22
Giu
2012

L’ambiguità della libertà politica: l’esempio del Cile – di Michele Silenzi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Michele Silenzi.

Nella prefazione all’edizione del 2002 di Capitalism and Freedom, Milton Friedman lamenta

l’inadeguatezza della disamina del ruolo della libertà politica, che in determinate circostanze può favorire le libertà economiche e civili, mentre in altri casi, al contrario, può soffocarle.

Come spesso capita, mi sembra che qui Friedman tocchi un punto estremamente attuale. Ritenere la libertà politica il punto di partenza per ogni possibile libertà civica ed economica è una gigantesca fanfaronata occidentale (europea in particolare). Non è un teorema sempre esatto che dalla libertà politica cadano sempre a pioggia tutte le altre. La libertà politica, nelle sue esasperazioni, può essere una struttura gravemente paralizzante.

L’ambiguità della libertà politica consiste nel dovere costantemente tentare di soddisfare tutte le parti presenti al contenzioso (è bene ricordare che noi siamo, rinomatamente, il Paese della concertazione totale). Per dovere venire incontro alle legittime rivendicazioni di diritti (e privilegi) delle varie parti, si rischia di perdere completamente di vista quello che è il vero interesse dei singoli ovvero, molto semplicemente, la libertà economica di ciascun individuo. Questa libertà viene costantemente bersagliata ed imbrigliata da un numero crescente di  cavilli, leggi e leggine create per soddisfare i singoli interessi di parte da un governo centrale gonfiato a dismisura dai vari attori di una parossistica libertà politica.

Nel disperato tentativo di preservare una libertà politica che ormai diventa simile al titano Crono che divora i suoi stessi figli, la libertà economica viene a trovarsi pericolosamente a rischio. Mi sembra sia proprio quello a cui stiamo assistendo da un certo tempo in Italia.

Cercherò di spiegarmi meglio attraverso un esempio storico. Il golpe di Pinochet in Cile nel 1973 era arrivato a seguito delle politiche promosse dal governo socialista di Salvador Allende che avevano generato una terribile stagflazione (bassa crescita ed iper-inflazione al 700% annuo). La dittatura di Pinochet coincise con una forte ripresa sul piano economico dovuta alle politiche liberiste dei cosiddetti Chicago Boys (giovani economisti cileni specializzati alla corte di Milton Friedman): tra gli altri ricordiamo Jorge Cauas e Sergio de Castro (ministri della finanze 1975-82), Miguel Kast ministro del lavoro ed in seguito governatore della banca centrale e Jose Pinera (che però aveva studiato ad Harvard) a cui si deve la creazione del sistema privato di previdenza sociale in Cile divenuto un modello per tanti altri Paesi nel mondo.

Questi uomini giovani e talentuosi, non appena compiute le riforme necessarie per restituire dignità economica e quindi civica al Cile, lasciarono i loro incarichi per impegnarsi a ridare al Paese ciò che a quel punto mancava: la libertà politica. La strutturale riforma economica (che era essenzialmente una riforma sociale) non poteva essere senza intoppi come quello della grave crisi bancaria del 1982 dovuta principalmente al peg del Pesos cileno con il Dollaro. Però, grazie a queste riforme, entro il 1990 il Paese recuperò il gap che le politiche di Allende avevano scavato con gli altri paesi del Sud America per poi ampiamente superarli in termini di reddito pro capite. Nello stesso 1990, grazie ad un referendum contro Pinochet, il Cile recuperò anche la sua libertà politica.

Questo sommario racconto dell’esperienza cilena non vuole essere un elogio della sospensione delle libertà democratiche ma un invito a non lasciare che gli individui e loro libertà civiche ed economiche vengano soffocati da una parossistica libertà politica che in Europa (ed in Italia in particolare) sembra diventato un gigantesco Moloch forgiato da sempre più intricate maglie burocratiche che paralizza l’agire umano.

Recuperare la forza di volontà individuale, riuscire a pensare oltre uno stato macroscopico ed invadente a cui si deve prestare un indiscutibile ossequio è necessario per rinnovare e rilanciare la dignità di un’arte di governare che ricerca solo il soddisfacimento del proprio infinito (e quindi inconcludente) pluralismo che sempre di più diventa un intralcio alla libera determinazione di sé ed al perseguimento della libertà economica. Quando i diritti sono troppi iniziano a mutarsi in una gabbia di doveri.

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55 Responses

  1. giuseppe

    Questo articolo è un vero pugno nello stomaco. Tuttavia:

    1) Ognuno ha la sua personale graduatoria. La Libertà Politica è la più importante, a costo di andare per stracci. Ma la Libertà Politica deve comportare tutta una serie di altre Libertà, altrettanto essenziali: civili, religiose ed anche economiche.

    2) Che in Italia si sia salvaguardata la Libertà Politica a scapito di quelle economiche, mi sembra una affermazione senza riscontro. E’ vero piuttosto che mancano tutte e due. La Democrazia non è pienamente espressa, e siamo governati da aristocrazie politiche ed economiche. E’ questo il vero tema. Ai grandi gruppi industriali,economici e finanziari non è certa impedita ogni tipo di azione. Questo alzare l’asticella con mille cavilli e vincoli burocratici determina piuttosto una concorrenza sleale e l’impossibilità di aggredire alcune posizioni, che sono anche di rendita. Quale fastidio (intendo reale) può dare alla Fiat la sentenza di un giudice che reintegra un paio di operai? Solletico! L’Eni o l’Enel si sono mai lamentate dei vincoli burocratici? Penso gli facciano piuttosto comodo.
    Se mai sono le piccole imprese ed i comuni cittadini a sentire tutto il peso del parassitismo delle oligarchie dominanti. Ma questo aspetto di una falsa democrazia sarebbe forse corretto da una dittatura? La via maestra è quella di cacciare gli impostori, non crearne altri.

    3) Questi magnifici Cavalieri si sarebbero adoperati per riconsegnare il Cile alla Democrazia! Che gentile concessione! Peccato che intanto siano stati ammazzati il Presidente democraticamente eletto ( la crisi economica se l’è eventualmente scelta il Popolo ) e un mucchio sterminato di oppositori.
    danni collaterali, naturalmente.
    Che gentile concessione!

  2. Luciano Pontiroli

    Senza libertà economica la libertà politica viene meno, come diceva Hayek. Ma senza libertà politica la libertà economica non è affatto garantita, ma dipende dalla benevolenza del dittatore.

  3. Un artcolo infame e pieno di farneticazioni. Si occultano intenzionalmente le cause della debolezza economica che colpì la presidenza di Allende favorendo il colpo di Stato. Quella crisi, con il conseguente golpe venne pianificata dai militari cileni con l’aiuto della CIA e di Nixon, allora presidente delgi USA. Il tributo di sangue pagato dai cileni contro la dittatura e per la libertà è stato altissimo. Migliaia di persone sparite e mai ritrovate. I vantaggi della crescita economica sono andati a favore della solita minoranza elitaria che fin dall’inizio, unitamente alla chiesa cattolica, si oppose ideologicamente a Salvador Allende. Con la complicità di qualche paese occidentale si è impedito il processo a un uomo colpevole di gravi crimini contro l’umanità. Il suo intervento è semplicemente rivoltante, se fossi in lei mi vergognerei.

  4. Marco Tizzi

    OHHHHHHHHHH Finalmente qualcuno che parla onestamente: chi si maschera dietro la parola “libertà” intende dire molto semplicemente che lui deve essere libero di sottoporre gli altri alla propria volontà. Che deve essere LUI a decidere per tutti perché è “uomo giovane e talentuoso”.
    Questo è il VOSTRO concetto di libertà.

    Ecco, signori, allora vi invito, come si discuteva in altro thread: cambiate parola.
    Non usate più “libertà”.
    Questa magica parola lasciatela a chi crede che “quello che io penso sia utile è di avere il governo il più vicino possibile a me e lo stato, se proprio non se ne può fare a meno, il più lontano possibile dai coglioni.” (F. De André)

    Per inciso: nonostante apprezzi finalmente l’onestà, dopo la pubblicazione di questo articolo avete perso un voto, posto che ve ne possa in qualche modo interessare qualcosa.

  5. claudio p

    Se con l’espressione “libertà politica” ci riferissimo alla protezione delle libere scelte dell’individuo dalle interferenze del Sistema, sarei pronto a difenderla. Ma a volte chiamiamo “libertà politica” le oligarchie burocratiche e/o le dittature delle maggioranze.

  6. Francesco

    Ottimo articolo, che mette a fuoco un tema che oggi in Italia è fondamentale, dal momento che a mio parere viviamo ina democrazia “sospesa”, per non dire peggio. In Italia, infatti, abbiamo una teorica libertà politica che esercitiamo tramite il voto, che ci dà delle possibilità di scelta molto limitate: l’alternarsi di destra e sinistra al potere negli ultimi anni hanno dimostrato che nulla è stato fatto per risolvere i cancri che stanoo annientando L’Italia: l’inefficienza della tecno burocrazie e della politica, gli sperperi enormi dei due soggetti menzionati, uno stato leviatano che tutto pretende e divora e nulla resituisce, insomma un vero cancro che sta sempre più divorando la parte sana del paese fino a che, tra poco, di sano non rimarrà più nulla (le aziende che competono veramente). D’altro canto le libertà economiche proprio per questa situazione (sono imprenditore) stanno facendo sì che ormai non sia più possibile fare impresa inItalia, come lo dimostra il fatto che gli investimenti delle aziende straniere in Italia sono ridotti al lumicino e le aziende Italiane che possono (anche quelle piccole ormai) stanno, giustamente, delocalizzando all’estero. Le libertà civiche, infine, anche quelle si stanno assotigliando del tutto per via dei costi di acceso sempre maggiori (diritto alla salute, diritto di far valere i propri diritti tramite la giustizia) e delle mostruose inefficienze degli apparati che dovrebbero gestirle e che invece ne rendono impossibile l’esercizio da parte dei cittadini: il diritto ad avere giustizia è teorico, dal momento che poi devi stare in giudizio ad libitum e sostenere dei costi del tutto sproporzionati rispetto all'”oggetto del contendere” e posso continuare con tantissimi altri esempi. Michele Silenzi ci parla del Cile, e io porto l’attenzione sulla Cina, altro paese senza libertà politica ma con una enorme libertà economica. Il punto quindi, fondamentale nella società di oggi, è chiedersi quali di queste libertà sono più importanti? Dal momento che averle tutte insieme è, tarnne poche eccezioni, quasi impossibile. Prendete gli Stati Uniti, c’è una libertà politica che si star contraendo, ma ancora c’è, le libertà civiche sono quasi inesistenti: se manifesti pacificamente gli agenti hanno il diritto di malmenarti, se stai per morire gli ospedali rifiutano di accoglierti a meno che non hai un’american express gold in bocca, un povero cristo di un nero viene abbattutto da un vigilante perché sta caminando tranquillamente per strada con un cappuccio in testa e non si ritiene nemmeno necessario processare chi ha sparato se non interviene il presidente degli stati Uniti, non puoi far valere i tuoi diritti in tribunale se non sei milionario o quasi ecc, addirittuar i cittadini americani che vivono all’estero devono pagare le tasse anche negli USA se non vogliono essere arrestati al loro ritorno, quindi in practica se nasci americano nasci condannato a pagare le tasse due volte se vai all’estero (è verissimo) cioè nel paese in cui vivi poi negli USA (non c’è nessuna compensazione) a meno che non rinunci “once and for all” all cittadinanza. Io penso che una buona democrazia debba avere un’equilibrata dose di queste tre libertà (politica, civica, economica), ebbene oggi, tranne forse piccoli paesi, le ter si vanno sempre più assottigliando e c’è quindi, in tutto l’occidente e in Europa e USa in particolare, una progressiva diminuzione della libertà (nelel sue tre componenti) senza che noi, cittadini occidentali, ce ne staimo accorgendo, né stiamo facendo nulla per riconquistarla. Gli interessi di pochi prevalgono su quelli dei tutti e le nostre libertà bye bye, passo dopo passo: L’atmosfera è sempre più irrespiarbile per chi crede e pretende di avere una buona dose di libertà di base.

  7. FrancescoM

    Caro Giannino,

    conoscendola come giornalista e vero liberale non assegno all’articolo alcun significato malevolo. Al contrario dai commenti mi pare che in Italia esista una fronda leninista piuttosto ampia ed a questa fronda d’estrema sinistra appartiene anche il dott. Berlusconi che amo definire il Caro Leader de Noantri. Il populismo di destra coincide spessissimo con le pretese demagogiche dell’estrema sinistra. Io resto ancorato ad una idea classica “senza liberta economica non c’e’ liberta individuale”. A me la liberta’ interessa nella misura in cui e’ effettivamente condivisa DA OGNI SINGOLO INDIVIDUO. A me pare invece che Berlusconi come Grillo, tra gli altri, lamentino la mancanza di liberta’ politica del paese Italia all’interno dello scacchiere economico europeo. Va da se che Berlusconi si immagini il dominus sulla plancia di comando del sistema manovrato in modo, come Putin in Russia, da tralasciare un po delle liberta’ individuali a vantaggio dell’oligarchia intellettualmente stracciona che e’ riuscito a raccogliere attorno a se. Oppure forse non se ne avvede nemmeno, forse gli sto attribuendo troppa profondita’ di pensiero, abbagliato com’e’ dal proprio accalarato narcisismo. Mi perdoni l’acredine ma la tensione ideale e’ forte, come e’ forte la frustrazione a fronte di una maggioranza che onestamente la pensa diversamente da me e forse anche da lei. Cordialmente.

  8. Marco Tizzi

    @Francesco
    Quindi va bene un dittatore basta che consenta “libertà economiche”?
    Perché questo dice l’articolo, molto chiaramente.

  9. Francesco

    @Marco Tizzi
    io non l’ho letta così. Io capisco, e sottoscrivo, il fatto che si tratta di libertà che non sono una la conseguenza dell’altra: è un fatto da non sottovalutare: siamo portati a credere che dalla libertà politica discendano le altre ma non è vero, tutto qui. Al contrario, spesso la scusa delle libertà politica viene usata per distrarre la gente, mentre le altre vengono mano limitate. Altre question è chiedersi quale sia più importante, quale venga prima. Se sia più importante poter votare ogni cinque anni scegliendo tra PD e PDL, che in ogni caso continueranno a fare le stesse politiche a vantaggio di pocchi e a svantaggio di tutti e intanto vederti limitata la possibilità, la libertà della tua vita di tutti i giorni, come per esempio più tasse senza nulla indietro e quindi meno disponibilità per l’educazione dei figli, per viaggiare, conoscere, farti curare ecc. Estermizzando, per rendere l’idea, meglio andare a votare “formalmente”, senza speranza di cambiamenti veri, con la pancia vuota oppure non votare con la pancia piena? Ripeto, sto estremizzando, ma il punto è proprio questo.

  10. Francesco

    @Francesco
    E aggiuno, a riprova del fatto che le nostre libertà politiche sono, in ogni caso, formali ma non sostanziali: In questi giorni Monti ha deciso, e dichiarato, che l’Europa deve tendere ad una unità politica, Ma lo ha chiesto a noi Italiani, cosa ne pensiamo? No, perché tanto il nostro parere non conta nulla. Qualche gironalista gli ha fatto notare ch elui, non eletto, sta decidendo delle nostre vite e di quelle dei nostri figli da solo, senza preoccuparsi di cià che pensiamo? No, perché sono servi del potere. E noi, noi non diciamo nulla perché pensiamo ancora di essere liberi. Insomma cornuti e mazziati.

  11. Francesco

    @Francesco
    Per quanto ne so io, se fossimo in democrazia, su questioni così importanti il parere del popolo dovrebbe essere vincolante, E invece ormai tutti danno per scontato che a noi non va chiesto nulla, dobbiamo solo “subire” decisioni prese dall’alto. Dov’è la democrazia in tutto ciò? Solo una parola vuota.

  12. Alberto

    L’alunno possiede una conoscenza approssimativa del periodo storico indicato e sostiene la propria tesi con argomenti superficiali, spesso puerili, che dimostrano la mancanza totale di senso critico e di prospettiva storica.
    La forma risulta appena sufficiente. Ripetizioni sintattiche e mancanza di consequenzialità sono il sintomo di una padronanza della lingua adeguata all’uso corrente, ma che mal si presta all’esposizione di tesi anche solo minimamente complesse.
    Si suggerisce un ampio ripasso del programma svolto e l’abbandono di tesi aprioristicamente sostenute a favore dell’adozione di un solido metodo di critica storica e sociale ad indirizzo multidisciplinare.
    Si ripresenti al prossimo esame, grazie, avanti il prossimo.

  13. lionello ruggieri

    L’articolo a parte evidenti falsità storiche (la crisi bancaria del 1982 sarebbe colpa del governoi Allende defenestrato 9 anni prima) si qualifica (squalifica) da solo là dove dice che il vero interesse dei singoli è la libertà economica. L’afermazione NON è accompagnata da nessun neppure timido tentativo di dimostrazione, in compenso indica chiaramente la scal di “valori” dell’autore. Se purre fosse vero lo strano assunto va ricordato che un solo condannato per reati di opinione vale mille volte di più di qualsiasi crescita. Vorrei che l’autore provasse cosa significa fare il minatore nel Cile di pinochet e poi ci venisse di nuovo a raccontare le sue baggianate.

  14. Alberto Agosti

    Silenzi ci è stato, dal 1973 in poi, in Cile? Ricorda che il golpe fu finanziato dalla ITT ed avallato dalla CIA? Sa che la White House aprì le porte del mercato USA alle esportazioni cilene? In altre parole la storia è – nu poco – più complicata. Di Santiago, de Chile, posso raccontare 2 storie 2 di 2 tassisti 2.
    / 1 – Il primo, militare in pensione, lavorava per un 5 stars hotel. Attento e diplomatico poteva mai parlare, solo bene del Carnicero / o Macellaio ossia Pinochet? Disse ” – Per i diritti umani certo, lo si può criticare. Ma l’economia, ragazzi!, la grana corre che è un piacere.
    / 2 – Il secondo, più modesto, si limitò al lamento controllato. ” – Guadagno, al mese, un terzo di quello che costerebbe il liceo di mia figlia. Ergo non la posso far studiare – ” E’ la storia delle recenti – e tuttora attive – manifestazioni studentesche capitanate da Camila Vallejo. Possiamo approfondire, ovviamente, ma in Cile non tutto è milagro come qualcuno amerebbe far filtrare.

  15. tommaso

    Rimango perplesso, molto perplesso. Ricordo la stagione di Bush jonior e della crisi con cui si è conclusa la sua Presidenza, e allora non riesco più a trovare il filo del discorso…

  16. claudio p

    @Francesco
    condivido sempre quello che dici e anch’io credo che gli Stati Uniti ci stiano seguendo sulla strada della buro-oligarchia (anche se a grande distanza), ma non mi è piaciuta l’immagine del malato con l’american express gold in bocca, perché è come dire che noi italiani suoniamo il mandolino. La situazione per un minoranza di americani è effettivamente peggiore della nostra (sottolineo minoranza), ma gli americani che denunciano la deriva anti-liberale, non chiedono di avere un sistema sanitario simile a quello europeo, chiedono che valgono le stesse regole che ci sono per la produzione e la distribuzione di cibo, tanto per intenderci. Questi signori secondo me hanno ragione da vendere.
    Non va comunque trascurato il fatto che, al di là dei pomposi annunci, i nuovi farmaci sono quasi sempre americani e quasi tutti il frutto della ricerca privata. Se gli USA avessero scelto un sistema sanitario come il nostro, la durata della vita media sarebbe ancora quella dei nostri nonni.

  17. Marco Tizzi

    @Francesco
    No, non ci possiamo prendere in giro: l’articolo è un’esaltazione, una vera e propria osanna, dell’opera di un dittatore, che, come tutti i dittatori, uccideva chi non la pensava come lui.
    Considerato CHI ha instaurato QUEL dittatore, considerato anche il titolo di questo blog, questa è una scelta di campo.
    Una scelta di campo che dice chiaramente che si può tranquillamente rinunciare alla libertà individuale per una “libertà economica” decisa ed instaurata da pochi “prescelti”.
    E dato che il direttore di questo blog e magari anche altri autori, forse, si presenteranno alle prossime elezioni, la pubblicazione di un pezzo del genere sa tanto di programmatico.
    Qualche punto di PIL val bene la vita di qualche “socialista” oppositore, no?

  18. alexzanda

    @ Francesco
    condivido in pieno la tua lettura dell’articolo.
    come si può notare dalla maggior parte dei commenti, sembra che in italia non si possa parlare senza isteria di libertà politica in contrapposizione a quella economica e civile…..
    nessuno dice che vorrebbe rifare una dittatura libertarian che ammazza i socialisti per difendere le libertà economiche, ma qui non si può nemmeno chiedersi non dico quale delle due privazioni di libertà, politica o economica, produca più danno, ma neanche se davvero avere libertà politica significhi sempre avere anche la libertà economica…….. mah!

  19. Gianluca

    Lei vaneggia. Se quei ragazzi fossero stati davvero “talentuosi”, avrebbero combattuto per ristabilire la libertà nel proprio paese

  20. claudio p

    @Marco Tizzi
    ma non dimentichiamo che la violenza subdola della nostra “democrazia” viene spesso sottostimata; ad esempio le violenze impunite dei manifestanti nei cortei o i pestaggi nelle questure, le violenze dei delinquenti comuni lasciati liberi e le stragi di Stato; e non ultima la violenza delle carceri che traboccano di innocenti ammassati come bestie (se volgiamo tenere per buona la Costituzione quando dice che un cittadino è da considerarsi innocente finché un regolare processo non abbia decretato il contrario).
    Qui si fa cenno di violenze fisiche, ma anche in termini di danni materiali, di torture psicologiche e di censura dei media non si scherza.

  21. Marco Tizzi

    @claudio p
    Non viene certo sottostimata da chi la pensa come me, da chi volava dalle finestre delle questure, su questo stia sicuro.
    Ma sostituirla con una peggiore solo perché mi lascia “libertà economica”, mille grazie, no.
    Che peraltro non mi pare abbia ottenuto grandi risultati dato che il pil pro capite del Cile, nonostante il patrimonio di materie prime, è ancora la metà di quello di Cipro.

    Vede, un mio amico di Budapest mi raccontava di quando l’armata rossa passava sotto le sue finestre, quando era bambino: ogni tanto entrava in un palazzo, prendeva un suo vicino di casa e non lo rivedevano più.
    In Cile era la stessa cosa, nonostante il colore fosse diverso.

    Quindi no, mi spiace, ma non sono cose paragonabili.
    Certamente è vero che in questo Paese serva più libertà, ma di certo non solo nel business.
    E la libertà non si scambia.
    “E’ il nostro ultimo centimetro”, come scrisse Alan Moore, tra le più belle parole scritte nel secolo scorso.

  22. giuseppe

    In Cile c’è stato un colpo di Stato o no?
    E non è forse il “colpo di Stato” il massimo dello Statalismo?
    Sarà questa la vera differenza fra Liberisti e Liberali?

  23. luciano pontiroli

    “Quando i diritti sono troppi iniziano a mutarsi in una gabbia di doveri”: affermazione giusta, ma solo nel senso che al diritto di un individuo corrisponde il dovere di uno o più altri individui.
    Per esempio: al diritto dell’imprenditore di chiedere ad un suo dipendente determinate prestazione corrisponde il diritto del lavoratore alla retribuzione e, in una società civile, a condizioni di lavoro rispettose della sua dignità e della sua sicurezza. Al diritto del proprietario di un bene corrisponde il dovere degli altri consociati di astenersi dall’impossessarsene.
    Ma il significato profondo della conclusione di Silenzi sembra essere un altro: certi diritti non devono essere riconosciuti. Quali? forse avrebbe fatto bene a chiarirlo, a proporne un elenco, così si sarebbe potuto discutere del merito della sua affermazione. Non avendolo fatto, la sua presa di posizione deve essere respinta perché generica e, mi si consenta, un po’ ripugnante per il contesto in cui si trova.

  24. claudio p

    @giuseppe
    I confini netti tra i buoni e i cattivi, tra la democrazia e il totalitarismo esistono solo in un mondo ideale.
    Per esempio Mussolini è salito al potere democraticamente ed è stato rimosso dai vertici militari e dal Re (per la pressione degli americani). Poi è stato arrestato e ucciso senza processo.
    Non so Lei, ma se io fossi vissuto in quegli anni non mi sarei strappato le vesti per difenderlo.

  25. claudio p

    @giuseppe
    Aggiungo che se fossi vissuto in quegli anni non mi sarei lasciato incantare dai totem della patria e della famiglia, così come oggi non mi lascio incantare dai totem del “interesse comune” o della “libertà da bisogno” che sono solo evoluzioni più subdole e sofisticate dei primi e che in ultima analisi sono solo pretesti per irrompere e violentare la sfera dei diritti individuali.

  26. giuseppe

    @claudio p
    Lei è entrato in territorio minato. Sarebbe anche giusto ed interessante, ma se cominciamo a parlare del fascismo, non la finiamo più. Vale il Giudizio storico o il Giudizio morale. E non ci sono forse due Storie e due morali?
    Lo stesso varrebbe anche per la Rivoluzione Francese. I fatti del Cile sono cronologicamente così vicini a noi, da non consentire un distacco emotivo.
    Quel che è certo che gli Stati Uniti applicano da sempre una misura diversa per gli Affari Interni rispetto a quelli esteri. La Democrazia, grosso modo, non è in discussione negli Usa. Ma si può a volte giocare con quella degli altri. A volte, perché ci sono tanti casi (per tutti la Guerra contro il Nazismo) dove gli State sono stati effettivamente garanti delle Libertà dei Popoli. Mi piace invece interloquire sul “totem della Patria e della Famiglia”, dietro il quale ci sono cose anche molto concrete, ma che viene per lo più usato a sproposito e strumentalmente. Qualche giorno fa Briguglio proponeva uno strano connubio fra patriottismo, famiglia e liberalismo. E’ il clichè della Conservazione. La Chiesa garantisce i voti dei Cattolici, i Militari garantiscono l’ordine, ed in questo quadro i Liberali credono (come lo hanno creduto i latifondisti col Fascismo) di poter meglio tutelare i loro interessi. Sarebbe facile smontare questa costruzione dicendo magari che la Patria è tale se garantisce uguaglianza, giustizia e benessere per tutti. Altrimenti è Patria solo per chi dallo Stato riceve stipendi, prebende, privilegi e immunità. Ma senza andare troppo per il sottile, meglio guardare all’Europa. Siamo gli unici a contorcerci ancora con questi schemi desueti e stantii. Dovremmo prendere atto che i Liberali in Europa sono piccole formazioni identitarie, collocate per lo più al Centro. Non certo come il Centro Italiano, ma piuttosto come il vecchio Pri di Ugo La Malfa. Contava forse non quanto avrebbe voluto, ma in qualche caso riusciva ad imporsi ed imporre scelte ragionevoli. Ancor più importante sarebbe una formazione del genere in un sistema a doppio turno. Se i Liberali Italiani cederanno ancora all’atavico richiamo dell’ammucchiata a desta coi populisti, con gli ex fascisti ed i clericali, avranno perso l’ennesima occasione. E scavato un abisso con i Liberali europei. Che vanno da un’altra parte.

  27. claudio p

    @giuseppe
    I Radicali si dichiarano liberali, liberisti e libertari e vorrebbero sedere in parlamento a sinistra dell’estrema sinistra. Fanno molte battaglie, qualcuna l’hanno anche vinta, ma al pari di La Malfa non hanno potuto niente per fermare la devastante deriva statalista dell’Italia.
    Delle conseguenze di quella deriva abbiamo visto soltanto le prime avvisaglie, ma stiamo per esserne travolti.. nella “democratica” Grecia i malati si accalcano davanti alle farmacie implorando di avere quei farmaci salva-vita da 1000 euro a scatola che la mutua non rimborsa più. C’è da augurarsi che chi dice che dopo alla Grecia tocchi a noi si sbagli di grosso.

  28. giuseppe

    @claudio p
    Non ho mai votato Radicale, ma sarebbero effettivamente il tipo di Liberali che mi piacciono. Ma Pannella è troppo ingombrante, antipatico ed accentratore. Quando lo sento parlare in qualche talk show mi viene un prurito alle mani, anche se spesso dice cose giuste. sarebbe ora che andasse in pensione. Non scordiamoci, però, che se l’Italia non è del tutto quel Paese feudale che altri vorrebbero, lo dobbiamo a loro. Il tema delle carceri è per loro prioritario da almeno trent’anni, mentre gli altri vanno a corrente alternata (in bassissima frequenza). Sul tema degli spinelli, ancorché io non sia mai stato interessato a questo tipo di vegetale, hanno ragione da vendere. Noi ci ritroviamo una legge ignobile, di stampo clericale e fascista, la Fini-Giovanardi, che ha sporcato la fedina penale di tanti ragazzetti. Un modo come un altro per tenere sempre la gente sotto bastone.

  29. Francesco

    @Marco Tizzi
    Salve, se leggi questo nell’articolo, può anche darsi che forse l’autore lo intendesse. Per quanto mi riguardo ho dato per scontato che chi frequenta questi lidi desse per acquisito che in mai e poi mai si può rinunciare alla libertà politica, per quanto scassata essa sia e per nessuno motivo al mondo sarebbe giusto instaurare una dittatura per “fini economici” o di qualunque altro tipo. Ecco, questo è il presupposto da cui mi muovo, in quanto liberale nell’anima. Se ritengo che l’atmosfera oramai anche in paesi come l’Italia o gli USA non grondi di libertà da tutti i pori e sia opprimente, figuriamoci nel Cile di Pinochet. Detto questo, penso che in ogni caso la democrazia nel nostro paese non goda di buona salute. E dovremmo, noi cittadini, impegnarci sul serio per migliorarla. E il dibattito sulla connessione tra le libertà politiche da una parte (e quanto siano limitate) e quelle economiche e civiche dall’altra vada ampliato e approfondito perché risulterà fondamentale per il mondo a venire, il mondo in cui vivranno i nostri figli. Oggi si parla tanto di modello economico “liberista” (in realtà ne parliamo noi e pochi altri) come contrapposto ad un sistema europeista e socialista. Io penso che ci stiamo dirigendo, invece, verso un sistema che posso solo definire “neofeudale”, dove pochi hanno in mano tutti i poteri (economici e finaziari) e tanti li subiscono, senza avere voce in capitolo. La discussione sarebbe lunga e gli esempi da porate a sostegno sono tanti. In occidente assistiamo alla progressiva scomparsa della classe media (la spina dorsale della democrazia) e ad una ricchezza (dati ufficiali) sempre più concentrata nelle mani di pochi e con un divario quindi tra i ricchi e “gli Altri” sempre più accentuato, secondo me stiamo regredendo a modelli tipici che si trovano nei paesi in vai di sviluppo. Tutte le richhezze ( e il potere) concentrati nelle mani di pochi. Il processo è lento, ma irreversibile e sembra che non ce ne accorgiamo. D’altro canto, maglrado le il cosidetto “socialismo europeista” non esiste una tutela, come dovrebbe garantire una società civile, per i più deboli: le tutele sono solo per pochi, cioè coloro che fanno parte di gruppi organizzati e influenti, non per la massa, come invece era nei paesi socialisti dell’est dove tutti -dico tutti- avevano casa e lavoro garantiti. Il recente esempio, secondo me assurdo, di una riforma del mercato del lavoro in Italia, con l’abolizione dell’articolo 18 solo per il settore privato e non per quello pubblico è scandaloso, e invece nessuno si indigna. Oltretutto, per quanto ne so, dovrebbe pure essere anticostituzionale. Possibile che noi, lavoratori e datori di lavoro del sttore privato, non reagiamo contro una tale assurdità? Nessuno dice niente? Questa discusiine dovrebbe venire ancora prima della discussione sull’opportunità o meno di abolire l’art. 18. Come minimo parità di trattamento per tutti. E invece silenzio. Posso continuare con tanti altri argomenti sul questo neofeudalesimo su scala globale e sulla progressiva diminuzione delle liberà politiche nei paesi cosidetti democratici ma non vorrei tediarvi oltremodo, almeno per ora 🙂

  30. Francesco

    @claudio p
    Salve, grazie per la condivisione. Da non sottovalutare che la minoranza di cui parli, in america, è composta da milioni (circa 30, se non erro) di individui che vivono sotto la soglia di povertà negli USA. Cosa non da poco: se vedi il film/documentario di Michael Moore “” in cui, giustamente, mette sotto accusa il sistema sanitario americano che non garantisce nemmeno le cure di base ai malati, potari farti un’opinione personale su quel sistema. Una cosa mi ha dato da rifelettere: nella premessa Moore dice che il suo film inchiesta non riguarda quelli, che Dio abbia cura di loro, che NON HANNO l’assicurazione medica ( e sono milioni) perché loro sono citttadini di serie B, ma riguarda quelli che ce l’hanno ma che, al momento opportuno, cioè quando serve perché si devono curare, si vedono negati i pagamenti per le cure dalle società di assicurazioni, con pretesti vari.

  31. Marco Tizzi

    @Francesco
    Concordo su tutto a parte il dare per scontato che gli autori di questo blog non sognino un nuovo Pinochet che prenda giovani virgulti in gamba (loro, ovviamente) e gli faccia gestire tutto supportati dalle armi.
    Certe cattive abitudini sono dure a morire.
    Altrimenti, mi scusi, perché si pubblica un post di tale specie che, tra l’altro, è firmato da un ospite?

  32. Michele Silenzi

    La divergenza di opinioni è il sale di una divertente e polemica dialettica.
    Tuttavia far passare questo articolo come una potenziale esaltazione della sospensione delle libertà democratiche è francamente tendenzioso ed un tantino superficiale.
    Specifico con chiarezza che la sospensione delle libertà democratiche è senza dubbio un errore. Cerco però di attirare l’attenzione su di un caso molto particolare. In Cile, sebbene la libertà politica fosse stata gravemente sospesa da un regime dittatoriale e spesso sanguinario, è stato possibile un ritorno alla libertà economica. Questa rende gli individui più indipendenti e salvaguardati rispetto ad un governo (di destra o di sinistra!) in cui la statalizzazione forzata e la tassazione esasperata pone un macroscopico limite all’attività di autodeterminarsi attraverso la libertà economica.
    Infine non dimenticherei la cosa più importante: in passato è stata proprio l’esasperazione economica e la vessazione degli individui da parte dello stato che ha portato a regimi populisti e dittatoriali.

  33. claudio p

    @Francesco
    Le informazioni che ho sul sistema sanitario americano non derivano solo da Sicko, ER e dott. House.. anche se sono contento di averli visti perché contribuiscono a completare il quadro.
    Non vorrei scambierei il nostro sistema sanitario con il loro e non auguro agli americani di scambiare il loro con quello cubano (come sembra voglia lasciar intendere Moore).
    Dico che rifiutare in toto quel sistema significa buttare il bambino con l’acqua sporca, dico che se in America non ci fosse quel sistema la nostra sanità, che si abbevera a piene mani alla loro fonte, sarebbe indietro di mezzo secolo e dico che nel lungo termine, tanto in Italia quanto in USA, gioverebbe di più una maggior concorrenza che la protezione di mono e oligopoli.
    Affideresti la produzione e la distribuzione di cibo al monopolio di Stato? non è una domanda banale.. se rifletti bene è piena di implicazioni.

  34. davide

    Un articolo a dir poco agghiacciante. Spiegatemi perchè credo di avere le idee leggermente confuse. E’ da liberale omettere che in Cile c’è stata una dittatura che ha causato alcune migliaia di morti? Sbaglio o questo è un caso in cui liberismo fa molto rima con fascismo?
    Sono allibito.

  35. Marco Tizzi

    @Michele Silenzi
    Mi sa che è entrato in un ginepraio, con tutto il rispetto.
    Quando si definiscono “uomini giovani e talentuosi” dei ministri di un governo dittatoriale si esalta il governo dittatoriale stesso.
    Esplicitamente.
    Se io definissi “uomini giovani e talentuosi” i signori Goering e Goebbels qualcuno avrebbe dubbi sul fatto che stia esaltando il nazismo?
    Non sto parlando di filosofi i cui scritti possono essere malinterpretati, come Nietzsche, sto parlando di persone che sono state effettivamente protagoniste nel governo stesso.
    Non esistono innocenti in un governo dittatoriale, tanto più che in questo caso non si tratta di gente che eseguiva gli ordini, ma semmai di chi gli ordini li impartiva.

    Tra l’altro non viene nemmeno raggiunto lo scopo minimo, perché se le ricette dei “chicago boys” fossero state quelle economicamente giuste, dopo quasi 20 anni di governo senza opposizione ci dovremmo trovare di fronte al paese più ricco del mondo.
    Cosa molto lontana dalla realtà.
    L’unico risultato che i Chicago-Boys hanno ottenuto in Cile è aver creato, oggi, il movimento studentesco più fortemente marxista del globo: se esiste una Camila Vallejo il merito è tutto loro.

  36. Ricardo

    @Marco Tizzi

    Premesso che l’articolo è pessimo – è assurda la contrapposizione tra libertà politiche e libertà economiche, soprattutto è assurdo il (non troppo) velato elogio alla dittatura – è vero invece che le politiche dei Chicago Boys erano quelle corrette.

    Grazie a tali politiche, il Chile non solo è uscito dalla spirale dell’iperinflazione nella quale era finito, ma è stata l’unica economia del Sud America in crescita rapida durante la “lost decade” degli anni 80, ed è ancora oggi una delle economie più floride della regione.

    Conclusione: la shock therapy ha funzionato egregiamente (secondo alcuni il rapido sviluppo economico che ne è derivato, creando centri di ricchezza e di potere fuori dal controllo di Pinochet, avrebbe persino contribuito a rovesciare il regime stesso), ma ha funzionato NONOSTANTE la dittatura e la mancanza di libertà politiche, non certo grazie ad esse

  37. Marco Tizzi

    @Ricardo
    Se per lei avere un’economia “florida” significa il 12% della popolazione sotto la soglia di povertà e uno dei peggiori (ma forse per lei più è alto meglio è) indici di Gini al mondo, 7% di disoccupazione e comunque un’economia che dipende ancora per il 15% dall’estrazione del rame, mi sa che abbiamo concetti di sviluppo parecchio diversi.

    E stiamo sempre parlando della 52sima economia al mondo per pil pro capite a parità di prezzo d’acquisto, che gran successo!!!!

    Grazie mille, ma mi tengo la “socialista” Europa.

  38. Marco Tizzi

    @Ricardo
    E perché non ha alcun senso?!?!?!?

    Qui si sta dicendo che le misure applicate dai “chicago boys” sono la risoluzione di tutti i mali. L’articolo – lei no perché ringraziando il cielo ragiona – sostiene addirittura che ben venga la dittatura purché cotanti risultati si siano ottenuti!

    Stante così le cose, dopo 20 anni di applicazione di tali misure, e 20 anni dopo la fine della dittatura, oggi dovremmo essere in una situazione tipo paradiso terrestre.
    Roba che Montecarlo glie fa na pippa, per esser chiari.
    Invece ci troviamo di fronte ad un Paese che fondamentalmente è come i suoi vicini. Anzi, in Uruguay direi che si sta meglio e probabilmente anche in Brasile, mentre al Cile se togli il rame torna ad essere un Paese del terzo mondo.

    Ora si da il caso che, ringraziando il cielo, in nessun paese occidentale nessuno potrà mai applicare le stesse politiche economiche per più di vent’anni e farle maturare per venti anni ancora, dato che c’è quel malanno chiamato democrazia che lo impedisce, quindi comunque vada diciamo che la “felice situazione cilena” non solo non si è mai verificata, ma nemmeno mai si verificherà.

    Ciònonostante si sta molto meglio.

    Quindi direi che se volete portare esempi di successo di un modello da esportare mi sa che vi conviene cercare altrove:se non bastan 20+20 anni per ottenere prosperità mi sa proprio che non ci siamo.

  39. freedom

    Ancora coi ChicagoBoys?
    Leggetevi Murray Newton Rothbard e capirete perché poterono operare in uno stato dittatoriale.

    Cominciate a studiare la misconosciuta Scuola Austriaca di Economia ed i suoi epigoni.
    Tutt’altro spessore.

    http://www.vonmises.it
    http://www.mises.org
    http://www.usemlab.com
    http://www.johnnycloaca.blogspot.it
    http://www.www.lewrockwell.com/north/north-arch.html
    http://www.ideashaveconsequences.org

    E, per metterne in pratica gli insegnamenti utili in vista dell’apocalisse prossima ventura (anche e soprattutto se Draghi comincia a stampare come Bernanke), cominciate a comprarvi qualche sterlina d’oro.

  40. Ricardo

    @Marco Tizzi

    Perché non ha senso valutare il punto di arrivo a prescindere dal punto di partenza.

    Quando il Chile ha iniziato ad applicare le misure dei Chicago Boys l’economia Cilena era al disastro totale (a causa dei 2 anni di Allende ma anche – fatto che gli schizoidi nostalgici di Pinochet dimenticano sempre – dai primi 2 anni di Pinochet, che inizialmente applicava un controllo militare sull’economia), a livello di shortages anche dei prodotti di prima necessità e di iperinflazione galoppante.

    La Shock Therapy ha fermato l’inflazione e ha fatto ripartire un’economia praticamente da zero. A seguire, puoi facilmente confrontare i dati, troverai che il Chile è stata praticamente l’unica economia in crescita di tutto il Sud America fino ai primi anni 90, quando anche gli altri paesi, chi più chi meno, hanno iniziato a liberalizzare le loro economie.

    L’Uruguay non se la passa male, così come la Costa Rica, e guarda un po’, con un po’ di ricerca scoprirai che sono proprio quelli che, dopo il Chile, hanno applicato quelle stesse politiche prima e con maggiore velocità.

    Il Brasile adesso è in crescita rapida, anche lui a partire dalle riforme liberali di Cardoso di fine anni ’90, ma a livello di PIL pro-capite ha ancora molta strada da fare.

    Riguardo al coefficiente di GINI: dovresti sapere che, a differenza della povertà, la diseguaglianza in un paese è sostanzialmente indipendente dalla crescita economica ma è invece più legato agli assetti istituzionali post-coloniali – guarda le serie storiche su tutti i paesi del Sud America e scoprirai che è in tutti molto alto e costante (il peggiore, tra parentesi, è proprio quello del Brasile)

    La democrazia non impedisce proprio nulla, questa è la stupidaggine che sostengono i nostalgici delle dittature, e infatti quelle politiche sono state applicate con successo in numerosi contesti, vedi per esempio la Polonia e tutti i paesi (in misure diverse) dell’Est Europa dopo il crollo dell’URSS (in poco più di 20 anni da paesi distrutti a un livello paragonabile, seppur ancora più basso, dell’Europa Occidentale), per non parlare degli stessi UK e USA.

  41. Marco Tizzi

    @Ricardo
    In 40 anni il Giappone è passato dall’essere un paese del terzo mondo ad essere il più ricco, il più avanzato tecnologicamente e, soprattutto, quello con la prospettiva di vita più alta.

    Questo senza applicare le misure dei Chicago Boys.

    Quindi il punto di partenza, in un arco di tempo così lungo, conta il giusto.

    Poi il fatto di fondo è quello che dici tu e quello che, invece, nega palesemente l’articolo: la democrazia stimola e aiuta lo sviluppo, sempre, anzi è l’unico vero driver per lo sviluppo e anche per una riduzione “naturale” dell’indice di Gini.
    La Banca Centrale Svizzera sta fissando il cambio, cosa che, se fosse messa in pratica in Europa, farebbe urlare tanti “liberisti” all’ingerenza. Possiamo quindi dire che la Svizzera è in qualche modo diventata un sistema peggiore? Non mi pare. Resta sempre un gran bel posto in cui vivere, con tantissima libertà, un ottimo tenore e stile di vita, una buona longevità.
    Siamo davvero in grado di dire che in Danimarca non c’è libertà perché ha una grossissima spesa pubblica? Non mi pare e l’Heritage da ragione alle mie sensazioni.

    La verità è che il sistema copia-e-incolla non esiste, porca miseriaccia, ma c’è una ed una sola cosa di cui si può essere certi: la libertà paga.
    Non la libertà dei pochi di fare quello che vogliono con la vita dei tanti, ma la libertà e basta, la libertà punto.
    Non esiste una libertà di serie A ed una di serie B.
    E se anche esistesse di sicuro non sarebbe la libertà economica quella di serie A: preferisco mangiare una volta alla settimana e andare in giro a piedi, ma poter dire quello che mi pare.
    Cosa che con Pinochet non si poteva fare.

  42. giuseppe

    @Marco Tizzi
    Sottoscrivo totalmente.
    Il problema è che fra poco mangeremo una volta alla settimana, ma in Italia non siamo liberi di dire tutto ciò che ci pare.
    Ci possiamo provare, rischiando di persona.
    Ma se pestiamo i piedi a qualche imbecille ammanicato, quello trova democraticamente il sistema per rovinarci.
    Però, non c’è alternativa.
    La Libertà dobbiamo sudarcela, vincendo il timore o la paura.
    Come del resto hanno fatto durante il Risorgimento e la Resistenza.
    E chi liquida queste cose come barzellette, lo inviterei a riflettere sul fatto che si sfidava la morte. Non era un gioco. Ci volevano le palle.
    E un pò di palle (ma molto meno) dobbiamo cacciarle fuori pure noi.

  43. Marco Tizzi

    @giuseppe
    Io le palle le tiro fuori volentieri, ma se chi dovrebbe essere il supereroe della libertà mi esce da una parte con “Viva Merkel” e dall’altra con “Viva Pinochet”, allora lasciamo perdere che, come diceva mia nonna, so sbagliare anche da me.

  44. Ricardo

    @ marco tizzi

    Giappone: vero, ma poi e’ anche andata in stallo e non cresce piu da quasi 20 anni. Difficile pensare ad una crisi piu’ strutturale.

    La democrazia aiuta lo sviluppo economico: in realta’ e’ vero solo in parte. Piu precisamente, la democrazia non sembra fare differenza nelle prime fasi di sviluppo, nel processo di industrializzazione (vedi germania nazista, unione sovietica, chile di pinochet, cina oggi…).
    Diventa invece condizione necessaria per andare oltre, per muoversi verso un’economia di innovazione e conoscenza (tutti i paesi del mondo sviluppato sono democrazie).

    Per il resto: che le liberta’ politiche vengano prima siamo d’accordo, anche io ho criticato l’articolo, cio’ non toglie che non sarebbe male unnpo’ piu’ di liberta’ economica, senza per questo dover rinunciare (anzi in italia ci servirebbe un po di piu anche di quelle) alle liberta politiche

  45. Marco Tizzi

    @Ricardo
    In Italia ci servono tutte le libertà, non ne abbiamo abbastanza di nessuna.
    Ma una a scapito dell’altra no. Vi prego, no.

    Per quanto riguarda il Giappone: siamo sicuri che lo stallo sia una crisi? Non è che sono arrivati al massimo e proprio più su di così non ci si riesce ad andare?
    Io faccio davvero fatica a pensare ad un paese che più del Giappone abbia pochi traguardi da raggiungere.

  46. @ Marco Tizzi
    > Non è che sono arrivati al massimo e proprio più su di così non ci si
    > riesce ad andare?

    Oh che bella questa frase.

    Sarò uno che non capisce niente di economia, ma sono convinto che ormai crescere non convenga più, abbiamo già abbastanza ricchezza per tutti basta ridistribuirla in modo intelligente e accontentarsi di quello che si ha, che è più che sufficiente per vivere felici. Per quello che posso capire noi dobbiamo crescere per sostenere i nostri debiti, non per stare meglio, ormai siamo arrivati a un punto che la fatica per crescere è maggiore del piacere che ci può dare diventare più ricchi. Allora paghiamo i nostri debiti col nostro patrimonio e vaffa alla crescita. Il giappone detiene il 100% dei suoi debiti e può tranquillamente rimanere in stallo senza crescere e senza decrescere, o sbaglio?

  47. Marco Tizzi

    @Andrea Tibaldi
    Secondo me è così, ma sono in nettissima minoranza.

    Il Giappone compra debito pubblico tramite le Poste, che sono pubbliche. E’ una partita di giro.
    Tutto il resto del mondo cerca in ogni modo di costringerli a smettere. Addirittura il FMI, dopo il terremoto, ha detto che “se il Giappone vuole aiuti deve privatizzare le poste”.
    Pensa che gente di merda.

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