Commons Sense: addio a Elinor Ostrom

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Elinor Ostrom, Premio Nobel per l’economia 2009, ci ha lasciato a 78 anni. È morta di tumore, le sopravvive il compagno di una vita, il marito Vincent.

Ho avuto occasione di assistere alla Hayek Lecture che la Ostrom ha tenuto presso l’Institute of Economic Affairs nel marzo scorso. Prima della Lecture, l’IEA aveva organizzato una bella colazione di lavoro, con Ostrom e un certo numero di giornalisti, studiosi, e amici dell’Istituto.

Nel Regno Unito e non solo aveva destato qualche perplessità che l’Institute of Economic Affairs, un bastione del pensiero “liberista”, invitasse la grande teorica dei “commons” per la sua lezione annuale.
Il perché di quell’invito è stato ottimamente spiegato da Steve Davies.

Il grande insegnamento del lavoro della Ostrom e del marito Vincent è che non c’è una sola forma di organizzazione sociale che vada bene per tutte le circostanze – e che pertanto è opportuno prestare attenzione a tutte quelle modalità di “organizzazione spontanea” di individui e gruppi, che possono rivelarsi molto più efficaci di tentativi, solo all’apparenza più “razionali”, di organizzazione top-down. Questo vale anche in quegli ambiti (la tutela delle risorse naturali da uno sfruttamento troppo intensivo) cui la risposta tradizionale, negli ultimi cento anni, è stata una regolamentazione sempre più pervasiva.

La Ostrom che abbiamo avuto il piacere di conoscere alcune settimane fa era già una donna malata, emaciata, ma emanava una straordinaria energia. È stato molto interessante vederla fronteggiare una platea di mezzo migliaio di persone, dal background e dalle convinzioni le più diverse: attivisti ambientalisti così come pure appassionati ammiratori della signora Thatcher. A ciascuno di questi Ostrom diceva qualcosa. Soprattutto, ci spronava a una maggiore umiltà innanzi al reale. Il valore di questo atteggiamento di ascolto della realtà è stato espresso con insuperabile chiarezza da Hayek nella sua Nobel Lecture:

Il riconoscimento dei limiti invalicabili della sua conoscenza dovrebbe invero impartire a chi studia la società una lezione di umiltà, una lezione che dovrebbe impedire agli studiosi di farsi complici della fatale ambizione di controllare la società. Si tratta di un’ambizione che non solo lo rende tiranno dei propri simili, ma può condurlo ad annientare una civiltà che nessun intelletto ha disegnato ma che è cresciuta in virtù dei liberi sforzi di milioni di individui.

Cara Elinor, le sia lieve la terra.

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