Spending review a tempo scaduto?

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (Nessun voto)
Loading...

Se una famiglia tagliasse di 15 euro il suo budget mensile di 1500 euro, sarebbe un “macelleria sociale” o una “riforma epocale” dello Stato?

Quando parliamo della spending review è bene comprendere quale sia il livello di spesa raggiunto e di quanto siano i tagli. Infatti la spending review vede una diminuzione reale di circa l’1 per cento della spesa pubblica. Ancora troppo poco, visti i circa 800 miliardi di euro che lo Stato si trova a spendere ogni anno.

Non è questione di populismo o meno, ma è necessario guardare i dati. Tra il 1995 e il 2010 l’Italia ha accumulato oltre 650 miliardi di deficit e il rapporto debito su prodotto interno lordo ha ormai superato il 120 per cento.

La spesa pubblica è ormai il 50 per cento del PIL secondo le statistiche di Eurostat, che significa al netto dell’economia in nero conteggiata nel PIL dall’Istat, una spesa pubblica superiore al 60 per cento.

E ora si parla di una riduzione dell’1 per cento. Troppo poco, così come la riduzione dei dipendenti statali è troppo timida. Bisognerebbe anche avere il coraggio di guardare i dati delle retribuzioni e fare un taglio degli stipendi pubblici, dato che nel decennio tra il 2000 e il 2010 le retribuzioni pubbliche sono cresciute sempre più che nel settore privato. Addirittura tra il 2000 e il 2005 gli stipendi pubblici sono cresciuti di più del 7 per cento all’anno.

L’Italia ha avuto il bonus dei tassi d’interesse bassi grazie all’entrata nell’Euro, ma ormai anche questo bonus è stato sprecato.

I mercati non credono più all’Italia e probabilmente hanno perso anche la speranza che l’Europa sappia riformarsi da sola. Non è altrimenti spiegabile perché lo spread è ormai vicino ai 500 punti per l’Italia e ai 600 punti per la Spagna.

Un altro motivo per fare di più di quanto stia facendo il Governo Monti è il tasso di decrescita del prodotto interno lordo. Tutti gli istituti internazionali e nazionali prevedono ormai una recessione per il nostro paese molto vicina al 2,5 per cento per l’anno in corso. Una recessione che dovrebbe continuare anche nel 2013, a differenza di quanto potrebbe accadere negli altri paesi Euro.

La contrazione dell’economia, come previsto sta facendo diminuire le entrate del Governo e come ricordavamo su questo sito, questa “manovra” si è resa necessaria per coprire la mancanza delle entrate.

Il gettito IVA, nonostante l’aumento dell’aliquota dello scorso anno, è diminuito perché la crisi sta facendo sentire tutti i suoi effetti negativi.

La spirale aumento delle tasse con conseguente recessione e successiva diminuzione delle entrate è ormai cominciata ed è difficile venirne fuori se non con tagli pesanti della spesa pubblica e al contempo un rilancio delle liberalizzazioni.

L’apertura alla concorrenza è capace di dare fino ad un punto di crescita in più all’anno, secondo le stime di Banca d’Italia. Il decreto liberalizzazioni è rimasto solo sulla carta ed è stato poi affossato dal Parlamento Italiano.

È la ragione per la quale non si può più attendere per una vera riduzione del peso dello Stato in economia, ma non nell’ordine dell’1 per cento, ma almeno di almeno dieci volte tanto.

Ed è la ragione per la quale bisogna riaprire il capitolo liberalizzazioni per ridare fiato ad un’economia che si sta accartocciando su stessa.

Tempo scaduto?

Commenti [13]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *