9
Lug
2012

Se la spending review è macelleria sociale anche per confindustria – di Enrico Zanetti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Enrico Zanetti.

La revisione della spesa cui sta dando corso il Governo è tardiva e insufficiente.

È tardiva perché doveva essere il primo degli interventi, lo scorso gennaio, dopo la paurosa mazzata di tasse, introdotte nel semestre precedente per far fronte, alla meno peggio, alle esigenze di immediato risanamento del bilancio pubblico.

Si sono persi invece cinque mesi tra liberalizzazioni e semplificazioni, mettendoci mano seriamente solo al ricrescere dello spread su livelli vicini a quelli che avevano mandato a casa il Governo precedente e ridotto l’Italia ad un passo dalla resa.

È insufficiente perché non riesce a scongiurare per intero l’aumento dell’IVA a partire dal 2013 e tanto meno riesce a creare i presupposti per ridurre le imposte che già stiamo pagando.

Al punto cui siamo arrivati, senza una regressione delle imposte, è utopistico pensare a una progressione dell’economia.

Nonostante queste oggettive evidenze e l’ulteriore amara constatazione che una parte non marginale della revisione della spesa sembra indirizzata a finanziarne altra, più che a ridurne il valore complessivo, rimane incontestabile il fatto che questo Governo sta finalmente abbozzando qualche passo in una direzione che i precedenti non hanno mai provato seriamente ad imboccare.

E, di fronte al coacervo di partiti che hanno perso cinque legislature, anche la perdita di cinque mesi può alla fine essere vista con una certa benevolenza.

Questi tardivi, insufficienti, ma pur sempre auspicabilissimi primi passi riusciranno a superare le secche parlamentari e li scogli della concertazione sociale, determinando così un risultato anch’esso tardivo, insufficiente, ma idoneo a lanciare un segnale di speranza su cui innestarne di ancora più risoluti?

Difficile, molto difficile, con la qualità di partiti e parti sociali che ci ritroviamo oggi.

Addirittura impossibile, però, se persino il presidente di Confindustria si allinea alla parte più oltranzista del sindacato e critica il neonato percorso di riduzione della spesa per il rischio di “macelleria sociale” che può determinare.

Più che di “macelleria sociale”, in termini di rischio, sarebbe ora e tempo di parlare, in termini pero’ di opportunità, di “macelleria delle parti sociali”, nel senso tecnico di suddivisione a pezzi di questi mastodonti della rappresentanza.

Così come si sono evolute, queste entità che si fanno portatrici di interessi particolari e troppo generali al tempo stesso, fanno ormai assai più male che bene.

Esattamente come più male che bene fanno, in politica, le coalizioni troppo eterogenee.

Abbiamo bisogno di unità nel rispetto da parte di tutti delle regole democratiche, ma non è affatto vero che abbiamo bisogno di unità in coloro che ne sono gli interpreti politici e sociali.

È vero piuttosto il contrario: ci serve una sana e netta divisione su una serie di punti scomodi, ma cruciali.

La prima delle divisioni, oggi, è tra chi è disponibile ad avere meno spesa (anche sociale) pur di avere meno tasse e chi invece ritiene necessario avere molta spesa anche a costo di avere molte tasse.

O di qua, o di là, signori.

Nessuno spazio, questa volta, per il “ma anche”.

You may also like

La web tax all’italiana: versione 2.0
Giù le mani dai nostri risparmi
La Corte costituzionale: no alla «democrazia in deficit»
Il reddito minimo universale è una soluzione alla ricerca di un problema

5 Responses

  1. Giorgio Baschirotto

    Scusate ma se appunto stiamo parlando di una manovra articolata sui prossimi 30 mesi che incide in media per circa 866 mln al mese, e purtuttavia a luglio 2013 (quando il risparmio realizzato dovrebbe essere di oltre 10 mld) saremo costretti ad aumentare l’iva allora non ce la stanno raccontando giusta, in realtà le spese si amplificano da qualche altra parte, o forse credevano che con quattro chiacchere ed una partita a briscola vinta a Bruxelles lo spred sarebbe andato a livelli tedeschi..??
    per fortuna lo spread ci tiene svegli..!!

  2. LucaS

    Ma questo Squinzi da dove l’hanno tirato fuori? Dalla FIOM? Ma chi diavolo l’ha votato? Per sostenere la piattaforma programmatica della sinistra estrema e devastare ulteriormente le imprese? Non credo! E’ incredibile come un socialistoide come Monti riesca ad APPARIRE più liberale del rappresentante degli imprenditori….. robe che solo in Italia.

  3. Stefano

    ….ma di che patrimoniale parla Squinzi ???
    Cos’è l’IMU, una tassa sul reddito ?!
    Tra un po’ inizieremo a cedere allo Stato parti del capitale per pagare le tasse, visto che gli immobili ora non si riescono nemmeno a vendere !!!

  4. italo costenaro

    Caro Giannino, tieni duro sei veramente l’unico con una idea chiara della situazione. Resisti qualcosa deve succedere.

Leave a Reply