20
Lug
2012

Il temporary shop del fotovoltaico — di Lucia Navone

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Lucia Navone.

Con il varo del V conto energia arrivano puntuali le lamentele degli operatori del settore fotovoltaico che, ancora una volta, sono i perseguitati di turno. La cosa curiosa è che, prima di diventare delle vittime designate su cui il Governo ha deciso di puntare i propri fucili, sono stati comunque baciati dalla fortuna perché il sole in Italia non manca quasi mai.

Grazie all’abbondanza di raggi solari (e di incentivi generosi) l’Italia è riuscita a diventare il primo paese a livello europeo con la creazione, secondo il rapporto Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio), di 400mila posti di lavoro negli ultimi quattro anni

Anni in cui i toni trionfalistici si sono sprecati e dove il segno più ha contraddistinto le campagne di posizionamento di molti operatori: più fatturato, più occupati, più energia pulita, più tutto insomma.

Oggi siamo passati al segno meno e tutti si lamentano a gran voce della “macelleria fotovoltaica” che il Governo ha scientemente decretato..

Probabilmente, il vecchio adagio di“chi si loda si imbroda” ha ancora il suo perché e un atteggiamento forse meno trionfalistico avrebbe aiutato il mercato a gestire meglio la crisi che lo sta investendo.

E dato che le brutte notizie (perlomeno quelle preoccupanti) non fanno parte del DNA di un settore proiettato verso la positività e l’utilità sociale, qualcosa oggi è scomparso dalle cronache dedicate al nuovo conto energia. Sarebbe bello sapere cosa rimane di quei 400 mila posti di lavoro ma per questo attendiamo fiduciosi l’aggiornamento del rapporto

Certo, chi cura questo blog già due anni fa aveva parlato di posti di lavoro temporanei, legati perlopiù alla produzione e all’installazione ma nessuno si sarebbe aspettato una fuga dalle produzioni così veloce. Nel giro di due anni i posti di lavoro andati in fumo sono stati migliaia così come migliaia sono stati gli euro spesi per coprire le casse integrazioni di questi lavoratori. Nel solo distretto del fotovoltaico di Padova, oggi praticamente scomparso, a dicembre 2011 erano stati spesi 1 milione di euro tra cassa ordinaria e straordinaria. Oggi, prudentemente, qualcuno ha già annunciato “di dover ricorrere a provvedimenti straordinari per far fronte ai cambiamenti legislativi e di mercato” ma fino all’anno scorso questa prudenza non esisteva. Si è continuato a produrre, tra un intervallo di cassa integrazione e un altro, sapendo benissimo che il periodo delle vacche grasse sarebbe finito. Una sorta di temporary shop dove i lavoratori dovevano coprire solo la stagione autunno inverno in attesa di spostare il business su altro, più a valle della filiera.

Obiettivo degli incentivi, si diceva, era accompagnare la crescita di un’industria nazionale, degna di questo nome. Oggi, se guardiamo a cosa rimane di quell’industria baciata dal sole possiamo dire: “ben poco”. Dei cinque produttori in pole position fino all’anno scorso non rimane quasi nulla, solo richieste di cassa integrazione che molti non riescono neanche a pagare ai loro ex dipendenti. Per non parlare poi del disastro sull’indotto che sta travolgendo intere aree industriali già in crisi (basti pensare alla Brianza o alla zona di Padova) e ai tantissimi debitori che bussano alle porte delle aziende senza trovare risposte; se va bene, si vedono riconoscere il 30% di quanto loro dovuto. Dei fallimenti poi non è dato sapere perché di queste cose in Italia, si sa, è inutile parlare. Secondo la CGIA di Mestre ce ne sono 35 al giorno. Peccato che in questo caso stiamo parlando di aziende fallite nonostante gli incentivi e che hanno voluto fare il passo più lungo della gamba con progetti industriali forse un po’ troppo ambiziosi. Oppure, come in molti casi, troppo poco ambiziosi puntando tutto su una produzione di basso profilo, senza investire in ricerca e innovazione perché, “gli incentivi non lo consentivano” e in Italia non c’è una politica industriale degna di questo nome. Ed ecco allora arrivare i cinesi e la loro invasione di pannelli uguali – ma meno costosi – a quelli italiani.

Tutti fatti di cui si parla poco ma che rappresentano un costo economico e sociale da aggiungere naturalmente al costo dei sussidi. La cosa interessante è che chi paga le bollette sono anche quelle donne e quegli uomini che fino a qualche mese fa lavoravano mettendo insieme pezzi di silicio e che oggi sono a casa, in attesa di risposte e di tempi migliori. Tanti di loro avevano creduto di aver trovato il “lavoro del futuro” ma evidentemente si erano sbagliati. Forse ora li aspetta un nuovo temporary shop in cui verranno impiegati per la prossima stagione autunno inverno. Su quale nuova scommessa industriale però non è dato sapere.

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35 Responses

  1. Stefano

    in effetti a pensarci bene, avere un settore che genera lavoro ricchezza ripartita e opportunità è una cosa asssolutamente deprecabile!
    come possiamo immaginare di fare stare in piedi un sistema morto se poi permettiamo al volgo di crearsi delle opportunità?
    ma scherziamo??

  2. Federico

    In pratica: noi paghiamo gli incentivi che, in gran parte, finiscono nelle tasche dei cinesi che producono a prezzi più bassi dei produttori italiani che mettono i lavoratori in cassa integrazione che paghiamo noi. Bel giro!

  3. andrea dolci

    Ennesima dimostrazione che gli incentivi raramente portano vero sviluppo e troppo spesso drogano il mercato.
    Tra i tanti dati negativi legati alla fine del bengodi fotovoltaico, io ne aggiungerei uno positivo: il sensibile miglioramento della bilancia commerciale a seguito dei miliardi in meno di importazioni di pannelli made in China.

  4. Michele C.

    I continui richiami ad un mercato “drogato” e al fatto che il peso del fotovoltaico sia tutto sulle spalle dei contribuenti li trovo oramai poco opportuni e soprattutto poco centrati. Tutti i settori che si sono sviluppati in questo paese sono da sempre stati sulle spalle della collettività (pensiamo al trasporto su gomma e a tutto l’indotto dalle autostrade all’industria) quindi direi che l’argomento è poco portante. La cosa diversa e soprattutto grave è il fatto che l’incentivazione sia rimasta un fatto meramente finanziario del quale hanno beneficiato soprattutto produttori esteri, e li sono d’accordo, e gruppi finanziari (non dimentichiamo che la quasi totalità dell’incentivazione è in mano di fondi di investimento e banche che su questo hanno strutturato le solite operazioni ….). L’incentivazione cosi’ come la puerile normativa del “made in europe” non hanno accompagnato quello che doveva essere il punto di arrivo ad una struttura produttiva forte, posizionata in maniera opportuna sul mercato globale e che non fosse in balia delle banderuole di turno. In sostanza tanto per gradire “alla tedesca” dove l’abbassamento dei margini ha si generato la caduta di colossi, che comunque grazie alla loro conoscenza tecnica e capacità produttiva si stanno rialzando e sono in grado di affrontare il tema della grid parity in modo opportuno; per contro in questo paese il settore è destinato come sempre a rimanere in mano dei soliti 4 monopolisti ricalcando il tema di tutti i settori economici e finanziari nazionali…. ma d’altronde perchè si doveva o poteva sperare in qualcosa di diverso ?

  5. Marco Moschini

    Interessante analisi, credo che altrettanto curiosa possa sapere invece questa altra vicenda: è recente il rilascio di un emendamento al Decreto Sviluppo dell’ex sottosegretario all’Energia, Stefano Saglia (Pdl), sottoscritto anche da Pd, Lega e Fli, e approvato dalle commissioni Finanze e Attività Produttive della Camera e al quale il Governo ha dato parere favorevole, il quale prevede che, per sopperire alla variabilità della produzione da fonti rinnovabili, saranno remunerati i servizi di flessibilità assicurati dagli impianti a ciclo combinato a gas, ovvero la remunerazione degli impianti in base alla potenza messa a disposizione e non alla mera produzione. Puro caso quindi l rilascio di questo nuovo conto energia, o i signori delle fossile stavano guadagnando troppo poco?
    È altrettanto vero che, con l’esplosione del fotovoltaico, che durante il giorno produce elettricità a costo marginale zero e con priorità di dispacciamento, tenendo bassi i prezzi in Borsa nel picco diurno, gli impianti a ciclo combinato a gas durante il giorno spesso non riescono a vendere energia. Per ripagare l’investimento queste centrali dovrebbero funzionare almeno 4mila ore l’anno, invece ne stanno funzionando 2.500-3mila proprio a causa della concorrenza del fotovoltaico.

    I proprietari dei cicli combinati a gas si stanno in parte rifacendo del danno economico tenendo alti i prezzi in Borsa nel picco serale, quando il concorrente fotovoltaico “dorme”, ma questo non sembra bastare.
    Tutto questo mentre nonostante la crisi economica, le emissioni mondiali di CO2 hanno continuato a crescere. Dopo una diminuzione nel 2008 e un aumento del 5% nel 2010 sono salite di un ulteriore 2,7%, raggiungendo il record di 34 miliardi di tonnellate.

  6. Marco Moschini

    A proposito dei cinesi, e dei loro pannelli, comperati con i nostri incentivi, aggiungerei nei commenti il fatto che il dumping del governo cinese ha permesso di pagare il sottocosto della loro produzione a discapito delle produzioni europee, con la tacita complicià dei nostri governi che gran poco invece hanno contribuito per sostenere la produzione nazionale.
    La bilancia commerciale in favore della Cina è scesa, ma il dato fondamentale è che l’industria locale è devastata.. e se parlano di ricerca mi spieghino dove possiamo collocare i nostri prodotti, quando tutti i politici che si sono susseguiti hanno favorito logiche speculative a favore dei soliti ignoti (gran parte dei grandi impianti sono di fondi… banche..) , senza mantenere corrette le misure verso un mercato che poteva reggersi serenamente da solo se correttamente condotto allo sviluppo.. E’ diventato la bestia nera delle bollette nel momento in cui i fondi avevano la panza piena, e i possessori dei cicli combinati (eni, enel) hanno visto i loro generatori lavorare troppo poco, drogando le bollette alla sera.. alias che gli incentivi che fanno abbassare i costi durante il giorno (il MWh è sceso da 110 a 70 € grazie alle rinnovabili) sovvenzionando le rinnovabili di giorno sono vanificati dai turbogas la sera… i soldi che non guadagno di giorno li guadagno di sera…

  7. Davide

    a parte il fatto che nell’articolo si parla solo del nord-est italia, si forse gli incentivi hanno drogato il mercato ecc ecc, ed ora che li hanno ridotti si è ridotta la domanda sia per quanto riguarda il lato della produzione sia di installazioni di impianti fotovoltaici; ma altrettanto gli incentivi hanno permesso a molte aziende piccole e medio grandi del settore energie di rimanere in piedi ed evitare la chiusura per fallimento, quindi, parlate anche dei posti di lavoro che sono stati salvati…
    in ogni caso sul fotovoltaico nonostante le mazzate da parte del governo con il V conto energia, ci si può ancora investire: installare in impianto fotovoltaico per autoconsumo conviene ancora…
    Inoltre vanno considerate le scelte etico-manageriali e non soltanto quelle politico-economiche: se un imprenditore che opera nel settore delle energie alternative, in particolare nel fotovoltaico, sceglie di puntare sul prezzo piu basso e di comprare moduli fotovoltaici di provenienza cinese, di certo non avrà fatto un favore all’economia “nostrana”; mentre l’imprenditore che ha scelto di puntare, si su un prezzo piu basso, ma pur mantenendo un certo livello di qualità dei moduli, sicuramente ha contribuito a migliorare lo stato dell’economia prima italiana e poi europea…
    in fine nell’articolo non c’è alcun riferimento ai benefici ambientali che ha portato il fotovoltaico: dato il gran numero di impianti installati, la domanda di energia elettrica diurna è soddisfatta in gran parte dal fotovoltaico, costringendo le grandi centrali a carbone, turbogas ecc, a lavorare molto meno, e di conseguenza ad inquinare meno…

  8. LiberaleDeluso

    @Stefano
    A Stefano! Ovviamente non è deprecabile qualcosa che crei opportunità e ricchezza; deprecabile è la pretesa che sia sufficiente un decreto per crearli; che poi, sappiamo benissimo cos’ha mosso tutto questo cinema: la pressione di “alcuni soggetti” ad incentivare delle scelte a scapito di altre.

  9. Il dumping Cinese è iniziato quando qualche genio Italiano, produttore di moduli FV, che non è in grado di produrre in maniera competitiva, non contento dell’incentivo ha voluto anche il premio 10% per il Made in EU.

    Risultato: I Cinesi hanno abbassato i prezzi del 20% e hanno reso inutile questa BOIATA.

    Invece gli Italiani ci hanno creduto e sono stati letteralmente fregati perchè numeri alla mano il Made in EU conviene solo ai produttori di Moduli e non all’utente finale che paga l’impianti di più e guadagna di meno.

  10. Laurent

    E’ la fine prevista di una follia che ci costerà altri 6 MILIARDI di Euro per i prossimi 18 anni. Come chi ha distrutto la macchina e resta con le rate da pagare.
    La validità di una tecnologia è inversamente proporzionale alla quantità di obblighi di legge e di incentivi statali necessaria ad imporla. Il fotovoltaico non sfugge a questa regola anzi ne è l’esemplificazione più eclatante.
    Un mare di soldi da girare, con pochissima fatica è l’ideale per giochetti finanziari a spese dell’utente, costretto a pagare cifre folli con la scusa delle “rinnovabili”.
    6 MILIARDI all’anno sono una gabella di 100 Euro all’anno per italiano, cioè circa 300 Euro all’anno per un nucleo di 3 persone, a fronte del quale avremo il 3% dell’energia elettrica che ci serve, cioè quasi nulla.

    Con 6 miliardi (ogni anno!) si potevano riqualificare (caldaia a condensazione, valvole termostatiche, contabilizzazione individuale, qualche coibentazione) GRATIS 150.000 (CENTOCINQUANTAMILA) condomini di 16 appartamenti all’anno, con ricadute occupazionali (produttori, installatori, progettisti, …) locali ben maggiori. Soprattutto il conto reale l’avrebbero pagato russi e algerini col minor gas venduto.
    Questo sarebbe stato un esempio di green economy vera.

    I 6 MILIARDI da pagare per i prossimi 20 anni, servono per un megafinanziamento alla Cina che si è pappata circa la metà dei soldi spesi per questi pannelli e li ha usati per fare fabbriche che fanno fallire prima di nascere il miracoloso “indotto” italiano. Ce n’era proprio bisogno di un ulteriore aiuto alla Cina.
    Questa è “green economy” nel senso che ci fa rimanere al verde.

    Proposta finale: chi beneficia del conto energia porti le fatture d’acquisto ed installazione dei pannelli. Quanto l’incentivo percepito raggiunge il valore dei pannelli si interrompa l’erogazione degli incentivi.

    Le attività produttive energivore scappano dall’Italia anche per il componente A3, che pesa per il 20% sul costo dell’energiua elettrica anche per l’industria. Ricordiamoci anche di questo quando ci chiediamo perchè le industrie scappano a gambe levate dall’Italia.

    La storia del fotovoltaico italiano è molto peggio di quello che sembra.
    Merita un posto in prima file nelle peggiori scelte demagogiche ed economicamente catastrofiche degli ultimi decenni: più di cento miliardi di euro complessivi buttati via.

  11. Non credo sia corretto dare la colpa della attuale situazione fotovoltaica ad i cinesi oppure agli speculatori italiani e stranieri. Il vero problema che si è determinato in questi anni, in tale settore, risale unicamente nella incapacità ed incompetenza dei nostri politici e nelle pressioni esercitate dalle lobby energetiche tradizionali. In Italia si era partiti dal “programma dei tetti fotovoltaici”, che prevedeva fino al 75% di finanziamento a fondo perduto sull’investimento fotovoltaico, per poi procedere con ben 5 conti energia. Il primo programma è stato un vero flop, causa la fantasia Italiana di accedere ai finanziamenti a fondo perduto. Il primo conto energia, che prevedeva una preregistrazione degli impianti, è stata la partenza di fortissimi atti speculativi, ovvero: società preregistravano progetti di impianti e poi cercavano di venderli a prezzi assurdi. Il secondo conto energia ha permesso la costruzione di impianti a terra soprattutto in regioni dove non c’era necessità di incrementare la locale produzione di energia elettrica, creando quindi anche le prime problematiche di distribuzione dell’energia stessa. Il terzo conto è durato pochissimo perché architettato male. Sostituito quindi dal quarto conto che aveva come obiettivo di premiare gli impianti, anche di generose dimensioni, su edifici. Ma era già troppo tardi. Il secondo conto aveva permesso l’invasione degli impianti a terra da diversa mega di potenza. Quale è stato l’errore dei nostri politici a fronte di questo sintetico scenario? Già dal secondo conto energia bisognava pensare ad incentivi diversificati per regione in base alle loro reali esigenze energetiche, favorendo applicazioni nelle zone ad alta densità industriale e residenziale. Questo avrebbe significato anche una riduzione dei costi produttivi delle nostre imprese. Non avrebbe inoltre provocato grosse problematiche nella rete di distribuzione.
    Il vero problema è che, non avendo mai avuto un piano energetico nazionale, i nostri politici non potevano avere né dati su cui riflettere obiettivamente, aggiungendo inoltre l’errore di non affidarsi, nella definizione dei decreti, a personaggi competenti del mercato e della tecnologia. A tutto ciò si aggiungono le pressioni delle lobby energetiche tradizionali, che hanno visto la quota di componente tariffaria A3 rivolgersi sempre di più alle energie rinnovabili, a discapito di quelle “assimilate alle rinnovabili”, come da definizione del CIP6. Il risultato che abbiamo ottenuto nel fotovoltaico in Italia: mancato consolidamento di una filiera nazionale e i nostri soldi (per intenderci gli incentivi) che si trasferiscono per quasi il 60% a fondi di investimento stranieri, ovvero vanno all’estero. Vivo nel settore ormai da dodici anni, ne conosco tutta la storia, oggi con grosso rammarico colpevolizzo solo ed unicamente i nostri politici, che non hanno saputo legiferare in modo sano e corretto per questo settore.
    ing. Fulvio Sassi

  12. Gianni

    Bravissimo Laurent, sono d’addordo con ogni virgola che metti, ed aggiungo anche che con il fotovoltaico ( parliamo di villette ) i poveri cristi che non riescono ad anticipare 20000 Euro per installare i pannelli, pagano le installazioni ed i risparmi energetici di evasori, notai, farmacisti e di tutta la crema della societa’ che hanno i 20000 euro per installare i pannelli e che rientraranno in 20 anni del costo sostenuto per la loro installazione e che non pagheranno piu’ energia elettrica

  13. Marco Moschini

    per una giusta lettura del mondo fotovoltaico, e per avere la corretta percezione dei dati, è doveroso precisare che mentre continua a calare la produzione e la richiesta di elettricità in Italia, la produzione da fotovoltaico cresce a tre cifre e nel mese di aprile 2012 è pari a 1,568 TWh, cioè il 7,44% di tutta la produzione elettrica del mese. Nel primo quadrimestre 2012 il FV ha rappresentato il 5,5% della produzione e il 4,8% della domanda. Dai dati di Terna.

  14. Antonio Belmontesi

    @Marco Moschini
    Come si fa a citare i dati Terna, senza accorgersi o mettere in rilievo che questa follia delinquenziale del fotovoltaico, più che al termoelettrico, sta facendo concorrenza all’idroelettrico?!?
    Dall’inizio di quest’anno la produzione di energia idroelettrica è diminuita di 5191 GWh (-20%), fotovoltaico ed eolico insieme hanno fatto registrare un incremento pari a 8591 GWh rispetto al 2011. Ciò significa che il 60% di tale incremento è andato ad abbattimento di idroelettrico. Se non è follia questa…

  15. Marco Tizzi

    @Antonio Belmontesi
    Se i dati sono veri è la cosa più demenziale che abbia mai letto.
    L’idroelettrico è da anni competitivo con qualsiasi fonte di energia elettrica, è verde, è completamente sottoutilizzato perché i nuovi impianti mini e midi possono funzionare con salti di un metro o poco più.

    Questo Paese ha qualcosa di profondamente marcio: non funziona più il buonsenso.

  16. Ganavion

    Stefano, secondo me tu confondi l’ideologia con l’economia. Non è con l’ideologia che risolverai i problemi della gente. Per farti capire, immagina che avessimo voluto fare la stessa cosa coi telefonini, qualche anno fa, quando costavano due milioni e mezzo di lire, erano ingombranti e poco pratici. Immagina che qualcuno accecato dall’ideologia avesse voluto incentivare i telefonini allora, senza aspettare il normale evolversi delle tecnologie. L’Italia avrebbe buttato enormi somme, creando disoccupazione e fame, per avere cosa ? Quello che comunque si è avuto, quando la tecnologia è diventata conveniente. Ora il telefonino è alla portata del popolo, perché la sua tecnologia è matura. Invece, per le rinnovabili, per stupida, miope, incosciente ideologia, non si vuole aspettare che la tecnologia maturi e si vuole imporre una tecnologia attualmente assurda, che crea solo fame e disoccupazione. Questo perché si mette l’economia sotto i piedi, per ragioni di ideologia. Sarebbe ora che la smetteste di ragionare con i sogni (utopistici).

  17. Eriberto Genovese

    … e poi prepariamoci anche a pagare lo smaltimento dei pannelli quando questi saranno esausti.

  18. Enrico

    Il punto vero è la mancanza di una politica industriale italiana. Se come paese non siamo capaci di sviluppare una solida industria elettronica nazionale, se non con piccole eccezioni di nicchia, è ovvio che in um mondo sempre più basato sulla tecnologia il denaro finisce all’estero. E non solo in Cina ma anche nella vicina Germania, che per il fotovoltaico ha ad esempio operato in modo molto più intelligente e stategico.

  19. Enrico

    @Antonio Belmontesi
    Attenzione però. Al momento non posso verificare i dati, ma per esperienza diretta di alpinismo invernale segnalo che questo inverno ha visto poche precipitazioni e ho visto poi a primavera i bacini abbastanza vuoti. L’idroelettrico ha bisogno di neve e poi di precipitazioni regolari. Questi confronti non possono essere fatti su archi temporali brevi. Se il tempo è soleggiato, meno precipitazioni, meno idroelettrico ma più fotovoltaico, anche d’inverno.

  20. Enrico

    @Maria Grazia
    Bravissima a segnalarlo ancora. Con buona pace di chi si strappa le vesti dicendo che l’energia costa cara a causa degli incentivi alle rinnovabili. Pur ben sapendo che gli incentivi sono stati spesso dati a sproposito sia per quantità sia per qualità, ad esempio spingendo a utilizzare anche terreni agricoli.
    Tornando alla chiusura di centrali termiche e alle relative reazioni, purtroppo siamo sempre lì: se chiudiamo le centrali termiche perdiamo posti di lavoro, ma se la tecnologia delle rinnovabili la prendiamo dall’estero non ne creiamo di nuovi.

  21. Lorenzo

    L’energia in Italia costa inutilmente cara anche a causa degli incentivi, a chiunque vadano.
    Se si è liberali, gli incentivi vanno usati col contagocce e se vanno al fotovoltaico (= alla Cina) o al CIP6 vanno abrogati. Darne in dosi massicce e inutili come si è fatto col fotovoltaico vuol dire aver creato un’industria parassita che adesso piange perchè è finita la cuccagna. Peggio per loro se si sono illusi di poter vivere a sbafo.

    Il fotovoltaico non sostituisce un solo MW di fonti tradizionali perchè non è “disponibile” (cioè non c’è quando serve ma quando vuole lui). Quelle centrali chiuse sono vecchiumi che non servono più in periodo di vacche magrissime. Il picco si fa con turbogas ed idrolelettrico.

  22. Marco Sartor

    Cara Lucia, mi permetto di fare alcune osservazioni al tuo articolo:
    – il riferimento ad incentivi generosi mi sembra, scusa la ripetizione, alquanto INgeneroso: ti ricordo infatti che la Germania e la Spagna, quando sono partiti ad incentivare il fotovoltaico prima di noi italiani hanno dato incentivi perfettamente in linea con quelli dati successivamente da noi (come al solito facciamo le cose positive solo dopo che le hanno fatte gli altri). Non è che ce li siamo inventati di punto in bianco perchè il legislatore di turno si è svegliato male la mattina (per la cronaca i nuovi incentivi Giapponesi sono anche superiori ai nostri)
    – toni trionfalistici: bah, essendo un settore relativamente di nicchia questi grandi toni non mi sono così tanto rimasti impressi…certo, in un paese dove ogni settore ha davanti il segno meno, essere nell’unico (o fra i pochi) ad avere il segno +, inorgoglisce e sfiderei chiunque a resistere alla tentazione…inoltre nessuno sano di mente ha mai nascosto il fatto che il settore si sosteneva sugli incentivi (il problema che tu conosci benissimo è che è un settore pieno di “scappati di casa” a causa della enorme e rapida crescita che non ha creato una “classe dirigente” all’altezza)..sai di cosa sto parlando!
    – come detto in un altro intervento su un altro articolo, quello che gli operatori lamentano non è tanto la diminuzione degli incentivi in se stessi (di cui chiunque si lamenterebbe se fatta ogni 3×2), ma il continuo cambio delle regole: 5 Conti Energia in 5 anni sono decisamente troppi, soprattutto perchè ogni volta hanno cambiato le regole del gioco
    – il riferimento ai posti di lavoro: non so dire quanti siano veramente, so solo che i posti di lavoro legati alla produzione dei pannelli fotovoltaici sono un discorso che lascia il tempo che trova. Chi ha una minima conoscenza del settore sa che la produzione dei pannelli è un lavoro a bassissimo valore aggiunto, perchè consiste nell’assemblare pezzi diversi (e neanche tanti perchè sono principalmente 4-5): come si può pensare che l’Italia possa essere competitiva in un’attività così “stupida”? Essere invece un’azienda che produce i materiali di assemblaggio (semplifico il processo per i non-pratici) è anch’esso fuori dal controllo del nostro paese perchè prevede la disponibilità delle materie prime (in questo caso il silicio)…tante belle cose ha l’Italia, ma fra queste non sicuramente le materie prime!!! Insomma i VERI posti di lavoro sono quelli di chi costruisce ed installa gli impianti fotovoltaici e ti assicuro che quelli sono ancora lì sul mercato a sputare sangue e combattere per mantenere la loro attività e cambiare la propria offerta adattandola alle mutate condizioni di mercato

  23. Marco Sartor

    @Lorenzo: mi sembra che tu parli per “sentito dire”. Non è assolutamente corretto, anzi, contrario alla realtà il fatto che “Il fotovoltaico non sostituisce un solo MW di fonti tradizionali perchè non è “disponibile” (cioè non c’è quando serve ma quando vuole lui)” perchè produce il massimo quando la domanda di energia è massima, ovvero nelle ore diurne e quando fa più caldo!
    – l’energia non costa cara SOLO a causa degli incentivi perchè parti significative della – TUA bolletta vanno a finanziare progetti nucleari mai realizzati, i costi di stoccaggio delle scorie nucleari di centrali chiuse, finanziamenti vari alla produzione di energia da fonti fossili (leggi carbone e gas): anzi, il fatto che il fotovoltaico produca quando serve di più ha permesso una diminuzione del prezzo medio del costo del kWh (vai a vedere i prezzi del mercato libero dell’energia)
    – gli incentivi non sono andati alla Cina e basta dire questa stupidaggine: ne sono andati solo parzialmente ma per il semplice fatto che il nostro paese non è in grado di dare la possibilità di produrre pannelli a costi competitivi. Sai quanto soldi hanno preso i cinesi per un impianto da 1 MW? mediamente 1 M€….gli incentivi ammonteranno a circa 10/12 M€ che non prenderanno i tuoi amati cinesi, ma le aziende principalmente italiane che hanno costruito gli impianti, ai 100/200/300/440 mila (a seconda delle fonti) dipendenti di questo settore, ai vari fondi (ASSOLUTAMENTE EUROPEI!!!) che gestiscono le VOSTRE pensioni e che non sanno in cosa investire, alle banche ed ad una miriade di imprenditori privati che hanno voluto/potuto investire dei soldi in questo settore.
    Il giusto commento è che non esiste la bacchetta magica: la soluzione perfetta è un mix di energie di tipo diverso. E’ stupido e limitativo dire che c’è una tecnologia superiore! Ognuna di esse ha i suoi pregi ed i suoi difetti! E, soprattutto, ognuna di esse merita il giusto rispetto principalmente per la gente che ci ha lavorato o che lo fa tutt’ora e che ONESTAMENTE si guadagna da vivere ogni giorno!

  24. Gaetano Criscenti

    1) la bolla speculativa sul fotovoltaico, la difficoltà della rete elettrica di Terna ad assorbire i picchi di produzione fotovoltaica ed eolica ( nessuno ne parla ma sarebbe il caso di approfondire), la mancanza di sviluppo e ricerca che poteva e può dare quello che non può darci la produzione/ assemblaggio dei pannelli – bravo Sartor -, nasce da una volontà, non cecità, politica: solo i ciechi non avrebbero capito che favorire, come si è fatto con tutti i conti energia tranne quello attuale, i grandi impianti, senza dare una vera sterzata a favore dei piccoli e piccolissimi impianti, avrebbero accentuato in maniera pazzesca il peso della bolletta : Sapete quanti impianti da 6kwp ( impianti già grandi per una casa e per una piccola azienda) ci vogliono per pareggiare gli incentivi che incassa 1 solo impianto da 1 MWP? 133/150 a seconda che si consideri il centro o il sud . E se pensate che il peso burocratico e le difficoltà autorizzativa sono a volte quasi uguali, vi rendete conto del motivo per cui investitori di tutti i tipi si sono buttati su di un business che portava fino al 25 % di rendita. Tra l’altro non si è voluto neanche mettere mano ai SEU, http://qualenergia.it/articoli/20120515-sistemi-efficienti-di-utenza-SEU-la-grid-parity-dietro-al-contatore che avrebbero consentito l’accoppiamento razionale tra produttore di energia ed utilizzatore di prossimità e ci avrebbero liberato da pesi assurdi sulle nostre bollette. Un settore che viene sovvenzionato così tanto da far diventare , per i grandi investitori, inutile investire in ricerca per massimizzare il rendimento dei pannelli e sopratutto per consentire l’accumulo di energia ( vedi celle a combustibile ed altro) è destinato a rimanere indietro. Ed i politici questo lo sapevano ( di tutto si può accusare Berlusconi e Prodi tranne che di mancanza di senso degli affari) e questo hanno voluto.
    Vorrei inoltre tranquillizzare tutti a proposito delle dinamiche del costo delle bollette energetiche http://www.autorita.energia.it/it/onerigenerali.htm. : se il costo degli incentivi alle rinnovabili ( anche l’eolico e biomassa) assieme a quello per le assimilabili ( impianti che usano l’odio pesante etc) grava per il 62% sul totale degli oneri, questo è valido solo per la bolletta elettrica. E per il gas ed i suoi aumenti ingiustificati vista la diminuzione del prezzo del gas sul mercato mondiale, come la mettiamo? Anche li il fotovoltaico?

  25. Marco Moschini

    Riporto i dati relativi alla produzione di maggio 2012: a maggio il fotovoltaico ha coperto il 9% della produzione elettrica totale (pari a 22.891 GWh) e l’8% della domanda. Rispetto allo stesso mese del 2011 l’incremento della produzione da fotovoltaico è stato di 3,3 volte. Da rilevare a maggio anche la crescita della produzione della fonte idroelettrica (+15,9%) ed eolica (+39,2%). Con il segno negativo anche il saldo di energia con l’estero che fa segnare una diminuzione del 4,8%.
    Il freno maggiore in Italia, per lo sviluppo del mini-idro, che è sicuramente più vantaggioso rispetto agli ormai vecchi grandi impianti, è, tanto per cambiare, la burocrazia. L’ultimo inciampo è arrivato pochi giorni fa con la sentenza del Consiglio di Stato che annulla definitivamente una delibera dell’Autorità per l’Energia e il Gas (Aeeg Arg/elt 109/08) che conteneva la revisione dei prezzi minimi garantiti per questa fonte, la prima tra le rinnovabili per cui erano stati differenziati. Tutto era partito con il ricorso al TAR da parte di un’associazione dei consumatori (la Casa del consumatore) contro la delibera dell’Autorità: i prezzi minimi garantiti per gli impianti idroelettrici di potenza fino a 1 MW (nel 2008 pari  a 136 €/MWh per i primi 250 MWh anziché 98 come le altre fonti) avrebbero pesato troppo sulle bollette degli utenti (“solo 0,00006 €/kWh a consumatore”, ribatte l’Autorità). Prima il Tar Lombardia e poi il Consiglio di Stato hanno dato ragione ai consumatori, annullando la delibera. Risultato: i piccoli produttori idroelettrici (con potenze fino a 1 MW) dovranno restituire al GSE (Gestore Servizi Energetici) parte dei ricavi per la cessione dell’energia fatturati tra il 1° gennaio 2008 e il 30 giugno 2009, con il rischio di chiudere il bilancio 2010 in rosso. Che dire?
    @Antonio Belmontesi

  26. Lorenzo

    @Marco sartor
    Piacere, ingegnere elettrotecnico impiantista.
    Il FV non sostituisce nulla. Il dimensionamento non si fa sul giorno medio ma su quello peggiore. Non c’è solo il giorno d’estate ma anche quello d’inverno, in compenso c’è spesso la domenica di sole per il load flow sono problemi. E la rete non accumula NULLA. Se vai in difetto di potenza istantanea cadi, con le piacevoli conseguenze del caso.
    Alla Cina è andato il 45…50% del costo di quantio installato, scusate se è poco. E il resto cos’è? Intermediazione, 4 staffe per tenere su il pannello e due fili per collegarsi ad un inverter.
    Io sono liberale: via TUTTI gli incentivi.
    E se qualcuno si è illuso di poter fondare la sua attività sui contributi dagli utenti merita di affondare.
    La validità di una tecnologia è inversamente proporzionale agli obblighi di legge (decreto 28/11) ed agli incentivi (oltre 6 MILIARDI di Euro all’anno per 20 anni) necessari per imporla.
    Anche a causa del FV l’Italia affonda.
    Non illudetevi col mini-idro. Bene tutto quello che arriva. Ma con quello non si fanno le migliaia di MW che servono per far andare avanti un paese.

  27. Lorenzo

    … dimenticavo.
    Se ci sono altri ladri che rubano nella nostra bolletta, non è un attenuante. Quando sono più soggetti a commettere un crimine mi risulta che sia un’aggravante, talora chiamata associazione a delinquere.
    Via TUTTI gli incentivi subito.

  28. Antonio Belmontesi

    @Lorenzo
    Osservazioni sacrosante: d’accordo in tutto e per tutto, e in particolar modo sottoscrivo che chi spera di fondare la propria attività sul furto perpetrato a danno di altri merita di affondare.

  29. Antonio Belmontesi

    @Marco Moschini
    Ti limiti a riportare i dati di maggio, che fanno eccezione. Ma già nel mese di giugno si torna a un -15,6% di idroelettrico, nonostante che il coefficiente di invaso dei serbatoi di giugno 2012 sia stato maggiore di quello di giugno 2011.

  30. Giorgio

    Gli italiani sono un popolo di allenatori, di specialisti di economia, di fotovoltaico, insomma, dei perfetti tuttologi…quante fregnacce sul fotovoltaico che ho letto qui sopra, ma quante fregnacce anche dai venditori, che ancora oggi, qui in Friuli, sul quotidiano locale, promuovono il fotovoltaico con gli incentivi vecchi, ed ancora una grande azienda friulana che, nei suoi volantini, rassicura che “le bollette non arriveranno più!”……la confusione è totale, alla fine, la serietà e la qualità, unita all’assistenza farà le scelte finali….già mi immagino, quando le migliaia di famiglie dovrà sostituire un pannello o un inverter, DOVRA’ ANDARE IN CINA O IN QUELL’AZIENDA FALLITA…..e chi paga?!? Sempre pantalone…..

  31. luca

    guarda che per un impianto domestico oggi bastano 8 mila euro (poco meno di 3 kWp di potenza). 20mila euro era, forse, 3 anni fa… aggiornati!!!@Gianni

  32. renudo

    Come avviene, prima o dopo, per tutte le attività assistite, anche le energie rinnovabili stanno affrontando flop a ripetizione.

    Le aziende tedesche del settore sono state costrette tempo fa a dichiarare fallimento come la Solon, Solar Millenium e Solarhbrid.

    A ruota, all’inizio di questo mese, il gigante tedesco del fotovoltaico Q-Cells ha chiesto al tribunale l’ amministrazione straordinaria trovandosi in uno stato di insolvenza (dopo la notizia in borsa ha perso il 42%..)

    Questo è solo un problema tedesco ?

    No…. Anche negli USA … si piange.

    La Solar Trust of America , che avrebbe dovuto realizzare un progetto di energia solare tra i più grandi del mondo , è andata in amministrazione controllata e un’altra rilevante società californiana Solyndra, che ha ricevuto prestiti governativi per 535 milioni di dollari ( … ripeto 535 milioni di dollari ), ha chiuso le saracinesche..

    Siamo in presenza di miliardi di investimenti andati in fumo a cui seguono migliaia di persone oggi senza lavoro assistiti dalle casse pubbliche .

    Anche l’Italia sta pagando la sua cambiale assistendo al fallimento della Pramac , multinazionale senese con sede a Casole d’Elsa attiva nella produzione di sistemi per la generazione di energia elettrica e microturbine eoliche, fino a poco tempo fa un gioiello dell’economia toscana con 230 dipendenti occupati nello stabilimento di Casole con una situazione debitoria complessiva che supera i 190 milioni.

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