Nasce “Fermare il declino”: l’interpretazione autentica

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Stamane su sei giornali – il Fatto, ilFoglio, il Sole 240re, Messaggero, Mattino, Gazzettino – è uscita una pagina a pagamento con il manifesto di cui sono promotore insieme ad altri 240 cittadini italiani, accademici, manager, professionisti, imprenditori, esponenti della società civile e di associazioni culturali ed economiche. Il manifesto rinvia al sito www.fermareildeclino.it, dell’associazione ALI – Alleanza Impresa Lavoro, sul sito trovate dieci punti programmatici, modalità di adesione e sostegno anche finanziario. Ovviamente la stampa presenta l’iniziativa alla sua prima uscita dandone le interpretazioni più varie: “la lista di Giannino”, “gli amici della Marcegaglia”, “i turboliberisti”, “manifesto ultraliberal col giallo Marcegaglia”. Ecco a voi allora una piccola guida con l’interpretazione autentica, da parte di chi è stato in prima fila nell’idearla, promuoverla e nella fatica volontaria che tocc fare per animarla e d’ora in poi, speriamo, farla crescere. Vorrei che mi credeste quando dico che: NOn cambio mestiere, NOn penso a una cosa mia e tagliata -figuriamoci! – su di me. La situazione italina è troppo seria, per mettersi a giocare ai piccoli Napoleone. Ergo, qualche istruttivo chiarimento, che non è solo mio personale, ma condiviso parola per parola dalla pattuglia dei promotori.COME NASCE L’INIZIATIVA

Dalla preoccupazione che in Italia e all’estero si guardi al dopo Monti come a un punto interrogativo enorme, di instabilità politica ed economica, con conseguente rischio di default nella permanenza dell’eurocrisi e nell’incapacita’ di questa classe politica di portare l’Italia su un sentiero nuovo di crescita e prosperita’.

Dalla convinzione che esista una ricetta di politica economica diversa e alternativa da quella perseguita invano negli ultimi trent’anni, la quale ha condotto ad alzare il debito, insieme a spesa pubblica e ad imposte, senza dare nulla in cambio ai cittadini. Senza dare, cioe’, migliori servizi pubblici, migliore assicurazione sociale e, soprattutto, senza creare mobilita’ economica, offrire un futuro per i giovani, una crescita sostenuta e diffusa di produttivita’ e reddito.

Il debito va quindi abbattuto cedendo patrimonio pubblico, in modo credibile agli occhi dei mercati e sistematico nel tempo, per mano di persone competenti che operino per il bene comune e non di quello dei soliti noti. Solo così i tagli alla spesa corrente, ingenti e da individuare in modo non lineare ma discriminante, potranno e dovranno essere restituiti in meno imposte su lavoro e impresa, per tornare a crescere.

Dalla certezza che solo mettendo merito e concorrenza, lavoro e professionalità al centro dell’agenda nazionale, risolvendo i conflitti d’interesse con una legge inequivocabile ed organica, restituendo a scuola e università il ruolo di ascensore sociale che hanno perso, sostenendo il reddito di chi ha perso il lavoro, facilitando la creazione di nuove imprese, sia possibile con anni d’impegno riscalare le posizioni che l’Italia ha perso.

Dalla constatazione che la classe politica emersa dalla crisi 92-94 ha, con scarse eccezioni individuali, fallito il propio compito. Siamo di fronte agli stessi, identici problemi di allora, solo tutti peggiorati: scarsa crescita è diventata crescita nulla, debito alto è diventato ancor pi ù alto, alte tasse e spesa son cresciute ancor piu’, corruzione ed immoralita’ della vita pubblica sono aumentate, giustizia è ancor piu’ inefficiente e meno giusta di allora, eccetera.

 

Per questo è maturata l’idea di lanciare un appello e verificare quante migliaia di italiani condividano questi giudizi e i dieci punti programmatici che abbiamo presentato in modo ultra sintetico ma che articoleremo ulteriormente nelle settimane a venire.

L’offerta politica attuale non ci sembra per nulla adeguata a compiere le scelte che auspichiamo e che sono necessarie; il dopo Monti si presenta come un ritorno alla guerra per bande ideologiche che vogliono appropriarsi dello stato per usarlo non per metterlo al servizio dei cittadini. E gli italiani alle amministrative hanno espresso con chiarezza la loro ripulsa del vecchio centrodestra, mentre a sinistra hanno scelto sindaci nati dalla sconfitta alle primarie dei candidati appoggiati dal PD. Gli italiani che lavorano e producono stanno dicendo chiaro e forte che non credono piu’ nella dicotomia destra-sinistra e che non hanno alcuna fiducia nei partiti della seconda repubblica e nei loro rappresentanti. Soprattutto che si sono stancati della loro vuota retorica a cui non corrispondono i fatti.

Occorre un’aggregazione politica completamente diversa che sia espressione di forze sociali produttive e pragmatiche e che esca dalla riproposizione dello schema tribale destra-sinistra che ha caratterizzato l’infausta storia della Seconda Repubblica.

Non fondatA su un leader, ma su scelte concrete, condivise e sostenute dal basso. Una squadra o, meglio una collezione di squadre, di saperi e specialismi, di gente che ha alle spalle anni di lavoro nel privato, nei mercati italiani e mondiali, nelle aziende, nelle scuole, nelle organizzazioni internazionali. Gente prestata davvero alla politica per cambiarla, non funzionari di partito o miliardari alla ricerca di autoprotezione.

Un’aggregazione politica che parli sia agli italiani che diventano sempre più, a migliaia, ex produttori, tra imprese che chiudono e disoccupati, sia ai milioni di italiani, giovani, donne e meridionali, che col declino in corso produttori non lo diventeranno mai.

Il declino non si ferma con uomini della provvidenza o salvatori della patria. E nemmeno riproponendo a oltranza la logica di tecnici svincolati dal consenso politico. Vogliamo un partito non di tecnici ma di esperti e competenti professionisti, dall’artigiano, all’imprenditore, dallo scienziato al medico, dal giornalista all’avvocato all’agricoltore. E vogliamo che le loro proposte siano vagliate dall’elettorato, approvate e votate esplicitamente. Per essere poi legittimamente attuate e messe in pratica, non abbandonate e scordate come tutti i programmi elettorali.

A molti italiani è chiaro che Monti non ha i difetti, le incompetenze e le responsabilità su cui si è consumata negativamente la parabola del berlusconismo. Ed è anche chiaro che, al contrario dell’arcipelago della sinistra ufficiale che chiede tutto ed il contrario di tutto, saprebbe forse cosa fare. Ma non lo fa o lo fa molto, molto parzialmente e troppo, troppo lentamente.

Ma è altrettanto vero che tecnici senza un patto esplicito con l’elettorato perdono rapidamente forza operativa, e finiscono limitati e prigionieri delle resistenze a riforme e cambiamento, da parte della macchina pubblica come degli interessi corporativi. Fermare il declino significa rilegittimare la politica dal basso, rompere a Nord come al Sud le logiche ventennali che non hanno prodotto né vero federalismo, né posto fine all’assistenzialismo clientelare.

Chi sono i promotori

Negli ultimi mesi queste riflessioni sono state condivise da un gruppo di accademici, professionisti, imprenditori, manager ed esponenti dell’associazionismo e della società civile.

Nelle ultime settimane, nella crisi aggravata dell’euroarea e di fronte ai tentativi dei vecchi partiti e leader di riappropriarsi della scena, un gruppo ristretto ha deciso di serrare le fila.

Tra essi gli animatori del sito noiseFromAmerika, gli economisti Michele Boldrin, Sandro Brusco, Andrea Moro, Alberto Bisin; Alessandro De Nicola dell’Adam Smith Society; Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni, Oscar Giannino di Chicago-Blog; Luigi Zingales della University of Chicago.

Il confronto è stato immediatamente esteso alla prima fila di Italia Futura, impegnata da tempo su un analogo obiettivo. Di qui la decisione di Carlo Calenda, Andrea Romano, Federico Vecchioni, Irene Tinagli, Nicola Rossi di divenire copromotori del manifesto.

Emma Marcegaglia, fra i molti altri imprenditori ed esponenti del mondo del lavoro con cui si è discusso di questi temi, ha seguito e condiviso sin dall’inizio documenti e intenti, e continuerà a a contribuire al medesimo discutendo, criticando ed intervenendo. Ma nella sua qualità di past president di Confindustria non è firmataria del manifesto, per evitare equivoci ed artificiali polemiche. Continuerà ad accompagnarlo dal’esterno.

 

CHE cosa non è “Fermare il declino”

Non è e non intende essere la riproposizione elitista di angusti circoli liberal-liberisti.

Non è e non intende essere neocollateralismo ad associazioni d’impresa e a interessi costituiti.

Non è e non intende essere il partito di un leader carismatico, né industriale, né di alcun tipo.

Non è e non intende essere scialuppa di salvataggio per politici alla ricerca di riciclaggio.

Non è e non intende essere un nuovo pezzo di destra o di centro. O di sinistra, se è per quello.

Non è ancora un partito, n è intende esserlo da solo. Vorrebbe che un partito o almeno un’aggregazione politica si creasse con le caratteristiche dette sopra e con il programma illustrato. Per questo operera’, ma un partito, con un leader e tutto il resto, non è.

Siamo convinti che l’Italia sia matura per aggregazioni popolari su scelte chiare che gettino dietro le spalle le due coalizioni eterogenee che hanno finito per fare, alla prova dei fatti negli anni, praticamente le stesse scelte di politica economica, hanno solo aggravato inefficienze della macchina pubblica, e negazione del merito.

 

Che cosa nasce dopo il manifesto

L’associazione Alleanza Impresa Lavoro e il suo sito www.fermareildeclino.it sono un incubatore.

Servono a misurare la risposta degli italiani e a facilitare condivisione ed elaborazione dal basso delle proposte programmatiche.

I criteri dell’autofinanziamento sono ispirati alla massima trasparenza, no ai partiti-azienda emanazione di un tycoon

L’obiettivo è un’aggregazione politica sul programma, la più ampia possibile perché il fine non è di testimonianza minoritaria ma di contribuire decisivamente al governo del Paese per rilanciarne la crescita. E per far tornare gli italiani a sperare in un futuro che non veda i migliori costretti ad andarsene, le imprese a varcare il confine, i capitali a volgersi altrove.

Senza un nuovo patto con gli italiani, non si vince la resistenza dei mille campanili e delle mille lobbies. Tra i produttori che diventano ex, e coloro che non lo diventeranno mai, lo Stato cattivo regolatore ha finito per radicare anche pessimi comportamenti civili, dall’evasione fiscale ai finti invalidi, dalla bassa produttività a gare e prezzi per gli amici degli amici. E’ questo ostacolo che occorre spezzare, e non lo si fa senza vincolarsi con gli italiani a un preciso patto perché le vittime della bassa crescita e della discrezionalità pubblica si vedano concretamente retrocessi i frutti dei duri interventi necessari a mutare le troppe rendite di posizione.

E’ l’Italia che sta peggio, non dei ricchi patrimoni, quella alla quale ci rivolgiamo per una nuova forza politica. Vogliamo dialogare con i giovani che vedono il futuro ingrigirsi, con le donne escluse dal mercato del lavoro, con i lavoratori dipendenti tartassati dalle imposte e con salari bloccati, con gli imprenditori che, pur capaci, son costretti a chiudere perche’ imposte ed un paese che non funziona li forzano a farlo, con i dipendenti pubblici meritevoli ma non valorizzati …

I tempi per il partito? Se avremo sostegni e seguito, il prossimo autunno.

 

Con chi vi alleerete

Il manifesto, il programma, l’associazione e quel che ne scaturirà dopo avranno una sola regola:nessuna convergenza se non sull’esplicita e ferma condivisione del programma

Gli italiani ne hanno le tasche piene di chi incolpa a destra e sinistra i propri alleati per non fare ciò che si è per vent’anni promesso di fare

 

Chi è il leader?

Non si parte dal leader, nessun leader preconfezionato o di plastica. Lavoro di gruppo, coordinamento, rete, sapere e conoscenza diffusa.

Se e quando verrà il momento, chiunque abbia aderito sulla base di un’esplicita adesione al programma e soddisfi precisi criteri sia di morale personale che di trasparenza che di assenza d’ogni conflitto d’interessi, non potrà evitare di essere sottoposto a primarie. E chi vince le primarie diventa il leader.

 

 

Di Monti che pensate?

Che al voto ci sarà bisogno di una rilegittimazione della politica. Per questo lanciamo la nostra iniziativa. Un’Italia che si rassegnasse a governi privi di legittimazione popolare resterebbe un’Italia debole, e questo prescinde dai giudizi sulla persona di Monti. La verità di questa osservazione è già da mesi sotto gli occhi degli italiani e del mondo.

Più amici della sinistra o della destra?

Di nessuna delle due attuali, e non per fare i terzisti centristi. Vogliamo essere al di sopra o avanti, non costretti nelle scatolette ideologiche che nemmeno comprendiamo. Parliamo a tutti, sia a destra che a sinistra. Ma sui contenuti concreti e sulla moralita’ personale non transigiamo.

Tentiamo di nascere per essere alternativi a entrambe.

Ma la legge elettorale?

Non la scriveremo noi, ma non possiamo aspettare che si capisca quando e come si voterà per decidere. Perché l’offerta politica va cambiata da subito.

 

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