Tagli alla Monti, perché dubito

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Molti mi chiedono se non sia finalmente contento, che il governo Monti metta mano alla cosiddetta spending review. Non conoscendone ancora il dettaglio ma solo anticipazioni, tento di spiegarvi in pochi punti di principio perché non mi persuade. Primo. Abbiamo sempre ripetuto che occorre un doppio passo di svolta: il debito pubblico bava abbattuto dismettendo attivi patrimoniali pubblici, mentre nel conto economico a parità di aaldo cioè ad azzeramento di deficit occorre tagliare 7-8 punti di Pil di spesa corrente per diminuire il gravame fiscale e far ripartire impresa e lavoro.  Il punto non è solo che il governo Monti non abbia imboccato questa strada all’inizio, preferendo la solita strada di alzare le tasse su chi già le paga ogni oltre record. Il punto è che anche oggi, a sei mesi dall’insuccesso registrato – il Pil scende per effetto del fisco ancor più, il gettito pure – manca anche ora questa chiara formulazione di principio. Non viene spiegata al paese. la manovrina di cessione di società e imobikli a cassa desopiti visibilmente NON è né cessione né prodromo di cessione.  Il governo NON crede che trenta punti almeno di debito pubblico possano scendere con le cessioni , e continua a voler percorrere in parallelo la via degli avanzi primari per via di aggravio fiscale. Mancando la dichiarazione di principio, NON si otterrà l’effetto che NOI indichiamo, e che il governo NON indica.

Secondo. Aver svincolato l’aumento IVA previsto a ottobre dalla riforma organica delle tax expenditures – lo schema ereditato dal governo precednete, l’unica cosa buona direi visto che il rapporto dfi Vieri Ceriani in proposito, consegnato a novembre, era tecnicamente molto buono, un’ottima base per passare subito all’azione – è un grave doppio errore. Il mancato gettito dalle diverse centinaia di deduzioni e detrazioni affastellate nei decenni ammonta a circa 275 miliardi: ergo una riforma organica della materia poteva sia riconcentrare risorse laddove mancano, come welfare e sostegno alla famiglia, levandole dagli “amici degli amici” – sia offire capienza più che larga per evitare l’aumento IVA.

Terzo. La revisione della spesa va energicamente quantificata ex ante a fronte di contestuali riduzioni fiscali per far ripartire l’economia e far rifiatare gli italiani. Senza la dimensioen quantitativa dell’obiettivo e senza il trade off menospesa-menotasse, è ovvio che avverrà quanto segue. Si spezzetterà l’esame delle misure comparto epr comparto e misura per misura, su un ammontare inizialmente ridicolo come i 5 miliardi per quest’anno. Tutti punteranno i piedi. Il governo per primo non parla di offire in cambio meno imposte, e tutti protesteranno ancor più duramente. Si otterrà poco, male, e a prezzo di un milione di polemiche.

Quarto. L’effetto probabile di tutto questo è che sarà più difficile, un domani, a chi la pensasse come noi, riemettere mano con chiarezza al doppio pilastro di cui siamo convinti

Spero di sbagliarmi, naturalmente. Purtroppo, però, la speranza è contraddetta dalla ragione.

 

 

 

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