25
Giu
2012

Nel motore della propaganda c’è benzina ENI?

Anche nel secondo weekend, la campagna “Riparti con Eni” – lo sconto di 20 centesimi sui prezzi self lanciato dal market leader per tutti i fine settimana estivi – è stata un successo. La mia personale statistica nel comune dove vivo è che, nella mattinata di domenica, uno dei due distributori aderenti aveva già esaurito il gasolio; l’altro, era assediato dagli automobilisti. Non dubito che le cose siano andate ovunque in modo analogo. Gli azionisti Eni dovrebbero gioire o lamentarsi?

L’aritmetica suggerisce loro di impugnare carta e penna e protestare col top management dell’azienda. A chi ha parlato di un costo netto per il gruppo di 180 milioni di euro, l’amministratore delegato, Paolo Scaroni, ha risposto: “non è facile prevedere una cifra, ma è verosimile, mi sembra un ordine di grandezza ragionevole”. Contemporaneamente, si potrebbe sostenere che questa è in realtà un’abile manovra per conquistare clienti, seppure a caro prezzo, in un momento di calo strutturale della domanda, in modo tale da garantire, attraverso i volumi delle vendite, l’utilizzo a piena capacità del parco di raffinazione dell’ex monopolista, peraltro oggetto di forti ridimensionamenti (qui Gilda Ferrari). Devono averla pensata così anche quei concorrenti – come Q8 ed Esso – che, seppure a malincuore per le perdite a cui andranno incontro, si sono adeguati e hanno anzi rilanciato, con campagne di sconti in alcuni casi perfino più aggressivi. Dopo le iniziali esitazioni, si sono accodate anche TotalErg e Shell. Presumibilmente, dal prossimo sabato si accoderanno anche gli altri, timorosi di perdere definitivamente consumatori anche nei giorni feriali (non ultimo perché, ovviamente, gli italiani tendono a spostare i loro acquisti proprio nel fine settimana, riducendo il consumo feriale).

I malumori si sono tradotti anche in iniziative forti contro Eni. Q8 e Assopetroli hanno inviato due segnalazioni all’Antitrust muovendo l’accusa di dumping. Che vi sia dumping, in effetti, è plateale e riconosciuto dallo stesso leader di mercato nel momento in cui riconosce di vendere sotto costo – del resto, l’intero margine lordo sulla vendita dei carburanti in rete è generalmente al di sotto dei 20 centesimi di sconto, collocandosi su livelli attorno ai 15-17 centesimi per litro a voler largheggiare. La domanda, a cui l’organismo guidato da Giovanni Pitruzzella dovrà rispondere, è se si tratti di un comportamento illegittimo o se non sia piuttosto una mera politica commerciale per quanto feroce.

Di sicuro, si possono fare due considerazioni, anche alla luce del malumore (rubo l’eufemismo alla Staffetta Quotidiana) che la cosa ha suscitato in Unione petrolifera. La prima considerazione è che, se mai c’è stato un cartello (e non c’è ragione per pensarlo – PDF), oggi sicuramente non c’è nulla del genere. La seconda, e più importante, è relativa al percorso che ha condotto al maxi sconto. Prima il governo ha fatto pressioni (indebite), poi l’Eni ha annunciato la manovra-shock, infine il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha manifestato “apprezzamento”. Cosa bisogna dedurne? Come minimo, bisogna porsi una domanda: quella di Eni è stata una genuina scelta commerciale, oppure è stata una decisione voluta, e indotta, dalla politica? Perché la sensazione è che siamo in quest’ultimo reame, e – se è così – le conseguenze di lungo termine non possono che essere negative.

Perché la percezione (errata) che l’Eni ha avallato è che il settore stia bene, quando in tutta evidenza non è così. La prima preoccupazione del presidente dell’Unione petrolifera, Pasquale De Vita, non a caso è stata quella di evidenziare: “quello che vorrei fosse chiaro è che si evitasse di pensare che il settore può permettersi queste iniziative perché è florido: il settore non è florido, in questo momento i bilanci delle aziende sono assolutamente in negativo”. Se invece il governo ottiene da Eni la collaborazione (costosa) sul fronte prezzi, magari in cambio di una gestione come minimo lassista del dossier Snam, il risultato è una errata percezione della realtà. Come ha scritto Goffredo Galeazzi:

Eni ha le spalle larghe, ormai il suo business è l’upstream. Ma il governo almeno un po’ dovrebbe preoccuparsi: la sicurezza energetica non è solo affidare a Cassa depositi e prestiti il controllo di Snam. È anche mantenere un efficiente sistema industriale. Sempre che non si voglia (o debba) aprire le porte ai capitali dei paesi produttori, russi e azeri in primis. Ma allora, se serve fare cassa, avanti con le privatizzazioni, come ha annunciato il presidente Monti mercoledì a Berlino. E si proceda anche alla vendita dell’Eni, che renderebbe sempre meglio e di più di venti caserme o tre aziende municipalizzate.

Il punto è tutto qui. Il sospetto che Eni agisca per conto terzi, e in spregio delle regole del mercato e dei diritti dei suoi azionisti “di minoranza” (che detengono il 70 per cento del capitale…), resterà ineliminabile finché Eni rimarrà in mani pubbliche. La deriva dirigista del governo trova così, anche sul terreno dei carburanti, modo di dispiegarsi con effetti potenzialmente distorsivi e con grave danno per tutti quei soggetti che devono rispettare il proprio vincolo di bilancio.

Nessuno, qui su Chicago-blog, mette in discussione il diritto di Eni di perdere soldi su una o più delle sue aree di business. Purché ciò rifletta una scelta consapevole e condivisa dai suoi azionisti. La politica deve starne fuori e il futuro di un settore in crisi non può essere l’oggetto di partite della politique politicienne. L’unico modo per fare piazza pulita di sospetti, retropensieri e malizie è recidere il cordone ombelicale tra l’Eni e lo Stato. Ma su questo il ministro Passera e tutti i suoi colleghi, mai avari di dichiarazioni, restano curiosamente silenti.

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13 Responses

  1. emmanuele

    Scusate l ignoranza..se il prezzo a barile va via via scendendo….80$ mi pare…non è altrettanto ragionevole k ank presso i distributori il costo del carburante cali?!?! Come fa eni a perderci?!?! Non capisco! Gli unici k ci perdono sono i cittadini k 5 giorni su 7 pagano il carburante come mesi fa quando aveva raggiunto i 100$ al barile… Chiedo scusa…sono un ragazzo 21enne ignorante in merito…vorrei delucidazioni in questione..

  2. riccardo

    sono fra coloro che, quando aumenta il prezzo della benzina prova forte ostilità nei confronti delle compagnie petrolifere…piaciuta l’eufemismo?
    Poi leggo i post di Stagnaro e capisco di non aver capito nulla.Possibile che analisi di questo tipo non passino sui quotidiani più accreditati? Non ne sarebbero felici anche le aziende che pagano fior di quattrini in pubblicità?

  3. pietro

    @emmanuele
    Se le accise e l’iva sulla benzina salgono e il dollaro sale anche se il prezzo espresso in dollari scende la benzina può salire, poi bisogna vedere il prezzo effettivamente pagato da ENI, contratti che fanno le società petrolifere sono abbastanza slegati alle oscillazioni di breve periodo…..

  4. Rick

    Il prezzo del petrolio OGGI è sotto gli 80 dollari ($79.21).

    Un mese fa era sopra i 90$.

    Due mesi fa intorno a 105$.

    Nell’ultimo anno soltanto per un brevissimo periodo è sceso sotto gli 80$.

    Ora il business di ENI (e lo fa molto bene) è cercare ed estrarre petrolio (l’upstream). A meno che non siano dei completi idioti, sono in grado di prevedere l’andamento futuro del prezzo del petrolio, almeno per i 3 mesi successivi.

    Hanno previso un prezzo molto basso durante l’estate e ne hanno approfittato per una campagna di marketing molto aggressiva, sopratutto per cercare di togliere clienti alle pompe bianche (ENI ha generalmente i prezzi più bassi tra i distributori “firmati”, ma le pompe bianche fanno meglio). Inoltre sperano di spingere il contorno, il no-oil (i bar “che rimarranno aperti fino alle 22” e quant’altro).

    Il tutto a costi (per ENI) molto bassi IMHO sopratutto per la dinamica del prezzo del petrolio e perchè la benzina è molto poco reattiva alle diminuzioni del prezzo del petrolio greggio, per cui i costi ai distributori erano rimasti quasi invariati nonostante il greggio fosse calato di 25 dollari in due mesi.

    Quindi….. perchè tutta questa dietrologia?

  5. Rick

    Anche il Mediaworld fa il sottocosto, e lo fa pure l’ipermercato di alimentari vicino casa mia 🙂

  6. rs 72

    completamente d’accordo su tutto quanto l’articolo, veramente fatto bene e “accattivante”, complimenti Carlo!!!

  7. Carlo Stagnaro

    Emmanuele e Rick – Il riferimento ai prezzi del barile – espressi, tra l’altro, in dollari – è fuorviante. Nel motore lei non fa il pieno di petrolio: fa il pieno di benzina (o gasolio). Benzina e gasolio sono prodotti raffinati che hanno un loro mercato (peraltro, in Europa, strutturalmente lungo sull’una, corto sull’altro) e a quello bisognerebbe far riferimento. Non esistendo una “borsa”, normalmente si fa riferimento alle stime fornite, su base quotidiana, dall’agenzia Platts. I prezzi dei carburanti in rete, mediamente, e sottolineo mediamente, tendono a seguire abbastanza da vicino le variazioni dell’indice Platts (con coefficienti di correlazione dell’ordine del 97-99%). Queste variazioni le si colgono molto bene nelle correzioni dei listini nei giorni feriali, che infatti nelle ultime settimane hanno subito riduzioni considerevoli. Quello che stupisce è uno sconto così grande da determinare la perdita di soldi a ogni litro venduto, dovuto a una inusuale scelta di Eni. E’ dovuta a massimizzare i volumi, nella speranza di ricuperare coi margini feriali e autunnali? E’ una manovra per ristrutturare la rete di distribuzione favorendo gli impianti ghost o attrezzati per vendite non oil? O è semplice scambio politico? Il senso del mio articolo non è che sia, in astratto, sbagliato vendere sottocosto: è semplicemente che, se Eni non fosse pubblica e se lo sconto non arrivasse a valle (a) di una forte moral suasion e (b) del sostanziale tradimento della scelta di separare la rete gas (che Eni non voleva), il problema non si porrebbe. Purtroppo è impossibile evitare sospetti e dietrologie, in questo contesto. Il paragone con Mediaworld e l’ipermercato alimentare non regge per almeno tre valide ragioni: (a) non sono soggetti dominanti in un mercato strutturalmente oligopolistico; (b) non sono pubblici; (c) i “sottocosto” in quei casi servono a attirare clienti che spenderanno, presumibilmente, anche sui prodotti sui quali le catene marginano; Eni vende solo benzina e gasolio (nei suoi impianti di distribuzione), quindi il sottocosto è perdita pura. Non vale neppure l’argomento secondo cui Eni scaricherebbe le perdite in raffinazione e distribuzione sull’upstream: per quale ragione Eni dovrebbe vendere a 1 quello che può vendere a 2? Non è che fare profitti su un’area di business giustifichi le perdite in un’altra… O almeno, così non è in qualunque impresa che non sia controllata dallo stato.

  8. massimo manes

    Una semplice constatazione al bellissimo articolo… Se io povero commerciante acquisto un prodotto a x euro e lo rivendo sempre a x euro, anche se le mie vendite si centuplicano io non ho guadagno ma avrò un guadagno pari a zero. Anzi devo pagare le spese vive e le tasse quindi ci rimetto del tutto. Quindi le cose sono due : (1) eni riceverà. Una montagna di soldi in agevolazioni varie tali da compensare le perdite. (2) i guadagni sui prodotti petroliferi sono totalmente falsi e i margini sono molti di più di quelli che ci dicono. A voi una risposta esaustiva egr. dott. Stagnaro

  9. Luciano Mollea

    Gentile Stagnaro, sono d’accordo con quanto scrive, ma le faccio la tara su questa frase:

    “Nessuno, qui su Chicago-blog, mette in discussione il diritto di Eni di perdere soldi su una o più delle sue aree di business. Purché ciò rifletta una scelta consapevole e condivisa dai suoi azionisti.”

    Poichè l’azionista di maggioranza di ENI è (ad oggi) la politica, temo che questa scelta populista, sia assolutamente consapevole da parte dell’azionista, per riscuotere “guadagni” su altri fronti (le prossime elezioni, la tenuta del governo, …).

    In ogni caso, sì, è perfettamente coerente con il fatto che “Eni agisca per conto terzi, e in spregio delle regole del mercato”. Probabilmente perchè gli altri azionisti non si fanno abbastanza sentire. O in realtà non hanno potere (beh, uno sì, disinvestire facendo colare a picco le azioni di ENI… però poi sappiamo chi ripagherebbe le minusvalenze… e non necessariamente con l’aumento del costo dei carburanti).

  10. warren buffet

    emmanuele :Scusate l ignoranza..se il prezzo a barile va via via scendendo….80$ mi pare…non è altrettanto ragionevole k ank presso i distributori il costo del carburante cali?!?! Come fa eni a perderci?!?! Non capisco! Gli unici k ci perdono sono i cittadini k 5 giorni su 7 pagano il carburante come mesi fa quando aveva raggiunto i 100$ al barile… Chiedo scusa…sono un ragazzo 21enne ignorante in merito…vorrei delucidazioni in questione..

    il costo alla pompa è slegato dal costo al barile. sono due mercati separati. in tutti i paesi. quello che in italia è differente è che la benzina è gravata del 75% di tasse perché lo stato riprende sulle imposte indirette quello che perde con l’evasione fiscale sulle imposte dirette che sono difficili da far pagare e fanno perdere voti…

  11. emmanuele

    Grazie a tutti per le delucidazioni!!!!! Ho caito! Grazie ancora e complimenti x l articolo!

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