9
Lug
2012

Grazie Monti!

In un periodo in cui la disoccupazione ha raggiunto il livello record del 10,1% con una incidenza sul comparto giovanile del 36,2% la novella disciplina del lavoro contribuirà certamente ad incrementare la folla degli inoccupati. È la conseguenza inevitabile della presupponenza di chi non ha la più pallida idea di cosa significhi aver bisogno di trovare un lavoro, qualunque lavoro, purché si possa portare a casa qualche soldo.

Le incredibili misure restrittive sull’accesso al lavoro nelle sue varie forme determineranno una prevedibile contrazione delle opportunità offerte dai datori di lavoro che, non potendo rischiare di rimanere invischiati nelle presunzioni legali che trasformano di fatto i rapporti cd. “precari” in rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, eviteranno il problema alla radice cessando i rapporti in corso e guardandosi bene dall’intraprenderne di nuovi. Così, chi ha bisogno di lavorare vede sfumare ogni possibilità e consumerà le nocche delle dita a forza di bussare invano alla ricerca di una occupazione qualunque.

Grazie Monti, da parte dei tanti giovani e giovanissimi che durante l’anno, nei fine-setttmana o durante le vacanze potevano assaporare il gusto di guadagnarsi qualcosa e che ora andranno ad affollare i parchi o i bar senza fare nulla.

Grazie Monti, da parte di tutti quei micro imprenditori muniti di partita IVA che avevano trovato commesse sicure e durevoli da indipendenti e che ora vedono sfumare anche quella possibilità di guadagno.

Grazie Monti, da parte di quei pensionati che potevano integrare la minima con qualche lavoro più o meno saltuario anche per sentirsi ancora utili nella società e che ora si dovranno accontentare di qualche partita a briscola o a bocce al circolo anziani.

Grazie Monti, perché in un momento in cui ci sarebbe stato bisogno di amplificare le opportunità di lavoro semplificando e liberalizzando obblighi ed oneri, ha di fatto paralizzato l’offerta con un incredibile quanto assurda manovra persecutoria verso le forme alternative al lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Grazie Monti, per la profonda fossa comune che sta contribuendo efficacemente a scavare in nome degli obiettivi di “rigore, equità e sviluppo” da mesi inutilmente proclamati.

Purtroppo la questione di fondo è sempre la stessa: chi stabilisce le regole non ha mai vissuto i problemi che va a regolare, né dalla parte del datore di lavoro medio-piccolo, né dalla parte del questuante, e non ha neanche l’umiltà di capire quali sono le esigenze reali di coloro che appartengono delle classi sociali meno abbienti. Prima o poi toccheremo il fondo … ed allora la ripresa arriverà per forza, ma non per merito di chi ha fatto scavare il pozzo!

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10 Responses

  1. enrica

    Perfettamente d’accordo. Parlo in prima persona, da precaria, il mercato del lavoro andava riformato, ma non adesso! Adesso la priorità era far respirare Imprese e Lavoratori, i consumi sarebbero ripartiti, poi sarebbe ripartita la fiducia nel futuro quindi la nascita o rinascita di nuove attività PRODUTTIVE, stiamo diventando un paese di servizi, nuovi posti di lavoro, nuove entrate per lo stato. Ci vuole troppo coraggio per fare questo? Gli Italiani la cinghia la tirano ma la deve tirare anche lo stato, con questi taglietti da 4 soldi non andiamo da nessuna parte. Purtroppo alcuni sbagli derivano dal fatto che queste persone, come i tanti politici che ci hanno governato in questi anni, si sono laureati quando in Italia poteva farlo solo 1 italiano su 50, significa che stavano già bene di famiglia!!

  2. claudio p

    Un mio amico ha appena perso un buon lavoro: iscritto all’albo dei commercialisti, con partita IVA, collaborava con uno studio contabile. Ma le nuove asfissianti norme obbligherebbero il suo cliente ad assumerlo. Fine della collaborazione.

    Monti la fossa la sta scavando innanzitutto a sè stesso, la sua uscita di scena sarà accolta da tutti con un sospiro di sollievo, la sua opera sarà destinata all’oblio e i pochi appassionati delle vicissitudini italiane lo ricorderanno come burocrate ottuso e un politico incapace. Quanto alle decantate doti da economista dico solo questo: i fatti sono cocciuti.

  3. Francesco

    Non d’accordo.
    L’impresa assume per necessità, non per il piacere di avere persone nel proprio organico.

    Esempio, un lavoratore dipendente costa e.g. 32k, uno stagista 8k.
    Io ho bisogno di una persona a coprire un ruolo, non di 32k di forza lavoro.
    Naturalmente avrò piacere a pagare di meno questa risorsa (meno costi, più profitto), ma se ne ho bisogno, ne ho bisogno; quindi la assumo anche a 32k.
    Il che significa che se mi danno la possibilità di fare stage, io ne prendo una. Se invece non me la danno, sempre una risorsa mi prendo, anche se devo prenderla a 32k diminuendo il mio profitto.

    Non si pensi che le imprese assumono in sovrannumero perché contente della legislazione laburistica…le imprese assumono per coprire necessità di organico.

  4. Enrica

    @Francesco
    Gent.le Francesco, lei deve essere una mosca bianca.

    Hanno abituato le imprese a 20 anni di contratti CO.Co.PRO, il tempo determinato è sempre precario ma meno di un Co.Co.Pro., almeno dal punto di vista di tutele.

    Quando ho iniziato a lavorare, 19 anni fa, studiavo e lavoravo. Ho accettato di essere co.co.pro perchè mi andava bene, lo stipendio era più alto della media, e lo stato si teneva solo il 10% di contributi. In breve tempo però le imprese hanno fiutato l’affare, non tutte certo, ma molte tra cui la mia. Fisso più basso e contributi sempre al 10%, un affare. Costo del lavoro diminuito dalla sera alla mattina, più guadagno.
    Poi i contributi sono aumentati e le buste paga diminuite. Andava sempre meglio per le imprese che per il collaboratore…

    Chiaramente molte hanno costruito i margini su questo, ma è chiaro che se prima il prodotto ti costava 10 e guadagnavi 6 e adesso, causa crisi, concorrenza, tasse etc etc, ti costa 15 e guadagni 3, non ti va più bene, quindi per forza di cose, intervieni sui capitoli di spesa più consistente che dopo la materia prima è la forza lavoro.

    Mettiamoci che c’è più richiesta di lavoro che offerta, del resto come dice lei: “Se trovo la stagista ok, altrimento pago 32k perchè ne ho bisogno…”
    Ecco appunto, di stagiste ne è piena l’Italia, ma anche di gente preparata che non può essere pagata come una stagista, allora chi sceglie?

    Per questo dico ok tutelare i precari, riforma del lavoro, ma adesso non ne avevano bisogno nè loro nè le imprese.

    A proposito ho 36 anni, sono una commerciale da sempre. Dovesse avere bisogno di una persona valida…..

  5. Paolo

    ottuso, arrogante, presuntuoso, spocchioso, snob
    dimostrazione delle qualità delle nostre università

    eppure professori del genere (Amato ecc) si prendono 20.000 e/mese di pensione

  6. paperino

    A pensar male si fara’ peccato, ma forse il governo che e’ li’ in primis per salvare el banche doveva far si’ che il lavoratore dipendente, classico mutuatario da spennare, potesse dare in garanzia, al fine di minimizzare il rischio per la banca, un rapporto di lavoro stabile non meno del matrimonio. Da cui la riforma del lavoro in oggetto. Una riforma indirizzata all’aumento dell’indebitamento dei proles minimizzando il rischio per le banche creditrici. Sporcaccioni.

  7. Mario Zacchi

    La riforma semplice era a portata di mano (intellettualmente parlando): tutti assunti a tempo indeterminato (salvo qualche caso speciale e molto limitato, come le sostituzioni maternità, gli stagionali e poco altro). Assunti però licenziabili con qualche accorgimento: indennità, un mese o due di preavviso, ammortizzatori sociali pro-persona (no pro-posto-lavoro) e possibilità seria di riqualificazione. Risultato: 1) mercato del lavoro più fluido 2) più “dedizione” al lavoro, perché lo sanno anche i sassi che se non si rischia mai nulla si è portati a tirare a campare: accade in qualunque situazione.

    Però se proponi quest’ uovo di colombo c’ è da scommettere che chi ora si lamenta della riforma appena fatta trovandogli mille difetti (che ci sono) poi si straccia addirittura le vesti gridando all’ assassino. Il fatto è che non si può avere tutto: bisogna prendere atto che è stata messa in piedi, nei decenni, una colossale illusione (malasindacalismo e malapolitica) che è stata finanziata col debito ed un po’ ne abbiamo goduto tutti.

    Non c’ è altra strada che tornare indietro. Ma l’ Italia non ha voglia di aprire gli occhi. In compenso i mercati li hanno ben aperti: anche per l’ Italia …

  8. Filippo

    @Mario Zacchi:lei propone un bel mondo pienamente condivisibile ma lontano anni luce da quella che è la nostra realtà attuale.Le consiglio come significativa esperienza di vita un giro presso un Centro per l’impiego e il seguirne le trafile che vengono richieste,conditio sine qua non si può accedere alle prestazioni INPS es.erogazione ammortizzatore sociale.Vissuto sulla mia pelle recentemente:intervista ridicola,colloquio di gruppo ancor più grottesco e triste con psicologo del lavoro.L’incontro è durato circa due ore,presenti una ventina di persone di tutte le razze età e occupazioni.I punti più salienti di questo incontro:bisogna sapere usare internet e il computer,secondo statistiche da lui stesso presentate con una bella slide il C.P.I. aiuta nel 3 (leggasi TRE)per cento dei casi a trovare lavoro….con un carrozzone che almeno a Modena occupa almeno 15-20 persone a cui ogni mese lo stipendio arriva,sia che il numero di chi trova lavoro grazie a loro aumenti o rimanga così misero.Questo è solo un caso dei tanti esempi di sprechi e inefficienze pubbliche che drena risorse vitali al nostro sistema ma che risulta fortezza inespugnabile ai tagli e discorsi di razionalizzazione.

  9. massimo

    Questa riforma del lavoro porta solo più burocrazia, vedasi dimissioni sempre da convalidare, maggiori periodi di disoccupazione: vedasi tempi di attesa tra un contratto a tempo determinato e l’altro, maggior lavoro nero: vedasi norme sul contratto a chiamata, e sulla riforma articolo 18 stendiamo un velo pietoso. Oltre naturalmente ad un aumento del costo contributivo del lavoro, ma questo ormai non fà più neanchè notizia. Ma a bruxelles i provvedimeti prima di dirsi soddisfatti li leggono o no?

  10. Mario Zacchi

    Filippo, non ho difficoltà a credere a quanto dice. Riforma significa una filosofia di fondo e parallelamente applicazione concreta e non fumosa. Ma è la filosofia di fondo il primo passo: se la filosofia dominante preferisce la gabbia, perché fa meno paura la prigione della libertà, non c’ è verso.

    Io faccio l’ imprenditore (piccolo) da trentanni. Trentanni senza rete, perché non esistono certezze sul domani per chi fa impresa; esistono solo la capacità e poi gli eventi che non dipendono da noi, ma che dobbiamo fronteggiare comunque. Non ho quindi certezza di poter tenere persone all’ infinito. Ho però la certezza che se lavoro quelle persone mi servono eccome. Ed ho la certezza che meno ostacoli incontro nel fare impresa più probabilmente vinco la scommessa di riuscire, coinvolgendo così nuovi collaboratori che sono indispensabili. Collaboratori che devono stare, per certi versi, sullo steso piano dell’ impresa, con un cambio culturale, consapevoli che solo impegnandosi insieme si mantiene la possibilità di continuare a vincere questa scommessa. Nel momento in cui ci si siede, magari perché qualcuno ha inventato un castello di carta (art. 18 et simili) al riparo dal quale “ci si sente” al sicuro, bisogna pensare che altrove la partita si gioca spesso come ho descritto prima, se non peggio e nel mondo che ha abbattuto le barriere ciò significa che il nostro futuro qui ce lo sottraggono da lì, in tutta comodità.

    Far finta di non vedere ci ha portati ad oggi: chi e cosa stiamo tutelando, non volendo un mercato del lavoro adatto al nostro tempo? C’ forse più lavoro così? Sono forse realmente sicuri quei posti di lavoro “blindati”, una volta persi i quali non c’ è nessu’ altra possibilità perché si fa impresa altrove e non più qui (Fiat dice nulla?)

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