9
Lug
2012

Spending review a tempo scaduto?

Se una famiglia tagliasse di 15 euro il suo budget mensile di 1500 euro, sarebbe un “macelleria sociale” o una “riforma epocale” dello Stato?

Quando parliamo della spending review è bene comprendere quale sia il livello di spesa raggiunto e di quanto siano i tagli. Infatti la spending review vede una diminuzione reale di circa l’1 per cento della spesa pubblica. Ancora troppo poco, visti i circa 800 miliardi di euro che lo Stato si trova a spendere ogni anno.

Non è questione di populismo o meno, ma è necessario guardare i dati. Tra il 1995 e il 2010 l’Italia ha accumulato oltre 650 miliardi di deficit e il rapporto debito su prodotto interno lordo ha ormai superato il 120 per cento.

La spesa pubblica è ormai il 50 per cento del PIL secondo le statistiche di Eurostat, che significa al netto dell’economia in nero conteggiata nel PIL dall’Istat, una spesa pubblica superiore al 60 per cento.

E ora si parla di una riduzione dell’1 per cento. Troppo poco, così come la riduzione dei dipendenti statali è troppo timida. Bisognerebbe anche avere il coraggio di guardare i dati delle retribuzioni e fare un taglio degli stipendi pubblici, dato che nel decennio tra il 2000 e il 2010 le retribuzioni pubbliche sono cresciute sempre più che nel settore privato. Addirittura tra il 2000 e il 2005 gli stipendi pubblici sono cresciuti di più del 7 per cento all’anno.

L’Italia ha avuto il bonus dei tassi d’interesse bassi grazie all’entrata nell’Euro, ma ormai anche questo bonus è stato sprecato.

I mercati non credono più all’Italia e probabilmente hanno perso anche la speranza che l’Europa sappia riformarsi da sola. Non è altrimenti spiegabile perché lo spread è ormai vicino ai 500 punti per l’Italia e ai 600 punti per la Spagna.

Un altro motivo per fare di più di quanto stia facendo il Governo Monti è il tasso di decrescita del prodotto interno lordo. Tutti gli istituti internazionali e nazionali prevedono ormai una recessione per il nostro paese molto vicina al 2,5 per cento per l’anno in corso. Una recessione che dovrebbe continuare anche nel 2013, a differenza di quanto potrebbe accadere negli altri paesi Euro.

La contrazione dell’economia, come previsto sta facendo diminuire le entrate del Governo e come ricordavamo su questo sito, questa “manovra” si è resa necessaria per coprire la mancanza delle entrate.

Il gettito IVA, nonostante l’aumento dell’aliquota dello scorso anno, è diminuito perché la crisi sta facendo sentire tutti i suoi effetti negativi.

La spirale aumento delle tasse con conseguente recessione e successiva diminuzione delle entrate è ormai cominciata ed è difficile venirne fuori se non con tagli pesanti della spesa pubblica e al contempo un rilancio delle liberalizzazioni.

L’apertura alla concorrenza è capace di dare fino ad un punto di crescita in più all’anno, secondo le stime di Banca d’Italia. Il decreto liberalizzazioni è rimasto solo sulla carta ed è stato poi affossato dal Parlamento Italiano.

È la ragione per la quale non si può più attendere per una vera riduzione del peso dello Stato in economia, ma non nell’ordine dell’1 per cento, ma almeno di almeno dieci volte tanto.

Ed è la ragione per la quale bisogna riaprire il capitolo liberalizzazioni per ridare fiato ad un’economia che si sta accartocciando su stessa.

Tempo scaduto?

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13 Responses

  1. Logos

    Articolo perfetto, il problema è che gli amici parlamentari dovrebbero rileggere un pochino Rousseau: il bene comune si realizza nell’interesse genarale, non in quello di tutti. Invece, abbiamo passato anni ed anni ad inseguire i capricci dei pensionati, dei produttori di latte padano, dei metalmeccanici fiom, degli amici di CL ecc…tanto pantalone pagava sempre e gli amici deputati prendevano voti. Lo spread è figlio di questa politica da eunuchi, alla faccia ci chi urlava che ce l’aveva duro!

  2. Franco Iannaccone

    Prevedo un autunno caldissimo, altro che Minosse, Lucifero e perturbazioni afrcane varie!
    Personalmente sto raccogliendo quei 2 stracci che mi sono rimasti e mi appresto a trasferirmi all’estero.
    Sono giunto alla seguente conclusione:meglio fare il manovale in Svizzera che l’imprenditore in Italia.
    Se li faccia pagare da questi “disertori di vanga” (politici, sindacati, boiardi di stato, pseudobanchieri, etc) le tasse lo Stato Ladro Italiano!!
    Mi hanno tosato per oltre 30 anni, adesso basta.

  3. paolo

    Caro Giannino, seguo con piacere la sua rubrica. La seguo perchè è dincera ed onesta. Perchè dice cose VERE senza paura e difende noi sudditi ke siamo vessati e disprezzati dalla politica. Siete una perdona onesta. Ed io ringrazio Dio che siete dalla nostra parte.

  4. lionello ruggieri

    L’autore avrebbe avuto il dovere di informarsi su alcune questioni economiche almeno su quelle che trovano d’accordo Landini (FIOM) e Cipolletta (ex D.G: Confindustria) ovvero che il taglio dellas spesa ha un effetto depressivo molto superiore all’aumento della pressione fiscale. considerata questa macroscopica dimenticanza di base credo sia inutle commentare il resto.

  5. radicipiero

    @lionello ruggieri
    e’ meglio che Lei si renda conto che quello che pensano Landini e Cipolletta vale “minus quam m…a ” nell’ economia globale !
    La sola via di uscita consiste nel dirottare risorse dalle fascie improduttive alle fascie produttive del paese, ma questo e’ molto piu’ difficile da realizzare che non tagliare e …. sperare in Dio.
    In questo paese dove tutti i privilegi acquisiti vengono visti come “diritti” acquisiti e quindi intoccabili fare riforme e’ semplicemente impossibile, ancorpiu’ se queste riforme comporterebbero per molti dover passare dalle “mezze maniche” lima. Per questo con Monti o con chiunque altro andremo a fondo piu’ o meno lentamente. A meno che illustri economisti come Lei che dichiarano che l’ aumento della pressione fiscale e ‘ l minore dei mali riecano a trovare la quadra !

  6. marco

    Perfetto dottor Giuricin, documentare è l’unico strumento per far crescere un pensiero analitico e consapevole tra i contribuenti per evitare di avere indignati anzichè critici. La critica è il primo passo della proposta. 550 miliardi (il 25% della presunta eredità conclamata dai politici odierni) in 10 anni vuol dire 50 miliardi l’anno come giustamente rileva lei cosa vuole che pensino di noi i nostri creditori (i presunti speculatori) “che ci stiamo attrezzando per aumentare la nostra solvibilità”? barzellette! quindi evidentemente credo che come professore Monti sarebbe stato più convincente con un piano triennale di taglio alla sspesa di 3 punti all’anno (80 miliardi a regime) dato che son convinto che per un paese come l’Italia 500 miliardi possano garantirci il livello di servizio che stiamo ricevendo come contribuenti. Così come son convinto che siamo molto in ritardo con le liberalizzazioni che personalmente penso valgano molto più di un aumento dell’1% sul PIL

  7. Francesco Dia

    La spesa pubblica è ormai il 50 per cento del PIL secondo le statistiche di Eurostat, che significa al netto dell’economia in nero conteggiata nel PIL dall’Istat, una spesa pubblica superiore al 60 per cento.

    Mi permetto di sottoporre al gruppo ed in modo particolare al nostro Giannino il seguente quesito come spunto di riflessione:
    Alla formazione del PIL, col metodo di calcolo in uso, concorre anche la pubblica amministrazione. Se si provasse a ricalcolarlo valutando separatamente quest’ultima componente a quanto ammonterebbe l’incidenza percentuale della spesa pubblica sul PIL derivato solo dalle compnenti produttive?

  8. marco

    @Francesco Dia
    Forse avremmo già qualche problema a metterci d’accordo sulle “componenti produttive” dai giardinetti comunali, alle sedi provinciali distaccate o gli ospedali che poi si dovranno chiudere a 30 chilometri dai centri di eccellenza (Albenga VS Finale Ligure dove è stato rimesso in sesto il pilota Kubitza). regionali coi festival e le manifestazioni della salamella e relative visite istituzionali magari in elicottero, o le massicce sovvenzioni per le rinnovabili- ma se ci teniamo flessibili le produttive viaggiano dal 20 al 50% circa

  9. windwaves

    bravo Andrea ! ma allora qualcuno in Italia si rende conto della realta’ ! certo, lo so, ma non capisco perche’ siamo pochi e non abbastanza incazz ….

    Aggiungerei alla tua osservazione statistica che “Tra il 1995 e il 2010 l’Italia ha accumulato oltre 650 miliardi di deficit e il rapporto debito su prodotto interno lordo ha ormai superato il 120 per cento”, un osservazione che trovo essenziale:

    tutta questa spesa per che cosa ?? mi pare niente di niente ! il paese va a remengo, ordine pubblico non esiste, puiblic safety nemmeno, difesa militare patetica, infrastrutture a livello di Afghanistan, educazione una disgrazia …….

    Spendere puo’ anche andare bene, anche deficit spending puo’ andare bene (in casi specifici) ma NON quando lo scopo unico e’ il sostenimento continuo di uno stato/amministrazione di ladri/criminali. Trattasi di crimini contro i cittadini onesti, che pagano le tasse, perche’ non hanno scelta.

    E’ cosi’ semplice ! Lo scandolo della spesa pubblica italiana, chiaro come il sole.

  10. windwaves

    Franco Iannaccone :Prevedo un autunno caldissimo, altro che Minosse, Lucifero e perturbazioni afrcane varie!Personalmente sto raccogliendo quei 2 stracci che mi sono rimasti e mi appresto a trasferirmi all’estero.Sono giunto alla seguente conclusione:meglio fare il manovale in Svizzera che l’imprenditore in Italia.Se li faccia pagare da questi “disertori di vanga” (politici, sindacati, boiardi di stato, pseudobanchieri, etc) le tasse lo Stato Ladro Italiano!!Mi hanno tosato per oltre 30 anni, adesso basta.

    e hai ragione – scappate! Io me ne sono andato da 20 anni. La migliore decisione della mia vita.

  11. francesco

    cento euro in meno al mese per la riduzione del buono pasto,su 1500 del mio stipendio da pubblico impiegato, non sono briciole per la mia famiglia, ma neanche macelleria sociale ovviamente. ma per quanto rigurda la spesa pubblica: solo una goccia di risparmio nel mare e solo un effetto recessivo. Monti è forte coi deboli, debole coi forti. italiani sveglia.

  12. Se è vero come è vero che la spesa pubblica in Italia aumenta sempre di più senza avere un corrispettivo adeguato, se è vero come è vero che bisogna ridimensionarla altrimenti, a breve, vedremo i sorci verdi, sarebbe il caso di riflettere sul da farsi.
    Un piccolo suggerimento all’attuale governo potrebbe essere, considerato che i ministri non rappresentano alcun partito o clientele, quello di riformare i loro ministeri ed evitare che ci siano tanti dirigenti e direttori generali che sono autorizzati a fare poco o nulla.
    Si risparmierebbe sull’oggi e sul domani. Si potrebbero azzerare nei tanti ministeri i direttori regionali rendendo, tra l’altro, più rapida e funzionale l’amministrazione. Credo che un’operazione del genere l’abbia già fatta l’INPS.
    Questa operazione richiederebbe pochissimo tempo (un paio di mesi) e farebbe veramente risparmiare danaro allo Stato. Pensate solo a quante macchine blu, autisti e personale che verrebbero liberati e utilizzati nei posti dove c’è effettivo bisogno.

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