25
Lug
2012

Mr Costato goes to Rome

Primo produttore nazionale di farine con Grandi Molini Italiani, Antonio Costato è un imprenditore veneto, del genere che frequentano più i mercati che i salotti. Nel 2008 gli è capitato quasi per caso di fare il vicepresidente di  Confindustria, “avevano bisogno di qualcuno da qualificare come veneto. Presero me perché nel corso della mia breve carriera confindustriale non avevo fatto in tempo a farmi conoscere”. Nel suo libro “Round trip – cronache di un lustro speso a capire perché, a 146 anni dall’annessione, per i veneti Roma è ancora una capitale straniera”, racconta un’esperienza forse più comune di quanto appaia: quella di un uomo che ha viaggiato e conosce il mondo, smalizato e colto ma in fondo orgogliosamente provinciale, costretto di punto in bianco a confrontarsi col “sistema”. Un po’ come l’ingenuo Mr.Smith chiamato a fare il senatore a Washington nel capolavoro di Frank Capra, ma senza nemmeno l’amaro lieto fine del film.

Parte convinto che con lavoro e buona volontà si possano cambiare le cose, cioè fare le riforme che riportino il paese sulla strada della crescita, ritorna consapevole che non c’è nulla da fare: “ho chiuso la mia esperienza di rappresentante della categoria con la convinzione che i destini di una società se devono compiersi si compiono. A prescindere dal rumore e dal fastidio che possono dare le Cassandre”. Non è mai piacevole essere quello che dice “l’avevo detto io!”, c’è il rischio di passare anche per presuntuosi. Ma le date dei suoi articoli e dei suoi interventi sono lì a testimoniare che molto poteva esser fatto per tempo, se la politica  e “il sistema” fossero stati meno arcignamente autoreferenziali. Sostiene Costato, fra le righe, che la nostra è un’economia di mercato solo a parole. In realtà lo spazio lasciato all’iniziativa privata è solo un piccolo nocciolo assediato dal potere politico-burocratico, “lo Stato intermedia oltre il 60% del Pil e, di quello che resta, vaste porzioni sono oggetto di regole che si traducono non in prezzi ma in tariffe”. In pratica solo un quarto del Pil, il 25% può essere correttamente definito di libero mercato.

Una parte del libro è dedicata al Veneto e ai veneti, quella che lui chiama “la società dei comandati”, gente che già col saluto “comandi!” dichiara la sua predisposizione ad obbedire e a lavorare. Sudditi più sudditi degli altri italiani: 200 miliardi di Pil prodotto e pochissima  rappresentanza e politica, sindacale e istituzionale. A questo legame di asservimento scadenzato periodicamente da bollette, gabelle, tasse, balzelli e burocrazia, i veneti hanno tre alternative: arrendersi, ribellarsi, resistere. “La ricchezza è generata da chi fa impresa, crea, inventa cose e idee e non da chi succhia o al massimo sposta. È quindi ora di occuparsi non solo dei piccoli ma del grande parassita”.

I tentativi di cambiare il “grande parassita”, come lo chiama Costato, non sono semplici. Non ha la faccia crudele dell’oppressore, ma i mezzi seduttivi di una sirena: “Roma non ti combatte, ti assimila. Il potere vero è gestito da un raffinato meccanismo di collusioni, collateralismi, clientele”. È un “sistema gelatinoso” che si adatta al cambiamento, refrattario alle riforme, che invischia chi vuole cambiarlo per restare immutato e immutabile. Anche così si capisce il fallimento della rivoluzione liberale di Berlusconi e di quella federalista della Lega, il primo divenuto statalista e stampatore di carta-moneta e la seconda trasformata da partito del nord a Roma, in partito romano al nord.

Invecchiate di venti anni, le riforme da fare sono ancora tutte lì: federalismo, liberalizzazioni, sburocratizzazione, taglio della spesa, taglio del debito e taglio delle tasse. Meno politica più libertà. Un sistema così dilatato non sopravviverà a sé stesso, è destinato al collasso. Le riforme sono inevitabili e secondo Costato ci sono tre modi per farle: con ordine e per tempo da parte del governo, in modo precipitoso sotto la pressione dei mercati quando il tempo stringe, in modo obbligato sotto la spinta della piazza via via che la situazione sociale diventa insostenibile. E’ difficile non ripensare con amarezza, leggendo Costato e pensando agli anni passati, a tutte le cartucce che sono già state sprecate.

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25 Responses

  1. Alberto P.

    Eh si amara verità…

    …ma se ci diamo tutti una svegliata io credo che siamo ancora in tempo per ribaltare questo amato paese in senso liberale!!

    Alberto P.

  2. Mike

    Da veneto, penso che l’ultima occasione per rifondare il Paese sia quella che stiamo vivendo. Se verrà persa, ci sarà l’inevitabile disgregazione territoriale, prima di fatto e poi giuridica. E nessuno potrà fermarla, perché sarà decisa dal basso, dalla gente.

  3. Matteo

    La giostra si è rotta e tra poco andremo tutti giù per terra. Il sig. Costato ha tutta la mia approvazione. Non è giusto che le regioni più dinamiche e produttive debbano essere ancora sottomesse ad uno stato che si muove con logiche fallimentari. E’ vero che politicamente abbiamo peccato di eccessivo servilismo nei confronti di Roma, ma noi Veneti ci meritiamo di meglio e lo abbiamo dimostrato con i fatti. Ora basta! Vogliamo essere liberi di godere dei frutti del nostro lavoro senza essere costretti a spartire con chi meriti non ne ha (stato). Vogliamo essere liberi di amministrarci e di tutelare i valori fondanti della nostra cultura (lavoro e solidarietà). Vogliamo essere liberi di esprimerci anche in Veneto senza per questo essere continuamente messi alla berlina. Vogliamo essere in cordiali e profittevoli rapporti con tutte le culture e le popolazioni seppur in posizione di reciproco rispetto. Vogliamo essere noi stessi e senza Italia. 151 (anzi, 146) anni sotto il tricolore sono stati lunghi. Tanti. Troppi.

  4. Alessandro Pironti

    Buona sera,
    dire che lo avevo detto non sta bene,ma se invece si potesse dire lo avevamo detto in molti ? Effettivamente non ci sono soluzioni se non quella di staccarsi da questo aspirante affogato (lo Stato ),e per chi si intende di salvataggi,bisogna immobilizzare prima il Malcapitato,e se possibile stordirlo e poi si è liberi di riportarlo a riva, E voi pensate ancora che a Roma abbiano voglia di farsi salvare ? **** Veneto Stato ***

  5. Francesco_P

    L’articolo 1 si pronuncia: “L’Italia è una cavillocrazia burocratica fondata sulle corporazioni”.

    I nodi arrivano al pettine. Mai come ora servono delle proposte politiche alternative ai partiti statalisti e opportunisti od ai movimenti populisti che traggono alimento dalla rabbia e dalla mancanza d’idee.

  6. Luigi Cifra

    Da veneto mi auguro al più presto il collasso per poterci staccare da roma e dare l’avvio alla rinascita di tutte le regioni.

  7. A.Smerieri

    La burocrazia italiana ha un potere immane. E’ in grado di asservire gli uomini senza che nemmeno se ne accorgono e dilapida risorse in modo cieco e folle. Pensate a quante volte siete entrati in un ufficio pubblico e vi siete trovati di fronte una richiesta senza senso. All’inizio vi stupite, poi obbedite e siete costretti ad adeguarvi. Anche il digitale, da mezzo di semplificazione, e’ diventato una terribile arma nelle mani del mostro-burocrazia. E intanto non si riesce neanche ad abolire la festa del patrono!

  8. paolo

    una mattinami son svegliato e ho trovato l’invasor…….. E prima dov’eri a dormire carissimo? Forse in Italia erano un pó troppi quelli che dormivano o che forse da bravi italiani facevano finta di dormire. Finchè faceva comodo che una classe politica sia di destra che di sinistra che di centro mantensse una miracolosa INALTERNANZA di governo, attraverso con clientelismo e spesa pubblica tutto bene. Quando poi questa politica ci ha portato al fallimento cosa si fa? Giustamente da bravi italiani si da la colpa agli altri! :
    “si io c’ero ma ero impegnato con l’azienda di fam.” e cazzate simili. Credo che i molti che per interesse hanno smesso di esercitare il loro diritto di cittadinaza per tanti anni oggi forse dovrebbero avere il buon gusto di tacere. Non ci si puo’ svegliare la mattina e scoprire l’invasor. In democrazia chi dorme è altrettanto responsabile di chi governa. Forse non tutti sanno che non solo i 2/3 del pil viene prodotto dal centro/nord ma anche i 2/3 dei voti vengono da questa area. Voglio dire che nonla maggior parte dei votivoti vengonoche ha legittimato questa areaclasse politica sono venuti dalle marche in su! I veneti i lombardi i piemontesi che oggi si chiamanochiamano fuori dimostrano solo idi essere più italiani degli italiani,vogliamo chiamarli voltagabbana? ripeto i commenti2/3 della popolazione era a nord e dormiva? Oggi siqualcuno si è svegliato? Ben venga ma forse è troppo tardi!

  9. Purtroppo l’ennesima resa , sono d’accordo sul fatto che chi per un verso e chi per un altro per troppo tempo ci si e’ dimenticati di fare parte di una comunita’ .
    La colpa di quanto accaduto e’ innanzituto nostra .
    La nostra indifferenza e’ stata la migliore arma per i nemici di questo paese .
    Nemici formidabili che sono riusciti a creare addirittura un consenso in un sistema chiarmente sbagliato e non sostenibile .
    Consenso che oggi si oppone ancora energicamente al necessario rinnovamento.
    Non credo che la comunita’ europea come la conosciamo oggi possa durare , spero pero’ che i mercati ed i nostri alleati abbiano quella necessaria elasticita’ che ci permetta di avviare un per percorso virtuoso .
    L’abbandono a noi stessi temo che sarebbe fatale .

  10. Matteo

    @paolo: sono anni che c’è il malcontento al nord, non è un’invenzione di questi ultimi mesi. Purtroppo è stato incanalato da un partito (lega) che ci ha marciato alla grande. Concordo che molta responsabilità di questo stato di cose c’è l’ha l’elettorato. Però si può sempre cambiare. Per quanto riguarda l’essere voltagabbana: in verità noi Veneti non abbiamo chiesto di entrare a far parte dell’Italia. Siamo stati invasi.

  11. Fra

    Il problema vero è che con il default, totale o parziale che sia, non cambierà nulla. E i danni andranno a discapito di onesti e disonesti di qualsiasi classe sociale. Tutta questa moneta in giro prima o poi provocherà un’ inflazione assurda perché non sarà possibile tenerla immobile e accentrata all’infinito. Il problema sono le regole di sistema. O si cambiano le regole o il risultato sarà sempre lo stesso. La cosa ancora più ridicola è che gli economisti hanno finalmente trovato la quadratura del cerchio e nonostante tutto si continua a seguire le vecchie strade fuorvianti….

  12. Marco Moschini

    Davide abbaterà il tossicodipendente Golia? io credo che gli eventi che si stanno consolidando riconfermerà la storia.
    Sono veneto, e l’aria che si respira è elettrica: dipendenti privati, imprenditori, pensionati, disoccupati, tutti siamo concordi su un punto. Faremo invertire questa tendenza, o con le buone o con le “cattive”. Noi non ci arrenderemo mai.

  13. Marco Moschini

    Davide abbatterà il tossicodipendente Golia? io credo che gli eventi che si stanno consolidando riconfermeranno la storia.
    Sono veneto, e l’aria che si respira è elettrica: dipendenti privati, imprenditori, pensionati, disoccupati, tutti siamo concordi su un punto. Faremo invertire questa tendenza, o con le buone o con le “cattive”. Noi non ci arrenderemo mai.

  14. Matteo

    @marco: ben detto! La liberta non va pretesa. Va esercitata. Se non ce la danno (com’è ovvio) ce la prenderemo. Con le buone se possibile, come si usa tra le persone civili. Altrimenti con le cattive. Lo dobbiamo non tanto per noi stessi, quanto per chi verrà dopo di noi..

  15. paolo

    @matteo allora invece di prendercela con i romani dovremmo staccarci tutti dal Piemonte. Ti ricordo 3 cose
    1 risorgimento e stato un movimento prevalentemente settentrionale
    2 l’unico movimento di resistenza all’unità c’e stato solo al sud e dal naso con migliaia di morti tra lae popolazioni che si opponevano all’occupazione
    3 il veneto per dirla alla borghezio anche prima dell’italia sullo scenario europeo ” non contava francamente un cazzo…..” al massimo era oggeto di scambio tra francesi ed austriaci.
    poi uno a storia se la può riscrivere inventare

  16. Matteo

    @paolo: si ma questo non toglie nulla al fatto che siamo stati occupati e dopo i fatti del cosidetto brigantaggio. E questa è storia.

  17. ALESSIO DI MICHELE

    La piazza ? Come diceva Totò “mi sccompiscio dalle risate” ! Vi ricordate giugno 2011, vero ? Quando più di un italiano su 2 (basta fare 2 moltiplicazioni), e cioè la maggioranza assoluta, vecchi, bambini dueenni e galeotti compresi, ha detto che acquedotti e servizi comunali devono essere il cimitero degli elefanti dei politici trombati !
    Io sono per il cambiamento, ma ormai si può fare solo coi plotoni di esecuzione.

  18. stefano

    A.Smerieri :
    La burocrazia italiana ha un potere immane. E’ in grado di asservire gli uomini senza che nemmeno se ne accorgono e dilapida risorse in modo cieco e folle. Pensate a quante volte siete entrati in un ufficio pubblico e vi siete trovati di fronte una richiesta senza senso. All’inizio vi stupite, poi obbedite e siete costretti ad adeguarvi. Anche il digitale, da mezzo di semplificazione, e’ diventato una terribile arma nelle mani del mostro-burocrazia. E intanto non si riesce neanche ad abolire la festa del patrono!

    Esatto! l’ultima ….. un timbro di conformità all’originale sull’originale stesso ……. F O L L I A ….. ma come scritto sopra avendo in ostaggio la mia pratica (nel mondo reale comunque I N U T I L E, ma nel mondo autoreferenziato della burocrazia, indispensabile) sto cercando di recuperare questa conformità all’originale dell’originale stesso.

    Aggiungo che con questo malcontento che ribolle, abbiamo i politici che stanno li a ravanarsi il cervello su come trovare un escamotage per rimanere rivettati alla poltrona.

    E dei tecnici che gerarchicamente hanno nominato i supertecnici che esibiscono a loro volta come importanti riduzioni di spesa quantità che se anche solo paventate come successo da un qualsiasi amministratore alla propria compagine sociale di riferimento rischierebbe una fucilata in faccia.

    Quando mai potremmo risvegliarci da questo incubo?

  19. siro setaccioli

    Tutto vero!!!!
    Così vero che Henry Miller aveva previsto tutto nel 1942 nel saggio “La fine dell’occidente” ed ancora prima Oswald spengler nel 1020 ne libro “La decadenza dell’occidente”.
    Se ne deduce che quando una civiltà è in decadenza tutti (politici in primis) fanno azioni che accelerano la fine.
    ciao

  20. siro setaccioli

    Tutto vero!!!!
    Così vero che Henry Miller aveva previsto tutto nel 1942 nel saggio “La fine dell’occidente” ed ancora prima Oswald spengler nel 1920 ne libro “La decadenza dell’occidente”.
    Se ne deduce che quando una civiltà è in decadenza tutti (politici in primis) fanno azioni che accelerano la fine.
    ciao

  21. siro setaccioli

    Tutto vero!!!!
    Così vero che Henry Miller aveva previsto tutto nel 1942 nel saggio “La fine dell’occidente” ed ancora prima Oswald spengler nel 1920 ne libro “La decadenza dell’occidente”.
    Se ne deduce che quando una civiltà è in decadenza tutti (politici in primis) fanno azioni che accelerano la fine.
    ciao

  22. MGB

    ..Cartucce sprecate per molti..ma non per tutti. Sicuramente le cartucce andate per così dire “a salve” sono state quelle sparate per il “sistema”, studiato e applicato da 70 anni, basandosi su una serie di relazioni geopolitiche ed economiche non più esistenti da almeno 30 anni. Quindi il sistema è destinato al collasso..solo che vederlo cadere e agonizzare lentamente erode di più i nervi che un colpo secco e via. Io ho sperimentato nel mio piccolo la cecità che il sistema ha di perpetuare se stesso a discapito di quello che succede intorno. C’era una volta un piccolo paese emiliano-romagnolo (tipo quello di Peppone e Don Camillo per intenderci), la cui giunta una bella mattina si sveglio’ e decise che doveva ristrutturare e dare grande magnificienza al teatro comunale (!!?..stiamo parlando di una paesino di max 2000 anime il cui livello di cultura si ferma al giornale sportivo). E cosa ti fa la giunta comunale?? Ti ingaggia una grande azienda nazionale gestita dal fliglio (o dal cugino) di un altro grande imprenditore nazionale, che ti fa un preventivo faraonico per la ristrutturazione..Insomma morale..vengono spesi milioni di euro di soldi pubblici (inesistenti nelle casse comunali ancor prima di iniziare i lavori), vengono indebitati tutti i cittadini del comune compresi i nascituri per migliaia di euro, il paese viene poi commissariato (altri euro per il commissario buttati), il quale commissario genio decide di aumentare le tasse (ops!) scusate..le tariffe per i rifiuti urbani..dal 2012 al 2050. Notate per caso qualche assonanza con quello che è successo a livello nazionale negli ultimi 10 mesi? Come si può vedere le cartucce non sono mai sprecate..per tutti..ma solo per molti.

  23. Carlo

    Credo si arriverà a farci dettare l’agenda dall’esterno (con quali conseguenze di lungo periodo per la democrazia?).
    Quello che mi stupisce è aver potuto pensare che le cose fossero diverse. Se problemi con soluzioni abbastanza ovvie non vengono mai risolti, evidentemente non li si vuole risolvere. Le priorità e gli obiettivi sono altri.
    Il post rivela comunque un po’ di ingenuità anche per quanto riguarda la rivoluzione liberale di Berlusconi: qualcuno ci ha mai creduto? Berlusconi aveva credenziali da grande capitano dei liberi mercati? A me è sembrata quasi subito esclusivamente una promessa da venditore “porta a porta”.
    Importante comunque capire come stanno effettivamente le cose.

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