17
Giu
2012

E alla fine anche Monti disse: meno Stato – di Enrico Zanetti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Enrico Zanetti.

Più ancora che le misure contenute nella bozza di DL Sviluppo approvata venerdì dal Consiglio dei Ministri, quello che induce a timido ottimismo sul prosieguo dell’azione del Governo sono le dichiarazioni del Premier Monti: non solo più crescita, ritornello ormai stantio, ma anche meno Stato.

Quante volte, in questi mesi, abbiamo ripetuto che non avrebbero potuto esservi speranze di soluzione fino a quando il Governo non avrebbe capito (o non avrebbe smesso di fingere di non capire) che il modo più efficace per consentire al Paese di tornare a crescere era di occuparsi della decrescita dello Stato?

Per sentirlo dire anche a Monti ed ai suoi abbiamo dovuto aspettare che lo spread tornasse stabilmente a ridosso dei livelli che aveva quando il Governo Berlusconi dovette gettare la spugna e che il Movimento 5 Stelle di Grillo arrivasse nei sondaggi ad essere quasi il primo partito.

È troppo tardi?

Non è mai troppo tardi per incamminarsi nella giusta direzione. Due sono però le verità che questo colpevole ritardo ci lascia. La prima: dopo l’ottima partenza (per altro messa quasi per intero in conto ai cittadini), nei mesi da gennaio ad aprile questo Governo ha fatto poco meno pena dei precedenti, barcamenandosi tra una melina da quattro soldi (prima le pseudo-liberalizzazioni, poi le pseudo-semplificazioni) e roboanti dichiarazioni prive di ragionevolezza (era fine febbraio quando Monti disse con viva soddisfazione che lo spread, allora ridottosi, non sarebbe più risalito).

La seconda: chi si incammina per la strada giusta di malavoglia e non per convinzione, la percorrerà con il freno a mano tirato e, alla fine, giungerà a risultati meno significativi di quelli che altri, a parità di tempo, potrebbero conseguire.

Questo però è ciò che passa il convento e, visti i tempi e le immediate alternative, teniamocelo stretto.

Inutile sperare ancora, come all’inizio era lecito sperare, che questo Governo possa essere una soluzione.

Questo Governo può essere al massimo una dignitosa transizione. Se verso la rinascita o il definitivo naufragio, lo scopriremo tra meno di un anno.

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16 Responses

  1. Marco Tizzi

    Monti ha anche detto “non c’è spazio per tagli alle tasse”.
    Direi quindi che da tenerci stretto c’è ben poco.

  2. Luca G

    Abbiamo bisogno di un nuovo soggetto politico che metta al centro della futura campagna elettorale meno tasse e meno stato, e che sia in grado di far seguire alle parole i fatti.
    Alternative non ne vediamo.

    Arriverà ?

  3. Francesco P

    @Luca G

    Le do pienamente ragione. Da nessuno dei partiti oggi in Parlamento, e tanto meno dal M5S, possiamo attenderci nulla. I partiti sono l’espressione degli interessi dei burocrati, dei faccendieri e delle corporazioni, ecc., mentre il M5S, nonostante i contenuti di rottura, propugna una visione della società in cui l’economia viene all’ultimo posto, le micro beghe condominiali, pardon comunali, al primo e la libertà di dissenso non è scontata.

    Una questione che deve far riflettere è l’insanità del nostro assetto istituzionale, che permette agli interessi corporativi di trovare sempre voce e capacità di bloccare ogni svolta.

    Ritengo che Monti sia il primo a sapere che le sue politiche stanno portando al fallimento il Paese, che il decreto sviluppo rimarrà in gran parte lettera morta, che la riforma del lavoro si rivelerà un “cambiar qualcosa perché tutto rimanga come prima” e che la spending review è destinata a rimanere virtuale.

    Monti non è ignorante ne stupido; semplicemente non in è grado di fare scelte diverse perché vincolato dalla litigiosità dei partiti, dalle pressioni delle varie burocrazie, da quelle delle lobby, ecc.

    L’unica cosa che può fare è aumentare le tasse per inseguire il pareggio di bilancio e sostenere la Fornero che fa la riforma previdenziale per far quadrare i conti togliendo di mezzo la generazione nata negli anni ’51-’60, non potendo ridurre le pensioni d’oro, le baby pensioni, quelle degli elettrici passate all’INPS, ecc., cioè quelle distorsioni favorite dalle scelte clientelari operate ai tempi della prima repubblica.

    La mia opinione è che bisogna avere il coraggio di puntare in alto per spezzare l’intreccio di interessi che si manifesta in un potere di blocco enorme da parte anche di piccole lobby. Bisogna anche avere il coraggio di pensare ad un profondo adeguamento della Costituzione allo scopo di limitare certe deformazioni tipiche del nostro sistema malato.

  4. paperino

    @Luca G
    Meno tasse e meno stato? Non abbiamo gia’ avuto il ventennio berlusconiano di liberismo selvaggio, coronato dal governo del bocconiano prof. Monti che ha completato l’opera del predecessore li’ dove quello aveva tralasciato qualche particolare?
    L’estensore dell’articolo qui sopra non si rende ben conto di cosa significhi per il futuro dell’italia e forse dell’europa, il tragico fallimento dei due personaggi governativi citati sopra, i quali per parte loro se la ridono tranquilli.
    Il deficit di classe dirigente si fa sempre piu’ eclatante e irrimediabile.

  5. Claudio Di Croce

    Ho già scritto che come esempio di meno stato l’economista ex tedesco , ora francese , domani chissà ,ha detto che quote di patrimonio pubblico saranno ” vendute ” alla Cassa Depositi e Prestiti , cioè un altro carrozzone statale , strapieno di megadirigenti, auto blu, aerei a disposizione , ultradimensionato di impiegati al bar per farsi i loro affari, ecc.. ecc… Mi rendo anche conto che trovare un politico che sia disposto ad alienarsi il consenso dei quindici milioni di dipendenti pubblici mi sembra difficile .Si parla dell’ultimo ventennio , dimenticando che il vero problema del debito pubblico è nato negli anni settanta ( compromesso storico ) ottanta (Craxi – Forlani De Mita ) con il supporto entusiastico del PCI . Dopo per i motivi sopradetti non si è fatto nulla per diminuirlo . Ma lei crede che un futuro governo Bersani, Penati, Ferrero. Camusso ,Flores d’Arcais ,Bindi,Franceschini,Espresso ,il marito della Palombelli, il compagno della sorella di Tulliani, Azzurro Caltagirone e quanti altri saltimbanchi volete, siano pronti a privatizzare qualcosa ?

  6. Francesco P

    @paperino

    Berlusconi vinse le elezioni del ’94 lanciando proclami liberisti, ma poi si comportò da democristiano per diciassette anni. Fu cacciato col ribaltone prima, con le elezioni poi, e fu richiamato al potere non per convinzione, non per via della televisione, bensì per disperazione, a causa delle performance dei governi di centro sinistra. Berlusconi ha avuto il torto di non difendere il ministro del Bilancio Pagliarini (detto “Tagliarini”) che poi fu emarginato anche dalla Lega visto che voleva tagliare troppo…

    Adesso che l’Italia è con le spalle al muro, non possiamo fidarci di nessuno degli attuali partiti di Csx ne di Cdx e neppure dei “tecnici”. La funzione dei tecnici è di fare da foglia di fico al partiti che cambiano nome, ma continuano a fare con minore furbizia e maggiore arroganza le stesse cose che facevano ai tempi della prima repubblica.

    Anche in politica bisogna inventare quello che servirebbe, ma non c’é.

  7. Andrea Maniero

    paperino :
    @Luca G
    Meno tasse e meno stato? Non abbiamo gia’ avuto il ventennio berlusconiano di liberismo selvaggio, coronato dal governo del bocconiano prof. Monti che ha completato l’opera del predecessore li’ dove quello aveva tralasciato qualche particolare?

    Liberismo selvaggio? Ho le traveggole e se non ci fosse da piangere sarebbe da scompisciarsi. Niente liberalizzazioni (fatte da Bersani), nessun taglio di spesa, nessuna privatizzazione, aumento degli stipendi degli statali molto maggiore del tasso di crescita di quelli privati, nessuna concorrenza fra ospedali e fra scuole, elargizioni di ogni tipo ad ogni occasione, una pletora di burocrati quasi impressionante; la politica italiana che sia di destra o di sinistra finisce sempre per essere socialista, con compromessi al ribasso che non fanno dispetto a nessuno, ma che bloccano sul nascere qualunque buona iniziativa che il Paese produca. Siccome nessuno deve rimanere indietro, allora tutti dobbiamo andare piano facendoci doppiare da chi corre il doppio di noi.

  8. paperino

    @Francesco P
    Il mio intervento voleva ovviamente essere sarcastico.
    Pero’ noi possiamo trovare tutte le giustificazioni che vogliamo, ma purtroppo resta il fatto che la classe dirigente cui molti italiani hanno dato speranzosamente carta bianca nel ’94 si e’ dimostrata, quando non inconsistente, intenta a lavorare nella direzione opposta a quella per cui aveva avuto chiaro mandato elettorale, c’e’ poco da dire.
    Con la complicazione che, qualunque cosa ne pensiamo noi, per ben piu’ di mezza italia cio’ che ha fallito e’ stato il liberismo selvaggio, personificato nel “mostro di arcore”.
    Per l’altra quasi mezza, e’ morta ormai pure la speranza.
    La lega una volta al potere ha allontanato tutte le persone con qualche capacita’ e spirito modernamente liberale per chiudersi in un medievalismo stolido e autoreferenziale alimentato da parte dei quadri dirigenti che definire loschi figuri e’ dir poco, Berlusca col suo comportamento tutt’altro che irreprensibile ha fatto di tutto per squalificarsi squalificando cosi’ pure il suo elettorato e, pure lui, ha allontanato dalle leve del potere tutti quelli che potevano avere qualche capacita’ di incidere bubboni (ad esempio, appunto, forse, Pagliarini), inoltre trattando a pesci in faccia tutto il microcosmo libertarian, al di la’ della propaganda politica di facciata, probabilmente per vere ragioni di incompatibilita’ ideologica (da cui ora la giustificazione del nostro profondo sentimento di essere stati raggirati dalla propaganda), Fini boh, da parte sua e del suo partito onestamente non mi sono mai aspettato nulla nella direzione giusta, e anzi credo che la sorgente dei mali peggiori, trattandosi di rappresentanza politica del piu’ retrivo sud antimoderno, nazionalista, clientelare e diciamo pure fascista, che dietro le quinte ha sabotato qualunque tentativo di rinnovamento, sia arrivata da li’…( non a caso la scissione e’ avvenuta quando, a causa della severa crisi in arrivo, perfino Tremonti ha cominciato a minacciare concretamente di tagliare qualcosa nei trasferimenti, sara’ un caso…).
    Adesso il problema serissimo e’ che il TOTALE fallimento politico delle forze che si erano appropriate della rappresentanza delle idee liberali-libertarian pone un enorme vuoto non tanto e non solo di potere, quanto culturale: se, come suppongo pensi la maggior parte di chi frequenta questo blog, i problemi dell’italia si possono se non risolvere almeno alleviare spostando il baricentro del paese verso una posizione con meno normazione, meno burocrazia, meno imposizione fiscale (perche’ e’ in queste tre cose che si incarna il “meno stato”, non dimentichiamo il MENO NORMAZIONE), attualmente la bussola politica della maggior parte dell’elettorato, a causa del fallimento della presa in giro di cui sopra, segna direzione opposta.
    Mortificante peraltro e’ constatare che, a sostituire un governo di finti liberali se non altro inetti nel loro illiberalismo, e’ stato ora posto un governo di finti liberali severi, capaci ed efficaci nel loro profondo illiberalismo di sostanza, come del resto non ci si poteva non aspettare da caporioni di quell’ambiente iper-gerarchizzato, impositivo, alienato dal mondo e piu’ concentrazionario di tutti che e’ l’istruzione. Istruzione che secondo me proprio per questo, per non produrre danni irreversibili nelle mente e non condurre all’indegnita’ della persona, dovrebbe terminare _come attivita’ esclusiva_ AL MASSIMO entro i 18 anni.

  9. Francesco P

    @paperino

    La ringrazio perché mi da l’opportunità di aggiungere un ulteriore tassello.

    Lo statalismo diffuso fra gli italiani è frutto del mito del settore pubblico, capace di dare stabilità nel tempo alle famiglie. Meglio cedere un po’ di libertà, meglio mettere la testa a riposo anticipatamente, meglio accettare qualche compromesso, ma disporre di una fonte di reddito stabile, trovare una fonte di reddito, ricevere le cure mediche, avere la garanzia della cassa integrazione o dell’aiutino dello Stato o della Regione se si è un’impresa.

    Questo mito oggi è venuto meno per via della crisi economica, della riduzione arbitraria delle prestazioni pensionistiche e sanitarie, dell’incertezza sulla tassazione (vedi IMU = tassa con sorpresa di fine anno, il ventilato aumento IVA al 23%, ecc.).

    L’astensionismo, il fenomeno elettorale più rilevante, l’affermazione travolgente di un movimento di protesta come il M5S senza futuro, la molletta sempre più grande con cui gli elettori si turano il naso per esprimere un voto a favore dei partiti tradizionali, la stessa perdita di credibilità dei sindacati, ecc., sono tutti segnali di un disagio fortissimo che nasce dal venir meno della fiducia nello Stato e nelle sue istituzioni centrali e locali. IL MITO DELLO STATALISMO HA SUBITO UN COLPO DURISSIMO: LO STATO NON TI DA SICUREZZA; ALLA PRIMA OCCASIONE TI SCARICA E TI PUNISCE PERCHE’ SEI SOLO UN SUDDITO.

    A mio avviso è possibile creare un movimento attorno a figure di spessore che siano nuove come militanza politica. Bisogna parlare ed operare in modo molto concreto per mostrare la via d’uscita. Non mi attendo un trionfo al primo match. Bisogna avere il coraggio di iniziare, di denunciare, di scontrarsi e di proporre “sporcandosi le mani” per parlare alla gente.

  10. G.R.Albertazzi

    @Claudio Di Croce
    Condivido pienamente quanto riporti, purtroppo l’esperienza degli ultimi decenni insegna.
    Anche con tutta la buona volontà il governo Monti e relativi provvedimenti dovranno pur sempre essere votati dal Parlamento…. non sia mai detto che si assista ad un suicidio della nostra classe politica.
    L’interesse supremo del nostro paese, che identifico con il bene dei suoi cittadini, viene dopo…

  11. Franco Baldussi

    Benchè ci sia da essere lieti del fatto, purtroppo temo no si tratti di una posizione ideologica di Monti, quanto della constatazione che l’Italia rientra nei parametri dell’insolvenza (si veda Giannino oggi http://www.zerohedge.com/news/italy-hints-subordination-did-rome-just-request-semi-bailout ). Più che una necessità che una scelta. Con l’paggravante, a mio umile modo di vedere, che la “privatizzazione” avverrà nella misura minima possibile, lasciando alla tassazione il compito principale di drenare denaro. Compito peraltro impossibile, stante l’ovvietà della spirale tassazione/recessione/diminuzione di gettito/nuova tassazione e così via.
    Vi sarà anzi un’aggravante: la privatizzazione verrà meno ai suoi scopi principali, a causa del livello assurdo di tassazione, lasciando alla fine un paese comunque al collasso. Boh!

  12. Franco Iannaccone

    Ho frequentato per anni le sagrestie di un partito politico, e quando non si voleva prendere nessuna decisione, si concludeva la riunione a notte fonda storditi dal fumo e dal sonno nel seguente modo: i partecipanti alla riunione hanno deciso a maggioranza che occorre una ulteriore pausa di riflessione e pertanto nel caso si rendesse necessario individuare una “commissione ad hoc”, si dà mandato ai dirigenti di attivarsi in tal senso.
    Ecco, adesso queste cose le fanno a livello governativo, un bel salto di qualità!!
    Roba da vomito..

  13. Claudio Di Croce

    Non dovrebbe avere per noi alcuna importanza ma , tenuto conto del clima che si respira , io voglio gridare per la partita di calcio di questa sera:

  14. Gigi

    @Francesco P

    @paperino
    Non si può non essere d’accordo. Però dare sempre e solo la colpa ai politici o a tutti i politici è limitativo. I politici vendono la loro merce, per cui producono e confezionano quello che presuppongono piaccia alla gente. Ne più ne meno che un imprenditore. Allora o si ha il coraggio di rompere, ma intelligentemente e essere disposto a correre il rischio di contare veramente poco, oppure forse la “colpa” è anche degli italiani che non riescono a recepire, hanno paura e perseverano. Non facciamoci illusioni: la Camusso non è isolata. Molti che non sono sulle medesime posizioni sull’articolo 18 condividono. Mi chiedo come una persona intelligente, preparata e non collettivista come Monti possa firmare atti che solo un giorno prima di entrare al governo avrebbe fermamente rifiutato. Questo è il vero problema. Anche lui preso dall’orgia del potere? Oppure preso da un altissimo senso dell’emergenza per la Patria. Mahh!!! Chi dovrebbe succedere a Monti perchè dovrebbe essere migliore? Ricordiamoci della poesia “Al re travicello caduto ai ranocchi levo il cappello, piego i ginocchi” (credo sia del Giusti, non ricordo bene o ero alle medie qualcuno mi corregga)

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