, ma un’Europa troppo tedesca non piace agli USA, indipendentemente da chi sarà eletto a novembre. Non piace neppure ai Russi ed ai Cinesi perché è preferibile trattare con singoli Stati che non con un interlocutore con la mania di atteggiarsi a superpotenza quando non lo è.

  133. Mario45

    12000 miliardi nei paradisi fiscali. 120… No, 240..’ no, 360 miliardi annui di evasione fiscale; 8 o 9000 miliardi di patrimonio in mano ai privati… Per favore, smettiamola di sparare numeri sulla base di stime fasulle e fuorvianti. Fa comodo solo alla agenzia delle entrate.

  134. Mario45

    @Alberto
    benché pensi che la fine dell’euro sarà per noi più disastrosa di quanto si immagini, sono d’accordo con Lei: non c’è alternativa.
    @ Marco Tizzi
    Avremmo il pallino in mano se fossimo organizzati. Cosi’ lo giochiamo su un biliardo senza sponde.

  135. adriano q

    Perdurando la latitanza balneare di Giannino e concordando con le proposte di GianlucaC sulle pensioni,mi permetto di aggiungere la mia fantasia,nella speranza di immaginare soluzioni che diano scosse,perchè è di questo che si ha bisogno .I dieci punti non bastano in quanto,dopo una leggera riflessione,condivisibili a parole da tutti e ,contrariamente a quanto si dice e forse proprio per questo,è ciò che divide che può essere utile alla soluzione dei problemi.L’adeguamento dell’esistente con il metodo contributivo non deve portare alla diminuzione nominale della pensione ma a determinare il limite oltre il quale questa viene liquidata con titoli non esigibili o la cui riscossione sia vincolata ad improbabili eventi futuribili come l’azzeramento del debito.Confidando nell’ilarità del mercato,li chiamerei titoli di default preventivo.Questo per cercare di evitare il contenzioso legale e la furbizia della nomenclatura che adeguerebbe,naturalmente a spese nostre,i loro contributi per mantenere e ,perchè no,aumentare le rendite future.Per quanto mi riguarda,l’estrosa proposta è legata all’indispensabile necessità di equità fra le generazioni.Se il domani è contributivo.lo deve diventare anche il passato secondo il principio che,prima della successione testamentaria,non sono i figli a dover pagare i debiti dei padri.

  136. Marco Tizzi

    @Leone Porciani
    Inoltre in ambito industriale il costo manodopera conta sempre meno e sempre meno conterà, quindi non credo proprio che lo scopo sia avere un mediterraneo-Cina da sfruttare sotto questo punto di vista.

  137. Giordano

    @Leone Porciani
    Sono d’accordo con lei. L’alleanza con la Germania, che era giusta, o perlomeno equa, con il (loro) paese diviso e noi liberi di fare quello che volevamo, anche e soprattutto sbaglaindo, è sbagliata, contronatura ed alla fine esiziale ora. L’euro si è rivelato solo il cavallo di Troia della mai sopita volontà egemone dei tedeschi. Noi non l’abbiamo visto, vuoi perchè le nostre cosiddette classi dirigenti non sono state nemmeno in grado di immaginare un progetto che vada al di la dei confini nazionali, vuoi perchè pensavamo ci facesse comodo. Ed ora siamo a terra, come è giusto che sia per chi rinuncia al suo ruolo naturale. Siamo stati miopi e presbiti non vedendo che la finanza veniva usata per totali fini politici.

  138. mario45

    @Fra

    Certamente che i paradisi fiscali non sono per le vacanze, ma, via 12000 mld … Un po’ di serieta’ pls.
    In contrapposizione esistono comunque gli inferni fiscali, resi possibili da illuminati come Lei.
    Saluti

  139. Leone Porciani

    @Marco Tizzi Per la Merkel, che è accusata di provincialismo, conta. Lo ha detto lei che è bene che i lavoratori si preparino a migrare verso le aree più produttive d’Europa. E’ esplicitamente la sua soluzione all’eurocrisi.

  140. Leone Porciani

    @Giordano Però non penso che fosse un piano preordinato. La leggenda vuole che la Germania abbia subito l’euro come misura di contenimento della grande Germania riunificata. Non so quanto ci sia di vero, ma di certo lo scenario attuale non era prevedibile negli anni ’90.

  141. Marco Tizzi

    @Leone Porciani
    Lo so, fa parte anche del piano imposto alla Grecia.
    Ma non ha una vera valenza economica: il costo del lavoro è davvero importante nei servizi, che sono molto difficilmente esportabili. E cmq richiederebbero un trasferimento, anche solo temporaneo, che fa rialzare i costi.

    Se anche si riuscisse ad abbassare stipendi e prezzi nella periferia pur mantenendosi all’interno della stessa moneta, cosa di per se difficilissima, le industrie tedesche avrebbero solo lo svantaggio di avere meno mercato per i loro prodotti e più competitor.

    Bisogna però ricordare che Angela Merkel al momento rappresenta a malapena un 30% dei tedeschi.
    E il suo obiettivo è quello di guadagnare voti, non di prederne.

  142. Giordano

    @Leone Porciani
    Nell”89 il cancelliere era Helmut Kohl. Il presidente francese Mitterrand. Due statisti. Il primo ministro italiano? Boh. Forse Andreotti…. o De Mita…. insomma due zeri a livello mondiale. Li sta la risposta. Kohl voleva la riunificazione della Germania, Mitterrand no perchè immaginava l’evolversi della presenza di 85 milioni di tedeschi in mezzo all’Europa. Loro due, Kohl e Mitterrand, se lo immaginavano il futuro, eccome, perchè era il loro lavoro. Prevedere lo svolgersi degli eventi e favorire le proprie nazioni…. noi….. mah….. In ogni caso, fra avere come padrone la Germania oppure gli USA non ho dubbi….. almeno gli yankees sono lontani …..

  143. Giordano

    P.S. Se l’euro, e l’Europa con lui, non salteranno, salteremo noi e quando ci rialzeremo (ammesso e non concesso che ci riuscissimo) mangeremo crauti, berremo birra e avremo il solito tradizionale senso dell’humor tedesco. Sveglia, la libertà non ce l’ha mai regalata nessuno, tantomeno e perticolarmente i crucchi. Bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare come dei matti per sopravvivere….. l’alternativa è la dissoluzione.

  144. Claudio Di Croce

    @Leone Porciani
    Parlare dell’euro senza neanche sapere che questa moneta è stata IMPOSTA alla RFG quale lasciapassare per la riunificazione con la DDR lascia francamente stupiti. Mitterand quando è caduto il muro di Berlino si è precipitato da Gorbacev per supplicarlo a non permettere la riunificazione tedesca lasciando le 17 divisioni sovietiche nella DDR. L’URSS era fallita e non aveva più i soldi per mantenere le truppe per cui lasciò fare la riunificazione . Allora le altre nazioni europee – Francia in testa – per imbrigliare la nascente Germania unificata le IMPOSERO l’accettazione dell’Euro . Kohl voleva passare alla storia come il cancelliere della riunificazione tedesca , non si oppose . I suoi ministri economici pretesero però sistemi di sicurezza per impedire quanto sta succedendo : la richiesta dei paesi piigs di farsi pagare dai tedeschi i debiti contratti dalla classe politico-burocratica che ci ha distrutti.. L’Italia del trio Prodi, Ciampi , Padoa Schioppa truccò leggermente i conti , impose con Amato una tassa per L’Europa e noi entrammo trionfalmente nell’Euro , anzi come si diceva allora , in Europa.Anche in questo caso i tedeschi avanzarono riserve e non ci volevano .
    Adesso i fautori dell’euro stanno zitti .

  145. Alberto

    Mario, ho cercato di proporre alcune domande precise, sulle probabilità relative di restare o uscire, ma nessuno ha risposto, forse per mia colpa; vedo però che c’è in giro molta rassegnazione.
    Per quanto riguarda l’ evasione, e glielo dico da un punto di vista di uno che ha sempre combattuto il fenomeno, Massimo74, potrà confermare, io credo che dato che le transazioni tra chi compra e chi vende, sono diminuite e sono diventate ormai un gioco al massacro, al ribasso, e dato che l’ evasione è una componente percentuale del monte transattivo, il fenomeno sia oggi ridotto e più che di evasione, parlerei di metodi per attuare la sopravvivenza e glielo dico per constatazione diretta del fenomeno. Il tempo delle vacche grasse è finito da un bel pezzo ed i buoi che dovevano fuggire, ormai sono fuggiti. @Mario45

  146. Marco Tizzi

    @Claudio Di Croce
    Claudio, la ricostruzione è corretta, ma si dimentica di un particolare: alla Germania nel 1952 venne cancellato con un tratto di penna tutto il debito pubblico.
    Fu in assoluto il più grande default della storia (non che il terzo tedesco nel secolo scorso).

    Quindi l’idea di contribuire ai debiti pubblici altrui al momento della riunione aveva un senso storico: il loro debito pubblico era stato accumulato in molti meno degli altri, era (ed è) assolutamente ovvio che fosse (e sia) più basso degli altri.

    Resta il fatto che fu un errore politico clamoroso: pensare di poter costringere il più grande Stato Europeo all’interno di un’unione monetaria che non solo non vuole, ma del quale vuole anche imporre le regole è stata una follia.
    Sia perché comunque non si otteneva il risultato di “circondare” la Germania, ma la si rendeva anzi molto più potente, sia perché alla prima occasione si sarebbero scrollati di dosso gli altri. E siamo ad oggi.

    Molto più saggio sarebbe stato vietare alla Germania unita di avere un esercito e lasciarla da sola a fare quel che voleva. Magari imponendogli cambi meno vantaggiosi tra marco dell’est e marco dell’ovest.

    Invece così siamo arrivati ad una frizione immensa tra nord e sud, un odio ormai direi, che non è più sanabile. E otterremo una Grande Germania che è anche una potenza militare.
    Affarone!

  147. Leone Porciani

    @Claudio Di Croce Lo so che SI DICE che sia andata così. E’ permesso avere qualche perplessità sulla vulgata storica? Io penso di sì, perché una moneta più debole del marco alla Germania ha fatto un gran comodo proprio per attutire i costi della riunificazione. Quindi che le élites tedesche fossero compattamente contro l’euro e che l’abbiano dovuto ingoiare per potersi riunificare non lo ritengo credibile. In realtà hanno incassato un bel dividendo con una elegantissima svalutazione sotto mentite spoglie.

  148. Leone Porciani

    Non occorre abbassare stipendi nella periferia: sono già molto più bassi di quelli tedeschi. La forbice si sta poi allargando, perché in Italia c’è un blocco salariale nel pubblico, e di fatto anche nel privato, che si sta protraendo dall’inizio del 2011 e che, tra parentesi, è una causa determinante del calo del PIL nostrano. In Germania c’è stato un aumento pochi mesi fa di ben il 6 per cento. Ma insomma, per quanto mi riguarda è tempo di vacanze. Saluti a tutti

    @Marco Tizzi

  149. Mario Trombetti

    D’accordissimo (come sempre) con Giannino. Vorrei fare alcune aggiunte. La riduzione dello stock del debito attraverso le cessioni di patrimonio pubblico è tecnicamente fattibile ma politicamente difficile, e questo in virtù proprio dei grandi vantaggi indotti: oltre al vantaggio immediato della riduzione del debito sparirebbe infatti un serbatoio immane di sprechi, mangiatoie e clientelismi nei quali i politici sguazzano piazzando amici degli amici, dando commesse a società amiche, finanziando così la loro rielezione. Con questa realtà bisogna fare i conti e non voglio credere che il governo Monti non sia convinto della necessità di tale operazione, sono però convinto che la sua stessa esistenza verrebbe messa in pericolo da una tale rivoluzione.

    Quanto alla Germania, è solo superficialmente comprensibile la intransigenza di facciata in base alla quale non ritenga costruttivo per la stessa unione dare alla BCE il mandato per dare liquidità come fatto da USA e Regno Unito. Tale giustificazione sembra infatti solo un pretesto per continuare a beneficiare di tassi minori o uguali a zero, finanziare così la propria economia ma soprattutto dare liquidità al sistema bancario tedesco che non ha fatto pulizia nei propri bilanci. Invocare politiche di bilancio rigorose appare ipocrita da parte di chi nasconde ancora la polvere sotto il tappeto.

  150. Fra

    mario45 :
    @Fra
    Certamente che i paradisi fiscali non sono per le vacanze, ma, via 12000 mld … Un po’ di serieta’ pls.
    In contrapposizione esistono comunque gli inferni fiscali, resi possibili da illuminati come Lei.
    Saluti

    Secondo me Lei capisce a senso unico.

  151. Claudio Di Croce

    @Leone Porciani
    Si dice anche che la Germania aveva perso la guerra ed era vero . Se si fosse fatto o si facesse adesso un referendum i tedeschi – tutti , élites e popppppppolo , quello che piace a lei -avrebbero votato e voterebbero CONTRO l’euro . Immagino che lei dirà che non ho la prova . Ho paura che lo vedremo presto : i tedeschi si stuferanno di pagare , pagare e inoltre sentirsi insultati , e lasceranno loro l’euro e noi piiigs ci esalteremo con la lira , la dracma, la peseta ecc.. ecc. e i nuovi partigiani sfileranno con le bandiere della liberazione .
    Immagino che ci si renda conto che la Germania era uscita dalla guerra distrutta , divisa , occupata . I tedeschi sono stati aiutati dagli USA – non da altri – come noi d’altronde . Gli USA lo hanno anche fatto perchè era iniziata la guerra fredda ed era meglio avere alleata almeno una parte della Germania ricostruita. L’URSS non solo non aiutò per nulla , ma pretese enormi riparazioni di guerra per le distruzioni fatte dai tedeschi e la DDR lavorò per anni per l’URSS , un pò come la Finlandia . Ma la Germania – come il Giappone- è uscita dalla distruzione grazie al suo lavoro, alle sue capacità . Anche l’Italia , uscita dallla guerra in condizioni molto ma molto migliori della Germania e del Giappone , grazie al lavoro , al lavoro, al lavoro , si è ripresa molto bene. Sparito il culto del lavoro e inaugurato il culto dei ” diritti ” e del posto di paga pubblico , è iniziato il declino . E adesso siamo all’epilogo.

  152. Barani Umberto

    @Alberto
    Alberto, ritengo che la Germania stia sicuramente facendo i propri interessi, finanziandosi a costo medio annuo di circa lo 0,5% sul proprio debito, oltre che togliere dalla concorrenza europea il costo del credito bancario delle proprie aziende e non per ultimo mettere fieno in cascina alle banche di casa loro che hanno un’esposizione verso asset derivati a leva molto pericolosa, anche del 40% degli attivi! Forse non resteremo nell’Euro ma, uscita l’Italia, la Moneta Unica non esiterà più, con buona pace di quelli che ritengono nell’avere una Banca centrale che stampa carta straccia rappresenti un vantaggio. Lo poteva essere un tempo quando eravamo un protettorato degli Usa, unici compratori di commodity, in un mercato affollato di venditori, oggi, come ben sa, non è più così. E vedrà fra 5-10 anni quando i BRICS diventeranno anche e soprattutto consumatori e non solo esportatori di beni. I tedeschi però avranno sempre la scusante di non voler scambiare i loro valori economici virtuosi con il nostro debito vizioso ed irreversibile. Per il quale noi utilizziamo come paravento l’avanzo primario di bilancio derivante però da un vero e proprio taglieggiamento continuo e perpetrato ai danni delle nostre imprese, le quali a loro volta non riescono a finanziarsi e per di più non vengono nemmeno risarcite dei loro crediti. A un bel po da calcolare dei fondamentali economici basati sul Pil se questo è destinato a scendere sempre più in modo esponenziale. Ogni previsione economica sarebbe già superata appena calcolata. Lei ha più che ragione quando dubita delle condizioni avverse attuali o del passato prossimo nel rimanere a fare i “camerieri della Germania”, ed ha ragione anche Marco Tuzzi quando afferma la difficoltà di vendere il patrimonio pubblico, ma dobbiamo provare a farlo. Di venderlo immediatamente significherebbe svenderlo, inserirlo in un fondo, misto immobiliare e di servizi, o l’uno o l’altro, in un primo tempo farlo gestire in modo oculato potrebbe fruttare 0,5 punti di Pil, poi quotarlo e dare la possibilità a tutti di acquistare quote da utilizzare nell’abbattere Titoli di Stato, con l’introduzione di leggi che attraggano gli investimenti in Italia, in un clima di collaborazione d’emergenza da parte di tutte le parti sociali che accantonino i corporativismi. Occorrerebbe l’introduzione di una riforma della giustizia che vinca la corruzione e l’evasione fiscale o la riporti a livelli fisiologici. Sa benissimo anche lei che queste ultime rappresentano tanti punti di Pil ( 800 Mld sono le entrate fiscali, faccia una proporzione). Il solo l’inizio di tutto ciò costringerebbe la Germania a scoprire le carte, ma costituisce anche, per le nostre tradizioni di popolo diviso eternamente in clan d’interessi particolari, un utopia. Il nostro futuro è nelle nostre mani. Il fiscal compact idealizza in modo pressante una crescita del 2% annuo ma lascia aperte delle via di fuga in caso di crisi economica particolarmente dura, in altre parole si potrebbe trattare se c’è ne fosse la volontà. Mi creda nemmeno i Tedeschi hanno interesse nel perdere, tra soldi messi nell’Esm/Efsf, Bce ed asset non tangibili, come una crisi mondiale, l’Euro. E mi creda, la scomparsa dell’Euro sarebbe per noi ancora peggio, con un vero e proprio bagno di sangue sociale ed economico che ci trasformerebbe in un paese di assemblaggio di prodotti da mecello.

  153. Alberto

    Ha esposto molte cose condivisibili, ma mi fa capire perchè la scomparsa dell’ euro sarebbe peggio e ci trasformerebbe in un paese di assemblaggio di prodotti (cosa vuol dire) da macello?
    -io ho cercato di dimostrare il contrario e non mi ripeterò, per non tediare;
    -noi abbiamo una struttura produttiva manifatturiera, forte ed ancora vitale e siamo al 3°-4° posto come produzione pro capite come ho detto, e come oggi dicono in molti, che se ne stanno accorgendo, questa struttura produttiva è in rapida dissoluzione ed i motivi sono legati a due motivi:
    A) i consumi interni stanno diminuendo anno dopo anno, quest’ anno siamo a -5% per effetto delle politiche di austerità di massa;
    B) tiene ancora un po’ l’ esportazione, ma come lei ben sa le due cose si sono sempre tenute insieme da noi ed altrove e questa componente, risente sempre più a causa delle nostre criticità, che anche lei citava e delle molto maggiori criticità, indotte dal sistema europeo, che citava anche queste, lei.
    Per le entrate fiscali mancanti, come ho detto qualche post fa, sebbene fino ad ora sia stato un fustigatore, cifre alla mano, del fenomeno, che ho tentato di studiare anche quello, oggi credo che le situazioni non siano più analizzabili con gli stumenti di qualche anno fa; le dico una cosa, che ancora non vedo detta da nessuna parte e di cui mi son convinto, diciamo che è legata alla famosa curva di Laffer, in qualche modo, ma è una questione specifica italiana, oggi molto più di ieri, a causa anche delle condizioni di grande difficoltà delle imprese, oltre che del livello altissimo di pressione fiscale. La pressione fiscale è oggi talmente alta, che l’ emersione totale, e questo accade se ti metti nelle mani di Equitalia, ti metterebbe sicuramente in condizione di soccombere; vedremo quindi, insieme alle altre cose di cui parlavamo, ma diretta conseguenza di ciò, nel prossimo futuro aumentare ancor di più fenomeni di sommersione generalizzata, con conseguente aumento della pressione fiscale sui soggetti conosciuti al fisco e che non hanno la minima possibilità di evadere; è ciò che sta accadendo in Grecia ed è uno dei principali motivi per porre fine alla nostra esperienza nel sistema euro.

    Il nostro futuro, oggi, inoltre, è meno nelle nostre mani di quanto sarebbe fuori dall’ euro; spero che almeno su questo lei concordi!

  154. adriano q

    Dibattito interessante ma sterile se non finalizzato.Le analisi del passato devono servire per decidere sul futuro altrimenti diventano inutili esercizi dialettici.La scelta,per quanto mi riguarda, è fra unione politica o solo economica.Preferisco solo accordi commerciali.Niente euro.Niente stati uniti d’Europa.Solo un’unione di interessi fino a che c’è convenienza e mantenendo come fede irrinunciabile la sovranità.Il nostro destino si decide,a mio avviso, su questa scelta ed a farla non deve essere chi è più bravo o più furbo ma i cittadini,unica ipotesi che rende accettabile il disastro di un’unione finta.L’utopia dell’unione politica può essere mantenuta come obiettivo strategico da considerare quando parleremo la stessa lingua.

  155. Vincenzo N.

    @Barani Umberto
    vado un po’ di fretta, mi piacerebbe risponderle con più calma perché la posizione di coloro i quali dicono “sì all’euro nonostante tutto” (direi che è la sua) è proprio quella che ci sta portando al naufragio sicuro, senza via di scampo. Non è questo che mi spaventa, è un fatto inevitabile, mi scoccia però pagare il triplo, questo sì!
    Quando poco dopo la metà della scorsa decade si annunciavano venti di tempesta, il governo tedesco chiamò a raccolta il SUO popolo e spiegò (ai sindacati in primis) che bisognava rimboccarsi le maniche e fare delle rinunce, e spiegò soprattutto, e ancor più chiaramente, che non era proprio il caso di raccontare delle balle agli iscritti.
    Da noi invece facevamo la campagna elettorale promettendo di demolire gli scaloni e cercando di mandare in pensione il prima possibile quelli che ne rimanevano fuori, in modo che sapessero anche loro come votare. All’Italia non ci pensava proprio nessuno, tanto era parte dell’Europa.
    E’ solo un esempio che non vuole servire, come forse appare, a far sembrare dei santi i tedeschi. Il suo scopo è di mettere in chiaro quale sia il nostro approccio ai problemi e quale il loro. Non so se mi sono spiegato, allora lo dico ancor più chiaramente: loro pensano a sé stessi valutando per bene le componenti dell’Europa che sono qualificabili come “zavorra”, trascurando il resto (un modello deve anzitutto essere semplice per poter venire venduto a un popolo intero, e i tedeschi da questo ponto di vista di esperienza ne hanno un bel po’!); noi invece pensiamo a noi stessi, valutiamo l’Europa per quello che ci può dare trascurando il fatto che qualcuno, al piano di sopra, si è reso conto che ormai in troppi al mondo tirano a fare i furbi.
    Vede, agli italiani uniti (dovendosi mediare continuamente fra nord e sud) non interessa la verità, diventano inevitabilmente contorti, e se ragionano con la prospettiva di inforcare un’autostrada si chiedono subito se non ci sia il modo di trovare un’ulteriore scorciatoia in modo da arrivare prima di chi viaggia a 130 su quel percorso.
    Da noi nella fase di campagna elettorale conta solo cosa bisogna dire per poter vincere e poi una volta eletti si ragiona su come restare lì il più a lungo possibile, senonché l’unico modo per farlo è condire le bugie con altre bugie.
    Ma è accaduto che nel mondo il numero di ballisti sia però aumentato (subprime) e la coscienza di questo fatto pure. L’edonismo di breve periodo ha raccolto proseliti ovunque, la corruzione è salita mentre nei paesi dove ancora si possono tenere i piedi in testa alla gente (usando la violenza e la coercizione) tutti si sono messi in fila nell’autostrada, senza scorciatoie, ai 180 all’ora.
    Salto qualche passaggio (i numeri li sa proporre Alberto) e passo alla questione spicciola, appoggiandomi su qualche assioma su italiani e tedeschi che mi pare accettabile proprio perché poggia su stereotipi cementati dal tempo:
    lei dice che:
    “la scomparsa dell’Euro sarebbe per noi ancora peggio, con un vero e proprio bagno di sangue sociale ed economico che ci trasformerebbe in un paese di assemblaggio di prodotti da mecello”
    vero, vero che sarebbe un macello, ma per tutti aggiungo. Dopodiché si passerà a fare il conto dei saldi e delle prospettive del nuovo mondo. In questo contesto parrebbe che i tedeschi accuserebbero perdite facili da contabilizzare (i soldi che – nel loro prioritario interesse d’urgenza – hanno pompato più di altri per tenere in piedi la baracca) e perdite meno facili da contabilizzare (cosa cambierebbe per loro in un mondo senza euro? in un mondo dove non c’è più un mazziere che dà le carte per tutti? In un mondo ancor più instabile senza teutoniche certezze?).
    Da noi la classe politica verrebbe travolta (un guadagno secco mi pare, ma con il pericolo che tutte le bugie che ci ha raccontato non siano ancora state metabolizzate per intero dalla popolazione), mentre i risparmi tornerebbero ad un valore reale, vale a dire non artefatto e drogato dal potere di imperio dei nostri amministratori.
    (Rileggevo un articolo di Seminerio sulla politica di Casini per catturare voti, lo sintetizzo in una frase da sussurrare all’orecchio: “TASSE per gli ALTRI ma NON sui TUOI BOT”.)
    Avremmo anche noi una situazione tragica, ma finalmente chiara, nella quale alla gente non resterebbe altro che rivendicare la restituzione di quella libertà individuale che gli è stata tolta da dei dirigenti che hanno pensato alla cosa pubblica come un orto nel quale far pascolare amici ed amichetti, e basta.
    Io mi auguro che di fronte al patatrac ci sia qualcuno che trovi la forza di spiegare queste cose al maggior numero di persone, giacché tutti votano. Me lo auguro perché di chances per minimizzare le perdite ne avremo una sola, non di più.

    Siccome ad ogni vertice europeo assistiamo ad accordi che mascherano degli scontri rispondo alla questione “euro” con una domanda:
    ha mai visto dei paesi stranieri combattersi e condividere la stessa moneta?

  156. uagrest

    Caro dott. Giannino,
    Se lo Stato può emettere titoli del debito pubblico di 100 euro (valore di esempio), allora potrà emettere banconote di un importo di 100 euro. Perchè uno Stato non può emettere (stampare) la propria moneta, con la quale pagare il proprio debito ?
    Non è fantaEconomia, ma una realtà facilmente praticabile. Conosce l’esperimento monetario fatto nell’isola del Canale della Manica chiamata isola di Guernsey ?

    Seconda considerazione.
    Vado al ristorante e il cameriere mi porta il conto da pagare di altre persone che hanno consumato prima di me. Che faccio, pago la consumazione che dovrebbero pagare gli altri ? Lo stesso è il nostro debito sovrano. Noi cittadini dobbiamo pagare per spese che non abbiamo chiesto e per le quali non siamo stati interpellati. Questo si chiama Teoria del debito Ingiusto, o debito Odioso. Non è una Teoria puramente scolastica, ma fa parte del diritto internazionale a cui hanno fatto appello l’Argentina, durante la crisi del 2001 e grazie alla quale è stata esonerata dal pagamento di gran parte del suo debito perchè non dovuto, appunto era debito Odioso. Perchè non possiamo fare la stessa cosa anche Noi ?
    Sperando di aver sensibilizzato la Vs. attenzione,
    spero in una sua risposta.
    grazie.

  157. Avviso ai naviganti:
    Mises e Hayek si limitano a fare una critica equilibrata all’abuso dello strumento della riserva frazionaria, all’abbandono del gold standard, al monopolio statale della moneta e alla manipolazione dei tassi di interesse. Partendo da queste premesse, Rothbard e a De Soto non si accontentano di denunciare l’abuso o il cattivo uso dello strumento della riserva frazionaria, ma condannano lo strumento in quanto tale.
    Pertanto, la favola dell’equivalenza DENARO = DEBITO non appartiene a Mises ed Hayek: appartiene piuttosto a Rothbard e a De Soto, che hanno estremizzato e quindi snaturato le equilibrate critiche dei due maestri. Liberissimi di apprezzare e condividere il pensiero di Rothbard e De Soto: solo non confondeteli con Mises ed Hayek.
    E pertanto, la parte sul sistema monetario contenuta nel documentario di cui non farò il nome non rispecchia il pensiero di Mises ed Hayek. Poi liberissimi di apprezzare quel documentario.
    In conclusione, non fatevi intimidire dal latinorum e dalla arroganza di chi viene qui a spacciare la favola del denaro = debito come puro pensiero austriaco. Si tratta piuttosto di pensiero austriaco di seconda scelta: non Mises-Hayek ma Rothbard. Documentatevi. Io mi sono documentata. Ho umilmente chiesto a chi ne capisce molto (non faccio nomi) e mi ha detto che ero nel giusto, quando, sulla base delle mie pur limitate letture, sostenevo che Hayek dice delle cose ben diverse rispetto a DENARO = DEBITO. Stop.

  158. staf48

    @Marco Tizzi
    Perdonate l’ingenuità: ma si può sapere perché tanto astio verso i tedeschi?
    Mio nonno é morto in un campo di concentramento tedesco, sono cresciuto con questo ricordo indelebile nella mente di mio padre e posso capire la diffidenza nei loro confronti.
    Ma é anche vero che dalla fine della guerra ad oggi sono passati quasi 70 anni e in mezzo c’é stato l’incredibile episodio della nascita dell’Europa, quella con la E maiuscola, un momento in cui degli statisti hanno deciso di guardare al futuro nonostante avessero tutti molto da recriminare su un passato recente.
    Oggi vivo e lavoro in Germania. Non da molto tempo, per cui non pretendo di conoscere i tedeschi.
    Ma ho parlato molto con gli italiani che sono qui da 20, 30 e 40 anni: é vero, i primi immigrati non venivano certo trattati con i guanti bianchi. Ma tutti concordano nel dire che in un modo o nell’altro i tedeschi hanno imparato, anche da noi, a gustare la vita senza per questo abbandonare i loro sani principi di lavorare sodo e non spendere quello che non si é prima risparmiato.
    Personalmente sono trattato benissimo e devo ancora trovare un italiano (che abiti qui) che si lamenti di loro o della Germania “tout court”.
    Avranno anche un innato complesso di superiorità (non sono gli unici: ce l’hanno anche gli Svizzeri), sicuramente questo li rende antipatici, ma mi pare che dal modo in cui hanno gestito complessivamente il proprio Stato se lo possono pure permettere, no?
    Dopo 20 anni di riunificazione le differenze tra Est e Ovest si sono molto appianate. E noi, dopo 150 anni, a che punto siamo tra Nord e Sud?
    La Germania si é macchiata in passato di delitti orrendi ed é giusto essere cauti.
    Ma mi chiedo: non é che gli italiani d’Italia temono quello che non conoscono?

  159. Alberto

    Giovanna, mi scusi di aver esagerato con le critiche, apprezzo questo suo intervento, pacato e chiarificatore, anche se abbastanza esiguo, sul pensiero di Hayek riguardante il problema moneta circolante-debito; mi interessa sapere, perchè fin’ ora ho letto solo cose scritte da altri e da lei citate o esposte per esteso, cosa pensi lei, riguardo i seguenti elementi che muovono l’ economia di paesi normali, cioè dotati di un Tesoro e di una Banca Centrale PUI (ovviamente non l’ anomala area monetaria di cui purtroppo facciamo parte):
    -tasso primario di interesse;
    -Debito pubblico;
    -Investimenti;
    -Quantità di moneta;
    -consumi;
    -risparmi;
    In funzione del tipo di mandato strategico assegnato alla Banca Centrale del paese in questione.
    Glielo chiedo, perchè altrimenti non si capisce mai cosa si vuole e cosa si pensa dei comportamenti di politica monetaria delle attuali banche centrali.
    Grazie

    @Giovanna Jacob

  160. Alberto

    D’ accordo su ogni concetto esposto da Vincenzo, ma prenderei lo spunto da queste parole per fare qualche considerazione:

    Siccome ad ogni vertice europeo assistiamo ad accordi che mascherano degli scontri rispondo alla questione “euro” con una domanda:
    ha mai visto dei paesi stranieri combattersi e condividere la stessa moneta?

    Io no, e poi quale moneta, la moneta che fa comodo ad uno solo di loro e che come cavallo di Troia, pian piano ci mette nelle mani di quel paese? Come sta già accadendo per altri paesi? Sembra anzi è ormai la moneta di uno stato imperialista, che impone attraverso quel capestro, le sue volontà, i suoi interessi e pian piano le sue truppe di invasione per il controllo delle scelte del paese che se ne pone nelle mani. Attenzione gente a ciò che stiamo rischiando!

    Ma se questa cessione di sovranità, fosse poi potenzialmente tale da garantirci un futuro degno di essere vissuto, all’ interno di una nuova realtà economico-politico-geografica-istituzionale, in cui ogni paese avesse pari dignità e pari opportunità, allora sarebbe accettabile; ma così appare questo futuro? Lo chiedo anche a Barani ed a tutti coloro che vogliono fare i giapponesi della moneta unica europea. Se si, cioè se Barani & C. pensano questo, vorrei che mi esponessero la loro road map per arrivarci, con numeri e strategie. Parlo di Debito, crescita, industria, consumi etc.

    @Vincenzo N.

  161. Giordano

    … e quando si dovrà decidere di politica industriale, quali industrie saranno favorite?…la BMW o l’Alfa Romeo?….. e per la politca agricola…. mangeremo parmigiano o “parmesan”?…… quale lingua ufficiale?….Dante o Goethe?….. e via di seguito… Guardiamo in faccia agli ultimi 2000 (duemila) anni di storia Europea. Ditemi un anno, un mese, un giorno in cui la Germania nelle sue varie forme e denominazioni non abbia cercato di rendere tedeschi gli “altri”. Tutti. Italiani, francesi, austriaci, cehi, slovacchi, polacchi, ungheresi e chi più ne ha più ne metta. E’ la loro fissa da sempre, perchè dovrebbero essere cambiati? Adesso è mutato solo il modo…..

  162. Giorgio L.

    @Giordano
    C’è almeno un’altra tendenza che dura da (almeno) duemila anni: quella tutta italica di scaricare su qualcun altro le proprie colpe e responsabilità.
    Più recente, invece, quella di cercare l’alleanza con la Germania e poi voltarle le spalle quando non fa più comodo.

  163. antonio coppetta

    sono un elettore del centrodestra parzialmente deluso dalle parole, troppe parole.
    Sento aria nuova che condivido; spero che cambiando l’ordine delle parole cambi anche il risultato!

  164. Massimo74

    @GianlucaC

    Grazie per l’apprezzamento.Spiace però constatare che anche in un blog come questo che dovrebbe ispirarsi a principi liberali e a difesa del libero mercato e della proprietà privata,lei sia uno dei pochi a condividere le mie proposte.Purtroppo nonostante i fallimenti conclamati del socialismo e dell’economia pianificata, in italia le ideologie di Marx e Keynes la fanno ancora da padrone.

  165. Alberto

    Dovete accettare che nel blog ci siano e siano attivi, anche i cosidetti comunisti, Bolscevichi e Menscevichi, altrimenti questo blog diventa illiberale e tautologico, cosa che voi ovviamente non potete accettare, da liberisti convinti. @Massimo74

  166. B&B

    @Massimo74
    Ma che proposta interessante, riduciamo le pensioni ad un tetto max, per dare ossigeno al privato ma”nota bene” i dipendenti pubblici sono esclusi dai benefici!!! Ma sa che lei è geniale..Magari ci sono persone andate in pensione con 1700/2000 euro mensili o anche qualcosa in più dopo aver lavorato in aziende dove ti stavano col fiato sul collo e che c’è di male tagliamogli la pensione per far soldi ma “nota bene” questo non a beneficio dei dipendenti pubblici!! Bontà sua. Il beneficio per i dipendenti pubblici sarebbe enorme, inaccettabile, ingiustificato e c’è da vergognarsi a proporlo genialissimo. Pensa che non si sappia che lì in quella affollatissima situazione sta il problema? Lì dove ci sono troppi dipendenti e troppo pagati? Lì dove ci sono un dirigente ogni alcuni dipendenti e dove ai dirigenti si a ggiungono responsabili di funzione che abbassano il rapporto in molte situazioni a 1 su 2 (le traduco 1 capo ogni 2 dipendenti) e dove non ci sono sistemi di valutazione men che irrisori e dove non c’è una vera controparte (le traduco : il capo del personale ben presente nel privato). Lì dove ci sono Istituzioni con carriere assicurate e ben ben retribuite. Lì dove il controllo della spesa è acclarato sia una variabile indipendente (le traduco: si legga anche le dichiarazioni recenti sulle differenze di costi per medesimi beni fatte a bocca di rappresentanti del Governo). Potrei continuare ma non importa, vedo in un successivo post che si meraviglia che la sua intelligente proposta non sia granchè condivisa in questo blog. Provi a farsene una ragione..

  167. adriano q

    @staf48 Le risposte,a volte,si trovano nelle favole.”Il concetto tedesco parrebbe il seguente:cieca obbedienza di fronte ad ogni divisa.”…”Fino ad ora il tedesco ha avuto la fortuna di essere ben governato;se continua così,per lui le cose andranno a gonfie vele.I guai cominceranno,però,quando per un caso qualunque,si guasterà qualche ingranaggio della macchina del governo.”Questa profezia scriveva Jerome agli inizi del ‘900 in “Tre uomini a zonzo.”Per quanto mi riguarda,in guerra tutti si macchiano di orrori e nessuno può ergersi a giudice tanto meno noi con le nostre porcherie africane ma una distinzione va fatta fra chi usa in questo il suo talento industriale.Mi spiace ma per me le responsabilità tedesche rimangono analoghe a quelle della magia di Harry per le maledizioni senza perdono.

  168. giuseppe 1

    @adriano q
    Mi permetta di aggiungere qualcosa:
    1) E’ vero. Dal punto di vista democratico molto più affidabili Gran Bretagna e Francia che Germania, ma l’Italia viene parecchio dopo la Germania.
    Se non altro Germania e Giappone hanno convissuto per vent’anni con quel famoso senso di colpa che ha portato le loro Istituzioni ad essere più civili.
    (e i loro innocenti filmetti – anche Derrik – ce lo evidenziano)
    A noi hanno fatto lo sconto, e questo ci ha fatto quasi dimenticare le gravissime colpe. Quei due confetti sganciati sul Giappone li abbiamo evitati per un pelo. Un pò forse anche ai partigiani.

    Mai sentito parlare di tentativi di colpo di Stato in Germania.

    In Italia abbiamo avuto questo ed altro. Gli stessi che ci hanno portati alla catastrofe, avrebbero poi preteso di salvarci dai comunisti.

    Ma ora stimo parlando di politica, e di politiche industriali.
    Non mi sembra così utile confondere le due situazioni. Quella odierna e quella di ottant’anni fa.

  169. Alberto

    Mi inserisco sul vostro discorso, circa le storiche rigidità mentali della Germania, per stigmatizzare non le parole dei falchi tedeschi, che fanno parte del gioco politico interno del paese, ma le parole istituzionali della sig. ra Cancelliera; la BCE è in linea con la Germania. Il lapsus, se così vogliamo definirlo, esprime meglio di ogni altra considerazione, la mentalità imperialista del cosiddetto paese guida europeo. @adriano q

  170. Piero Bellini

    SALVE!
    Sperando di non peccare in presunzione, vorrei lanciare una mia proposta per cercare di tirare fuori l’Italia dal pantano finanziario in cui si ritrova, anche a causa del famigerato Spread BTP BUND che, come è noto ricade poi a cascata su banche, imprese e famiglie affondando il nostro sistema economico.
    Vista la opposizione reiterata da parte dei paesi “virtuosi” di cercare di risolvere i problemi europei attraverso l’evoluzione della BCE verso una VERA BANCA CENTRALE e/o attraverso la creazione di EUROBONDS, mi chiedo se non sia il caso che il nostro Paese gli EUROBONDS non se li costruisca “in casa”.
    Visto il nostro consistente AVANZO PRIMARIO, se il paese non fosse così oberato dalle spese per interessi sul nostro debito pubblico, questo si ridurrebbe rapidamente su livelli molto più accettabili nel giro di pochi anni, rendendo l’Italia molto meno vulnerabile alla “speculazione”.
    Partiamo da un assunto: lo spread è il termometro della rischiosità percepita dal mercato dei nostri BTP rispetto ai BUND tedeschi. Il rischio sarebbe che lo Stato Italiano, a scadenza, non sia in grado di rimborsare i capitali ricevuti in prestito con l’emissione dei BTP. Poiché dal nostro Governo ci viene detto che non c’è alcun rischio di default-Italia, la logica dice che l’attuale spread non ha “senso”. A questo punto, visto che il mercato non lo recepisce da solo, il nostro Governo, d’IMPERIO, dovrebbe stabilire che SU TUTTO LO STOCK DI DEBITO ITALIANO ESISTENTE, da “ieri” lo stato pagherà interessi commisurati al rendimento di titoli tedeschi con pari durata residua + (bontà nostra…) una percentuale dallo 0,5% all’1% (tanto per rendere i nostri titoli comunque più appetibili degli analoghi bonds tedeschi). Chi avesse acquistato BTP recentemente ad esempio sul secondario ben sotto la pari, a questo punto è come se avesse acquistato “titoli tedeschi” con un rendimento un po’ superiore… da tenere fino alla scadenza, per evitare perdite in conto capitale. Tutti i nostri titoli, anche vecchi, diventerebbero EUROBONDS sintetici che accompagnati da una politica rigorosa contro gli sprechi quanto di stimolo all’economia reale, ci potrebbe fare uscire a testa alta da questa situazione con soddisfazione di TUTTI (a parte alcune categorie di speculatori…).
    Un taglio siffatto degli interessi non sarebbe da valutare come un parziale default se alla scadenza l’Italia onorerà come è previsto i suoi impegni; quanto alle nuove emissioni, manteniamole sul breve finchè il mercato non avrà riacquistato fiducia, nel constatare una sensibile e progressiva riduzione dell’ stock di debito italiano.
    Piero Bellini
    VENEZIA

  171. Roberto 51

    @adriano q
    Adriano, anch’io, leggendo di JKJ, rimasi colpito da quella frase profetica. Detto questo mi sembra che il dibattito sulla Germania e sul suo ruolo nella nostra crisi abbia preso una piega surreale e pericolosa.
    Invece di discutere di complotti e grandi teorie ho provato a focalizzare un tema preciso e a chiedermi perché i tedeschi vendono le loro auto in tutto il mondo e noi no, perché questo è il nocciolo del problema. Una mia piccola esperienza potrebbe fornire una spiegazione: nel 2000 ero in Germania, a Colonia per la precisione, e la gente si fermava per ammirare la mia Alfa 156, complimentarsi con me e chiedermi informazioni.
    Da lì in poi cos’è successo? Semplice, il designer della 156 dovette andarsene dalla Fiat e oggi è capo dello stile di tutto il gruppo VW; nel frattempo Fiat ha continuato ad assumere, con stipendi da capogiro, esperti in finanza che l’hanno portata dov’è adesso.
    Un’organizzazione, quale che essa sia, non può essere guidata dalla finanza.
    Siamo tutti focalizzati su spread, bund, btp, asset, rendimenti, debito ma questi sono solo i sintomi della malattia, la cura sta nel favorire chi fa belle auto, ottime macchine utensili, cibo di gran qualità e oggetti che portano il nostro stile nel mondo e nel disincentivare i parassiti, ovvero chi prende lo stipendio senza produrre alcunché di utile, chi prende pensioni per cui non ha pagato i contributi, chi pretende di vivere di rendita senza reinvestire e rischiare il suo capitale.
    Per tornare all’esempio dell’auto, bisogna tornare a fare belle macchine, di qualità, progettate e costruite in Italia, che emozionino i clienti e che possano essere vendute in tutto il mondo: noi siamo nulla, la fuori ci sono miliardi di potenziali clienti che non aspettano altro e che oggi, appena se lo possono permettere, comprano, ahimè, Merces, Audi o BMW. Il resto sono chiacchiere.

  172. giuseppe 1

    @Roberto 51
    Non per contraddire, ma per integrare ciò che Lei afferma,siamo esposti alla concorrenza non solo di chi ha la fortuna di avere un designer di livello superiore, ma anche di chi lo ha molto mediocre.
    Esistono programmi di Disegno Meccanico 3D che sono semplicemente fantastici. Io personalmente uso Solidworks (mi risulta lo usi anche Ferrari) che permettono anche ad un neofita di ottenere risultati decenti da punto di vista estetico, ma anche da quello più tecnico e strutturale. Puoi modificare cento volte il profilo di una curva in modo induttivo o analitico -scrivendone l’equazione- fino ad arrivare a qualcosa che neanche tu immaginavi. Puoi testare il tuo pezzo sottoponendolo ad una sollecitazione meccanica o termica del tutto virtuale, ma realistica. E sceglier tra una incredibile sequenza di finiture. Non dobbiamo temere solo i tedeschi, ma anche i cinesi o gli indiani. Se vent’anni fa il designer faceva una differenza di venti su cento, oggi si è ridotta a cinque. E proprio per questo motivo è ancora più importante una persona che faccia la pur minima differenza.

  173. Massimo74

    Alberto :
    Dovete accettare che nel blog ci siano e siano attivi, anche i cosidetti comunisti, Bolscevichi e Menscevichi, altrimenti questo blog diventa illiberale e tautologico, cosa che voi ovviamente non potete accettare, da liberisti convinti. @Massimo74

    Infatti il mio commento era solo una presa d’atto della triste situazione in cui ci troviamo.Da libertario mai e poi mai mi sognerei di chiedere la censura dei commenti di coloro che la pensano diversamente dal sottoscritto.

  174. Giordano

    Ma, Dio, sull’analisi statistica dei duemila anni….. ho i miei dubbi….penso che anche altri popoli abbiano i loro peccati di coerenza…. ma se lei ha valutato tutti i duemila… avrà ragione lei….e poi è inutile e fuorviante applicare le categorie del pensiero intimo e personale alla politica, vieppiù se internazionale.
    Per quanto riguarda il secolo scorso abbiamo sicuramente fatto una figura di guano,…. più o meno pari a quella che hanno fatto gli ineffabili crucchi con i russi (patto di non aggressione Von Ribbentrop-Molotov) che infatti mi risulta si inquietarono parecchio. Come si vede, è sempre molto facile fare “er fr…o cor c…o degli artri”…… e comunque non ho ancora capito se preferisce il parmigiano vero a quello in salsa berlinese… @Giorgio L.

  175. Alberto

    La competitività, dipende da diverse questioni, indubbiamente, anche da quelle che voi testimoniate, ma nel campo in questione, da venditore di auto, anche negli anni precedenti l ‘euro, le auto prodotte in italia erano mediamente meno affidabili a parità di classe, anche se in casi particolari di pari bellezza rispetto alle tedesche, esattamente come oggi, eppure prima vendevamo le nostre auto come i tedeschi per un migliore rapporto qualità/prezzo ed in generale il saldo della nostra bilancia dei pagamenti era in attivo e superiore di circa due punti di PIL rispetto alla Germania. Questo dato si è progressivamente ribaltato ed oggi ci dividono circa 9 punti di PIL di saldo commerciale e la Germania continua ad essere competitiva nonostante la sempre maggiore aggressività dei BRIC e la loro competività sui mercati esteri e continentali è ben accompagnata, non so fino a quando però, dalla tenuta dei consumi interni e dal favore dei mercati.
    La domanda continua, da parte mia, ad essere sempre quella: pensate davvero che la nostra competitività e tutto ciò che di positivo ne consegue, possa essere recuperata restando nell’ euro? Se si vorrei sapere con quali strumenti, parlo ovviamente di numeri, non di chiacchiere!

    @giuseppe 1

    @Roberto 51

  176. mick

    @Marco Tizzi
    Vietare alla Germania di avere un esercito? Mi scusi ma la storia dovrebbe insegnare che scorciatoie tanto grezze non hanno mai funzionato!

    Poi che attualmente la Germania sia una potenza militare francamente non mi risulta … che non le ci voglia poi molto (ma neanche poco..) a convertire la potenza economica in potenza militare è anche vero ma resta il fatto che tutto considerato al momento non c’è alcun segnale del genere.

  177. Roberto 51

    @Alberto
    Si, lo siamo sempre stati e lo siamo ancora, in certi settori.
    E’ chiaro che con l’euro diventa sempre più difficile sopportare una situazione in cui un numero abnorme di persone vive alle spalle degli altri (politici in sovrannumero, amici di politici, personale PA assunto per clientela e non necessità, burocrati che intralciano invece di favorire le imprese, pensionati con pensioni per cui non hanno pagato contributi, corrotti e corruttori, evasori fiscali e criminalità organizzata), ma se non incidiamo sui problemi reali non c’è lira o euro che tenga, siamo destinati a rapido declino.
    Per quanto riguarda l’auto provi a dare un’occhiata all’evoluzione della nostra offerta negli ultimi 20 anni rispetto a quella delle marche tedesche (o francesi, giapponesi, coreane) e vedrà che il prezzo è l’ultimo dei nostri problemi.

  178. Massimo74

    @B&B

    I dipendenti pubblici hanno già goduto di ampi benefici negli anni passati, basti ricordare che le loro retribuzioni sono aumentate in media del 23% negli ultimi otto anni,registrando una crescita reale pari addirittura al triplo degli stipendi dei lavoratori privati.Inoltre non so lei, ma a me non risulta che nonostante la disoccupazione sia passata dal 6,7 del 2008 al 8,7 del 2011 (e secondo i dati OCSE raggiungeremo il 9,4% alla fine del 2012) ci sia stato qualche statale che dall’inizio della crisi ad oggi(ma forse dovrei dire da sempre) abbia perso il proprio posto di lavoro, a differenza di quanto invece è accaduto ai lavoratori del settore privato (per non parlare delle migliaia di imprenditori e commercianti che hanno chiuso i battenti e che non godono nemmeno del sussidio di disoccupazione).Mi perdoni, ma se alla categoria dei dipendenti pubblici che è stata l’unica che fino ad oggi non ha subito gli effetti della crisi(anzi probabilmente grazie al calo dell’inflazione ci hanno pure guadagnato)
    si chiede un sacrificio per aiutare il paese a uscire da una situzione di gravissima difficoltà, non riesco davvero a capire cosa ci sia di così scandaloso.

  179. giuseppe 1

    @Alberto
    Probabilmente Lei ha ragione,ma il problema non è solo economico.
    Restituire la piena potestà a questi delinquenti significa ripiombare nel Medioevo. Se non altro il confronto continuo con l’Europa mette in crisi la loro insaziabile voracità. Se non siamo capaci di liberarcene noi con il voto, l’unica speranza è che la vergogna del confronto con l’Europa li convinca a ritirarsi in buon ordine.

  180. Alberto

    Io parlavo di rapporto qualità prezzo, in alcuni casi appetibile, anche per acquirenti esteri; per il mio caso personale, le dico che ogni auto che non sia:

    BMW;
    MERCEDES;
    VOLVO;

    Dopo un anno diventa un pezzo di ferro, anche se trattasi di WW o di Alfa o di Lancia o di Renault; non parliamo poi di TATA o altre porcherie.

    @Roberto 51

  181. Mazzivr

    ma che cazzo di scopo o senso ha tutto sto macello? chi siamo? dove viviamo? perchè? che angoscia ragazzi!!

  182. gogol

    lei, Giannino, insieme ad altri, costruisce la sua casa usando i mattoncini Lego. Un esercizio utile, meritevole di interesse costante se non altro per dar misura, quantificare certi fondamentali economici e confrontarli con quelli di nazioni virtuose. Fa piacere incontrare qualcuno che non crede all’esistenza del cattivo di turno sempre pronto a farci soffrire e soprattutto crede che il cervello non sia un optional.
    Detto questo, le mie considerazioni sono altre.
    1. Se l’Italia vincesse 5 o 6cento miliardi di euro al superenalotto della galassia, pensa che con questo avremmo risolto?
    2. Se i nostri politici, i nostri partiti, compresi chi vi orbita, del personale pubblico, delle partecipate, delle partecipate delle partecipate, dell’indotto inclusi i media ecc, tutto l’ambaradan insomma, lo mandassimo in trasferta una decina di anni in Germania, pensa che questa nazione conserverebbe la leadership economica, culturale, artistica che per me oggi ha?
    3. Come mai gli Allen, Jobs e Gates nascono in America?
    4. Pensa davvero che il merito sarà mai riconosciuto al di là di una battuta sulla spalla o poco più, fatta da gente che per merito dovrebbe pulire i cessi?
    5. Crede alla storiella che aggiungendo un 1,5% di spesa alla ricerca, saremo anche noi innovativi?
    6. Pensa che chi va a lavorare all’estero lo fa perché si picca come un mulo di voler fare il ricercatore?
    7. Pensa che chi parte è perché è disoccupato?
    8. Pensa che gli italiani dedichino molto meno tempo a leggere giornali e riviste di inglesi, francesi, americani ecc, perché ignorano quanto bene potrebbe fargli?
    9. Pensa anche lei alla mancanza di memoria degli italiani?
    10. Pensa che uno dei problemi più grandi che abbiamo sia la troppa burocrazia (intesa come regole da rispettare) e per questo vada “snellita”?
    Riguardo all’ultima domanda vorrei far presente 3 cose: 1° in italia un politico usa il termine “snellire le regole” per abrogare per legge i controlli e smantellare, così da dare maggior campo a qualche incaricato del partito. 2° Dopo 6 anni in Toscana IKEA attendeva un SI o un NO. Della questione se ne interessò la commissione europea. Erano problemi burocratici? 3° In ogni nazione del mondo la burocrazia serve per i rapporti cittadino stato, da noi è il problema da eliminare, snellire, ridurre… ok, ma temo non per favorire il cittadino, per aumentare la discrezionalità del parassitismo dei partiti.

  183. Alberto

    …non lo recepisce da solo, il nostro Governo, d’IMPERIO, dovrebbe stabilire che SU TUTTO LO STOCK DI DEBITO ITALIANO ESISTENTE, da “ieri” lo stato pagherà interessi commisurati al rendimento di titoli tedeschi con pari durata residua + (bontà nostra…) una percentuale dallo 0,5% all’1% (tanto per rendere i nostri titoli…

    Mio ingenuo Bellini, mi scusi, ma glielo dico con tutta l’ amicizia che posso dare, ma dalla sua proposta, emerge che lei non ha capito come funziona il sistema europeo per l’ emissione dei titoli di stato, e come in questo sistema, la BCE non sia PUI. Però la sua pur incredibile proposta, ha il grande pregio di mettere in modo chiaro il dito nella classica piaga, una ma forse la più dolorosa di cui soffre una parte dei paesi europei.
    Ciò che lei propone, e non in quella misura, ma ad esempio equiparando il livello in termini di PIL del costo annuale del debito, al livello dell’ avanzo primario, si può fare solo uscendo dall’ euro e riprendendoci la nostra sovranità.
    @Piero Bellini

  184. Roberto 51

    @Alberto
    Mi perdoni, Alberto, ma non sono d’accordo.
    Per anni ho guidato auto del gruppo Fiat (Marea, 156, 159), percorrendo centinaia di migliaia di chilometri e devo dire che ne sono rimasto sempre soddisfatto. Credo di essere rimasto a piedi una sola volta per un guasto banale risolto in loco (batteria scarica).

  185. Alberto

    Caro Roberto, io ho posseduto auto Fiat, Renault, Alfa, BMW, Volvo, anche ammiraglie, come Croma o Safrane, le posso dire che oggi vado solo su Volvo o BMW, sono altra cosa, dopo anni mantengono l’ assetto, non si sente un ronzio, un rumore; altra caratura, intendevo questo. Poi in gioventù ho posseduto alcune R4, che camminavano anche senza olio nel cambio e non ti mollavano mai, ma è un’ altra storia.@Roberto 51

  186. Paolo

    Fermo restando che quello che scrive nel suo manifesto è interessante, innovativo e largamente condivisibile, in Italia però abbiamo anche un enorme problema che il manifesto sembra ignorare: e cioè, che se siamo in declino nonostante le potenzialità anche creative che ci sono, è un indubbio ‘merito’ anche della più grande azienda italiana per fatturato: la malavita organizzata, come somma di camorra, mafia, sacra corona e ‘ndrangheta. Questo parastato prospera senza freni, e aldilà del codice penale, avendo i suoi ricavi ovviamente occultati, sottrae risorse ingenti al paese. Secondo me, si può e si deve dire qualcosa anche di questo, perchè fino a qui, sembra che non se ne parli per non disturbarli. Saluti.

  187. Massimo74

    @Paolo

    Se vuoi davvero dare un colpo mortale alle mafie, devi liberalizzare tutte le droghe.Il 70% dell’intero business della criminalità organizzata è infatti incentrato proprio sul traffico degli stupefacenti.

  188. Alberto

    Evidentemente le alleanze si fanno dall’ alto anche con Giannino e senza consultare la base; sempre peggio!

    Giannino risponda alla mia obiezione, io comunque non demordo!

    Che per alcuni si deve all’euro privo di meccanismi cooperativi o ai “cattivi” tedeschi, mentre per chi la pensa come noi si deve all’azzardo morale imperdonabile consumato dalla politica italiana, che ha dissipato i sette punti di Pil l’anno di minori interessi sul debito pubblico regalatici dall’euro per otto anni…

    Giannino lei deve ancora rispondere, ed io non mollo! Dove ha preso questi 7 (sette) punti di PIL risparmiati per minori interessi per 8 anni. Lei deve rispondere, perchè la cifra è macroscopica, circa 100 MLD l’ anno, che fanno circa 800 MLD. Perchè se è vero quanto lei scrive, allora la politica può essere messa in stato d’ accusa per alto tradimento e va ristabilita la pena di morte per i responsabili dell’ economia e dell’ esecutivo.

    @giuseppe 1

  189. Alberto

    Dato che Monti ci dice che le tasse non possono essere tagliate, vediamo di dire qualcosa di davvero liberale e di dimostrare che:

    -si può fare il taglio delle tasse e dare grandi risultati;

    -non si può fare però restando nell’ euro.

    Nel 2006, per un aumento di PIL del 2%
    sull’ anno prec.te, il gettito aumentò di quasi l’ 8% rispetto all’
    anno precedente, ma dato che il gettito complessivo era circa del 48%
    del PIL, quell’ aumento era pari a 8×0,48=3,84 punti di PIL; bisogna chiarire ancora una cosa, e cioè che Berlusconi, ridusse le aliquote nel 2004, come
    e probabilmente questo fatto, ha giovato alle imprese ed ai
    consumi già dal 2005 e nel 2006 ha sviluppato tutta la sua azione
    positiva. Prodi nel 2006 (attiva dal 2007) fece la sua manovra
    riportando le aliquote a livelli pre Berlusconi ed infatti, nel 2007 il gettito aumentò, nonostante la manovra visco-schioppiana, solo del 6,5% ma il calo di
    PIL nel 2009 fu del -5% il peggiore di gran lunga in Europa.
    Io mi sono convinto, che l’ effetto della leva fiscale, sia uno dei
    più importanti per la crescita, insieme a quello della politica
    monetaria esplicata in autonomia e con la banca centrale PUI, e quindi
    di conseguenza per la crescita e per il rapporto debito PIL, ma
    restando nell’ euro non saranno applicabili per moltisssimo tempo,
    essendo le nostre scelte di politica economica e finanziaria vincolate
    a Francoforte e Berlino, come tutti sappiamo.

  190. Marco Tizzi

    @staf48
    Non ho niente contro “i tedeschi”, che anzi adoro e lo dimostra il fatto che appena posso prendo un aerei e vado a Berlino.
    Semplicemente non mi piace l’attuale politica della CDU/CSU, come al 70% circa dei tedeschi stessi.

  191. Marco Tizzi

    Robert Murphy del Mises Institute spiega per chi ha occhi per leggere cosa significa la frase “la nostra moneta è basata sul debito”:

    https://mises.org/daily/4631/Is-Our-Money-Based-on-Debt

    Dopo questo articolo dovrebbe essere chiaro, numeri alla mano, che si parla di sistema monetario basato sul debito quando si è in presenza di una moneta fiat, governata da una banca centrale, in un sistema a riserva frazionaria.
    Tutto qui, niente di difficile.

    Interessante articolo sulle diverse visioni monetarie di Hayek e Rothbard:

    http://thri.ca/archives/546

    N.B.
    Si discute su ciò che la moneta DOVREBBE ESSERE non su ciò che la moneta E’.

    Idem qui, Hayek vs. metallismo (gold o qualcosa-standard)

    https://mises.org/daily/3204/

    E’ inoltre da notare che non solo Hayek critica il concetto stesso di “debito bancario” come la fonte inesaurbile del ciclo economico, ma nei suoi lavori prima del “free money” sostiene anche che questo è sostanzialmente inevitabile.
    Ergo: non solo siamo in una debt-based economy, ma non possiamo farne a meno (e questo ci porterà… ?).
    In questo articolo l’autore fa notare quanto addirittura Hayek vada quasi a somigliare a Marx in questa visione del capitalismo “autodistruttivo”:

    http://socialdemocracy21stcentury.blogspot.it/2012/02/hayeks-original-view-of-fractional.html

  192. Franco Maloberti

    Marco Tizzi lei scrive troppo; spesso fa discussioni sterili, disordinate o fine a se stesse. I suoi contributi sono da bar dello sport. Per favore, stia un po zitto!!

  193. Marco Tizzi :
    @Giovanna Jacob
    Lei delira.
    Si curi.

    Ripeto: non fatevi intimorire

    Tuttavia, è assolutamente vero che sono ignorante, e per la verità anche un po’ stupida.
    Quindi non state a sentire me.
    Contattate qualche vero economista liberale e chiedetegli lumi sul denaro=debito e, soprattutto, su quello che pensavano esattamente Mises ed Hayek. Ma fatelo davvero.

  194. @Alberto
    Scusi se ho potuto rispondere solo ora.
    Ribadisco: sono una ignorante autodidatta, quindi mi scuso se a volte mi sfuggono alcuni dettagli tecnici.
    Il mio pensiero su tassi di interesse, politiche delle banche centrali eccetera l’ho tratto, come una umile scolara, da altri di provata fede hayekiana. E io ci tengo a distinguere fra Hayek e Rothbard: la visione anarco-capitalista del secondo non la sopporto, la chiamo “marxismo all’incontrario”.
    Comunque, se proprio le interessa, tutto il mio pensiero di scolara l’ho sintetizzato in due post vergognosamnete lunghi, scritti di getto, che però pare siano stati apprezzati:

    http://reginadigiove.wordpress.com/2012/05/02/la-crisi-ha-un-colpevole-john-maynard-keynes-sono-state-le-sue-idee-luciferine-a-scatenare-il-cancro-in-metastasi-del-debito-pubblico-e-delle-bolle-speculative-se-avessimo-dato-retta-a-friedrich-vo/

    http://reginadigiove.wordpress.com/2012/05/27/il-keynesismo-selvaggio-uccide-impara-a-difenderti-seconda-parte-del-viaggio-nel-mondo-dei-tassi-di-interesse-e-del-debito-pubblico/

  195. Alberto

    Ottimo lavoro, divulgativo, ma le faccio una domanda: se la spesa pubblica deve tendere a zero, cosa resta dello stato, della banca centrale, della stessa moneta, potremmo affidare ad ogni singolo soggetto dotato di ampia capacità orgaizzativa e dimensione, la determinazione di un mezzo di scambio, non necessariamente la moneta, valida per tutto uno stato e ovviamente nuove regole che abbattendo quelle in vigore, ne introducano altre, magari semplificate di emanazione degli stessi soggetti come pure altre forme di tutela generale che riguardino forze dell’ordine, politica di rapporti fra soggetti diversi. Magari però quei soggetti li lasciamo liberi di emettere obbligazioni o no? @Giovanna Jacob

  196. Elena

    @gogol

    Rispondo da competente alla sua domanda (sono un ricercatore di un Ente pubblico di ricerca) :

    5. Crede alla storiella che aggiungendo un 1,5% di spesa alla ricerca, saremo anche noi innovativi?

    No, cambierebbe ben poco:
    1. si potrebbero comprare rotoli di carta e cancelleria con i fondi dei servizi generali, invece di comprarli con il proprio bancomat (lo faccio sempre per risparmiare anche quando ho finanziamenti da commesse esterne).

    2. forse potremmo avere cappe aspiranti con i filtri cambiati più spesso, e non arriveremmo a casa con la gola sempre irritata e cambiare le cartucce del distillatore con maggiore frequenza (forse).

    3. ‘sicuramente’ la triade sindacale ed i ‘soliti noti’ troverebbero modo di spartirsi la maggior parte del ricco bottino!!!

    Per innovare serve una strategia politica che leghi ricerca pubblica con impresa (ce li vede i nostri parlamentari pensare ad una strategia per la ricerca??).
    Lo stato finanzia la ricerca pubblica su richieste specifiche dell’impresa nei vari settori. Magari l’impresa ci mette anche qualche fondo proprio che scala dalle tasse.

    All’estero accade. Io collaboro attivamente da svariati anni con Francia, Spagna, Brasile e perfino Marocco, su progetti mirati. Molti miei colleghi fanno come me, altri…aspettano e si lamentano….

    Ai miei studenti consiglio l’estero……Se ha bisogno di altre spiegazioni, sono a Sua disposizione.

  197. Barani Umberto

    @Alberto
    A me risulta che il gettito fiscale fosse la metà di quello che lei sostiene, cioè poco meno di 350 Mld di Euro. Visto che il Pil si aggirava sui 1500 Mld, il 48% del Pil sarebbero stati 750 Mld. Forse il 48% del Pil potrebbe essere la spesa corrente dello stato nel suo complesso, compresa la restituzione dei buoni fruttiferi delle Poste. Se così fosse i suoi 3,8 punti di Pil sarebbero stati 55 Mld di Euro circa, mentre l’8% di gettito in più (11 nel totale, di cui parte per rifinanziare le colabrodo FS) sono 30 Mld tanti quanto l’aumento di Pil. O non ho ben capito oppure mi sfugge qualcosa.

  198. Barani Umberto

    @Alberto
    Un’altra roba: guardi che diminuire le tasse non significa far quadrare i conti, visto che negli anni in cui Berlusconi ha diminuito la pressione fiscale si è avuta un’impennata del debito pubblico e tagli agli investimenti, cosa comunque sempre perseguita da tutti i governi che si sono succeduti per un decennio. Bisogna distinguere quello che è propaganda da quello che è, invece, una seria programmazione fiscale di lungo periodo.

  199. Alberto

    Siamo perfettamente d’ accordo che sia mancata una politica dei redditi e fiscale di lungo periodo, altrimenti non saremmo a questo punto.
    Guardi che io parlavo di gettito complessivo, non di gettito fiscale, e cioè di entrate complessive dello stato; se lei va a guardare troverà i documenti nel sito MEF. Nel periodo 2000-2009, lei troverà che la spesa cumulativa è cresciuta di circa 260 MLD, rispetto al 2000, mentre le entrate complessive solo di 200 MLD, quindi purtroppo nel periodo ci fu una differenza cumulata di 60 MLD che andò a debito; la differenza tra i due anni considerati, invece è rispettivamente 178 MLD come entrate e 248 MLD come uscite. La differenza di entrate complessive tra 2006 e 2005, ammontarono a circa 50 MLD tra i due anni considerati.
    Ma non soltanto, mio caro Barani accaddero anche le seguenti cose:
    La disoccupazione scese di circa 1 punto, dal 7,8% al 6,8%, a fine 2006 mentre risali dal 6,2% del 2007 al 6,8% nel 2008 circa; i consumi delle famiglie salirono del 1,2% è, un po’ di più che prima e dopo il 2006, ma di abbastanza poco (0,1%) ma le esportazioni crebbero del 11% nel 2006 e del 9% nel 2007, mentre stagnarono o diminuirono prima e dopo questo biennio, e gli investimenti in macchinari ed attrezzature praticamente raddoppiarono come aumento, rispetto all’ aumento tra 2005 e 2004 ed arrivarono al + 5,2%, dopo abbiamo avuto solo diminuzioni fortissime.
    Insomma l’ economia subi un ottimo stimolo, ed il Paese reagì benissimo. Eravamo sempre con la moneta unica, ma Berlusconi tagliò le tasse, sorprendentemente, l’ anno precedente.
    I rapporti debito/PIL, scesero da 108,7 del 2001 al 105,8 del 2005, risalendo al 106,5 nel 2006, non c’ era Prodi come PDC? e arrivando al 103,5 del 2007, come trascinamento positivo del taglio tasse e risalendo al 106,1 nel 2008 anche a causa del riaggravamento della pressione fiscale nel 2007 (Visco-Prodi); come vede non è del tutto vero che Berlusconi ha impennato il debito pubblico sempre.
    Ma lei comprende che i miei ragionamenti sono essenzialmente di tipo qualitativo e speculativo, non deve aversene a male, proprio essendo impossibile fare discorsi basati su politiche pluriennali, perseguite da ogni governo.
    Oggi e per il prossimo futuro, non credo sarà così facile recuperare le posizioni perdute, neanche in caso di stimoli miracolosi, perchè solo un miracolo potrebbe generare stimoli alla nostra economia ormai massacrata e moribonda.

    @Barani Umberto

  200. Barani Umberto

    @Alberto
    Guardi, Alberto, lei ha un’ inclinazione verso i numeri tanto appassionata quanto ossessiva e soprattutto deviante dalle verità. I numeri sono al servizio dell’analista e non viceversa. Nella composizione risolutiva di un fenomeno come l’esplicazione di un futuro progetto di risanamento economico il fattore dei dati regressi di bilancio annuali conta la metà, sempre che vengano presi nella loro totalità. L’altro 50% è determinato da altri fattori, quali la tradizione e l’identità di un popolo, il contesto storico in cui ci si trova, e la situazione economica vigente. Riassumendo lei cerca di far capire che la modifica di un solo fattore come l’abbassamento o l’innalzamento del gettito fiscale da un’anno all’altro sia in grado di influenzare in modo così netto e determinate tutti gli altri fattori come Pil, debito o addirittura i consumi delle famiglie, senza considerare gli investimenti pubblici( continuamente tagliati per abbellire la spesa corrente) ma soprattutto la congiuntura economica internazionale. Di cui l’Italia, per le sue caratteristiche di Paese manifatturiero, che impegnato da sempre più alle lotte politiche tra Guelfi e Ghibellini che ad osservare il mondo che ci circonda e che ci cambia sotto il naso, trascurando di adattarvici, dipende come nessun altro. In precedenti interventi è nostalgico della Lira, ora mi difende un avventuriero che assomiglia più ad un Conquistadores spagnolo del 1500 che non ad uno statista. Un signore che ha cavalcato la scena politica per 20 anni e che tra alti e bassi della sua storia politica, in cui ha avuto maggioranze parlamentari come nessun altro, non ha lasciato traccia se non per diminuzioni della qualità e quantità dei servizi erogati, aumento di tasse e di debito pubblico e spesa corrente delle Pubbliche Amministrazioni che ne dica lei, caro Alberto. Non sarà solo colpa di questo signore ma certo ne è uno dei maggiori responsabili. Su una cosa sono d’accordo con lei: il nostro destino è il default economico con inevitabile intervento del Fmi. Ma non certo per colpa dell’Euro, forse dell’Eurosistema, ma molto per colpa nostra come popolo, anche perché sono troppi quelli come lei che individuano un colpevole od un martire e lo difendono o l’attaccano, senza mai un dubbio d’approfondire, che non sia un sterile ed autoreferenziale stillicidio di numeri da cui trarre precipitose conclusioni. Quando saremo tornati alla Lira ( che non è come non esserci mai stati) si renderà conto dell’importanza di una moneta forte che ci permetteva, seppur con tanti altri problemi, di acquistare materie prime con una certa tranquillità (lasciamo perdere il prezzo della benzina che per un 50% sono tasse). Si renderà conto quante persone che prima non avevano problemi di sorta andranno a raccattare nell’immondizia. Certo ci sarà una risalita, ma intanto si conteranno i morti di chi ha deciso di farla finita per aver perso tutto!

  201. Alberto

    Non capisco, io le porto dati analitici, se lei ha da contestarli e ha provato a farlo, io rispondo alle sue obiezioni; tutto il resto, opinabile o condivisibile, in questo discorso non c’ entra. Ha provato a fare una considerazione quantitativa sull’ incidenza della materia prima sul costo del prodotto, e fare ancora la considerazione se questo supposto minor costo, comparato con altri elementi positivi, sia da preferire? @Barani Umberto

  202. Piero Bellini

    @Alberto

    Salve Alberto… non sono un TECNICO ma non voglio neanche apparire da “ingenuo”… Quella mia “incredibile” proposta di tagliare “d’imperio” i tassi dall’Italia pagati sul debito pubblico (anche quello già in essere) equiparandoli a quelli pagati dai tedeschi sul loro debito di pari durata residua (+ un premio ad es. di 0,50%- 1%) … è evidentemente una provocazione… Ma in effetti, DANDO PER SCONTATO che il nostro paese non “fallisca”…. STIAMO PAGANDO INTERESSI ECCESSIVI AL MERCATO. Non volendo (giustamente…) arrivare al consolidamento del nostro debito pubblico, questa potrebbe essere forse una strada “intermedia” che avrebbe una sua logica abbastanza stringente. I dettagli tecnici li lascio ai tecnici… La mia proposta nasce proprio dal fatto che la BCE non ha il ruolo di PUI (prestatore ultima istanza) che invece una VERA Banca Centrale dovrebbe avere…
    Ringraziandola per l’attenzione mi permetto di lanciare un’altra “Incredibile” idea, sempre nell’ambito della LOGICA e dell’EQUITA’:
    PENSIONI CONTRIBUTIVE PER TUTTI, anche per coloro che sono già in pensione, salvaguardando solo le pensioni minime… Quando si solleva (raramente) questo problema c’è chi astutamente si inalbera parlando di DIRITTI ACQUISITI… E’ sufficiente sostituire la parola DIRITTI con la parola PRIVILEGI per capire di cosa stiamo parlando… E non dico di richiedere i soldi indietro (il che sarebbe peraltro giusto) a chi per anni e/o decenni ha intascato pensioni “retributive” senza aver versato i “giusti” contributi relativi.
    Queste sono in primis le storture da eliminare… I provvedimenti EQUI, ancorchè “duri” sono più facilmente digeribili…….
    Saluti

    Piero Bellini

  203. Barani Umberto

    @Alberto
    Alberto le chiedo scusa per aver espresso una frase sulla sua persona che non conosco e quindi non posso permettermi di farlo. Lei è sicuramente una persona preparata, detto ciò , sperando che accetti le mie scuse per il tono usato in precedenza, le confermo che non sono d’accordo sull’interpretazione che ha dato una volta espressi i dati, non sui dati in quanto tali. Lei afferma che io ho provato a contestarglieli. Non è esatto. Ha usato la parola gettito per indicare le entrate totali. Personalmente per gettito intendo quello fiscale poi sa benissimo ( non voglio certo insegnare ad un gatto rampare), che ci sono entrate patrimoniali, extragettito ed emissione di Titoli di Stato. Ed infatti ho terminato quell’episodio affermando che non avevo capito o mi sfuggiva qualcosa, dopo di che lei Alberto ha specificato e non sono più tornato sull’argomento.

  204. Barani Umberto

    @Piero Bellini
    Sign. Bellini approfitto del suo spazio per sfatare un falso mito in circolazione su media e social network: gli interessi pagati sul Debito sono eccessivi per chi li deve pagare, cioè noi, che, come tutti i debitori di questo mondo, ci lagniamo. In realtà “il mercato” essendo un incrocio tra domanda ed offerta, valuta ogni singola componente minuziosamente. L’eccessivo sui mercati, soprattutto su quelli finanziari, non esiste, almeno non se si tratta di brevissimo periodo. Il prezzo del nostro benessere fittizio, cioè del Debito Pubblico italiano, incorpora un disagio derivante da una macchina politica difettosa, che impedisce al nostro Paese di crescere e svilupparsi ormai da lustri, in proporzione invece ad un Debito che quello sì, cresce. Per controprova, semmai ne avremo occasione di verificarlo, le anticipo che se Mario Monti dovesse presentarsi, in un qualche modo, alle prossime elezioni come guida di una coalizione, vedrà che lo Spread calerebbe sensibilmente alla sola uscita della notizia, in quanto il nostro tanto odiato Premier dai mercati è visto come sinonimo di garanzia. Per contro quando si avvicineranno le elezioni, senza Monti, lo Spread salirà. Aggiungo inoltre che l’enfasi data allo Spread in questi ultimi due anni è la nostra salvezza. Se non ci fosse stato questo tormentone quei signori che stavano e stanno seduti comodamente sulle loro poltrone in pelle a Montecitorio, non avrebbero manco abbozzato ad una serie di riforme ancora comunque tutte da portare a compimento tra ritardi, litigate e insabbiamenti del lavoro svolto per mancanza di più di 240 decreti attuativi. Per quanto riguarda l’attività della Banca Centrale che dovrebbe essere prestatore di ultima istanza, nel momento in cui il nostro Bel Paese ha deciso di ADERIRE al trattato di Mastricht, era conscio del fatto che per statuto la Bce non prevede, per serietà aggiungo io, questa forma delirante, classica della FED, di continuo foraggiamento di denaro a Banche d’affari ed hedge found per creare bolle speculative da una parte e abbattimento di valore di denaro ed attivi dall’altra, col risultato che gli Stati più indebitati continuerebbero a fare i loro porci comodi. Noi compresi.

  205. Alberto

    Barani non c’ è nulla di cui scusarsi, capisco che trattare sulle cifre elaborate da altri, è cosa ostica, però le dico di leggere la RUEF n° 139 del 28 maggio 2010. A pag. 47 troverà la tabella delle entrate complessive tra 2000 e 2009, e la divisione tra le seguenti componenti:
    1)ENTRATE TRIBUTARIE;
    2)CONTRIBUTI SOCIALI;
    3)ENTRATE IN C.C.;
    4)ALTRO (comprendenti entrate varie anche UT e imposte in C.C.) come meglio specificato a pag. 45 del documento. (sono esclusi i titoli di stato)

    Ora i valori del 2006, ammontano a circa 681.000 MLD e quelli del 2005 a 632.000 MLD circa; in dettaglio abbiamo per il 2006 (rif.to voci prec.) 1) 434.000 circa; 2)190.000 circa; 3)4.4; 4) 52.000 circa. per il 2005 1)392.000 2) 184.000 3)6.5 4) 49,5.
    Consideri che ho descritto cifre non precise, quindi ci saranno piccole incongruenze nei saldi.
    -Il taglio delle aliquote, comportò un importo per un ammontare di circa 0,5 punti di PIL, nel 2005.
    -l’ andamento del PIL mondiale, nel 2006, non fu particolarmente effervescente, anzi nei prec.ti due anni, ci fu una minicrisi.

    Consideri sempre, come già le ho spiegato, che il mio ragionamento era tendente a capire (l’ ho fatto prima per me) e far capire, come può un taglio di tasse, fatto nel 2005, incidentalmente, può avere effetti positivi sulla finanza pubblica, ma ripeto questo va fatto controllando la spesa e se possibile, come anche lei sosteneva, con piani seri e pluriennali, mediante un concerto tra maggioranze uscenti ed entranti. Oggi, continuo a chiedermi, è possibile fae qualcosa del genere restando nell’ euro?

    @Barani Umberto

  206. calle

    Condivido molto di quanto scritto direttore, penso però che non si possa parlare di di una vera spending review se non si fa riferimento a parametri di spesa che valgono ovviamente per l’italia nei confronti degli altri paesi europei ma anche e soprattutto per la spesa delle regioni per i vari settori (es. sanità). Peraltro è dietro questi scostamenti che si nascondono cattiva gestione, traffici e corruzione. Politici o giornalisti “illuminati” dovrebbero dare più peso nelle loro considerazioni a questi ” parametri di spesa” per settore nelle varie regioni come vortice virtuoso per fermare il declino. Sbagliato?

  207. Claudio Di Croce

    Dopo nove ore di ” seminario ” ??? i nostri integerrimi e competentissimi professori al governo di questo nostro disgraziato paese hanno partorito una idea fantastica e assolutamente innovativa per passare alla fase due , cioè a quella dello sviluppo : hanno deciso l’assunzione di altri trentamila dipendenti della PA da collocarsi nel settore della pubblica Istruzione (?) Tutti sappiamo che il ministero della PI ha quasi un milione di dipendenti e i risultati della Pubblica istruzione italiana sono tra i peggiori tra quelli dei paesi cosidetti avanzati. Si vede che questi pessimi risultati sono la conseguenza di carenze nell’organico e di insufficenti risorse . La cosa in se è schifosa ma lo è ancora di più la mancanza assoluta di voci critiche . La mafia ” culturale ” italiana , cioè un intreccio tra università, giornali . politica, scuola in generale è sempre la più potente organizzazione a delinquere che esiste in Italia.

  208. Alberto

    Sono 50.000, e sebbene non mi piaccia parlare molto di argomenti del genere, ritengo che queste assunzioni, già gravi di per se in questo momento in cui abbiamo assoluto bisogno di non aumentare la spesa, lo saranno ancor di più per l’ effetto emulativo di altre amministrazioni e di altri enti, con effetti potenzialmente disastrosi. Questa scelta, forse è la più pericolosa, prima ancora che depressiva, dell’ aministrazione straordinaria. @Claudio Di Croce

  209. Egregio Direttore,
    d’accordo su tutto. Io sostengo ovviamente anche la tesi (banale) della detassazione del costo del lavoro e dei neoassunti under 35. Oltre che la creazione di “zone franche” capaci, anche per un breve periodo, di assicurare sviluppo a pezzi di settori industriali ormai quasi annientati dal Sistema Italia.
    Il patrimonio pubblico italiano (ampio e inutilizzato) è sicuramente un peso per tutti noi che contribuisce all’ammontare del debito ma non si sta facendo nulla a tutti i livelli per creare misure importanti di sviluppo a livello nazionale e a livello locale. Le sole regioni del Sud, con tutte le misure di sostegno che saranno garantite anche sino al 2020, avrebbero tutte le carte in regola e gli strumenti per adottare strategie vere di sviluppo non assistenziale.
    @francofera

  210. B&B

    Torno a distanza su un botta e risposta che credo sia stato frainteso o meglio io non mi sono espresso in modo chiaro. Quel che le contestavo era la proposta di tagliare le pensioni in essere e questo per reperire risorse da distribuire al sistema produttivo. Quel che non condivido e che ritengo anzi molto significativo e quantomeno funzionale al grande e potente blocco sociale che sostiene e difende la spesa pubblica che è la causa principale dello strangololamento dell’economia produttiva nel nostro Paese è che lei propone un provvedimento a carico di chi ha lavorato una vita nel sistema produttivo per “non affrontare” prioritariamente la questione delle questioni che è appunto quella spesa pubblica. MI chiedo perchè da liberale non propone di intervenire lì a reperire le risorse da dirottare al sistema produttivo e ai dipendenti che in esso lavorano, perchè pensa che lì non sia possibile ridurre stipendi ingiustificati, riorganizzare eliminando ruoli ingiustificati, stabilire criteri di prouttività misurati da qualcuno che non faccia parte del sistema e così via? Perchè ritiene che sia più “equo” come dice lei ridurre la pensione di un dipendente che dopo 40 anni di lavoro nell’industria manifatturiera percepisce 1700 euro mensile e secondo lei dovrebbe essere tagliato a 1500? Questa è la domanda o non ho capito la sua proposta ?

    Massimo74 :@GianlucaC
    Bè, la tua proposta non è molto dissimile dalla mia.Io personalmente propongo di fissare un tetto massimo di 1.500 euro per le pensioni calcolate con il sistema retributivo (praticamente tutte le pensioni in essere),inoltre propongo l’abolizione delle tredicesime per i baby pensionati.I risparmi ottenuti in questo modo sarebbero enormi e potrebbero essere destinati alla riduzione del cuneo fiscale a favore delle imprese private e dei loro dipendenti(escludendo i dipendenti pubblici da qualsiasi beneficio).Si tratterebbe di un provvedimento sacrosanto dal punto di vista etico e morale in quanto verrebbe garantito un minimo di equità intergenerazionale, ma sopratutto si tratterebbe di ossigeno puro per l’economia di un paese come il nostro che negli ultimi 10 anni si è classificato al terzultimo posto nel mondo per crescita della sua economia, superato solo da paesi come Haiti e Zimbabwe.

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